| Interventi |
| ARTESIO Eleonora Grazie. Stiamo esaminando una deliberazione che ci propone di accedere alla possibilità, consentita agli Enti Locali, di provvedere ad una diluizione della restituzione del debito distribuendolo sugli anni successivi e di poterlo fare destinando i risparmi conseguenti non più soltanto in spesa in conto capitale per investimenti, ma anche in spesa corrente. Relativamente a questa opzione io voglio svolgere alcune considerazioni di contesto. La situazione di indebitamento della Città di Torino è nota a tutti, è sicuramente molto acuta, credo sia altrettanto ingiusta, perché tutti quanti ricordiamo quale sofferenza abbiano vissuto gli Enti Locali nel sacrificio del pareggio di Bilancio e del Patto di Stabilità interna che si è abbattuto particolarmente sull’autonomia di spesa delle Amministrazioni Comunali, ma stiamo discutendo questa situazione della Città di Torino con operazioni quali quelle di questa delibera in una proiezione che, lasciando invariante le cose o procedendo sulle cose con piccoli aggiustamenti, arriverà all’esaurimento del debito nel 2046. Non lo dice la Consigliera di Minoranza Artesio, lo dice la slide che ci è stata presentata in I Commissione congiuntamente al Bilancio di Previsione 2021. Ora, è del tutto evidente che stiamo conducendo una campagna di manutenzione della gestione del debito e io voglio anche riconoscere l’onesta intenzione degli amministratori di riuscire a governare questo tipo di situazione debitoria. Quel che però non posso loro riconoscere è il coraggio nell’affrontare sul piano politico, con tutta la forza istituzionale del Comune di Torino, l’ingiustizia di questo debito, perché noi Consiglieri Comunali abbiamo compiuto tre atti nel corso di questo mandato, tutti e tre volti a denunciare l’aggravio irragionevole dei mutui contratti non solo per i derivati, ma anche con Cassa Depositi e Prestiti. Vorrei ricordare che dal 2003, quando Cassa Depositi e Prestiti da cassaforte del risparmio dei cittadini è diventata una società per azioni, i comportamenti tenuti nei confronti dei prestiti rivolti agli Enti Pubblici sono stati comportamenti analoghi a quelli degli Istituti Finanziari. Per i Comuni, che nei confronti di Cassa Depositi e Prestiti rappresentano l’1,8% dei debitori, i mutui applicati sono stati del 4-5%, ben superiori ai mutui applicati, ad esempio, nei confronti delle Regioni. Si tratta, quindi, non soltanto di un onore alla restituzione a cui siamo chiamati, ma si tratta, piuttosto, di una restituzione per prestiti che sono stati concessi a dei tassi non sostenibili, ma soprattutto concessi in modo indifferenziato e indifferente alla vocazione pubblica e istituzionale degli Enti Locali. Lo abbiamo detto chiaro e forte come Consiglio Comunale perché abbiamo adottato nel 2017 una mozione che richiedeva l’istituzione di una Consulta sull’audit pubblico che rendesse comprensibile anche alla popolazione quali fossero, certo le ragioni dell’indebitamento, ma anche le condizioni di questo indebitamento e la possibilità di rimettere in discussione condizioni in partenza ingenerose e io mi azzardo a dire inique. L’audit pubblico del 2017 non è mai stato istituito dalla Città di Torino che ha cominciato a percorrere l’ipotesi di individuare degli advisor che facessero un’analisi del debito e potessero essere ricompensati con gli eventuali risparmi derivati e poi idea abbandonata; l’audit pubblico l’ha fatto la Città di Napoli istituendo addirittura alla Presidenza persona di grande pregio, peraltro torinese, quale l’ex Procuratore Paolo Maddalena e da quell’audit pubblico emergono le sofferenze delle condizioni con le quali gli Enti Locali si sono trovati in condizioni di estremo bisogno a contrarre i mutui. Ma abbiamo fatto un passo successivo sempre con un ordine del giorno del 2017 dal titolo “Riprendiamoci la Cassa”, per ricordare la natura pubblica del risparmio degli italiani di quell’istituto; abbiamo avviato la richiesta di poter rinegoziare, non come singola Città, ma con la potenza del valore della rappresentanza delle comunità a cui i Comuni sono chiamati, la situazione debitoria degli Enti Locali nei confronti di Cassa Depositi e Prestiti, ma ancora con un ordine del giorno dal titolo “Ribellarsi dal debito…”, anzi scusate, con una mozione del maggio del 2020, quindi molto recente, dal titolo “Ribellarsi al debito illegittimo”, abbiamo esattamente riproposto alla Giunta la richiesta di poter congiungere la propria voce a quella degli altri Comuni, che si sono levate nei confronti di questa situazione debitoria, per costruire un fronte comune tra i Comuni per rinegoziare questo tipo di condizioni. Ebbene, questi passi, che sono quelli che possono essere ascritti al coraggio politico, non sono stati (incomprensibile), almeno io non ne ho conoscenza e credo che se fossero avvenuti lo avremmo potuto conoscere così come altri Comuni, ancora in tempi recentissimi di coordinamenti nazionali, hanno rappresentato. Voglio dire che i Comuni stanno costruendo una voce autonoma, relativamente alla denuncia dei problemi che gravano sulle spalle degli Enti Locali, ma anche alla rivendicazione dell’orgoglio degli Enti Locali, in questo particolare momento; voglio ricordare, ad esempio, le iniziative di Eurocity relativamente al fatto che, con i fondi del futuro Recovery Plan, vengano individuati i Comuni come soggetti attuatori. Ricordo le interviste in qualità di componenti degli organi di rappresentanza di questa rete europea, quella del Sindaco di Firenze Nardella e del Sindaco di Milano Sala. Ora, in questo silenzio dell’Ente Comune di Torino noi siamo ad assumere una deliberazione che ha un comportamento ordinario, rinegoziamo il debito e lo redistribuiamo sugli anni a venire, che ha sicuramente anche un significato di cedimento a ragioni di forza maggiore che io non voglio assolutamente negare; proprio perché le conoscevo, ho cooperato a far votare in questo Consiglio i documenti che ho appena citato, ma che è di nuovo un’operazione di manutenzione nell’ambito dello stato di fatto delle cose. Ora, io non sono tra coloro che ritenevano o ritengano che il recupero delle risorse, che non dobbiamo restituire in questo anno o in quelli successivi, debba essere esclusivamente destinato alle spese di investimento, perché ritengo che le spese correnti siano altrettanto strutturali per la qualità e la continuità di servizi essenziali. Voglio ricordare a tutti che il deficit, dal punto di vista delle difficoltà operative dei servizi socio-sanitari, che tutti oggi riconosciamo e che tutti vorremmo recuperare con stanziamenti ordinari e con il riconoscimento del grande lavoro dei professionisti sanitari, è avvenuto in gran parte per la riduzione della spesa corrente, perché si è abbattuto (voci sovrapposte)… ARTESIO Eleonora …sul contenimento del personale. Quindi, non sono contraria al fatto di poterlo utilizzare, ma osservo la mancanza degli elementi che ho detto e il fatto che, pure in una buona predisposizione della Giunta che ha, con sincera interpretazione delle richieste dei Consiglieri, proposto un emendamento sulle destinazioni di questi fondi, di cui avremo contezza però solo con il Bilancio di Previsione, anch’io non posso condividere questo atto deliberativo. |