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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 10 Marzo 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 16
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2008-01052
PROMOZIONE DI UN REFERENDUM CONSULTIVO SULLA CRESCITA VERTICALE DELLA CITT?.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 200801052/02,
presentata dai Consiglieri Cerutti, Cugusi, Gallo Domenico, Salinas, Silvestrini,
Cassano e Ferrante in data..., avente per oggetto:
"Promozione di un Referendum Consultivo sulla crescita verticale della città"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Sono stati presentati 6 emendamenti.
La parola al Consigliere Cerutti, per l'illustrazione.

CERUTTI Monica
In queste settimane (ormai, in questi mesi) è emersa l'esigenza di avviare una fase
inedita di partecipazione della cittadinanza nelle scelte strategiche della Città, scelte che
finora sono state praticamente assenti.
Come Sinistra Arcobaleno, abbiamo posto con convinzione, quindi, l'esigenza e la
necessità di cambiare rotta. Da qui nasce questa proposta di Referendum.
I Gruppi Consiliari comunali di Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista e Partito
dei Comunisti Italiani hanno proposto di indire un Referendum Consultivo a Torino
sulla crescita verticale della città. Non si tratta di una provocazione o di una
deresponsabilizzazione da parte degli amministratori incapaci di decidere, ma
dell'esigenza di sentire il parere dei cittadini su modifiche che andranno ad incidere
pesantemente sul contesto urbanistico torinese.
Non chiediamo di dire si o no ai grattacieli, in modo assoluto, e neanche di pronunciarsi
sui 20 metri in più o in meno dell'altezza delle torri, ma è in discussione un modo di
intendere la qualità urbana, oltre al rapporto tra soggetti pubblici e privati.
Questa assenza di partecipazione ha segnato l'approvazione della Variante n. 124, nel
2006, poco discussa nella città dal punto di vista urbanistico, perché l'attenzione era
particolarmente concentrata, oltre che sulle Olimpiadi e sulle imminenti campagne
elettorali, sull'importanza dell'investimento su Torino della Banca, in quel momento
ancora Sanpaolo. Non è stato approfondito, invece, quale fosse l'impatto ambientale e
paesaggistico di una modifica così rilevante all'originario Piano Regolatore, che
prevedeva due torri al massimo alte circa 75 metri, già alzate a 100 metri con una prima
Variante nel 2001.
Solo con la Variante n. 164 e grazie alle richieste di approfondimento della Sinistra
Arcobaleno, la città ha compreso cosa stava succedendo nel suo centro e
contemporaneamente ha iniziato a vedere edifici a torre di notevole altezza, così
chiamati, spuntare qua e là senza un disegno complessivo: Lingotto, Corso Dante, Corso
Marche. Anche la Soprintendente regionale per i beni culturali e paesaggistici, pur
riconoscendo la legittimità degli atti finora adottati, ha richiamato l'Amministrazione al
buonsenso, mancando al momento un Piano paesaggistico complessivo sulla città.
Su questo tema non si confrontano, da una parte, l'innovazione dei grattacieli e,
dall'altra, la conservazione. Sappiamo tutti che, anzi, i grattacieli sono comunque
costruzioni energivore, non adatte ai futuri cambiamenti climatici, se si pensa ad un
periodo che non sia quello immediato, rappresentano invece il potere di chi li realizza,
come le torri medievali, in una concezione - questa sì - antica.
Si aggiunge la questione della tutela del paesaggio come bene comune; l'articolo n. 9
della Costituzione dice che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico-
artistico della Nazione. La Convenzione europea del paesaggio è stata ratificata in Italia
solo nel 2006, diffondendo la consapevolezza che il paesaggio rappresenta un elemento
chiave del benessere individuale e sociale.
Quindi, poiché però nessuno, ne siamo consapevoli, è depositario della verità, è bene
che i torinesi dicano la loro.
Da qui nasce la nostra proposta di indire un Referendum, l'unico strumento di
partecipazione attualmente previsto dallo Statuto Comunale. Il Referendum è
consultivo, vorrei ribadirlo, non prevede un quorum e quindi inviterei l'architetto Fuksas
(chiaramente, non è qui presente) a documentarsi prima di dire come questa settimana
sul Venerdì della Repubblica, che dovremmo pagare le spese se il Referendum non
raggiungesse il quorum. Gli chiedo: quale quorum?
Anche sul costo del Referendum sentiamo un balletto di cifre. La democrazia sappiamo
che costa. Con questo principio, potremmo anche eliminare le elezioni, se non vogliamo
chiamare i cittadini.
Si possono sicuramente prevedere accorgimenti che, per esempio, implichino
l'accorpamento di sezioni elettorali, come è stato fatto a Firenze, dove il 17 febbraio si è
svolto un Referendum su un'opera, probabilmente, non comunicata bene e per tempo.
Il fatto che la maggioranza dei votanti si sia espressa in modo contrario alla tramvia
vicino al Battistero lo dimostra, al di là delle interpretazioni che possono essere date
sulla riuscita o meno del Referendum.
Si è comunque trattato di un momento di democrazia e di coinvolgimento della
cittadinanza. La percentuale di partecipazione, pari a circa il 40%, è significativa per
un'opera che riguarda una parte circoscritta della città, seppur famosa.
La crescita verticale di Torino, così come si sta prospettando, stravolgerà invece
pesantemente l'impianto urbanistico dell'intera città.
In passato, Torino ha promosso un solo Referendum. Il 31 gennaio 1989, i Gruppi
Consiliari di PCI, Sinistra Indipendente, Lista Verde e DP presentarono, sottoscritta dai
quattro Capigruppo, una proposta di deliberazione sull'indizione e l'organizzazione di
un Referendum cittadino sulla chiusura progressiva al traffico automobilistico privato
dei non residenti del centro cittadino e sulla realizzazione di Zona a Traffico Limitato e
di isole pedonali nei quartieri periferici.
Vorrei ribadire che il referendum del 18 giugno 1989 vide la partecipazione del 73,42%
dei cittadini torinesi; ripeto: il 73,42%, anche perché ho sentito riportare dei dati
controversi e sicuramente riduttivi rispetto a questa partecipazione. Il 66% si pronunciò
per il sì, il 33% per il no.
Nel caso della crescita verticale di Torino, riteniamo che il referendum debba
distinguere l'impatto della crescita verticale sul centro della città rispetto alle sue
periferie. Il quesito su cui proponiamo il referendum è il seguente: "È opportuno
autorizzare la costruzione degli edifici a torre con altezza superiore ai 100 metri,
comunemente detti grattacieli, nel centro della città e sulla spina centrale, non
escludendone la localizzazione nelle aree periferiche, a patto di verificarne comunque
l'impatto ambientale-paesaggistico?". Abbiamo poi elaborato una seconda formulazione
(che proponiamo sostitutiva o aggiuntiva, rispetto al primo quesito, che alcuni ritengono
troppo ovvia, ma sono ovvie le nostre richieste, alle quali non viene dato assolutamente
ascolto), che è la seguente: "Nell'ambito delle future trasformazioni urbanistiche della
città, ritenete opportuna la costruzione di edifici a torre di notevole altezza, detti
comunemente grattacieli, senza un piano complessivo?".
In questo dibattito, molti chiedono che non vengano sottoposte a referendum scelte già
fatte, come quelle dettate dalla Variante n. 124.
Come amministratrice, mi sento di dire che le scelte possono anche essere riviste,
mantenendo i diritti edificatori acquisiti e distribuendoli diversamente. A questo
proposito voglio fare un appello ad Intesa Sanpaolo, impresa che si dice di essere
ambientalmente e socialmente responsabile.
Credo che, indipendentemente dal referendum, Intesa Sanpaolo, prima di iniziare la
costruzione del grattacielo, dovrebbe avviare un processo di consultazione della
cittadinanza, che non sia un referendum, ma che adotti metodologie già consolidate in
altri Paesi (come la Francia), per comprendere come meglio procedere, con un costo
irrisorio se confrontato a quello del grattacielo, a carico di chi costruisce l'opera, come
avviene già in altre realtà.
Questo processo dovrebbe essere condotto da una terza entità al di sopra delle parti, in
tempi relativamente veloci, perché credo che costruire un'opera senza curarsi della
volontà di una parte della città sarebbe un danno di immagine per Intesa Sanpaolo
stessa.
