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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Sindaco, per le comunicazioni. SINDACO Prima di fare qualche breve considerazione (anche perché molte sono apparse sui giornali), devo delle scuse al Consiglio Comunale (e lo dico in modo assolutamente non retorico), perché nell'intervista di oggi sul quotidiano "La Stampa" mi viene attribuita una frase, secondo la quale io avrei detto che, rispondendo alle comunicazioni, oggi ci saremmo divertiti. Anzitutto, quella frase non l'ho mai detta. Tuttavia, essendomi stata attribuita, non ne posso non rispondere davanti a voi, quindi chiedo scusa. Anzitutto, c'è un errore, perché le comunicazioni non sono state chieste dalla sinistra, come sembrerebbe emergere dal contesto di quella frase, ma da un'altra formazione politica. Inoltre, quello è un frasario che non mi appartiene e, infine, è una considerazione che ha un tono irriguardoso nei confronti del Consiglio e per la quale, ripeto, potrei produrre un testimone, perché il colloquio con il giornalista (che poi, evidentemente, ha riferito ad altri) è avvenuto, per caso, alla presenza di un testimone, comunque non mi pare comunque il caso di arrivare a quel punto. Ci tenevo, però, ad un chiarimento perché, se fossi seduto sui banchi del Consiglio, la considererei una frase irriguardosa e, quindi, come tale, da parte mia sento questo dovere di scusarmi, anche se è una frase che non ho mai detto. Venendo al merito, come è già stato detto da più parti, siamo di fronte ad un evento che, intanto, rientra in una consuetudine; ormai da alcuni anni, infatti, la Fiera del Libro ha l'abitudine di invitare un Paese, con la sua letteratura, i suoi scrittori e le sue scrittrici, ad essere ospite ufficiale. Si tratta di un evento culturale, quindi credo basterebbe già questo per sgomberare il campo da ogni considerazione, essendo la cultura e la letteratura, di per sé, oggetto e luogo di dialogo e di confronto critico. Non si comprende, quindi, per quale ragione la letteratura israeliana non possa avere la dignità di ospite ufficiale della XXI Fiera del Libro. Non oso pensare che coloro che hanno sollevato questo problema non abbiano mai letto articoli, saggi, o romanzi di Yehoshua, Amos Oz, David Grossman o altri, perché, avendoli letti, saprebbero quale intensa criticità vi sia proprio sulla drammatica questione israelo-palestinese e in generale sul rapporto ebrei e arabi, religione ebraica e religione musulmana. Solo questo dovrebbe bastare non solo ad evitare condanne o richieste di boicottaggio, ma ad invitare a plaudire a questa scelta, perché la Fiera del Libro può rappresentare una delle culture oggi tra le più vive nel panorama letterario internazionale, grazie anche a questa sua intrinseca criticità su uno dei problemi cruciali nella vita culturale e politica del nostro pianeta. La questione potrebbe essere chiusa qui, per respingere i tentativi di considerare in qualche maniera legittimo l'invito ad ospiti ufficiali della Fiera agli scrittori israeliani, solo se questi "compensati", tra virgolette da analoga presenza di scrittori arabi o palestinesi. Ma dal momento che è stata "messa in politica" (e non sono stato io a farlo per primo), una considerazione politica la voglio fare. Se l'unico modo per trovare una soluzione alle drammatiche vicende che da tempo convivono in quella parte del mondo è quello di riconoscere l'esistenza di due popoli e di due Stati autonomi ed indipendenti (e su questo credo siamo tutti d'accordo, senza distinzione fra destra, sinistra e centro), come si può perseguire questo obiettivo, se si nega ad uno dei due popoli un'autonoma rappresentazione persino sul piano culturale? Se un popolo non ha il diritto di rappresentarsi in modo autonomo attraverso la letteratura, attraverso la cultura, perché ha bisogno di essere sempre "accompagnato" tra virgolette, da qualcun, allora si abbia il coraggio di affermare che si nega quel popolo. Il prossimo anno l'ospite della Fiera del Libro sarà l'Egitto (o potrebbe essere, ad esempio cosa - che auspicherei -, l'Iran o altri Paesi arabi, anch'essi di densa cultura -basti pensare ad un regista come Kiarostami, per citarne uno), mi chiedo in maniera provocatoria, se qualcuno porrebbe il problema, in quel caso, di una presenza anche di scrittori israeliani. Penso di no, e questo credo la dica lunga sull'intima contraddizione che vi è in quella posizione, dal punto di vista politico. Qualcuno ha detto che l'invito coincide con i 60 anni dello Stato d'Israele. Sì, e non vedo cosa ci sia di male! Lo scrive anche oggi sul "Corriere della sera" e lo dice da tempo Piero Fassino, che lì ci sono due diritti, due verità, due ragioni che devono convivere e dal momento che dovevamo trovare un argomento che spiegasse la scelta, come ospite ufficiale della Fiera, dello Stato d'Israele, abbiamo ritenuto giusto (siccome riconosciamo l'esistenza di questo Stato che compie 60 anni) poter offrire un contributo al dialogo invitandolo ad essere presente con la sua cultura e con la sua letteratura. L'ho detto con una battutaccia, ma avrei potuto capire se avessimo organizzato una parata militare per i 60 anni di Israele, non un invito ai suoi letterati e ai suoi scrittori! Credo che non ci sia altra soluzione che tenere ferma questa strada che stiamo perseguendo e, tra l'altro, si susseguono le dichiarazioni di sostegno per questa scelta, da tutte le parti politiche, dal Presidente della Camera al Segretario del Partito Democratico, e da tante altre posizioni emerse in queste ore. Per cui, nulla deve cambiare nell'impostazione originaria, che fin dall'inizio, comprendeva (come è sempre stato per la Fiera) spazi per tutti, sia nell'ambito della presenza autonoma (attraverso stand e presenze della propria cultura), sia anche nella presenza alle discussioni e ai dibattiti, in un cartellone molto ampio ed articolato, che comprende ogni sorta ed ogni spazio di discussione aperta a tutti. Quando abbiamo dato la cittadinanza onoraria al Dalai Lama (se ne ricorda bene il Presidente), avevo usato un'espressione molto apprezzata dalla Sala( parlando del Tibet e della Cina): "Non ci può essere interesse economico che fa premio o fa velo all'affermazione del diritto di un popolo ad esprimersi autonomamente". Credo che questa affermazione debba essere valida anche oggi. Posso capire qualche visitatore più incerto, ma non ci può essere nessun timore, per quel che riguarda la sicurezza ed il controllo, che condizioni e faccia cambiare l'impostazione originaria della Fiera (ho parlato con il Presidente proprio qualche ora fa), a tal proposito, vorrei approfittare di questa tribuna per fare un appello a tutti gli editori e a tutti i visitatori potenziali della Fiera ad essere presenti, perché sapremo garantire tutta l'agibilità necessaria nel modo più funzionale ed efficiente possibile. Vorrei, senza retorica, ricordare a qualcuno che siamo a Torino, la città di Norberto Bobbio, di Primo Levi, la città che ha saputo, fin dallo Statuto Albertino, fare della tolleranza interreligiosa un proprio modo di essere, di fondare la propria civiltà. Credo che anche in questo momento Torino saprà orgogliosamente tenere fede alla sua storia, alla sua cultura e al suo senso civico. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Complimenti al Sindaco. Lo dico senza alcuna ironia (non mi capita spesso): ci riconosciamo totalmente nelle parole del Sindaco Chiamparino. Lo dico in maniera non strumentale; ma è evidente che, se una certa parte della sinistra è in collisione con la posizione del Sindaco, che noi condividiamo, chissà quale retropensiero esiste! Non è così semplice o semplicistica la spiegazione; non sono le questioni formali che mi preoccupano, ma quando un Gruppo della vostra maggioranza scrive dei comunicati con "Stato" di Israele laddove Stato è tra virgolette (non voglio evocare preoccupazioni, rigurgiti antisemiti, o altro). Provo un certo stranimento. C'è ancora oggi qualcuno che non riconosce che Israele sia uno Stato ed abbia diritto di esserlo? Per carità, si può fare tutto. In democrazia ci sta tutto! Io sono per la libertà anche di stupidaggine - io stesso ne faccio largo uso - però credo, Sindaco (su questo, invece, chiederei un atteggiamento anche più fermo), che non si possa tollerare, nell'ambito di una maggioranza politica, chi definisce lo Stato di Israele, uno Stato fra virgolette. Questo va ben oltre le riserve mentali che si hanno su questo tema, va ben oltre le polemiche sul fatto di dedicare la Fiera del Libro di quest'anno ad Israele. Non è mio costume evocare fantasmi. Non lo faccio neanche stavolta, perché di parole dal sen fuggite, la politica ne è sempre piena e abbiamo non solo scritto comunicati, ma sono state sprecate e buttate via tonnellate di inchiostro. Il problema, però, esiste ed è tutto politico. Potrei chiedere ai Comunisti - scusate se nella mia semplicità non distinguo fra Comunisti - quando mandano via il Sindaco Chiamparino. Questo è l'ennesimo episodio che testimonia il fatto che ci sia uno iato profondo nella maggioranza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Voi dovete mandarlo via! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Voi non avete il coraggio di mandarlo via - ve l'ho già detto una volta -, perché altrimenti, in quei banchi, non ci siederete mai più! Il Sindaco non se ne può andare, perché altrimenti non si può ricandidare. Dovete, però, avere il coraggio o state zitti una volta per tutte! Evitate, questa volta, di scrivere Stato tra virgolette, perché non è così. Ve la risolvete sempre a tarallucci e vino, vi fate le polemiche, ve la cantate e ve la suonate, però la questione non è sempre così semplice, soprattutto quando si tratta di argomenti di questa delicatezza. Non mi permetto mai di dare lezioni a nessuno, però credo che dedicare la Fiera del Libro 2008 allo Stato di Israele, non significhi non dedicare un'altra edizione della manifestazione ad una questione medio-orientale o ai diritti del popolo palestinese. È una semplice questione di libertà! Se trasferiamo sempre tutto in politica, compresa la fiera del Libro e le sue dediche - nessuno della Fiera del Libro è vicino alle mie parti politiche, quindi non ho nulla da difendere - diamo un'immagine di questa città che è - la stampa ha le sue visioni, da fuori ci sono letture diverse - veramente distorta in questo senso! È possibile che a Torino si debba buttare in politica anche la partecipazione culturale ad un Salone? È troppo perfino per la destra che fa opposizione. Mi preoccupo per questo avvicinamento e cedimento della coalizione di opposizione nei confronti del centro, però, nello stesso tempo, c'è un limite. Vorrei capire se questo limite, ancora una volta, si risolve a tarallucci e vino, perché alcuni Consiglieri in questa Sala hanno usato parole - al di là del virgolettato - abbastanza misurate, mentre ce ne sono altri - Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista - che, in altre sedi hanno avuto parole di fuoco. Vorrei che rispetto alle parole di fuoco ci fosse una condanna, signor Sindaco, perché credo che lo debba alla chiarezza di quanto ha detto. Condividiamo e sottoscriviamo quanto ha detto, però bisogna anche passare dall'evocare al dire qualcosa di più. Bisogna condannare chi condanna, condannare gli intolleranti, condannare le intolleranze e, soprattutto, bisogna condannare le ignoranze. Da lei ci spetteremmo qualche parola un po' più precisa. Non basta "sfottere" i compagni dicendo che fanno un po' troppo sindacalismo, ma bisogna, qualche volta, avere il coraggio di dire di non esagerare. Lei lo dice spesso, questa volta, però, lo dica alla sua sinistra: non esageriamo davvero! COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Caro Sindaco, se il Consigliere Ghiglia le dà ragione vuol dire che abbiamo veramente ragione noi, stavolta. Le scuse, per quanto riguarda l'articolo de "La Stampa" di stamattina, francamente, non le accetto, anche perché non ci riguarda il fatto di poter oggi scherzare in Consiglio Comunale. Piuttosto mi interessa l'articolo pubblicato su "La Repubblica", dove lei ci accusa di essere reazionari. Francamente, questa è un'accusa pesante e le chiedo di chiedere scusa. A pagina 5 della Rassegna Stampa, i Consiglieri dei Comunisti Italiani e di Rifondazione Comunista vengono definiti come reazionari, gente che cavalca il fondamentalismo politico per un pugno di voti. Personaggi che maneggiano a fini elettorali con la stessa disinvoltura una piccola polemica locale sull'attesa di un grattacielo. Credo veramente che le sue scuse siano un atto dovuto; poi, sta alla sua intelligenza e alla sua onestà poterle fare anche privatamente, non necessariamente in pubblico. Noi pubblicheremo il comunicato la Sinistra Insieme, dicendo "No al boicottaggio", "Sì alla presenza delle autorità palestinesi con pari dignità". Detto questo, sgomberate il terreno da una operazione, veramente indegna, di strumentalizzazione su questo problema. Consegnerò a tutti i Consiglieri la lettera del Segretario dei Comunisti Italiani, Chieppa, trasmessa al Sindaco nella giornata del 7 gennaio. Lettera mai più garbata, scritta dal Segretario del mio partito su una vicenda più delicata di quanto voi pensiate. Credo che ci sia disonestà intellettuale in chi ha associato la parola "boicottaggio" della Fiera del Libro con la posizione del Partito dei Comunisti Italiani. La lettera che leggerete fra un minuto è la prova di quanto sto dicendo. Il Segretario del mio partito ha espresso semplicemente il dubbio che a una grande manifestazione internazionale come la Fiera del Libro, possa essere invitato, come