Interventi |
MENSIO Federico Grazie, Presidente. Io ho inteso presentare questo atto - anche con un po’ di colpevole ritardo, lo ammetto, ma dovuto anche un po’ alla situazione che abbiamo vissuto in questi mesi - a seguito della visita di una delegazione di Indios Indigeni dell’Amazzonia brasiliana; in quella visita noi avevamo potuto ascoltare dalle vive voci di tre rappresentanti di queste tribù qual era la loro situazione e cosa stavano vivendo. La situazione è quella di una terra ormai compromessa, una terra che è un loro patrimonio però non è solo un loro patrimonio è un patrimonio che io considero, penso quasi tutti consideriamo, dell’umanità e non possiamo prescindere il fatto che in natura la vita degli esseri viventi, siano essi uomini, piante o altre specie animali, sia tutto connesso. Il fatto che si vada a fare la deforestazione in Brasile non ci deve vedere lontani dal problema, anzi ci deve vedere molto vicini perché il Brasile e nello specifico o, meglio, la Foresta Amazzonica in particolare quella brasiliana è in grado, a oggi, stimando, di immagazzinare tra gli 80 e i 120 miliardi di tonnellate di carbonio all’anno, proprio quei gas serra che noi cerchiamo di combattere in altra maniera. Ecco, invece di combattere in altra maniera potremmo aiutare proprio i popoli, gli Indios brasiliani che vivono in Amazzonia a conservarla quella terra, perché non dico che sia di loro proprietà, perché credo che il concetto di proprietà per loro sia distante e questo lo hanno anche dimostrato nella sede in cui sono venuti a presentare le loro istanze, ma la considerano un bene indissolubile, un bene di tutti perché senza quel bene loro non possono vivere e se loro non possono vivere noi neanche possiamo vivere; quindi la salvaguardia di quei popoli è strettamente legata alla salvaguardia del nostro modo di vivere e, soprattutto, è legata alla salvaguardia di quel territorio di cui loro usufruiscono e vivono dei suoi prodotti. Ecco, negli anni si è visto uno spolpamento di quelle terre, prima con le estrazioni minerarie, l’oro, in particolare, che ha, sostanzialmente, inquinato le falde acquifere, utilizzando metalli pesanti come il mercurio; poi, le attività estrattive del petrolio e poi la deforestazione, la deforestazione che ha portato alla riduzione drastica delle specie animali e vegetali di quell’area. Ricordo che il 10% di tutte le specie vegetali e animali della Terra stanno in Foresta Amazzonica, ci sono 40 mila specie tra piante e animali e alcune addirittura in via di estinzione come il giaguaro e il tapiro. Ecco, la difesa di quel territorio, la difesa delle popolazioni che usano quel territorio per vivere e ci vivono è fondamentale. Perché ho presentato quest’ordine del giorno? Perché quando dicono che i problemi sono distanti non è così; la deforestazione, in quel caso, avviene per due motivi: uno, per la produzione diretta di carne tramite pascoli intensivi, carne che noi consumiamo in modo eccessivo - lo dico apertamente, dobbiamo cambiare modo di vivere, tutti, non solo gli italiani, non solo i torinesi -, un consumo eccessivo di carne che non solo viene dalle foreste brasiliane, ormai ridotte ad ampi spazi per allevamenti intensivi, ma anche dai nostri allevamenti, allevamenti intensivi in Europa, ma che hanno un riflesso proprio sulla deforestazione brasiliana, perché la deforestazione brasiliana, in buona parte, avviene proprio per far spazio a coltivazioni di vegetali utilizzati per mangimi per gli allevamenti intensivi, in particolare la soia e questo, la deforestazione, in questo senso, avviene per l’80% in Brasile e in Foresta Amazzonica più in generale. Ecco, l’Unione Europea importa per l’80%, ed è il secondo importatore mondiale, proprio dal Brasile la soia per i suoi allevamenti intensivi. È tutto collegato, lo ribadisco, è tutto collegato. Il nostro modo di vivere, quello di mangiare ingenti quantità di carne rossa derivata dagli