Credo che si potranno avviare altri processi di partecipazione su altre parti della città,
con un ampio coinvolgimento della cittadinanza, però questi altri processi di
trasformazione non possono essere oggetto di un referendum, proprio perché per sua
natura, questo che deve essere formulato su una questione specifica.
Noi chiediamo un referendum sulla crescita verticale e ci auguriamo che possa trovare
un pronunciamento positivo dell'Aula; diversamente, sarebbe un'occasione di
democrazia persa per questo Consiglio Comunale e questa Amministrazione.
Concludo, dicendo che sulla vicenda dei grattacieli a Torino la Sinistra Arcobaleno
chiede partecipazione e regole.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
La decisione che il Consiglio Comunale assumerà sulla proposta della Variante n. 164
avrà sicuramente una portata storica. Il grattacielo modificherà gli assetti del territorio e
soprattutto gli aspetti paesaggistici. Questa decisione aprirà la strada a scenari
urbanistici che modificheranno profondamente la città.
Questa sera non è in discussione una Variante come tante altre, che vede la semplice
modifica di destinazione d'uso di un'area o di un immobile. È in discussione una
Variante che rappresenterà un precedente che peserà quanto una montagna sul futuro
della città e sul suo modello urbanistico.
Questa sera, nessuno di noi voterà per se stesso, sarà una decisione che segnerà un
momento importante per il futuro della città, perché è in gioco che tipo di città dovrà
essere Torino nel futuro. È fondamentale, quindi, attivare un coinvolgente percorso di
partecipazione democratica, chiedendo alla popolazione se sia giusto delineare una
Torino dei grattacieli, visto che, oltre a quello di Intesa Sanpaolo, sono stati annunciati
altri tre grattacieli. Si tratta di annunci non teorici, perché suffragati da progetti e
investimenti quasi definiti: è il caso del grattacielo Fuksas al Lingotto, quello di Corso
Marche nell'area dell'Alenia e quello di Corso Dante.
Perché un referendum? A questo proposito, intendo rivolgere ai Consiglieri alcune
domande, visto il dibattito sostenuto nelle scorse settimane.
Non è un fatto di straordinaria democrazia far pronunciare i cittadini prima di assumere
decisioni che modificano il volto della città? O prima ancora, che venga varato un piano
complessivo che ridisegni la città, in grado di salvaguardare come un bene supremo gli
aspetti aulici, la Torino barocca, il suo stupendo paesaggio? Cosa c'è di tanto
rivoluzionario nella proposta di un referendum consultivo, visto l'epiteto che abbiamo
appreso dai giornali da parte di alcuni esponenti del Gruppo del Partito Democratico del
Consiglio Comunale? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Può darsi, Sindaco, ma
io rivendico orgogliosamente il fatto di essere un conservatore su questo terreno. Qual è
l'elemento di critica a questa proposta di referendum? Il costo del referendum, come ha
già detto qualche Consigliere del PD privo di argomenti seri? Su questo punto si fa
demagogia, oppure, si fa tutto questo per una sterile polemica politica? O il fatto che si
ritenga il Consiglio Comunale autosufficiente quando deve assumere provvedimenti
rilevanti? O forse i Consiglieri rappresentano in tutto e per tutto la cittadinanza? Oppure
ancora, come ho sentito dire da qualche genio di Consigliere, cosa capiscono i cittadini
di queste cose? O addirittura: perché dovrebbero interessarsi i cittadini di queste cose?
Se ne fregano! Sono altri i problemi che riguardano la gente!
Come Sinistra Arcobaleno, abbiamo avuto un merito che credo ci debba essere
riconosciuto: quello di avere aperto una seria discussione su un problema che per
settimane è stato sulle pagine dei giornali, con argomenti caratterizzati dalla
banalizzazione sul tema dell'altezza, che sicuramente è un argomento importante, ma
non è l'unico. Altri sono gli elementi di criticità che abbiamo voluto evidenziare con
ragionamenti fondati, che ci hanno spinto a chiedere l'indizione di un referendum
consultivo.
Una consultazione importante, che consentirà una discussione diffusa sui territori della
città nelle Circoscrizioni e tra i cittadini, che servirà alla politica e darà voce alla gente
che vive in questa città, legata alla sua storia, alla sua cultura, al suo splendido
paesaggio. Una consultazione che ci consentirà di riflettere, prima di decidere su quale
dovrà essere il futuro della città e delle sue trasformazioni urbanistiche e deciderà se le
torri e i grattacieli dovranno caratterizzare la conformazione urbana del nostro territorio.
Credo che Torino sia bella così come è, con le montagne che la circondano, con i suoi
fiumi, la sua collina, le sue storiche costruzioni, con il suo centro storico che deve essere
protetto dalla possibile intrusione di corpi estranei.
La mia non vuole essere una visione romantica del problema, ma una posizione
rispettosa delle caratteristiche storiche di Torino, ed è questo l'elemento forte che mi ha
spinto insieme ad altri Consiglieri della Sinistra Arcobaleno, a chiedere il referendum.
Chi vi parla ha votato la Variante n. 124 e non ha timore di dire in quest'Aula, come ha
già fatto in altre situazioni, che ha sbagliato a dire sì a quella deliberazione. Sono stato
poco attento alle conseguenze, alle criticità di una scelta, non ho valutato l'importanza
dell'impatto ambientale e l'incidenza sugli aspetti paesaggistici. Ammetto di avere
sbagliato, ed ora chiedendo il referendum voglio contribuire a creare un clima di
prudenza e di massima attenzione, prima di far mettere "le mani sulla città".
Queste scelte, come ho detto fin dall'inizio, non riguardano solo noi che siamo chiamati
a formalizzare le decisioni, ma tutti gli abitanti e le future generazioni.
Abbiamo lavorato su due quesiti, perché fosse approvato quello sul quale poter far
convergere tutto il Consiglio Comunale. Ci era stato detto: modificate il quesito,
centratelo sul futuro delle trasformazioni urbanistiche. Questo abbiamo fatto, però ho la
sensazione che non sia servito a nulla. Abbiamo redatto un quesito che pone l'accento
su una questione di carattere generale: se, cioè, nell'ambito delle future trasformazioni
urbanistiche ci debba essere spazio per torri di elevata altezza, senza un piano
complessivo. Era quello che ci chiedevano alcuni Consiglieri e abbiamo ottemperato a
questo suggerimento.
Non so come si possa dire "no" ad un quesito di questa natura; "no" vuol dire che non si
vuole dare la parola ai cittadini o, come piace dire a me, al popolo, di cui tutti ci
laviamo la bocca per poi ritenerlo inadeguato a pronunciarsi su questi temi. Non si può
dire "no" speculando sui costi, perché sarà possibile trovare un sistema per rendere la
consultazione meno costosa chiedendo, se necessario, il coinvolgimento gratuito di
giovani, di studenti, delle associazioni, l'uso di carta riciclata nella predisposizione delle
schede, oltre ad un razionale accorpamento delle sezioni. Se il problema sono i costi,
credo che si possa arrivare ad una sintesi per risparmiare denaro, ma non vorrei che il
"no" al referendum fosse motivato dal fatto che questa sera la Sinistra Arcobaleno
voterà contro la Variante n. 164; spero non sia così ed auspico un voto di buonsenso.
Per concludere, credo nel coinvolgimento della popolazione, nelle diverse articolazioni,
in un fatto di straordinaria democrazia su cui tutti dovremmo essere impegnati, a
prescindere dai punti di vista (contrari o favorevoli) sui grattacieli, però, per cortesia,
non dovete controbattere a queste posizioni dicendo che siamo contro lo sviluppo,
perché è un ragionamento sbagliato, che offende l'onestà intellettuale di chi ha una
visione diversa su come dovrà essere la città del futuro.
Concludo dicendo che, per quanto mi riguarda, non ci potrà mai essere un interesse
particolare capace di condizionare il mio voto. Penso che un Consigliere debba decidere
anteponendo gli interessi della collettività (in questo caso della città) agli interessi
privati o di gruppi di pressione economica.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Riteniamo che non vi sia niente di scandaloso ed inopportuno nel richiedere l'opinione
dei cittadini attraverso un referendum consultivo, facendo mente a due elementi: primo,
quando si chiese il referendum consultivo per l'istituzione della ZTL, nessuno si
scandalizzò, perché era uno snodo importante sul futuro della città, così come lo sono i
grattacieli; secondo, stiamo assistendo all'esplosione delle contraddizioni del Sindaco e
della sua maggioranza, quindi un referendum è indispensabile per capire chi ha ragione
tra le due parti della maggioranza oggi presenti in Aula e che, se guardiamo anche le
percentuali dei partiti, hanno contribuito in maniera determinante all'elezione del
Sindaco. Due parti della maggioranza dicono due cose diverse ed il referendum
segnerebbe in maniera plastica ed evidente la fine di questa formula di governo.