ospite d'onore nel 60° Anniversario della nascita, lo Stato di Israele, rappresentante della cultura israeliana. A conclusione di questa lettera, si sosteneva la necessità che una Fiera Internazionale come quella del Libro di Torino, conosciuta a livello europeo e mondiale, possa essere un'occasione per avvicinare le due culture, in una fase drammatica per il popolo palestinese, che è un popolo senza diritti e senza terra. Credo che l'avvicinamento di due culture all'interno di quella manifestazione sarebbe stato un atto che, secondo me, avrebbe provocato effetti positivi su quelle drammatiche vicende. Sono sgomento del clima di strumentalizzazione che è stato creato! Un po' come quello che si è creato per il Papa. Il Sindaco nell'intervista dice che i rappresentanti del popolo palestinese hanno declinato l'invito, ma anche il Papa ha declinato l'invito e non è andato alla Sapienza. Non ha voluto, perché credeva che su quella vicenda ci fosse strumentalizzazione! Dopodiché, Consigliere Ghiglia, la storia vi ha definiti sempre antisemiti fino a qualche anno fa. Adesso avete cancellato la memoria storica... GHIGLIA Agostino (Intervento fuori microfono). GALLO Domenico Avete cancellato la memoria storica del vostro antisemitismo. GHIGLIA Agostino (Intervento fuori microfono). GALLO Domenico Questo è il problema: l'antisemitismo! GHIGLIA Agostino (Intervento fuori microfono). Non ti devi permettere! GALLO Domenico Siete stati fino a pochi anni fa antisemiti! COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Gallo, per cortesia! Consigliere Ghiglia! GALLO Domenico Parla la storia. È la storia, caro Consigliere Ghiglia e la storia non si cancella. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Gallo, Consigliere Ghiglia, per cortesia! Colleghi, per cortesia! GALLO Domenico La storia, Consigliere Ghiglia, non si cancella! Questo è il problema! COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Ghiglia, per favore! GHIGLIA Agostino (Intervento fuori microfono). Sei un cretino! COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Ghiglia, per cortesia! GALLO Domenico Oltre ad essere un antisemita, è anche un volgare! GHIGLIA Agostino (Intervento fuori microfono). GALLO Domenico Questo è il problema! Perché è la storia di questo Paese che va in quella direzione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Gallo! GALLO Domenico Questo è il problema! GHIGLIA Agostino (Intervento fuori microfono). Si rende conto di cosa... COPPOLA Michele (Vicepresidente) Mi rendo conto perfettamente di cosa sta accadendo, Consigliere Ghiglia! GALLO Domenico La lettera del Segretario Chieppa conclude così: "Vi chiediamo pertanto di rivedere la scelta operata in relazione all'individuazione della Nazione ospite d'onore, confermando, ovviamente, la scelta fin'ora compiuta, ma aggiungendo quale ulteriore ospite d'onore alla manifestazione l'Autorità Palestinese rappresentata da numerosi intellettuali e scrittori che fanno di quell'area del Mondo un autentico giacimento culturale patrimonio di tutta l'umanità.". La lettera del Segretario Chieppa è stata strumentalizzata in maniera volgare! COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Gallo, devo dire con estrema franchezza... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io non l'ho interrotta! Credo che il Consigliere Ghiglia abbia risposto in maniera impropria, ma ritengo assolutamente inopportuno che, in quest'Aula, lei rivolga un'accusa grave, quale quella definita nei riguardi del Consigliere Ghiglia. Ritengo, francamente, fuori luogo e sono costretto a chiederle.... GALLO Domenico (Intervento fuori microfono). COPPOLA Michele (Vicepresidente) Per fatto personale, il Consigliere Ghiglia avrà diritto ad intervenire. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consiglieri, per cortesia! La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Sindaco, ben vengano le polemiche sul Salone del Libro (non queste di Aula), perché "oportet ut scandala eveniant", così vengono a galla alcuni nodi che una certa cultura ed una certa politica da tempo cercano di nascondere. Non stupisce che Tarek Ramadan sia stato il primo a svegliarsi e a dire che vuole boicottare il Salone del Libro di Torino, perché è un personaggio che è sempre stato ambiguamente a cavallo tra la figura dell'intellettuale e quella del testimonial di un certo estremismo islamico (adesso non può più andare a predicare negli Stati Uniti, perché gli rifiutano il visto per ragioni di ordine pubblico e sicurezza); mi auguro che questa sua posizione, che è legittima, faccia riflettere anche in futuro. Stupisce di più che alcuni partiti della sinistra cosiddetta radicale cadano ancora nella trappola di lasciarsi strumentalizzare, facendo ricorso ad un riflesso condizionato ed abituale, per cui ogni volta che si parla di Israele, come ha detto bene il Sindaco, si deve comunque almeno parlare anche di Palestina: Israele, in quanto tale, è un'entità ontologicamente non ammessa. Ciò che stupisce davvero è leggere sulla cronaca cittadina del quotidiano "La Stampa" parole come queste: "non si può festeggiare l'anniversario di un Paese che semina morte e la cui indipendenza è una ferita aperta". Queste non sono dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad mentre passeggiava in Piazza San Carlo, ma sono dichiarazioni attribuite in virgolettato ad un signore che si presenta come rappresentante dell'Unione Araba a Torino, piuttosto noto in città, un moderato, un commerciante mediorientale che dialoga con tutti, uno con cui si prende volentieri un caffè ed è uno che, accessoriamente, è stato candidato alle ultime elezioni comunali nella stessa lista in cui io sono stato eletto. Se una persona nota per essere un moderato e che riesce a candidarsi in un partito come Alleanza Nazionale (che, ricordo, difende le tesi e il diritto di Israele non soltanto di esistere, ma anche a difendersi), due possono essere le motivazioni: o questa persona dice cose gravissime per acquisire una qualche benevolenza tra i suoi correligionari (e sarebbe un fatto grave sul quale, Sindaco, la invito ad approfondire, perché se questo pensiero, che riecheggia le parole del Presidente iraniano sulla distruzione di Israele, fosse un pensiero diffuso e condiviso tra le comunità islamiche a Torino e tra coloro che le rappresentano, sarebbe un problema notevole per Torino, altro che Salone del Libro e boicottaggi!) oppure, peggio ancora, queste frasi sono state dette nella convinzione che avrebbero trovato ospitalità sui giornali, producendo un po' di pubblicità e di visibilità. Qui ricadiamo nell'errore di consentire a certe persone di maneggiare con troppa disinvoltura materie delicatissime, per non dire, se non fosse di cattivo gusto, esplosive. Sindaco, lei ha fatto bene ad iniziare un primo chiarimento, ma lo continui, perché