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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 28 Gennaio 2008 ore 15,00
Paragrafo n. 3
INTERPELLANZA 2007-07683
"LIMITARE L'AUTORIZZAZIONE A TRASFORMARE IN LUOGHI DI CULTO ISLAMICI I LOCALI ACQUISTATI O AFFITTATI" PRESENTATA DA VARI CONSIGLIERI COMUNALI IN DATA 9 NOVEMBRE 2007.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200707683/02, presentata in data 9 novembre 2007, avente per oggetto:
"Limitare l'autorizzazione a trasformare in luoghi di culto islamici i locali acquistati o affittati"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Curti.

CURTI Ilda (Assessore)
Provo a rispondere alle domande poste dall'interpellanza.
Alla prima domanda, che chiede quale procedimento amministrativo sia necessario attivare per ottenere l'autorizzazione ad adibire edifici a luoghi associazionistici, rispondo che, nel caso in cui si tratti di edifici pubblici, la valutazione viene effettuata, come per tutte le associazioni, nell'ambito dell'apposita Commissione Interassessorile, ai sensi dell'art. 214 del Regolamento per la concessione di beni immobili comunali ad enti ed associazioni. Vale, quindi, la procedura che viene applicata nel caso in cui un'associazione chieda di avere in concessione spazi pubblici.
Nel caso in cui, invece, si tratti di edifici di proprietà privata, le autorizzazioni dipendono, da un lato, dalla tipologia di attività svolta dall'associazione (che può essere sportiva, ricreativa, teatrale, culturale e sociale), dall'altro, dai vincoli urbanistici ed edilizi esistenti sull'immobile interessato. Ad esempio, le attività associative culturali possono insediarsi in tutti gli spazi destinati dal Piano Regolatore ad attività di servizi alle persone e alle imprese (le zone ASPI del Piano Regolatore).
Se un'associazione, quindi, chiede in concessione all'Amministrazione pubblica un locale, vale l'articolo 214 del Regolamento di concessione; nel caso in cui si tratti, invece, di edifici di proprietà privata, c'è un regime autorizzativo che dipende dalla tipologia degli edifici prevista dal Piano Regolatore, sapendo, però, che, nelle ASPI (cioè negli spazi che prevedono attività di servizio alle persone e alle imprese) non è necessario chiedere un'autorizzazione né di tipo urbanistico, né di tipo edilizio, né di altro tipo.
La seconda domanda chiede quali azioni si intendano intraprendere per verificare se al loro interno si svolgono attività previste dall'autorizzazione.
Come dicevo prima, non è detto che un'associazione, per insediarsi, necessiti di un atto convenzionale con la Città che ne regoli le attività: questo capita ordinariamente soltanto per le attività che si insediano in immobili di attività pubblica o in aree destinate, a livello urbanistico, a servizi pubblici. Nel caso, invece, di attività inserite in proprietà private previste all'interno delle ASPI, valgono le regole della libertà di associazione prevista dalla Costituzione, quindi nessun tipo, da parte dell'Amministrazione pubblica, di controllo sulla tipologia di attività: sono altri gli organi dello Stato che possono intervenire e controllare se, all'interno di questi spazi, vengano svolte attività che sono manifestamente contro l'ordinamento vigente.
La terza domanda chiede quali competenze abbia l'Ente Pubblico Territoriale nel consentire la costruzione o la creazione di luoghi di culto sul proprio territorio. L'Ente Pubblico Territoriale non ha alcun tipo di competenza, a meno che non si tratti di aree pubbliche, sulle quali è possibile agire con strumenti urbanistici specifici. In particolare, nessuno dei nove luoghi di culto richiamati nell'interpellanza ha mai avuto un regime autorizzativo e concessionario con l'Amministrazione pubblica, perché si trovano in spazi che non rientrano né nella proprietà pubblica, né in luoghi adibiti a servizi pubblici.
All'ultima domanda, che chiede se sia possibile che, all'interno di un normale edificio autorizzato per scopi associazionistici, si possano effettuare funzioni religiose o di preghiera, rispondo che non esiste un Regolamento che disciplini le attività associazionistiche ammissibili o meno: l'unico vincolo è che esse, nei loro Statuti, rispettino le norme del Codice Civile e, naturalmente, quelle del Codice Penale (su cui non è, però, l'Amministrazione Comunale a dover intervenire, ma altri organi dello Stato).
L'Amministrazione Comunale può riconoscere espressamente che alcuni soggetti - associazioni e non - svolgano attività che, di norma, sono regolamentate da apposite convenzioni, che possono ritenersi di interesse collettivo e che sono, dunque, da ricondurre a servizi di interesse pubblico e generale. In tal senso, le attrezzature culturali e per il culto sono annoverate dal Piano Regolatore tra le attività di servizio pubblico.
Il Piano Regolatore, quindi, riconosce i luoghi di culto come servizi pubblici.
Così come viene riferito nel testo dell'interpellanza, l'Islam non ha ancora firmato un'intesa con lo Stato, quindi non rientra nella tipologia dei luoghi di culto assoggettati al regime di servizi pubblici. Ricordo, però, che, presso il Ministero degli Interni, è all'esame un percorso che consentirà di arrivare al riconoscimento e all'intesa con alcune confessioni (non è soltanto l'Islam, infatti, ad essere interessato al problema dell'intesa con lo Stato, ma vi sono anche altre confessioni - mi riferisco, in particolare, a molte confessioni ortodosse del cristianesimo - che non sono riconosciute e che non hanno un regime di intesa con lo Stato italiano), in particolare con quella parte di organizzazioni islamiche rappresentate dalla Consulta per gli Affari Islamici presso il Ministero degli Interni - istituita dal Ministro Pisanu nel 2005, proseguita dal Ministro Amato e poi vedremo che cosa succederà - che hanno contribuito, con il Ministero ed altri, alla stesura della Carta dei Valori.
Quindi, questa è, attualmente, la situazione.
Inoltre, il vuoto legislativo, quindi l'assenza di strumenti quali sono i regolamenti, da un lato, non consente all'Amministrazione Pubblica di dare atto e sostanza all'articolo 3 della Costituzione (che parla di libertà di culto, riconoscendo la dignità e la libertà delle diverse confessioni religiose), dall'altro, però, non consente nemmeno di avviare percorsi che consentano, a molte minoranze religiose che lo desiderano, di manifestare la loro libertà di culto all'interno di garanzie costituzionali più estese, ed è molto complicato estendere a questi soggetti la possibilità di un'interlocuzione con l'Amministrazione Pubblica. Sicuramente, c'è l'urgenza di riempire un vuoto legislativo che non rende né facile, né dignitoso e neanche serio il percorso che molte di queste minoranze seguono nel nostro territorio e nelle nostre città.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Ringrazio l'Assessore per la risposta che ritengo completa.
Allora, se ho ben capito, per quanto riguarda gli spazi privati, il Comune non ha nessuna competenza di nessun genere e i controlli li fanno esclusivamente gli organi preposti (forze dell'ordine o chi la Magistratura deciderà).

