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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 6 Aprile 2020 ore 14,00
Paragrafo n. 10

Comunicazioni della Sindaca su "Situazione critica dormitori torinesi".
Interventi
SICARI Francesco (Presidente)
Il suo Gruppo ha cinque minuti, prego.

SCANDEREBECH Federica
Presidente, io vorrei capire, perché sono preoccupata e avevamo già, come Gruppo
Misto, fatto una richiesta di comunicazioni nello scorso Consiglio e non ci è stata data
la possibilità di intervenire, sono preoccupata perché vorrei anche capire e avere
contezza del problema nel generale, nella complessività, quindi vorrei capire se i dati
che venivano anche prima riportati dal collega Tresso, quindi i sette più cinque positivi,
vengono confermati dalla Giunta e dal nostro Comune, mi interesserebbe capire se sono
stati fatti i tamponi agli ospiti, quanti tamponi sono stati fatti, quante persone degli
ospiti sono risultate positive, se i tamponi sono stati fatti anche al personale, idem, se
possiamo avere dei numeri anche sul personale, e quanti sono da doversi sottoporre a
quarantena forzata, per capire meglio i dati del problema che stiamo affrontando.
Grazie.

SICARI Francesco (Presidente)
Grazie a lei. Adesso è segnata la Consigliera Tisi, prego.

TISI Elide
Allora, io mi associo ad alcune considerazioni che sono già state fatte dai colleghi, che
non starò a ripetere. Certamente il livello di preoccupazione rispetto alle persone senza
dimora e a questi servizi è molto alto e non nasce oggi: come è stato già ricordato, era
stato più volte segnalato fin dalla prima metà del mese di marzo da delle organizzazioni,
da diverse organizzazioni Fio.PSD, ma anche delle nostre realtà a livello locale e più
volte questo tema è ritornato anche nelle discussioni nell’ambito di Commissioni
Consiliari, non ultimo ricordo proprio quella di venerdì pomeriggio in cui è stato
nuovamente sollevato il problema e al quale è stata data una risposta in modo
estremamente interlocutorio dall’Assessore Unia. Allora, era evidente ed è evidente
come queste strutture possano essere un punto di criticità, al di là delle disposizioni
nazionali e regionali, e i motivi sono, credo, sotto gli occhi di tutti: il primo è che
trattasi di popolazione estremamente fragile, molte volte anche dal punto di vista
sanitario e quindi con delle patologie, dall’altro perché se tutte le strutture comunitarie -
e credo che ben ce lo rappresenti il dramma che si sta vivendo nelle RSA - costituiscono
un potenziale elemento di rischio, a maggior ragione i dormitori, dove l’allontanamento
tra le persone è estremamente difficile, non solo per i motivi di spazio, perché è difficile
il distanziamento del metro e forse anche un po’ di più, ma è molto difficile anche
separare i luoghi di vita, i bagni ad esempio, che molto spesso in molti dormitori sono in
comune, i refettori e così via. Quindi era evidente ed è evidente come su questi tipi di
servizi, che pure sono dei servizi pubblici essenziali, andava posta una particolare
attenzione, perché le difficoltà dello stare a casa in questo caso era evidente a tutti. Io
vorrei ricordare che ci sono Città in Italia che hanno fin da subito previsto una
continuità nelle 24 ore di apertura dei dormitori, ma soprattutto hanno individuato anche
dei luoghi dove poter fare l’isolamento fiduciario o la quarantena; ecco, io credo che di
questo abbiamo bisogno e ne abbiamo bisogno subito. Poi è stato approfondito, perché
oggi rappresenta la punta dell’emergenza, la situazione di Reiss Romoli: ecco, qui
sicuramente anch’io riporto dei dati che vengono dagli organi di stampa, i sette positivi
già riscontrati, gli ulteriori cinque stamattina portati al Pronto Soccorso, ma anche, direi,
di fatto, una decimazione degli operatori, a me risulta che gli operatori che lì lavoravano
siano quasi tutti in quarantena, quindi è evidente che questo rappresenta l’elemento di
maggiore criticità, ma non credo che per questo gli altri dormitori siano esenti o rischino
meno. Quindi, al di là di Reiss Romoli, io credo che occorra intervenire
immediatamente anche sugli altri luoghi dove le persone senza dimora si incontrano, in
modo da intervenire tempestivamente con i tamponi. La collega prima di me chiedeva
anche dei dati da questo punto di vista. Io so che non è semplice ottenere, ancora in
questa fase, nonostante tutto, i tamponi, ma mi risulta anche che il protocollo che è stato
sottoscritto anche da Città Metropolitana con la Regione Piemonte abbia esteso la
possibilità di fare un monitoraggio non soltanto alle RSA, ma anche alle strutture
socioassistenziali, tra le quali rientrano a pieno titolo anche i dormitori. Allora io chiedo
che davvero ci sia un’attenzione, ma soprattutto che le decisioni vengano prese con
tempestività, perché qualunque giorno, qualunque ora che passa in questa direzione
possono davvero creare un problema non solo per queste persone così fragili, non solo
per gli operatori che si occupano di loro, che, vorrei ricordare, non sono operatori
sanitari, ma sono degli educatori che li accompagnano nel loro percorso, molto spesso
anche di vita, ma direi anche con un’attenzione per quella che è la salute pubblica di
tutti i cittadini torinesi. Grazie.