ci sono persone ed esponenti delle forze politiche che la sostengono che parlano linguaggi molto sfumati a seconda delle platee che si trovano davanti e se il comunicato stampa per l'occasione è assolutamente accettabile, magari altre espressioni, in altri momenti e in altre sedi, lo sono un po' meno. Rispetto a certi rappresentanti delle comunità islamiche cosiddette moderate e rispetto alle forze che sostengono la sua maggioranza e la sua formula politica, credo che lei debba esercitare un dovere di chiarezza e di coerenza (dalle sue parti, una volta, si sarebbe detto di "vigilanza democratica"), che non è un fatto che riguarda soltanto lei, ma i cittadini torinesi e l'immagine di questa città nel mondo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Quanta amarezza! Ero rimasto a due settimane fa, quando, come ha ricordato il Presidente, insieme ai soli Consiglieri Levi-Montalcini e Genisio, avevo partecipato alla commemorazione, avvenuta qui in Sala Rossa, per ricordare la Shoah. Mi lascia l'amarezza nell'animo sapere che delle forze politiche - il dato di fatto purtroppo è questo, ma non voglio fare polemiche - presenti in quest'Aula ed in questa maggioranza abbiano scatenato questa polemica assurda e, ritengo, vergognosa. Concordo con le parole del Sindaco e non lo dico per associarmi a lui, ma perché quando si dicono cose giuste bisogna sottolinearlo, indipendentemente da chi le ha dette; anche all'interno del mio partito lotto contro il tentativo di cavalcare l'onda per ritagliarsi uno spazio, però certa gente dovrebbe rendersi conto che è molto grave scatenare questo genere di polemiche, soprattutto, con il mondo arabo e musulmano che abbiamo di fronte ed in una situazione così delicata come quella attuale. Ho l'amarezza nel cuore, perché in certe occasioni si dicono tante belle parole, così come è accaduto due settimane fa, e poi ci ritroviamo qui quasi a scannarci per queste polemiche assolutamente vergognose! Non entro nel merito della questione, perché non mi reputo all'altezza di discutere su chi abbia più o meno ragione tra israeliani e palestinesi ed inviterei tutti a seguire il mio esempio. Concordo pienamente sul fatto che l'unico modo per risolvere la questione tra Israele e Palestina sia quello di "due popoli, due Stati", ma bisogna perseguirlo fino in fondo e non solo per finta o a parole, bisogna perseguirlo sempre. Mi auguro che né gli organizzatori del Salone del Libro, né il Sindaco facciano un passo indietro rispetto alla decisione presa serenamente e tranquillamente alcuni mesi or sono; se dovesse accadere diversamente, Sindaco, le chiederei di prendere le distanze dalle forze politiche che hanno scatenato questa polemica e questa bagarre. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Di fronte a temi così impegnativi e nei limiti in cui sia possibile, vorrei riuscire a trovare un tono che cercasse di stare al merito e ad un'argomentazione il più possibile pacata; so che non è facile, però ci provo, sottolineando un paio di aspetti. Innanzitutto, come è stato sottolineato anche dal Sindaco nel suo intervento di apertura, bisogna chiedersi se sia sbagliato, se sia stato un errore o una leggerezza invitare, come Paese ospite, il Paese Israele e, quindi, la letteratura israeliana. È stato un errore, perché ricorrono i sessant'anni dalla nascita dello Stato di Israele? A questa domanda credo che si debba rispondere con molta chiarezza che non è stato un errore, perché, come ha esposto bene il Sindaco, la cultura e la letteratura del popolo di Israele, perlomeno per quanto riguarda la parte più nota e diffusa in Europa e negli Stati Uniti, sono molto attente alle ragioni del dialogo e della convivenza pacifica e molto critiche nei confronti delle scelte politiche del Governo di Israele, laddove questo ha chiuso al confronto ed al dialogo e ha pensato che la forza fosse la strada attraverso la quale garantire sicurezza. Il tratto saliente di questa cultura e di questa letteratura israeliana, maggiormente diffusa, è proprio quello di avere messo in guardia dal pensare che la forza potesse essere il modo attraverso il quale costruire condizioni di pace e di convivenza. Da un punto di vista culturale, allora, scegliere questa letteratura è un modo per provare - nessuno ha la soluzione in tasca, sono anni che se ne cerca una - a dare forza a quell'atteggiamento che, in alcune fasi storiche, non è stato maggioritario, tra gli israeliani che vivono nella terra di Israele, ma che deve diventare maggioritario, affinché si creino le condizioni politiche perché il dialogo e gli atteggiamenti concreti che dal dialogo discendono, diventino capaci di creare quelle condizioni di convivenza - e questa è, naturalmente, una scommessa politica. Ogni evento di carattere culturale, del resto, è anche un evento di carattere politico. Personalmente, credo che questa scommessa abbia una sua ragionevolezza ampiamente condivisa da tutta la cultura occidentale, la quale prende atto del fallimento di quei tentativi di risolvere la questione della convivenza attraverso l'uso della forza. Niente di nuovo. Sono le risoluzioni delle Nazione Unite quelle che mettono in guardia sull'inutilità della forza. Il secondo aspetto, che considero più difficile da spiegare, ma più importante, dal punto di vista culturale e simbolico spiega, secondo me, perché - non l'ho letta - la lettera del Segretario Chieppa, nelle sue conclusioni, se pur con toni pacati e con le migliori intenzioni, tradisce un'idea che, a mio avviso, non solo è opinabile, ma molto criticabile. Cerco di spiegarmi: si tratta di un'idea in base alla quale è possibile dare spazio e legittimazione allo Stato di Israele, solo se il medesimo, contemporaneamente, legittima e dà spazi al popolo palestinese. L'idea, quindi, è che noi si debba essere, per garantire il popolo palestinese dei suoi legittimi diritti all'autodeterminazione, molto forti nei confronti dello Stato di Israele, nel pretendere contemporaneamente questa compresenza. Rinvia ad un'idea che credo sia davvero molto pericolosa, idea che si potrebbe sintetizzare nella massima: "Simus stabunt, simul cadent". Questa massima è pericolosissima, perché perpetua l'idea che lo Stato di Israele non sia un dato acquisito, ma qualcosa che noi, permanentemente, rimettiamo in discussione se non si creano le garanzie e le condizioni per una qualità di vita dignitosa anche per i palestinesi. Questo è un errore politico - e culturale -, a mio avviso, formidabile, perché, da un punto di vista anche soltanto di pratica politica, scatena interiormente, nei cittadini israeliani, quell'insicurezza e quella tensione che, volenti o nolenti, in questi anni, ha generato quell'atteggiamento politico conflittuale, violento e poco produttivo. Non mi rivolgo a lei, Consigliere Gallo Domenico, ma a tutti. Dobbiamo, con