Riteniamo che il Sindaco dovrebbe trarre le conseguenze politiche dal fatto che si ponga
anche semplicemente l'esigenza di consultare i cittadini, perché la maggioranza che
aveva ottenuto con i 2/3 dei voti, è radicalmente ed inconciliabilmente divisa su un tema
strategico di primaria importanza.
Dico ai Colleghi della sinistra che forse, in questa fase e date le condizioni, avrebbero
potuto proporre un quesito un po' meno suggestivo, perché è pur vero che le perplessità
ci sono anche tra chi, come noi, è a favore di una visione più moderna e all'avanguardia
della città e della sua skyline, ma nessuno può negare che esista un problema: una conto
è avere una progettazione per il futuro, altro è avere trattative sulle cubature o
interlocuzioni di altra natura. Sono anni che viviamo "stirando" il Piano Regolatore e
siamo giunti vicino alla centosettantesima Variante; pertanto, l'idea del Sindaco e dei
cosiddetti modernisti ci convince poco, perché ci pare molto un'idea in cui la parte
nobile, alta, di progettualità per il futuro in parte vada a coprire, a sanare o ad
accompagnare trattative, accordi ed operazioni di altra natura e che hanno avuto altra
genesi che non sia quella di una visione complessiva di questa città.
A questo punto, sia sul piano politico sia su quello istituzionale, ci pare che l'iniziativa
del referendum sia più che opportuna, faccia finalmente chiarezza sul destino e sulle
vicende di questa Amministrazione e sulle ambiguità sulle quali il Sindaco ha costruito
la sua elezione e continua a navigare, un giorno parafrasando i "Calearo" ed il giorno
dopo andando alla festa di Rifondazione Comunista; crediamo che questa occasione
scioglierà finalmente l'equivoco e anche il Sindaco dovrà schierarsi.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Auspico un voto assolutamente ampio a favore del referendum e spero, lo dico molto
sinceramente e semplicemente, che anche i Consiglieri del Partito Democratico si
accodino a questa richiesta di assoluto buonsenso.
È già stato detto che non dobbiamo tornare sul discorso delle quasi 170 Varianti di
Piano Regolatore, ma effettivamente queste Varianti ci sono state ed il Piano Regolatore
della Città di Torino è già stato stravolto. Ritengo che la Variante n. 124, passata in
assoluto silenzio nel febbraio 2006, sia stata devastante per il Piano Regolatore della
Città. Purtroppo, quella Variante fu approvata da troppi Consiglieri e a questo proposito
devo fare un plauso al Presidente del Consiglio Castronovo, che non la votò. Quella
Variante è stata l'inizio della devastazione del Piano Regolatore della Città e mi
stupisco che sia stata approvata in assoluto silenzio anche dall'allora Consigliere dei
Verdi.
Un referendum è doveroso. Sorrido, quando sento dire che ci sono problemi di costi:
basta pensare a tutte le partecipate di questa Città e a tutte le spese inutili e quotidiane
che vengono fatte, per non appellarsi, se si vuol essere seri, a questa stupidaggine del
costo di un referendum!
Voglio ricordare che né il Sindaco, né la Giunta, né i Consiglieri di maggioranza sono i
padroni di questa città - e l'ho detto in ordine non casuale -, ma sono solo gli
amministratori pro tempore ed una Variante del genere, che va a stravolgere il
paesaggio e tutta l'urbanizzazione di questa città, non può passare solamente per un
voto di Consiglio Comunale.
Rammento a tutti che cosa accadrà, se la Variante n. 164 sarà approvata: sulla Spina 2
saranno costruiti due grattacieli alti più di 150 metri - non si sa quanto esattamente - e, a
chi non lo sapesse, ricordo che questi grattacieli, nell'idea di Gregotti e Cagnardi,
dovevano essere due torri di circa 80 metri diventando il portale di questa nuova Spina
centrale, come intendeva il Piano Regolatore. Personalmente, i portali a me non
piacciono particolarmente, perché mi danno l'impressione di una chiusura e non di
un'apertura, come secondo me dovrebbe essere, ma in ogni caso si trattava di due torri
di circa 80 metri che potevano inserirsi perfettamente nell'urbanistica di questa città, al
contrario di due grattacieli con un'altezza superiore a 150 metri.
Mi fa sorridere sentir dire che eventualmente - non ho ancora capito l'"eventualmente" -
si potrebbe fare un referendum consultivo sui grattacieli, però escludendo quello di
Intesa-Sanpaolo, perché se ne discute già da due anni e quindi non si può più tornare
indietro (mi pare che sia stato detto dal Sindaco pro tempore).
La volontà dei cittadini è sempre sovrana, cari Signori: noi amministriamo, voi
amministrate, ma sono i cittadini che, secondo il sottoscritto, devono avere l'ultima
parola su argomenti di questo tipo, anche se lei ne è stupito, Consigliere Olmeo (si vede
che, per lei, ogni tanto, la democrazia diventa un optional ).
Su questi argomenti, l'ultima parola non ce l'hanno il Consiglio Comunale o la Giunta.
Credo che l'ultima parola spetti ai cittadini: questo per serietà e perché non vogliamo
soltanto riempirci la bocca del parere e del volere dei cittadini ogni tanto!
La questione dei grattacieli a Torino stravolge completamente la città in cui siamo
abituati a vivere, e la stravolge non per un periodo di tempo limitato, ma per sempre.
È proprio per questo motivo che invito a dare un voto di coscienza al quesito
referendario, esprimendo il voto favorevole o contrario allo stesso.
Non può essere un voto dettato da vincoli di maggioranza: dev'essere un voto di
coscienza, proprio perché ognuno di noi ha sensibilità diverse riguardo alla propria città,
alla vita nella propria città, a come vuol vedere crescere la propria città nel futuro.
Faccio questo appello, non per gridare a vuoto queste cose, ma perché credo ancora
nella coscienza di tutti i Consiglieri, perché non è un argomento la cui decisione deve
dipendere da volontà o da diktat di partito.
Lo constatiamo anche per la vicenda dei grattacieli, dove ci sono trasversalità: infatti, vi
sono partiti della minoranza che sono favorevoli ai grattacieli e partiti della
maggioranza che sono contrari. E' giusto che sia così ed è così che deve succedere per
quanto riguarda il voto favorevole o contrario al quesito referendario.
Spero che la possibilità di indire il referendum sia accolta: diversamente, significa che
abbiamo perso un'occasione di trasparenza e di apertura alla città.
Chiedo a tutti i Consiglieri - e lo chiedo col cuore - di riflettere seriamente prima del
voto.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Desidero iniziare il mio intervento con una premessa: in queste settimane, si è parlato
molto di questa Variante e della possibilità di dare la parola ai cittadini e la mia
posizione è stata una posizione di perplessità sul quesito referendario. Voglio chiarire,
però, che non ho nulla in contrario rispetto all'espressione del parere popolare su una
questione di rilevanza pubblica importante come questa, ma non capisco perché si
debba delegare ai cittadini una decisione che, invece, dev'essere presa a livello politico.
Comprendo benissimo quali siano le differenze all'interno della maggioranza (le
verifichiamo anche nel dibattito odierno) e quali siano le difficoltà, per la maggioranza,
di far fronte all'opposizione della sinistra più estrema che la sostiene.
A questo punto, però, ogni persona di buon senso si farebbe una semplice domanda,
chiedendosi quale potrebbe essere il modo migliore per affrontare un processo di grande
trasformazione che sta arrivando anche in questa città. La risposta sarebbe la necessità
di affrontare questo processo in chiave politica, all'interno del Consiglio Comunale,
discutendone e cercando di tenere in considerazione tutte le forze politiche e sociali
interessate al dibattito, cercando di coinvolgerle e di dar loro spazio, recependo da
queste tutti i consigli che possano essere utili ad affrontare il problema.
In tutte le città europee che si sono trovate di fronte alla necessità di realizzare tali
opere, la soluzione è stata quella di dotarsi di un piano regolatore efficiente e, laddove il
piano regolatore non poteva essere adottato, di dotarsi di regole certe che andassero
bene per tutti e che fossero uguali per tutti.
