| Interventi |
| SICARI Francesco (Presidente) Adesso iniziamo con la trattazione delle richieste di comunicazioni. Ricordo a tutti i tempi di intervento: sono cinque minuti per Gruppo, per richiedere l’intervento utilizziamo la chat, solo per scrivere eventuali richieste di intervento e non per altre discussioni, perché altrimenti è ingestibile. Iniziamo dalle comunicazioni richieste dalla Capogruppo Artesio, sottoscritte dalla Consigliera Scanderebech: “Situazione critica dei dormitori torinesi”. Risponde la Vicesindaca Schellino, alla quale lascio subito la parola. Prego, Vicesindaca. SCHELLINO Sonia (Vicesindaca) Grazie, buongiorno. Io ho messo insieme tutta una serie di informazioni per dare un’ampia visione di quello che è successo in questo mese e mezzo. Visto che però sento che alcuni di voi hanno difficoltà ad ascoltare, inizierei dagli eventi degli ultimi giorni, degli ultimi due giorni e da una minima premessa, per poi... anzi, inizierei dagli interventi degli ultimi giorni e poi farei un passo indietro, proprio perché ci sia più informazione sugli ultimi dati. Negli ultimi giorni c’è stato un incremento dei casi, degli ospiti con sintomatologia riconducibile al virus e allora abbiamo chiesto un ulteriore intervento, un confronto all’Unità di Crisi sia rispetto all’individuazione di specifiche strutture destinate al periodo di isolamento e di quarantena per le persone senza dimora, sia di indicazioni, da parte dell’Unità di Crisi, rispetto all’ulteriore estensione e all’apertura di servizi di accoglienza, rispetto ai quali non c’era in un primo momento disponibilità di spazi da parte della Regione e da parte delle attività dell’ambito sanitario, diciamo così. Questa nota è andata anche in copia al Commissario dell’ASL perché tutta una serie di cooperative di accoglienza avevano giustamente segnalato anche all’ASL i casi sospetti all’interno delle case. A fronte dell’episodio di ricovero nella casa di Reiss Romoli, è stato effettuato..., intanto si sono mossi subito i nostri Uffici, il Servizio del dirigente Adulti in Difficoltà si è recato sul posto, sono stati contattati il Servizio di Igiene e Prevenzione dell’ASL e nella serata del 3 aprile è stata ulteriormente allertata l’Unità di Crisi regionale, che ha poi effettuato un’ispezione, un sopralluogo nello spazio Reiss Romoli a cura del dottor Raviolo dell’Unità di Crisi il sabato 4. Rispetto alla gestione del dormitorio, quindi, si è concordato con la Cooperativa un presidio esterno essenziale di operatori, per garantire la sicurezza degli ospiti in caso di necessità, che è stato assicurato dalla Cooperativa solo in attesa delle disposizioni successive dell’Unità di Crisi. In occasione del sopralluogo di cui dicevo, l’Unità di Crisi ha stabilito un intervento straordinario di acquisizione di strutture idonee e ad hoc per la quarantena e l’isolamento con uno spazio di almeno 120 posti, che sono quelli di cui avete sentito, i sopralluoghi che sono stati fatti nel corso del fine settimana, cioè il Maria Adelaide e il Padiglione 5 di Torino Esposizioni. A seguito, quindi, di queste decisioni assunte nell’ambito delle call di domenica scorsa, solo in attesa dell’allestimento di questi nuovi spazi straordinari, le persone rimaste per il più breve tempo possibile in Reiss Romoli sono assistite da Croce Rossa con passaggi per la consegna dei pasti e il monitoraggio sanitario, sono monitorate dall’Unità di Crisi, hanno un presidio della Polizia Municipale e solo esternamente, per garantire quel minimo di rapporti umani di persone che avevano visto in questo periodo, sono presenti fuori dalla struttura gli operatori che loro conoscono, questo allo scopo di non far agitare le persone, che in alcuni casi, vi assicuro, sono persone veramente molto fragili. Quindi, come prima cosa vi volevo dare un quadro sull’emergenza di cui avete sentito in questi giorni e che mi sembrava doveroso risolvere come primo quesito. Voglio, però, anche fare un passo indietro su quello che è avvenuto in tutto questo periodo. Come sapete, i dormitori appartengono alle categorie