allevamenti intensivi in Europa ha dei riflessi, proprio perché quegli allevamenti intensivi usano la soia prodotta in Amazzonia. Di certo il Governo brasiliano negli ultimi anni non si è impegnato, e questa è notizia di qualunque giornale, a fermare questa deforestazione, anzi si è andati avanti a spron battuto, tanto più che, addirittura, il Governo brasiliano ha trasferito al Ministero dell’Agricoltura le decisioni in merito a quelle terre rivendicate dai popoli indigeni, lo ripeto, terre che erano di loro non proprietà, ma di loro uso, proprio per vivere. Allora, in tutto questo senso si sta vivendo una crisi, una crisi profonda di quella Foresta Amazzonica, c’è un report che dal 2000 al 2018, quindi in 18 anni la Foresta Amazzonica è ridotta dell’8%, parliamo di 513.000 chilometri quadrati, ve lo ripeto 513.000 chilometri quadrati, che cosa vuol dire? Vuol dire che in 20 anni si sono consumate 4.000 Città di Torino, 4.000 Città di Torino, un territorio che è più di una volta e mezzo il territorio italiano, il territorio della Spagna; ogni anno sparisce dall’Amazzonia una superficie pari a 200 Città di Torino, non stiamo parlando di numeri piccoli, stiamo parlando di una crisi, di una enorme devastazione, ecco, in tutto questo nell’ultimo anno poi si è aggiunta la crisi della pandemia della SARS-CoV-2, i popoli indigeni hanno visto emigrazioni, come succedeva anche in Italia verso le grandi Città, bene quando è scoppiata la pandemia, loro sono tornati a vivere nella zona di origine portando con sé il virus e il Governo brasiliano non ha avuto misure sufficienti, in particolare la fornitura di ossigeno, proprio per gestire la pandemia nelle aree dove vivono gli Indios. I disastri che sono sotto gli occhi di tutti, dei cambiamenti climatici, e che sono in atto, ed è inutile negarlo, dipendono proprio dalla incapacità complessiva mondiale di affrontare il problema alla radice, ecco, non possiamo più nasconderci. Noi dobbiamo difendere quel territorio perché è un bene comune, è un bene senza il quale noi faremo una bruttissima fine, non è il tempo di pensarci, è il tempo di agire, bisogna, per fare un eufemismo, tirare il freno, schiacciare sul pedale del freno fino in fondo, tirare il freno a mano e forse non basterà e se non basterà noi non avremmo perso degli alberi, perderemmo le specie animali, le specie di vegetali, la biodiversità e con loro la nostra vita. Il dramma più grosso che queste popolazioni, tra l’altro, hanno vissuto, e in particolare chi è venuto qui, è il fatto che pochi giorni dopo della visita, concludo, della visita della delegazione degli indigeni, il fratello di una delle presenti della delegazione è stato ucciso proprio per difendere quei territori. Ecco, allora io chiedo al Consiglio Comunale e a tutti i Consiglieri di votare quest’ordine del giorno per chiedere che tutti gli enti preposti, dal Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo, il Consiglio dell’Unione, la Commissione e anche il Parlamento Italiano, il Governo Italiano, si attivino presso le sedi, tutte le sedi, proprio per ridurre l’importazione di carne e di mangimi destinati al consumo animale, che arrivano da quelle zone, soprattutto dalle zone di deforestazione brasiliane della Foresta Amazzonica. A riconoscere quei territori e le tribù indigene come aree e persone da salvare e salvaguardare, e infine riconoscere, questo lo diciamo da tempo, che esistono dei benefici per la salute umana diretti e indiretti in una dieta povera di proteine animali, ecco, questo noi dobbiamo chiederlo a tutti gli enti ed in particolare al Governo brasiliano. Io ringrazio anche i Capigruppo che hanno voluto portare oggi, con una certa urgenza, questo atto, a chi lo ha sottoscritto, anche le Minoranze, io ve lo chiedo non per me, ma per tutti noi e, soprattutto, per i popoli della Foresta Amazzonica e per chi oltre a vivere là ne conserva il patrimonio ambientale e naturale. Grazie. |