A livello europeo, nelle realizzazioni e nelle procedure che abbiamo avuto modo di
esaminare, difficilmente abbiamo visto tutte le varianti, che stiamo vedendo realizzare
in questa città dall'Assessore Viano. Non capisco perché un ragionamento di questo tipo
non possa essere affrontato a Torino, non capisco perché, nella nostra città, non possa
accadere la stessa cosa.
Come d'incanto, però, anche grazie al problema emerso in maggioranza, oggi, in Aula,
ci viene consegnata una mozione collegata alla Variante n. 164, che coglie, almeno in
parte, quanto proposto da alcuni Colleghi di minoranza (per la precisione, io ed il
Consigliere Crossa) circa due mesi fa, in una mozione in cui si consideravano gli aspetti
che ho appena riferito e in cui si impegnavano il Sindaco e la Giunta Comunale - leggo
per non dimenticare niente - "a mettere a disposizione le risorse necessarie per fornire
con tecnici esperti una serie di rendering ed una valutazione visiva, paesaggistica ed
urbanistica dei progetti in corso, prima di procedere a qualunque ulteriore passo
decisionale, ad elaborare un regolamento di base per le nuove realizzazioni edilizie, che
stabilisca delle linee di indirizzo certe e valide per tutti".
Questo è ciò che si chiedeva un paio di mesi fa e che si chiede oggi: la nostra mozione
non mi sembra molto diversa dalla mozione presentata dai componenti della
maggioranza che contano in questo Consiglio Comunale (leggo, infatti, le firme del
Capogruppo Giorgis e della Presidente della Commissione II, oltre che le firme dei
Capigruppo della maggioranza). Mi pare che le due mozioni dicano, sostanzialmente, le
stesse cose. Peccato che, poi, la nostra mozione, un mese fa, sia stata respinta all'interno
della Commissione. Probabilmente, quello di oggi è un ravvedimento in corso d'opera:
mi spiace soltanto che non siamo stati io ed il Consigliere Carossa a dare i consigli, ma
che, poi, ci sia arrivata la maggioranza, sulla scorsa del pungolo di una parte della
maggioranza stessa.
In ogni caso, ribadisco la mia posizione di neutralità rispetto al referendum.
A questo proposito, qualcuno sosteneva che vi fossero strumentalizzazioni sui suoi
costi. Consigliere Gallo, dalle notizie che abbiamo, pare che i costi di un referendum si
attestino intorno ai 2 milioni di Euro. È vero che non si tratta di una grossa cifra, ma si
tratta, comunque, di una cifra che rispetto, con cui penso si potrebbero fare molte altre
cose. Non si tratta di strumentalizzazione: il mio è stato soltanto un inciso (come il
Consigliere avrà notato, non ne ho fatto una discussione approfondita), ma credo che
occorra, però, certamente tenere in considerazione questi costi.
Devo dire che, alla fine, la politica esce sconfitta da questa situazione: infatti, si
dimostra, in modo evidente, l'incapacità attuale dell'Amministrazione guidata dal
Sindaco Chiamparino di prendere decisioni, qualunque esse siano, che indirizzino la
gestione della nostra città. Questo è un aspetto che volevo sottolineare.
A questo punto, rispetto alla questione del referendum, mi sembra doveroso dichiarare
la mia astensione.
Insieme alla preoccupazione appena espressa in ordine alla sconfitta della politica, mi
auguro che le richieste fatte dalla maggioranza (che, ovviamente, nella mozione di
accompagnamento alla Variante n. 164, non sono ancora supportate tecnicamente) siano
concretizzate in sede di Commissione, dove auspico si possa discutere, così come
richiesto nella mozione presentata da me e dal Consigliere Carossa un paio di mesi fa.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Voglio limitarmi alla proposta di deliberazione in oggetto, cioè la richiesta di un
referendum consultivo.
Ho sentito avanzare molte considerazioni di carattere retorico sul perché non dovremmo
essere favorevoli all'approvazione di questa proposta di deliberazione. Rispondo in
maniera molto semplice: per rispetto dei cittadini.
Può sembrare una dichiarazione poco chiara, ma cercherò di spiegarne il motivo. Come
Partito Democratico, non abbiamo nessun timore di un coinvolgimento e di un giudizio
dei cittadini sulle scelte urbanistiche finora compiute, infatti, oggi presentiamo una
proposta di mozione che impegni la Giunta e il Consiglio Comunale ad avviare un
processo di consultazione mai sperimentato prima.
Vorrei che questo fosse chiaro che, con questa proposta di mozione, il nostro Gruppo
Consiliare sta chiedendo di avviare una discussione su una modifica strutturale di una
parte del nostro Piano Regolatore e, nel contempo, sta dichiarando di voler aprire un
processo di partecipazione e consultazione che non ha precedenti: è tutto da inventare,
lo dico con onestà, perché non è facile definire i modi attraverso i quali realizzare un
vero coinvolgimento.
I quesiti che vengono proposti (al di là dei costi sui quali non voglio soffermarmi)
chiedono alternativamente, ai cittadini di pronunciarsi o su una cosa già decisa (il primo
quesito) oppure su una indicazione così generale da far sorgere spontanea la domanda:
"Ma qual è l'oggetto del contendere"?
Si fa un referendum quando si è divisi su qualcosa o per risolvere un dubbio: credo che
questo sia nella natura di ogni consultazione referendaria.
Mi domando chi non sia d'accordo sulla desiderabilità di un piano generale di
programmazione all'interno del quale debba avvenire ogni eventuale futura costruzione
in altezza. Perché dovremmo chiederlo ai cittadini, se sulla questione, non solo l'intera
maggioranza, ma l'intero Consiglio Comunale è d'accordo?
Vorrei insistere su questo aspetto, perché significa avere rispetto per i cittadini: non si
può porre loro una domanda la cui risposta è condivisa pressoché all'unanimità da
quest'Aula. Questa è la ragione per la quale abbiamo presentato una proposta di
mozione che impegni il Consiglio Comunale a predisporre questo quadro organico delle
future trasformazioni urbanistiche, e a sottoporlo a consultazione, facendo in modo che
tutte le trasformazioni si muovano all'interno di quel quadro organico.
Spiegato il motivo per cui siamo contrari a questa proposta di deliberazione, credo che,
al di là dei buoni intendimenti che hanno mosso coloro che l'hanno proposta, si arrivi a
realizzare quel coinvolgimento che voglio credere sia all'origine di questa richiesta di
referendum
Se questa è la domanda che sta alla base di questo documento, pur votando no (perché il
modo con il quale è formulato è in contraddizione con questa esigenza), diciamo: dopo
aver respinto questa richiesta di referendum e dopo avere votato la Variante del PRG,
avremo modo di introdurre una sperimentazione nella nostra città, che ci consenta di
vedere in che misura questa maggioranza e la Città siano incapaci di essere in sintonia
con le domande di sviluppo e di coesione sociale che sono presenti nel nostro territorio.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cugusi.

CUGUSI Vincenzo
I cittadini vogliono partecipare alle scelte che riguardano il territorio nel quale vivono, e
proprio su questa scelta della crescita verticale della città, vogliono una pianificazione
democratica e partecipata.
È questa la prima cosa che ci ha spinto a presentare questa proposta di deliberazione.
Non si può dire: "Vado avanti lo stesso. Non rifletto". E' un atteggiamento sbagliato, un
po' arrogante. Come è sbagliato ritenere che, sulle scelte urbanistiche, il referendum
non funzioni: è l'Amministrazione che deve decidere.
Tutti noi dobbiamo abbandonare l'idea che abbiamo le carte in regola per decidere
sempre, senza consultarci con nessuno, per il fatto che siamo stati regolarmente eletti
dai cittadini, giustificati dal fatto che saranno gli stessi cittadini a verificare l'operato
con il voto.
Questa volta la verifica elettorale non basta. Abbiamo un sistema elettorale che, per dare
stabilità alle Amministrazioni, attribuisce molto potere all'esecutivo, indebolendo il
ruolo del Consiglio Comunale.