dei servizi pubblici essenziali e ci è stata data, per fortuna, indicazione fin dall’inizio di mantenere aperti questi spazi; in un primo momento non sono state predisposte, né a livello nazionale, né a livello regionale, delle linee guida specifiche rispetto alla gestione dell’emergenza in questo particolare settore. A livello nazionale la prima circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che aveva per oggetto il sistema dei Servizi Sociali emergenza Coronavirus, è stata emessa il 27 marzo 2020 e dedica un punto del paragrafo 4 alle persone senza dimora, in cui viene evidenziato che mense, servizi di accoglienza notturna, sportelli per distribuzione dei beni di prima necessità, nonché l’operatività delle unità di strada non devono essere interrotti. Per quanto riguarda, invece, le linee regionali, sono in corso di emanazione in queste ore, a quanto mi dicono, da parte dell’Assessorato che afferisce alla dottoressa Caucino, delle linee guida sui dormitori, che avvengono dopo aver affrontato il tema delle linee guida sulle RSA. In ambito dei nostri interventi in Unità di Crisi avevamo provato anche a chiedere che si trattasse di un unico documento, data l’urgenza, ma ci è stato detto che era meglio separare in due documenti separati, per ragioni di organizzazione delle DGR o dei documenti o delle linee guida, cioè dei documenti che conterranno queste linee guida, ma che nel corso di pochissime ore, forse non sono aggiornata a cosa è successo stamattina, potrebbero anche già state essere emanate, ci saranno queste linee guida alle quali verranno ricondotte tutte le attività e l’organizzazione dei due nuovi spazi che stanno preparando, con i sopralluoghi che sono stati fatti tra ieri e oggi, la Protezione Civile Regionale, l’Unità di Crisi e naturalmente noi supportiamo con quanto compete all’ambito comunale. Specifichiamo anche che la rete di accoglienza delle Città per senza dimora è costituita da 19 strutture per circa 580 posti, oltre al sito di piazza D’Armi, che vale 100 posti, e un certo numero di alloggi di autonomia per un totale di 32 posti. Tra i centri di accoglienza risultano nove dormitori del volontariato sostenuti con i contributi della Città e dieci strutture di proprietà delle Città che, mediante appalti e concessioni, ha individuato i titolari responsabili della gestione delle stesse. Nella prevalenza dei casi la Città gestisce inoltre le utenze e il riscaldamento. Quindi, rispetto all’autonomia gestionale degli stessi e delle determinazioni assunte dai gestori in qualità di datori di lavori, la Città garantisce ordinariamente le attività di monitoraggio e di raccordo. La Città, fin dall’inizio di questa emergenza, pur nella completa assenza di indicazioni specifiche a proposito di intervento a favore delle persone senza dimora, ha mantenuto la continuità di tutti i servizi rivolti alle persone senza dimora, andando progressivamente a predisporre rafforzamenti dei servizi e degli interventi a specifici provvedimenti procedurali; tutti i provvedimenti sono stati il quanto più possibile concordati con la rete dei gestori e dei concessionari dei servizi cittadini, nonché con la rete dei servizi gestiti dal volontariato. Durante tutte le riunioni con le Unità di Crisi e Protezione Civile, Regione, eccetera, che sono iniziate all’inizio del mese di marzo, è stata naturalmente evidenziata la peculiarità delle oltre 700 persone senza dimora, che ogni notte sono accolte dalle diverse strutture di accoglienza comunali e del Terzo Settore, in quanto persone per le quali non si sarebbe potuto immaginare di predisporre efficaci periodi di isolamento fiduciario o di quarantena, in caso di contatto diretto con soggetti positivi al Covid. D’altro canto, l’Unità di Crisi Regionale aveva predisposto strutture ad hoc in Caserme, come la Caserma Riberi e anche altri spazi, e sta ampliando progressivamente la totale capacità di accoglienza rivolta a persone che, a diverso titolo, non possono effettuare il periodo di isolamento obbligatorio in un’abitazione privata. Le indicazioni circa