| Interventi |
| ARTESIO Eleonora Sì, grazie. Io colgo l'occasione di questa proposta di deliberazione che come detto è stata illustrata in Commissione per esprimere un indirizzo di carattere generale e una preoccupazione che al momento sembra riguardare solo la sottoscritta, ma non perdo l'occasione per condividerla con i colleghi del Consiglio casomai le mie non siano soltanto eccessi di scrupolo, ma abbiano qualche fondamento. Personalmente credo che le politiche pubbliche debbano ad un certo punto smettere di costituirsi sulla base di bandi di chi che sia, che siano emanati dalle Amministrazioni Regionali, che siano emanati dal Governo Centrale, che siano emanati dall'Unione Europa perché le politiche pubbliche hanno bisogno di strutturarsi nel tempo e per farlo hanno bisogno di una programmazione finanziaria certa ancorché sottoposta a periodiche verifiche, il ché è il contrario del vivere di finanziamenti sottoposti al precariato della lotteria dei bandi che a volte, come dire, non è nemmeno un elemento così incerto, nel senso che è abbastanza scontato che chi ha maggiore struttura di progettazione, maggiore padronanza della platea degli utilizzatori di determinate misure, maggiori competenze professionali potrà sempre candidarsi ai bandi e quindi essere presumibilmente beneficiato dall'esito degli stessi, quindi anche il dato dell'alternanza che è implicito negli elementi del bando è evidentemente contraddetto dal fatto che esistono modalità organizzative e responsabilità istituzionali che inevitabilmente vedono in campo costantemente gli stessi soggetti, quindi questa procedura del bando è di per sé un elemento di permanente destabilizzazione delle politiche pubbliche, punto n. 1. Punto n. 2, la questione veramente ormai irritante che nei bandi è continuamente richiamata è la questione dell'innovazione, cioè non facciamo in tempo a realizzare programmi triennali che i programmi triennali debbano essere innovati e normalmente per sostenere il bisogno di innovazione si introducono due questioni che sono sempre immancabili, che sono quelle della verifica della razionalizzazione delle risorse che significa quasi sempre due cose, riduzione degli organici professionali degli addetti e riduzione delle risorse investite sotto questo termine di appunto permanente revisione e razionalizzazione dell'economia e delle finanze. Quindi l'innovazione viene citata come se fosse una sorta di dogma a tempo per cui indipendentemente dagli esiti della fase precedente tu devi innovare perché altrimenti non sei ammesso alla programmazione dei bandi, innovare in cosa? Lo dicevo, provare a fare le cose di prima con minori risorse o professionali o economiche. In questo specifico atto deliberativo poi mi pare che si raggiunga il paradosso più assoluto, cioè noi siamo di fronte ad una necessità strutturale, l'invecchiamento della popolazione, la condizione di deterioramento di salute della popolazione, la necessità di interventi continuativi ed organizzati vuoi che siano residenziali, vuoi che siano domiciliari, in quest'Aula e in tante altre, tant'è che la Città di Torino ha sottoscritto il manifesto rispetto al tema della non autosufficienza, abbiamo denunciato l'impossibilità di praticare con certa continuità il diritto esigibile delle cure sia sul versante residenziale che su quello domiciliare, quel diritto esigibile avrebbe bisogno esattamente delle metodiche che questo bando richiama, cioè di personale qualificato, di continuità tra l'uscita di un ricovero in fase acuzie e la gestione della cronicità in fase domiciliare o pre-residenziale attraverso attività di formazione del personale e attraverso il riconoscimento della dignità del lavoro di cura, quindi l'emersione dal nero, cioè tutto ciò che è strutturale e noi andiamo a praticarlo con un bando con risorse abbastanza..., ecco, quando si parla di risorse è bene usare sempre i termini, diciamo non così significative rispetto ai bilanci del Comune, quindi inseguiamo un bando di risorse scarsamente significative per introdurre una metodologia che sappiamo già perché l'abbiamo già tarata essere necessaria per governare strutturalmente una questione strutturale, a me sembra che ogni tanto uno dovrebbe avere il coraggio di alzare la testa e dire "a questo stile non ci stiamo più", e che quindi almeno un'Amministrazione... Io capisco chi fa l'attività di formazione e quindi ha bisogno di essere sostenuto nell'attività di programmazione della formazione, chi concorre alla formazione del personale domiciliare, le persone in causa che escono da una situazione di lavoro sommerso per vederselo riconosciuto, ma continuiamo a parlare di unità quando sappiamo che questo è un tema che deve diventare strutturale e allora forse ogni tanto bisognerebbe appunto avere la voce politica di dichiarare che non si è più disponibili a questo tipo di procedure perché altrimenti saranno, come dire, l'organizzazione del futuro, io quindi apprezzo molto l'impostazione teorica, tecnica, professionale, le volontà, gli obbiettivi di questa delibera, non apprezzo il fatto che è l'ennesimo tassello, quindi l'ennesima assuefazione ad una modalità che non è quella utile necessaria per organizzare le politiche pubbliche, quindi il mio voto sarà un voto di astensione. |