Questo è il motivo per cui, su queste scelte importanti, occorre la verifica del consenso,
la partecipazione attiva con il coinvolgimento di tutti i cittadini, ma anche per fare in
modo che le decisioni importanti, che modificano profondamente l'assetto e l'aspetto del
nostro paesaggio urbano (non voglio ricordarvelo, ma c'è un elenco di almeno 10 tra
medie e grandi torri da costruire), possano raccogliere tutti i punti di vista possibili e
necessari.
Se fossi il Sindaco del 70% dei consensi, non esiterei un attimo ad indire un referendum
su un tema così importante. Non vedrei i richiedenti e la consultazione stessa come un
intralcio alle decisioni, ma anzi, un'ottima opportunità per rassicurarmi sul fatto che le
decisioni prese corrispondano all'interesse della maggioranza dei cittadini.
Il referendum non è inutile o fuorviante, Consigliere Giorgis, e non è neanche costoso,
come è stato detto da qualcuno; rappresenta, invece un'occasione per attingere a quella
riserva di idee e proposte che ci permette di uscire da una condizione autoreferenziale
nella quale tendenzialmente, ci troviamo o ci rifugiamo.
Credo che Torino si possa permettere un referendum ogni 19 anni.
Di referendum se ne fanno dappertutto, in Europa. Per esempio nel 2004 a Monaco di
Baviera (che non è paesello periferico e conservatore, ma una grande città, sede della
BMW e della Siemens e di tante altre aziende e gruppi bancari molto più grandi dei
nostri), è stato indetto un referendum che ha posto un limite di altezza di 100 metri alla
costruzione dei grattacieli, e la Siemens e la Süddeutsche Zeitung (uno dei più grandi
giornali tedeschi), che avevano progettato torri alte150 metri, non le hanno potuto
realizzare, perché non potevano essere più alte della loro cattedrale, la Frauenkirche, e
non dovevano deturpare lo skyline e il profilo delle Alpi Bavaresi: gli stessi temi che
qui si considerano antiquati.
Il promotore di questo referendum non era un reazionario bavarese, ma era l'ex Sindaco
della S.P.D. di Monaco di Baviera.
Questo per dirvi che la nostra proposta non è solo una richiesta di parere ai cittadini, ma
è uno strumento con il quale avviare un dibattito, fornire una puntuale informazione
sulle ragioni delle scelte urbanistiche e sugli interessi che si decide di privilegiare.
Negare questo referendum significa aprire un solco tra quest'Aula e la città ed
alimentare la diffidenza verso la politica.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ghiglia.

GHIGLIA Agostino
Noi siamo a favore del referendum, ma siamo anche a favore dei grattacieli. Lo dico in
maniera molto semplice e non vedo alcuna contraddizione in questa posizione, che
vorrei andare a motivare.
Voglio esprimere il nostro parere favorevole a questo provvedimento, perché è evidente
che questa sera non stiamo parlando di una Variante per la costruzione di un grattacielo,
ma di una Variante che darà il via ad una trasformazione profonda dell'immagine, dello
skyline e del futuro urbanistico di questa città.
Questa è una Variante tipo, non una Variante a sé, perché a Torino non sorgerà una
colonna, che, poi, rimarrà un obelisco in mezzo ad un deserto di case basse. Si tratta,
probabilmente, del primo passo verso una città che vedrà sorgere altri grattacieli. Dal
nostro punto di vista, una città di grattacieli è una città di sviluppo, dove è interessante
venire ad intraprendere e ad abitare, perché è una città che può crescere.
Una città che si oppone ai grattacieli è una città in cui nessuno vorrà più venire, perché
Torino diventerebbe la città dei "no": "No alla Tav", "No alla seconda linea della
Metropolitana", "No al grattacielo"! Di conseguenza, perché qualcuno dovrebbe
pensare di venire a Torino a fissare un'attività o ad abitare, sapendo che è una città in
cui si vuole, in ogni modo possibile, paralizzare anche fosse solo un'ipotesi di sviluppo?
Noi siamo a favore del referendum, perché è evidente che questa Variante (che,
ribadisco, non rappresenterà una Variante a sé, ma modificherà strutturalmente il futuro
urbanistico della nostra città) non era compresa, come tanti altri provvedimenti, nel
programma elettorale del Sindaco Chiamparino. Visto che il Sindaco Chiamparino è
stato votato sulla base di un programma ben definito e che i cittadini dovrebbero essere
coinvolti nelle scelte relative al futuro strategico della propria città o, comunque, del
posto in cui vivono, riteniamo doveroso, da parte dell'Amministrazione Comunale -
indipendentemente dal nostro pensiero -, chiamare i cittadini ad esprimersi, con quesiti
chiari, semplici, non astrusi e che abbiano la possibilità di scegliere loro, in prima
persona, il futuro della propria città.
È evidente che gli amici del Partito Democratico abbiano paura, perché, accettando
l'ipotesi del referendum, rischiano. Se il Sindaco Chiamparino venisse sconfitto al
referendum su una questione strategica, a quel punto dovrebbe trarre qualche
conseguenza; magari riprovarci tra 10 anni e, nel frattempo, prendere armi e bagagli e i
ricordi del bel tempo che fu e fare qualcos'altro! (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Sindaco, il problema della mozione di sfiducia è che, poi, i suoi
compagni non la votano! Lo sa che ho cercato tante volte di farle questo favore, ma me
lo impediscono!
È evidente che un eventuale "no" al referendum metterebbe in crisi l'Amministrazione
Comunale. È una banalità, ma è la verità. Un Sindaco che, rispetto ad una sua
impostazione o ad un suo desiderio (indipendentemente dal fatto che si tratti di una
Variante, di una modifica dello Statuto o del cambio di nome della città), venga, di
fatto, sfiduciato dai cittadini, è un Sindaco che ha perso, nei confronti della sua città, la
maggioranza che aveva.
Quindi, che cosa fate? Semplicemente, dicendo "no al referendum", avete deciso di non
consultare i cittadini! Perché non vi interessa il parere dei cittadini! Quello che, in
quest'Aula, vi interessa o vi interesserà anche questa sera è il mantenimento dello status
quo, del potere e dei poteri che sorreggono questo potere. È questo il vero motivo del
"no" al referendum che il PD afferma questa sera.
Noi, più volte, abbiamo chiesto dei referendum consultivi in questa città: sull'Ecopass
(e il Sindaco mi ha detto che se ne riparlerà dopo le elezioni, ma, secondo me, non si
farà neanche l'anno prossimo, perché ci saranno le provinciali e avete paura di perderle
e, poi, ci saranno le regionali e dovrete vedere come sarete messi), sul voto agli
immigrati; insomma, si trattava di referendum politici. Questo, però, non è un
referendum politico, ma è il coinvolgimento dei cittadini per decidere su un intervento
rispetto al quale non hanno avuto la possibilità di riflettere nel momento in cui gli avete
presentato il vostro programma. Infatti, gli elettori non hanno votato "Chiamparino
grattacielo", ma "Chiamparino Mole Antonelliana", perché quella opzione non è mai
stata sottoposta al loro vaglio.
Questo è un aspetto importante, perché non attiene alla politica, ma al futuro di questa
città! È importante questa Variante, Colleghi! Lo so che, poi, ognuno di noi (soprattutto
con questo tipo di politica, in cui le elezioni valgono poco e le nomine valgono molto) è
costretto a votare per fedeltà, più che per idea; me ne rendo conto, anche io, purtroppo,
faccio parte di questo triste gioco. Però dobbiamo essere tutti consapevoli che il voto di
questa sera è importante! Non è il voto su una delle troppe Varianti dell'Assessore
Viano, che pur ben capace di presentare, dopo 14 anni, un nuovo Piano Regolatore, non
è in grado di farlo, per cui ci subissa con centinaia di Varianti (143 o 144, ho perso il
conto).
Questa non è una Variante, ma il futuro! Nel giro di 10 anni, lo skyline di Torino,
anziché essere inconfondibile, potrebbe essere simile a quello di Sydney o di Hong
Kong (sto esagerando, perché lì ce ne sono molti), ma, comunque, visto da lontano e di
fronte, sarebbe così, perché scomparirebbero la Torre di Piazza Castello e la Mole
Antonelliana. Si tratta di questo.
La vostra non è una scelta normale, perché non bisognerebbe avere paura di dire "sì"
alla volontà popolare e dei cittadini; non si tratta di populismo, ma di serietà e
trasparenza nelle scelte!