SICARI Francesco (Presidente)
Grazie a lei. Adesso è segnata per intervenire la Consigliera Montalbano. Al Gruppo
Misto rimangano quattro minuti. Prego, Consigliera Montalbano.

MONTALBANO Deborah
Grazie, Presidente. Io chiedo scusa a tutti, perché ormai mi odio da sola, però sono
costretta a dover dire: “Io lo avevo detto, io ve lo avevo detto” ed è per questo che mi
odio da sola, perché è davvero antipatico, secondo me, arrivare a questi giudizi in
politica. Ma, detto questo, era il 12 marzo - mi collego a quello che diceva un po’ la
Capogruppo Artesio - quando in seduta di Capigruppo avevo sollecitato diversi
Capigruppo e la Consigliera Artesio si era resa un po’ portavoce di questa
preoccupazione che legava, devo dire, diversi Consiglieri anche di Minoranza. Ora, io
però non ponevo solo la mia preoccupazione, ma facevo una proposta concreta e cioè
chiedevo di adibire delle strutture straordinarie, che fossero al massimo due, tre, su tutta
la città, non di più, per garantire due sostanzialmente due cose: l’accompagnamento e
l’accoglienza h24 per i senza fissa dimora, ma anche, allo stesso tempo, la protezione
degli operatori del settore pubblico e privato che operano all’interno di queste attività,
perché la mia preoccupazione era sostanzialmente quella di evitare di arrivare a farci
scoppiare in mano una bomba che era inevitabile che scoppiasse. Ora, avevo pensato a
delle ex caserme, magari interfacciandoci con il Demanio, ma per abbreviare i tempi si
poteva andare anche a vedere un po’ quelle che sono le delibere delle dismissioni, che
mi pare siano delle delibere abbastanza importanti, dove si potevano trovare delle
strutture, trasferire logisticamente quelle che erano le realtà private e pubbliche, quindi
gli operatori che operavano all’interno delle strutture, garantire l’accoglienza diurna e,
aggiungo, riuscire a istituire un presidio sanitario permanente, fornendo quello che era
tutto il materiale sanitario per gli operatori, ma anche i tamponi. Non lo abbiamo fatto.
E adesso, scusatemi, sentirmi dire dall’Assessora e Vicesindaco del Comune di Torino
che ancora oggi siamo in attesa di ricevere delle linee guida dalla Regione o a livello
nazionale e che ancora oggi il Governo non ci ha pensato, non ha dato delle direttive
chiare e la Regione nemmeno, e questo ci esime come responsabilità politica di non
esserci impegnati, di non aver voluto provare almeno ad avviare un’iniziativa
straordinaria per mettere in sicurezza gli ultimi, mentre poi ci si riempie sempre la
bocca che: “Nessuno deve rimanere indietro”, che: “Ogni partito politico tende
esclusivamente a occuparsi...”, in questi ultimi mesi poi in maniera particolare, “...degli
italiani più difficoltà”, e ogni qualvolta la politica ha un’occasione ci si gira dall’altra
parte, ci si gira dall’altra parte, abbiamo poco poi da venire ancora in Consiglio
Comunale a dirci che forse qualcuno non ci ha detto che cosa dovevamo fare e quindi
siamo ancora in attesa di capire; quando qualcuno ci dirà cosa dobbiamo fare, forse noi
lo faremo. Intanto i contagi sono arrivati all’interno dei nostri dormitori, intanto gli
ultimi, quelli che una casa non ce l’hanno e quindi non possono stare all’interno di una
casa, sono completamente abbandonati a se stessi, se non fosse per i santi operatori,
operatori anche loro stessi in difficoltà, sia pubblici che del Terzo Settore, sono
completamente abbandonati a se stessi e ancora una volta lasciati alla loro solitudine.
Bene, signori miei, abbiamo perso tutti, che lo vogliamo ammettere o che non lo
vogliamo ammettere.

SICARI Francesco (Presidente)
La ringrazio. Adesso ho segnata la Vicecapogruppo Pollicino. Al Gruppo è rimasto un
minuto. Prego.

POLLICINO Marina
Grazie, Presidente. Soltanto proprio 20 secondi per chiedere se corrisponde a verità
quanto è stato appena riportato dalla testata giornalistica regionale del Piemonte, che ha
comunicato, diciamo, ha fatto un servizio durante il quale si diceva che quattro senza
fissa dimora, portati da un dormitorio a una struttura ospedaliera, poi se ne sono tornati
con l’autobus. È evidente che si tratta di persone che non hanno una piena
consapevolezza del rischio, di che cosa significa, appunto, la pandemia e la portata del
pericolo in cui vengono coinvolti tutti i cittadini. Quindi, io trovo questa cosa molto
grave e se ci sono dei provvedimenti che si possono prendere, proprio per evitare che
possano avvenire di queste cose che mettono a rischio tutta la cittadinanza. Grazie.

SICARI Francesco (Presidente)
Grazie a lei. Lascio rispondere alle domande che sono state fatte alla Vicesindaca
Schellino. Prego, Vicesindaca.

SCHELLINO Sonia (Vicesindaca)
Grazie. Ringrazio in particolare la Consigliera Pollicino per quest’ultima domanda, che
pone davvero l’accento su uno dei problemi. Allora, è vero quello che..., l’ho appreso
anch’io da pochissimo, che alcune persone erano state accompagnate in ospedale,
durante la notte e se ne sono tornate in una struttura. Questo cosa vuol dire? Che ci
troviamo di fronte a una popolazione, come ben sappiamo, con delle difficoltà, una
popolazione di persone molto fragili, una popolazione di persone da proteggere, una
popolazione di persone che ha bisogno anche di un accompagnamento, che è quello che
viene fornito normalmente all’interno dei dormitori da tutta quella rete di educatori, di
assistenti sociali, che sono in grado di gestire questo tipo di persone. Obbligare queste
persone a non uscire, ecco perché c’è voluto del tempo, ma non per inadempienze da
parte della Città, ma perché c’è una libertà anche da parte di una persona senza dimora,
che però non è interdetta, non ha un tutore che possa imporgli di fare delle cose, è una
persona col suo libero arbitrio. Allora, per imporre a una persona di non uscire da uno
spazio, perché deve essere sorvegliata, perché deve fare una quarantena obbligatoria, ci
vuole un’ordinanza di obbligo di dimora. Questa ordinanza può essere emessa solo a
fronte di un provvedimento sanitario che dica: “Tu sei infetto, per ragioni di ordine
pubblico non puoi uscire. Chiediamo al Sindaco di fare un’ordinanza perché tu devi
restare lì e proprio lì, cioè in uno spazio determinato”. Questo spazio può essere un
dormitorio? Non credo. Questo spazio può essere un luogo individuato dall’autorità
sanitaria, che ha stabilito che sei infetto. Io purtroppo, o per fortuna, non sono un
medico e, anche lo fossi, non avrei il ruolo opportuno per poter fare una cosa di questo
genere, cioè non potrei fare un tampone io alle persone, dire: “Sei infetto, quindi ti
faccio un’ordinanza, devi restare in uno spazio e non muoverti”. Altro discorso è quello
che si pone per queste persone, come per tutti quelli che vivono in una comunità. Una
comunità è anche la famiglia. Se una persona all’interno di una famiglia si prende il
Covid, cosa succede adesso? Viene portata in ospedale, poi in qualche caso gli si dice:
“Vai a casa, fai una quarantena obbligatoria, perché non abbiamo uno spazio di
isolamento da darti”, non c’è per tutti. Questo, purtroppo, il Sistema Sanitario non l’ha
messo a disposizione. Ricordo, altresì, che la competenza sanitaria non è comunale, ma
è regionale: Assessorato Regionale alla Sanità e, per alcuni aspetti socio-sanitari, le
linee guida, le indicazioni e anche alcuni stanziamenti, Assessorato Regionale al
Welfare. Ma, al di là di questo, perché poi le responsabilità ce le prendiamo tutti,
torniamo alla persona, l’individuo che sta all’interno di una famiglia e viene inviato a
casa a fare la sua brava quarantena: magari quella persona ha una casa di 40 metri
quadri e gli viene data la prescrizione di stare isolato e di restare lontano dai suoi
familiari. Ora, questo in una famiglia non è facilissimo, ma è un pochino più semplice,
perché si tratta di persone che, intanto, hanno un legame familiare, quindi hanno la
massima attenzione l’uno all’altro, cosa che non avviene normalmente all’interno di un
dormitorio, semplicemente perché non sono membri della stessa famiglia. Quindi,
queste persone cos’è stato fatto, cosa hanno fatto le cooperative che gestiscono i
dormitori? Hanno diviso le stanze, quando si sono trovate in questa emergenza, che non
avrebbero voluto e che nessuno avrebbe voluto, ma siccome se una persona viene
rimandata indietro dall’ospedale dicendo: “La quarantena te la fai a casa”, uno può
anche chiedere un milione di volte che venga messa in una caserma, in qualsiasi posto
di quelli stabiliti dall’Unità di Crisi, stabiliti dalla partita sanitaria, ma se ti dicono: “In
questo momento non ne abbiamo, fa la quarantena a domicilio”, l’unica cosa che può
fare il dormitorio, a differenza della famiglia, è cercare di mettere quella persona un po’
isolata, oppure due persone che hanno la stessa prescrizione insieme. È la situazione
ottimale? Assolutamente no. E noi quindi abbiamo cercato di aprire subito, come ho
detto all’inizio, delle strutture in più per poter dare l’opportunità, a chi si fosse trovato
in necessità, di dividere quelli che venivano mandati a fare la quarantena a casa da
quelli che non erano infetti, non avevano sintomi, all’interno di spazi il più possibile
isolati, esattamente come avviene in casa: tu stai in camera da letto e ti portiamo il
mangiare in camera, e quando vai in bagno poi si disinfetta tutto; tu stai nella camera
del dormitorio dedicata e quando vai in bagno si disinfetta tutto. Si è dovuto agire
esattamente come si agisce a casa, quando un componente della famiglia viene inviato a
casa a fare la quarantena. È la situazione ottimale? No. È una responsabilità comunale?
Direi di no. È una responsabilità di chi ha la tutela della sanità delle persone, e non è il
Comune, ripeto, è la Regione, è la Regione, non è il Comune. Da parte della Regione e
da parte dell’Unità di Crisi abbiamo avuto la massima disponibilità a darci
informazioni, ma le soluzioni sono venute fuori man mano, le soluzioni non le avevano
neanche loro, le soluzioni sono state, nel corso di questo weekend, cercare degli spazi
straordinari. Prendere una persona infetta, magari senza dimora, e metterla in una
camera d’albergo da sola è peggio della misura di isolamento che è stata fatta in base a
quello che si poteva fare. Se il Prefetto avesse requisito un albergo e ci avesse messo
tutti gli infetti e nessuno avesse avuto del personale, né sanitario, né di altro tipo, da
mandare a queste persone, perché poi non si possono anche obbligare gli educatori, gli
OSS a fare quello che gli dici di fare, lo fanno se hanno i presidi, se hanno un contratto
per farlo. E il personale disposto a trattare con le persone infette è il personale sanitario,
e se non ne hanno abbastanza non te lo mandano, perché non ce l’hanno. Non possiamo
avere un albergo pieno di persone positive da sole con la febbre. Il male minore che è
stato indicato, fatte le valutazioni sanitarie, che, ripeto, fa l’ASL, fa l’Unità di Crisi, è
stato l’isolamento come in casa, l’isolamento all’interno dei posti dove normalmente
vivono, come in casa. Noi abbiamo creato più posti, abbiamo chiesto prescrizioni,
abbiamo chiesto indicazioni. Quando la situazione è diventata con un numero più alto,
sono stati scelti, sono stati individuati questi due posti straordinari dalla Prefettura,
Unità di Crisi, Regione. Non era una decisione che potesse essere presa autonomamente
dal Comune, perché banalmente il Maria Adelaide è proprietà del Città della Salute, che
l’aveva messo all’asta e non potevamo andare a dire a un altro Ente: “Togli dall’asta un
bene e mettilo a disposizione di questa emergenza”. Ha potuto farlo il Prefetto, l’Unità
di Crisi, la Regione, non certo il Comune. Noi l’abbiamo chiesto, è chiaro che il Maria
Adelaide lo conoscevamo tutti e noi stessi abbiamo indicato all’inizio: “Quello è un
posto che abbiamo già usato per l’emergenza freddo, perché no?”, ma sono altri che
devono dare l’ordine di prendere questa decisione. Ritorno, appunto, e ringrazio la
Pollicino per aver dato questo dato. Sì, le persone, se poi non vengono obbligate e
sorvegliate, sono persone libere e se escono dall’ospedale, ancorché infette, e se ne
vanno, è gravissimo, ma devono essere sorvegliate da qualcuno con competenze
sanitarie. L’educatore dei dormitori non si trasferisce in ospedale a fare il piantone a una
persona con obbligo di stare in ospedale. Mi dispiace, possono essere risposte che non
piacciono, ma sono quelle che sono in grado di dare.

SICARI Francesco (Presidente)
La ringrazio. Direi che con questi chiarimenti diamo per discussa la prima richiesta
oggetto di comunicazioni.
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