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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 200801052/02, presentata dai Consiglieri Cerutti, Cugusi, Gallo Domenico, Salinas, Silvestrini, Cassano e Ferrante in data..., avente per oggetto: "Promozione di un Referendum Consultivo sulla crescita verticale della città" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Sono stati presentati 6 emendamenti. La parola al Consigliere Cerutti, per l'illustrazione. CERUTTI Monica In queste settimane (ormai, in questi mesi) è emersa l'esigenza di avviare una fase inedita di partecipazione della cittadinanza nelle scelte strategiche della Città, scelte che finora sono state praticamente assenti. Come Sinistra Arcobaleno, abbiamo posto con convinzione, quindi, l'esigenza e la necessità di cambiare rotta. Da qui nasce questa proposta di Referendum. I Gruppi Consiliari comunali di Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani hanno proposto di indire un Referendum Consultivo a Torino sulla crescita verticale della città. Non si tratta di una provocazione o di una deresponsabilizzazione da parte degli amministratori incapaci di decidere, ma dell'esigenza di sentire il parere dei cittadini su modifiche che andranno ad incidere pesantemente sul contesto urbanistico torinese. Non chiediamo di dire si o no ai grattacieli, in modo assoluto, e neanche di pronunciarsi sui 20 metri in più o in meno dell'altezza delle torri, ma è in discussione un modo di intendere la qualità urbana, oltre al rapporto tra soggetti pubblici e privati. Questa assenza di partecipazione ha segnato l'approvazione della Variante n. 124, nel 2006, poco discussa nella città dal punto di vista urbanistico, perché l'attenzione era particolarmente concentrata, oltre che sulle Olimpiadi e sulle imminenti campagne elettorali, sull'importanza dell'investimento su Torino della Banca, in quel momento ancora Sanpaolo. Non è stato approfondito, invece, quale fosse l'impatto ambientale e paesaggistico di una modifica così rilevante all'originario Piano Regolatore, che prevedeva due torri al massimo alte circa 75 metri, già alzate a 100 metri con una prima Variante nel 2001. Solo con la Variante n. 164 e grazie alle richieste di approfondimento della Sinistra Arcobaleno, la città ha compreso cosa stava succedendo nel suo centro e contemporaneamente ha iniziato a vedere edifici a torre di notevole altezza, così chiamati, spuntare qua e là senza un disegno complessivo: Lingotto, Corso Dante, Corso Marche. Anche la Soprintendente regionale per i beni culturali e paesaggistici, pur riconoscendo la legittimità degli atti finora adottati, ha richiamato l'Amministrazione al buonsenso, mancando al momento un Piano paesaggistico complessivo sulla città. Su questo tema non si confrontano, da una parte, l'innovazione dei grattacieli e, dall'altra, la conservazione. Sappiamo tutti che, anzi, i grattacieli sono comunque costruzioni energivore, non adatte ai futuri cambiamenti climatici, se si pensa ad un periodo che non sia quello immediato, rappresentano invece il potere di chi li realizza, come le torri medievali, in una concezione - questa sì - antica. Si aggiunge la questione della tutela del paesaggio come bene comune; l'articolo n. 9 della Costituzione dice che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico- artistico della Nazione. La Convenzione europea del paesaggio è stata ratificata in Italia solo nel 2006, diffondendo la consapevolezza che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale. Quindi, poiché però nessuno, ne siamo consapevoli, è depositario della verità, è bene che i torinesi dicano la loro. Da qui nasce la nostra proposta di indire un Referendum, l'unico strumento di partecipazione attualmente previsto dallo Statuto Comunale. Il Referendum è consultivo, vorrei ribadirlo, non prevede un quorum e quindi inviterei l'architetto Fuksas (chiaramente, non è qui presente) a documentarsi prima di dire come questa settimana sul Venerdì della Repubblica, che dovremmo pagare le spese se il Referendum non raggiungesse il quorum. Gli chiedo: quale quorum? Anche sul costo del Referendum sentiamo un balletto di cifre. La democrazia sappiamo che costa. Con questo principio, potremmo anche eliminare le elezioni, se non vogliamo chiamare i cittadini. Si possono sicuramente prevedere accorgimenti che, per esempio, implichino l'accorpamento di sezioni elettorali, come è stato fatto a Firenze, dove il 17 febbraio si è svolto un Referendum su un'opera, probabilmente, non comunicata bene e per tempo. Il fatto che la maggioranza dei votanti si sia espressa in modo contrario alla tramvia vicino al Battistero lo dimostra, al di là delle interpretazioni che possono essere date sulla riuscita o meno del Referendum. Si è comunque trattato di un momento di democrazia e di coinvolgimento della cittadinanza. La percentuale di partecipazione, pari a circa il 40%, è significativa per un'opera che riguarda una parte circoscritta della città, seppur famosa. La crescita verticale di Torino, così come si sta prospettando, stravolgerà invece pesantemente l'impianto urbanistico dell'intera città. In passato, Torino ha promosso un solo Referendum. Il 31 gennaio 1989, i Gruppi Consiliari di PCI, Sinistra Indipendente, Lista Verde e DP presentarono, sottoscritta dai quattro Capigruppo, una proposta di deliberazione sull'indizione e l'organizzazione di un Referendum cittadino sulla chiusura progressiva al traffico automobilistico privato dei non residenti del centro cittadino e sulla realizzazione di Zona a Traffico Limitato e di isole pedonali nei quartieri periferici. Vorrei ribadire che il referendum del 18 giugno 1989 vide la partecipazione del 73,42% dei cittadini torinesi; ripeto: il 73,42%, anche perché ho sentito riportare dei dati controversi e sicuramente riduttivi rispetto a questa partecipazione. Il 66% si pronunciò per il sì, il 33% per il no. Nel caso della crescita verticale di Torino, riteniamo che il referendum debba distinguere l'impatto della crescita verticale sul centro della città rispetto alle sue periferie. Il quesito su cui proponiamo il referendum è il seguente: "È opportuno autorizzare la costruzione degli edifici a torre con altezza superiore ai 100 metri, comunemente detti grattacieli, nel centro della città e sulla spina centrale, non escludendone la localizzazione nelle aree periferiche, a patto di verificarne comunque l'impatto ambientale-paesaggistico?". Abbiamo poi elaborato una seconda formulazione (che proponiamo sostitutiva o aggiuntiva, rispetto al primo quesito, che alcuni ritengono troppo ovvia, ma sono ovvie le nostre richieste, alle quali non viene dato assolutamente ascolto), che è la seguente: "Nell'ambito delle future trasformazioni urbanistiche della città, ritenete opportuna la costruzione di edifici a torre di notevole altezza, detti comunemente grattacieli, senza un piano complessivo?". In questo dibattito, molti chiedono che non vengano sottoposte a referendum scelte già fatte, come quelle dettate dalla Variante n. 124. Come amministratrice, mi sento di dire che le scelte possono anche essere riviste, mantenendo i diritti edificatori acquisiti e distribuendoli diversamente. A questo proposito voglio fare un appello ad Intesa Sanpaolo, impresa che si dice di essere ambientalmente e socialmente responsabile. Credo che, indipendentemente dal referendum, Intesa Sanpaolo, prima di iniziare la costruzione del grattacielo, dovrebbe avviare un processo di consultazione della cittadinanza, che non sia un referendum, ma che adotti metodologie già consolidate in altri Paesi (come la Francia), per comprendere come meglio procedere, con un costo irrisorio se confrontato a quello del grattacielo, a carico di chi costruisce l'opera, come avviene già in altre realtà. Questo processo dovrebbe essere condotto da una terza entità al di sopra delle parti, in tempi relativamente veloci, perché credo che costruire un'opera senza curarsi della volontà di una parte della città sarebbe un danno di immagine per Intesa Sanpaolo stessa. Credo che si potranno avviare altri processi di partecipazione su altre parti della città, con un ampio coinvolgimento della cittadinanza, però questi altri processi di trasformazione non possono essere oggetto di un referendum, proprio perché per sua natura, questo che deve essere formulato su una questione specifica. Noi chiediamo un referendum sulla crescita verticale e ci auguriamo che possa trovare un pronunciamento positivo dell'Aula; diversamente, sarebbe un'occasione di democrazia persa per questo Consiglio Comunale e questa Amministrazione. Concludo, dicendo che sulla vicenda dei grattacieli a Torino la Sinistra Arcobaleno chiede partecipazione e regole. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico La decisione che il Consiglio Comunale assumerà sulla proposta della Variante n. 164 avrà sicuramente una portata storica. Il grattacielo modificherà gli assetti del territorio e soprattutto gli aspetti paesaggistici. Questa decisione aprirà la strada a scenari urbanistici che modificheranno profondamente la città. Questa sera non è in discussione una Variante come tante altre, che vede la semplice modifica di destinazione d'uso di un'area o di un immobile. È in discussione una Variante che rappresenterà un precedente che peserà quanto una montagna sul futuro della città e sul suo modello urbanistico. Questa sera, nessuno di noi voterà per se stesso, sarà una decisione che segnerà un momento importante per il futuro della città, perché è in gioco che tipo di città dovrà essere Torino nel futuro. È fondamentale, quindi, attivare un coinvolgente percorso di partecipazione democratica, chiedendo alla popolazione se sia giusto delineare una Torino dei grattacieli, visto che, oltre a quello di Intesa Sanpaolo, sono stati annunciati altri tre grattacieli. Si tratta di annunci non teorici, perché suffragati da progetti e investimenti quasi definiti: è il caso del grattacielo Fuksas al Lingotto, quello di Corso Marche nell'area dell'Alenia e quello di Corso Dante. Perché un referendum? A questo proposito, intendo rivolgere ai Consiglieri alcune domande, visto il dibattito sostenuto nelle scorse settimane. Non è un fatto di straordinaria democrazia far pronunciare i cittadini prima di assumere decisioni che modificano il volto della città? O prima ancora, che venga varato un piano complessivo che ridisegni la città, in grado di salvaguardare come un bene supremo gli aspetti aulici, la Torino barocca, il suo stupendo paesaggio? Cosa c'è di tanto rivoluzionario nella proposta di un referendum consultivo, visto l'epiteto che abbiamo appreso dai giornali da parte di alcuni esponenti del Gruppo del Partito Democratico del Consiglio Comunale? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Può darsi, Sindaco, ma io rivendico orgogliosamente il fatto di essere un conservatore su questo terreno. Qual è l'elemento di critica a questa proposta di referendum? Il costo del referendum, come ha già detto qualche Consigliere del PD privo di argomenti seri? Su questo punto si fa demagogia, oppure, si fa tutto questo per una sterile polemica politica? O il fatto che si ritenga il Consiglio Comunale autosufficiente quando deve assumere provvedimenti rilevanti? O forse i Consiglieri rappresentano in tutto e per tutto la cittadinanza? Oppure ancora, come ho sentito dire da qualche genio di Consigliere, cosa capiscono i cittadini di queste cose? O addirittura: perché dovrebbero interessarsi i cittadini di queste cose? Se ne fregano! Sono altri i problemi che riguardano la gente! Come Sinistra Arcobaleno, abbiamo avuto un merito che credo ci debba essere riconosciuto: quello di avere aperto una seria discussione su un problema che per settimane è stato sulle pagine dei giornali, con argomenti caratterizzati dalla banalizzazione sul tema dell'altezza, che sicuramente è un argomento importante, ma non è l'unico. Altri sono gli elementi di criticità che abbiamo voluto evidenziare con ragionamenti fondati, che ci hanno spinto a chiedere l'indizione di un referendum consultivo. Una consultazione importante, che consentirà una discussione diffusa sui territori della città nelle Circoscrizioni e tra i cittadini, che servirà alla politica e darà voce alla gente che vive in questa città, legata alla sua storia, alla sua cultura, al suo splendido paesaggio. Una consultazione che ci consentirà di riflettere, prima di decidere su quale dovrà essere il futuro della città e delle sue trasformazioni urbanistiche e deciderà se le torri e i grattacieli dovranno caratterizzare la conformazione urbana del nostro territorio. Credo che Torino sia bella così come è, con le montagne che la circondano, con i suoi fiumi, la sua collina, le sue storiche costruzioni, con il suo centro storico che deve essere protetto dalla possibile intrusione di corpi estranei. La mia non vuole essere una visione romantica del problema, ma una posizione rispettosa delle caratteristiche storiche di Torino, ed è questo l'elemento forte che mi ha spinto insieme ad altri Consiglieri della Sinistra Arcobaleno, a chiedere il referendum. Chi vi parla ha votato la Variante n. 124 e non ha timore di dire in quest'Aula, come ha già fatto in altre situazioni, che ha sbagliato a dire sì a quella deliberazione. Sono stato poco attento alle conseguenze, alle criticità di una scelta, non ho valutato l'importanza dell'impatto ambientale e l'incidenza sugli aspetti paesaggistici. Ammetto di avere sbagliato, ed ora chiedendo il referendum voglio contribuire a creare un clima di prudenza e di massima attenzione, prima di far mettere "le mani sulla città". Queste scelte, come ho detto fin dall'inizio, non riguardano solo noi che siamo chiamati a formalizzare le decisioni, ma tutti gli abitanti e le future generazioni. Abbiamo lavorato su due quesiti, perché fosse approvato quello sul quale poter far convergere tutto il Consiglio Comunale. Ci era stato detto: modificate il quesito, centratelo sul futuro delle trasformazioni urbanistiche. Questo abbiamo fatto, però ho la sensazione che non sia servito a nulla. Abbiamo redatto un quesito che pone l'accento su una questione di carattere generale: se, cioè, nell'ambito delle future trasformazioni urbanistiche ci debba essere spazio per torri di elevata altezza, senza un piano complessivo. Era quello che ci chiedevano alcuni Consiglieri e abbiamo ottemperato a questo suggerimento. Non so come si possa dire "no" ad un quesito di questa natura; "no" vuol dire che non si vuole dare la parola ai cittadini o, come piace dire a me, al popolo, di cui tutti ci laviamo la bocca per poi ritenerlo inadeguato a pronunciarsi su questi temi. Non si può dire "no" speculando sui costi, perché sarà possibile trovare un sistema per rendere la consultazione meno costosa chiedendo, se necessario, il coinvolgimento gratuito di giovani, di studenti, delle associazioni, l'uso di carta riciclata nella predisposizione delle schede, oltre ad un razionale accorpamento delle sezioni. Se il problema sono i costi, credo che si possa arrivare ad una sintesi per risparmiare denaro, ma non vorrei che il "no" al referendum fosse motivato dal fatto che questa sera la Sinistra Arcobaleno voterà contro la Variante n. 164; spero non sia così ed auspico un voto di buonsenso. Per concludere, credo nel coinvolgimento della popolazione, nelle diverse articolazioni, in un fatto di straordinaria democrazia su cui tutti dovremmo essere impegnati, a prescindere dai punti di vista (contrari o favorevoli) sui grattacieli, però, per cortesia, non dovete controbattere a queste posizioni dicendo che siamo contro lo sviluppo, perché è un ragionamento sbagliato, che offende l'onestà intellettuale di chi ha una visione diversa su come dovrà essere la città del futuro. Concludo dicendo che, per quanto mi riguarda, non ci potrà mai essere un interesse particolare capace di condizionare il mio voto. Penso che un Consigliere debba decidere anteponendo gli interessi della collettività (in questo caso della città) agli interessi privati o di gruppi di pressione economica. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Riteniamo che non vi sia niente di scandaloso ed inopportuno nel richiedere l'opinione dei cittadini attraverso un referendum consultivo, facendo mente a due elementi: primo, quando si chiese il referendum consultivo per l'istituzione della ZTL, nessuno si scandalizzò, perché era uno snodo importante sul futuro della città, così come lo sono i grattacieli; secondo, stiamo assistendo all'esplosione delle contraddizioni del Sindaco e della sua maggioranza, quindi un referendum è indispensabile per capire chi ha ragione tra le due parti della maggioranza oggi presenti in Aula e che, se guardiamo anche le percentuali dei partiti, hanno contribuito in maniera determinante all'elezione del Sindaco. Due parti della maggioranza dicono due cose diverse ed il referendum segnerebbe in maniera plastica ed evidente la fine di questa formula di governo. Riteniamo che il Sindaco dovrebbe trarre le conseguenze politiche dal fatto che si ponga anche semplicemente l'esigenza di consultare i cittadini, perché la maggioranza che aveva ottenuto con i 2/3 dei voti, è radicalmente ed inconciliabilmente divisa su un tema strategico di primaria importanza. Dico ai Colleghi della sinistra che forse, in questa fase e date le condizioni, avrebbero potuto proporre un quesito un po' meno suggestivo, perché è pur vero che le perplessità ci sono anche tra chi, come noi, è a favore di una visione più moderna e all'avanguardia della città e della sua skyline, ma nessuno può negare che esista un problema: una conto è avere una progettazione per il futuro, altro è avere trattative sulle cubature o interlocuzioni di altra natura. Sono anni che viviamo "stirando" il Piano Regolatore e siamo giunti vicino alla centosettantesima Variante; pertanto, l'idea del Sindaco e dei cosiddetti modernisti ci convince poco, perché ci pare molto un'idea in cui la parte nobile, alta, di progettualità per il futuro in parte vada a coprire, a sanare o ad accompagnare trattative, accordi ed operazioni di altra natura e che hanno avuto altra genesi che non sia quella di una visione complessiva di questa città. A questo punto, sia sul piano politico sia su quello istituzionale, ci pare che l'iniziativa del referendum sia più che opportuna, faccia finalmente chiarezza sul destino e sulle vicende di questa Amministrazione e sulle ambiguità sulle quali il Sindaco ha costruito la sua elezione e continua a navigare, un giorno parafrasando i "Calearo" ed il giorno dopo andando alla festa di Rifondazione Comunista; crediamo che questa occasione scioglierà finalmente l'equivoco e anche il Sindaco dovrà schierarsi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Auspico un voto assolutamente ampio a favore del referendum e spero, lo dico molto sinceramente e semplicemente, che anche i Consiglieri del Partito Democratico si accodino a questa richiesta di assoluto buonsenso. È già stato detto che non dobbiamo tornare sul discorso delle quasi 170 Varianti di Piano Regolatore, ma effettivamente queste Varianti ci sono state ed il Piano Regolatore della Città di Torino è già stato stravolto. Ritengo che la Variante n. 124, passata in assoluto silenzio nel febbraio 2006, sia stata devastante per il Piano Regolatore della Città. Purtroppo, quella Variante fu approvata da troppi Consiglieri e a questo proposito devo fare un plauso al Presidente del Consiglio Castronovo, che non la votò. Quella Variante è stata l'inizio della devastazione del Piano Regolatore della Città e mi stupisco che sia stata approvata in assoluto silenzio anche dall'allora Consigliere dei Verdi. Un referendum è doveroso. Sorrido, quando sento dire che ci sono problemi di costi: basta pensare a tutte le partecipate di questa Città e a tutte le spese inutili e quotidiane che vengono fatte, per non appellarsi, se si vuol essere seri, a questa stupidaggine del costo di un referendum! Voglio ricordare che né il Sindaco, né la Giunta, né i Consiglieri di maggioranza sono i padroni di questa città - e l'ho detto in ordine non casuale -, ma sono solo gli amministratori pro tempore ed una Variante del genere, che va a stravolgere il paesaggio e tutta l'urbanizzazione di questa città, non può passare solamente per un voto di Consiglio Comunale. Rammento a tutti che cosa accadrà, se la Variante n. 164 sarà approvata: sulla Spina 2 saranno costruiti due grattacieli alti più di 150 metri - non si sa quanto esattamente - e, a chi non lo sapesse, ricordo che questi grattacieli, nell'idea di Gregotti e Cagnardi, dovevano essere due torri di circa 80 metri diventando il portale di questa nuova Spina centrale, come intendeva il Piano Regolatore. Personalmente, i portali a me non piacciono particolarmente, perché mi danno l'impressione di una chiusura e non di un'apertura, come secondo me dovrebbe essere, ma in ogni caso si trattava di due torri di circa 80 metri che potevano inserirsi perfettamente nell'urbanistica di questa città, al contrario di due grattacieli con un'altezza superiore a 150 metri. Mi fa sorridere sentir dire che eventualmente - non ho ancora capito l'"eventualmente" - si potrebbe fare un referendum consultivo sui grattacieli, però escludendo quello di Intesa-Sanpaolo, perché se ne discute già da due anni e quindi non si può più tornare indietro (mi pare che sia stato detto dal Sindaco pro tempore). La volontà dei cittadini è sempre sovrana, cari Signori: noi amministriamo, voi amministrate, ma sono i cittadini che, secondo il sottoscritto, devono avere l'ultima parola su argomenti di questo tipo, anche se lei ne è stupito, Consigliere Olmeo (si vede che, per lei, ogni tanto, la democrazia diventa un optional ). Su questi argomenti, l'ultima parola non ce l'hanno il Consiglio Comunale o la Giunta. Credo che l'ultima parola spetti ai cittadini: questo per serietà e perché non vogliamo soltanto riempirci la bocca del parere e del volere dei cittadini ogni tanto! La questione dei grattacieli a Torino stravolge completamente la città in cui siamo abituati a vivere, e la stravolge non per un periodo di tempo limitato, ma per sempre. È proprio per questo motivo che invito a dare un voto di coscienza al quesito referendario, esprimendo il voto favorevole o contrario allo stesso. Non può essere un voto dettato da vincoli di maggioranza: dev'essere un voto di coscienza, proprio perché ognuno di noi ha sensibilità diverse riguardo alla propria città, alla vita nella propria città, a come vuol vedere crescere la propria città nel futuro. Faccio questo appello, non per gridare a vuoto queste cose, ma perché credo ancora nella coscienza di tutti i Consiglieri, perché non è un argomento la cui decisione deve dipendere da volontà o da diktat di partito. Lo constatiamo anche per la vicenda dei grattacieli, dove ci sono trasversalità: infatti, vi sono partiti della minoranza che sono favorevoli ai grattacieli e partiti della maggioranza che sono contrari. E' giusto che sia così ed è così che deve succedere per quanto riguarda il voto favorevole o contrario al quesito referendario. Spero che la possibilità di indire il referendum sia accolta: diversamente, significa che abbiamo perso un'occasione di trasparenza e di apertura alla città. Chiedo a tutti i Consiglieri - e lo chiedo col cuore - di riflettere seriamente prima del voto. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Desidero iniziare il mio intervento con una premessa: in queste settimane, si è parlato molto di questa Variante e della possibilità di dare la parola ai cittadini e la mia posizione è stata una posizione di perplessità sul quesito referendario. Voglio chiarire, però, che non ho nulla in contrario rispetto all'espressione del parere popolare su una questione di rilevanza pubblica importante come questa, ma non capisco perché si debba delegare ai cittadini una decisione che, invece, dev'essere presa a livello politico. Comprendo benissimo quali siano le differenze all'interno della maggioranza (le verifichiamo anche nel dibattito odierno) e quali siano le difficoltà, per la maggioranza, di far fronte all'opposizione della sinistra più estrema che la sostiene. A questo punto, però, ogni persona di buon senso si farebbe una semplice domanda, chiedendosi quale potrebbe essere il modo migliore per affrontare un processo di grande trasformazione che sta arrivando anche in questa città. La risposta sarebbe la necessità di affrontare questo processo in chiave politica, all'interno del Consiglio Comunale, discutendone e cercando di tenere in considerazione tutte le forze politiche e sociali interessate al dibattito, cercando di coinvolgerle e di dar loro spazio, recependo da queste tutti i consigli che possano essere utili ad affrontare il problema. In tutte le città europee che si sono trovate