Noi siamo per il "sì" non perché abbiamo dei dubbi, ma perché riteniamo che, rispetto
ad una scelta di questo tipo (che non è politica, ma è il futuro, e non è necessariamente
la stessa cosa), la voce dei cittadini dovrebbe avere cittadinanza; purtroppo, invece,
prevarrà, ancora una volta, la voce dei Partiti, delle oligarchie e dei gruppi di pressione.
È qualcosa, però, che ha poco a che fare, a nostro avviso, con quella concezione di
democrazia elementare che dovrebbe uniformare l'attività di una Pubblica
Amministrazione.
Il Sindaco Chiamparino diceva "no" al referendum sul voto agli immigrati, perché era
una posizione politica e la difendeva, vista la sua impostazione culturale; noi non
eravamo d'accordo (ma, comunque, non si è più proceduto in quel senso, evidentemente
ve lo siete dimenticati, perché sono passati due anni da quando governate e, per fortuna,
avete messo la testa a posto in questo periodo), ma potevamo comprenderlo.
Oggi, però, non comprendo il motivo per cui si dica "no" a questo referendum. Su una
scelta del genere è profondamente sbagliato ed è democraticamente insano che i
cittadini non possano pronunciarsi. Abbiamo molto rispetto per le posizioni degli altri,
per le posizioni di chi si preoccupa per il futuro urbanistico di questa città, però non le
condividiamo, perché, lo ripeto, a nostro parere, ogni elemento che possa dare
un'immagine di modernità e di futuro a questa città deve essere colta al volo e deve
essere perseguita. Nello stesso tempo, non esiste il perseguimento a qualunque costo;
infatti, la democrazia è la possibilità, per una comunità, di poter decidere il proprio
futuro o le parti importanti del proprio futuro.
Dicendo "no" al referendum, voi, di fatto, impedite a questa comunità di decidere del
proprio futuro. Vi arrogate il diritto di sostituirla in una scelta strategica, dopo che,
probabilmente, vi siete ben guardati dall'inserirla nei vostri programmi elettorali, perché
vi avrebbe creato problemi. Quando qualcosa vi crea problemi, semplicemente non ne
parlate o cercate di superarlo con l'indifferenza. È un fatto molto grave!
Noi non possiamo fare altro che esprimere il nostro voto favorevole rispetto alla
richiesta del referendum, indipendentemente da chi la presenta.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Goffi.

GOFFI Alberto
Intervenendo dopo il Consigliere Ghiglia, il quale ha fatto richiamo alla responsabilità,
non posso fare a meno di dichiarare che mi sento assolutamente responsabilizzato e,
francamente, lo ero anche prima del suo richiamo.
Il mio battesimo in questo Consiglio Comunale coincide con una decisione che ritengo
importantissima per la città e, personalmente, sono fra coloro i quali ritengono che sia
più utile cogliere le opportunità piuttosto che discutere all'infinito, magari, perdendo
anche delle chances; peraltro, credo che, in questo momento, Torino non abbia né la
possibilità né tanto meno la volontà - da parte di questo Consiglio Comunale - di
perdere delle opportunità.
Siccome ci sarà il tempo di discutere sulla proposta di variante e, in questo momento,
stiamo parlando della questione referendum, voglio precisare che, per formazione
politica, sono fra coloro i quali ritengono che la partecipazione diretta dei cittadini non
sia solamente giusta, ma anche sacrosanta, però, non per le motivazioni addotte dalla
Sinistra Arcobaleno e da alcuni dei promotori, poiché non credo che, qualora il
Consiglio Comunale non accettasse la proposta di referendum, daremmo un segnale
ancora più forte di disaffezione nei confronti della politica.
Non penso che questo sia il motivo, poiché, se si citano gli esempi europei, bisogna
farlo fino in fondo, perché il nostro Paese non ha certamente il problema della
rappresentatività; infatti, esemplificando, Parigi ha 1 eletto ogni 16.700 cittadini, mentre
l'Italia ha circa 1 eletto ogni 320 abitanti, perciò si comprende benissimo che non si
tratta di un problema di rappresentatività.
Poi, se si cita l'Europa quale modello per i referendum, bisogna pure ricordare che, in
Europa, non esiste tale livello di rappresentatività e, quindi, non credo che queste siano
le motivazioni per le quali è giusto affrontare il problema del referendum e darvi corso,
poiché vale l'esatto opposto, e, se si discute anche dell'assunzione di responsabilità che
la politica deve fare come atto obbligatorio nei confronti dei cittadini, penso che le
decisioni all'interno di un Consiglio Comunale siano proprio la più alta espressione di
assunzione di responsabilità.
Ciò premesso, rimango dell'opinione che la consultazione sia un momento importante
della vita civile e di un sistema democratico come quello dell'Italia.
Però, siamo sicuri che questo modo di operare sia quello giusto? Siamo certi che questa
domanda - l'ha detto bene il Consigliere Giorgis, ma lo ripeto - farà da cartina tornasole,
restituendoci chiaramente l'immagine di ciò che pensa effettivamente la città, su questo
progetto? Io non lo so.
Esiste, se vogliamo, un modo più simpatico e, forse, anche un po' ironico, di porre
quesiti. Avremmo potuto scrivere: "Concordate sulla costruzione indiscriminata di
grattacieli a Torino?".
Credo che chiunque, fuori e dentro quest'Aula, risponderebbe tranquillamente "no", e
mi pare che la formulazione estremamente generica di quel quesito ci imponga una
riflessione un po' più approfondita, perché, a fronte di una domanda che, a mio
giudizio, indirizza il cittadino a votare "no", si pongono problemi organizzativi che, pur
essendo secondari, tuttavia esistono, come quello dei costi (che variano da 1.000.000 a
2.000.000 di Euro) e quello secondo cui ci andiamo ad attestare su un referendum che
ha visto una forma di partecipazione solo nel lontano 1989.
Quindi, non credo che gli uffici siano preparati ad affrontare quest'aspetto
organizzativo, che comunque - ripeto - è di secondaria importanza, mentre ritengo che
la questione primaria sia quella di fare una consultazione che non indirizzi il cittadino
ad una decisione che mi sembra scontata.
Continuo a credere che la partecipazione sia non solo giusta, ma sacrosanta - voglio
ribadirlo -, penso anche che un'Amministrazione seria, la quale si ponga l'autorevolezza
nei confronti della città e l'assunzione di responsabilità, perché siamo stati eletti, con un
alto margine di rappresentatività, debba formulare un quesito astratto e oggettivamente
inattaccabile, cioè serio.
Tuttavia, quello non è un quesito serio; perciò, l'UDC intende esprimere, in quest'Aula,
il proprio voto di astensione.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cassano.

CASSANO Luca
Molti esponenti politici, in queste settimane, si sono prodigati in commenti sulla
proposta iscritta quest'oggi all'ordine del giorno.
Non siamo diventati dei Pasdaran dello strumento referendario, né aspiriamo ad emulare
grandi personaggi politici dello spessore di Mariotto Segni, come qualcuno ha detto nei
giorni scorsi.
Le nuove modalità di trasformazioni urbanistiche impongono, evidentemente, nuove
forme di partecipazione, senza alcuno scalpore.
Questa Città ha scommesso sulla propria capacità di reinventarsi, e la scommessa sarà
vinta, signor Sindaco, solo se sapremo scrivere assieme, non solo i contorni e le linee
guida, ma anche le regole.
Crediamo che i bisogni e le esigenze dei territori non possano passare in secondo piano
- proprio per questo abbiamo scritto e proposto la deliberazione -, e, a livello sia locale
sia nazionale, assistiamo ad un fenomeno che riteniamo occorra contrastare.
Le esigenze di bilancio dei Comuni e il tentativo, sempre più frequente, di sopperire ai
minori trasferimenti con una trattativa - spesso anche al ribasso - con i privati
impongono argini di protezione alle Amministrazioni Comunali, e la nostra proposta va
letta in questo senso. Non è il caso specifico del grattacielo Intesa-Sanpaolo, ma, se il
principio diventa quello di trovare privati disposti a realizzare grattacieli in grado di
rimpinguare le casse comunali, sono i cittadini torinesi a perdere!
Il nostro non è un quesito sui 15 o 20 metri in più, come qualcuno si è affrettato a dire,
ma su ciò che quest'aumento rappresenta, in termini normativi e regolamentari, per la
nostra città.
Il secondo quesito, che abbiamo proposto con un emendamento illustrato in
Commissione, vuole aprire una discussione sul futuro di Torino, come il primo, e sulla
necessità che questo futuro non sia subito dalla città, ma scritto assieme a tutti gli attori
sociali.
