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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 15 Ottobre 2007 ore 14,00
Paragrafo n. 8
INTERPELLANZA 2007-06457
?LE COOPERATIVE SOCIALI TORINESI IMPIEGANO EX TERRORISTI?? PRESENTATA DAI CONSIGLIERI COMUNALI ANGELERI, CAROSSA, GHIGLIA, TRONZANO, LONERO E TROIANO IN DATA 3 OTTOBRE 2007.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza generale n. mecc. 200706457/02, presentata in data 3 ottobre 2007, avente per oggetto:
"Le cooperative sociali torinesi impiegano ex terroristi?"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Ricordo a tutti i Consiglieri che, all'interno di ogni Gruppo, un Consigliere può intervenire per dieci minuti (sempre che abbia rinunciato all'illustrazione dell'interpellanza), mentre gli altri componenti del Gruppo possono intervenire per un tempo massimo di cinque minuti.
La parola al Vicesindaco.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
L'interpellanza è articolata in cinque domande a cui, per quanto possibile, cercherò di rispondere puntualmente.
La prima domanda è quante siano le cooperative sociali presenti sul territorio.
Ai sensi della Legge n. 381, articolo 1, la cooperativa sociale ha lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini: in particolare, sono le cooperative sociali di tipo B a svolgere attività di varia natura, finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, individuate, dall'articolo 4 della medesima legge, cioè invalidi fisici, psichici e sensoriali, soggetti in trattamento psichiatrico, dimessi da istituti psichiatrici, tossicodipendenti, alcolisti, minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare e condannati ammessi a misure alternative alla detenzione.
Ai sensi del comma 2 della medesima legge, le persone svantaggiate di cui al comma 1 devono costituire almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa e, compatibilmente con il loro stato soggettivo, essere soci della cooperativa stessa.
È presumibile che la quasi totalità delle cooperative sociali di tipo B si occupino del recupero di ex detenuti, i quali, inseriti ai sensi della Legge n. 381, possono continuare a svolgere attività lavorativa.
Alla Sezione Provinciale dell'Albo delle Cooperative Sociali di Torino risultano iscritte 85 imprese, la maggior parte delle quali (41) sono collocate in città, mentre 30 sono collocate nell'area metropolitana. In questo momento, sono 19 le imprese che gestiscono, per la Città di Torino, servizi affidati ai sensi del Regolamento Municipale n. 307.
La seconda domanda chiede quanti siano gli ex terroristi che, tramite queste cooperative, stanno affrontando un percorso di recupero sociale.
Correttamente, non ci è dato sapere quali specifiche tipologie rientrino nella fascia dello svantaggio secondo l'articolo 4 della Legge n. 381, perché, come specificato al comma 2 dello stesso articolo, la condizione di persona svantaggiata deve risultare dalla documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione, fatto salvo il diritto di riservatezza.
Le cooperative alle quali la Città di Torino ha affidato servizi o forniture con la clausola sociale ricevono le segnalazioni per l'assunzione dai Servizi, in gran parte collocati nella città di Torino (Servizio Sociale, Servizi Educativi, Servizi Territoriali, Comunità Residenziali, Servizi adulti in difficoltà, Ufficio Stranieri e Nomadi). Per la Provincia di Torino, ci sono i Centri per l'Impiego e, per quanto riguarda la Regione, le Aziende Sanitarie, i Servizi di Tossicodipendenza e il Ministero di Grazia e Giustizia attraverso l'Ufficio Esecuzione Penale esterno.
Poiché effettuiamo un monitoraggio sugli inserimenti lavorativi, possiamo dire che i soggetti svantaggiati o disabili, che operano a seguito di affidamento della Città e ai sensi del Regolamento Municipale n. 307, sono circa 270; di essi, 6 sono ex detenuti (tre dei quali impegnati nel 2007 in appalti ex articolo 307, due su altri appalti ed uno già licenziato). Non risulta che nessuno fra loro sia stato, in qualche modo, processato per reati attinenti a banda armata o simili.
Si chiede, poi, quale sia l'ammontare dei finanziamenti elargiti dal Comune.
