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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 200707358/08, presentata dalla Giunta Comunale in data 31 ottobre 2007, avente per oggetto: "Dismissione straordinaria asset immobiliari - Autorizzazione all'alienazione". della proposta di mozione n. mecc. 200708116/02, presentata dai Consiglieri Ghiglia, Ventriglia, Galasso e Ravello in data 19 novembre 2007, avente per oggetto: "Mozione di accompagnamento alla deliberazione mecc. 200707358/08 avente per oggetto 'Indirizzi per l'individuazione del gestore del fondo immobiliare al quale conferire gli asset immobiliari'". della proposta di mozione n. mecc. 200708123/02, presentata dai Consiglieri Lonero, Carossa e Angeleri in data 19 ottobre 2007, avente per oggetto: "Mozione di accompagnamento alla deliberazione mecc. 200707358/08 avente per oggetto 'Dismissione straordinaria asset immobiliari - Autorizzazione all'alienazione'". e della proposta di mozione n. mecc. 200708125/02, presentata dai Consiglieri Carossa, Angeleri e Lonero in data 19 novembre 2007, avente per oggetto: "Mozione di accompagnamento alla deliberazione mecc. 200707358/08 avente per oggetto 'Indirizzi per l'individuazione del gestore del fondo immobiliare al quale conferire gli asset immobiliari'". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Comunico che in data 19/11/2007 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. La parola all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Intervengo per l'importanza della deliberazione e non perché non abbiamo già avuto occasione di condurne un esame puntuale ed articolato. Si tratta di un passaggio importante, espressamente previsto nella deliberazione di indirizzo, assunta dal Consiglio Comunale lo scorso 18 giugno, dove, individuando la procedura a cui l'attuazione dell'atto deliberativo del giugno era ricondotta, prevedeva espressamente, appunto, un percorso in due fasi. Una prima fase, che è giunta a compimento, è mirata a consentire ai proponenti (a coloro che si candidano come gestori del risparmio, SGR) di farlo in adempimento a condizioni, vincoli e prescrizioni contenuti nel bando emesso in attuazione dell'atto del Consiglio. Una prima fase volta ad individuare i soggetti aventi titolo, in un numero non inferiore a due e non superiore a cinque, a entrare a far parte della short list, sulla base della quale procedere allo sviluppo della seconda fase, fase negoziale con i soggetti selezionati nella prima fase, finalizzata all'acquisizione di proposte migliorative, sia relativamente alle caratteristiche tecniche del fondo, sia relativamente al valore attribuito agli asset. La deliberazione dà conto dell'esito della prima fase, in cui sono pervenute tre candidature (la prima, della BNL Fondi Immobiliari SGR S.p.A., la seconda di Pirelli Real Estate Opportunities SGR S.p.A., la terza di Fabrica Immobiliare SGR S.p.A.). Dopodiché, dà conto di come sia stata condotta dai competenti Settori tecnici, assistiti dal Dipartimento Casa e Città del Politecnico di Torino, una valutazione della congruità di almeno una (così come previsto dal bando stesso) una delle proposte presentate. In tal caso, il bando prevede di poter procedere alla seconda fase negoziale. La relazione tecnica, sulla base della quale è stata affermata la congruità, ovvero l'accettabilità di almeno una delle proposte avanzate, è allegata alla deliberazione e ne costituisce parte integrante. In questa prima fase, le tre proposte pervenute sono, rispettivamente, pari a 115 milioni di Euro, a 103,7 milioni di Euro, e 91 milioni di Euro; si ritiene appunto, essendo almeno una superiore al limite di accettabilità indicato nella perizia, di poter procedere alla fase negoziale. Ultimo contenuto essenziale, di cui anche gli emendamenti si sono occupati, è quello della definizione della quota del Fondo da mantenere nella titolarità e nella disponibilità della Città per avere maggiore peso nella governance del Fondo e per partecipare, come quotisti, ai risultati della valorizzazione degli immobili. La proposta che la Giunta ha avanzato al Consiglio, contenuta nel penultimo capoverso della narrativa, fissa nella misura non inferiore al 20% del valore stesso (attribuita al Fondo a seguito di questa ulteriore fase di negoziazione) la quota parte da mantenere nella titolarità della Città. Lo anticipo fin da subito (peraltro, lo potremmo riprendere nella discussione degli emendamenti): il 20% è una misura cautelativa, un minimo, come indicato in maniera assolutamente esplicita nell'atto deliberativo, volto ad assicurare che, comunque, gli introiti realizzabili a breve con l'anticipazione posta in capo all'aggiudicatario del fondo siano corrispondenti alle esigenze di cassa dell'Amministrazione Comunale. Naturalmente, l'indirizzo della Giunta (che in questa fase illustro, seppure non richiamato in modo esplicito nella deliberazione, ma non ho nessuna difficoltà a introdurlo a verbale) è di massimizzare questa quota da mantenere nella titolarità della Città, perseguendo, però, il risultato minimo di realizzare la quota di introiti auspicata che consenta di rispettare tutti gli impegni di investimento che sono stati assunti con il Bilancio 2007. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Da quanto è emerso dalla discussione in Commissione, purtroppo, questa è l'ultima volta che parleremo di questo argomento in Sala Rossa e, pertanto, non voglio privarmi della possibilità di intervenire per esprimere la nostra posizione su come è stata condotta l'operazione e sull'operazione stessa. Più volte gli Uffici ci hanno detto che questa è una deliberazione che farà scuola, perché da più parti in Italia si sta guardando a ciò che il Comune di Torino sta facendo e quindi siamo noi che stiamo aprendo la strada. Quindi, se ci sono state imprecisioni, titubanze o discussioni anche un po' troppo accese, è dovuto a questo. È dovuto al fatto che questa è una deliberazione "apripista". Speriamo che la prossima volta la Città di Torino faccia tesoro di quanto è emerso nel corso della discussione e che, invece, non prenda come oro colato quello che è stato fatto in questa procedura, perché noi l'abbiamo fortemente criticato e sono convinto che, sia l'Assessore che gli Uffici, non volendolo o non potendolo ammettere pubblicamente, siano convinti in cuor loro che ci sia qualcosa di migliorabile in tutta questa procedura, anche grazie agli interventi dell'opposizione. Partendo da questo assunto (che quindi questa deliberazione sia di per sé migliorabile e che in futuro si faccia tesoro degli errori commessi per migliorarla), entriamo nel merito della deliberazione stessa. Noi contestiamo questa deliberazione per tutta una serie di motivi che abbiamo già esposto nelle altre sedi, ma che vogliamo ribadire qui, perché riteniamo che le nostre posizioni non siano da abbandonare, non siano da trascurare, ma anzi riteniamo che ci sia una buona parte di ragione, una buona parte di verità che intendiamo sottolineare ancora una volta. Siamo partiti da una valutazione degli immobili redatta dagli Uffici e sottoscritta dai nostri consulenti, in particolare dal Dipartimento Casa e Città del Politecnico. Da qui voglio partire nel criticare la deliberazione, perché, a fronte di una cifra che, a mio avviso, incautamente, è stata riportata nella prima deliberazione, si perviene oggi ad una dichiarazione di congruità delle offerte fatta dallo stesso consulente che, tre mesi prima, aveva dichiarato che le valutazioni redatte degli immobili erano congrue. Nel frattempo, che cosa può essere successo di così scandaloso da giustificare una riduzione di quelle valutazioni di oltre il 20%? Il nostro consulente ci riferisce che c'è stata la crisi di subprime, che sono intervenuti, su alcuni immobili, vincoli ulteriori aggiunti dalla Sovrintendenza e che, comunque, il mercato è in ribasso. Noi riteniamo che, se i nostri consulenti, in tre mesi, non sono capaci di prevedere una riduzione delle valutazioni immobiliari che oscilla dal 20 al 25%, questi debbano essere cambiati. In questa direzione, mi sono già impegnato a presentare la proposta di non rinnovare la consulenza al Dipartimento Casa e Città del Politecnico, che si è dimostrato inaffidabile. Siamo, poi, contrari a questa deliberazione perché, di fatto, riteniamo che non si sia seguito il percorso stabilito nella prima deliberazione, nella cosiddetta deliberazione madre. Non si è operata, infatti, la scelta di una short list sugli offerenti: sono, invece, state presentate tre offerte che, d'emblée, sono passate alla seconda fase, senza preventivamente operare alcuna selezione. Penso che, almeno una delle tre offerte (quella con importo economico più basso) avrebbe potuto essere non accettata, non accolta, e che la short list avrebbe dovuto essere composta soltanto dalle prime due offerte economiche. Un secondo aspetto che vorrei sottolineare è che, da adesso in avanti, il Consiglio Comunale non sentirà più parlare dell'alienazione degli asset al fondo immobiliare e non discuterà più dell'argomento. Certo, avremo tempo di parlarne la prossima volta, ma non su questi immobili: ritengo questo fatto una privazione di una competenza specifica del Consiglio Comunale, prevista dal Testo Unico degli Enti Locali sulle alienazioni immobiliari. Lo abbiamo già evidenziato: il parere tecnico che abbiamo chiesto non ci ha dato ragione, ma noi continuiamo a ritenere che questa sia un'esautorazione del diritto del Consiglio Comunale in materia di alienazione immobiliare. Vorrei ancora fare una considerazione - e sto quasi per finire, Presidente - sul potere contrattuale effettivo del Comune. Se io fossi uno dei proponenti, non cambierei di una virgola la mia offerta, perché il Comune ha bisogno di quei soldi e ha bisogno, soprattutto, che la maggior parte di quei soldi sia versata immediatamente. Ne abbiamo discusso poco fa con l'Assessore Passoni: la Città di Torino ha bisogno di fare cassa per ridurre lo sbilanciamento della cassa generatosi nel 2007. Stante questa situazione (nota a tutti), di fronte agli offerenti, il potere contrattuale della Città di Torino, per ottenere un miglioramento dell'offerta, è nullo: sbaglierebbero gli offerenti a migliorare la loro offerta. Se questo avvenisse, bisognerebbe però chiedersi il motivo per cui gli offerenti abbiano interesse a farlo. Concludo il mio intervento, esponendo e motivando la richiesta che ho avanzato con la mozione di accompagnamento di cui sono primo firmatario. In quella mozione, ribadisco la necessità che ci sia un formale impegno, da parte del fondo immobiliare che sarà individuato a seguito della trattativa privata sulla short list, a rinnovare i contratti di affitto dei locali commerciali attualmente di proprietà comunale siti in Via Garibaldi e in Piazza San Carlo, oppure, in alternativa, a cedere il diritto di prelazione per l'acquisto degli stessi locali agli attuali occupanti. Riteniamo che questo impegno, che avevamo già sollecitato in sede di discussione della prima deliberazione e che era stato verbalmente accolto in questa sede da parte dell'Assessore, debba avere una trascrizione, una concretizzazione nel momento della stipula del trasferimento degli immobili al fondo, perché i legittimi diritti delle attività commerciali attualmente insediate in quei locali debbono essere preservati. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Coppola. COPPOLA Michele Devo dire, con estrema franchezza, che il fatto più grave che si registra, nella modalità di comportamento della Giunta e della maggioranza, è la cecità. Dico questo, perché credo che, molto probabilmente, l'esito della votazione che, tra qualche minuto, vedrà interessata la Sala Rossa, avrebbe potuto anche essere differente. Lo dico a ragion veduta perché, nell'ambito degli approfondimenti che si sono tenuti in seno alla Commissione presieduta dall'eloquentissimo in Sala Rossa Presidente Cuntrò, l'impegno profuso dai Colleghi eletti nelle file dei partiti della minoranza é stato un impegno degno di nota, che ha cercato di entrare nel merito - chiaramente, con i limiti propri delle competenze di ognuno di noi - di quelli che erano gli aspetti che riguardavano maggiormente la deliberazione proposta, le preoccupazioni e le eventuali ricadute. Perché dico questo? Dico questo perché la deliberazione è nata male: è nata male, con la registrazione della debolezza politica dell'Assessore Viano (al quale ho già riferito in Commissione che avremmo voluto aiutarlo maggiormente in questo senso), debolezza dimostrata nel momento in cui non è riuscito a convincere, accettando il suggerimento (che noi abbiamo compreso soltanto successivamente nascesse dalle competenze degli Uffici) di non esplicitare alcun valore agli immobili che si andavano ad alienare. Perché, successivamente, a fronte di un valore che è stato inserito (se vi ricordate, c'erano la deliberazione 1, la deliberazione uno e mezzo e la deliberazione 2), alla fine, l'elenco degli immobili, la loro valorizzazione, è nato da una forzatura fatta - io ritengo - in seno alla maggioranza, che oggi, purtroppo, viene smentita dai fatti e dalle nuove cifre. Mi piacerebbe capire che cosa faranno oggi quei Colleghi Consiglieri che hanno preteso che venisse esplicitato un valore. Voteranno? Non voteranno? Usciranno? Come si comporteranno? Non lo so. Ciò non toglie che la forza e la volontà politica dell'Assessore non siano riuscite a cogliere il suggerimento degli Uffici trasformato in atto amministrativo. Non mi convince la modalità di trattamenti, perché, ad esempio, un altro aspetto che ritengo scorretto, nei riguardi delle competenze e delle modalità di attuazione delle competenze medesime, è legato allo stralcio di un immobile che, invece, il Consiglio Comunale aveva dato mandato alla Giunta di vendere, che