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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 4 Febbraio 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 17

Comunicazioni del Sindaco su: "Ipotesi fusione GTT e ATM Milano"
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco, per le comunicazioni in merito all'ipotesi di fusione fra GTT e ATM-Milano.

SINDACO
Vorrei dire al Consigliere Ghiglia, in merito a quest'ultima considerazione, che ho appreso della sua richiesta di Comunicazioni quando la Conferenza dei Capigruppo, presumo, aveva già deciso di non dare corso, in seguito alle precisazioni del Vicesindaco.
Vorrei anche precisare che, come prassi, ho quella di dare sempre la disponibilità diretta, o attraverso gli Assessori, a rispondere a qualsiasi richiesta di Comunicazioni, lasciando al Consiglio Comunale la piena discrezionalità nelle decisioni sulle Comunicazioni da dare.
Per quel che riguarda la Comunicazione su GTT, informo i richiedenti che domani io e i vertici di GTT andremo a Milano, per assistere ad un convegno che dovrebbe siglare un accordo di collaborazione e di sostegno con il Sindaco Moratti, in vista dell'auspicata assegnazione dell'Expo 2015 a Milano, in modo da favorire il coinvolgimento della città in quell'evento e alla fine di tutto, approfittiamo a margine dell'occasione, per comunicare all'opinione pubblica della richiesta, fatta alle società, di predisporre una serie di studi e di ipotesi diverse, volte all'integrazione tra le due Aziende di trasporto di Torino e Milano.
Trattandosi di studi e di ipotesi diverse fra loro, è evidente che, quando ci saranno degli sviluppi, questi saranno oggetto di approfondimento in tutte le sedi possibili; aziendali, consiliari, pubbliche e di ogni tipo ed è ovvio che eventuali decisioni potranno essere assunte (come è avvenuto, ad esempio, nel caso della fusione, che è un tipo di integrazione, di AEM-AMGA) soltanto nella sede propria, cioè in Consiglio Comunale.
I tempi non saranno brevi, perché sono questioni molto complesse.
Colgo anche l'occasione per fare delle rapide considerazioni (anche per non nascondermi dietro a un dito e dire quello che ora penso), credo che non possiamo far finta di non vedere alcuni dati di contesto: innanzitutto il bacino Torino-Milano, (credo sia giusto includere anche Genova), nei prossimi 10 anni sarà destinato a diventare uno dei bacini che produrrà la maggiore domanda di trasporto di ogni tipo (trasporto pubblico, di persone, di merci, logistica) a livello europeo.
Inoltre già oggi in questo bacino operano alcuni fra i medi produttori di servizi di trasporto europei: i francesi di Transdev, gli inglesi di Arriva. Noi, insieme ad ATM-Milano, siamo compresi nella categoria dei piccoli, in base al fatturato.
La terza considerazione riguarda più da vicino la politica; non sappiamo quali saranno i destini della Legislatura (visto che Marini è convocato al Colle alle 6.30), se ci saranno le elezioni, chi governerà dopo; comunque sia, le linee che il Ministro Lanzillotta aveva depositato al Senato, tese alla liberalizzazione di alcuni settori dei servizi tra cui principalmente, i trasporti, per creare più concorrenza e più competitività, siano comunque una strada obbligata, chiunque governi! Non è più possibile avere risorse immobilizzate e maggiori costi per gli utenti, in un settore in cui credo che la concorrenza non possa che portare benefici.
Questi sono tre dati ineludibili, che, secondo me, ci obbligano a riflettere con attenzione sulla necessità di creare un soggetto che, con una dimensione maggiore, possa stare meglio in quel contesto. Una dimensione maggiore può consentire dei risparmi per quanto riguarda alcune funzioni; basti pensare agli acquisti o ad uno dei costi maggiori, come quello del carburante, laddove la dimensione può fare una certa differenza quando ci si presenta sul mercato o presso determinati venditori. Pensate ai finanziamenti: un conto è stare sul mercato finanziario con una certa dimensione ("mille"), ma è ben diverso quando la dimensione è più che doppia, perché, di conseguenza, il potere di negoziazione è maggiore.
Come ho già accennato, se è vero il discorso che ho fatto sul bacino Torino-Milano-Genova (e si potrebbe andare oltre), è chiaro che quello che, in termini aziendali, si chiama sviluppo del business ha maggiore possibilità di successo se viene svolto da una società più grande, che, al suo interno, può avere tutte le funzioni del trasporto (da quello ferroviario, a quello metropolitano, dei bus, dei tram e anche per quanto riguarda la logistica), rispetto a società più piccole.
Ritengo che siano questioni che non possono essere ignorate, così come non può essere ignorato lo squilibrio tra le due società, che è funzionale, di capitalizzazione, di fatturato, in parte oggettivo e, oggettivamente, spiegato da un dato: a Milano, per loro fortuna, la metropolitana è funzionante da più tempo e, quindi, ha una produttività più alta, più servizi e minori costi.