Se, oggi, il Consiglio dovesse approvare la consultazione referendaria - ed auspichiamo
che decida in tal senso -, proponiamo una moratoria sui nuovi grattacieli fino alla
consultazione stessa, che si svolga (anche per sedare i commenti di chi si è affrettato a
dire che questa rappresenterebbe un costo insormontabile per l'Amministrazione
Comunale) con le prossime elezioni già previste, che, fino a prova contraria, dovrebbero
essere quelle per il rinnovo del Parlamento Europeo e delle Amministrazioni
Provinciali.
Questa consultazione, come ha detto bene prima il Consigliere Carossa, per noi non sarà
una sconfitta, se il Consiglio Comunale voterà a favore, e non ci sentiremo sconfitti in
qualità di politici e di amministratori. Come diceva il Consigliere Carossa, di fronte a
trasformazioni radicali e secolari, la nostra coscienza di amministratori ci ha spinto a
chiedere, ai cittadini torinesi ed a questo Consiglio, di completare la nostra delega, non
di sostituirla!
In una fase in cui un grande partito sceglie le primarie come strumento di governo, non
crediamo sia blasfemo coinvolgere i cittadini torinesi, non solo sui nomi, ma anche sui
contenuti, per una volta.
Per noi, Consigliere Giorgis, il referendum non è uno strumento di risoluzione delle
controversie di questa maggioranza, perché non siamo così sciocchi e miopi.
Successivamente, interverrò sulla proposta di mozione anticipata dal Collega. Mi
permetto di cogliere una modesta contraddizione, perché, se la partecipazione è davvero
prioritaria, come si afferma in quel documento, il PD ed i Colleghi che si sono
precedentemente espressi sull'astensione, come il Consigliere Goffi, avrebbero potuto
tranquillamente emendare la nostra deliberazione d'iniziativa consiliare, proponendo un
quesito più chiaro, lineare e confacente alla loro impostazione.
Se la sinistra non avesse chiesto questi approfondimenti - di questo credo ci vada dato
atto -, oggi, i Consiglieri avrebbero assunto una decisione, anche sulla Variante n. 164,
in maniera meno consapevole e, probabilmente, avremmo già votato il grattacielo per il
Palazzo Uffici della Regione - non bisogna dimenticarlo -, senza alcuna forma di
partecipazione attivata da questo Consiglio Comunale.
Pertanto, ci siamo assunti la responsabilità di proporre questa deliberazione e
chiederemo la stessa responsabilità ai Consiglieri, con un voto a favore.
Se così non sarà, ci faremo carico, con i partiti della sinistra che, in quest'Aula, hanno
proposto l'istituzione di un referendum consultivo, di organizzare una consultazione
informale, Circoscrizione per Circoscrizione, a testimonianza di quanto sia importante
la partecipazione, per noi, nell'ambito delle trasformazioni urbanistiche.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Sarò molto breve, anche perché hanno già parlato i Colleghi. Mi verrebbe da chiedere
(con grande rispetto): "Di che cosa parliamo?". Parliamo di un referendum che è stato
chiesto da una parte della maggioranza, e, quando una parte della maggioranza che
governa questa Città chiede un referendum, io penso che l'opposizione non possa che
accettare, perché è la dimostrazione che questa maggioranza non è coesa. Se non siete
capaci a decidere, è evidente che ci sono difficoltà interne.
Caro Sindaco, mi rivolgo a lei, alla sua Giunta e anche al suo PD: questi sono problemi
soprattutto vostri. Qualche simpatico giornalista ha tirato in ballo l'etica della
responsabilità e l'etica della decisione. Se mi permette, questa etica è al 90%
responsabilità vostra (il 70% vostra e, forse, il 20% della Sinistra Arcobaleno) e al 10%
solo nostra. Mi fa ridere che si chieda all'opposizione di essere responsabile. Noi lo
siamo sempre stati, e lo saremo anche questa volta, ma la responsabilità sta in chi deve
decidere.
Voi non siete d'accordo su un'importante realizzazione per la città, che comunque inizia
un percorso che qualcuno può definire di innovazione, di modernità, ma ci sono delle
opposizioni interne molto forti. Di fronte a questo "non accordo", il Gruppo di Forza
Italia dice di fare il referendum! Poi, non possiamo porci adesso, in questa sede, il
problema dei costi del referendum, lo dico anche ai Colleghi dell'opposizione. A parte
che, in ogni Amministrazione, compresa questa - voglio essere generoso -, ci sono tanti
di quegli sprechi (e non voglio addebitarli a nessuno), che i soldi del referendum, forse,
sarebbero i meglio spesi. Ma non raccontiamoci questa storia! Adesso, accantoniamo il
problema economico. Mi rendo conto che molti non possono avere memoria storica,
anche degli ultimi mesi, rispetto a quanto avvenuto; si chiede un referendum perché la
maggioranza non è in grado di decidere: allora, si vada al referendum!
Il Consigliere Giorgis, prima, ha espresso un concetto che può essere ribaltato: si
pongono delle domande pleonastiche per tutto questo Consiglio (non parlo del quesito
referendario), perché, comunque, la questione(sia la deliberazione, sia il quesito
referendario) è già impostata su qualcosa che è, di fatto, scontato. Ritengo che non sia
così, perché, se così fosse, le chiederei conto dei mesi che ci avete fatto perdere in
Consiglio e in Commissione sulla questione dei grattacieli, e lei poi ne chieda conto alla
sua maggioranza! Ma non spetta a me verificare questa situazione, se lei e la sua Giunta
non riuscite a controllare la vostra maggioranza. Quindi, sono problemi vostri! Se non
riuscite a mettervi d'accordo nelle riunioni di maggioranza e scaricate, ormai
regolarmente, questi problemi sulle Commissioni, sui Consigli Comunali, sulla
Conferenza dei Capigruppo, mi spiace, è responsabilità vostra!
Quindi, di fronte a questa proposta di deliberazione, noi voteremo a favore, perché (dico
una cosa pleonastica) diventa difficile non aderire ad una richiesta di consultazione della
gente. Sindaco, è vero, c'è un vulnus: c'è una mancanza di responsabilità e di etica della
decisione; questa, però, ce l'avete tutta in capo voi, come maggioranza che governa
questa Città.
Quindi, che cosa volete? Prendetevi il referendum (se questa sera sarà approvata la
proposta di deliberazione), perché è l'ennesima dimostrazione che non siete in grado di
governare e non avete una maggioranza per farlo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Noi siamo sempre molto favorevoli ad ogni tipo di consultazione popolare, perché
permette ai cittadini di avvicinarsi alla politica, visto che ultimamente ne sembrano un
po' distanti. Inizialmente, ero partito con molto entusiasmo riguardo a questo
referendum, perché pensavo che potesse essere uno stimolo per i cittadini ad esprimere
finalmente la loro opinione sul futuro della città. Poi, però, si sono verificati due fatti
nuovi, che, secondo me, sono importanti.
Il primo fatto è questo. Siccome sono alla mia prima elezione a Consigliere, non ero a
conoscenza di una questione. Leggendo il Regolamento, ho scoperto che, se dovesse
passare questa proposta di deliberazione, il referendum si farebbe fra un anno, cioè tra il
15 giugno e il 15 luglio del 2009, perché il Regolamento prevede che, se il referendum
non è approvato con deliberazione consultiva entro il mese di febbraio, debba essere
indetto per l'anno successivo. Questo aspetto, dal punto di vista molto pratico (io sono
anche una persona molto pratica), lo rende molto poco incisivo, ed è stato il primo
movente che mi ha fatto riflettere sull'opportunità di questo referendum, nonostante io
sia abbastanza d'accordo sul quesito referendario.
Il secondo fatto è questo. È stata elaborata questa mozione (che vede come primo
firmatario il Consigliere Giorgis e che ho firmato anche io), che mi pare molto
intelligente e che prevede una ridiscussione del Piano Regolatore, come chiedevamo da
tempo. L'Assessore Viano è testimone del fatto che, ogni volta, in ogni seduta di
Commissione, dicevamo che bisognava rivedere il Piano Regolatore, che volevamo una
Variante ambientale del Piano Regolatore e che era ora di finirla con interventi "spot".
Ebbene, con questa nostra mozione viene recepita la nostra istanza, che, come ho sentito
prima, è stata anche un'istanza del Consigliere Angeleri e di altri.
