| Interventi |
| POLLICINO Marina Sì, grazie, Vicepresidente Lavolta. Allora io devo sottolineare che da quando quest’atto è stato discusso e da quello che allora mi sembrò ampiamente condiviso in Commissione, durante la prima fase della pandemia a marzo, diciamo, molte cose però sono cambiate, non sono migliorate come si sperava, anzi, purtroppo alcune situazioni si stanno riproponendo, si stanno aggravando, criticità e problemi che non hanno trovato soluzione dalla fine del primo lockdown, quindi, di fronte a queste ulteriori necessità, l’atto mostra di essere un po' datato, questo indubbiamente, per cui io adesso farò una breve illustrazione e poi penso che si possa passare alla votazione. Con la prima fase dell’emergenza pandemica, allora, era stata iconicamente rappresentata dalla fotografia dell’infermiera Elena Pagliarini di Cremona, immortalata mentre dormiva accanto al computer e per questo era diventata l’emblema delle condizioni di lavoro nei reparti di Terapia Intensiva o al Pronto Soccorso durante quel periodo drammatico. L’impegna dell’ordine del giorno era appunto rivolta a sollecitare provvedimenti di ristoro psicologico, riposo e indennità straordinaria per quelle pesanti condizioni. Ora, quella fase si ripresenta ancora una volta con rinnovata aggressività virale e medici, infermieri e operatori socio-sanitari e professionisti sanitari si trovano sempre in corsia, in prima linea e sotto pressione, consapevoli che la nuova ondata di contagi si è purtroppo allargata e sta sottoponendo ancora una volta a ritmi di lavoro massacranti a rischio di contagio e a rischio di burnout. L’attuale emergenza riporta ancora una volta all’attenzione sull’importanza di queste categorie professionali, che da parecchi decenni sono state mortificate e deprivate di quel ruolo e stato sociale e che ancora in attesa di provvedimenti strutturali che vadano nella direzione di un vero cambiamento nella sanità pubblica, hanno e continuano fino ad un pesante tributo, in termini di contagi, decessi e stress fisico-mentale, nella loro lotta alla pandemia, al punto da meritarsi gli appellativi di eroi e angeli. Però proprio i sanitari avevano voluto precisare fin dall’inizio di non ritenersi eroi, ma semplicemente professionisti, consapevoli del fatto che alimentare la retorica dell’eroismo rischia di caricare ancora di più sulle loro spalle la responsabilità di quello che succede ed è funzionale ad allontanare i sensi di colpa della collettività verso chi lavora fino allo stremo per salvarci la vita. Non eroi quindi, ma lavoratori e lavoratrici che hanno vissuto e in forme diverse continuano a vivere l’angoscia costante della malattia, la sensazione di una battaglia ardua con strumenti non sempre adeguati a combatterla e la paura di essere contagiati e di contagiare i propri familiari e contemporaneamente il senso di colpa per il fatto di provare questi sentimenti. Sappiamo bene quanto la memoria politica e burocratica sia labile, come anche gli interventi governativi regionali assolutamente insufficienti a sostegno di queste categorie hanno confermato, infatti, tornati massicciamente al fronte, medici e sanitari sono stati costretti a denunciare una situazione peggiore rispetto a marzo, aggravata della mancanza di personale e di tutele legali. Mi ha colpito molto un articolo del Dottor Valerio Contegiacomo pubblicato sul sito dell’Anaao Assomed - Piemonte, il 10 dicembre e quindi non molto tempo fa, non molti giorni fa, in cui il medico internista andato in pensione afferma chiaramente: “Non ho intenzione di tornare a lavorare per sopperire alle croniche carenze del Sistema Sanitario Nazionale” e ancora: “A 66 anni sono un soggetto a rischio, mi sono stufato di dover fare l’eroe per compensare le mancanze della sanità pubblica, fino a quando non ci si renderà conto che il Sistema Sanitario si regge solo sulla dedizione di moltissimi suoi operatori e sul volontariato, si va incontro ad un progressivo peggioramento della situazione e, ultima considerazione, ho ricevuto come bonus Covid 480 euro, giustamente, sottolinea il medico, sarebbe stato più giusto evitare la mancetta e piuttosto vedersi equiparare gli stipendi a quelli degli altri operatori europei”, come dargli torto. Quindi allo stato attuale dei fatti, questo ordine del giorno, al di là dei singoli provvedimenti che venivano sollecitati alla prima fase pandemica acquista il merito e la finalità di mantenere desta l'attenzione verso le (incomprensibile) professioni sanitarie che ancora una volta sono chiamate a fronteggiare la pandemia, stiamo parlando della terza ondata, forse ancora più aggressiva, Dio non voglia che le condizioni che si troveranno ad affrontare potrebbero addirittura essere peggiori di quelle già vissute nella primavera scorsa. Grazie, Presidente. POLLICINO Marina Grazie, Presidente. Nessun problema a recepirli, la ringrazio. POLLICINO Marina Presidente, scusi, solo una domanda, ma cosa succede con questo atto, adesso? POLLICINO Marina Perfetto volevo che venisse detto a verbale, sì. Verrà rivotato la prossima volta, quando ci sarà il numero legale, giusto? POLLICINO Marina Quindi, cosa succede, bocciato? Non capisco. POLLICINO Marina Ah, esatto, quindi verrà riposto in votazione? POLLICINO Marina Ok, grazie, volevo sapere questo. La ringrazio. POLLICINO Marina Buona serata |