l’individuazione e l’organizzazione degli spazi per periodi di isolamento per le persone senza altre risorse abitative è naturalmente da raccordarsi con l’Unità di Crisi, che ci dà ovviamente le indicazioni anche sanitarie specifiche per queste persone. Permettetemi ancora, se mi concedete il tempo, di dare un po’ un excursus di quanto abbiamo fatto in questo periodo: l’11 marzo del 2020 il Dirigente d’Area ha inviato una comunicazione, nella quale si richiamava il rispetto delle disposizioni nazionali e regionali fino al momento emanate, questo naturalmente ai gestori, e si chiedeva agli enti gestori di comunicare le misure organizzative adottate da ciascuna delle imprese, in accordo con i medici competenti, per l’attuazione di tali disposizioni. Sempre in tale data, nell’ambito di una conference call con gli enti che stanno sviluppando un sistema di distribuzione e di beni FEAD a tutti i servizi per i senza dimora, a fronte delle più volte evidenziate carenze, si è concordato l’acquisto di DPI per gli ospiti delle strutture, perché continuavano a mancare, abbiamo fatto qualche approfondimento, i fondi FEAD sono stati ritenuti idonei ad acquistare DPI e questo abbiamo dato indicazione di fare, per proteggere al massimo le persone. In data 12 marzo, in accordo con gli enti gestori, si è definita la sospensione del meccanismo di accesso al posto letto per una notte, quindi è stata bloccata subito, quasi subito la rotazione, perché non aveva assolutamente senso far muovere le persone in un momento come questo, e quindi si garantisce l’accoglienza continuativa fino alla fine del periodo di emergenza per gli ospiti presenti, questo naturalmente al fine di ridurre il più possibile le occasioni di assembramento davanti ai servizi e la circolazione in città delle persone senza dimora in orario di apertura dei dormitori. Contestualmente si è richiesto di effettuare una valutazione della salvaguardia della distanza di sicurezza fra i letti nelle strutture, in alcune si è valutata necessaria una riduzione per un totale di 24 posti in meno, che non sono posti in meno, ma, come dirò tra poco, sono posti che si sono immediatamente recuperati in altri spazi, non è stato mandato via nessuno, ci tengo a sottolinearlo, perché è giusto che sia così tra l’altro. La puntuale attuazione delle disposizioni nazionali è stata condivisa anche con i dormitori del volontariato, Fermi, Caritas, asili notturni, parrocchie San Luca e Cottolengo, che attuano le stesse modalità di accoglienza precedentemente evidenziate, monitorando con loro la tenuta del sistema di accoglienza su tutto il territorio cittadino. È stato - segnaliamo - chiuso il dormitorio dell’Associazione Bartolomeo & C., i cui ospiti, trasferiti per la maggior parte in alloggi dell’Associazione, sono stati poi riassorbiti dalle altre strutture. In data 17 marzo, con una delibera e un decreto sindacale e un’ordinanza, è stata approvata la proroga per tutto il mese di aprile del sito umanitario in piazza D’Armi e l’apertura di due nuove accoglienze in locali adiacenti a strutture già esistenti, in via Ghedini 6 e piazza Massaua 18, per un complessivo di 33 posti aggiuntivi, con il fine specifico di ridurre, dei 24 posti di cui si diceva sopra, le presenze nei dormitori e permettere pertanto un ulteriore distanziamento sociale previsto dalle norme nazionali; quindi, a fronte di quella riduzione di 24, che era necessaria per distanziarli, ne abbiamo comunque aggiunti 33, quindi c’è stato anche un piccolo aumento, non solo non c’è stata una riduzione. Abbiamo utilizzato, dal punto di vista economico, tutto laddove è possibile, contributi già approvati nell’ambito del Piano di inclusione sociale, anche al fine di orientarli ad interventi straordinari a persone senza dimora, quindi, banalmente, contributi che in questo periodo non possono essere effettuati, perché c’è questa emergenza, sono stati immediatamente recuperati in questo senso. Sempre il 17 marzo è stata inviata a tutti i servizi di ospitalità, dormitori e residenze, una comunicazione da affiggere nelle strutture per spiegare i cambiamenti in corso nel sistema dei servizi; la comunicazione è redatta in italiano, inglese, francese, rumeno e arabo e si è chiesto agli enti gestori la disponibilità ad ampliare l’orario di apertura delle strutture di accoglienza, prevedendo una chiusura agli utenti di sole quattro ore per consentire, come richiesto peraltro dai gestori e dagli enti di volontariato, la sanificazione quotidiana dei locali. Il 18 marzo si è effettuata una conference call dei progetti del Piano di inclusione sociale Area 5, al fine di fare il punto della situazione, illustrare i provvedimenti presi e raccogliere le disponibilità a rimodulare i progetti approvati, in modo da sostenere anche le nuove strutture aperte e l’ampliamento dell’orario di accoglienza degli ospiti, in vista di apertura delle nuove strutture e dell’ampliamento del piano. 20 e 23 marzo sono operative le due strutture aggiuntive di cui ho detto sopra, Ghedini e Massaua, e a cura degli operatori sono stati naturalmente individuati gli ospiti da trasferire. Il 24 marzo sono state definite le procedure di screening di tutti gli ospiti, anche attraverso una compilazione di una scheda di pre-triage, mutuata da quella operata dall’Azienda Sanitaria nell’ambulatorio sociosanitario Roberto Gamba, nonché le procedure da attuare in caso di possibili casi positivi. Proprio a fronte delle difficoltà riportate dagli stessi operatori di far sì che i possibili casi vengano comunque accompagnati fuori dalla struttura dall’ambulanza, vengono descritte le modalità operative e le comunicazioni da riferire al personale sanitario intervenuto, al fine di far comprendere le caratteristiche strutturali che impediscono l’effettuazione della quarantena al proprio interno. Nella stessa giornata è stata inviata a tutti i servizi di ospitalità una seconda comunicazione plurilingue, da affiggere nelle strutture, per informare i cittadini dell’apertura anticipata delle strutture ed invitarli a comportamenti corretti dentro e fuori i servizi. È stata inoltre inviata una comunicazione alla Protezione Civile del fabbisogno ulteriore di forniture di DPI; alla stessa Protezione Civile, per l’invio all’Unità di Crisi, è stato inviato l’elenco dei centri, con gli indirizzi, che peraltro era già stato comunicato, ma abbiamo aggiornato la situazione in quella data. Il Servizio adulti inviava ai gestori delle cooperative due ulteriori note di richiesta di disponibilità di ampliamento del servizio, in data 30 marzo relativa all’estensione dell’intera giornata, e il 2 aprile rispetto all’apertura di tutte le strutture per l’intero orario della giornata. In relazione alle prime segnalazioni provenienti dai dormitori cittadini relativamente alla presenza di un ricovero per sospetto Covid, comunicazioni pervenute a partire dalla domenica 29 e del 30 marzo, si è provveduto, attraverso la Protezione Civile, a chiedere ulteriore supporto all’Unità di Crisi, in particolare a fronte di una richiesta specifica relativa ai primi casi positivi in due dormitori, l’Unità di Crisi ha dato anche la disponibilità per uno spostamento nel Comune di Bardonecchia, dove c’era un posto, limitata tuttavia a cinque soggetti e quindi purtroppo non sufficiente a coprire il fabbisogno. Da lì in poi - sono le cose che ho detto in esordio - la situazione più critica nel corso dell’ultima settimana e in particolare nell’ultimo weekend con questa soluzione da parte dell’Unità di Crisi, Protezione Civile, Prefettura, insomma durante la giornata di domenica dell’individuazione dei due spazi di Maria Adelaide e Padiglione 5. Spero si sia sentito e sono a disposizione. SICARI Francesco (Presidente) La ringrazio, Vicesindaca Schellino. Io sinceramente ho sentito tutto senza problemi, non ho idea di cosa abbiano sentito però gli altri. Adesso iniziamo con quelli che sono gli interventi, ricordo sempre i cinque minuti a Gruppo. Inizia la Capogruppo Artesio, prego. ARTESIO Eleonora Io ho ascoltato, ringrazio per la relazione. Devo però esprimere la insoddisfazione rispetto alle modalità e alle attività adottate. Il ricovero per le persone senza fissa dimora e i provvedimenti di tutela per queste persone rientrano pienamente nelle competenze socioassistenziali, quindi il fatto che si sia proceduto in attesa di una circolare regionale non ancora emanata, che si sia proceduto avendo sentito l’Unità di Crisi o che si sia proceduto dopo un’ispezione delle competenze sanitarie non mi rassicura rispetto al fatto che l’Amministrazione Comunale abbia svolto quanto attiene alle proprie responsabilità. È del tutto evidente che, nel momento in cui un Ente Locale organizza i servizi per le persone di cui ha l’obbligo di assistenza, debba poi chiedere supervisioni di carattere specialistico, sanitario, per valutare l’idoneità, ma non mi pare che si sia proceduto con la tempestività necessaria. Voglio ricordare i passaggi: il 13 marzo, ultima Conferenza dei Capigruppo de visu, condotta nella sala del Consiglio Comunale, ponevo la questione delle ospitalità per le persone senza fissa dimora, sottolineando l’importanza che sarebbe conseguita, in termini di salute individuale e di salute pubblica, rispetto al fatto di non avere luoghi nei quali andare durante gli orari diurni, perché i locali dei ricoveri di ospitalità notturna venivano ampiamente utilizzati dovendo rispettare il distanziamento tra i posti letto e, di conseguenza, locali di aggregazione comune non potevano più essere frequentabili, né per le disposizioni, né per la logistica. Segnalavo la necessità di ricoveri diurni e già in allora si faceva riferimento all’attesa di disposizioni regionali. A metà del mese di marzo la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza fissa Dimora poneva urgentemente la questione a tutti gli Enti Locali - e il Comune di Torino aderisce a questa federazione - e sottolineava una raccolta fondi per i dispositivi di protezione individuale, nonché per il sostegno a soluzioni di carattere abitativo temporaneo volte sia alla gestione delle ore diurne, sia alle ospitalità notturne. A metà del mese di marzo il Vescovo Nosiglia invitava gli oratori ad aprire dei locali distanziabili, e quindi contenuti, rispetto all’ospitalità diurna delle persone senza fissa dimora. Il 30 marzo veniva depositata una mia mozione, che poneva esplicitamente questa questione dei sistemi di protezione degli interessati, le persone senza fissa dimora, e della salute generale. Ora siamo arrivati ad avere una situazione per l’ospitalità diurna, individuata sempre in termini massivi, cioè di concentrazioni, di grandi numeri pur con il rispetto di tutte le precauzioni che sicuramente le circolari e i sopralluoghi regionali avranno individuato, da metà marzo, aver compensato i posti letto notturni e aver agito in emergenza recuperando di nuovo delle situazioni di grande dimensione, che debbono essere attrezzate in condizioni di emergenza/urgenza con una modalità di governo dell’attività quotidiana degli orari e degli interventi quale quella che è stata descritta, cioè con la presenza esterna degli operatori. Mi dispiace, in questa fase io ho sempre cercato di avere un rapporto collaborativo, di avanzare proposte e segnalare criticità, non polemizzare, ma su questo aspetto sono davvero delusa della mancata tempestività dell’Amministrazione Comunale. Ho concluso. SICARI Francesco (Presidente) Ringrazio la Capogruppo Artesio. Adesso si è segnato il Capogruppo Tresso, al quale lascio subito la parola, prego. TRESSO Francesco Sì, grazie, Presidente. Ma io non posso che unirmi allo sgomento del fatto che effettivamente sono state prese le misure, ma con un ritardo assolutamente evidente. La Presidente della Cooperativa, la Stranaidea, che gestisce il dormitorio in via Reiss Romoli, da settimane aveva segnalato - parimenti han fatto altre cooperative e altri operatori che si occupano di gestire i dormitori per i senza fissa dimora - che le norme dettate dall’emergenza per il Coronavirus non erano applicabili a quelle realtà, a quelle strutture. Il dormitorio di via Reiss Romoli ha 24 utenti, 24 senza fissa dimora che pernottano tutte le notti e sicuramente la struttura non