forza e con nettezza, dire che lo Stato di Israele è uno Stato legittimo e che il popolo di Israele è uno Stato che ha diritto di vivere in quella terra. Detto questo, dobbiamo fare tutto ciò che è politicamente e culturalmente possibile per garantire, ai palestinesi, condizioni altrettanto dignitose? Altrettanto libere? Ci mancherebbe altro! Anche altrettanto sicure! Se noi, invece, commettiamo l'errore di pensare che il popolo palestinese possa avere maggiore sicurezza, se instilliamo costantemente il dubbio che lo Stato di Israele non è ancora legittimo, credo che commetteremmo, ripeto, un formidabile errore politico e culturale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cassano. CASSANO Luca Apprezzo le scuse del Sindaco rispetto alle dichiarazioni contenute in un articolo di oggi sul quotidiano "La Stampa", perché crediamo che non ci si possa divertire su questo tema; quindi, per quanto è stato scritto oggi dai due giornali torinesi - l'altro è il quotidiano "Repubblica", mi sento di apprezzare le scuse da lei formulateci. Credo sia fondamentale - e, ancora di più, lo è oggi - ribadire quanto il mio Partito e anche gli esponenti, che in queste ore si sono espressi a livello piemontese, quanto, signor Sindaco, riteniamo inopportuno e sbagliato il boicottaggio, inteso come tentativo di impedire lo svolgimento della manifestazione, perché pensiamo che ridurre il problema di queste settimane al boicottaggio, sia fuorviante e faccia il gioco di chi vuole equiparare il diritto alla critica, in maniera legittima - che è il sale della convivenza democratica - all'intolleranza. Il dolore principale, di queste ore, sta sicuramente nel vedere come i nostri argomenti e il nostro dissenso possano venire intesi e "liquidati" come quelli di chi ha una reazione intollerante, di chi, cioè, impedisce ad altri, boicottando, ad una manifestazione come la Fiera, di parlare. Se domani il Consiglio di Amministrazione dovesse decidere diversamente, nessun esponente del mio Partito aderirà a qualunque forma di boicottaggio che venisse assunta da altre organizzazioni, associazioni, o movimenti, perché è evidente che, in queste ultime 48 ore, c'è stata una campagna di stampa non troppo informata ed una impressionante cattiva informazione che ha generato una serie di equivoci che, a questo punto, è bene chiarire nelle sedi appropriate, ovvero, in quelle istituzionali. Siamo amareggiati, soprattutto per questo motivo, signor Sindaco, perché se oggi il mio Partito - e il sottoscritto - si trovano a dover rispondere a posizioni che sono nel nostro DNA da sempre, è evidente che qualcosa non ha funzionato e non soltanto per responsabilità nostra. Due popoli, due Stati. Il diritto all'esistenza dello Stato di Israele è, come altrettanto importante è quello fondamentale dei Palestinesi, ad avere finalmente il proprio Stato. Sono valori attorno ai quali la nostra Comunità politica, di Rifondazione, è cresciuta, avviando un dibattito culturale, anche al proprio interno - e a sinistra - e sono valori sui quali il nostro Partito non ha mai tentennato. Se oggi siamo qui a doverli ribadire - e io, in questo, ammetto la parziale responsabilità, probabilmente, di avere sottovalutato questo tema e sono pronto a sostenerlo - è evidente che non possiamo, però, accettare che interpretazioni giornalistiche, sicuramente in malafede, cancellino i valori sui quali la nostra comunità politica e anche quella dei Comunisti Italiani, mi sento di dire, sono cresciute. Sarebbe un arretramento culturale che la sinistra e il nostro Partito, in primis, non potrebbero permettersi, in questa fase, e che non potrebbero permettersi mai. Ci riconosciamo pienamente nelle parole della terza carica dello Stato, del Presidente della Camera e ci tengo a ribadire, del Presidente della Camera, perché, come ha detto lui, benissimo, ieri, Israele non è soltanto uno Stato, ma è anche un luogo dell'anima per gli Ebrei nel Mondo e, come tale, va rispettato. Ed io non posso che riconoscermi in queste parole. Di fronte alle accuse di antisemitismo, evocate in queste ore - non mi riferisco nella maniera più assoluta, ai Consiglieri che mi hanno preceduto e ci tengo a precisarlo - crediamo che la politica debba fermarsi a riflettere. Non è la politica - rispondo al Consigliere Ghiglia - ad invadere il campo, ma è evidente che il tentativo, da parte di esponenti che si sono mossi in queste settimane, è quello di trovare una soluzione e dare risposte alle sollecitazioni che sono venute dal mondo intellettuale e culturale palestinese. Nessuno di noi ha preteso di acquisire visibilità sugli organi di informazione nazionali, strumentalizzando questa vicenda, perché sappiamo, noi stessi, quale sia la difficoltà nell'affrontare questi argomenti. Forse questa polemica si sarebbe potuta evitare fin dall'inizio coinvolgendo quegli intellettuali palestinesi - e del Mondo, che oggi esprime preoccupazione - nella programmazione degli eventi, oppure, immaginando che questa scelta, magari, avrebbe richiesto un accompagnamento con tutta una serie di associazioni e realtà che non vi è stata. Un'ultima considerazione vagamente polemica: non capiamo, signor Sindaco, ma in questo spero che nelle repliche lei possa dirlo, che cosa c'entrino i grattacieli nella polemica di questi giorni. Lo dico perché, francamente, rispetto al tenore del dibattito culturale in questa Sala, seguito dalla Fiera del Libro, siamo vagamente sconcertati dalle parole con le quali lei ci apostrofa oggi, perché crediamo di essere persone in carne ed ossa e rappresentanti politici. Crediamo, però, che ci sia una vaga differenza tra le persone che crediamo di essere - anche in carne ed ossa - ed i personaggi e i termini con i quali lei ci apostrofa oggi sulla "Repubblica". Probabilmente, lo segnaliamo e lo registriamo, è l'inizio della campagna elettorale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica È già stato detto molto e l'auspicio è che con oggi si possano chiudere definitivamente le polemiche che in questi giorni abbiamo seguito. Vorrei ribadire che nessuno mette in dubbio la legittimità dello Stato di Israele, quindi Stato senza virgolette: questo mi sembra l'elemento fondamentale. Inoltre, è chiaro che non si può non ricordare la situazione politica grave che stiamo vivendo in questi giorni; tra l'altro, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato, a fine gennaio 2008, il Governo di Israele per la crisi umanitaria di Gaza. Questo credo che non possa essere dimenticato. Però, non a caso, parlo di Governo e non di Stato, perché penso sia necessario distinguere, come ha fatto ieri il Presidente della Camera dei Deputati, Bertinotti, del quale condivido la posizione. Probabilmente, l'equivoco sta nel fatto che il meccanismo della Fiera vede le autocandidature degli Stati e lo Stato ospite d'onore