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| SICARI Francesco (Presidente) Il suo Gruppo ha cinque minuti, prego. SCANDEREBECH Federica Presidente, io vorrei capire, perché sono preoccupata e avevamo già, come Gruppo Misto, fatto una richiesta di comunicazioni nello scorso Consiglio e non ci è stata data la possibilità di intervenire, sono preoccupata perché vorrei anche capire e avere contezza del problema nel generale, nella complessività, quindi vorrei capire se i dati che venivano anche prima riportati dal collega Tresso, quindi i sette più cinque positivi, vengono confermati dalla Giunta e dal nostro Comune, mi interesserebbe capire se sono stati fatti i tamponi agli ospiti, quanti tamponi sono stati fatti, quante persone degli ospiti sono risultate positive, se i tamponi sono stati fatti anche al personale, idem, se possiamo avere dei numeri anche sul personale, e quanti sono da doversi sottoporre a quarantena forzata, per capire meglio i dati del problema che stiamo affrontando. Grazie. SICARI Francesco (Presidente) Grazie a lei. Adesso è segnata la Consigliera Tisi, prego. TISI Elide Allora, io mi associo ad alcune considerazioni che sono già state fatte dai colleghi, che non starò a ripetere. Certamente il livello di preoccupazione rispetto alle persone senza dimora e a questi servizi è molto alto e non nasce oggi: come è stato già ricordato, era stato più volte segnalato fin dalla prima metà del mese di marzo da delle organizzazioni, da diverse organizzazioni Fio.PSD, ma anche delle nostre realtà a livello locale e più volte questo tema è ritornato anche nelle discussioni nell’ambito di Commissioni Consiliari, non ultimo ricordo proprio quella di venerdì pomeriggio in cui è stato nuovamente sollevato il problema e al quale è stata data una risposta in modo estremamente interlocutorio dall’Assessore Unia. Allora, era evidente ed è evidente come queste strutture possano essere un punto di criticità, al di là delle disposizioni nazionali e regionali, e i motivi sono, credo, sotto gli occhi di tutti: il primo è che trattasi di popolazione estremamente fragile, molte volte anche dal punto di vista sanitario e quindi con delle patologie, dall’altro perché se tutte le strutture comunitarie - e credo che ben ce lo rappresenti il dramma che si sta vivendo nelle RSA - costituiscono un potenziale elemento di rischio, a maggior ragione i dormitori, dove l’allontanamento tra le persone è estremamente difficile, non solo per i motivi di spazio, perché è difficile il distanziamento del metro e forse anche un po’ di più, ma è molto difficile anche separare i luoghi di vita, i bagni ad esempio, che molto spesso in molti dormitori sono in comune, i refettori e così via. Quindi era evidente ed è evidente come su questi tipi di servizi, che pure sono dei servizi pubblici essenziali, andava posta una particolare attenzione, perché le difficoltà dello stare a casa in questo caso era evidente a tutti. Io vorrei ricordare che ci sono Città in Italia che hanno fin da subito previsto una continuità nelle 24 ore di apertura dei dormitori, ma soprattutto hanno individuato anche dei luoghi dove poter fare l’isolamento fiduciario o la quarantena; ecco, io credo che di questo abbiamo bisogno e ne abbiamo bisogno subito. Poi è stato approfondito, perché oggi rappresenta la punta dell’emergenza, la situazione di Reiss Romoli: ecco, qui sicuramente anch’io riporto dei dati che vengono dagli organi di stampa, i sette positivi già riscontrati, gli ulteriori cinque stamattina portati al Pronto Soccorso, ma anche, direi, di fatto, una decimazione degli operatori, a me risulta che gli operatori che lì lavoravano siano quasi tutti in quarantena, quindi è evidente che questo rappresenta l’elemento di maggiore criticità, ma non credo che per questo gli altri dormitori siano esenti o rischino meno. Quindi, al di là di Reiss Romoli, io credo che occorra intervenire immediatamente anche sugli altri luoghi dove le persone senza dimora si incontrano, in modo da intervenire tempestivamente con i tamponi. La collega prima di me chiedeva anche dei dati da questo punto di vista. Io so che non è semplice ottenere, ancora in questa fase, nonostante tutto, i tamponi, ma mi risulta anche che il protocollo che è stato sottoscritto anche da Città Metropolitana con la Regione Piemonte abbia esteso la possibilità di fare un monitoraggio non soltanto alle RSA, ma anche alle strutture socioassistenziali, tra le quali rientrano a pieno titolo anche i dormitori. Allora io chiedo che davvero ci sia un’attenzione, ma soprattutto che le decisioni vengano prese con tempestività, perché qualunque giorno, qualunque ora che passa in questa direzione possono davvero creare un problema non solo per queste persone così fragili, non solo per gli operatori che si occupano di loro, che, vorrei ricordare, non sono operatori sanitari, ma sono degli educatori che li accompagnano nel loro percorso, molto spesso anche di vita, ma direi anche con un’attenzione per quella che è la salute pubblica di tutti i cittadini torinesi. Grazie. SICARI Francesco (Presidente) Grazie a lei. Adesso è segnata per intervenire la Consigliera Montalbano. Al Gruppo Misto rimangano quattro minuti. Prego, Consigliera Montalbano. MONTALBANO Deborah Grazie, Presidente. Io chiedo scusa a tutti, perché ormai mi odio da sola, però sono costretta a dover dire: “Io lo avevo detto, io ve lo avevo detto” ed è per questo che mi odio da sola, perché è davvero antipatico, secondo me, arrivare a questi giudizi in politica. Ma, detto questo, era il 12 marzo - mi collego a quello che diceva un po’ la Capogruppo Artesio - quando in seduta di Capigruppo avevo sollecitato diversi Capigruppo e la Consigliera Artesio si era resa un po’ portavoce di questa preoccupazione che legava, devo dire, diversi Consiglieri anche di Minoranza. Ora, io però non ponevo solo la mia preoccupazione, ma facevo una proposta concreta e cioè chiedevo di adibire delle strutture straordinarie, che fossero al massimo due, tre, su tutta la città, non di più, per garantire due sostanzialmente due cose: l’accompagnamento e l’accoglienza h24 per i senza fissa dimora, ma anche, allo stesso tempo, la protezione degli operatori del settore pubblico e privato che operano all’interno di queste attività, perché la mia preoccupazione era sostanzialmente quella di evitare di arrivare a farci scoppiare in mano una bomba che era inevitabile che scoppiasse. Ora, avevo pensato a delle ex caserme, magari interfacciandoci con il Demanio, ma per abbreviare i tempi si poteva andare anche a vedere un po’ quelle che sono le delibere delle dismissioni, che mi pare siano delle delibere abbastanza importanti, dove si potevano trovare delle strutture, trasferire logisticamente quelle che erano le realtà private e pubbliche, quindi gli operatori che operavano all’interno delle strutture, garantire l’accoglienza diurna e, aggiungo, riuscire a istituire un presidio sanitario permanente, fornendo quello che era tutto il materiale sanitario per gli operatori, ma anche i tamponi. Non lo abbiamo fatto. E adesso, scusatemi, sentirmi dire dall’Assessora e Vicesindaco del Comune di Torino che ancora oggi siamo in attesa di ricevere delle linee guida dalla Regione o a livello nazionale e che ancora oggi il Governo non ci ha pensato, non ha dato delle direttive chiare e la Regione nemmeno, e questo ci esime come responsabilità politica di non esserci impegnati, di non aver voluto provare almeno ad avviare un’iniziativa straordinaria per mettere in sicurezza gli ultimi, mentre poi ci si riempie sempre la bocca che: “Nessuno deve rimanere indietro”, che: “Ogni partito politico tende esclusivamente a occuparsi...”, in questi ultimi mesi poi in maniera particolare, “...degli italiani più difficoltà”, e ogni qualvolta la politica ha un’occasione ci si gira dall’altra parte, ci si gira dall’altra parte, abbiamo poco poi da venire ancora in Consiglio Comunale a dirci che forse qualcuno non ci ha detto che cosa dovevamo fare e quindi siamo ancora in attesa di capire; quando qualcuno ci dirà cosa dobbiamo fare, forse noi lo faremo. Intanto i contagi sono arrivati all’interno dei nostri dormitori, intanto gli ultimi, quelli che una casa non ce l’hanno e quindi non possono stare all’interno di una casa, sono completamente abbandonati a se stessi, se non fosse per i santi operatori, operatori anche loro stessi in difficoltà, sia pubblici che del Terzo Settore, sono completamente abbandonati a se stessi e ancora una volta lasciati alla loro solitudine. Bene, signori miei, abbiamo perso tutti, che lo vogliamo ammettere o che non lo vogliamo ammettere. SICARI Francesco (Presidente) La ringrazio. Adesso ho segnata la Vicecapogruppo Pollicino. Al Gruppo è rimasto un minuto. Prego. POLLICINO Marina Grazie, Presidente. Soltanto