Torino ha una gestione ferroviaria che potrebbe rappresentare una risorsa nel quadro della costruzione del sistema ferroviario metropolitano, ma questa non è la sede per affrontare questo argomento, ma era solo per sottolineare che non sfuggono gli squilibri e tuttavia, all'interno di questi squilibri, vi sono elementi a nostro favore che loro non hanno (ad esempio, appunto, le ferrovie). Credo che non sia difficile immaginare soluzioni di governance, che, pur in presenza di uno squilibrio significativo, prevedono quella che, secondo me, è una condizione minima indispensabile per qualsiasi ipotesi di eventuale futuro accordo, cioè una pariteticità di comando sulle nuove unità societarie che nasceranno.
È già accaduto con AEM-AMGA: AEM, come valore di capitale, quotava esattamente il doppio di AMGA; è già accaduto con la costituzione della struttura di comando di A2A, con AEM Milano che quotava tre volte ASM Brescia. Quindi, nulla è impossibile nella fantasia dell'organizzazione d'azienda.
In ogni caso, questa mia comunicazione è solo per fornire le informazioni su quanto avverrà domani, ma rimane, comunque, tutto il tempo per approfondire.
Vorrei chiarire un ulteriore aspetto: non so come finirà questo "deal", perché non è retorico dire che dobbiamo valutare bene, ma dobbiamo analizzare con lucidità una questione che riguarda i trasporti, ma anche AMIAT e, secondo me, altre società di servizio, compresa SMAT. Infatti, le questioni riguardanti l'apertura di queste società vanno comunque affrontate, perché sono reali i problemi della liberalizzazione, dell'utilizzazione ottimale del capitale e del reperimento di forme di rafforzamento delle aziende, che consentano loro di essere competitive su un mercato che inesorabilmente si aprirà.
Sarà necessario valutare se questo tipo di apertura ed integrazione sia conveniente in quanto società torinesi o se, forse, non sia più conveniente che avvenga in un quadro di riorganizzazione aziendale con una maggiore dimensione, valore di capitale e di fatturato.
Avremo tutto il tempo per affrontare questi aspetti ed è ovvio che c'è l'impegno (non potrebbe essere altrimenti) di riportare i risultati di questo lavoro (che svolgeranno gli esperti dell'azienda), non appena ci saranno gli elementi per portare a termine una valutazione più approfondita.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ricordo che ogni Gruppo ha a disposizione 5 minuti per intervenire.
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Vorrei sottolineare che l'abbiamo presa in tempo, signor Sindaco, perché lei, domani pomeriggio, sarà di fronte ad una platea di giornalisti, insieme al Sindaco donna più amato dagli italiani, Letizia Moratti, per illustrare ciò che a noi non era dato sapere fino a pochi minuti fa.
Infatti, se non fosse stato per qualche quotidiano o per qualche indiscrezione trapelata (o fatta trapelare ad arte), nessuno di noi avrebbe saputo ciò che lei si appresta a fare tra poche ore.
Ritengo che questo sia un fatto grave, ma non voglio concentrarmi su questo, nel senso che, nel momento in cui un'azienda patrimonio della nostra città va ad aprire un confronto con un'azienda omologa di un'altra città, il Consiglio Comunale dovrebbe esserne informato prima di tutti. Così non è stato, non posso nemmeno dirle che mi auguro che non accada più, perché, ormai, noi veniamo a sapere delle fusioni sempre e solo attraverso i giornali e mai dalla voce dei nostri amministratori; di conseguenza, credo che la città, per l'ennesima volta, abbia avuto prova di una scarsa delicatezza per quanto riguarda la sua gestione di questa vicenda.
Detto questo, credo che l'interrogativo sia molto semplice: qual è l'interesse di Torino in questa operazione? Qual è l'interesse di una società, che ha un valore di produzione poco più alto della metà rispetto ad ATM Milano, ad entrare a far parte di un ragionamento che, presentato come fusione, rischia, viste le premesse, solo di trasformarsi in uno scioglimento tra le braccia di ATM Milano, cioè di un'azienda più forte?
Qual è l'interesse di una città come Torino, che si sta vedendo occupata in tutti i suoi gangli vitali da quella che dimostra di essere più di noi il vero capoluogo del Nord Italia? Qual è l'interesse di Torino e della sua azienda, nel momento in cui i 5.438 dipendenti sanno ancora meno del Consiglio Comunale per quanto riguarda le loro sorti e il loro destino?
Devo ammettere che, dalla sua illustrazione, non ho colto alcuna risposta alle domande che le ho appena posto e il sospetto è solo uno (anche questo siamo venuti a conoscerlo attraverso i mezzi di stampa), cioè che Milano abbia più interesse di Torino ad affrontare un'operazione di questo tipo, soprattutto per quanto riguarda la gestione, o meglio, la possibilità di entrare in possesso dei permessi per circolare sulle linee ferroviarie di RFI.