CURTI Ilda (Assessore)
(Intervento fuori microfono).

TRONZANO Andrea
Se del caso, certamente.
Per quanto riguarda le ASPI, non ho capito molto bene, il Comune può dare o non dare l'autorizzazione ad un'associazione e può fare qualunque tipo di intervento?

CURTI Ilda (Assessore)
In quegli spazi, che il Piano Regolatore definisce ASPI (cioè, Attività di Servizio alle Persone e alle Imprese), in un regime di relazione con la proprietà privata, un'associazione può svolgere attività associazionistiche senza dover chiedere autorizzazione all'Amministrazione Pubblica. Questo vale per il 99% dell'associazionismo che è presente in città. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Senza che il Comune possa intervenire.

TRONZANO Andrea
Conseguentemente, il controllo è lo stesso per quanto riguarda il privato, quindi il Comune non ha nessuna competenza.
Mi ritengo soddisfatto della risposta e la ringrazio.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
L'unica cosa che non ho compreso è se il Comune di Torino non possa o non voglia fare i controlli. Il Piano Regolatore prevede determinate cose; se il Comune di Torino sa che in un fabbricato si svolge un'attività religiosa ed il Piano Regolatore non lo prevede, secondo me il Comune di Torino ha l'obbligo di andare a controllare.
Forse non ho capito la risposta, perché mi sono distratto, quindi chiedo scusa in anticipo se non l'ho capita, ma se, invece, ho capito bene, non mi ritengo soddisfatto di questa parte della risposta e, eventualmente, vorrei un approfondimento su questo aspetto.