è stato autonomamente tolto, con motivazioni poi esplicitate, e condivise, dall'Assessore Viano in seno di approfondimento di Commissione, senza che il Consiglio ne votasse lo stralcio. Mi chiedo io: chi lo ha deciso? Con quali competenze? Perché? Non mi convince la modalità con cui avete deciso di portare questa deliberazione in approvazione in Aula, ad esempio perché avete scelto di avere un anticipo pari ad 80 milioni di Euro. Mi piacerebbe capire chi lo ha deciso ed in relazione a quali competenze e perché questo anticipo non è stato oggetto di un dibattito in seno all'approvazione della deliberazione nella prima lettura - chiamiamola così - fatta dalla Sala Rossa. Tant'è vero che, quando, successivamente, il Consigliere Lonero ha chiesto un parere al Segretario Generale (parere che definirei "inglese", visto che sono stati scelti termini più consoni agli amanti della lingua inglese che non agli amanti della lingua italiana, anche se questa scelta ci dimostra una conoscenza importante, da parte del Segretario Generale, delle lingue dominanti nel nostro Paese), noi avremmo preteso e voluto che questa fosse non la tappa definitiva di un percorso di alienazione di una serie di immobili importanti, ma una tappa intermedia. Avremmo voluto che fosse una tappa importante, ma non certamente l'ultima. Anche in questo caso, ci è stato detto che il terzo passaggio non era significativo: non condividiamo, ma ne prendiamo atto. Negli approfondimenti effettuati in Commissione, abbiamo chiesto alla Giunta sia di rimediare all'errore fatto (mi riferisco allo stralcio di quell'immobile che si era deciso di vendere), sia di avere qualche delucidazione in più - vale a dire, qualche nuova considerazione in merito - sul numero delle quote da mantenere in capo alla Città successivamente all'alienazione degli immobili. La dicitura "in misura non inferiore al 20%", infatti, non ci convince. Avremmo voluto una decisione più forte, avremmo voluto una manifestazione di volontà più chiara e non avremmo voluto dire all'Assessore al Bilancio che avremmo potuto utilizzare quel delta pari al 10% in senso relativo, per far quadrare i conti del Comune, ma avremmo voluto dire all'Assessore al Bilancio che l'anticipo che arriverà sarà minore di quello atteso per cui bisognerà cercare di far quadrare i conti con minori risorse. Non avevamo condiviso la volontà di alienare gli immobili. Lo avevamo esplicitato nell'ambito della prima votazione che ha visto la Sala Rossa tristemente protagonista. Ci rendiamo, però conto, che la nostra città, in questo momento sta facendo scuola a livello italiano. Va dato atto agli Uffici dell'impegno e anche della capacità che stanno dimostrando nell'affrontare una materia che, si sa, facile non è e, anzi, è da molti definita controversa. Probabilmente, anche in questa circostanza l'handicap non è rappresentato dagli uffici, ma dalla volontà politica e dalla cecità che con essa, in questo momento, continua a camminare in questo Palazzo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Evito di fare la cronistoria perché il Consigliere Coppola, che ha visto con me tutte le fasi di questa proposta di deliberazione ha già detto molto di quanto volevo dire. Aggiungo che - lo abbiamo già detto in Commissione più volte - avremmo preferito seguire un'altra proceduta. Quello che scandalizza, o, comunque, che ci ha lasciati e ci lascia tutt'ora perplessi, al di là delle modalità che sono state seguite, è l'ultima perizia allegata alla proposta di deliberazione che oggi stiamo per votare. Una perizia che abbiamo definito teleguidata, che lascia ampi spazi di ragionamento e che ci preoccupa, perché segnala tutta una serie di situazioni che dovrebbero, in realtà, preoccupare molto di più di quello che è il mercato immobiliare torinese. Un disastro che, personalmente, non vedo in questa città, confrontando i prezzi degli anni precedenti a quelli odierni. Sicuramente, i mutui subprime hanno segnalato una maggiore prudenza; sicuramente, oggi, ci sono dei problemi che riguardano moltissime famiglie che hanno difficoltà a pagare i mutui, che sono aumentati dal 2005 ad oggi del 50%, e, quindi, è ovvio che c'è una contrazione della domanda sul mercato immobiliare anche sul territorio della città di Torino, ma una situazione come quella dettagliata e delineata dal professore Roscelli mi sembra effettivamente un po' apocalittica. Il professore delinea, con molta precisione, quella che deve essere la forbice entro la quale si potrebbe dare una valutazione corretta, che è tra 113,04 e 104,6 milioni di Euro. Questo l'ho segnalato in Commissione e voglio che rimanga a verbale, perché è un passaggio che - lo dico con molta semplicità - piace poco al nostro Gruppo. Dopodiché, abbiamo cercato di migliorare questa proposta di deliberazione, presentando, insieme ai Consiglieri dell'opposizione, due emendamenti. Ringrazio il Consigliere Giorgis che ha voluto estrapolarli e metterli, quindi, in votazione, attraverso una valutazione che, mi auguro, almeno per quel che riguarda, dia la possibilità di esercizio del diritto di prelazione. È un'ulteriore segnalazione che vogliamo sia inserita a garanzia nella proposta di deliberazione, per coloro che già sono all'interno degli stabili. Mi auguro che almeno quella parte e, ovviamente, anche la parte che descriveva il Consigliere Coppola, relativa alla percentuale di presenza all'interno del fondo della città di Torino, venga presa in seria considerazione dalla città. Se così fosse, da parte del nostro Gruppo, cambierebbe anche l'atteggiamento nei confronti del voto finale di questa proposta di deliberazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Riprendo il tema affrontato dal Consigliere Angeleri in ordine alla perizia Roscelli. Questa perizia, come già abbiamo affermato in sede di discussione in Commissione, ci lascia perplessi, perché, anziché proporsi con argomenti positivi che valorizzano secondo correttezza e congruità il patrimonio, si utilizzano quelli che possiamo chiamare gli eventuali argomenti da controparte. Viene posto in vendita un bene a cento - l'esempio non è proprio puntualmente calzante, ma serve per rendere l'idea -, controparte spiega tutte le ragioni perché 100 é una somma eccessiva e bisogna, invece, mantenersi entro limiti più modesti. Questa è una perplessità di metodo. Per certi versi si ripropone, mutatis mutandis, la timidezza dell'Ente pubblico quando entra in contrattazione con il terzo, di cui abbiamo parlato prima, a proposto del sistema derivati. Aspettiamo una risposta puntuale da parte dell'Assessore per sapere quale è il bisogno reale di liquidità che l'Amministrazione ha, il perché di questo bisogno e qual è la ragione per cui versiamo in questa situazione. Vogliamo, ancora una volta, richiamare l'attenzione sulla soglia di congruità che a noi pare messa in modo molto bassa, anche se questo, per quello che ci è stato detto, sarà un problema che si porrà dopo. Però, ripeto, è un'impostazione che troviamo timida sotto il profilo contrattuale. Leggiamo che tra i beni proposti da mettere in vendita, c'è l'isolato che riguarda Via Garibaldi. Siccome sono già edifici occupati dall'Amministrazione pubblica chiediamo se in prospettiva vi sia l'idea di un palazzo unico del Comune. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Tedesco. TEDESCO Giuliana Intervengo a titolo personale per dichiarare che, su questa proposta di deliberazione, il mio sarà un voto di responsabilità e di fiducia nei confronti dell'operato della Giunta. È un voto politico, che avrebbe potuto e dovuto essere, almeno per quel che mi riguarda, un voto al merito, ma così non è stato. Pur esprimendo il massimo apprezzamento per il metodo di condivisione e di informativa adottato dalla Giunta durante tutto l'iter di approvazione della precedente e dell'attuale deliberazione, devo esprimere un grande rammarico per come giungiamo a varare questo provvedimento. Tutte le perplessità che avevo espresso in occasione della presentazione della deliberazione "madre" erano state fugate dalle ampie rassicurazioni fatteci che non avremmo perseguito, a tutti i costi, la strada del fondo, se questa non fosse risultata, alla fine, la più conveniente, sicura e trasparente possibile per dismettere e per valorizzare. Così non è stato, almeno per me (salvo solo l'aggettivo "trasparente"). La Giunta porta alla nostra approvazione questo provvedimento in un momento oggettivamente non favorevole e a condizioni difficilmente negoziabili o anche solo parzialmente negoziabili. Certamente non abbiamo scelto noi il momento; non è colpa nostra se i mercati finanziari sono in crisi e se gli operatori hanno poca fiducia nei fondi immobiliari (ed è anche la ragione per la quale non c'è stata la calca alla presentazione delle offerte). Però, oggi, dobbiamo dire che non si poteva non sapere, perché questo quadro è perfettamente delineato già da sei mesi e, quindi, allora, probabilmente, sarebbe stato opportuno avere un piano "B". Ribadisco che continuo a ritenere che l'idea sia buona e lo strumento sia valido, però non possiamo fare finta di non sapere che, oggi, tutti i maggiori analisti finanziari danno una curva dei tassi tendente al ribasso per i prossimi 24 mesi. Prova ne sia il fatto che se, oggi, ciascuno di noi andasse in banca per convertire un mutuo da tasso variabile a tasso fisso, quest'ultimo sarebbe inferiore; situazione impensabile fino a 10 mesi fa. A mio parere, ciò significa solo una cosa, come si può dedurre anche leggendo le pagine economiche di oggi de "La Stampa": questo è il momento di comprare, non di vendere, men che meno in blocco, come ci accingiamo a fare noi. Quindi, secondo me, siamo quasi al "prendere o lasciare". È vero che abbiamo una valutazione di congruità che ci tutela (che ha, comunque, il sapore di una giustificazione di congruità) e vi sono ampi spiragli nella trattativa in merito al conferimento dei beni nel fondo, in base alle quote che possiamo detenere e alla governance in generale. Assessore, però, la sensazione che rimane è che, in un atto così importante per la Giunta, non siamo stati protagonisti fino in fondo. Siamo giunti, quindi, al "prendere o lasciare"; a questo punto, senza un piano "B" e a poco più di 30 giorni dalla chiusura del nostro esercizio finanziario, caratterizzato da vincoli ed esigenze di cassa molto rigidi (e mi chiedo se non siano causati anche da una politica dei dividendi molto poco aggressiva, come qualche giorno fa riconosceva lo stesso Assessore Passoni), mi sembra che ci sia poco spazio per i dubbi e le perplessità. Il mio voto, quindi, non può che essere, per senso di responsabilità (come dicevo prima), favorevole, un po' come se, in questo caso, fosse posta la fiducia, anche se così non è. Questo sarà il mio unico commento all'approvazione di questa deliberazione, che, per il resto, giudicherò solo alla sua chiusura, come dovrebbe essere per ogni operazione che si rispetti, finanziaria o immobiliare che sia. La speranza è che, in futuro, qualcuno della prossima Amministrazione di questa Città, sulle pagine dei giornali o in tv, non denunci che, per le future oscillazioni dei tassi di interesse, o per le eventuali mancate plusvalenze, o per la maggior fiducia degli investitori nei mercati, tutto ciò sia stato un bagno di sangue. Questo è un augurio sincero. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Ringrazio il Consigliere Tedesco per il suo intervento. Come ho già detto diverse volte in Commissione, non sono assolutamente d'accordo su questa ennesima svendita. Cercando di essere breve (visto che molte cose sono già state ripetute sia questa sera, che, soprattutto, nelle discussioni avvenute in sede di Commissione), vorrei ribadire che non sono d'accordo né su questa svendita, né, tanto meno, sul modo in cui viene fatta. Al limite, avrei potuto accettare il discorso delle aste, come erano state fatte negli anni scorsi, rimanendo, comunque, su quella linea, ma lei, Assessore, alcuni mesi or sono, ha detto che non si poteva proseguire in questa direzione, soprattutto perché era necessario aprire ad investitori non limitati alla città di Torino o, comunque, regionali, ma nazionali ed internazionali. Ricordo queste affermazioni, gliele sto ripetendo, e, difatti, abbiamo visto il risultato! Non mi pare che ci sia stato questo grande interessamento degli investitori nazionali ed internazionali. Questo è il primo punto che, secondo me, delinea già un fallimento - ahimè - di questa proposta. D'altronde, nonostante voi (compreso l'Assessore Passoni) continuiate a negarlo, non dico che siamo alla canna del gas, ma quasi, perché bisogna assolutamente incassare quanto meno 70 o 80 milioni di Euro a breve ed è questo il motivo per cui non potete proseguire con il discorso delle aste, ma siete obbligati a tentare il discorso della dismissione tramite gli asset immobiliari. Voglio ripetere queste cose in Sala Rossa perché almeno rimangano a verbale. Sicuramente questa deliberazione verrà approvata, perché, se il massimo del ragionamento critico di questa maggioranza è venuto da un Consigliere (che ho ringraziato sinceramente) che, però, alla fine, ha affermato di votare a favore per questioni politiche, di fiducia e di impegno verso la propria parte politica (come ha detto chiaramente), non posso sperare che gli altri Consiglieri riflettano fino in fondo su quanto ci accingiamo a fare. In Commissione ho detto (e forse è stata presa un po' per scherzo) che, secondo me, una delle colpe è che troppi Consiglieri ed Assessori non sono torinesi. Lo ribadisco questa sera: non hanno il senso dell'appartenenza; nel loro animo non è radicata la consapevolezza di avere avuto degli avi che hanno sudato e lavorato tanto per lasciarci tutte queste cose! Personalmente, credo che anche questo contribuisca non dico al "menefreghismo" (sarebbe un termine troppo forte) ma ad un lasciar passare, un lasciar scorrere le cose senza nemmeno provare a ragionarci criticamente sopra. Una brevissima annotazione sulla perizia Roscelli. Ho già detto in Commissione - e lo ripeto stasera - che voglio ringraziare il professor Roscelli, perché mi ha permesso di imparare che, dopo 28-30 anni trascorsi a svolgere la professione di geometra, posso fare una valutazione, sbagliarla completamente e stilare, dopo quattro mesi, una relazione in cui spiego al cliente che non è vero che ho sbagliato la valutazione, ma che sono accaduti eventi particolari (cavallette, grandine, tornado, e così via), che hanno fatto sì che i prezzi, a Torino, scendessero in modo impressionante. A questo punto, vorrei chiedere al professor Roscelli di provare a comperare un alloggio a Torino, perché a me non sembra che, rispetto ad anno fa, i prezzi siano diminuiti così tanto. Capisco che si tratti di una situazione complessa, ma le chiedo, caro Assessore, perché non si è pensato di bandire aste? In quel caso, la debacle paventata dal professor Roscelli non ci sarebbe stata. Non è assolutamente vero che, sulla piazza di Torino, i prezzi sono scesi del 25%, o giù di lì. Non è assolutamente vero. È falsa questa affermazione! È questo il punto: in quattro mesi, siete passati (ed è per questo motivo che dico che i Consiglieri non hanno sensibilità) da un valore di 145 milioni ad un valore di circa 115-120 - non ricordo esattamente la cifra - milioni. Mi si riferisce 114 milioni. Termino, chiedendovi soltanto la cortesia (visto che, secondo le giuste regole della democrazia, il voto finale sarà quello che, purtroppo, temo e visto che non avete accettato i miei emendamenti) di approvare un emendamento (che avete già accorpato agli altri e quindi cassato). Mi riferisco all'emendamento in cui correggo "Piazza Albarello" con "Piazza Arbarello". Vi chiedo, per cortesia, almeno in queste deliberazioni, di scrivere correttamente i nomi delle piazze e delle vie. Non sarete torinesi, ma andatevi a leggere uno stradario. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Invito il Consigliere Carossa a fare doverosa e precisa comunicazione delle vie e delle piazze erroneamente segnalate all'Ufficio Toponomastica, in modo tale che gli errori possano essere corretti. La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Ci troviamo di fronte all'ennesima svendita, all'ennesimo regalo, all'ennesimo fallimento della vostra Amministrazione, Assessore Viano. Prima ho detto che siete biscazzieri della finanza, adesso - tanto per stare in tema - vi dico che siete bancarellari dell'immobiliarismo, visto che svendete per 4 Euro quello che, giustamente, il Consigliere Carossa, diceva essere il patrimonio dei padri. Tra l'altro, lo svendete in maniera doppiamente dissennata, perché se questi 4 Euro (che cercherete di incassare) servissero a risolvere, anche solo a breve e medio termine, il problema del bilancio di cassa rispetto a quanto manca per ottenere il pareggio di bilancio, quanto meno in termini di cassa, si potrebbe dire che, nonostante la cattiva amministrazione che perdura da troppi anni, nonostante non sappiate agire, nonostante abbiate dilapidato i quattrini dei cittadini, nonostante ci abbiate caricato di debiti, oggi e domani, quanto meno, con questa operazione, ancorché in perdita, riuscite a risolvere i problemi di cassa. Invece, non è neanche così. Vorrei ricordare, infatti, a tutti che, con quello che il Comune di Torino andrà ad incassare, si copre circa metà del fabbisogno. Scusi, Presidente: i Socialisti urlano, i Comunisti urlano; se vuole, io urlo di più! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Posso chiedere ai Socialisti e ai Comunisti di rimanere silenziosi? GHIGLIA Agostino Tanto, guardi, i Socialisti e i Comunisti sono abituati a mentire, Presidente, creda a me, che dico la verità: se le dico che urlavano, è perché urlavano, mica me lo sono sognato! Detto questo, voglio richiamare il Consigliere Tedesco, non per tirarla da una parte o dall'altra, perché io reputo questo voto un voto di fiducia, che vi concedo, e la questione finisce lì. A mio avviso, il Consigliere Tedesco dice una cosa (oltre al resto dell'intervento che, personalmente, condivido) di grande equilibrio, quando sostiene che, oggi, il mercato immobiliare è in calo. È anche vero quanto riferito dal Consigliere Carossa: il mercato è in calo, ma non del 25-30%. È una questione ciclica di tutte le fonti di investimento: le Borse prima salgono, poi scendono, e quando scendono le Borse salgono le case. È un andamento ciclico. Ma è possibile che questo Comune, per coprire metà del disavanzo di cassa, scelga il momento peggiore degli ultimi dieci anni per dismettere una parte del patrimonio immobiliare della Città? Scusate, Colleghi: perché oggi? Perché non attendere due o tre anni? Qual è l'esigenza immediata? Mi sembra che questo sia un atteggiamento veramente colpevole e rappresentativo di un'enorme incapacità decisionale e di mancanza di lungimiranza da parte dell'Amministrazione: voi state andando a sprecare i nostri soldi. Ci sono altri meccanismi ma, soprattutto, ci sono altri momenti e, soprattutto, con altri meccanismi - noi, verosimilmente, la controprova non l'avremo mai - in cui avremmo potuto o potremmo incassare di più. Questo è il primo dato: si tratta di un'operazione sbagliata, fatta nel momento peggiore e con uno strumento che non condividiamo. Aggiungo, però, un altro particolare. Vede, Assessore, quando è nato il problema, nel senso che è stata fatta una valutazione (140), tutti offrivano una cifra al ribasso (115, 91, 103), voi che cosa avete fatto? Avete commissionato una nuova perizia. È asseverata? No. È una perizia. È una perizia effettuata da un importante Professore del vostro solito giro - e lo voglio dire, in quest'Aula -, che fa una perizia "truc e branca" , nella quale sostiene che, poiché 140 non saranno concessi e poiché chi offre di più è disposto ad offrire 115, si stabilisce una cifra di 113, in modo da rimanere coperti. Ma ci rendiamo conto, Colleghi, di che cosa state accettando? Io, se fossi stato in voi, avrei chiesto una perizia ad un ente terzo, non al Politecnico di Torino. Personalmente, ho massima stima per tutti, però, posso dirvi, anche politicamente, che ho qualche dubbio rispetto alla congruità di una perizia effettuata da parte di un Ente, il cui apice era candidato nelle liste per il Partito Democratico (mi riferisco al Rettore). Vi posso dire che, secondo me, c'è una tendenziosità politica in questa perizia? Se non posso, ve lo dico ugualmente, perché, secondo me, oggi, chi ha stilato quella perizia non aveva la necessaria e sufficiente indipendenza per farlo, e non parlo della persona in sé, quanto di chi è in una posizione superiore, parlo dei vertici del Politecnico (nomi e cognomi li conoscete meglio di me). Secondo me, sarebbe stato meglio se aveste almeno avuto il garbo e la prudenza di far fare una perizia di questo tipo a qualcuno che fosse veramente slegato dalle vostre logiche di potere cittadino, dai soliti giri e da quelle tendenziosità politiche che su questo emergono in maniera eclatante; non lo avete voluto fare e ancora una volta buttate via, in house (nel senso che fate tutto, più o meno, in famiglia), i nostri soldi. Quello che stiamo dicendo, come spesso accade, non servirà a nulla, però ci tenevamo a sottolineare che si tratta di un'operazione fatta con gli strumenti sbagliati, nel momento peggiore per la vendita immobiliare, con uno strumento discutibile e con delle perizie che, guarda caso, vanno ad "accucciarsi" dove vuole il padrone. Tutto questo ci fa andare convintamente contro questa impostazione, per la quale non so se ci limiteremo a votare negativamente o non parteciperemo al voto, perché non vogliamo nessun tipo di responsabilità e se votassimo solo "no" saremmo costretti ad andare alla Corte dei Conti per spiegare le nostre motivazioni, mentre non partecipando vogliamo evidenziare la nostra distanza totale dall'operazione che state portando avanti, che riteniamo sbagliata nel metodo e nel merito, così come consideriamo assolutamente imprudenti e politicamente viziate le perizie che avete ordinato: perizie pro veritate di una parte che, guarda caso, va esclusivamente incontro ai vostri desideri. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Levi-Montalcini. LEVI-MONTALCINI Piera Vorrei ricordare le ragioni, che più volte ho detto in Commissione, per le quali anch'io voterò questa proposta di deliberazione per dovere di maggioranza. Innanzitutto, rammarico il fatto che, nella seconda fase, la proposta di deliberazione sia stata assegnata alla sola I Commissione e che la II Commissione, che verrà chiamata ad ipotizzare le Varianti di Piano Regolatore sui beni alienati, non sia stata messa a conoscenza anche della parte economica della deliberazione. Il motivo del mio scarso slancio nel votare questa proposta di deliberazione è il fatto che mi sembra che l'alienazione riguardi soprattutto beni di alto valore culturale ed architettonico. Prima ho letto le motivazioni che le Belle Arti ci hanno mandato per giustificare i vincoli posti su gran parte dei beni messi in alienazione e mi dispiace molto che il Comune si privi di edifici così prestigiosi e mi auguro che almeno ponga, a coloro che li acquisteranno, dei vincoli molto seri per le trasformazioni. L'altro aspetto che già più volte ho detto di condividere poco è che il "ricavato della vendita", tra virgolette, di questi edifici dovrà servire prevalentemente per altre immobilizzazioni di valore patrimoniale o strutturale. Un esempio è l'acquisto del palazzo del TOROC di Via Bologna, che non ha nessun paragone con alcuno dei palazzi prestigiosi messi in vendita. La differenza di prezzo tra l'alienazione dell'edificio in Corso Vittorio Emanuele II n. 8 e l'acquisto di quello in Via Bologna è di 4 milioni di Euro in più che abbiamo speso per Via Bologna, ma quello che più mi preoccupa sono le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria di quell'immobile, perché è vero che TOROC ha provveduto a ristrutturarlo in occasione delle Olimpiadi, ma si tratta di una struttura che non garantisce una durata nel tempo. Concludo, sottolineando il mio malumore nel vedere uscire dal nostro patrimonio dei beni di tale prestigio. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cuntrò. CUNTRO' Gioacchino Il dibattito di questa sera ha ripercorso quanto già era stato detto in Aula in occasione del primo passaggio di questa proposta di deliberazione; evidentemente, l'argomento è talmente importante che molti Consiglieri, soprattutto di una parte dell'opposizione, hanno ritenuto necessario ripeterci quanto già allora avevano dichiarato. Vorrei fare alcune considerazioni, Presidente, e mi spiace che il Consigliere Carossa non sia in Aula, ma spero che ci raggiunga. Il Consigliere Ghiglia ha manifestato con forza tutta la sua perplessità, usando anche dei termini che, a mio parere, vanno oltre una logica di valutazione di uno strumento che la Città di Torino ha voluto utilizzare per prima in Italia. Spero che il suo intervento faccia cosa gradita ed utile ai suoi Colleghi di Milano che, invece, hanno chiesto informazioni ai nostri uffici per copiarci e probabilmente anche per scomodare il Politecnico, che non è il covo di una banda di amici del Consiglio Comunale e della maggioranza e non si possono fare delle allusioni facendo riferimento ad una professionalità che ritengo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, è lei che dovrebbe denunciare e non io! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Chiedo scusa. Consigliere Ghiglia, possiamo far terminare l'intervento al Consigliere Cuntrò? CUNTRO' Gioacchino Uso il termine "allusione", proprio perché non voglio usare altri termini, in quanto non sta a me... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Se usassi il termine affermazione sarebbe più contento? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il Consigliere faceva un'affermazione tale in riferimento a degli esperti di indubbia esperienza e professionalità e non si può pensare che ci sia una catena all'interno del Politecnico che abbia un collegamento politico. Ritengo che questa sia un'affermazione che va oltre le righe ed oltre quella che deve essere la valutazione politica di uno strumento che fra qualche mese, o forse qualche anno, molti diranno di utilizzare e dico questo perché uno dei leitmotiv che stasera molti Consiglieri dell'opposizione hanno usato è stato quello di tornare allo strumento che questa Amministrazione ha utilizzato per le dismissioni nella passata tornata amministrativa. Questi Colleghi, che in quell'occasione dissero che quello era uno strumento che non andava bene e, rispetto al metodo, ebbero delle contrarietà, oggi ci dicono che non va bene il fondo immobiliare e che dovremmo usare le dismissioni attraverso la vendita, così come facemmo la volta scorsa. Forse bisognerebbe approfondire di più e sapere che è vero che l'Amministrazione ha utilizzato dei tecnici, ai quali do la massima fiducia, perché loro sono i tecnici e a noi spetta occuparci della parte politica, e penso che le valutazioni debbano riguardare solo lo strumento. Perché dico che dovrebbero approfondire di più? La legge bancaria che ha istituito i fondi immobiliari è molto chiara e prevede alcuni meccanismi (evidentemente, non conosciuti da molti in quest'Aula) secondo cui le valutazioni che vengono fatte dai proponenti sono fatte da esperti che devono essere obbligatoriamente iscritti a degli albi che ha stabilito Banca d'Italia, attraverso una sua prerogativa; ma se anche quelli, secondo alcuni Colleghi, sono amici di questa maggioranza, allora penso e spero che questa maggioranza alle