| Interventi |
| TRESSO Francesco Sì, grazie Presidente. Sì, anche io, come la collega Scanderebech, trovo particolarmente idoneo il fatto che andiamo a discutere e votare oggi questi due atti, a valle della Commissione consiliare interessante, che questa mattina abbiamo tenuto sulla tutela del commercio di prossimità, avendo sentito come ospiti ASCOM. Sono emerse delle necessità, che effettivamente, a valle di quella che è stata la prima ondata dell’emergenza pandemica, hanno dimostrato, come già diceva la collega, che una buona parte, diciamo il 36%, appunto, dei negozi di prossimità hanno pensato di potersi attivare con delle piattaforme o comunque con sistemi personali di piattaforme online anche per la consegna, per il delivery. Questo fatto, però, non ci deve far dimenticare che anche in questa situazione la pandemia ha creato delle situazioni di maggiore disuguaglianza, maggiore difficoltà, perché laddove alcune realtà hanno saputo attrezzarsi singolarmente, e peraltro, devo dire, anche il Comune ha messo a disposizione dei servizi, come Torino City Lab, per esempio, quindi una sorta di bacheca virtuale in cui i negozi aderivano alle iniziative con possibilità di vendita telefonica, però ci sono delle realtà - e io mi riferisco soprattutto, avendone sentite alcune di realtà di associazioni di commercianti di quartiere - che hanno provato a industriarsi anche mettendosi insieme per valutare la possibilità di dotarsi di uno strumento di e-commerce locale, però trovando difficoltà proprio nell’affrontare una spesa inziale, che magari non è poi così consistente, ma che consentisse di creare una vetrina virtuale molto localizzata, molto focalizzata in quello che quindi è un rapporto anche di prossimità, che si sarebbe mantenuto, seppur su base virtuale, ma in cui le persone potevano continuare ad approvvigionarsi magari negli stessi negozi in cui andavano - pensiamo anche alle persone anziane, alle persone con maggiore difficoltà di spostamenti - però con un servizio che quindi avesse un’attenzione anche alla consegna, utilizzando sistemi di gestione degli ordini, delle spedizioni, di logistica, anche con una cura particolare di quelli che sono sistemi, diciamo, sostenibili anche da un punto di vista ecologico, per esempio. Però, sostanzialmente, io ho visto anche, per un minimo di indagine che ho fatto su altre realtà a livello nazionale, insomma, che ho provato a visionare in rete e studiando altre forme, che molto spesso la realizzazione di questi strumenti è stata ausiliata e comunque coordinata delle Amministrazioni Locali, proprio perché si potesse indirizzare almeno una possibilità di soluzione, ad evitare di gravare, dal punto di vista finanziario-economico, con ulteriori spese i commercianti e i negozianti, che già erano penalizzati dalle conseguenze della pandemia. Allora, io cosa chiedo sostanzialmente in questa mozione che ho presentato già un po’ di tempo fa, ma che adesso torna attuale, come si diceva? Chiedo proprio di, intanto, avvalersi... di attivare un censimento - ma che credo sia già sostanzialmente poi solo da mettere a sistema, perché sono dati che già ci sono - di quelle realtà, dei negozi, diciamo, di vicinato, quindi legati più ad associazioni e ai commerciati di quartiere, magari anche semplicemente, con un semplice questionario o formulario, per capire chi sarebbe interessato ad implementare una piattaforma per il commercio locale a livello di quartiere. Quindi, pensare di come istituirlo, io qui pensavo a un bando pubblico che fosse proprio finalizzato a realizzare un portale e-commerce locale, dove ogni negozio di prossimità possa avere la sua vetrina, vendere i suoi prodotti, gestendo gli ordini e le spedizioni in maniera collettiva. Un bando pubblico, nel senso che proprio per questo si potrebbe anche supportare le realtà che sono meno strutturate nel fornire questo servizio di supporto nel provare a valutare come individuare il fornitore di questo servizio, che, come dico, io ho provato anche a farmi qualche preventivo, ma proprio parlando con persone che sono nel settore, non stiamo parlando di cifre esorbitanti, qui stiamo parlando di cifre che, a