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COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200800568/02, presentata in data 31 gennaio 2008, avente per oggetto: "Sostegno ai rifugiati e miopia solidaristica" COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Borgione. BORGIONE Marco (Assessore) Nell'interpellanza venivano poste una serie di domande. Provo a rispondere puntualmente, magari velocemente; se poi saranno necessari degli approfondimenti, sono disponibile. Rispetto alle modalità di formulazione della proposta, c'è stata una lettera a firma di parecchi Consiglieri di maggioranza (Silvestrini, Cassano, Castronovo, Ferrante, Gallo, Cerutti, Cugusi, Grimaldi e Salinas), che nel frattempo è stata trasformata in mozione, che è arrivata in Commissione giovedì scorso. Penso che siano gli stessi firmatari della mozione discussa giovedì in Commissione. La proposta non è che sia stata accolta, ma ha ribadito un ragionamento che si stava già facendo in sede di Assessorato, quindi non è stata attuata tanto come indirizzo del Consiglio Comunale, ma come verifica delle proposte di una maggioranza disponibile a ragionare. Le associazioni del "Tavolo rifugio" sono parecchie. Provo a elencarle velocemente: Cooperativa sociale "Progetto tenda", Cooperativa sociale "Il riparo", il Sermig, l'ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), l'Associazione "Franz Fanon", Cooperativa sociale "Parella", la Caritas, Ufficio Pastorale di Emigranti, la Chiesa Evangelica Valdese, l'Associazione "La tenda", il Gruppo Abele, la Croce Rossa Italiana (comitato provinciale), Amnesty International (sezione Piemonte e Valle d'Aosta), l'Associazione "Mosaico", Azione per i Rifugiati e l'Arci. Queste sono le associazioni che compongono il "Tavolo rifugio". Il lavoro delle associazioni del "Tavolo rifugio" individuerà le famiglie disponibili e i volontari con azioni mirate di sensibilizzazione. Le associazioni dovranno garantire la valutazione di idoneità dei volontari a intraprendere l'esperienza di accoglienza residenziale. Resta il compito di monitorare l'intervento in corso, corrispondendo ad ogni famiglia, ad ogni volontario, un rimborso spese previsto per l'accoglienza, per un massimo di 300 Euro al mese. Una parte del contributo dato all'associazione sarà trattenuto da questa per il percorso di accompagnamento. Non si tratta di un'attività solidaristica, perché per i richiedenti asilo e rifugiati c'è un obbligo di legge in tema di accoglienza. In relazione allo stato della palazzina di Via Paganini, leggo una nota della Direzione Patrimonio: "L'immobile in oggetto si presenta esteriormente in buono stato di conservazione, senza situazioni di evidente degrado e criticità dal punto di vista strutturale. Sulle superfici delle facciate si riscontra la presenza di scritte e disegni realizzati con vernici sintetiche. Per quanto riguarda lo stato di conservazione dei locali, tenuto conto della perdurante occupazione, non è possibile fornire indicazioni. Dalle informazioni raccolte presso gli Uffici tecnici competenti, non risulta che siano stati effettuati interventi manutentivi di sorta. Per quanto riguarda l'impianto di riscaldamento, la Divisione conferma che è sospesa l'erogazione". Non corrisponde al vero che "...la Città sarebbe intervenuta nel ripristino dell'allacciamento del riscaldamento, dell'impianto fognario e… abbia fornito agli occupanti letti a castello e generi alimentari". La Città - questo è un promemoria dell'Assessore Borgogno - non ha fornito né generi alimentari, né attrezzature di altro tipo, ivi comprese brandine. Segnaliamo soltanto che c'è stata un'iniziativa del Consiglio Regionale, che avrebbe attivato la Protezione Civile, ma di questo non abbiamo riscontro. Non risultano interventi eseguiti o commissionati dalla Città sugli impianti elettrici e idrici dello stabile. È stato invece eseguito un intervento di spurgo del tombino posto all'esterno dello stabile, che è un intervento sulla pubblica via. Per quanto concerne il fatto che "… (l'Amministrazione sia) a conoscenza del coinvolgimento nelle attività di sostegno alla popolazione rifugiata di individui protagonisti di episodi oggetto di indagini da parte della Magistratura", posso dire che non ne siamo a conoscenza, però è stata inviata comunicazione a Prefettura e Questura rispetto all'occupazione, e ci risulta che questa modalità di monitoraggio la stiano facendo loro. Infine, in riferimento alla volontà di "…procedere al ritiro della deliberazione in oggetto… stornando le risorse stanziate per finanziare progetti di sostegno alle famiglie che hanno in carico anziani non autosufficienti o persone con handicap intellettivi gravi", mi sento di dire che questo non è nell'intenzione dell'Amministrazione, anche perché non si tratta di una attività di tipo solidaristico, ma riferita ad una categoria di persone tutelata dalla legge nazionale, per la quale i fondi impegnati arrivano direttamente dal Ministero degli Interni. Abbiamo attivato questo servizio sperimentale non con risorse comunali, ma con fondi trasferiti direttamente dal Ministero e ci sembra opportuno tentare questa sperimentazione, anche per verificare quali siano gli esiti che la medesima potrà produrre. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Avrei diverse cose da dirle, Assessore, ma inizio da quella che mi lascia più perplesso. È difficile non cogliere un legame tra questa deliberazione di Giunta e l'occupazione della Sala Carpanini avvenuta nello scorso mese di dicembre. La prova sta nel fatto che - come da lei riferito -, nella narrativa della deliberazione, la proposta alla quale fate richiamo è stata formulata, per una strana casualità, dall'intero Gruppo della Sinistra Arcobaleno. Di conseguenza, le mie perplessità nascono del fatto che, per una Istituzione come il Consiglio Comunale, la cui attività deve essere continuamente riferita ai richiami e ai dettami dei Regolamenti e dello Statuto, in questa occasione, una deliberazione di Giunta nasca da una proposta informale consegnata alla Giunta e nemmeno, per conoscenza, ai Capigruppo o a qualunque altro organo. È stata seguita questa prassi e, anche se è stata depositata in Commissione la proposta di mozione, le faccio notare che è stata discussa forse poco più di una settimana fa, a distanza di 1 mese e mezzo circa dall'approvazione di questa deliberazione. Quindi è arrivata in un momento successivo, diventando, a mio avviso, ormai superflua, perché la Giunta ha seguito, ancora prima dell'approvazione di un atto di indirizzo da parte del Consiglio Comunale, quegli indirizzi scritti, prima che nella mozione, in una lettera presentata dalla Sinistra Arcobaleno. Non credo che sia normale questo metodo di lavoro e io, come Consigliere Comunale, mi sento mortificato nel mio ruolo, perché non mi è stata data la possibilità di partecipare alla predisposizione di un atto che nasce dietro la volontà di far fronte ad una situazione di criticità, se non di emergenza. Per quanto riguarda le associazioni che compongono il Tavolo rifugio le chiederei, se è possibile, uno scritto che mi elenchi i nominativi dei responsabili, dei rappresentanti legali, del Presidente e dei componenti del Direttivo delle associazioni, perché questa è la richiesta dell'interpellanza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Bastano anche i nominativi dei rappresentanti legali, per ora. Sarà mia cura eventualmente chiedere le integrazioni in un momento successivo. Per quanto riguarda la selezione delle famiglie coinvolte in questo progetto, Assessore, lei dice che non nasce da un'ottica solidaristica, però - non ho il testo sottomano, ma ricordo bene, perché quel passaggio mi colpì -, nella parte narrativa della sua deliberazione, si scrisse che, in ragione della forte tradizione dell'ottica solidaristica alla quale la città era profondamente legata, nasceva questa iniziativa. Per cui, si metta d'accordo con quanto lei stesso ha contribuito a scrivere! Mi pare di capire che, lasciando in mano alle associazioni la possibilità di scegliere quali famiglie potranno accogliere in casa un rifugiato, il Comune di Torino non eserciterà alcuna forma di controllo sul rifugiato e sulle famiglie che lo accoglieranno. Adesso le faccio un conto. Lei mi dice che di questi 96.000 Euro, 300 Euro al mese verranno destinati come rimborso spese alla famiglia che accoglierà il rifugiato, per cui, avendo il progetto una durata di 6 mesi, se non ricordo male, ogni rifugiato parteciperà alla spesa complessiva di 1.800 Euro. Contando 96.000 Euro diviso 20 - che è il numero massimo di rifugiati che verranno accolti, almeno in questa prima fase sperimentale del progetto -, il costo complessivo per rifugiato sarà di quasi 5.000 Euro. Dato che lei ha detto che la parte restante sarà destinata alle associazioni, sono portato a pensare ad una cosa: coloro che godranno maggiormente dei contributi erogati dal Comune saranno le associazioni, non le famiglie che accoglieranno un rifugiato, perché 5.000 Euro meno 1.800 Euro fa 3.200 Euro! Se 1.800 Euro vanno al rifugiato e alla famiglia che accoglie il rifugiato, i restanti 3.200 Euro vanno all'associazione. È evidente che ci sia una sproporzione nella destinazione di queste risorse. Per quanto riguarda la situazione della palazzina di Via Paganini, le chiedo