prossime elezioni non prenderà soltanto il 66%, ma il 96%! Penso che l'autonomia di Banca d'Italia sia ancora riconosciuta in quest'Aula! Allora, non si tratta di una svendita, Colleghi, ma penso che molti di voi dovrebbero stare al merito e non assumere certe posizioni. Potrei rispondere molto semplicemente a quanto è stato detto prima sul fatto che il sudore di alcuni abbia costruito questo patrimonio: se oggi alcuni di noi e alcuni di voi oggi possono permettersi (come è giusto che sia, perché la democrazia per noi è sacra!) di intervenire in quest'Aula, è grazie a quei meridionali che negli anni Sessanta si sono spostati a Torino garantendole un'economia e uno sviluppo come quello attuale, perché oggi non sarebbero neanche nelle condizioni di intervenire in quest'Aula! Quindi, non si tratta di banalizzare una necessità che la Città e questa maggioranza hanno dichiarato, cioè la necessità di dismettere immobili non funzionali all'attività del Comune (così come è avvenuto la volta scorsa), necessari perché questa Amministrazione dia le giuste risposte ai cittadini che le chiedono. A coloro che oggi sono contrari, dichiarandolo non con il merito, dando, quindi, un contributo allo strumento, come è stato fatto nel dibattito (perché sarebbe stato apprezzato un arricchimento dal dibattito e dallo strumento che si doveva individuare), chiedo di pensarci, perché voi votate contro questo strumento che molte altre Città ci copieranno, compresa Milano. Quindi, consigliate ai vostri Colleghi di maggioranza di Milano (che voi oggi rappresentate) il vostro intervento, perché sono curioso di vedere quali posizioni assumeranno, visto che stanno copiando il Fondo di Torino. Penso che alla fine, gli elettori, a volte, sono più intelligenti di noi. Perché dico "a volte"? Perché gli elettori, in quest'occasione, ci stanno seguendo con attenzione e quando capiranno che una parte di questo Consiglio Comunale non vuole che si dismettano alcuni immobili non funzionali (la cui dismissione potrebbe garantire quei servizi che vorremmo dare alla città) che, in prospettiva, rappresentano un costo per questa Amministrazione, la prossima volta, Consigliere Carossa, altro che avi, lei rischierà di perdere anche i voti dei piemontesi! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Intervengo per esprimere il mio voto favorevole a questa deliberazione, anche se, come è stato detto da alcuni Consiglieri, dispiace sempre cedere i cosiddetti "gioielli di famiglia", oppure edifici con un valore architettonico importante. Tuttavia, d'altra parte, questa possibilità era stata inserita nel programma e le esigenze di Bilancio hanno richiesto che questa eventualità si realizzasse. Penso sia stato scelto in modo più corretto, quello del Fondo immobiliare, per ottenere vantaggi economici dismettendo questi edifici, che, come è stato detto da più persone, sovente non sono funzionali all'Amministrazione; inoltre, c'è anche la possibilità di poter intervenire sulla gestione di questo Fondo immobiliare, avendo il Comune una certa percentuale di partecipazione al Fondo stesso. Quindi, nel complesso, partendo dal principio che esiste un'esigenza di Bilancio, questo è il metodo che mi pare più corretto per potere ottenere il duplice effetto: anzitutto, la possibilità di ristrutturare questi edifici nel miglior modo possibile, restituendo alla città edifici antichi riportati ad un giusto livello di manutenzione e, inoltre, quello di poter ricavare un beneficio economico che può essere utilizzato, come ha detto l'Assessore Passoni, in investimenti magari diversamente utili. Tuttavia, mi dispiace che per quanto riguarda questo Fondo immobiliare non sia stata avanzata una proposta economica da parte di imprenditori stranieri, oppure grossi imprenditori che, magari, come si augurava il Sindaco, avrebbero potuto dare un'interpretazione della ristrutturazione di questi edifici che avrebbe potuto essere più importante. Mi auguro, comunque, che coloro che acquisteranno queste proprietà possano riconvertirle e restituirle alla città con un aspetto e una funzionalità migliori. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la replica, all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Inizio dalla considerazione, in generale, certamente più preoccupante e che ha coinvolto tutti noi in modo forte: il fatto che certamente siamo in un momento poco favorevole. Questo fatto non sfugge a nessuno e non può essere negato. Quello che credo sia (poi, vediamo le ragioni che ci impongono di procedere), invece, un po' ingeneroso è affermare che non si potesse non sapere. Penso che questa sia un'affermazione un po' meno fondata. In realtà, certamente gli analisti internazionali sostenevano da tempo che la cosiddetta bolla immobiliare, prima o poi, sarebbe scoppiata, però, con tutta franchezza, di bolle immobiliari si stava parlando da tempo e da tempo assai lungo. Obiettivamente, se ripercorressimo anche la pubblicistica specializzata del periodo a cavallo del momento in cui decidemmo di procedere, credo che dovremmo concludere che, francamente, non apparivano segnali straordinari di una vicenda al termine del suo percorso. Certamente, già da tempo c'erano i segnali generali di un mercato immobiliare gonfiato, ma, obiettivamente, abbiamo avuto la sfortuna (lasciatemi esprimere in questi termini) di lanciare la nostra gara a cavallo di questo momento in cui l'effetto di depressione, deprivazione, di caduta dei prezzi del mercato immobiliare si è manifestato in modo particolarmente forte ed eclatante. Però, dal riconoscere questa situazione di fatto al sostenere che varrebbe la pena attendere qualche tempo, al di là dei problemi di Bilancio (a cui farò cenno e che sono stati abbondantemente esaminati) e di questa emergenza, le valutazioni della vicenda che pongono in generale gli analisti del settore, comunque, non fanno pensare ad una ripresa sui valori antecedenti in tempi brevi. Invece, fanno pensare che, dopo l'"esplosione" - manteniamo questa metafora - della bolla, lentamente il mercato si riprenderà, avendo in qualche misura scontato, con la drastica caduta dei valori di riferimento, l'elemento di artificioso innalzamento accumulato nel tempo. Il mercato tornerà a crescere, ma molto lentamente. Realisticamente, allora, siamo in condizione di attendere che ritorni su valori anche soltanto lontanamente paragonabili a quelli antecedenti? Credo proprio di no, per ragioni di fatto che bisogna obiettivamente riconoscere ed affrontare con senso di responsabilità, come è stato richiamato (ed assolutamente apprezzato), con la consapevolezza che non si tratta dell'ultima possibilità che abbiamo di valorizzare i patrimoni immobiliari, che sono ancora molti e significativi. A questo proposito ritengo opportuno riprendere l'osservazione del Consigliere Levi-Montalcini, secondo cui vendiamo immobili di prestigio, cioè immobili di importante valore