di fronte alla necessità di realizzare tali opere, la soluzione è stata quella di dotarsi di un piano regolatore efficiente e, laddove il piano regolatore non poteva essere adottato, di dotarsi di regole certe che andassero bene per tutti e che fossero uguali per tutti. A livello europeo, nelle realizzazioni e nelle procedure che abbiamo avuto modo di esaminare, difficilmente abbiamo visto tutte le varianti, che stiamo vedendo realizzare in questa città dall'Assessore Viano. Non capisco perché un ragionamento di questo tipo non possa essere affrontato a Torino, non capisco perché, nella nostra città, non possa accadere la stessa cosa. Come d'incanto, però, anche grazie al problema emerso in maggioranza, oggi, in Aula, ci viene consegnata una mozione collegata alla Variante n. 164, che coglie, almeno in parte, quanto proposto da alcuni Colleghi di minoranza (per la precisione, io ed il Consigliere Crossa) circa due mesi fa, in una mozione in cui si consideravano gli aspetti che ho appena riferito e in cui si impegnavano il Sindaco e la Giunta Comunale - leggo per non dimenticare niente - "a mettere a disposizione le risorse necessarie per fornire con tecnici esperti una serie di rendering ed una valutazione visiva, paesaggistica ed urbanistica dei progetti in corso, prima di procedere a qualunque ulteriore passo decisionale, ad elaborare un regolamento di base per le nuove realizzazioni edilizie, che stabilisca delle linee di indirizzo certe e valide per tutti". Questo è ciò che si chiedeva un paio di mesi fa e che si chiede oggi: la nostra mozione non mi sembra molto diversa dalla mozione presentata dai componenti della maggioranza che contano in questo Consiglio Comunale (leggo, infatti, le firme del Capogruppo Giorgis e della Presidente della Commissione II, oltre che le firme dei Capigruppo della maggioranza). Mi pare che le due mozioni dicano, sostanzialmente, le stesse cose. Peccato che, poi, la nostra mozione, un mese fa, sia stata respinta all'interno della Commissione. Probabilmente, quello di oggi è un ravvedimento in corso d'opera: mi spiace soltanto che non siamo stati io ed il Consigliere Carossa a dare i consigli, ma che, poi, ci sia arrivata la maggioranza, sulla scorsa del pungolo di una parte della maggioranza stessa. In ogni caso, ribadisco la mia posizione di neutralità rispetto al referendum. A questo proposito, qualcuno sosteneva che vi fossero strumentalizzazioni sui suoi costi. Consigliere Gallo, dalle notizie che abbiamo, pare che i costi di un referendum si attestino intorno ai 2 milioni di Euro. È vero che non si tratta di una grossa cifra, ma si tratta, comunque, di una cifra che rispetto, con cui penso si potrebbero fare molte altre cose. Non si tratta di strumentalizzazione: il mio è stato soltanto un inciso (come il Consigliere avrà notato, non ne ho fatto una discussione approfondita), ma credo che occorra, però, certamente tenere in considerazione questi costi. Devo dire che, alla fine, la politica esce sconfitta da questa situazione: infatti, si dimostra, in modo evidente, l'incapacità attuale dell'Amministrazione guidata dal Sindaco Chiamparino di prendere decisioni, qualunque esse siano, che indirizzino la gestione della nostra città. Questo è un aspetto che volevo sottolineare. A questo punto, rispetto alla questione del referendum, mi sembra doveroso dichiarare la mia astensione. Insieme alla preoccupazione appena espressa in ordine alla sconfitta della politica, mi auguro che le richieste fatte dalla maggioranza (che, ovviamente, nella mozione di accompagnamento alla Variante n. 164, non sono ancora supportate tecnicamente) siano concretizzate in sede di Commissione, dove auspico si possa discutere, così come richiesto nella mozione presentata da me e dal Consigliere Carossa un paio di mesi fa. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Voglio limitarmi alla proposta di deliberazione in oggetto, cioè la richiesta di un referendum consultivo. Ho sentito avanzare molte considerazioni di carattere retorico sul perché non dovremmo essere favorevoli all'approvazione di questa proposta di deliberazione. Rispondo in maniera molto semplice: per rispetto dei cittadini. Può sembrare una dichiarazione poco chiara, ma cercherò di spiegarne il motivo. Come Partito Democratico, non abbiamo nessun timore di un coinvolgimento e di un giudizio dei cittadini sulle scelte urbanistiche finora compiute, infatti, oggi presentiamo una proposta di mozione che impegni la Giunta e il Consiglio Comunale ad avviare un processo di consultazione mai sperimentato prima. Vorrei che questo fosse chiaro che, con questa proposta di mozione, il nostro Gruppo Consiliare sta chiedendo di avviare una discussione su una modifica strutturale di una parte del nostro Piano Regolatore e, nel contempo, sta dichiarando di voler aprire un processo di partecipazione e consultazione che non ha precedenti: è tutto da inventare, lo dico con onestà, perché non è facile definire i modi attraverso i quali realizzare un vero coinvolgimento. I quesiti che vengono proposti (al di là dei costi sui quali non voglio soffermarmi) chiedono alternativamente, ai cittadini di pronunciarsi o su una cosa già decisa (il primo quesito) oppure su una indicazione così generale da far sorgere spontanea la domanda: "Ma qual è l'oggetto del contendere"? Si fa un referendum quando si è divisi su qualcosa o per risolvere un dubbio: credo che questo sia nella natura di ogni consultazione referendaria. Mi domando chi non sia d'accordo sulla desiderabilità di un piano generale di programmazione all'interno del quale debba avvenire ogni eventuale futura costruzione in altezza. Perché dovremmo chiederlo ai cittadini, se sulla questione, non solo l'intera maggioranza, ma l'intero Consiglio Comunale è d'accordo? Vorrei insistere su questo aspetto, perché significa avere rispetto per i cittadini: non si può porre loro una domanda la cui risposta è condivisa pressoché all'unanimità da quest'Aula. Questa è la ragione per la quale abbiamo presentato una proposta di mozione che impegni il Consiglio Comunale a predisporre questo quadro organico delle future trasformazioni urbanistiche, e a sottoporlo a consultazione, facendo in modo che tutte le trasformazioni si muovano all'interno di quel quadro organico. Spiegato il motivo per cui siamo contrari a questa proposta di deliberazione, credo che, al di là dei buoni intendimenti che hanno mosso coloro che l'hanno proposta, si arrivi a realizzare quel coinvolgimento che voglio credere sia all'origine di questa richiesta di referendum Se questa è la domanda che sta alla base di questo documento, pur votando no (perché il modo con il quale è formulato è in contraddizione con questa esigenza), diciamo: dopo aver respinto questa richiesta di referendum e dopo avere votato la Variante del PRG, avremo modo di introdurre una sperimentazione nella nostra città, che ci consenta di vedere in che misura questa maggioranza e la Città siano incapaci di essere in sintonia con le domande di sviluppo e di coesione sociale che sono presenti nel nostro territorio. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cugusi. CUGUSI Vincenzo I cittadini vogliono partecipare alle scelte che riguardano il territorio nel quale vivono, e proprio su questa scelta della crescita verticale della città, vogliono una pianificazione democratica e partecipata. È questa la prima cosa che ci ha spinto a presentare questa proposta di deliberazione. Non si può dire: "Vado avanti lo stesso. Non rifletto". E' un atteggiamento sbagliato, un po' arrogante. Come è sbagliato ritenere che, sulle scelte urbanistiche, il referendum non funzioni: è l'Amministrazione che deve decidere. Tutti noi dobbiamo abbandonare l'idea che abbiamo le carte in regola per decidere sempre, senza consultarci con nessuno, per il fatto che siamo stati regolarmente eletti dai cittadini, giustificati dal fatto che saranno gli stessi cittadini a verificare l'operato con il voto. Questa volta la verifica elettorale non basta. Abbiamo un sistema elettorale che, per dare stabilità alle Amministrazioni, attribuisce molto potere all'esecutivo, indebolendo il ruolo del Consiglio Comunale. Questo è il motivo per cui, su queste scelte importanti, occorre la verifica del consenso, la partecipazione attiva con il coinvolgimento di tutti i cittadini, ma anche per fare in modo che le decisioni importanti, che modificano profondamente l'assetto e l'aspetto del nostro paesaggio urbano (non voglio ricordarvelo, ma c'è un elenco di almeno 10 tra medie e grandi torri da costruire), possano raccogliere tutti i punti di vista possibili e necessari. Se fossi il Sindaco del 70% dei consensi, non esiterei un attimo ad indire un referendum su un tema così importante. Non vedrei i richiedenti e la consultazione stessa come un intralcio alle decisioni, ma anzi, un'ottima opportunità per rassicurarmi sul fatto che le decisioni prese corrispondano all'interesse della maggioranza dei cittadini. Il referendum non è inutile o fuorviante, Consigliere Giorgis, e non è neanche costoso, come è stato detto da qualcuno; rappresenta, invece un'occasione per attingere a quella riserva di idee e proposte che ci permette di uscire da una condizione autoreferenziale nella quale tendenzialmente, ci troviamo o ci rifugiamo. Credo che Torino si possa permettere un referendum ogni 19 anni. Di referendum se ne fanno dappertutto, in Europa. Per esempio nel 2004 a Monaco di Baviera (che non è paesello periferico e conservatore, ma una grande città, sede della BMW e della Siemens e di tante altre aziende e gruppi bancari molto più grandi dei nostri), è stato indetto un referendum che ha posto un limite di altezza di 100 metri alla costruzione dei grattacieli, e la Siemens e la Süddeutsche Zeitung (uno dei più grandi giornali tedeschi), che avevano progettato torri alte150 metri, non le hanno potuto realizzare, perché non potevano essere più alte della loro cattedrale, la Frauenkirche, e non dovevano deturpare lo skyline e il profilo delle Alpi Bavaresi: gli stessi temi che qui si considerano antiquati. Il promotore di questo referendum non era un reazionario bavarese, ma era l'ex Sindaco della S.P.D. di Monaco di Baviera. Questo per dirvi che la nostra proposta non è solo una richiesta di parere ai cittadini, ma è uno strumento con il quale avviare un dibattito, fornire una puntuale informazione sulle ragioni delle scelte urbanistiche e sugli interessi che si decide di privilegiare. Negare questo referendum significa aprire un solco tra quest'Aula e la città ed alimentare la diffidenza verso la politica. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Noi siamo a favore del referendum, ma siamo anche a favore dei grattacieli. Lo dico in maniera molto semplice e non vedo alcuna contraddizione in questa posizione, che vorrei andare a motivare. Voglio esprimere il nostro parere favorevole a questo provvedimento, perché è evidente che questa sera non stiamo parlando di una Variante per la costruzione di un grattacielo, ma di una Variante che darà il via ad una trasformazione profonda dell'immagine, dello skyline e del futuro urbanistico di questa città. Questa è una Variante tipo, non una Variante a sé, perché a Torino non sorgerà una colonna, che, poi, rimarrà un obelisco in mezzo ad un deserto di case basse. Si tratta, probabilmente, del primo passo verso una città che vedrà sorgere altri grattacieli. Dal nostro punto di vista, una città di grattacieli è una città di sviluppo, dove è interessante venire ad intraprendere e ad abitare, perché è una città che può crescere. Una città che si oppone ai grattacieli è una città in cui nessuno vorrà più venire, perché Torino diventerebbe la città dei "no": "No alla Tav", "No alla seconda linea della Metropolitana", "No al grattacielo"! Di conseguenza, perché qualcuno dovrebbe pensare di venire a Torino a fissare un'attività o ad abitare, sapendo che è una città in cui si vuole, in ogni modo possibile, paralizzare anche fosse solo un'ipotesi di sviluppo? Noi siamo a favore del referendum, perché è evidente che questa Variante (che, ribadisco, non rappresenterà una Variante a sé, ma modificherà strutturalmente il futuro urbanistico della nostra città) non era compresa, come tanti altri provvedimenti, nel programma elettorale del Sindaco Chiamparino. Visto che il Sindaco Chiamparino è stato votato sulla base di un programma ben definito e che i cittadini dovrebbero essere coinvolti nelle scelte relative al futuro strategico della propria città o, comunque, del posto in cui vivono, riteniamo doveroso, da parte dell'Amministrazione Comunale - indipendentemente dal nostro pensiero -, chiamare i cittadini ad esprimersi, con quesiti chiari, semplici, non astrusi e che abbiano la possibilità di scegliere loro, in prima persona, il futuro della propria città. È evidente che gli amici del Partito Democratico abbiano paura, perché, accettando l'ipotesi del referendum, rischiano. Se il Sindaco Chiamparino venisse sconfitto al referendum su una questione strategica, a quel punto dovrebbe trarre qualche conseguenza; magari riprovarci tra 10 anni e, nel frattempo, prendere armi e bagagli e i ricordi del bel tempo che fu e fare qualcos'altro! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sindaco, il problema della mozione di sfiducia è che, poi, i suoi compagni non la votano! Lo sa che ho cercato tante volte di farle questo favore, ma me lo impediscono! È evidente che un eventuale "no" al referendum metterebbe in crisi l'Amministrazione Comunale. È una banalità, ma è la verità. Un Sindaco che, rispetto ad una sua impostazione o ad un suo desiderio (indipendentemente dal fatto che si tratti di una Variante, di una modifica dello Statuto o del cambio di nome della città), venga, di fatto, sfiduciato dai cittadini, è un Sindaco che ha perso, nei confronti della sua città, la maggioranza che aveva. Quindi, che cosa fate? Semplicemente, dicendo "no al referendum", avete deciso di non consultare i cittadini! Perché non vi interessa il parere dei cittadini! Quello che, in quest'Aula, vi interessa o vi interesserà anche questa sera è il mantenimento dello status quo, del potere e dei poteri che sorreggono questo potere. È questo il vero motivo del "no" al referendum che il PD afferma questa sera. Noi, più volte, abbiamo chiesto dei referendum consultivi in questa città: sull'Ecopass (e il Sindaco mi ha detto che se ne riparlerà dopo le elezioni, ma, secondo me, non si farà neanche l'anno prossimo, perché ci saranno le provinciali e avete paura di perderle e, poi, ci saranno le regionali e dovrete vedere come sarete messi), sul voto agli immigrati; insomma, si trattava di referendum politici. Questo, però, non è un referendum politico, ma è il coinvolgimento dei cittadini per decidere su un intervento rispetto al quale non hanno avuto la possibilità di riflettere nel momento in cui gli avete presentato il vostro programma. Infatti, gli elettori non hanno votato "Chiamparino grattacielo", ma "Chiamparino Mole Antonelliana", perché quella opzione non è mai stata sottoposta al loro vaglio. Questo è un aspetto importante, perché non attiene alla politica, ma al futuro di questa città! È importante questa Variante, Colleghi! Lo so che, poi, ognuno di noi (soprattutto con questo tipo di politica, in cui le elezioni valgono poco e le nomine valgono molto) è costretto a votare per fedeltà, più che per idea; me ne rendo conto, anche io, purtroppo, faccio parte di questo triste gioco. Però dobbiamo essere tutti consapevoli che il voto di questa sera è importante! Non è il voto su una delle troppe Varianti dell'Assessore Viano, che pur ben capace di presentare, dopo 14 anni, un nuovo Piano Regolatore, non è in grado di farlo, per cui ci subissa con centinaia di Varianti (143 o 144, ho perso il conto). Questa non è una Variante, ma il futuro! Nel giro di 10 anni, lo skyline di Torino, anziché essere inconfondibile, potrebbe essere simile a quello di Sydney o di Hong Kong (sto esagerando, perché lì ce ne sono molti), ma, comunque, visto da lontano e di fronte, sarebbe così, perché scomparirebbero la Torre di Piazza Castello e la Mole Antonelliana. Si tratta di questo. La vostra non è una scelta normale, perché non bisognerebbe avere paura di dire "sì" alla volontà popolare e dei cittadini; non si tratta di populismo, ma di serietà e trasparenza nelle scelte! Noi siamo per il "sì" non perché abbiamo dei dubbi, ma perché riteniamo che, rispetto ad una scelta di questo tipo (che non è politica, ma è il futuro, e non è necessariamente la stessa cosa), la voce dei cittadini dovrebbe avere cittadinanza; purtroppo, invece, prevarrà, ancora una volta, la voce dei Partiti, delle oligarchie e dei gruppi di pressione. È qualcosa, però, che ha poco a che fare, a nostro avviso, con quella concezione di democrazia elementare che dovrebbe uniformare l'attività di una Pubblica Amministrazione. Il Sindaco Chiamparino diceva "no" al referendum sul voto agli immigrati, perché era una posizione politica e la difendeva, vista la sua impostazione culturale; noi non eravamo d'accordo (ma, comunque, non si è più proceduto in quel senso, evidentemente ve lo siete dimenticati, perché sono passati due anni da quando governate e, per fortuna, avete messo la testa a posto in questo periodo), ma potevamo comprenderlo. Oggi, però, non comprendo il motivo per cui si dica "no" a questo referendum. Su una scelta del genere è profondamente sbagliato ed è democraticamente insano che i cittadini non possano pronunciarsi. Abbiamo molto rispetto per le posizioni degli altri, per le posizioni di chi si preoccupa per il futuro urbanistico di questa città, però non le condividiamo, perché, lo ripeto, a nostro parere, ogni elemento che possa dare un'immagine di modernità e di futuro a questa città deve essere colta al volo e deve essere perseguita. Nello stesso tempo, non esiste il perseguimento a qualunque costo; infatti, la democrazia è la possibilità, per una comunità, di poter decidere il proprio futuro o le parti importanti del proprio futuro. Dicendo "no" al referendum, voi, di fatto, impedite a questa comunità di decidere del proprio futuro. Vi arrogate il diritto di sostituirla in una scelta strategica, dopo che, probabilmente, vi siete ben guardati dall'inserirla nei vostri programmi elettorali, perché vi avrebbe creato problemi. Quando qualcosa vi crea problemi, semplicemente non ne parlate o cercate di superarlo con l'indifferenza. È un fatto molto grave! Noi non possiamo fare altro che esprimere il nostro voto favorevole rispetto alla richiesta del referendum, indipendentemente da chi la presenta. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Goffi. GOFFI Alberto Intervenendo dopo il Consigliere Ghiglia, il quale ha fatto richiamo alla responsabilità, non posso fare a meno di dichiarare che mi sento assolutamente responsabilizzato e, francamente, lo ero anche prima del suo richiamo. Il mio battesimo in questo Consiglio Comunale coincide con una decisione che ritengo importantissima per la città e, personalmente, sono fra coloro i quali ritengono che sia più utile cogliere le opportunità piuttosto che discutere all'infinito, magari, perdendo anche delle chances; peraltro, credo che, in questo momento, Torino non abbia né la possibilità né tanto meno la volontà - da parte di questo Consiglio Comunale - di perdere delle opportunità. Siccome ci sarà il tempo di discutere sulla proposta di variante e, in questo momento, stiamo parlando della questione referendum, voglio precisare che, per formazione politica, sono fra coloro i quali ritengono che la partecipazione diretta dei cittadini non sia solamente giusta, ma anche sacrosanta, però, non per le motivazioni addotte dalla Sinistra Arcobaleno e da alcuni dei promotori, poiché non credo che, qualora il Consiglio Comunale non accettasse la proposta di referendum, daremmo un segnale ancora più forte di disaffezione nei confronti della politica. Non penso che questo sia il motivo, poiché, se si citano gli esempi europei, bisogna farlo fino in fondo, perché il nostro Paese non ha certamente il problema della rappresentatività; infatti, esemplificando, Parigi ha 1 eletto ogni 16.700 cittadini, mentre l'Italia ha circa 1 eletto ogni 320 abitanti, perciò si comprende benissimo che non si tratta di un problema di rappresentatività. Poi, se si cita l'Europa quale modello per i referendum, bisogna pure ricordare che, in Europa, non esiste tale livello di rappresentatività e, quindi, non credo che queste siano le motivazioni per le quali è giusto affrontare il problema del referendum e darvi corso, poiché vale l'esatto opposto, e, se si discute anche dell'assunzione di responsabilità che la politica deve fare come atto obbligatorio nei confronti dei cittadini, penso che le decisioni all'interno di un Consiglio Comunale siano proprio la più alta espressione di assunzione di responsabilità. Ciò premesso, rimango dell'opinione che la consultazione sia un momento importante della vita civile e di un sistema democratico come quello dell'Italia. Però, siamo sicuri che questo modo di operare sia quello giusto? Siamo certi che questa domanda - l'ha detto bene il Consigliere Giorgis, ma lo ripeto - farà da cartina tornasole, restituendoci chiaramente l'immagine di ciò che pensa effettivamente la città, su questo progetto? Io non lo so. Esiste, se vogliamo, un modo più simpatico e, forse, anche un po' ironico, di porre quesiti. Avremmo potuto scrivere: "Concordate sulla costruzione indiscriminata di grattacieli a Torino?". Credo che chiunque, fuori e dentro quest'Aula, risponderebbe tranquillamente "no", e mi pare che la formulazione estremamente generica di quel quesito ci imponga una riflessione un po' più approfondita, perché, a fronte di una domanda che, a mio giudizio, indirizza il cittadino a votare "no", si pongono problemi organizzativi che, pur essendo secondari, tuttavia esistono, come quello dei costi (che variano da 1.000.000 a 2.000.000 di Euro) e quello secondo cui ci andiamo ad attestare su un referendum che ha visto una forma di partecipazione solo nel lontano 1989. Quindi, non credo che gli uffici siano preparati ad affrontare quest'aspetto organizzativo, che comunque - ripeto - è di secondaria importanza, mentre ritengo che la questione primaria sia quella di fare una consultazione che non indirizzi il cittadino ad una decisione che mi sembra scontata. Continuo a credere che la partecipazione sia non solo giusta, ma sacrosanta - voglio ribadirlo -, penso anche che un'Amministrazione seria, la quale si ponga l'autorevolezza nei confronti della città e l'assunzione di responsabilità, perché siamo stati eletti, con un alto margine di rappresentatività, debba formulare un quesito astratto e oggettivamente inattaccabile, cioè serio. Tuttavia, quello non è un quesito serio; perciò, l'UDC intende esprimere, in quest'Aula, il proprio voto di astensione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cassano. CASSANO Luca Molti esponenti politici, in queste settimane, si sono prodigati in commenti sulla proposta iscritta quest'oggi all'ordine del giorno. Non siamo diventati dei Pasdaran dello strumento referendario, né aspiriamo ad emulare grandi personaggi politici dello spessore di Mariotto Segni, come qualcuno ha detto nei giorni scorsi. Le nuove modalità di trasformazioni urbanistiche impongono, evidentemente, nuove forme di partecipazione, senza alcuno scalpore. Questa Città ha scommesso sulla propria capacità di reinventarsi, e la scommessa sarà vinta, signor Sindaco, solo se sapremo scrivere assieme, non solo i contorni e le linee guida, ma anche le regole. Crediamo che i bisogni e le esigenze dei territori non possano passare in secondo piano - proprio per questo abbiamo scritto e proposto la deliberazione -, e, a livello sia locale sia nazionale, assistiamo ad un fenomeno che riteniamo occorra contrastare. Le esigenze di bilancio dei Comuni e il tentativo, sempre più frequente, di sopperire ai minori trasferimenti con una trattativa - spesso anche al ribasso - con i privati impongono argini di protezione alle Amministrazioni Comunali, e la nostra proposta va letta in questo senso. Non è il caso specifico del grattacielo Intesa-Sanpaolo, ma, se il principio diventa quello di trovare privati disposti a realizzare grattacieli in grado di rimpinguare le casse comunali, sono i cittadini torinesi a perdere! Il nostro non è un quesito sui 15 o 20 metri in più, come qualcuno si è affrettato a dire, ma su ciò che quest'aumento rappresenta, in termini normativi e regolamentari, per la nostra città. Il secondo quesito, che abbiamo proposto con un emendamento illustrato in Commissione, vuole aprire una discussione sul futuro di Torino, come il primo, e sulla necessità che questo futuro non sia subito dalla città, ma scritto assieme a tutti gli attori sociali. Se, oggi, il Consiglio dovesse approvare la consultazione referendaria - ed auspichiamo che decida in tal senso -, proponiamo una moratoria sui nuovi grattacieli fino alla consultazione stessa, che si svolga (anche per sedare i commenti di chi si è affrettato a dire che questa rappresenterebbe un costo insormontabile per l'Amministrazione Comunale) con le prossime elezioni già previste, che, fino a prova contraria, dovrebbero essere quelle per il rinnovo del Parlamento Europeo e delle Amministrazioni Provinciali. Questa consultazione, come ha detto bene prima il Consigliere Carossa, per noi non sarà una sconfitta, se il Consiglio Comunale voterà a favore, e non ci sentiremo sconfitti in qualità di politici e di amministratori. Come diceva il Consigliere Carossa, di fronte a trasformazioni radicali e secolari, la nostra coscienza di amministratori ci ha spinto a chiedere, ai cittadini torinesi ed a questo Consiglio, di completare la nostra delega, non di sostituirla! In una fase in cui un grande partito sceglie le primarie come strumento di governo, non crediamo sia blasfemo coinvolgere i cittadini torinesi, non solo sui nomi, ma anche sui contenuti, per una volta. Per noi, Consigliere Giorgis, il referendum non è uno strumento di risoluzione delle controversie di questa maggioranza, perché non siamo così sciocchi e miopi. Successivamente, interverrò sulla proposta di mozione anticipata dal Collega. Mi permetto di cogliere una modesta contraddizione, perché, se la partecipazione è davvero prioritaria, come si afferma in quel documento, il PD ed i Colleghi che si sono precedentemente espressi sull'astensione, come il Consigliere Goffi, avrebbero potuto tranquillamente emendare la nostra deliberazione d'iniziativa consiliare, proponendo un quesito più chiaro, lineare e confacente alla loro impostazione. Se la sinistra non avesse chiesto questi approfondimenti - di questo credo ci vada dato atto -, oggi, i Consiglieri avrebbero assunto una decisione, anche sulla Variante n. 164, in maniera meno consapevole e, probabilmente, avremmo già votato il grattacielo per il Palazzo Uffici della Regione - non bisogna dimenticarlo -, senza alcuna forma di partecipazione attivata da questo Consiglio Comunale. Pertanto, ci siamo assunti la responsabilità di proporre questa deliberazione e chiederemo la stessa responsabilità ai Consiglieri, con un voto a favore. Se così non sarà, ci faremo carico, con i partiti della sinistra che, in quest'Aula, hanno proposto l'istituzione di un referendum consultivo, di organizzare una consultazione informale, Circoscrizione per Circoscrizione, a testimonianza di quanto sia importante la partecipazione, per noi, nell'ambito delle trasformazioni urbanistiche. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Sarò molto breve, anche perché hanno già parlato i Colleghi. Mi verrebbe da chiedere (con grande rispetto): "Di che cosa parliamo?". Parliamo di un referendum che è stato chiesto da una parte della maggioranza, e, quando una parte della maggioranza che governa questa Città chiede un referendum, io penso che l'opposizione non possa che accettare, perché è la dimostrazione che questa maggioranza non è coesa. Se non siete capaci a decidere, è evidente che ci sono difficoltà interne. Caro Sindaco, mi rivolgo a lei, alla sua Giunta e anche al suo PD: questi sono problemi soprattutto vostri. Qualche simpatico giornalista ha tirato in ballo l'etica della responsabilità e l'etica della decisione. Se mi permette, questa etica è al 90% responsabilità vostra (il 70% vostra e, forse, il 20% della Sinistra Arcobaleno) e al 10% solo nostra. Mi fa ridere che si chieda all'opposizione di essere responsabile. Noi lo siamo sempre stati, e lo saremo anche questa volta, ma la responsabilità sta in chi deve decidere. Voi non siete d'accordo su un'importante realizzazione per la città, che comunque inizia un percorso che qualcuno può definire di innovazione, di modernità, ma ci sono delle opposizioni interne molto forti. Di fronte a questo "non accordo", il Gruppo di Forza Italia dice di fare il referendum! Poi, non possiamo porci adesso, in questa sede, il problema dei costi del referendum, lo dico anche ai Colleghi dell'opposizione. A parte che, in ogni Amministrazione, compresa questa - voglio essere generoso -, ci sono tanti di quegli sprechi (e non voglio addebitarli a nessuno), che i soldi del referendum, forse, sarebbero i meglio spesi. Ma non raccontiamoci questa storia! Adesso, accantoniamo il problema economico. Mi rendo conto che molti non possono avere memoria storica, anche degli ultimi mesi, rispetto a quanto avvenuto; si chiede un referendum perché la maggioranza non è in grado di decidere: allora, si vada al referendum! Il Consigliere Giorgis, prima, ha espresso un concetto che può essere ribaltato: si pongono delle domande pleonastiche per tutto questo Consiglio (non parlo del quesito referendario), perché, comunque, la questione(sia la deliberazione, sia il quesito referendario) è già impostata su qualcosa che è, di fatto, scontato. Ritengo che non sia così, perché, se così fosse, le chiederei conto dei mesi che ci avete fatto perdere in Consiglio e in Commissione sulla questione dei grattacieli, e lei poi ne chieda conto alla sua maggioranza! Ma non spetta a me verificare questa situazione, se lei e la sua Giunta non riuscite a controllare la vostra maggioranza. Quindi, sono problemi vostri! Se non riuscite a mettervi d'accordo nelle riunioni di maggioranza e scaricate, ormai regolarmente, questi problemi sulle Commissioni, sui Consigli Comunali, sulla Conferenza dei Capigruppo, mi spiace, è responsabilità vostra! Quindi, di fronte a questa proposta di deliberazione, noi voteremo a favore, perché (dico una cosa pleonastica) diventa difficile non aderire ad una richiesta di consultazione della gente. Sindaco, è vero, c'è un vulnus: c'è una mancanza di responsabilità e di etica della decisione; questa, però, ce l'avete tutta in capo voi, come maggioranza che governa questa Città. Quindi, che cosa volete? Prendetevi il referendum (se questa sera sarà approvata la proposta di deliberazione), perché è l'ennesima dimostrazione che non siete in grado di governare e non avete una maggioranza per farlo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Noi siamo sempre molto favorevoli ad ogni tipo di consultazione popolare, perché permette ai cittadini di avvicinarsi alla politica, visto che ultimamente ne sembrano un po' distanti. Inizialmente, ero partito con molto entusiasmo riguardo a questo referendum, perché pensavo che potesse essere uno stimolo per i cittadini ad esprimere finalmente la loro opinione sul futuro della città. Poi, però, si sono verificati due fatti nuovi, che, secondo me, sono importanti. Il primo fatto è questo. Siccome sono alla mia prima elezione a Consigliere, non ero a conoscenza di una questione. Leggendo il Regolamento, ho scoperto che, se dovesse passare questa proposta di deliberazione, il referendum si farebbe fra un anno, cioè tra il 15 giugno e il 15 luglio del 2009, perché il Regolamento prevede che, se il referendum non è approvato con deliberazione consultiva entro il mese di febbraio, debba essere indetto per l'anno successivo. Questo aspetto, dal punto di vista molto pratico (io sono anche una persona molto pratica), lo rende molto poco incisivo, ed è stato il primo movente che mi ha fatto riflettere sull'opportunità di questo referendum, nonostante io sia abbastanza d'accordo sul quesito referendario. Il secondo fatto è questo. È stata elaborata questa mozione (che vede come primo firmatario il Consigliere Giorgis e che ho firmato anche io), che mi pare molto intelligente e che prevede una ridiscussione del Piano Regolatore, come chiedevamo da tempo. L'Assessore Viano è testimone del fatto che, ogni volta, in ogni seduta di Commissione, dicevamo che bisognava rivedere il Piano Regolatore, che volevamo una Variante ambientale del Piano Regolatore e che era ora di finirla con interventi "spot". Ebbene, con questa nostra mozione viene recepita la nostra istanza, che, come ho sentito prima, è stata anche un'istanza del Consigliere Angeleri e di altri. Quindi, questa mozione rimette in gioco tutto; prevede il fatto che ci sia un percorso partecipato della ridefinizione di certi obiettivi