della Fiera del Libro è lo Stato di Israele, in occasione del suo 60° anniversario. Altra cosa, forse, è se si ragiona parlando delle comunità. Se si fosse ragionato subito sulla comunità israeliana che vede sicuramente al suo interno posizioni molto eterogenee. Oggi, leggiamo sui giornali che si è prospettato (però, forse, quest'ipotesi è già superata) l'invito all'Autorità Nazionale Palestinese, quindi, non come altro ospite d'onore. L'auspicio è che si arrivi ad una presenza, comunque, anche di altre voci, che possono essere quelle palestinesi, ma non in una dualità, così come diceva inizialmente il Sindaco. Forse, si è un po' sottovalutato il fatto che all'invito rivolto allo Stato di Israele non sarebbero seguite delle polemiche, vista la situazione politica internazionale a cui facevo riferimento. In questo senso, quindi, penso che si sia un po' sottovaluta da parte di tutti la criticità di questo dibattito. Noi, come Sinistra Democratica, finora non siamo intervenuti, anche se su altre questioni sicuramente non ci siamo sottratti dall'intervenire nel dibattito cittadino, proprio perché pensiamo che su questo la nostra città abbia offerto un brutto spettacolo. La posizione critica di Rifondazione Comunista, già espressa sabato, non era quella del boicottaggio, così come è stato evidenziato ieri sui giornali e come è stata già ripresa dal Consigliere Cassano, il quale ha parlato di sottovalutazione. Credo che si sia peccato di ingenuità vedendo come il Partito dei Comunisti Italiani sia già stato messo nell'angolo. Mi piacerebbe sottolineare che la sinistra torinese non ha cambiato posizione da un giorno all'altro, ma nella sua stragrande maggioranza non ha alcuna intenzione di promuovere il boicottaggio della Fiera del Libro, anzi ritiene molto importante avere un'occasione di valorizzazione della cultura israeliana, che comprende voci molto diverse, dissonanti anche dalle posizioni del Governo israeliano. Si tratta di un'opportunità che non possiamo lasciare e che può trasformarsi in un utile confronto e quindi penso che sia giusto da parte di tutti abbandonare qualsiasi posizione integralista. Mi permetta anche il Sindaco, che ha avuto toni molto corretti (la ringrazio delle scuse portate al Consiglio Comunale per quanto riguarda le sue ipotetiche esternazioni su "La Stampa"), però, riguardo ad altre dichiarazioni riportate su "Repubblica", che tutti abbiamo letto con un po' di fastidio, anche se non facevano riferimento al movimento Sinistra Democratica (proprio perché finora non ci eravamo espressi), ma agli altri due partiti della Sinistra Arcobaleno, penso che questa sia stata una caduta di stile, o forse già un elemento di campagna elettorale, così come diceva il Consigliere Cassano. Penso che su questo fronte sia bene, così come su tutti, stabilire, anzi ristabilire un rapporto di reciproco rispetto che veda, al di là della polemica politica, il fatto che il Sindaco Chiamparino è Sindaco di tutta la sua maggioranza e non soltanto di una sua parte. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Dico che, a fronte di questo dibattito, che si è stemperato, oltre all'amarezza del Consigliere Carossa, Sindaco, ci sono perplessità, di fatto, su una polemica che adesso in Aula è riuscito a portare avanti solo il Consigliere Gallo, di cui non condivido nemmeno una parola: una polemica che, di fatto, usando il termine "boicottaggio", perché questo è (i Comunisti Italiani hanno usato questo termine), vuol dire non riconoscere Israele e negarne l'esistenza. Soprattutto, offende non soltanto le Istituzioni, ma anche, scusi, Consigliere Gallo, il suo partito e ogni Consigliere Comunale, perché si vuol fare apparire una parte filoisraeliana a fronte di una parte filopalestinese. Non è così, Consigliere Gallo, sia per quanto mi riguarda, sia per quanto riguarda il mio partito e penso la generalità di questo Consiglio Comunale e dei nostri concittadini! Non c'è un torno e una ragione o una ragione e un torto! Ci sono due diritti che dobbiamo impegnarci a costruire e a realizzare. Questo è il grande impegno della politica e della democrazia dei Paesi occidentali. Quando il suo segretario cittadino dice che nessuno vuole mai che si parli delle terribili condizioni dei palestinesi, io mi chiedo dove sia vissuto fino adesso! Forse, nell'Aula di Palazzo Lascaris, dove non arrivano le informazioni, essendo un bunker sotterraneo, o forse ha vissuto come ho vissuto io in passato quel periodo in cui non leggevo i giornali. Ma quando mai? Consigliere Gallo, ogni forza politica si trova davanti a sé il problema israeliano e quello palestinese. Questa è la verità! È inutile che ci raccontiamo, nei salotti, che vogliamo guardare avanti, lasciare le divisioni del passato dietro le spalle e poi parliamo di boicottaggio di un evento culturale! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Voi avete parlato di boicottaggio! Adesso, è chiaro, tornate indietro! Se non è così, arriverà un'altra lettera. Si è parlato di boicottaggio e Rifondazione Comunista ha cercato di seguirvi ed è stata richiamata (diciamo le cose come stanno) da Bertinotti e adesso viviamo una situazione diversa. Abbiamo creato una questione che non esisteva, perché, Sindaco, voglio aggiungere questo: nessuno ha detto che, in realtà, è un omaggio a Israele, ma il Salone non è intitolato a Israele e nessuno l'ha ricordato. Penso che in futuro il Salone potrà dedicare allo Stato palestinese altrettanta attenzione che adesso dedica allo Stato israeliano (ovviamente, Stato non tra virgolette). Mi pare ci sia già una proposta del Presidente Picchioni per allestire uno stand di scrittori palestinesi presenti al Salone. Abbiamo fatto una questione politica da vergognarsi a livello italiano e a livello internazionale. Questa è la realtà! Alcuni di voi si sono accorti che avevano fatto uno scivolone, allora hanno fatto indietro: sono state scritte le prime lettere qualcuno ha cambiato la propria posizione, ma abbiamo parlato di una situazione che tutti conoscono e di una sensibilità che hanno tutti. Ribadisco, Consigliere Gallo: basta con i filopalestinesi e i filoisraeliani! Noi vogliamo che, in quella zona del mondo, vi siano la pace e il diritto per tutte e due le popolazioni! Penso che, sia personalmente - le ripeto -, sia per quanto riguarda il mio Partito, ciò sia stato dichiarato diverse volte e che, quando eravamo al Governo, i nostri Ministri degli Esteri si siano mossi in questa direzione, come peraltro sta facendo anche l'attuale Ministro degli Esteri D'Alema; quindi, è un patrimonio acquisito. Però, signor Sindaco, si tratta di un fatto politico, perché, ormai, in questa città e in questa regione, esiste una distinzione fra il Partito Democratico e la Sinistra radicale. Adesso, poi, ne abbiamo un'altra, cioè quella all'interno della Sinistra radicale, che stasera, in Aula, è risultata palese; perciò, ora dobbiamo avere a che fare non solo con un problema fra il PD e la Sinistra radicale, ma anche con la distinzione fra di loro! In primo luogo, le dichiarazioni del Consigliere Gallo - non prendiamoci in giro, perché è la realtà - non sono le stesse del Consigliere Cassano o del Consigliere Cerutti. In secondo luogo, voglio ripetere al Sindaco che deve liberarsi di questa maggioranza, altrimenti, suggerisco al Consigliere Gallo di dire al suo Segretario cittadino: "Uscite dalla maggioranza, è finito il periodo del Partito di lotta e di governo!". L'avete già pagata a livello nazionale! Questa maggioranza non vi piace? Uscite! Perlomeno, non continuereste a causare danni d'immagine alla città e alla regione! Se non vi va, uscite, e a testa alta! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Se deve chiedere scusa al Sindaco per quanto ha detto, Consigliere Gallo, sarebbe più coerente uscire dalla maggioranza! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La prego, Consigliere Cantore, non si rivolga direttamente al Consigliere Gallo, ma alla Presidenza! CANTORE Daniele Lo dico con simpatia ed amicizia: uscite e non fate perdere tempo, su vicende che noi abbiamo più a cuore di voi, che, invece, fate strumentalizzazione politica! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) No, lei era già intervenuto all'inizio, Consigliere... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Siccome sono uscito, non so che cosa sia successo dopo. Quindi, Vicepresidente, c'è stato un fatto personale, per il quale il Consigliere si ritiene leso? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quanti fatti personali vengono richiesti, a questo punto? (INTERVENTI FUORI MICROFONO). La parola al Consigliere Ghiglia, per fatto personale. GHIGLIA Agostino Innanzitutto, Presidente, non mi prenda in giro, perché, se le chiedo la parola per fatto personale, non intendo essere irriso da lei... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Neppure io intendo esser preso in giro. Poiché non ero presente in Aula, in quel momento, ho chiesto conferma al Vicepresidente. GHIGLIA Agostino Lei è arrivato e ha iniziato a canzonarmi; invece, può esser certo che, se ho chiesto il fatto personale, è per un motivo grave. Presidente, lei avrebbe dovuto, innanzitutto, venire in Aula e informarsi, dopodiché avrebbe potuto decidere se canzonarmi o meno, anziché fare il contrario, perché lei è venuto in Aula, mi ha canzonato e, poi, si è informato! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) È proprio ciò che ho fatto: ho chiesto conferma al Vicepresidente e le ho dato la parola. Prego, Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Ci tenevo semplicemente a puntualizzarlo; dopodiché, come detto, intervengo per fatto personale. Innanzitutto, respingo le infamanti accuse di antisemitismo, rivolte a me e al mio Partito dal Consigliere Domenico Gallo. Poi, annuncio in Aula che chiederò la registrazione e preannuncio anche una querela nei confronti del Consigliere Gallo, poiché appare chiaro che certe accuse, infamanti e vergognose (che possono venir fuori solo dalla bocca di chi ignori tante cose, compreso il buonsenso, talvolta), debbano trovare risposta in un'altra Aula, perché questa non è sufficiente, visto che, per il momento, non vi è stata alcuna censura formale - mi auguro che ciò avvenga -, da parte dell'Ufficio di Presidenza di questo Consiglio Comunale, nei confronti di un'accusa tanto grave rivolta al sottoscritto! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Domenico Gallo. GALLO Domenico Intervengo a mia volta per fatto personale, innanzitutto, perché sono stato chiamato "cretino" ripetutamente; poi, Consigliere Ghiglia, ho fatto riferimento alla Storia del suo ex Partito, che si definiva antisemita, pubblicamente! (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Dall'MSI... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Ma sì, non c'è problema! Presidente, dia le registrazioni... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Presidente, ho fatto riferimento alla Storia di questo Paese e ho detto che l'accusa di antisemitismo non ci appartiene, anzi, appartiene ad altri, che invece l'hanno praticato... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Per favore, Consigliere Ghiglia, vuole lasciar terminare il Collega? GALLO Domenico L'hanno praticato con le leggi razziali, tanto tempo fa! (INTERVENTI FUORI MICROFONO). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Ognuno risponde delle proprie affermazioni e della propria Storia. La parola al Sindaco, per la replica. SINDACO Innanzitutto, prendendo spunto dall'intervento del Consigliere Cerutti, come ho già detto prima, non molto tempo fa ho parlato con il Presidente della Fondazione per la Fiera del Libro, e non mi risulta che vi sia alcuna decisione, la quale intenda modificare l'impostazione originaria della Fiera, che - ribadisco - era, è e continuerà ad essere un'impostazione aperta a chiunque voglia partecipare (siano essi lituani, arabi, americani, eccetera) anche al dibattito, ovviamente, a condizione che gli invitati vogliano andarvi, perché, se qualcuno, poi, si sottrae alla discussione, è un altro discorso, però, attualmente, non vi è nulla che modifichi quest'impostazione, anche perché, se così fosse, è evidente che, quale componente dell'Assemblea dei Fondatori, mi dissocerei da tali modifiche dell'impostazione originaria; comunque, avendo detto questo al Presidente Picchioni, ho ragione di ritenere che così non sia. Poi, vorrei solo fare una battuta circa le affermazioni del Consigliere Ventriglia - spero che non se la prenda a male -, perché il "mio" candidato (nel senso che era nella mia lista), proveniente dal mondo arabo, Younis Tawfik, si è espresso in modo corretto; quindi, chi difetta di vigilanza, più o meno democratica, non siamo noi. In merito alla questione più corposa, invece, voglio rivolgermi direttamente al Consigliere Domenico Gallo, per la stima morale che porto nei suoi confronti, ma che non mi esime dal fare polemiche politiche, anzi, mi obbliga ad una risposta precisa, che muove da una considerazione, che ritengo dovremmo condividere e credo tutti condividiamo: penso che tutti noi (ne ha fatto riferimento il Consigliere Carossa) vogliamo e dobbiamo parlare lo stesso linguaggio, sia quando commemoriamo il Giorno della Memoria (il 27 gennaio), sia quando partecipiamo ai presidi in piazza per le dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad (il quale minaccia di cancellare lo Stato di Israele dalla faccia della Terra), sia quando discutiamo della presenza dell'ospite ufficiale alla XXI Fiera del Libro, che, peraltro, è intitolata alla bellezza che salverà il mondo e, quindi, non ai sessant'anni d'Israele. Dobbiamo parlare lo