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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 4 Giugno 2018 ore 14,00
Paragrafo n. 25

Comunicazioni della Sindaca su "Atto intimidatorio nei confronti di un'assistente sociale della Circoscrizione 4".
Interventi
ARTESIO Eleonora
Devo dire che più che assumere un atteggiamento secondo il quale episodi come questi
siano avvenuti anche in passato, io assumerei un atteggiamento di iniziativa maggiore.
Per questa ragione credo che anche l'Assessora si sia accorta, come mi sono accorta io,
che in tutte le professioni che implicano relazioni di aiuto, il livello di tensione
interpersonale è aumentato in modo esponenziale, lo vediamo all'interno della scuola,
nel rapporto tra i minori o le loro famiglie e gli insegnanti, lo stiamo vedendo nei
Servizi Sociali, lo vediamo addirittura quando qualcuno ritiene di ergersi a valutatore
dei codici di emergenza e sequestra le ambulanze. Quindi esiste un problema
nell'esercizio delle professioni di aiuto, che è molto specifico e che ha a che vedere con
la qualità del clima sociale nel quale stiamo vivendo. Se un'Amministrazione Pubblica
sensibile a questo andamento volesse assumere un'iniziativa, credo che bene farebbe, ad
esempio, con gli Ordini professionali, a provare a ragionare esattamente sulla qualità del
deterioramento di queste relazioni di aiuto. Lo ha fatto recentemente il Festival della
Psicologia, non sarebbe male se accanto a dei momenti formativi di carattere tecnico e
amministrativo, l'Amministrazione immaginasse anche di lanciare una discussione su
questa questione, sulla delicatezza del profilo professionale degli operatori sociali. E
questo è un aspetto, c'è poi un aspetto che è specifico e io credo che anche questo non
possa essere sottaciuto, l'aspetto specifico è che i nostri servizi lavorano in una
situazione sempre più critica dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro, del
numero di addetti, del conseguente numero di colloqui, di pratiche, di procedure da
espletare e quindi sono sempre di più esposte in un rapporto che è esclusivamente di
tipo frontale e questo rapporto esclusivamente di tipo frontale, è evidentemente quello
che può rendere più debole e più difficile l'affermazione dell'autorevolezza del ruolo
professionale. Contemporaneamente questo stesso ruolo professionale si sta esercitando
anche a livello soggettivo in una condizione di forte tensione individuale, perchè tutti
gli operatori sociali hanno un mandato professionale che è quello di tutela di
rappresentanza delle persone con maggiori difficoltà, ma contemporaneamente per
mandato delle loro istituzioni, si trovano molto spesso a dare risposte negative o di
rinvio proprio a quelle persone a disagio e in difficoltà, e ne diventano, quindi, il capro
espiatorio. Quando i nostri servizi, con i loro operatori, diventano l'oggetto di accuse e
atti che sono agiti da forze politiche, diventano coloro che mettono in atto il mandato di
un'Amministrazione sorda e insensibile. Quando diventano oggetto di atti individuali,
diventano il nemico personale di quell'utente, di quella persona, di quella condizione.
Tra l'altro, questo caso non mi pare neanche ascrivibile soltanto ad una reazione
emotiva di fronte ad un rifiuto subito, non è il calcio sferrato contro la porta della sala
colloqui del Servizio Sociale, è un atto premeditato e organizzato e quindi ha un altro
livello di pericolo. Quindi io, sostanzialmente, riterrei che questa fase meriti proprio
quel lavoro culturale a cui ho richiamato prima, sia di sensibilizzazione generale, per
riflettere sul lavoro che facciamo, perché anche l'Istituzione Comunale è un attore, è un
agente delle politiche pubbliche delle relazioni di aiuto. Metterei in atto una riflessione
con gli operatori sulla modalità del loro esercitare la professione sociale, perché
altrimenti i rischi sono, da un lato, la richiesta di domanda di sicurezza, la richiesta di
domanda di sicurezza aumenta la distanza, perché aumenta la protezione del singolo,
della sede di lavoro verso coloro che lì dovrebbero affacciarsi con aspettativa, certo con
rispetto, ma con aspettativa e con fiducia. Quindi, mentre si adottano le misure di tutela
che l'Assessora ha qui descritto, credo che si debba lavorare su questo duplice piano,
cioè lavorare sull'autorevolezza della funzione e l'autorevolezza della funzione la si
ottiene quando si può esercitare serenamente il proprio mandato, che non è un mandato
di costruire delle liste di attesa, è un mandato di costruire delle relazioni di aiuto e di
sostegno. Quindi io farei di queste sgradevoli situazioni anche un'occasione, uno
stimolo per l'Amministrazione di provare ad alzare il livello della discussione nei
servizi, perchè credo che troverebbe tutti i professionisti di questi servizi d'accordo.

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