| Interventi |
CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Come molti di voi sanno già, venerdì scorso la Conferenza dei Capigruppo ha deciso all'unanimità la partecipazione del Gonfalone della Città al corteo di questa mattina. Ringrazio vivamente tutti per avervi partecipato a testimonianza della vicinanza del Consiglio Comunale tutto verso le vittime e dell'attenzione ai temi che sono all'ordine del giorno oggi. In Conferenza dei Capigruppo, abbiamo deciso altresì di invitare tutti i Colleghi a devolvere almeno l'equivalente di un gettone ai familiari delle vittime; ciascuno di voi riceverà dagli Uffici il modulo per la destinazione della somma. Naturalmente, qualsiasi altra iniziativa che i Consiglieri volessero intraprendere, come l'offerta di somme di denaro o altro, sta nella volontà di ciascuno di noi. È stato anche deciso che al termine delle comunicazioni del Sindaco non ci sarà dibattito; pertanto, i lavori di questa riunione straordinaria (ovviamente, nelle modalità con cui il Consiglio Comunale si svolgerà) si concluderanno al termine delle comunicazioni del Sindaco. La parola al Sindaco, per le comunicazioni. SINDACO Vorrei esordire, anzitutto, portando al Consiglio Comunale e a lei, Presidente, e attraverso di voi a tutta la città, la solidarietà e il cordoglio del Sindaco di Terni, Paolo Raffaelli, il quale, per ragioni facilmente comprensibili, è particolarmente coinvolto in questa vicenda sia emotivamente che materialmente. Penso che questo gesto faccia onore a questo nostro Collega e alla città di Terni e credo di aver interpretato il pensiero di tutti voi nell'averlo già ringraziato per questo gesto di solidarietà nei confronti della città di Torino. Come molti di voi hanno visto, questa mattina, la città si è stretta in un'espressione di compartecipazione ampia, molto sentita, molto intensa e anche molto tesa, anzitutto, attorno ai familiari delle quattro vittime e anche ai familiari di quei tre operai che ancora stanno lottando per la vita, in condizioni difficili, ai quali va, naturalmente, sicuramente a nome di tutti voi, l'augurio perché ce la facciano. Penso che, questa mattina, ciò che ha unificato coloro che erano in piazza e non soltanto loro, ma anche chi ha partecipato diversamente, come, per esempio, i negozianti che abbassavano le serrande, oppure, i cittadini comuni che si affacciavano al passare del corteo (ma, penso, anche tante persone che non erano presenti), sia stato e sia una grande richiesta di fare giustizia, affinché non ci siano impuniti e che i responsabili paghino, chiunque essi siano. Non per spirito vendicativo, che non appartiene a quelle migliaia e migliaia di persone che hanno manifestato e non appartiene alla nostra città, ma per espressione di un elementare senso di giustizia, che è tanto più forte in quanto colpisce persone morte, trucidate si potrebbe dire, per lavorare. Era inevitabile e - per certi aspetti - sacrosanto che la rabbia percorresse le persone partecipanti a questo momento di cordoglio, che, al tempo stesso, era anche un momento di sollecitazione dell'effettiva priorità della questione sicurezza del lavoro in Italia. Più tardi ritornerò su questo aspetto, poiché vorrei mettere il Consiglio Comunale al corrente delle iniziative che la Città, insieme ad altri Enti, sta assumendo per far fronte alle varie situazioni di queste famiglie. In questi giorni ho visitato i parenti sia delle persone decedute, sia di coloro i quali combattono per la vita: in loro, oltre ad una straordinaria e grandissima dignità, c'è anche rabbia e richiesta di giustizia. Per questo motivo parlo di "sacrosanta e comprensibile rabbia", una rabbia che era forse inevitabile che si esprimesse in forme complessivamente civili nel momento culminante della manifestazione, cioè nel momento del comizio sindacale, attraverso una contestazione comprensibile in quel contesto. Secondo me, sono meno comprensibili - anzi, direi che sono controproducenti - alcuni vandalismi (di cui sono stato informato in un momento successivo), da parte di persone estranee alla vicenda, che si sono verificati davanti alla sede dell'Unione Industriale, dopo che tutti gli operai della ThyssenKrupp avevano già lasciato il corteo. Credo che questo comportamento non aiuti a rendere giustizia agli operai deceduti e non faccia onore al momento di forte cordoglio, di forte richiesta di giustizia e di forte richiesta che il tema della sicurezza del lavoro sia davvero - e non solo negli appelli che noi e il Presidente della Repubblica facciamo - al centro dell'attenzione del mondo politico, amministrativo, economico ed industriale italiano. Queste espressioni assolutamente minoritarie ed estranee a quella compostezza e a quella dignità che abbiamo visto fra le tantissime tute blu che sfilavano questa mattina in piazza non aiutano sicuramente. Come dicevo, in questi giorni ho visitato le famiglie, nelle quali ho trovato grandissima dignità, pur essendo alcune situazioni molto serie e per certi aspetti drammatiche: ho incontrato vedove, con bambini molti piccoli, in alcuni casi senza lavoro, in altri casi con lavori precari. Credo che debba essere questo, quindi, il tema che, a fianco a quello della sicurezza sul lavoro e a quello sulla richiesta di giustizia, ci deve impegnare seriamente. Noi, come Città, abbiamo affrontato il problema più immediato, cioè la presa in carico, anche attraverso la proclamazione dei funerali solenni cittadini, dell'aspetto materiale delle esequie, naturalmente partendo dal rispetto della dignità di queste famiglie e dalla loro volontà (su cui ci siamo informati preventivamente). Questo è avvenuto con la partecipazione piena dell'associazione delle imprese di pompe funebri di Torino, che si è subito attivata in questa direzione. Ma questo è soltanto l'aspetto doveroso, immediato, necessario, che non risolve altri problemi che stiamo approfondendo e verificando e che, in prima battuta, mi sono già stati posti: il lavoro, il mutuo, i bambini e i ragazzi da mandare a scuola. Mi sono, dunque, subito attivato con i miei collaboratori (che naturalmente ringrazio), trovando piena ed ampia disponibilità da parte di tutto il mondo economico e bancario torinese per cercare di predisporre strumenti che aiutino a dare risposta a questi problemi. A questo proposito, sono autorizzato a riferire che le due fondazioni bancarie stanno lavorando per cercare di dar vita ad una sorta di fondo di sostegno (uso un'espressione impropria) ai caduti sul lavoro, che serva ad affrontare problemi di questo tipo, prevedendo borse di studio per gli studenti e sostegno economico destinato al pagamento di rate di mutuo per chi si trovi in situazioni di necessità, e così via. Allo stesso tempo, valutando le situazioni specifiche, ho trovato ampia disponibilità a farsi carico di problemi di collocazione lavorativa delle vedove o, in alcuni casi, di altri componenti delle famiglie coinvolte. Naturalmente, tutta quest'ampia disponibilità dev'essere concretizzata: stiamo cercando di fare una verifica concreta e particolareggiata, partendo sempre dal rispetto della volontà di queste famiglie (non vogliamo loro imporre nulla), per cercare di offrire soluzioni che tengano conto delle reali necessità, sempre che queste soluzioni siano accettate e sentite proprie e non lesive della loro dignità. È un tema sul quale credo sia opportuno ritornare, per tenere informato il Consiglio, magari attraverso la Conferenza dei Capigruppo e il Vicesindaco, sullo stato di avanzamento. In questo momento, non sono in grado di dire nulla di più; mi sembra, però, che, da parte di tutta la comunità economica e finanziaria, vi sia una sincera ed ampia disponibilità ad affrontare questi problemi, sia quelli più immediati, sia quelli più prospettici. Per quanto riguarda, invece, il fatto di fare giustizia, ovviamente ci sentiamo impegnati personalmente a che questo avvenga: l'indagine è affidata a magistrati di elevato livello professionale e competenza che tutti conosciamo e quindi, da questo punto di vista, credo sia lecito avere grandissima fiducia sul fatto che si arriverà a conclusioni che faranno emergere le eventuali responsabilità. In questi giorni, tutti noi abbiamo sentito le grida di dolore dei parenti e dei colleghi delle vittime: naturalmente, però, soltanto la Magistratura potrà accertare se ci siano - e di chi siano - le responsabilità, e nessuno di noi ha intenzione di sostituirsi ad essa. Tuttavia è evidente che, da un lato, lo stato di progressivo smantellamento o dismissione - come è stato detto - degli impianti, dall'altro, l'insieme di voci circostanziate che denunciavano una riduzione degli investimenti sulla manutenzione e sulla sicurezza, mi permettono di dire che, se anche queste denunce fossero vere soltanto in parte, ci sarebbero sufficienti elementi per configurare una responsabilità dell'Azienda. Dico questo, perché mi sembra giusto, in questa sede, dare voce e far conoscere tutta una serie di appelli, provenienti da parenti ed amici delle vittime, fermo restando - ripeto - che sarà la Magistratura a dover stabilire se vi siano e chi siano i responsabili. Prima di concludere, Presidente (e sperando di rimanere nei tempi), vorrei ancora fare un paio di considerazioni, di cui una generale. La considerazione generale è questa: com'è ovvio, la tragedia della ThyssenKrupp, per le modalità e per l'atrocità con cui è avvenuta, per il fatto che riguarda una grande multinazionale e per molti altri motivi, ha colpito profondamente l'opinione pubblica; non possiamo, però, dimenticare che, a Fossano, non molti mesi fa, cinque persone sono morte nell'incendio di un mulino, e che, soltanto pochi giorni fa, in un cantiere a San Mauro è morto un operaio edile. Non possiamo