Quindi, questa mozione rimette in gioco tutto; prevede il fatto che ci sia un percorso
partecipato della ridefinizione di certi obiettivi del Piano Regolatore. Secondo me, è un
superamento buono di questo referendum. Si dà nuovamente la parola al Consiglio e ai
cittadini, perché leggo in questa mozione che "…il Consiglio Comunale possa attivare
un percorso di consultazione e partecipazione che porti alla definizione delle linee guida
della politica urbanistica della Città di Torino…". Ne siamo soddisfatti. Ecco perché, a
questo punto, ritengo che il referendum sia pleonastico: è poco efficace, in quanto
sarebbe applicato tra un anno, e questa mozione, che mi auguro venga approvata, fa
superare questa condizione e rimette in discussione ogni cosa che riguarda il Piano
Regolatore, compresi i futuri edifici sui quali alcuni di noi possono essere d'accordo e
altri no.
Per questo motivo, io che inizialmente ero favorevole al referendum, ritengo che possa
essere superato. Quindi, penso che il mio voto sia non favorevole su questo tipo di
referendum, proprio perché molto limitante e mi auguro che la mozione venga
approvata e applicata. Ricordo come il metodo dell'urbanistica partecipata sia già stato
sperimentato in altre Nazioni, ad esempio nella Gran Bretagna degli anni Ottanta, ai
tempi della Thatcher, quando, effettivamente, questo era l'unico modo di controllare
l'operato di questo Governo monocratico.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Intervengo, intanto per ricordare al Capogruppo di Forza Italia (o Popolo per la Libertà),
che, a costo di apparire lezioso, la contrapposizione non è tra etica della responsabilità e
etica della decisione, che, palesemente, vogliono dire la stessa cosa, ma fra etica della
responsabilità ed etica della convinzione, che è vero che fa rima, ma è un'altra cosa.
Questo perché le citazioni bisogna farle correttamente. Mi sono permesso di correggere
questa sua citazione, però concordo con lui e con gli altri che hanno detto che qui il
problema non è rappresentato dai costi, perché ci sono, e negare che ci siano non
corrisponde a verità. I costi sono indispensabili a sorreggere un processo democratico,
ed è giusto sostenerli.
Pregherei anche il Consigliere Domenico Gallo che è intervenuto prima, a non usare
espressioni come "le mani sulla città", perché cadrebbe perlomeno in contraddizione,
facendo parte di un partito che ha un Assessore in una Giunta che vuole mettere "le
mani sulla città"; suvvia un po' di coerenza! Le parole sono importanti, diversamente
non si capisce perché parliamo in quest'Aula. Se le parole non servissero a nulla,
potremmo limitarci a fare gesti!
La questione vera è stata posta chiaramente dai Consiglieri Giorgis, Goffi, Angeleri ed
accennata da Zanolini, cioè, la corrispondenza dei quesiti rispetto agli obiettivi o,
meglio, prima si sceglie lo strumento rispetto agli obiettivi.
Mi verrebbe facile dire: perché non si è proposto il referendum due anni fa? Perché, se
si fosse voluto un referendum consultivo circa due anni fa, avrebbe avuto un senso,
perché avrebbe accompagnato un processo di discussione; io avrei potuto avere
un'opinione diversa, ma comunque avrebbe avuto un senso.
Oggi bisogna rispettare i cittadini, e andargli a chiedere se vogliono edifici più o meno
alti cento metri è mancanza di rispetto, perché quella scelta è già stata fatta.
Non so se sia possibile, ma, se si vuole essere contro il grattacielo Intesa-Sanpaolo,
diciamo la verità si veda se c'è la possibilità di istruire un referendum abrogativo e se
questa esiste si segua il percorso dovuto, si raccolgano le firme e si sottoponga il quesito
ai giudizi di ammissibilità. Questo è uno strumento con un quesito che corrisponde ad
un obiettivo di partecipazione vera.
A me dispiace dirlo, perché non c'è niente di peggio in democrazia, ma, ammesso che il
Consiglio Comunale, che è sovrano, decida di fare il referendum, qualunque sia l'esito
di un'eventuale referendum con quei quesiti, non cambierà nulla nel processo
decisionale, e a meno di non mettere in discussione l'esistenza stessa di questa
Amministrazione, nulla può cambiare, perché sono decisioni già prese!
Capisco i discorsi politici; d'altra parte, anche le bandiere "No TAV" che si sono viste
in questo presidio sono indicative (siamo in una fase politica particolare, e capisco
quindi che la politica si infili in tutti gli interstizi in cui si può infilare), però non
confondiamo il rigore di un percorso democratico in cui ai cittadini si chiede di
pronunciarsi su questioni sulle quale l'esito del pronunciamento corrisponde a ciò che
avverrà, con un percorso che sta soltanto nell'astrazione della politica.
Questa è la questione. Diverso è, invece, ciò che viene proposto con la mozione, di cui
parleremo dopo, perché, come ha detto il Consigliere Zanolini, qui è tutto aperto: c'è la
consapevolezza (Consigliere Angeleri, si può dire: "meglio accorgersene tardi, che
mai") che si debba andare ad una Variante organica e strutturale del Piano Regolatore e
questo risponde a sollecitazioni venute da quasi tutte le parti politiche. Prima di Natale,
fu posto all'interno della maggioranza il problema della Variante, che si vuole
affrontare con un duplice strumento:da un lato un documento quadro che coinvolga,
come diceva il Consigliere Goffi, la discussione politica del Consiglio Comunale e,
dall'altro, le forme di consultazione utili a sostenere questo processo. Se troveremo il
modo di far sì che siano referendarie, saranno referendarie; diversamente, sarà un altro
strumento.
L'importante è che si avvii, in questo caso, un percorso attraverso il quale ciò che viene
chiesto ai cittadini corrisponda alle decisioni di cui si vedranno gli esiti e non una pura
esercitazione politica finalizzata a scopi che possono anche essere nobili, ma che non
fanno accrescere la partecipazione nella nostra città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Dichiaro conclusa la fase dibattimentale della proposta di deliberazione.
Passiamo all'analisi degli emendamenti.
Comunico che sono stati ritirati l'emendamento n. 4, a firma del Consigliere Zanolini, e
gli emendamenti nn. 3 e 6, a firma dei Consiglieri Cerutti, Cassano e Gallo Domenico.
L'originale dell'emendamento n. 1 è inserito nel presente verbale all'appendice degli
emendamenti respinti, codificato con il n. .
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Ci sembrava che le modifiche apportate al quesito fossero sufficienti a far condividere
la proposta di referendum a tutto il Consiglio Comunale, così come ci era sembrata
condivisa negli incontri di maggioranza, però, visto che il clima è cambiato, ne
prendiamo atto e ritiriamo alcuni emendamenti.
Questo che illustro brevemente, modifica anche una parte della premessa, che conteneva
una parte specifica riguardante soltanto il grattacielo Intesa-Sanpaolo, e dice, in
sostanza "alla luce di cosa sta avvenendo in città, si propone il referendum". Si voleva
andare oltre la questione del grattacielo di cui fra un po' discuteremo, guardando al
futuro.
Ci sembrava un modo accomodante per riuscire ad arrivare ad una soluzione condivisa e
quindi abbiamo indicato, in questo emendamento, che è in programma la costruzione di
altri grattacieli: al Lingotto, in Corso Marche, in Corso Dante, che modificheranno
profondamente la futura struttura urbanistica della città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1:
presenti 41, contrari 25, favorevoli 9, astenuti 7.
L'emendamento n. 1 è respinto.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'originale dell'emendamento n. 2 è inserito nel presente verbale all'appendice degli
emendamenti respinti, codificato con il n. .
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 2:
presenti 45, contrari 27, favorevoli 18.
L'emendamento n. 2 è respinto.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'originale dell'emendamento n. 5 è inserito nel presente verbale all'appendice degli
emendamenti respinti, codificato con il n. .
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 5:
presenti 43, favorevoli 16, contrari 27.
L'emendamento n. 5 è respinto.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione:
presenti 47, astenuti 3, favorevoli 19, contrari 25.
La proposta di deliberazione è respinta.
oggetto 'Variante parziale n. 164 al PRG ai sensi dell'art. 17, comma 7 della LUR
concernente l'ambito 8.18/3 Spina 2, Porta Susa. Adozione'"
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