| Interventi |
| ARTESIO Eleonora Grazie. Io condivido il fatto che il momento della ristorazione scolastica sia un momento integrante del tempo scuola e che sia anche un momento di educazione alla salute e di integrazione sociale; lo condivido sul piano del principio e credo di averlo praticato, avendo fatto l'insegnante, avendo consumato insieme ai miei allievi la ristorazione scolastica per tutto il tempo del mio servizio e quindi sono molto attenta a preservare e rilanciare questo tipo di servizio. Le cose che vorrei dire oggi sono queste, l'Assessore ci ha detto che avrà la pazienza di leggere il bando, vi ha già accennato il Consigliere Lavolta, noi non vogliamo avere a posteriori la pazienza di leggere il bando, tanto meno avremmo voluto scriverlo, però avremmo voluto discutere con questa Amministrazione dei principi sui quali quel bando sarebbe stato formulato e sui quali poi gli uffici, da mandato politico, avrebbero agito nella regolarità formale e amministrativa. Alcune questioni: ci è stato detto: "La riduzione del costo pasto può essere l'esito di una politica aziendale di carattere nazionale", non sarebbe stato bene ragionare, ad esempio in Commissione Consiliare, su quale sia la media dei costi degli appalti di ristorazione che altre amministrazioni comunali, con un volume analogo al nostro adottino? Avremmo potuto orientarci rispetto al giudizio sul valore di questo prezzo unitario. Non sarebbe stato bene ragionare in Commissione sulla platea alla quale potenzialmente il servizio di ristorazione si orienta? Cioè discutere in un consesso politico come gestire il problema della diminuzione degli abbandoni dovuti al pasto domestico? E quale sia, o voglia essere, l'intenzione dell'Amministrazione nell'andare al recupero delle persone che hanno abbandonato, e per la qualità educativa del tempo mensa, e per la tutela dell'occupazione di coloro che prestano questi servizi? Non sarebbe stato ragionevole discutere durante la fase istruttoria, ad esempio se alcuni requisiti apparentemente stringenti chiesti ai partecipanti al bando non potessero essere sostituiti da altri? Ad esempio la questione della sostituzione delle lavastoviglie, ad esempio la questione relativa alla dotazione nelle scuole degli abbattitori per la temperatura, ai fini anche di ricostruire un circuito virtuoso sull'utilizzo degli avanzi, che si fa con le scuole di Novara e non si riesce a fare con quelle di Torino, perché non c'è l'abbattitore di temperatura. Tutte questioni che avremmo potuto discutere e non abbiamo discusso. Quindi, andate a leggere il bando, purtroppo è tardivo. La seconda questione, va spiegato, ho preso testualmente le sue parole, va assolutamente spiegato, perchè adesso siamo di fronte ad un rischio potentissimo, l'incrocio tra la libertà di scelta, o il pasto domestico, come volete chiamarlo, o il diritto al panino, come è diventato nel linguaggio comune, e l'abbandono di coloro che utilizzano la refezione per il timore che da domani la refezione sarà qualitativamente peggiore di quanto non sia oggi. Ma vi rendete conto del detonatore di questa cosa? E allora, bisogna parlare, ma bisogna parlare, non si può dire in Consiglio Comunale va spiegato e non far accadere nulla all'esterno; bisogna mettere in piedi delle iniziative pubbliche, far discutere collettivamente del valore di questa refezione e delle garanzie di sicurezza di questa refezione, perché altrimenti, se si ribatte solo colpo per colpo, e per giunta tardivamente, sugli articoli di giornale, si fa una difesa di ufficio non convincente e noi rischiamo di perdere per strada il valore del servizio e l'affetto verso questo servizio che le famiglie ancora vorrebbero conservare. Quindi io credo che anche ai fini dell'ultimo obiettivo che lei ha richiamato, restituire, ricostruire la relazione con l'utenza, vada fatto molto di più di quanto non sia stato fatto finora, perchè non è solo con il monitoraggio istituzionale, con il lavoro amministrativo degli uffici, con le convocazioni delle Commissioni, va rilanciata una grande campagna pubblica sulla qualità educativa del servizio della ristorazione scolastica e per farlo bisogna anche essere coerenti con le dichiarazioni, perchè, se si dice che quel servizio è un momento di educazione alla salute e di eguaglianza, poi bisogna mettere in moto tutte le leve utili per riportare le persone ad usarlo e quello dell'impianto tariffario è sicuramente una leva. Ho sentito tante volte l'Assessore dire: "Il costo non è l'unica ragione", non lo sarà, ma intanto a quello possiamo mettere mano. E allora, per favore, non sarà la mia proposta di delibera che giace da alcuni mesi, sarà un'altra proposta quella che volete fare? Io suggerivo di abolire la quota fissa di iscrizione, in questo modo riaffezionando anche quelle fasce per le quali se anche la mensa non è insostenibile, però quel costo è già significativo da fare indurre all'abbandono e da far indurre al pasto domestico. ARTESIO Eleonora Quindi riprendiamo in mano la leva economica, che è quella su cui possiamo agire e quando diciamo: "Va spiegato", facciamolo, ma facciamolo pubblicamente, con una grande azione culturale di promozione di questo servizio. |