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| LEON Francesca Paola (Assessora) Buon pomeriggio a tutte e a tutti. Ringrazio il Consigliere Lo Russo perché mi dà l'occasione di approfondire un pochino ciò che è stato raccontato il 12 di luglio 2018 in occasione della presentazione dei dati dell'Osservatorio Culturale del Piemonte a cui peraltro sono stati invitati tutti i Consiglieri del Comune di Torino e della Regione Piemonte, in quell'occasione sono stati presentati i dati relativi al comparto culturale per il 2017 e l'appuntamento è stata l'occasione per un'analisi sul lungo periodo di attività dell'Osservatorio Culturale del Piemonte giunto ai suoi 20 anni di vita e hanno dato in quell'occasione conto dell'andamento complessivo del comparto culturale dal '98 al 2017. Nel 2016 inoltre stessa occasione, stesso invito diramato, sono stati messi a confronto i dati del comparto degli ultimi 10 anni. Tutti i dati sono pubblici e messi a disposizione sul sito dell'Osservatorio Culturale del Piemonte insieme a tutte le relazioni degli anni passati, tutte le ricerche che sono state portate avanti nel tempo, dunque tutti i dati sono per chiunque disponibili al di là di ciò che viene pubblicato sulla stampa, quindi c'è l'opportunità anche di andare a verificare i dati che sono stati presentati in quella giornata. Il primo dato da rilevare in quest'analisi di lungo periodo e che a fronte di un incremento costante di risorse dal '98 al 2007 il comparto ha avuto una crescita complessiva sia nelle risorse che nella partecipazione anche molto superiore alle medie di crescita nazionali, in particolare per il settore dei musei e dei beni culturali, ricordiamo che in quel periodo anno dopo anno si sono riaperti il Museo del Cinema, Palazzo Madama, si sono aperti i musei nuovi, è stata aperta la Venaria Reale, un sistema museale molto ricco e che oggi abbiamo il dovere di mantenere con le risorse attuali. Dal 2008 in avanti però sul fronte delle risorse complessive destinate al comparto pubbliche e private a livello regionale c'è stata una forte e repentina riduzione che porta le risorse del 2016 a poco più di quanto fosse disponibile nel '98, 227 milioni in valuta corrente nel '98 contro 264 milioni in valuta corrente nel 2016. Il massimo di risorse annuali disponibile nei 20 anni precedenti venne registrato nel 2005 con 403 milioni in valuta corrente, sempre tutte le risorse a livello regionale, poi con alti e bassi dopo il 2007 le risorse sono scese in picchiata. I 264 milioni del 2016 rappresentano un primo segnale di controtendenza con un aumento di circa il 7% rispetto all'anno precedente, ovviamente prima di diciamo consolidare una tendenza bisogna aspettare un'analisi anche degli anni successivi. Non dimentichiamo che ad aggravare la situazione di crisi negli ultimi anni, concorrente il ritardo cronico nell'erogazione dei contributi da parte degli Enti Locali che ha raggiunto anche 2 anni di ritardo, sommando a questo anche l'incertezza circa le risorse disponibili che per lungo periodo in alcuni casi e tutt'oggi sono state deliberate in chiusura dell'anno senza dimenticare che ancora oggi paghiamo le conseguenze dell'assegnazione di beni immobili al posto di contributi, come Città ci stiamo adoperando per ridurre i tempi di erogazione dei contributi e soprattutto abbiamo stabilizzato le risorse dal '17 in avanti. Questa riduzione di risorse e le modalità di erogazione hanno determinato conseguenze diverse a seconda dei comparti, se il sistema museale ha dimostrato in un quadro di calo delle risorse una maggiore capacità di resilienza riuscendo a capitalizzare gli investimenti del decennio precedente, dimostrazione ne sia l'aumento costante di visite seppure con oscillazione da un anno all'altro e poi vi dico in quali anni il settore dello spettacolo dal vivo ha avuto negli anni successivi al 2007 una fase di arretramento con la chiusura di numerose compagnie, imprese culturali a seguito dei tagli di risorse, in un quadro di lungo periodo quello dello spettacolo dal vivo appare in tutta la sua fragilità non essendo state messe in atto politiche e provvedimenti che potessero in qualche modo risolvere le fragilità strutturali di questo comparto, il settore più in crisi di tutti è sicuramente quello cinematografico che solo tra il '16 e il '17 ha perso il 12% di biglietti venduti, ma veniamo al 2017 e scopriamo che le visite ai musei aumentano nonostante non fossero in calendario le mostre cosiddette blockbuster, in Regione si registra un aumento dell'11%, a Torino nell'Area Metropolitana l'aumento è più contenuto ed è l'1,7%. L'Osservatorio Culturale del Piemonte ha dato conto della prima rilevazione dei dati delle visite del primo quadrimestre del 2018, a questo fa riferimento l'interpellanza del Consigliere Lo Russo, segnalando un calo del 7,3% nello stesso periodo rispetto al 2017, parliamo dei primi 4 mesi dell'anno, è davvero un campanello d'allarme? Vedremo. Al di là della strumentalizzazione politica anche negli anni precedenti ci sono state oscillazioni, vedi il caso delle visite nei musei tra il 2008 e il 2009 o la stasi che ci fu tra il 2006 e il 2008 oppure il calo importante tra il 2011 e il 2012, ricordiamo che nel 2011 ci fu il 150esimo, ecco, in questi casi il sistema non è riuscito a capitalizzare essendo eventi eccezionali, mentre negli anni passati c'è stata una maggiore capacità di capitalizzazione anche perché nel corso degli anni con le aperture dei nuovi musei hanno determinato quella spinta che ha portato a mantenere o ad aumentare le visite. Ma se ragioniamo in una dinamica di lungo periodo le oscillazioni dunque sono una parte di un fenomeno complesso dove non si può crescere all'infinito e sempre con lo stesso incremento, il sistema si è assestato su livelli molto alti, siamo passati da 600.000 visitatori nel 1997 ad oltre a 5 milioni mi sembra, 5 milioni e 3, parlo dell'Area Metropolitana, non Città Metropolitana, dell'Area Metropolitana del 2007 e siamo quasi al limite della capacità di carico dei principali musei, in più il dato parziale dei primi 4 mesi dell'anno di per sé non è significativo dell'andamento complessivo delle attività dei musei di Torino e del Piemonte poiché il numero di visite non rappresentano la totalità dei parametri di valutazione sulla performance delle istituzioni museali, l'Osservatorio Culturale del Piemonte che rileva i dati territoriali su cui insiste non può infatti inserire nell'analisi risultati ottenuti ad esempio dalle attività internazionali delle istituzioni culturali, le mostre dell'Egizio o del Castello di Rivoli in collaborazione con la GAM San Pietroburgo o ancora le attività della Fondazione Sandretto all'estero così come le tournée del Regio all'estero, ancora le produzioni torinesi di spettacolo che hanno girato per l'Italia e sono andate all'estero. Dunque, la crescita reputazionale e culturale della nostra Città passa anche attraverso questo tipo di capacità produttiva e di relazione con il resto del mondo, poi analizzando più attentamente i dati relativi al primo quadrimestre 2018 emergono chiaramente differenze di risultato a seconda della prevalenza del pubblico di riferimento del singolo museo, in particolare si rileva che sono in ripresa rispetto allo scorso anno i musei a forte presenza di pubblico residente, mentre arretrano quei musei a maggiore attrazione turistica, sui dati turistici poi risponderà l'Assessore Sacco. Da un lato quindi i musei riescono a coinvolgere i cittadini più dell'anno passato, ma non in un numero sufficiente a coprire riduzioni di visite da parte di turisti le cui presenze si possono ridurre in conseguenza di come sono composti i periodi di ponte e il clima che incidono sulla permanenza media. Gli obiettivi sono molteplici e diversi a seconda dei pubblici, se solo poco più del 30% della nostra popolazione visita musei e mostre, non ha senso lavorare di più sull'ampliamento del pubblico anche nella nostra Città? Ma sempre al di fuori della polemica politica strumentale su un dato parziale dei primi 4 mesi, se ragioniamo in termini di medio periodo cosa hanno lasciato le grandi mostre allestite alla GAM? Hanno consolidato il pubblico del museo o hanno trasformato la GAM in un centro espositivo riducendo la capacità di produzione della Fondazione e di valorizzazione del patrimonio in essa conservato? Io opto per la seconda. E ancora, come si concilia l'investimento nelle grandi mostre esternalizzando la produzione e i guadagni da essa derivanti e mettere in difficoltà le istituzioni culturali attribuendo immobili al costo di contributi come scelto dalla scorsa Amministrazione? Che impatto produce questo modo di produzione nel breve e nel lungo periodo? Vogliamo confrontarci sui risultati generati da queste grandi mostre non solo in termini di numero di visitatori, hanno rafforzato le relazioni internazionali della Fondazione Torino Musei in questo caso ovviamente in riferimento alla GAM, hanno dato una spinta alla ricerca e alla produzione di eventi espositivi, hanno portato più turisti o cittadini a visitare la GAM al di là della durata del singolo evento? Le mostre a mio avviso devono essere l'occasione di una crescita non effimera del rapporto tra i musei e il loro pubblico, utili ad accrescere competenze, ricerca, relazioni con altre istituzioni museali e lavoro, la tendenza ad acquistare pacchetti di mostre preconfezionati per la maggior parte già visti in altre città sta lasciando il passo a produzioni pensate e realizzate direttamente dai musei, ad esempio le mostre al Museo Egizio, la Fondazione Accorsi, le mostre Colori, Guttuso alla GAM, il Silenzio sulla Tela ai Musei Reali, solo per fare alcuni esempi degli ultimi 2 anni, questa modalità sta lasciando il posto alla ricerca non in modo manicheo poiché si continua a lavorare con i privati, ma con un'attenzione alla valorizzazione della capacità di ricerca all'originalità delle proposte, non esiste un solo tipo di mostra e le attività dei nostri musei sono un insieme di proposte diverse che arricchiscono le occasioni di conoscenza di cittadini e turisti. E poi l'acquisto di prodotto preconfezionati non genera lavoro e competenze, quindi trattare la Città come una vetrina per altri la impoverisce, se non si produce non si crea ricchezza e conoscenza e senza conoscenza non c'è sviluppo, è un processo più lungo e più difficile, ma va perseguito. Se riteniamo che le grandi mostre abbiano un valore reputazionale che rafforzano l'immagine della Città occorre inserirle nella programmazione in modo equilibrato senza svilire un ruolo che un museo deve svolgere per sua natura in modo da rispondere a tutte le missioni affidate alle nostre istituzioni museali e soprattutto in questo perimetro di risorse bisogna ragionevolmente individuare il punto di equilibrio tra il costo di una mostra e il numero di visitatori necessari al pareggio, ma mi chiedo oltre alla strumentalizzazione politica di dati parziali quale contributo vuole dare l'interpellante al dibattito? Noi siamo qui, siamo disponibili a discutere, a verificare, qual è la proposta culturale alternativa ad un orientamento politico che vuole riattivare le capacità di ricerca e produzione nel nostro territorio? In ogni caso la programmazione di attività culturali e turistiche già dal prossimo mese oltre a quelli passati ci fanno guardare con ottimismo alla chiusura dell'anno e qui elenco solo le più importanti, ci sarà TOdays dal 24 al 26 agosto, MITO Settembre Musica dal 3 al 18 settembre e qui rivendico con orgoglio il fatto che sia stato riconosciuto un contributo ministeriale di quasi 200.000 euro alla manifestazione, cosa che non era mai successa nel decennio passato, c'è il Congresso mondiale dell'International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, un Convegno mondiale molto importante, Torino Danza, il Salone del Gusto e Terra Madre dal 20 al 24 settembre, la finale mondiale di pallavolo, riapre la Cappella della Sindone il 27 di settembre, ci sarà: Portici di Carta, il Salone Internazionale del Riso, c'è Movement che richiama tantissimi giovani da tutta Italia, la Vendemmia a Torino e poi c'è Contemporary Art, il primo luogo artistico, Paratissima di (incomprensibile) e poi c'è la Silver Skiff e poi c'è il Torino Film Festival e le mostre che si apriranno in autunno saranno 100% Italia - Cent'anni di capolavori dal 21 settembre che avrà sede al Mastio della Cittadella ed in altre sedi espositive di tutto il Piemonte, Madame Reali - Donne D'Arte e di Potere a Palazzo Madama, i Macchiaioli - Arte Italiana verso la modernità alla GAM dal 24 ottobre, Armando Testa ai Musei Reali, Van Dyck ai Musei Reali e Tattoo - il segno e l'uomo al MAO, questi sono una parte ovviamente della programmazione e lascio la parola all'Assessore Sacco. |