del Piano Regolatore. Secondo me, è un superamento buono di questo referendum. Si dà nuovamente la parola al Consiglio e ai cittadini, perché leggo in questa mozione che "…il Consiglio Comunale possa attivare un percorso di consultazione e partecipazione che porti alla definizione delle linee guida della politica urbanistica della Città di Torino…". Ne siamo soddisfatti. Ecco perché, a questo punto, ritengo che il referendum sia pleonastico: è poco efficace, in quanto sarebbe applicato tra un anno, e questa mozione, che mi auguro venga approvata, fa superare questa condizione e rimette in discussione ogni cosa che riguarda il Piano Regolatore, compresi i futuri edifici sui quali alcuni di noi possono essere d'accordo e altri no. Per questo motivo, io che inizialmente ero favorevole al referendum, ritengo che possa essere superato. Quindi, penso che il mio voto sia non favorevole su questo tipo di referendum, proprio perché molto limitante e mi auguro che la mozione venga approvata e applicata. Ricordo come il metodo dell'urbanistica partecipata sia già stato sperimentato in altre Nazioni, ad esempio nella Gran Bretagna degli anni Ottanta, ai tempi della Thatcher, quando, effettivamente, questo era l'unico modo di controllare l'operato di questo Governo monocratico. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Intervengo, intanto per ricordare al Capogruppo di Forza Italia (o Popolo per la Libertà), che, a costo di apparire lezioso, la contrapposizione non è tra etica della responsabilità e etica della decisione, che, palesemente, vogliono dire la stessa cosa, ma fra etica della responsabilità ed etica della convinzione, che è vero che fa rima, ma è un'altra cosa. Questo perché le citazioni bisogna farle correttamente. Mi sono permesso di correggere questa sua citazione, però concordo con lui e con gli altri che hanno detto che qui il problema non è rappresentato dai costi, perché ci sono, e negare che ci siano non corrisponde a verità. I costi sono indispensabili a sorreggere un processo democratico, ed è giusto sostenerli. Pregherei anche il Consigliere Domenico Gallo che è intervenuto prima, a non usare espressioni come "le mani sulla città", perché cadrebbe perlomeno in contraddizione, facendo parte di un partito che ha un Assessore in una Giunta che vuole mettere "le mani sulla città"; suvvia un po' di coerenza! Le parole sono importanti, diversamente non si capisce perché parliamo in quest'Aula. Se le parole non servissero a nulla, potremmo limitarci a fare gesti! La questione vera è stata posta chiaramente dai Consiglieri Giorgis, Goffi, Angeleri ed accennata da Zanolini, cioè, la corrispondenza dei quesiti rispetto agli obiettivi o, meglio, prima si sceglie lo strumento rispetto agli obiettivi. Mi verrebbe facile dire: perché non si è proposto il referendum due anni fa? Perché, se si fosse voluto un referendum consultivo circa due anni fa, avrebbe avuto un senso, perché avrebbe accompagnato un processo di discussione; io avrei potuto avere un'opinione diversa, ma comunque avrebbe avuto un senso. Oggi bisogna rispettare i cittadini, e andargli a chiedere se vogliono edifici più o meno alti cento metri è mancanza di rispetto, perché quella scelta è già stata fatta. Non so se sia possibile, ma, se si vuole essere contro il grattacielo Intesa-Sanpaolo, diciamo la verità si veda se c'è la possibilità di istruire un referendum abrogativo e se questa esiste si segua il percorso dovuto, si raccolgano le firme e si sottoponga il quesito ai giudizi di ammissibilità. Questo è uno strumento con un quesito che corrisponde ad un obiettivo di partecipazione vera. A me dispiace dirlo, perché non c'è niente di peggio in democrazia, ma, ammesso che il Consiglio Comunale, che è sovrano, decida di fare il referendum, qualunque sia l'esito di un'eventuale referendum con quei quesiti, non cambierà nulla nel processo decisionale, e a meno di non mettere in discussione l'esistenza stessa di questa Amministrazione, nulla può cambiare, perché sono decisioni già prese! Capisco i discorsi politici; d'altra parte, anche le bandiere "No TAV" che si sono viste in questo presidio sono indicative (siamo in una fase politica particolare, e capisco quindi che la politica si infili in tutti gli interstizi in cui si può infilare), però non confondiamo il rigore di un percorso democratico in cui ai cittadini si chiede di pronunciarsi su questioni sulle quale l'esito del pronunciamento corrisponde a ciò che avverrà, con un percorso che sta soltanto nell'astrazione della politica. Questa è la questione. Diverso è, invece, ciò che viene proposto con la mozione, di cui parleremo dopo, perché, come ha detto il Consigliere Zanolini, qui è tutto aperto: c'è la consapevolezza (Consigliere Angeleri, si può dire: "meglio accorgersene tardi, che mai") che si debba andare ad una Variante organica e strutturale del Piano Regolatore e questo risponde a sollecitazioni venute da quasi tutte le parti politiche. Prima di Natale, fu posto all'interno della maggioranza il problema della Variante, che si vuole affrontare con un duplice strumento:da un lato un documento quadro che coinvolga, come diceva il Consigliere Goffi, la discussione politica del Consiglio Comunale e, dall'altro, le forme di consultazione utili a sostenere questo processo. Se troveremo il modo di far sì che siano referendarie, saranno referendarie; diversamente, sarà un altro strumento. L'importante è che si avvii, in questo caso, un percorso attraverso il quale ciò che viene chiesto ai cittadini corrisponda alle decisioni di cui si vedranno gli esiti e non una pura esercitazione politica finalizzata a scopi che possono anche essere nobili, ma che non fanno accrescere la partecipazione nella nostra città. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Dichiaro conclusa la fase dibattimentale della proposta di deliberazione. Passiamo all'analisi degli emendamenti. Comunico che sono stati ritirati l'emendamento n. 4, a firma del Consigliere Zanolini, e gli emendamenti nn. 3 e 6, a firma dei Consiglieri Cerutti, Cassano e Gallo Domenico. L'originale dell'emendamento n. 1 è inserito nel presente verbale all'appendice degli emendamenti respinti, codificato con il n. . La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Ci sembrava che le modifiche apportate al quesito fossero sufficienti a far condividere la proposta di referendum a tutto il Consiglio Comunale, così come ci era sembrata condivisa negli incontri di maggioranza, però, visto che il clima è cambiato, ne prendiamo atto e ritiriamo alcuni emendamenti. Questo che illustro brevemente, modifica anche una parte della premessa, che conteneva una parte specifica riguardante soltanto il grattacielo Intesa-Sanpaolo, e dice, in sostanza "alla luce di cosa sta avvenendo in città, si propone il referendum". Si voleva andare oltre la questione del grattacielo di cui fra un po' discuteremo, guardando al futuro. Ci sembrava un modo accomodante per riuscire ad arrivare ad una soluzione condivisa e quindi abbiamo indicato, in questo emendamento, che è in programma la costruzione di altri grattacieli: al Lingotto, in Corso Marche, in Corso Dante, che modificheranno profondamente la futura struttura urbanistica della città. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: presenti 41, contrari 25, favorevoli 9, astenuti 7. L'emendamento n. 1 è respinto. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'originale dell'emendamento n. 2 è inserito nel presente verbale all'appendice degli emendamenti respinti, codificato con il n. . Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 2: presenti 45, contrari 27, favorevoli 18. L'emendamento n. 2 è respinto. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'originale dell'emendamento n. 5 è inserito nel presente verbale all'appendice degli emendamenti respinti, codificato con il n. . Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 5: presenti 43, favorevoli 16, contrari 27. L'emendamento n. 5 è respinto. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione: presenti 47, astenuti 3, favorevoli 19, contrari 25. La proposta di deliberazione è respinta. oggetto 'Variante parziale n. 164 al PRG ai sensi dell'art. 17, comma 7 della LUR concernente l'ambito 8.18/3 Spina 2, Porta Susa. Adozione'" |