| Interventi |
| MAGLIANO Silvio Grazie, Presidente. Io ringrazio lei e i Colleghi di avere accettato di discutere già quest’oggi questo atto. È dal 2016 che il dottor Ahmadreza Djalali è detenuto in Iran per una serie di motivazioni che oggettivamente appaiono risibili e nelle ultime ore abbiamo appreso, negli ultimi giorni abbiamo proprio appreso che il dottor Djalali è stato trasportato all’interno del braccio della morte del carcere nel quale dovrebbe essere definita la sua condanna a morte. Fortunatamente in queste ultime ore è stata procrastinata questa sentenza di morte, che vedrebbe lesi i diritti umani, nonché, appunto, si compirebbe un crimine oggettivamente contro l’umanità e contro il dottor Djalali che come sua unica colpa ha quella di essere un ottimo professionista in termini di gestione delle pandemie, gestione delle crisi umanitarie all’interno del mondo sanitario. All’interno dell’atto ho raccontato la storia del dottor Djalali. Peraltro questo Consiglio Comunale negli scorsi anni aveva già parlato di questo tema e invito con quest’atto la Sindaca e la Giunta ad avviare le opportune interlocuzioni con il Governo, affinché vengano avviati e rafforzati tutti i canali istituzionali e diplomatici di comunicazione e confronto con le autorità iraniane al fine di giungere ad una pronuncia di revoca della condanna a morte del dottor Djalali e alla cessazione dello stato di detenzione. Tanti sono gli Stati, oltre a quello italiano, che si sono pronunciati in merito, anche il Parlamento Europeo. Per cui, da questo punto di vista, io chiedo veramente ai Consiglieri, ai Colleghi, un voto unanime per far sentire la nostra voce. Anche Amnesty International si è occupata del caso. Il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale si sta battendo per questo. Tante sono le maratone che sono state fatte, sia dal punto di vista accademico, che dal punto di vista giuridico, quindi professori universitari e giuristi, affinché si fermi questa sentenza, si liberi quanto prima Djalali e si ristabilisca un minimo di verità. Ricordo inoltre che nel dicembre 2019 134 Premi Nobel hanno inviato una lettera alla Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, chiedendo che Djalali potesse tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli e continuare il suo lavoro accademico a beneficio dell’umanità. Io non rubo altro tempo e ringrazio per l’attenzione. |