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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Ottobre 2020 ore 13,00
Paragrafo n. 11
INTERPELLANZA 2020-02272
"GESTIONE REGIONALE DELLA PANDEMIA DI COVID-19 MEDIANTE ANALISI DI POSITIVIT? (TAMPONI) E TRACCIABILIT? DEI CONTATTI NELLA CITT? DI TORINO" PRESENTATA IN DATA 23 OTTOBRE 2020 - PRIMO FIRMATARIO CHESSA.
Interventi
RUSSI Andrea
Mi sente, Presidente?

RUSSI Andrea
Grazie, Presidente. Intanto, ringrazio il Collega Chessa per aver presentato questa
interpellanza al Consiglio perché finalmente è l’occasione per parlare di una questione
che affligge davvero tutti... moltissimi, in questo periodo, cittadini torinesi, ma
tantissimi anche piemontesi perché la situazione è veramente disastrosa. Nella prima
fase abbiamo avuto davvero tutti modo di cogliere le carenze di questa Giunta
Regionale; io le ho vissute anche da operatore sanitario e ho visto che la prima ondata di
contagi è stata veramente disastrosa, ho vissuto sul campo tutte le innumerevoli
difficoltà a reperire proprio i più elementari dispositivi di protezione individuale, dalle
mascherine filtranti ai camici idrorepellenti, dopo che nel frattempo il Piemonte stava
diventando la seconda regione d’Italia per numero di contagi. Professionisti sanitari,
medici e infermieri si sono ammalati e alcuni sono addirittura morti; ho anche dei
colleghi che sono morti a causa della mancanza di adeguati strumenti di protezione
negli ospedali, dopo, tra l’altro, non aver ricevuto tamponi promessi e io stesso farò il
secondo tampone dall’inizio della pandemia soltanto mercoledì prossimo e anche questa
è veramente una questione da affrontare, purtroppo non in questa sede ma... questa è la
sede giusta anche per parlarne.
Poi, come dimenticare scelte scellerate come l’autorizzazione al trasferimento di
pazienti positivi all’interno delle residenze per anziani o il pasticcio delle segnalazioni
dei medici di base andate perdute con centinaia di casi sospetti che svanirono nel nulla.
Era una gestione in seguito alla quale anche qui a Torino avevamo chiesto il
commissariamento della Sanità piemontese e si sperava dunque che ci fosse stato tutto il
temo per prepararsi a gestire una seconda ondata, che era ben nota a tutti, sia a chi
lavorava nel settore che anche a chi seguiva la questione dall’esterno che questa
seconda ondata sarebbe arrivata soltanto nell’autunno. E invece dopo il disastro - perché
è stato un disastro - di marzo e aprile ci troviamo di fronte, di nuovo, ad una gestione
della seconda ondata per certi versi ancora peggiore, soprattutto perché era
preannunciata da molto tempo e perché il tempo per correggere il tiro ci sarebbe stato.
L’inefficienza di questa gestione tocca i diversi punti e sono già stati anche citati dai
colleghi, però le code chilometriche per i tamponi negli hotspot le stiamo vedendo tutti,
le persone recluse in casa in attesa degli esiti degli esami per il Covid, l’aumento
costante e vertiginoso dei contagi e il maggior numero dei decessi rispetto ad altre
regioni, fatta eccezione per la Lombardia, o la dotazione di posti letto ogni 100.000
abitanti più carente d’Italia. È assente un piano sugli ospedali da destinare
all’emergenza Covid e il tessuto economico produttivo della nostra regione è in
ginocchio. I posti letto per i pazienti Covid semplicemente sono creati sottraendoli ad
altri reparti, succede anche nell’ospedale dove lavoro io, con centinaia di persone che
potrebbero avere bisogno di cure che vengono lasciate a casa, con tutte le conseguenze
del caso e ovviamente le gravi ripercussioni per esami e visite di routine. È una
situazione che andrà inevitabilmente ad allungare ancora di più i tempi delle liste di
attesa delle ASL piemontesi, ancora una volta abbandonate a se stesse in quanto non
esiste al momento alcuna indicazione chiara nel piano pandemico.
Questa volta però non parlo solo da operatore sanitario perché ho avuto la terribile
sventura di assistere a queste inefficienze anche dall’altra parte della barricata in quanto
ho i miei genitori che sono appunto malati di Covid con 39 di febbre da giorni e hanno
dovuto attendere per il tampone dopo essersi recati due volte negli hotspot piemontesi,
due, e una volta sono stati mandati indietro perché appunto c’era troppa gente in coda e
sono dovuti tornare due giorni dopo; immaginate una persona di 65 anni distesa in
macchina con vari problemi a dover aspettare quattro ore in coda per un tampone; e ho
mia zia che dopo aver atteso per giorni un tampone domestico in quanto non può
spostarsi, non ha la patente, non ha la possibilità di farlo, è stata portata via da casa con
l’ambulanza e io mi auguro che nei prossimi vada migliorando, però, insomma, questa è
veramente una gestione delinquenziale della Sanità pubblica.
Nulla è cambiato dunque dalla prima ondata dei contagi, la Regione Piemonte era
impreparata allora e lo è anche adesso con la seconda impennata dei casi; e se a marzo
scorso la Giunta poteva avere qualche giustificazione plausibile parlando magari di ciò
che aveva ricevuto in eredità, adesso non c’è alcun tipo di giustificazione. Io davvero
non riesco ancora a capire cosa debba ancora fare questo Assessore, l’Assessore alla
Sanità regionale, per farsi sfiduciare; non riesco a capire se stia venendo difeso per un
braccio di ferro politico o perché davvero viene ritenuto meritevole di ricoprire quel
ruolo, però qui si sta parlando di vite umane, bisogna mettere davvero al primo posto
l’interesse e la salute dei piemontesi agli interessi di Partito. Serve davvero un
Assessore alla Sanità che possa risolvere i problemi attuali eh, il problema non sono
davvero, come ho sentito, i sei giorni di luna di miele in piena emergenza sanitaria, il
problema è che pare che l’Assessore alla Sanità regionale sia in vacanza da quando è
stato eletto. Grazie, Presidente.

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