Premesso che il Comune non elargisce finanziamenti, ma semmai appalta servizi e gestisce progetti di inserimento lavorativo, e che tutto è svolto secondo procedure di evidenza pubblica, l'ammontare degli affidamenti a cooperative di tipo B è di Euro 7.119.289,75 (dato al 31.12.2006), pari al 2,8% del totale degli affidamenti della Città.
Ricordo che il Regolamento Municipale n. 307, approvato in Consiglio Comunale, ci poneva l'obiettivo del 3%.
Esistono, poi, tutti i progetti su bandi comunitari, nazionali, regionali e provinciali gestiti dalla Città per l'inserimento socio-lavorativo di detenuti ed ex detenuti, i progetti POR, i Progetti Legge 45, che si riferiscono a progetti di inserimento lavorativo finanziato dalla Comunità Europea o direttamente dalla Regione.
Si chiede, inoltre, quale percorso di reinserimento lavorativo sia previsto per gli ex detenuti e se sia uguale o differenziato a seconda del tipo di delitto. I percorsi di reinserimento lavorativo sono definiti da singoli progetti individuali; per i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione tali percorsi sono definiti insieme all'autorità giudiziaria che ammette la misura alternativa.
Vorrei ricordare, inoltre - e questo è un passaggio cruciale -, che un ex detenuto che abbia scontato la pena, ai sensi della Legge n. 381 è un cittadino normale. Per cui qualsiasi tipo di detenuto (salvo che non abbia fruito di una misura alternativa, perché, in questo caso, rientrerebbe all'interno della Legge n. 381), una volta scontata totalmente la pena, può rientrare nei progetti previsti per il recupero dei detenuti e svolgere una qualsiasi attività lavorativa, che, però, non conta ai fini degli inserimenti lavorativi di cui dicevo prima.
Nell'ultima domanda si chiede se l'ex terrorista Piancone abbia avuto accesso ad un alloggio del Comune di Torino tramite una cooperativa che si occupa del reinserimento sociale degli ex detenuti e quale sia questa cooperativa. Cristoforo Piancone, in data 31 agosto 2005, ha presentato una domanda di emergenza abitativa; la Commissione Emergenza Abitava ha verificato in istruttoria che, in stato di semilibertà, veniva temporaneamente ospitato dalla sorella al termine delle ore di lavoro e ha, quindi, espresso il proprio parere positivo per quanto riguarda l'inserimento del signor Piancone nell'elenco di Lo.C.A.Re. dei nuclei familiari in emergenza abitativa. Successivamente, la cooperativa Di Vittorio ha messo a disposizione 50 alloggi destinati all'utenza inserita nelle liste di emergenza abitativa di Lo.C.A.Re. ed in possesso dei requisiti previsti dall'articolo n. 11 bis dell'atto unilaterale d'obbligo (lavoratori dipendenti con reddito non superiore a Euro 18.066).
Considerato che il signor Piancone possedeva tali requisiti, l'Ufficio lo ha inserito nell'elenco inviato alla cooperativa Di Vittorio, che, in seguito, ha comunicato all'Ufficio stesso i nuclei familiari individuati per la stipula dei relativi contratti (in quanto in possesso dei requisiti che ho ricordato prima). Tra i nuclei stipulanti il contratto di locazione risultava anche il signor Piancone.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Angeleri.

ANGELERI Antonello
Ringrazio l'Assessore per la risposta, anche se non mi ritengo soddisfatto, perché è piena di numeri, ma non di considerazioni di ordine politico, come avevo auspicato al momento della presentazione dell'interpellanza con altri Consiglieri di minoranza.
Lo stanziamento di 7.119.000 Euro per le cooperative sociali che si occupano del reinserimento sociale degli ex detenuti non è irrilevante ed il fatto che il Vicesindaco mi dica che non si sia raggiunto il 3% previsto per legge non mi rassicura.
Il ragionamento da cui volevo partire (senza - vorrei essere chiaro - strumentalizzare questa vicenda) va al di là dei numeri e deriva dalle notizie che abbiamo recuperato dai giornali e attraverso una ricerca svolta da noi all'interno del Comune.