Se Milano ha un interesse evidente e manifestato, se Milano ha un Assessore alla Mobilità che dice, senza mezzi termini, che è disposto a qualunque tipo di trattativa, ma l'unica condizione è che la Città di Milano non venga mai subordinata alla Città di Torino, credo che il gioco sia chiaro e che non vi sia alcuna utilità per noi di fronte ad un ragionamento di questo tipo.
Immagino di manifestare il pensiero di gran parte dei cittadini torinesi: l'interesse della Città di Torino e dei torinesi è semplicemente quello di avere un servizio adeguato alle nostre esigenze, non di poter competere, a livello internazionale, nella gestione della logistica europea. L'interesse dei torinesi è poter utilizzare mezzi che, possibilmente, non inquinino, non siano troppo sporchi e siano puntuali. Il nostro interesse non è quello di competere insieme ad ATM Milano (oppure tra le braccia di ATM Milano) in un sistema più globale.
Che cosa ci potrà dire ancora il Sindaco, una volta che, domani, si sarà incontrato con il Sindaco Letizia Moratti? Quali ulteriori notizie ci potranno arrivare se, a quanto pare, i giochi sono già fatti?
Infatti, mi sembra evidente che, molto spesso, nel mercato, in economia, vigano le stesse leggi vigenti in natura, in base alle quali il piccolo attrae il grande, il piccolo finisce fra le braccia del grande, il piccolo viene masticato e digerito dal più grande.
Nasce il sospetto che un patrimonio, sul quale la Città di Torino ha investito tanto, in termini di risorse, professionalità, capacità, idee e know-how, cioè tutto quanto avrebbe potuto investire, vada disperso e i cittadini torinesi ne siano privati.
Questo è proprio ciò che il Sindaco, in quanto massima autorità della Città, non dovrebbe permettere in alcun modo: sarebbe semplicemente l'ennesimo atto di quella che appare sempre più una guerra fra grandi città e che, però, dall'Expo 2015 alla sconfitta nella corsa per l'assegnazione dei Giochi Olimpici Giovanili ed al ruolo giocato nella fusione fra Banca Intesa e Sanpaolo, Torino sembra perdere sempre più.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Credo che, su un tema di grande rilevanza economica, occupazionale e sociale come quello delle nostre partecipate, si debbano impedire delle fughe in avanti, pur riconoscendo la necessità che, su questo terreno, si apra una discussione seria ed approfondita, di cui penso il Consiglio Comunale debba essere protagonista, anziché avere notizie attraverso i giornali, così com'è avvenuto finora.
Ritengo necessario riportare questa discussione nell'alveo naturale, all'interno delle forze politiche di maggioranza e di tutto il Consiglio Comunale.
Non so se i giochi siano già stati fatti, ma, se così fosse, per me sarebbe un fatto negativo, sul piano politico. Spero che l'incontro del Sindaco Chiamparino con il Sindaco Moratti sia teso a verificare semplicemente se esistano o meno le condizioni e la convenienza a realizzare un'alleanza con l'ATM di Milano.
Credo che occorra fare un discorso prioritario in tal senso; innanzitutto, la GTT è la terza azienda nazionale nel settore del trasporto pubblico locale, quindi, ritengo che questo sia un atto importante. Infatti, seppure in un contesto difficile, l'azienda non si presenta proprio allo sbando; certamente, ha dei problemi, ma credo che occorra partire da questi, prima di avviare un percorso di alleanze, collaborazioni o fusioni, cioè penso che la questione del reinquadramento della GTT sia preliminare ad una fusione, collaborazione o qualsivoglia alleanza.
Bisogna, secondo me, che quest'azienda apra una nuova fase organizzativa, verifichi anche alleanze a livello regionale, quindi, sinergie con imprese a livello regionale, prima di dare corso ad un'azione in cui un'azienda importante quale GTT possa giocare un ruolo di subalternità, rispetto ad un'azienda più grande quale l'ATM di Milano.
Ritengo che questo sia il pericolo principale, ma mi pare che, in merito alla questione di cui si parla tanto, ovvero di una fusione simile a quella di IRIDE, esista un altro aspetto, perché, se è vero che IRIDE è diventato l'esempio di come si debbano realizzare le fusioni, è pur vero che non so quanto il Consiglio possa dirsi a conoscenza dei risultati, delle convenienze, degli utili che stanno derivando alla nostra Amministrazione dalla fusione che riguarda il gruppo; oltretutto, vorrei far notare che, nel caso di IRIDE, siamo nel campo dell'energia - come tale, dunque, universale -, mentre, nel caso della GTT, siamo nel settore del trasporto pubblico locale, che invece ha un'impronta più localistica.
Quindi, vorrei che si tenesse in debita considerazione che siamo su terreni diversi, perché un conto è l'energia, rispetto alla quale vi è una forte necessità di sinergie e di alleanze, altro è il trasporto locale.