stesso linguaggio, poiché questo rende credibile la politica, e non si tratta di un invito rivolto solamente al Consigliere Gallo, ma a tutti noi, perché, secondo me, serve anche a rendere più forte, nei confronti dei cittadini, il ruolo che la politica stessa svolge. Inoltre, questo serve ad evitare una tentazione di cui, forse, per effetto di un eccesso di mediatizzazione della politica, siamo tutti succubi, cioè quella di correre il rischio di mettere sullo stesso piano questioni di un certo spessore, profondità, tensione ed in grado di sollevare altre questioni, le quali, pur essendo altrettanto legittime, sono enormemente diverse, poiché non si può pensare di porre sullo stesso piano una polemica urbanistica con una questione che, probabilmente, oggi, dal punto di vista della politica estera, riguarda il nodo centrale del pianeta. Spero di essere stato chiaro; quindi, ecco perché dobbiamo sempre parlare tutti lo stesso linguaggio. Poi, in merito alla questione del boicottaggio, non vi è ombra di dubbio, il Consigliere Cassano ha ragione, come pure il Consigliere Domenico Gallo, perché nessuno (non solo quanti siedono in quest'Aula, ma anche quanti non stanno in quest'Aula e ne hanno discusso) ha parlato di boicottaggio: sono altri, semmai, che hanno preso a pretesto polemiche aperte ed alimentate per parlare di boicottaggio. È abbastanza normale che lo faccia uno come Ramadan, intellettuale che vive a Londra, il quale sostiene da tempo queste tesi, come pure che lo facciano altri, i quali, da tempo, sostengono il non-riconoscimento del popolo dello Stato d'Israele; d'altra parte, mi sembra del tutto evidente che, oggi, il fondamentalismo islamico sia uno dei problemi, prima di tutto, per il mondo arabo. Avevo e ho ben presente la lettera del Segretario Provinciale del suo Partito, Chieppa, come pure ho ben presenti le lettere dei Segretari Provinciali di tutti i Partiti, ma il punto è proprio lì, caro Consigliere Domenico Gallo. Infatti, come lei stesso ha ricordato a tutto il Consiglio, lì si chiedeva di rivedere la decisione e di affiancare allo Stato di Israele, quale ospite ufficiale, l'Autorità Palestinese. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È così, chiedeva proprio questo; è inutile negarlo, Consigliere Grimaldi, perché, se vuole, la facciamo rileggere... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quindi, vi è una questione sulla quale la inviterei a riflettere, perché, come ho già avuto modo di dire, il fatto di negare ad un popolo la possibilità di autorappresentarsi autonomamente dall'altro sarebbe come dire che non si riesce a concepirne l'esistenza. È come dire che si è prigionieri - la inviterei a leggere, lo avrà magari, anche fatto - di una logica dell'amico-nemico (il cui teorico è Carl Schmitt), perché se si concepiscono due entità soltanto assieme e non una autonomamente dall'altra, questo vuol dire che, in realtà la sua logica - non dico la sua, ma quella di questo soggetto - è improntata ad una concezione per cui la politica è quella dell'amico-nemico: l'uno che cancella l'altro. Questo è un concetto... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Guardi, è molto semplice (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È chiaro, perché se lei concepisce due entità soltanto insieme e non riesce a concepirle una autonomamente dall'altra, vuol dire che, di fatto, se le guarda singolarmente, non le concepisce (INTERVENTO FUORI MICROFONO)! Lo dicevo per essere più chiaro con me stesso. Non c'è niente di offensivo, perché il fatto che alla base di questa teoria politica ci sia una concezione, che definisco, ed è, ontologicamente reazionaria, attiene ad una politica che, intimamente, nella sua essenza costitutiva, non concepisce il diverso, la possibilità che entità diverse convivano insieme. Quindi, questo ci rimanda ai grandi Classici. Il mio accenno al fatto che, sotto vessilli della sinistra si sventolino concetti che sono intimamente reazionari, si riferisce a questo. Lo ribadisco e non ho nessuna intenzione di chiedere scusa ad alcuno, perché questa è una discussione politica e culturale che credo sia interesse reciproco portare avanti, senza scomuniche e senza pretendere abiure. Questo sul piano culturale e teorico. Sul piano politico, il Consigliere Cerutti ha fatto una distinzione importante che ho fatto anche io - lei, giustamente, ha citato quella ben più importante fatta da Bertinotti -, però, la inviterei a fare una riflessione successiva, perché per arrivare a distinguere, com'é giusto fare, tra Stato e Governo, bisogna ammettere che ci sia uno Stato. Se non si ammette l'esistenza autonoma di uno Stato, non si può neanche criticare il Governo e quindi, ecco, di nuovo, riemergere la questione di fondo. Lo ha detto molto lucidamente il Consigliere Giorgis. Se si vuole criticare anche aspramente il Governo israeliano - non c'entra più nulla la questione della Fiera del Libro -, si deve prima riconoscere la possibilità autonoma che esista lo Stato Israeliano e non concepirlo soltanto se esiste anche l'Autorità Palestinese, altrimenti non si possono neanche criticare le politiche del Governo. Questa è l'essenza della critica che, a mio modo di vedere, ci riporta pericolosamente - lo dico sentendomi parte della sinistra, mi permetterete (poi seguendo il Consigliere Ghiglia, mi potrete anche espellere) - a una deriva che sta conoscendo una certa cultura della sinistra. Vorrei che fosse una deriva non di tipo culturale, ma soltanto l'effetto di quell'eccesso di mediatizzazione della politica, che porta, probabilmente, a non discernere più il peso, lo spessore, la qualità anche morale dei temi che si discutono e che dovrebbe, invece, indurre ad avere atteggiamenti diversi, perché molteplici sono le questioni, senza mettere tutto insieme. Non credo di essere stato io ad innescare questa discussione, che credo si possa chiudere nel modo in cui mi pare emerga, ovvero con la realizzazione della XXI Fiera del Libro, secondo la sua impostazione originale. Non credo neanche a questa "figuraccia" della città di Torino; al contrario, emergerà che la città è più che mai viva e sa respingere le impostazioni che potrebbero mettere in discussione la sua storia di tolleranza, di capacità, di convivenza civile fra i diversi e credo che, se si riuscisse a garantire che ciò avvenga - sono convinto che ci riusciremo - potremmo dire, da un lato, di aver reso un servizio alla città e ad una manifestazione internazionale importante; dall'altro (io per primo, naturalmente), se rifletteremo un po' più approfonditamente di quanto è concesso in una discussione come questa, sui temi che ha evocato, credo che così si possa, forse, fare qualche passo in avanti tutti insieme, anche per comprendere meglio le sfide che stanno davanti alla politica, oggi, non soltanto per la sinistra. |