| Interventi |
| ARTESIO Eleonora Grazie. Ho depositato questa proposta di ordine del giorno a seguito dell'iniziativa adottata presso il Senato della Repubblica dalla Senatrice Segre. Recentemente la Senatrice a vita ha depositato una proposta per istituire una Commissione Parlamentare di indirizzo e di controllo, relativamente e in applicazione di una serie di convenzioni internazionali adottate anche dalla nostra nazione, relativamente all'uso di un linguaggio di offesa o di disprezzo verso persone o gruppi, in particolare verso le minoranze. Il tema è stato, alcune volte e sulla base di altre mozioni ripreso all'interno di quest'Aula ed è un tema che viene politicamente attenzionato per la normale preoccupazione del grado di civiltà che deve caratterizzare la qualità della convivenza e in modo particolare la qualità della convivenza nelle comunità di prossimità, quali sono, appunto, quelle della città. Il nostro sistema, sia quello giudiziario, che quello politico, hanno adottato degli strumenti di prevenzione e quello giudiziario anche di repressione, penso a tutta la questione degli interventi relativi ai crimini d'odio. Tuttavia è inevitabile ricordare che, al di là delle situazioni puntuali in cui le parti offese possono ricorrere, esiste però un contesto diffuso, non necessariamente caratterizzato da stili, da comportamenti, da parole che siano perseguibili sul piano giudiziario o rispetto alle quali le parti offese non abbiano la forza di perseguire, che però promuove, legittima, un clima di intolleranza e questo tema è particolarmente sensibile in una società qual è la nostra, in cui la diffusione delle, tra virgolette, opinioni, perché non chiamerei tali i linguaggi di offesa, è quanto mai immediata e quanto mai vasta, tant'è che la preoccupazione espressa dalla Senatrice Segre, era stata preceduta nel mondo dei media e dell'informazione da una campagna nazionale che era stata adottata nel 2014 dalle reti Rai, che ricordavano la necessità di evitare l'uso di un linguaggio offensivo o greve, che quindi potesse tendere all'offesa e potesse predisporre alla discriminazione. E in modo particolare, anche a seguito di quell'iniziativa della Rai, alcuni giornali, in prevalenza giornali cattolici, hanno adottato una campagna chiamata: "Le parole possono uccidere", a cui ha aderito Famiglia Cristiana, L'Avvenire, la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici e anche l'Agenzia Armando Testa. Ritenendo che il nostro Consiglio Comunale sia particolarmente predisposto ad una sensibilità in questa direzione e contestualmente preoccupato della possibilità che nella nostra comunità si dà fondo ad episodi di intolleranza, noi abbiamo già adottato alcune mozioni in questa direzione, ricordo quella di censura degli episodi di razzismo, quella di repressione dei crimini d'odio, quella dei valori della resistenza antifascista e dei principi della Costituzione Repubblicana. Quindi, sentendoci anche legittimati, perché parte di questo dibattito e di questo impegno, l'ordine del giorno, da un lato, sostiene l'iniziativa presso il Senato, affinché si produca un ampio dibattito e una veloce approvazione del disegno di Legge 362, ma contemporaneamente propone al Consiglio Comunale, attraverso gli organi che riterrà più opportuni, di avviare autonomamente una iniziativa di prevenzione e di contrasto, soprattutto coinvolgendo gli attori e quindi il principio di responsabilità, che può essere in capo al mondo dell'informazione, un dibattito supportato anche da competenze di carattere giuridico, che provi a costruire e a far circolare questo impegno che mi pare sia un impegno di assoluta civiltà. |