Ritengo che la terza azienda nazionale nel settore trasporti non debba essere svenduta, poiché credo che, nel caso di un eventuale accorpamento in un'azienda più forte, magari non scomparirebbe, ma rischierebbe di perdere la propria autonomia.
Secondo me, questo è uno dei gioielli della città di Torino, perché penso che la proprietà comunale ed il controllo pubblico siano ancora aspetti da tenere in debito conto. Quindi, il Gruppo dei Comunisti Italiani ritiene che il controllo pubblico della GTT debba rimanere in mano pubblica.
In merito al nuovo quadro organizzativo, di cui parlavo prima, credo che quest'azienda debba avere un gruppo dirigente all'altezza del compito; probabilmente, quest'ultimo non è stato in grado, in un certo senso, per motivi oggettivi di difficoltà o, forse, per mancanza d'investimenti, non ha avuto la possibilità di sviluppare un'azione di forte rilancio dell'impresa.
Se c'è bisogno d'investimenti, allora, verifichiamo come possano esserci e, soprattutto, come l'azienda possa rimanere dentro un tessuto territoriale, per poter produrre quel miglioramento nel servizio.
Credo vi sia un impegno finanziario, dovuto, da parte della Regione Piemonte, e che la questione del rinnovo del parco autobus sia un aspetto fondamentale per migliorare la qualità del servizio, che, però, stenta ancora ad avvenire.
Quindi, prima di dare corso ad un'accelerazione del processo verso una fusione, un'alleanza o una qualsiasi collaborazione (non esiste, infatti, solo la strada della fusione), credo che si possa anche intraprendere un percorso di collaborazioni che potrebbe rafforzare, comunque, la situazione della GTT.
Ritengo che si parta da un punto di vista sbagliato, se si pensa di dover necessariamente realizzare la fusione, perché esiste un deficit molto forte all'interno della GTT; invece, credo che, comunque, al suo interno, la GTT debba cominciare a modificare questo livello organizzativo, poiché l'azienda non appare, nei confronti dell'opinione pubblica, completamente allo sfascio, ma, semmai, esistono elementi di criticità, sui quali - ribadisco - bisogna intervenire, a partire dal quadro organizzativo, che mi pare un aspetto importante.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cassano.

CASSANO Luca
I "rumors" di queste settimane, come hanno già detto altri Consiglieri, ci hanno indotto a richiedere le comunicazioni, e l'incontro imminente di domani ribadisce, anche in quest'Aula, la centralità del Consiglio Comunale rispetto alle decisioni che il Gruppo Torinese Trasporti e l'ATM assumeranno nelle prossime settimane.
Innanzitutto, vorrei rivolgere una battuta al Sindaco, sulla Legge Lanzillotta: fino a prova contraria, è il Parlamento che fa le leggi, quindi, in assenza di una legislazione differente, dal momento che la Legge Lanzillotta non ha concluso l'iter, resta il quadro normativo predeterminato (quindi, le gare, dal 2009, così è); poi, vedremo con quali alleanze il prossimo Governo dovrà mettere mano, secondo il suo pensiero, a questo quadro normativo.
Abbiamo richiesto le comunicazioni, in particolare, perché crediamo che qualunque valutazione debba essere fatta alla luce del sole, anziché all'ombra dei caffè o degli incontri informali tra sindaci o vertici aziendali, e crediamo altresì che, anche in quest'Aula, come ha già fatto qualche Collega precedentemente, occorra ribadire la centralità del Consiglio Comunale rispetto a qualunque decisione, così come previsto dalla Legge e dallo Statuto della nostra Città, in merito ad una società che è detenuta al 100% dalla nostra Città.
Ci teniamo a precisarlo, perché il Sindaco ha citato il "modello IRIDE"; ebbene, io intervengo non tanto in relazione alla fusione AEM-AMGA, sulla quale vi sono giudizi anche positivi, quanto rispetto alla sottrazione di competenze e di sovranità che quella fusione ha determinato nei confronti del Consiglio Comunale.
Come ha detto prima il Consigliere Gallo, noi sappiamo ben poco di ciò che capita in queste società, se non grazie a qualche audizione nelle Commissioni Consiliari, nelle quali, giustamente, i dirigenti si trincerano spesso dietro al vincolo di borsa, che naturalmente obbliga queste società alla massima discrezione.
Credo che, prima ancora di discutere della possibile fusione, il Consiglio Comunale avrebbe dovuto discutere del piano industriale della GTT; infatti, poiché il Consiglio d'Amministrazione ha approvato quel piano industriale (che prevede possibili alleanze con partner pubblici e privati, ma non fusioni) da ben due mesi, signor Sindaco, penso che, probabilmente, sarebbe stato meglio trovarci (in quest'Aula, nelle Commissioni) a discutere delle opzioni in campo, previste dal piano industriale.