dimenticare che, purtroppo, nel nostro Paese, vi sono circa 1.000 morti all'anno sul lavoro. Ripeto che, se questo c'è, è difficile sottrarsi ad una valutazione che indichi la responsabilità prima nel sistema delle imprese, al di là dei fatti specifici; infatti, se ci sono così tante vittime sul lavoro, mi sembra evidente che vi sia una ragione generale, che probabilmente risiede nel fatto che, nel sistema industriale italiano, non vi è ancora quella considerazione sufficiente del ruolo che, anche ai fini stessi dell'impresa, hanno il capitale umano ed il fattore lavoro e, all'interno di questo, il ruolo che deve avere l'investimento sulla sicurezza, inteso soprattutto come creazione di una cultura della prevenzione dei rischi sul lavoro. Sono cose che, dette così, sembrano solo parole, ma, se le si traduce in termini di attività delle imprese, sono investimenti, sui quali, probabilmente, mediamente parlando (non si può fare di ogni erba un fascio), il nostro sistema industriale non è ancora all'altezza degli standard di altri Paesi. A proposito di Torino, credo che, a suo tempo, abbia colpito tutti (come ha colpito me) il fatto (per fortuna non tragico, anzi) che uno dei primi atti del dottor Marchionne, quando è diventato Amministratore Delegato di FIAT, sia stato quello di mettere in ordine le linee di montaggio dal punto di vista delle condizioni ambientali minime nelle quali si svolgeva il lavoro. Se volete, si tratta di un segnale piccolo, ma di grande attenzione al fattore umano. Mi preme ricordarlo perché non si può fare di ogni erba un fascio e bisogna sapere che il sistema industriale vive una metamorfosi all'interno della quale è compresa - per usare le espressioni giornalistiche di questi giorni - la Cina, ma anche situazioni più avanzate. Spesso, all'interno dello stesso gruppo, possono rientrare le due situazioni e questo rende più difficile, ma maggiormente necessaria, anche un'azione di sorveglianza pubblica. Da questo punto di vista, in questi giorni qualcuno ha polemizzato con gli stessi Sindacati, considerandoli, proprio nella vicenda della ThyssenKrupp, in qualche modo responsabili di aver sottovalutato il fattore sicurezza. Come potrebbe confermare il Vicesindaco (che ha seguito nei particolari la trattativa), credo che occorra dire le cose come stanno: noi siamo stati coinvolti e abbiamo lavorato, trovando l'accordo meno peggiore possibile, dal punto di vista occupazionale (perché era l'obiettivo di quel tavolo), ma non si possono accusare i Sindacati di non aver posto le questioni della sicurezza su quel tavolo, perché le hanno poste su altri tavoli, che erano quelli propri, ed evidentemente sono stati inascoltati o, comunque, ripeto, sulla base di quello che emerge in questi giorni, sembrerebbe che, almeno in parte, siano rimasti inascoltati. Quindi, il punto non è quello di non averle poste, ma che, dove sono state poste (cioè nelle sedi proprie e legittime), i Sindacati sono rimasti inascoltati. In conclusione, vorrei riprendere la proposta che ho avanzato (insieme al Vicesindaco) venerdì, durante la riunione del Comitato per la sicurezza, alla quale ha partecipato il Ministro Damiano: forse bisognerebbe pensare di dare continuità anche formale all'esperienza che abbiamo fatto sul tema della sicurezza durante il periodo olimpico, in cui i protocolli sono stati fatti proprio dalle parti sociali, perché hanno a disposizione risorse di cui solo loro possono disporre e nessuno dall'esterno può intervenire su questo tema. Quei protocolli per la sicurezza, poi, devono diventare - come è accaduto allora -, periodicamente, oggetto di verifica pubblica in una sede pubblica, in modo tale che tutti gli attori di quel processo possano denunciare le eventuali inadempienze e lo possano fare in una sede che sia sufficientemente ampia e tale anche da poter muovere eventuali controlli che non siano stati eseguiti con la sufficiente correttezza. Dato che è in tutta evidenza che il problema dei controlli sia una delle questioni che fa parte della cultura della prevenzione e stia a monte, purtroppo, di tragedie come quelle che sono avvenute alla ThyssenKrupp, credo che - è una mia opinione personale - il quadro legislativo (che può richiedere, comunque, qualche precisazione e miglioramento, senza essere complicato ulteriormente) sia comunque sufficiente, se fatto rispettare, creando delle sedi pubbliche paritetiche in cui questo rispetto e questa verifica possano essere un fatto che esca dai tavoli fra le parti e diventi un fatto pubblico. A mio parere, questo può aiutare a far sì che, in Italia, si crei quella cultura e quel modo di lavorare all'interno delle imprese, per cui lavorare non sia più un rischio e non si debba più morire solo per poter portare a casa uno stipendio. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Dichiaro concluse le comunicazioni del Sindaco. |