seconda della situazione, a seconda dei servizi, possono valutarsi tra alcune migliaia di euro e alcune decine, però tutto è da valutare, tutto è da considerare, ma, di nuovo, anche in questo caso si potrebbe pensare se un’interlocuzione con le stesse associazioni che abbiamo audito stamattina, la Camera di Commercio, le Fondazioni bancarie, insomma, le associazioni di categoria possano valutare se, per esempio, almeno condurre uno studio di questo genere e avviare una fase prototipale che possa definire quali sono le caratteristiche di un servizio da erogare con queste connotazioni e definire, quindi, se ci sono delle cifre, capire a quanto ammontano e avviare un percorso proprio per una prima fase di sperimentazione che magari indirizzi, sulla valutazione che viene fatta, alcune aree della città maggiormente critiche, proprio perché pochi hanno saputo adottare dei sistemi diversi e quindi laddove si sono ulteriormente dilatate queste differenze e queste disuguaglianze, e quindi valutando una prima fase in cui ci si concentra a capire il tipo di prodotto, testarlo magari in due o tre fasi per poi valutare una successiva estensione del servizio. È chiaro che, una volta implementato, è poi più facile pensare che il servizio venga sostenuto, come spese di gestione, dagli stessi commercianti che ne fruiscono, nel senso che a quel punto lì diventa come fosse un canone che uno paga per il servizio che viene erogato. Però quello che io ho riscontrato è proprio la difficoltà di poter attivare questo procedimento. Quindi, sostanzialmente io chiedo, nelle modalità che si riterranno più opportune e, come dico, proprio valutando la fase iniziale e sperimentale per poi estenderlo, ma di proattivamente venire incontro alle esigenze di queste categorie per cercare di ausiliarli in un percorso che non sempre è stato possibile attivare a livello locale, soprattutto in quelle condizioni più disagiate. Grazie. TRESSO Francesco Grazie. Io ribadisco che io ho citato FirstLife nella mia mozione e anche Torino City Love, che era stato messo in pista, però, voglio dire, non nascondiamoci però dietro un dito, cioè io a FirstLife mi sono iscritto, mi sono loggato, entro dentro: ci sono qualche decina di esercizi commerciali, a parte che per esempio nella mia zona vedo due retail di TIM, ma non vedo neanche un esercizio commerciale che mi possa fornire di negozi di cibo, ma poi di nuovo andiamo a vedere nelle zone più periferiche, ne vedo una a Barriera di Milano, non ne vedo nessuna a Falchera, non ne vedo a Barca, non ne vedo a Bertolla, allora voglio dire è una cosa che onestamente... Mensio dice: “Chiediamoci il perché”, eh, chiediamoci il perché, ma di fatto non ha avuto un grosso impatto, perché adesso allora badiamo un po’ davvero a chi lo utilizza, no? E tra l’altro, semplicemente, ti rimanda sui siti dei singoli esercizi, non è che ci sia un servizio che davvero ti dice: “Allora, c’è un qualcosa - come dico io - a livello locale di gestibile, per cui le consegne vengono ottimizzare, organizzate, i costi distribuiti”, per cui se ho dieci esercizi commerciali nell’arco di un borgo, questi possono mettersi in comune e magari con lo stesso sistema il delivery che sia fatto dal camioncino, dal mezzo elettrico, riesce a prendere tutti quanti, eccetera, cioè c’è un modo un po’ diverso di concepirlo. Qui è un grande data-logger georiferito, ma peraltro a cui, se guardiamo veramente i numeri, hanno aderito ben pochi e di fatto non è uno strumento utilizzabile o comunque viene utilizzato, penso, in minima parte, io stesso ho difficoltà ad utilizzarlo, perché, sì, mi rimanda sui siti di altri esercizi, ci posso andare da solo, ecco. Per cui, voglio dire, qui era proprio una concezione diversa. Poi capisco che non ci sia l’intenzione di dire che questo non è un compito dell’Amministrazione, mi sembra che il Consigliere Mensio l’abbia detto abbastanza chiaramente che ci sono ovviamente visioni diverse, ma questo fa parte ovviamente della politica e del fatto di non collimare, quindi per carità, però non continuiamo a dire che quello che avevamo in testa già è stato fatto, perché è proprio un’altra cosa, ecco. Grazie. |