Non crediamo che la fusione sia il male assoluto, ma vorremmo poter discutere delle varie opzioni in campo, anche di quelle sostenute da autorevoli esponenti del Partito Democratico piemontese (come quella di un'azienda di stampo regionale). È evidente che così non è stato, perché, nonostante l'approvazione del Piano Industriale, questo Consiglio Comunale non ha mai discusso del futuro di GTT e, oggi, stiamo discutendo di colloqui informali a margine di incontri per la candidatura all'Expo2015.
Le esigenze di Bilancio del Comune e delle aziende sono sicuramente centrali: una società che avanza crediti per 150 milioni di Euro nei confronti della nostra Amministrazione non può operare al meglio e va ricordato che questo gruppo dirigente ha consentito l'apertura della Metropolitana, pertanto, andrebbe spesa qualche parola di stima anche nei confronti di questo gruppo dirigente. Le esigenze di Bilancio che lei sottolineava sono ugualmente importanti per il futuro dei 6.000 lavoratori del Gruppo Trasporti Torinese e per la qualità del servizio pubblico erogato da GTT.
Crediamo, innanzitutto, che si debba discutere del Piano Industriale di GTT, di quello che ha previsto rispetto al futuro e alle aggregazioni e poi, indipendentemente dagli esiti dell'incontro di domani con ATM, questa discussione debba proseguire in Commissione con l'audizione dei vertici aziendali, che probabilmente conoscono meglio la situazione di ATM Milano. Per poter decidere e per poter votare un atto in tal senso (anche di indirizzo nei confronti di chi tratterà con ATM Milano), abbiamo bisogno di conoscere dati, cifre, studi di settore ed ipotesi di sviluppo, senza i quali questo Consiglio Comunale viene, per l'ennesima volta, esautorato di un potere che crediamo vada ribadito.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Sindaco, lei ha fatto un discorso condivisibile, perché era un discorso standard, neutro, anodino, ovvero ha detto cose abbastanza note: le sinergie, le complementarietà, i grandi scenari, la liberalizzazione, meglio mettere un altro volée in una strategia di macro-area, piuttosto che aspettare che nel 2009 arrivi un gruppo, magari francese, con una buona offerta, e così, altro che GTT, garanzie occupazionali e patrimonio dell'Azienda (su questo genere di battaglie condotte da alcuni Consiglieri ci sarebbe da fare qualche commento)! Però ha eluso alcuni aspetti che sono sullo sfondo e che presto verranno alla ribalta: uno lo ha accennato, forse involontariamente, richiamando, nelle differenze tra Torino e Milano, il fatto che Milano abbia una rete di Metropolitana ben diversa dalla nostra e che dal punto di vista patrimoniale e di esercizio faccia peso rispetto a Torino, ma bisognerebbe chiedersi perché Milano abbia una situazione del genere nel trasporto pubblico locale. Perché è una città più grande? Non è detto, infatti Roma è molto più grande ed ha una Metropolitana piuttosto ampia, ma certamente non soddisfacente, in condizioni abbastanza disastrose ed in perdita maggiore rispetto alla nostra, che è nata da poco. Milano ha una Metropolitana più sviluppata, perché è una delle tante espressioni di un sistema città che da decenni ragiona con priorità e secondo strategie e una filosofia molto diverse, per non dire opposte, da quelle utilizzate nella nostra città.
Non è un segreto, Sindaco, che, fino a non molti anni fa, persone e partiti che sono oggi nella sua maggioranza ostacolassero, la Metropolitana; cambiare idea va bene ed è utile per la città, ma quei ritardi si pagano. Ancora oggi vediamo manifestazioni di quelle resistenze, che si applicano ad ogni scenario: è un atteggiamento mentale di resistenza alla novità, alla sfida, al confronto; è un'idea di torinesità richiusa, volta a mantenere quello che si ha già, convinti che sarebbe meglio evitare di mettersi in gioco nelle sfide (come se si potessero allontanare) per salvaguardare una maggiore tranquillità, però questo si ripercuote su altri settori e su altri sistemi, quali i rapporti con i lavoratori, con le Organizzazioni Sindacali, con il privato più in generale e con la gestione più politica e meno economica della stessa Azienda.
Siamo sicuri che la governance tra due culture di gestione di questo tipo di servizi, che è uno degli aspetti principali di gestione di una Città, si trovi così facilmente? Siamo sicuri che, con due filosofie di governo così radicate nel tempo e così diverse tra loro al confronto, basti l'illuminata ventata innovatrice di un Sindaco o di un nuovo Partito (che non si chiama più comunista) per dare questa soluzione? Non lo so, ma spero di sì!
Ho l'impressione che, una volta che il Sindaco - o chi per lui - avrà aperto il cammino, si apriranno tanti fronti di resistenza su varie partite e credo che sia difficile per un Sindaco dire che, dato che è stato deciso, a caduta devono mettersi tutti d'accordo. Non vorrei che ci fossero resistenze diffuse tali da far perdere alcuni passaggi che sono dati in certi momenti e rispetto ai quali è difficile scantonare.
