| Interventi |
| CARLEVARIS Cinzia Sì, la ringrazio. Questo atto è un atto di iniziativa della Commissione Pari Opportunità in base all’articolo 36. Il testo è stato redatto accogliendo le osservazioni e i contributi di tutte le Commissarie ed i Commissari ed è una mozione che ha l’obiettivo di rendere strutturale una comunicazione pubblica della Città che non solo non diffonda pregiudizi e stereotipi, ma che diventa anche strumento attivo e strategico nella decostruzione degli stereotipi esistenti. Già nel 1917 Norman Douglas scriveva: “Si possono conoscere gli ideali di una nazione attraverso la sua pubblicità”, questo perché la comunicazione pubblicitaria rispecchia l’immaginario collettivo, ma contribuisce anche a modellare la realtà che riflette, perché i modelli proposti influiscono su come le persone vedono il mondo e se stesse e quindi la comunicazione pubblicitaria finisce per assolvere anche ad una funzione prescrittiva, perché suggerisce il modo corretto di apparire e di comportarsi in conformità con gli ideali ed i ruoli socialmente condivisi. La pubblicità attraverso i suoi messaggi si fa vincolo di significati ideologici, lo incorpora ad una visione del mondo, manifesta, condizione il nostro modo di pensare. Per cui tutto questo assunto, quindi: che la comunicazione diffonde linguaggi e valori, contribuisce a costruire l’immaginario collettivo, orienta le opinioni, le convinzioni, gli atteggiamenti e ci dice come è meglio essere, come è ovvio che le donne e gli uomini si comportino, tutto questo premesso, abbiamo scritto questa mozione che si rifà in realtà ad un’ampia normativa di riferimento dove ci sono moltissime risoluzioni, il Consiglio d’Europa, del Parlamento Europeo, obiettivi strategici, Convenzione ONU, direttive UE auspicano un utilizzo della comunicazione pubblicitaria, pubblica, dei mass media, che forniscono rappresentazione, diciamo, bilanciata e non stereotipata e promuova la parità in tutti i settori della vita sociale, fino alla Convenzione di Istanbul e fino alle linee guida, che sono citate come ultimo punto nella normativa, delle linee guida promosse dalla Consulta Femminile Regionale del Piemonte nel 2002 per la valorizzazione dell’identità di genere dell’immagine femminile nella comunicazione istituzionale, che erano proprio rivolte alle Pubbliche Amministrazioni, in qualità di promotrici di campagne informative e di comunicazioni rivolte alla cittadinanza e erogatrici di patrocini a manifestazioni proposte da altri soggetti. Queste linee guida indicavano, insomma, dei criteri minimi per favorire il rispetto delle pari opportunità tra uomini e donne nell’elaborazione dei progetti di comunicazione che sono state, sono del 2002, erano state recepite anche dalla Città di Torino, infatti adesso chi volesse chiedere per esempio un patrocinio per un evento, alla domanda di patrocinio deve anche allegare un’autocertificazione sul modulo precompilato dal Comune, in cui il promotore dell’iniziativa certifica che la comunicazione e direzione pubblicitaria che intraprenderà per promuovere l’evento, non conterrà messaggi lesivi della dignità delle persone; riproduzioni del corpo umano quale oggetto di possesso o sopraffazione sessuale; rappresentazione della sessualità in chiave violenta, coercitiva o di dominio,; sfruttamento dell’immagine di minori che ne leda la dignità; quindi sono dei criteri minimi, diciamo, al limite del penale. Con questa mozione noi vogliamo alzare un po’ l’asticella, cioè i criteri minimi su cui dovrebbe basarsi la comunicazione, per cui impegniamo la Sindaca e la Giunta a definire un Protocollo per una comunicazione attenta al genere, l’abbiamo chiamata “comunicazione zero stereotipi” questa mozione ed abbiamo elencato una serie di punti che dovrà contenere questo Protocollo, tra cui che venga superato l’uso strumentale dell’immagine femminile intesa come richiamo sessuale, passivo oggetto di desiderio, elemento decorativo (incomprensibile) o complemento del lusso, che siano rappresentati entrambi i sessi al fine di esplicitare il contributo di donne e uomini al corpo sociale, che venga dato conto della molteplicità dei ruoli sociali e professionali per donne e uomini, si vede che la pubblicità stereotipata in genere racchiude la donna in quattro stereotipi tipici: la mamma, la casalinga pulitrice e cucinatrice, l’algida donna in carriera, oppure l’animale sessuale molto disponibile. Quindi, chiediamo che venga proposta un’immagine più realistica sia di donna, che di uomini, che venga utilizzato un linguaggio inclusivo, che non vengano rappresentati bambini e bambine abbinati a giochi o attività stereotipati e molto probabilmente escludenti e che questo Protocollo venga adottato per le campagne di comunicazione della Città, venga allegato in capitolati di gara nel caso in cui le campagne siano affidate ad un’agenzia di comunicazione esterna all’Ente e vengano integrate nella modulistica per la richiesta della concessione del patrocinio. Poi un punto successivo, che è il punto 3) dell’“impegna”, che è quel punto che invece non solo fissa dei criteri base, ma che, diciamo, propone un’azione positiva, cioè un qualcosa per contrastare gli stereotipi già esistenti, e il punto è che venga previsto nell’ambito delle campagne di comunicazione dei grandi eventi organizzati dalla Città o in collaborazione con la Città almeno un filone comunicativo dedicato ad una decostruzione di stereotipi di genere tramite l’utilizzo di contro stereotipi, perché pare che sia il modo più rapido per decostruire uno stereotipo la rappresentazione visiva di un contro stereotipo. Per fare un esempio, se deve essere rappresentata una persona che sta svolgendo un lavoro di cura non retribuito, invece di rappresentare una donna, com’è classico che sia, rappresentare un uomo; oppure se deve essere rappresentata una persona che sta eseguendo un intervento a cuore aperto in una sala operatoria, che non venga rappresentato un uomo, ma che venga rappresentata una donna. Questo punto sull’utilizzo strategico della comunicazione dei grandi eventi per veicolare, diciamo, messaggi di civiltà sociale, è un punto a cui tengo molto perché utilizzare la visibilità dei grandi eventi per promuovere indirettamente, diciamo, modelli sociali e lavorativi, culturali verso i quali tendere, a differenza di quello che avrebbe potuto essere una campagna a sé stante nelle pubblicità progresso promosse dalla Città sulla decostruzione di stereotipi, che avrebbe avuto un costo e avrebbe avuto un inizio ed una fine, questa mozione, invece, definisce un’azione a costo zero, perché la comunicazione dei grandi eventi è già a budget per i grandi eventi. Di solito hanno i grandi eventi diversi filoni comunicativi, quindi si chiede che almeno uno venga dedicato alla decostruzione di stereotipi. Quindi non ci sono costi, è permanente e costante, i grandi eventi ci sono sempre, costantemente, in tutti i periodi dell’anno e si rivolgono a diversi tipi di pubblico, quindi riusciamo a raggiungere in questo modo differenti pubblici. Ritengo anche che sia un’iniziativa che qualifica la comunicazione e l’identità della Città a livello nazionale ed internazionale, perché evidenzia un’attenzione ai diritti, alla parità, all’inclusione (incomprensibile) civile. Per cui spero che questa mozione trovi il voto favorevole del Consiglio di oggi. Vi ringrazio. |