era in grado di mantenere le condizioni di distanza, tantomeno gli utenti erano stati provvisti nei tempi utili dei dispositivi di protezione individuale, ma neanche gli operatori. I numeri che lei ci ha dato non collimano con quanto riportato da alcuni organi di stampa, che ancora oggi dicevano che sono stati già sette i casi accertati, più cinque che attendono accertamento, tra i senza fissa dimora e gli operatori stessi, e che questa è una situazione che ormai rende, come lei stesso ci ha rappresentato, inagibile la struttura, che deve essere gestita dall’esterno, con delle situazioni ovviamente che vanno via via aggravandosi, anche in ragione del fatto che le persone stesse sono già affette da una fragilità e quindi non è facile gestire esternamente questo tipo di soluzione. Io, devo dire... lei ci ha dato un resoconto abbastanza dettagliato di tutto quello che il Comune ha fatto, ma effettivamente anche io riscontro, come già ha fatto la Capogruppo Artesio, che ci si è sempre mossi a seguito di quelle che erano le disposizioni regionali e le indicazioni date dall’Unità di Crisi, ed è logico che sia così per certi versi, ma è assolutamente necessario, viceversa, che la Città e i Servizi Sociali della Città diano risposte tempestive, laddove vengono richieste, come è stato in questo caso. C’è un’azione di coordinamento, c’è un’azione di evidenza anche della natura che queste strutture rivestivano nei confronti di questo tipo di emergenza, era agli occhi di tutti e quindi non poteva essere demandato ad aspettare che l’organo regionale desse indicazioni più precise, c’erano comunque delle azioni che era possibile fare fin da subito. Lei ci dice oggi che sono in fase di allestimento due strutture, quali quella del Maria Adelaide e del Padiglione 5 di Torino Esposizioni: bene, ma forse bisognava partire subito anche con delle soluzioni magari tempestive, ma da individuare subito; insomma, Torino ha una quantità di strutture ricettive - come tutte le realtà nazionali, ormai, in questo momento - enorme, allora perché non partire subito a provare ad individuare alberghi, strutture ricettive, pensioni che potessero nell’immediato assolvere a quel problema di diminuire il livello di concentrazione e quindi rendere applicabili quelli che sono dei minimi criteri di sicurezza. Cioè, questa situazione è deflagrata, ma mi sembra che fosse abbastanza evidente che c’era da aspettarsi questo tipo di conseguenze in quelle strutture. Ancora, il fatto stesso che giustamente è stata apportata una modifica agli orari di apertura, che ha ridotto a sole quattro ore la non presenza dei senza fissa dimora all’interno della struttura per ragioni di sanificazione, però poi richiede che anche venga gestita, come le persone si allontanano dalla struttura siano in condizioni tali da non causare o essere causa di ulteriori contagi. Insomma, c’è un’azione di coordinamento, Assessora, che io trovo andasse applicata fin da subito con maggior vigore, con maggiore proattività; ahimè, temo che ancora una volta sia un po’ prevalsa la ragione di stare ad aspettare quello che le disposizioni di organi sovrapposti indicassero, però non è così che possiamo renderci sufficientemente efficienti nel salvaguardare quelli che sono compiti e funzionalità che sono proprie del Servizio Sociale della Città. Quindi io trovo che la situazione, ahimè, è degenerata e speriamo solo che adesso possa essere ripresa; quanto lei ci ha detto delle due strutture che sono state predisposte, però ci dica anche in che tempi verranno rese subito operative perché questo non è stato chiarito, speriamo solo che non debba generare ulteriormente, però davvero era una polveriera che era pronta a saltare, ma i prodromi c’erano tutti e credo che gli avvisi fossero stati anche dati, ecco. Quindi, va bene quello che lei ci racconta essere stato fatto adesso, ma ahimè con forte ritardo e sicuramente non tenendo conto dei segnali che gli stessi gestori, la stessa Presidente della Cooperativa aveva dato per tempo. SICARI Francesco (Presidente) La ringrazio, Capogruppo Tresso. |