L'ultima riflessione che vorrei fare è alimentata da un dubbio malizioso e probabilmente senza fondamento. Non vorremmo, Sindaco, che, date le scadenze temporali di questa operazione e di questa tornata amministrativa, ci fosse un po' di fretta da parte sua nel voler consegnarsi, se non alla Storia, alle cronache di questa Città, come il Sindaco che, con questo pezzo forte del trasporto pubblico locale, ha realizzato l'integrazione completa della macro-area Torino-Milano, curandosi poco delle conseguenze o le resistenze, perché incamminato verso altri lidi; ci dica che non è così, perché i veri problemi non ci sono oggi, ma cominceranno nel momento in cui la decisione sarà formalmente assunta.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Mi permetto di rispondere al Consigliere Ventriglia: come fa il Sindaco più amato d'Italia ad andare verso altri lidi? Sicuramente rimarrà qua almeno per altri tre anni!
Non riesco ad appassionarmi ad un dibattito del quale si sa molto poco; condivido quanto detto da alcuni Consiglieri intervenuti prima di me sul fatto che il Consiglio Comunale debba "vedere le carte", perché il Consiglio Comunale è sovrano e su questo penso che siamo tutti d'accordo.
Vorrei ribadire un dato a cui accennava il Consigliere Ventriglia - e che io riprenderò in maniera più forte, perché non ho la sua capacità di dialettica moderata anche nei toni -: i cittadini torinesi devono sapere che la Città di Torino è sempre in ritardo e si ritrova sempre a rincorrere Milano non per una questione genetica o perché Milano è una città più grande, ma perché è partita prima. I cittadini torinesi devono sapere che se siamo sempre in ritardo è perché le Giunte rosse del 1975 e del 1980 non hanno voluto avviare il progetto Metropolitana; è solo per questo che siamo così in ritardo e dobbiamo rincorrere, siamo più piccoli, più deboli e rischiamo di farci assorbire da Milano.
Queste cose devono essere dette in modo concreto. Proprio lei mi insegna che tutto quanto nasce da decisioni politiche. E il nostro ritardo è dovuto proprio ad alcune decisioni politiche assunte nel 1975 e nel 1980. Relativamente a questa fusione ritengo che, prima di intraprendere una vera e propria fusione con un'azienda così imponente, bisognerebbe rafforzare il nostro Gruppo Trasporti, altrimenti il rischio - come ci insegna l'accordo Intesa-San Paolo - è quello di essere assorbiti e temo che possa succedere anche in questo caso.
Forse gli strapagati vertici della GTT avrebbero dovuto pensare, già anni fa, a realtà aziendali più contenute. Penso, ad esempio, al contesto genovese, ma anche all'eventualità di un polo piemontese. Come, giustamente, diceva il Consigliere Ravello, a quel punto, sarebbe diverso relazionarsi con il colosso milanese, avendo a disposizione un potenziale aziendale pari a circa la sua metà.
A mio avviso, questa è stata la mancanza, in questi anni, di chi ha guidato quest'azienda e questa città. È pacifico, ma non devo dirlo io, che essere grandi ed essere più forti è importante. Questo lo sa chiunque e non posso dire che questo non sia vero! Bisogna analizzare tutti i percorsi che ci hanno portato a questa situazione.
Auspico solamente, signor Sindaco, che qualsiasi decisione si voglia prendere, si assuma con calma e con la maggior condivisione possibile, da parte del Consiglio.
Non è una battuta, la mia. Io mi riferisco, per esempio, alla questione "grattacieli". Sembra quasi che se la proposta di deliberazione non viene votata subito, crolla il Mondo! Non bisogna arrivare a questo. Piuttosto - se si vuole - bisognerebbe cercare di avere il tempo per ragionare tutti quanti insieme, se non si vuole che la decisione arrivi dall'alto.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Grazie, Consigliere Carossa. Si ricordi che non era il Mondo a cadere, ma il cielo, che cadeva in testa ai Galli. Era l'unica cosa della quale avevano paura, ed è per quel motivo che non costruivano i grattacieli.
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Volevo rendere onore a quanto si è svolto in sede di Conferenza dei Capigruppo, per ben due sedute consecutive e ribadire - ovviamente, con il massimo rispetto per le interessanti considerazioni del Sindaco - come noi avessimo già ricevuto, in quella sede, da parte del Vicesindaco Dealessandri, indicazioni circa l'atteggiamento che l'Amministrazione avrebbe tenuto nella giornata di domani e anche in ordine a che cosa è in atto nel rapporto tra la GTT di Torino e le aziende milanesi.
Ripeto, senza voler nulla togliere né all'importanza dell'Aula, né alle pur preziose considerazioni del Sindaco, ritengo che oggi non vi è nulla di nuovo sotto il sole.
Relativamente al Gruppo che rappresento, preannuncio, fin d'ora, l'intenzione di esercitare appieno le nostre considerazioni politiche, non appena ci saranno le cognizioni necessarie a rendere possibile un'approfondita valutazione e di svolgere quel ruolo d'indirizzo che presuppone, però, per essere ben svolto, una conoscenza adeguata delle possibilità e delle ricadute di ogni soluzione - e anche qui, niente di nuovo sotto il sole.