proprio 20 secondi per chiedere se corrisponde a verità quanto è stato appena riportato dalla testata giornalistica regionale del Piemonte, che ha comunicato, diciamo, ha fatto un servizio durante il quale si diceva che quattro senza fissa dimora, portati da un dormitorio a una struttura ospedaliera, poi se ne sono tornati con l’autobus. È evidente che si tratta di persone che non hanno una piena consapevolezza del rischio, di che cosa significa, appunto, la pandemia e la portata del pericolo in cui vengono coinvolti tutti i cittadini. Quindi, io trovo questa cosa molto grave e se ci sono dei provvedimenti che si possono prendere, proprio per evitare che possano avvenire di queste cose che mettono a rischio tutta la cittadinanza. Grazie. SICARI Francesco (Presidente) Grazie a lei. Lascio rispondere alle domande che sono state fatte alla Vicesindaca Schellino. Prego, Vicesindaca. SCHELLINO Sonia (Vicesindaca) Grazie. Ringrazio in particolare la Consigliera Pollicino per quest’ultima domanda, che pone davvero l’accento su uno dei problemi. Allora, è vero quello che..., l’ho appreso anch’io da pochissimo, che alcune persone erano state accompagnate in ospedale, durante la notte e se ne sono tornate in una struttura. Questo cosa vuol dire? Che ci troviamo di fronte a una popolazione, come ben sappiamo, con delle difficoltà, una popolazione di persone molto fragili, una popolazione di persone da proteggere, una popolazione di persone che ha bisogno anche di un accompagnamento, che è quello che viene fornito normalmente all’interno dei dormitori da tutta quella rete di educatori, di assistenti sociali, che sono in grado di gestire questo tipo di persone. Obbligare queste persone a non uscire, ecco perché c’è voluto del tempo, ma non per inadempienze da parte della Città, ma perché c’è una libertà anche da parte di una persona senza dimora, che però non è interdetta, non ha un tutore che possa imporgli di fare delle cose, è una persona col suo libero arbitrio. Allora, per imporre a una persona di non uscire da uno spazio, perché deve essere sorvegliata, perché deve fare una quarantena obbligatoria, ci vuole un’ordinanza di obbligo di dimora. Questa ordinanza può essere emessa solo a fronte di un provvedimento sanitario che dica: “Tu sei infetto, per ragioni di ordine pubblico non puoi uscire. Chiediamo al Sindaco di fare un’ordinanza perché tu devi restare lì e proprio lì, cioè in uno spazio determinato”. Questo spazio può essere un dormitorio? Non credo. Questo spazio può essere un luogo individuato dall’autorità sanitaria, che ha stabilito che sei infetto. Io purtroppo, o per fortuna, non sono un medico e, anche lo fossi, non avrei il ruolo opportuno per poter fare una cosa di questo genere, cioè non potrei fare un tampone io alle persone, dire: “Sei infetto, quindi ti faccio un’ordinanza, devi restare in uno spazio e non muoverti”. Altro discorso è quello che si pone per queste persone, come per tutti quelli che vivono in una comunità. Una comunità è anche la famiglia. Se una persona all’interno di una famiglia si prende il Covid, cosa succede adesso? Viene portata in ospedale, poi in qualche caso gli si dice: “Vai a casa, fai una quarantena obbligatoria, perché non abbiamo uno spazio di isolamento da darti”, non c’è per tutti. Questo, purtroppo, il Sistema Sanitario non l’ha messo a disposizione. Ricordo, altresì, che la competenza sanitaria non è comunale, ma è regionale: Assessorato Regionale alla Sanità e, per alcuni aspetti socio-sanitari, le linee guida, le indicazioni e anche alcuni stanziamenti, Assessorato Regionale al Welfare. Ma, al di là di questo, perché poi le responsabilità ce le prendiamo tutti, torniamo alla persona, l’individuo che sta all’interno di una famiglia e viene inviato a casa a fare la sua brava quarantena: magari quella persona ha una casa di 40 metri quadri e gli viene data la prescrizione di stare isolato e di restare lontano dai suoi familiari. Ora, questo in una famiglia non è facilissimo, ma è un pochino più semplice, perché si tratta di persone che, intanto, hanno un legame familiare, quindi hanno la massima attenzione l’uno all’altro, cosa che non avviene normalmente all’interno di un dormitorio, semplicemente perché non sono membri della stessa famiglia. Quindi, queste persone cos’è stato fatto, cosa hanno fatto le cooperative che gestiscono i dormitori? Hanno diviso le stanze, quando si sono trovate in questa emergenza, che non avrebbero voluto e che nessuno avrebbe voluto, ma siccome se una persona viene rimandata indietro dall’ospedale dicendo: “La quarantena te la fai a casa”, uno può anche chiedere un milione di volte che venga messa in una caserma, in qualsiasi posto di quelli stabiliti dall’Unità di Crisi, stabiliti dalla partita sanitaria, ma se ti dicono: “In questo momento non ne abbiamo, fa la quarantena a domicilio”, l’unica cosa che può fare il dormitorio, a differenza della famiglia, è cercare di mettere quella persona un po’ isolata, oppure due persone che hanno la stessa prescrizione insieme. È la situazione ottimale? Assolutamente no. E noi quindi abbiamo cercato di aprire subito, come ho detto all’inizio, delle strutture in più per poter dare l’opportunità, a chi si fosse trovato in necessità, di dividere quelli che venivano mandati a fare la quarantena a casa da quelli che non erano infetti, non avevano sintomi, all’interno di spazi il più possibile isolati, esattamente come avviene in casa: tu stai in camera da letto e ti portiamo il mangiare in camera, e quando vai in bagno poi si disinfetta tutto; tu stai nella camera del dormitorio dedicata e quando vai in bagno si disinfetta tutto. Si è dovuto agire esattamente come si agisce a casa, quando un componente della famiglia viene inviato a casa a fare la quarantena. È la situazione ottimale? No. È una responsabilità comunale? Direi di no. È una responsabilità di chi ha la tutela della sanità delle persone, e non è il Comune, ripeto, è la Regione, è la Regione, non è il Comune. Da parte della Regione e da parte dell’Unità di Crisi abbiamo avuto la massima disponibilità a darci informazioni, ma le soluzioni sono venute fuori man mano, le soluzioni non le avevano neanche loro, le soluzioni sono state, nel corso di questo weekend, cercare degli spazi straordinari. Prendere una persona infetta, magari senza dimora, e metterla in una camera d’albergo da sola è peggio della misura di isolamento che è stata fatta in base a quello che si poteva fare. Se il Prefetto avesse requisito un albergo e ci avesse messo tutti gli infetti e nessuno avesse avuto del personale, né sanitario, né di altro tipo, da mandare a queste persone, perché poi non si possono anche obbligare gli educatori, gli OSS a fare quello che gli dici di fare, lo fanno se hanno i presidi, se hanno un contratto per farlo. E il personale disposto a trattare con le persone infette è il personale sanitario, e se non ne hanno abbastanza non te lo mandano, perché non ce l’hanno. Non possiamo avere un albergo pieno di persone positive da sole con la febbre. Il male minore che è stato indicato, fatte le valutazioni sanitarie, che, ripeto, fa l’ASL, fa l’Unità di Crisi, è stato l’isolamento come in casa, l’isolamento all’interno dei posti dove normalmente vivono, come in casa. Noi abbiamo creato più posti, abbiamo chiesto prescrizioni, abbiamo chiesto indicazioni. Quando la situazione è diventata con un numero più alto, sono stati scelti, sono stati individuati questi due posti straordinari dalla Prefettura, Unità di Crisi, Regione. Non era una decisione che potesse essere presa autonomamente dal Comune, perché banalmente il Maria Adelaide è proprietà del Città della Salute, che l’aveva messo all’asta e non potevamo andare a dire a un altro Ente: “Togli dall’asta un bene e mettilo a disposizione di questa emergenza”. Ha potuto farlo il Prefetto, l’Unità di Crisi, la Regione, non certo il Comune. Noi l’abbiamo chiesto, è chiaro che il Maria Adelaide lo conoscevamo tutti e noi stessi abbiamo indicato all’inizio: “Quello è un posto che abbiamo già usato per l’emergenza freddo, perché no?”, ma sono altri che devono dare l’ordine di prendere questa decisione. Ritorno, appunto, e ringrazio la Pollicino per aver dato questo dato. Sì, le persone, se poi non vengono obbligate e sorvegliate, sono persone libere e se escono dall’ospedale, ancorché infette, e se ne vanno, è gravissimo, ma devono essere sorvegliate da qualcuno con competenze sanitarie. L’educatore dei dormitori non si trasferisce in ospedale a fare il piantone a una persona con obbligo di stare in ospedale. Mi dispiace, possono essere risposte che non piacciono, ma sono quelle che sono in grado di dare. SICARI Francesco (Presidente) La ringrazio. Direi che con questi chiarimenti diamo per discussa la prima richiesta oggetto di comunicazioni. |