storico-monumentale, per comprare immobili che, dal punto di vista funzionale, possono anche essere più che idonei, ma che hanno un valore storico-monumentale molto basso. Il problema è rappresentato proprio dalla necessità di mettere a bilancio risorse importanti per mantenere ad un livello appena accettabile un patrimonio storico architettonico che necessita, ogni volta che si interviene su di esso, di un'attenzione e, quindi, di soluzioni tecniche di materiali, di imprese specializzate, eccetera, che determinano costi aggiuntivi, in capo a qualsiasi soggetto proprietario, non paragonabili a quelli ordinariamente da sostenere nel caso di immobili corrispondenti agli standard contemporanei costruttivi e manutentivi. Ovvero, rischiamo davvero di mantenere un patrimonio scarsamente utilizzato. Sorge, a questo punto, un'altra osservazione: ci si potrebbe chiedere se stiamo pensando di realizzare il palazzo unico del Comune o se vogliamo vendere patrimonio in uso ad uffici. Niente di tutto questo: la risposta è che, semplicemente, cerchiamo di razionalizzare l'uso. Infatti, dal momento del trasferimento degli Uffici Giudiziari, abbiamo ereditato, nei dintorni immediati del Palazzo Civico, una certa quantità di immobili, per cui, naturalmente, siamo indotti - o, addirittura, costretti - a tentare razionalizzazioni che riducano i costi di gestione e migliorino l'efficienza della macchina dal punto di vista logistico. I palazzi storici di grande valore pongono anche il problema, non secondario, dei costi di manutenzione, perché non possiamo accettare che questo patrimonio degradi per incuria: il rischio concreto è che ciò avvenga, perché, concretamente, realisticamente, guardandoci negli occhi, senza fantasticare, non riusciamo a mettere in conto sufficienti risorse per mantenere tutto il patrimonio di valore storico-documentario all'onor del mondo (per usare un'espressione molto sintetica). Il nuovo che compriamo, invece, è un nuovo realizzato con standard contemporanei, che determina costi di manutenzione più contenuti e che è già adeguato dal punto di vista tecnologico: è infatti importantissimo che acquisiamo patrimonio adeguato di recente a tutte le esigenze, secondo gli standard tecnologici legati ad un'attività terziaria (pubblica o privata che sia). La situazione in cui ci troviamo, quindi, è una situazione di necessità. La situazione generale di bilancio ci ha certamente indotto, già in sede previsionale, a mettere in conto il ricavo di risorse proveniente dalla dismissione immobiliare: siamo ora incappati in un momento particolarmente sfavorevole, ma complessivamente non credo che, allo stato dei fatti, siamo in condizioni di tornare indietro. Oggettivamente, non lo siamo. Per quanto riguarda la prelazione, ho già detto - ma lo ripeto anche per chi, da tempo, da sempre, sostiene la necessità di tutelare i diritti legittimi di coloro che hanno un rapporto contrattuale in essere - che abbiamo sempre rassicurato (uso il plurale maiestatis), ho sempre rassicurato, rinviando alla normativa di settore (cioè la normativa specifica che disciplina i contrari locativi), sulle tutele, sulle garanzie in capo al locatore. A questo punto, ci è parso un elemento di rassicurazione in più - lo dico con tutta franchezza - che non modifica - bisogna assolutamente darlo per noto ed esplicito - nella sostanza il contenuto dell'atto, perché, comunque, queste garanzie sono date dalla normativa vigente. Normativa che richiamiamo esplicitamente, che ribadiamo, per rassicurazione nei confronti di coloro che si sentono messi a rischio, ma le tutele sono quelle legislative, non ve ne sono di aggiuntive che possono provenire da noi. Perché se noi introducessimo altre tutele aggiuntive, lo dovremmo fare con una limitazione nell'utilizzo del patrimonio eccedente all'ordinario, che produrrebbe, inevitabilmente, una riduzione dei valori di riferimento. Quindi lo accogliamo, perché riteniamo che sia un elemento di rassicurazione e non perché cambi nella sostanza o in qualsiasi altra misura, perché noi siamo sempre stati assolutamente fermi nel tutelare i diritti dei locatori. Non abbiamo, quindi, alcuna obiezione a che sia reso esplicito il riferimento normativo. Una precisazione rapida sul basso potere contrattuale. Se viviamo in un regime oligopolistico, in cui i concorrenti si mettono d'accordo e non hanno interesse ad aumentare, auspichiamo che il mercato libero concorrenziale sia ancora in grado di emettere qualche vagito! Quindi, sostanzialmente, riteniamo che il fatto di mantenere nella gara tutti e tre i soggetti aiuti ad alimentare i meccanismi concorrenziali, che sono gli unici su cui possiamo contare. Certamente, per altri versi, invece, è chiarissimo che noi vendiamo perché abbiamo l'esigenza di realizzare, questo è indubbio, ed auspichiamo che la concorrenza operi. Per quanto riguarda il parere di congruità, che assume l'argomentazione della controparte, ritengo che questo avvenga forzatamente, perché, in realtà - lo si dice in modo chiaro nell'illustrazione - abbiamo assunto, in prima battuta, il cosiddetto prezzo di vendita. A questo punto, si tratta, con la perizia, di rassicurare il venditore sul fatto che i prezzi che si spuntano sono ancora congrui. Questo è lo specifico di questa perizia rispetto al valore di vendita che era stato indicato allora. È chiaro che cambia radicalmente l'atteggiamento rispetto ai valori in gioco, quindi assume gli argomenti della controparte, cioè di coloro ai quali proponiamo l'alienazione. Per quanto riguarda gli investitori internazionali, non sarei così risoluto, rinunciatario o, comunque, pessimista nel dire che non siamo riusciti a scalfire la chiusura del mercato. In realtà, gli investitori internazionali stanno in un regime di relazioni complesse con coloro che si sono candidati alla gestione del fondo. Quindi, il fatto che nominalmente siano soggetti italiani, non significa che non stiano in rete di relazioni assolutamente più ampi di quanto non sia la ragione sociale e la sede sociale dei proponenti. La questione del 20-30%, che sarà oggetto specifico del... CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Posso invitarla a concludere, Assessore? VIANO Mario (Assessore) Mi preparo, sono proprio all'ultimo! Abbiamo assunto il riferimento del 20% per garantirci nell'ipotesi in cui - assolutamente pessimistica, ma anche da tenere prudenzialmente in conto - non ci siano miglioramenti significativi. Se miglioramenti ci saranno - l'ho detto nella relazione introduttiva e lo ribadisco - andranno tutti ad incrementare la quota da mantenere nella titolarità del Comune. Non andranno, invece, ad incrementare l'introito realizzato come anticipazione immediata. Per quanto riguarda l'errore materiale lo correggeremo, perché gli errori si correggono senza emendamenti, ma semplicemente per il fatto che sono errori materiali. Quindi, non hanno rilevanza sostanziale. |