Per decidere bisogna conoscere. Non abbiamo abbastanza dati al proposito e, quindi, siamo nella fase nella quale, senza pregiudiziali, come ho sentito dire anche da altri Gruppi, attendiamo di avere gli elementi per poter esprimere un giudizio politico.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cerutti.

CERUTTI Monica
A differenza del Consigliere Giorgis, invece, ritengo che queste comunicazioni siano importanti proprio per ribadire il potere di indirizzo del Consiglio Comunale, su una vicenda che rischia di sfuggirci.
È dalla scorsa estate che GTT calca la scena mediatica e, di conseguenza, il dibattito politico.
Le improvvisate esternazioni dell'estate scorsa, a mezzo stampa, hanno indotto a ritenere che l'ipotetico ingresso dei privati - i cui effetti sotto il profilo industriale abbiamo già avuto modo di conoscere in Sagat, con giudizi tra noi anche diversi - non sia una soluzione buona, o cattiva, in senso assoluto.
È evidente che l'unico fine di una politica industriale nei Servizi Pubblici Locali non può essere quello di garantire all'Ente che detiene le quote di una società, di fare cassa o, come si usa dire oggi, di fare "tesoretto".
Dall'inizio di quest'anno lo scenario è cambiato; si è modificato con questa ipotetica alleanza - o accordo, o fusione - con l'ATM di Milano e credo che ogni prospettiva di ingresso dei privati, o di alleanze, debba essere considerata proprio alla luce degli obiettivi di un Piano Industriale serio e degli effetti che un apporto di competenze esterne può fornire anche su altri piani, come quello finanziario, quello dell'occupazione, quello della qualità ambientale - che, finora, non è stata ricordata - e quello degli effetti sociali del servizio offerto.
Dal punto di vista normativo, il Regolamento europeo, molto recente - il n. 1370 del 2007 - rispetto alla gestione del servizio, lascia il principio della libera scelta alle Autorità Locali. Si sta provando, a livello nazionale, a formulare una programmazione del trasporto pubblico locale sulla definizione dei bacini di traffico ottimali e dei servizi minimi, cercando di abbandonare l'idea di far corrispondere i bacini di traffico con i confini amministrativi dei diversi Enti Locali - prima, il Sindaco, faceva riferimento ai bacini di traffico - e promuovere le reazioni di tipo orizzontale, o verticale, tra i diversi livelli di Amministrazione.
Partendo da queste considerazioni, vorremmo iniziare a fare un ragionamento serio per capire quali studi siano stati eseguiti, o siano in corso, per confrontare un'alleanza orizzontale, come quella GTT-ATM, con una verticale, regionale, piemontese, che avrebbe, ad esempio, il vantaggio di un unico Ente controllante.
Nel Piano Industriale di GTT che aveva evocato, prima, il Consigliere Cassano, approvato nel mese di dicembre, ritroviamo, tra gli obiettivi strategici, lo sviluppo del business anche attraverso acquisizioni ed alleanze che consentono di migliorare la capacità competitiva del Gruppo e l'integrazione intermodale ed una governance unitaria del sistema della mobilità.
Questa ipotetica alleanza con ATM deve essere valutata considerando la sua forza rispetto alla metropolitana e alla significativa liquidità conseguente.
Però, dobbiamo considerare - essendo già stato prospettato da altri interventi, così come dalla stessa Milano - il pericolo di un'incorporazione di GTT in ATM.
Ormai a Milano si dice che è prevista questa fusione. Non sarebbe sufficiente un'associazione temporanea di impresa, legata alla gestione di alcuni servizi?
Questo lo poniamo come un interrogativo. Un partner deve essere scelto, perché in grado di fornire del know-how volto al miglioramento degli standard qualitativi e ambientali che, poi, si possono esplicare in una carta dei Servizi.
ATM, su questo fronte, non sembra particolarmente competitiva, a differenza, magari, di altri soggetti, perché no, anche stranieri.
Per contro, GTT sta avviando interessanti ragionamenti con le Ferrovie, proprio rispetto all'intermodalità. Come si sposano le due cose? Su questo vorremmo anche capire in che direzione si stia ragionando.
Vorremmo avere la garanzia che, comunque, sia avviato uno studio - la cosiddetta opzione Zero - che porti, rispetto al binomio GTT-ATM, a considerare che, forse, per la nostra Azienda Trasporti, questa alleanza non sia fra le più vantaggiose.
Potrebbero esservene delle altre. Nel caso si decida come procedere, è chiaro che sarà dirimente come l'accordo alleanza-fusione si sostanzi e coma potrà essere esercitata l'azione di controllo da parte dei rappresentanti eletti dai cittadini.
In questo, si esplicita una delle peculiarità del mantenimento del controllo pubblico.