per quale ragione, a fronte di un'evidente azione illecita quale l'occupazione abusiva di un bene pubblico, non ne sia stato ancora richiesto lo sgombero. Personalmente condivido la necessità di far fronte al preciso bisogno di dare un sostegno ai richiedenti asilo, ancor più se questo è garantito attraverso risorse statali e ministeriali, ma quando questo sostegno viene dato passando attraverso associazioni che speculano sulla tragedia di persone in attesa del riconoscimento dello stato di asilo o di rifugiati, allora mi sembra evidente che ci sia qualcosa che non va, Assessore. Chi deve trarre vantaggio, infatti, non sono quelle associazioni che cavalcano una tragedia e che, cavalcando questa tragedia, arrivano ad occupare le sale del Consiglio Comunale ed immobili della collettività, che arrivano a guadagnare (questo è quello che accadrà), grazie allo stanziamento di contributi che, poi, saranno, loro a gestire. In questo modo, non credo si possa far fronte ad un dramma, nei confronti del quale lei ha dimostrato di voler porre particolare attenzione. Mantengo, quindi, la richiesta di ritirare la deliberazione, soprattutto per il fatto che non nasce da un atto di indirizzo di questo Consiglio Comunale, e la invito, Assessore, a cercare di attuare, insieme all'intero Consiglio Comunale, un dialogo che porti ad individuare la misura migliore e più adatta per far fronte a questo problema. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola all'Assessore Borgione, per una breve replica. BORGIONE Marco (Assessore) La replica non sarà molto breve, trattandosi di quattro punti molto importanti. Vorrei che non si facesse confusione. Non è che, attraverso questa deliberazione, la Città di Torino ha attivato la prima esperienza di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, perché la nostra città, insieme ad Ivrea, Chiesanuova e Alice Bel Colle, è una delle quattro realtà del Piemonte che ha sottoscritto con il Ministero degli Interni la convenzione del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Questo avviene, dunque, da tempo immemore, perché è un atto di indirizzo che il Consiglio Comunale, a suo tempo, ha dato e che ci ha portato, a novembre, ad avere 148 posti di accoglienza, attivati tramite il sistema di protezione, ed una lista d'attesa di 152 nominativi. Trattandosi, quindi, soltanto di un potenziamento, con ulteriori venti posti, di un sistema già sperimentato e di cui l'indirizzo è espresso ogni anno ed è contenuto nella relazione previsionale e programmatica, non è necessario un indirizzo specifico da parte del Consiglio Comunale. Per attivare questi processi, infatti, sarebbe sufficiente una determinazione dirigenziale (ma si è voluto dare una rilevanza di Giunta), a meno che il Consiglio Comunale non revochi questi indirizzi e stabilisca di non continuare questa modalità di accoglienza, rimettendo tutta la questione in discussione. Non c'è contraddizione tra solidarismo, che rappresenta una situazione di storia e di tradizione culturale della nostra città, e una forma di accoglienza che, di fatto, diviene obbligatoria, cioè l'abbinamento di un'apertura e di una sensibilità ad un'attività che, rispetto ai richiedenti asilo e ai rifugiati, è prevista dalla legge. Il Consigliere sa che coloro che richiedono questo status o sono dotati di permesso di soggiorno a scopi umanitari oppure, addirittura, hanno il permesso di soggiorno per rifiutati, se viene riconosciuta la loro condizione. Ricordo che, mentre il permesso umanitario dura due anni, il permesso per i rifugiati consente di stare sul nostro territorio cinque anni. Per quanto riguarda la questione finanziaria, Consigliere Ravello, non confonda i numeri: si tratta di venti posti attivati ogni sei mesi di accoglienza, quindi 120 posti attivati nel semestre. Moltiplicando 120 per i 400 Euro previsti in deliberazione, si ottiene un totale di 48.000 Euro a semestre, quindi 96.000 Euro all'anno. I 400 Euro sono divisi in questo modo: 300 Euro per chi accoglie e 100 per l'associazione che si occupa dell'accompagnamento sociale. Il discorso economico presentato dal Consigliere Ravello, quindi, è completamente invertito. La mia ultima precisazione riguarda la richiesta di sgombero: il giorno successivo all'occupazione della palazzina (non ricordo con precisione quando sia avvenuto, mi pare i primi giorni di dicembre), il Sindaco ha scritto alla Prefettura e alla Questura, segnalando la situazione dell'immobile occupato e richiedendone lo sgombero. Posso consegnare al Consigliere il foglio su cui compaiono i nomi dei rappresentanti legali. COPPOLA Michele (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |