| Interventi |
| MONTALBANO Deborah Grazie, Presidente. Ma, apprendo quindi che tutti i cittadini rom del campo di corso Tazzoli sono tornati in Romania. Io ho voluto presentare la richiesta di comunicazione poi non accettata, quindi trasformata in interpellanza generale perché invece avevo tutt'altre informazioni. Gliene porto alcune all'attenzione, la Stampa: "Dopo lo sgombero del campo Tazzoli camper invadono borgo Filadelfia"; "Caravan rom - questa è Cronaca Qui - caravan rom a Santa Rita Lingotto, un Consiglio aperto con la Sindaca", Circoscrizione 2 e 8: "Chiediamo un incontro sui campi rom", quindi magari nell'articolo poi si parla sempre di avvistamenti rispetto ad ex abitanti di corso Tazzoli, quindi magari insomma contattiamo anche le Circoscrizioni 2 e 8 e rassicuriamo anche loro. "Dopo lo sgombero del campo Tazzoli camper invadono Borgo Filadelfia sgombrato il campo di corso Tazzoli zingari in camper nelle vie di periferia". Sono quindi anche io, cioè mi ritengo più tranquilla nel sapere che invece sono tornati tutti quanti in Romania e che abbiamo solo tre cittadini ospitanti qui a Torino. Io vorrei però provare a porle delle questioni, nel senso che sono consapevole del fatto che il superamento dei campi rom, quindi non gli sgomberi, ma il superamento dei campi rom sia un tema e un obbiettivo complesso da raggiungere e credo che nessuno ha la bacchetta magica oppure le soluzioni in tasca, anche io in questo momento che sto parlando, ma di certo questo non può limitare un'analisi obbiettiva che è quella che ho cercato di fare, che spero l'accoglierà, rispetto all'intervento dello sgombero effettuato sul campo di corso Tazzoli, sia nel merito degli obbiettivi che a mio parere invece non si sono raggiunti e sia nel metodo attuato. Io credo che non si possa lavorare sotto questi fronti in emergenza con interventi di sgombero lasciando solo alla fase successiva la costruzione di progetti per i singoli nuclei familiari in quanto, e lo si è visto, si produce poi solo lo spostamento dei cittadini rom da un campo all'intero territorio cittadino in maniera un po' così diciamo sparpagliata, ma se questo non è avvenuto ritiro quello che ho detto. Come non si può, secondo me, e non si deve, anzi si deve, si dovrebbe evitare di programmare l'accoglienza temporanea su quei quartieri specialmente quelli di periferia che al momento sono privi di strumenti idonei sia sociali, sia culturali, sia economici atti a supportare le difficoltà che queste convivenze possono produrre. Si rischia e si rischierebbe solamente di mettere altra paglia vicino al fuoco e queste situazioni credo che possano rischiare di produrre quelle che si chiamano delle tensioni sociali e credo che i quartieri di periferia non abbiano bisogno in questo momento di ritrovarsi con altre difficoltà rispetto a quelle che già sopportano tutti i giorni. Il racconto, anche sotto il fronte del metodo è, Assessora, per carità, non fa capo il riferimento solo a lei, però anche il racconto fatto, su questo sgombero di corso Tazzoli mi ha lasciato abbastanza perplessa; si è parlato di un successo storico con invece tutta la confusione che tra gli articoli di giornale, gli abitanti delle periferie e gli stessi rom spaventati dall'intervento di sgombero, infatti da 120-150 quando poi c'è stato l'intervento i rom presenti all'interno del campo erano una ventina, se non 13 come riportava lei prima, quindi già quello ha creato una certa reazione e quindi sotto questo fronte non posso condividere il racconto che è stato fatto rispetto a questo intervento, però, perché anche io voglio essere costruttiva, ho trovato un articolo, un'intervista che ha rilasciato Nosiglia che a me trova molto concorde; lui ha posto delle riflessioni molto interessanti e quindi io gliele leggo qui in Aula se magari le è sfuggito questo articolo, lui dice che: "È necessario che le istituzioni in primo luogo il Comune, che ne ha la responsabilità primaria, civica e politica, concretizzi un progetto che metta al centro il bene delle persone ed in particolare dei numerosi minori che occupano i campi rom e che offra alternative di inclusione sociale appropriate e rispettose della cultura e delle mentalità e stile di vita proprie di quel popolo. Il progetto che - dice lui - ritengo possibile dovrebbe comportare spazi attrezzati dove sostare, trovare servizi essenziali per vivere dignitosamente, un lavoro onesto, la frequenza alla scuola per minori e la cura della salute. Bisogna agire con concretezza e non lasciare da sole le persone o dare l'idea che si possa allungare all'infinito le soluzioni dei problemi. Questo non vale solo per la questione dei rom o del MOI, ma anche per certi quartieri e credo che lui qui si riferisse ai quartieri di periferia della Città che si sentono abbandonati perché in questo modo si alimenta la divisione e la contrapposizione". MONTALBANO Deborah Che è quello che sarebbe successo se l'accoglienza temporanea si fosse poi materializzata su via Onorato Vigliani o sul quartiere Vallette. |