Infine, come ha già detto il Consigliere Cassano, vorremmo capire (forse, in questo momento, è la priorità) come il piano industriale si stia concretizzando soprattutto dal punto di vista dell'evoluzione della riorganizzazione interna, basata sulla meritocrazia. Crediamo che sia un grande passo avanti in questa direzione, però vorremmo che appunto GTT fosse forte, prima di potere arrivare a alleanze e fusioni.
Quindi, la Sinistra non è contraria a priori a possibili fusioni (comunque, penso più ad accordi) per una ricerca di maggiore competitività, così come ha detto il Sindaco, ma vorremmo che fosse ricercata la soluzione migliore e che il Consiglio Comunale potesse effettivamente dire la sua su dei dati tecnici e non semplicemente su degli articoli di giornale.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Sindaco, vorrei dire due battute. Se magari faceste più riunioni di maggioranza, probabilmente avremmo evitato anche questo dibattito, altrimenti, se mi permette, si candidi alla Camera o al Senato, andiamo a elezioni e i problemi all'interno della sua maggioranza sono risolti! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non lo dico come cittadino, ma come rappresentante di una forza politica in quest'Aula. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non ho questa presunzione. Ho detto che se vuole candidarsi, decade, andiamo a elezioni e magari facciamo il "mio" Sindaco!

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Rimanga al tema, Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Interloquivo con il Consigliere Olmeo, la forza dei "Papa boys" è efficace in Aula!
Vediamo l'altra faccia della medaglia e diciamo che, repetita iuvant, vivo queste Comunicazioni in Consiglio Comunale, Consigliere Giorgis, non come qualcosa di già sentito - è vero - in Conferenza dei Capigruppo, ma come un impegno (questa è una vera novità) di questa Amministrazione e, in particolare, del Sindaco, di venire a riferire in Consiglio Comunale, prima di proseguire in qualsiasi iniziativa politica o amministrativa di un certo tipo.
Quindi, vedo un'inversione di tendenza, che apprezzo e non posso che ringraziarla. So che sarà l'inizio di importanti e approfondite sedute, sia su questa fusione, ma anche su altri possibili... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, la svolta è che, grazie a questa comunicazione, ci dice prima quello che andrà a dire, che di solito leggiamo sui giornali. Penso che questo sia importante e, implicitamente, riconosce un ruolo centrale al Consiglio Comunale e penso che questo sia motivo di soddisfazione.
Quindi, prendo atto e, per quando ci riguarda, staremo a vedere le carte che produrrete dopo questi incontri.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Sindaco, per una replica.

SINDACO
Intervento brevemente per apprezzare l'intervento del Consigliere Cantore, che ha colto l'essenza intima della mia comunicazione e mi stupisce che non l'abbiano colta altri esponenti di maggioranza che, invece, hanno atteso da voi un atteggiamento più "sindacalistico" nei miei confronti, ma tuttavia, proprio perché hanno avuto questo atteggiamento, non ho difficoltà a garantire, come ho già detto, che chiaramente una discussione di questo genere non può che avere questa come sede, sapendo che esistono gradi diversi di istruzione del processo e di confronto. Cioè, ci sono compiti istruttori che spettano a chi ha responsabilità esecutive, altri che spetteranno alle aziende in quanto tali e altri che saranno propri del Consiglio. Alcuni spettano alle forze politiche, sulle quali, magari, se si facesse anche qualcosa di più, sarebbe meglio. Perché, per esempio, la discussione di stasera dovrebbe essere svolta in sede politica più che in un'Assemblea di questo tipo.
Il Presidente Marini ha rimesso l'incarico, quindi, se volete, come si dice "al lavoro, alla lotta!". Confermo che dall'incontro di domani, ammesso che ci sia la volontà da parte del Sindaco Moratti, non potrà che venire una richiesta alle aziende di fare approfondimenti, in maniera che ci sia del materiale sul quale sia possibile ragionare nei contesti che qui sono stati detti.
Al Consigliere Cerutti vorrei fare una sola domanda (la quale mi risponderà poi in privato). Mi è sfuggita la differenza fra integrazione orizzontale e verticale, a meno che quella verticale non tradisca un non detto, cioè che noi dobbiamo comandare sulle altre aziende del Piemonte, che però essendo un po' tutte come noi, non vogliono farsi comandare e tutte vogliono la governance paritaria.
Mi permetto solo di dire che le due ipotesi non sono necessariamente alternative, però semmai si tratta usare l'una per negoziare, ma ci addentreremmo in congetture che mi ricordano una fiaba tipica, che si racconta in tutte le regioni, ma che in Piemonte parla di una pastorella che, pensando a cosa farà col ricavato della vendita della toma, si perde nei pensieri, fa cadere la toma nel burrone e tutti i suoi progetti, che erano già arrivati a costruire una casa in città, svaniscono.
Quindi, per evitare che l'integrazione con GTT faccia la stessa fine, concludo la mia replica.
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