| Interventi |
| LAVOLTA Enzo (Vicepresidente Vicario) Bene, ha chiesto la parola la Consigliera Grippo. Prego, Consigliera. LAVOLTA Enzo (Vicepresidente Vicario) Grazie, Presidente. Piantare alberi da frutto in città non è una novità introdotta dalla Consigliera Ferrero, lo fanno le città da tempo, lo ha fatto anche la Città di Torino. In passato la Città di Torino non ha scomodato agronomi giapponesi. Ha scomodato risorse del territorio: l'Università degli Studi di Torino, la facoltà di Scienze Forestali e Ambientali; ha scomodato gli operatori del territorio nel più ampio piano di trasformazione del territorio e lo ha scomodato nel senso esattamente opposto a quello che citava lei, perché, guardi, per piantare i 230, forse sono qualcuno in più, alberi, tra cui molti.., la frutta in piazza Marmolada, in piazza Marmolada lì si è dovuto bonificare un'area di 35.000 metri quadrati, cioè, si è dovuto fare esattamente l'opposto di lasciare le cose così come stanno. Masanobu Fukuoka, l'agronomo giapponese da lei citato e rappresentante dell'agricoltura naturale, è il rappresentante perfetto della vostra impostazione politica, culturale. Infatti io, che non lo conoscevo, ho dovuto documentarmi e ho scoperto che è definibile l'agricoltura naturale proprio come l'agricoltura del non fare. Guardate, è esattamente quello che vi rappresenta meglio. Io ho già detto questa mattina in Commissione Consigliare, cara Consigliera Ferrero, che non voterò questo atto per un semplice motivo, perché tra tutte le cose, oltre all'ipocrisia straordinaria che è rappresentata da questo documento, questa vuota retorica per cui dobbiamo necessariamente fare riferimento a esperti mondiali, guardate, ci sono tanti esperti anche su questo territorio che possono essere coinvolti, ma la cosa che più mi dà fastidio è che pochi anni fa, era il 2014, gliel'ho già detto stamattina, quando la Città di Torino stava piantando nella zona Sud della Città di Torino, Parco Piemonte, alcuni alberi, tra cui alcuni alberi da frutta, un Movimento - guarda caso, proprio il Movimento 5 Stelle - definì l'Amministrazione all'epoca, "assassina". Cioè voi, in un'assemblea pubblica, il Movimento 5 Stelle disse che piantare degli alberi da frutta al Parco Piemonte era da assassini, perché il Parco Piemonte insisteva nell'area di influenza dell'impianto di termovalorizzazione del Gerbido. E allora, che cosa è successo dal 2014 ad oggi, oltre al fatto che siete arrivati al Governo? Che cosa è successo, Consigliera? Perché al punto 3 della sua proposta di mozione, anzi al punto 4, dice proprio: di piantare degli alberi, ad esempio, da frutta, ad esempio, nel Parco del Sangone? Cioè, proprio lì dove nel 2014 non bisognava farlo perché era da assassini. Glielo dico io che cosa è successo. È successo che avete capito che quell'impianto non è così impattante, così come dicevate all'epoca, e che l'impianto di termovalorizzazione del Gerbido, che è accompagnato da un piano di sorveglianza sanitaria, da un contenimento delle emissioni, non è così pericoloso come dicevate, terrorizzando, terrorizzando quei cittadini. Anzi, le dico di più - e che lo sappiano i cittadini di quella zona - la differenza vera è che nel 2014 la Città di Torino, questo territorio, bruciava 350.000 tonnellate di rifiuti al Gerbido, oggi ne ha più di 500.000. Quindi, se era pericoloso all'epoca, Consigliera Ferrero, dovrebbe esserlo - se foste coerenti, ma non lo siete - dovrebbe esserlo ancora di più oggi. Allora io dico questo, e concludo, Presidente: a me non piace un atto che è straordinariamente retorico, che non parte dal presupposto che le aree della Città di Torino, per essere oggetto di queste attenzioni devono essere bonificate, e per essere bonificate bisogna lavorare, bisogna trasformarle quelle aree. Le faccio tre esempi: piazza Marmolada, il viale della frutta di Parella e 400.000 metri quadrati di parco a Nord della Città di Torino a Falchera. Per arrivare a questi tre risultati la Città di Torino si è rimboccata le maniche e non ha aspettato l'agricoltura naturale. Ci si è rimboccati le maniche insieme agli operatori privati, insieme agli esperti della Città di Torino e si sono intercettate le risorse necessarie per trasformarle, quelle aree, e per mettertele a disposizione anche di progetti di agricoltura urbana e agricoltura sociale e l'abbiamo fatto senza tutta questa retorica internazionale, senza avere la presunzione di risolvere i problemi della fame nel mondo; l'abbiamo fatto con la concretezza e la serietà di chi pensa che l'agricoltura urbana, l'agricoltura sociale possa innestarsi all'interno della strategia di sviluppo, senza retorica, ma con dei fatti. |