CURTI Ilda (Assessore)
Come voi stessi, giustamente, dite nell'interpellanza, la nostra Costituzione riconosce la libertà religiosa e svolgere un'attività religiosa non è, di per sé, un elemento di illegalità.
Quello che sottolineavo è il fatto che, in assenza di un quadro legislativo più chiaro, ad oggi, il regime di occupazione di spazi, da parte di associazioni che hanno anche finalità religiose, è un regime che sta sotto l'ordinamento dell'articolo n. 39 del Codice Civile, che regola le associazioni.
Anche per quanto riguarda le associazioni, la Costituzione garantisce un principio costituzionale che riguarda la libertà associativa dei cittadini, purché si stia all'interno di quanto il Codice Civile prevede per le associazioni regolarmente costituite, quindi un proprio statuto, la democrazia degli organi, l'iscrizione al registro delle associazioni, eccetera.
Quindi, il Comune non può intervenire in un luogo che è proprietà privata, perché i 9 centri di culto che voi elencate si trovano tutti all'interno di edifici privati, dove si svolgono attività promosse da associazioni private. Lo possono fare altri organi dello Stato, se sono presenti elementi di rilevanza penale, ma non l'Amministrazione Pubblica, perché si creerebbe un precedente, aprendo al principio secondo il quale si entra all'interno di una proprietà privata (che la nostra Costituzione definisce inviolabile) e all'interno di una libertà associativa, che la nostra Costituzione garantisce e tutela (per fortuna per tutti noi).
Quindi, se non ci sono degli elementi di rilevanza penale o di altro genere, l'Amministrazione Pubblica non può che prendere atto di queste situazioni senza intervenire.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Mi ritengo insoddisfatto dalla risposta dell'Assessore, che, però, non poteva essere diversa; forse, sarebbe il caso di proporre un approfondimento con l'Assessore Viano. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Se, a casa mia, do una destinazione diversa, per qualche aspetto, da quanto previsto dal Piano Regolatore, l'Assessore Viano manda prima i Vigili Urbani, per fare un controllo e, poi, i geometri o i tecnici del Comune, anche se è proprietà privata; penso che sia questa la linea, un po' sottile, sulla quale dovremmo discutere.
Quindi, non sono così convinto che il Comune non possa verificare se si sta trasgredendo il Piano Regolatore, perché il punto è questo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non vorrei far perdere troppo tempo...

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Se lo ritenete opportuno e se l'Assessore non ha controindicazioni in merito, possiamo proporre uno specifico approfondimento in relazione al fatto che, all'interno degli stabili, si svolgano attività diverse da quelle previste dal Piano Regolatore.
Se gli Assessori Curti e Viano volessero predisporre una breve nota e farla recapitare agli interpellanti, sulla base di quella nota, gli interpellanti potrebbero verificare eventuali altre iniziative, se lo ritenessero opportuno.
Con questa proposta del Presidente, possiamo considerare discussa l'interpellanza?
La parola al Consigliere Tronzano.
Naturalmente sono soddisfatto della risposta tecnica, nel senso che, come è mio costume, approfondiremo e verificheremo i dati che l'Assessore mi ha dato, per cui la sua nota è più che opportuna.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola all'Assessore Curti.

CURTI Ilda (Assessore)
Ben vengano l'approfondimento e la discussione. Mi rendo conto perfettamente che non potete che prendere atto della mia risposta tecnica, anche se dal punto di vista politico ci sono, ovviamente, delle divergenze, ma su questo non c'è... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sicuramente quello che dico rischia di essere un limite nell'approfondimento del dialogo con le minoranze religiose, perché sfuma la possibilità di intervenire e di avviare dei percorsi relazionali limpidi e trasparenti, riconoscendo il fatto che il nostro impianto giuridico definisce gli spazi e i luoghi di culto esclusivamente per la religione maggiormente rappresentata.
Questa è la Storia dell'Italia. Sicuramente la presenza sul nostro territorio di minoranze religiose che non siano quelle storiche (i templi valdesi, piuttosto che le sinagoghe), seppure con difficoltà, necessita urgentemente della messa a punto anche di strumenti legislativi e regolamentari, che attualmente non ci sono.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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