| Interventi |
| FOGLIETTA Chiara Grazie, Presidente. Inizierò il mio intervento in merito a questa atto citando il sommo maestro Rodotà, che nel 2015, nel suo libro "Diritto d'amore" definì, invitò ad essere consapevoli di quanto "pericoloso potesse essere il diritto", cito testualmente: "Quando incontra la vita delle persone e si comporta come se non esistesse". In questa stessa scia si è espressa la giurisprudenza della Corte Costituzionale quando con una sentenza, che è la 494 del 2002, dichiarò che non si può tollerare una concezione della famiglia nemica delle persone e dei loro diritti. Vede, Presidente, quando un legislatore è chiamato a occuparsi di questioni e problemi che investono la sfera più intima della vita delle persone, si trova davanti a due alternative, a due strade; da un lato può porsi in ascolto cercando di cogliere quali sono i risvolti dell'esistenza reale della vita delle persone, cogliendo le diversità delle istanze che chiaramente chiedono disciplina e tutela, dall'altro canto può avere quello che viene definito, a me non piace tanto, però viene definito così, un approccio ideologico. Quindi nell'equilibrio tra queste due istanze, quindi il riconoscimento della realtà reale, mi permetta la cacofonia, e il disciplinamento dell'ideologia, risiedono o dovrebbero risiedere la saggezza dei rappresentanti e le capacità del processo politico di includere chiaramente le differenze e le diversità, apprezzandone le diversità. Non a caso i padri costituenti della nostra Costituzione hanno cercato di ancorare, è stato detto tantissime volte, soprattutto nel lunghissimo ed estenuante dibattito sulla Legge sulle Unioni Civili, di articolare l'Articolo 29 della Costituzione all'Articolo 2 e all'Articolo 3. Nel caso del DDL Pillon, il modello di famiglia che è perseguito, è un modello di famiglia che io posso definire autoritario, ideologicamente condizionato e insensibile alla realtà, alle cose concrete e anche, chiaramente, alle vicende dolorose e tristi di una vita in cui vengono compresi i coniugi, i genitori e i figli. Il modello di Legge, proposto dal Senatore della Lega, parte da un presupposto molto chiaro: esiste un modello di famiglia astratto e ideologicamente condizionato, chiaramente fondata sul matrimonio eterosessuale, ma non a caso l'espressione nel Collegio dei Ministri della Lega dichiara più volte che non esistono le famiglie composte da persone dello stesso genere, al quale devono essere chiaramente piegate le concrete vicende di vita e di dolore. Passiamo adesso ad analizzare quelle che, secondo me, sono le criticità forti che mi portano a chiedere ai colleghi dall'Aula di richiedere il ritiro della Legge Pillon al Parlamento. Innanzitutto l'obbligo, l'ha già detto la collega Artesio prima, di ricorrere alla mediazione familiare; l'obbligo, non la facoltà, facoltà che invece poteva essere scelta con la normativa vigente. Non si tratta, quindi, appunto, di alleggerire il lavoro del Giudice, ma si tratta di imporre alle coppie di sottoposti obbligatoriamente, come già detto, ad un vero e proprio trattamento di consulenza psicologica, in direzione contraria a quello che è stato fatto nella legislatura passata, dal Partito Democratico, con il cosiddetto divorzio breve. Nella stessa direzione, che a mio avviso è pericolosissima, si muove anche l'introduzione del coordinatore genitoriale e soprattutto la prospettata riforma del regime degli assegni di mantenimento. È chiaro che si è parlato sempre della figura più debole, è chiaro che, per come stanno andando le cose in termini economici, è la donna, non solo al Sud, per una questione di stipendi più bassi, ma anche al Nord, in una famiglia composta da persona di genere opposto, chiaramente percepisce uno stipendio inferiore, quindi immaginiamoci una coppia che obbligatoriamente deve iniziare un percorso di mediazione familiare, se la parte più debole è quella economicamente svantaggiata, con che spirito inizia questo percorso. È chiaro che però la Legge Pillon verte anche sui minori, che secondo me sono il punto centrale della forte richiesta di ritiro della Legge, per due motivi fondamentali; la prima, che innanzitutto l'Articolo 17 del Disegno di Legge inserisce nel Codice Civile un riferimento alla cosiddetta sindrome di alienazione parentale. Per brevità dell'Aula e per accorciare i tempi di questa discussione, che sarà sicuramente molto lunga, non entro nel merito della sindrome di alienazione parentale. In secondo luogo, non si può dimenticare la riforma delle modalità di affidamento - sto per concludere, Presidente se mi lascia ancora…, grazie - vero e proprio cuore della costruzione ideologica del Senatore Pillon. L'affermazione del diritto del minore ad avere un rapporto con entrambi i genitori viene in realtà piegata in una declinazione ideologica, cioè i bambini vengono, in questo caso, i bambini o le bambine vengono considerati come, permettetemi il termine, come delle vere e proprie palline da ping pong, c'è quindi questo rimpallo costante tra i due genitori. Purtroppo sappiamo bene che in alcune situazioni familiari così non può essere. La centralità del figlio è una cosa importante ed è il punto fondamentale attorno al quale il Senatore Pillon ha cercato di costruire questo DDL, peccato che poi si è dimenticato che i figli hanno capacità di intendere e di volere, ed è chiaro che metterli di fronte a un percorso psicologico, due parti in netto contrasto, sarebbe per loro assolutamente una violenza psicologica. E per questo, e per molte delle considerazioni che ci hanno, mi hanno portato a sottoscrivere convintamente l'atto della collega Artesio, che chiedo che la città di Torino e quest'Aula si esprima nettamente per chiedere che il DDL Pillon venga ritirato. Grazie. |