| Interventi |
| LAVOLTA Enzo (Vicepresidente Vicario) Grazie, Presidente. Sarò veloce anche perché questa discussione mi ha visto particolarmente coinvolto in fase iniziale, quando nel giugno scorso la Regione Piemonte ha intrapreso questa strada in modifica della Legge Regionale e mi aveva particolarmente sorpreso il fatto che l’Assessore proponente definisse desueta, e quindi anche superata in qualche modo, la caratterizzazione ex articolo 2 dello Statuto del CSI, che oggi noi stiamo sopprimendo, articolo 2 che diceva : “Il Consorzio ha personalità giuridica di diritto pubblico”. All’epoca, nelle mie riflessioni, mi chiedevo, appunto, se la motivazione, con cui il Centrodestra in Regione proponeva la soppressione della disposizione che qualifica il Consorzio Informatico CSI quale Ente di diritto pubblico, fosse sostenibile. Desueto in italiano vuol dire non più abituato a qualche cosa, non più in uso, qualcosa che è caduto in desuetudine. Ecco, per l’ennesima volta io ho giudicato la scelta del Centrodestra in Regione come l’ennesima occasione per sfondare il portone del Consorzio che gestisce le piattaforme informatiche ed i dati degli Enti pubblici della Regione, per consentire ad aziende private di entrare. E noi - io in particolare, ma tanti di noi -, come già è accaduto in questi anni, avevamo ed abbiamo il dovere di riflettere in questo senso e agire coerentemente, cominciando a porci alcune domande che io condivido con voi. La prima, è desueto riconoscere il valore pubblico di una Pubblica Amministrazione che si coordina tra i suoi vari livelli, che fa cose insieme, perché si riconosce portatrice di finalità e progettualità condivise, che si fa sistema sia sul piano alto degli indirizzi e della programmazione, sia su quello operativo della realizzazione? È desueto intendere la Pubblica Amministrazione come soggetto unitario e plurale? È desueto difendere un soggetto pubblico che può operare fuori da considerazioni di profitto e pertanto può produrre servizi anche laddove non ci sia un mercato sufficientemente sviluppato da garantire la sostenibilità economica? È desueto avere questa preoccupazione in un territorio come quello piemontese, caratterizzato dalla presenza di ampie aree montane fortemente svantaggiate, sia sul piano infrastrutturale, che su quello della capacità economica, oltre che da un’estrema frammentazione della presenza istituzionale, più di 1.200 Comuni, che riduce quasi a zero la capacità di spesa in gran parte dei nostri Enti? È desueto pretendere che il CSI continui ad essere precursore sui temi della trasparenza, dell’open government e degli open data? È desueto affermare che il dato gestito dal CSI è un bene pubblico ed in quanto tale deve essere gestito con elementi di garanzia pubblica? Ecco, se per il Centrodestra tutto ciò era desueto, a me più di tanto non ha sorpreso, mi sorprende oggi che lo sia per la forza politica che governa ed amministra la Città. Anche questa volta io indosso l’elmetto per evitare che qualcuno provi a sfondare quel portone. Non giudico desueta la caratterizzazione della personalità giuridica di diritto pubblico del CSI, si sarebbero potute perseguire altre strade, ad esempio come quella del Consorzio Universitario, mi pare opzione caldeggiata anche dall’Università in questi anni. Mi pare che oggi la Città di Torino sia chiamata sostanzialmente a ratificare una scelta politica unilaterale della Regione Piemonte, a cui io, e spero il mio Gruppo Consiliare, non intendano adeguarsi, perché per noi quella caratterizzazione, magari poteva essere anche in parte desueta, ma avrebbe potuto essere affrontata e superata in modi decisamente più coerenti con la sua caratteristica fondamentale e pertanto io anticipo che il sottoscritto ed il mio Gruppo Consiliare non parteciperanno al voto di questa delibera. Grazie, Presidente. |