Sui giornali abbiamo letto che questa persona lavorava (tramite una cooperativa sociale che si occupa del recupero degli ex carcerati) in una scuola ai confini con la nostra città, e, in seguito alla lettura di queste notizie, abbiamo chiesto se corrispondesse al vero il secondo intervento pubblico, in ordine alla possibilità di usufruire di un alloggio della zona di Spina 3. Si tratta di un alloggio nuovo, consegnato (vorrei sottolinearlo) in tempi estremamente rapidi (visto che la richiesta era datata 31 agosto 2005) ed il Vicesindaco è stato molto preciso nello specificare quali ne siano state le modalità, che, dal punto di vista tecnico, visto il Regolamento in vigore, non possiamo contestare.
Per entrare nel merito dello spirito che ha portato alla presentazione di questa interpellanza, quella mattina, insieme al Consigliere Carossa, abbiamo partecipato alla commemorazione per il 30° anniversario dell'omicidio di Roberto Crescenzio, il ragazzo che, nel 1977, fu bruciato vivo nel corso dell'assalto al bar Angelo Azzurro in Via Po. Ovviamente, tutti colpiti dal ricordo di quanto accadde 30 anni fa (all'epoca avevo appena 16 anni e, tra l'altro, frequentavo una scuola vicina a Via Po, per cui sentii quello che avveniva quella mattina), abbiamo ascoltato discorsi altisonanti e di condanna; per fortuna, non da tutti i presenti, che, oggi, definirei "farisei": mi riferisco in particolare a diversi esponenti del centrosinistra di questa Città.
Rispetto all'interpellanza che abbiamo sottoposto all'attenzione di questo Consiglio, abbiamo avuto modo di verificare che, per quanto riguarda la vita dell'ex brigatista Piancone, gli interventi che ci sono stati, in realtà, possono essere definiti ipocriti; infatti, questa vicenda lascia un po' sgomenti, perché si tratta di un brigatista e, di fatto, non lo posso definire "ex", perché non si è mai pentito e nel percorso del suo recupero vi sono stati degli "stop and go". Preoccupa che questo componente di un commando brigatista - che uccise, lo voglio ricordare, il maresciallo Berardi qui a Torino - possa essere considerato alla stessa stregua di altri detenuti e, quindi, lasciato in stato di semilibertà, senza alcun controllo.
Ovviamente, si tratta di una considerazione che faccio all'interno di quest'Aula, ma vorrei che non venisse sottovalutata. A mio parere, questi fatti, alla fine, infangano, senza averne la responsabilità, la reputazione di tutto il Paese e dovrebbero far rivoltare la coscienza civile di tutti noi.
Qual è la conclusione a cui voglio arrivare? Premetto che, attualmente, sono uno dei membri della Commissione Emergenza Abitativa, ma l'assegnazione dell'alloggio al signor Piancone è avvenuta nella scorsa tornata amministrativa.
Questa mattina, la Commissione Emergenza Abitativa ha affrontato il caso di un - mi pare - marocchino (peraltro, non ne ricordo il cognome e, comunque, non sarebbe opportuno citarlo in questa sede), il quale, sempre attraverso lo stesso percorso, dopo aver ottenuto l'assegnazione del contributo attraverso Lo.C.A.Re. (com'era avvenuto per Piancone) ed aver incassato, appunto, il contributo del Comune, ha lasciato la casa con la sua famiglia ed è scappato.
Ebbene, il problema sta nel fatto che, successivamente, ha affittato un altro alloggio e, da quando l'ha fatto, non ha mai pagato il contributo; inoltre, stamattina, in Commissione, è arrivata la pratica, con la richiesta di esaminarla per assegnare a questa persona un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica.
Ho fatto questo parallelismo (che, peraltro, è assolutamente fortuito, poiché la vicenda è di stamattina), perché, quantomeno, vorrei che si stesse un po' più attenti sulle procedure di assegnazione, guardando maggiormente al passato di coloro i quali fanno domanda (magari, ne hanno bisogno e, nonostante ciò, molti rimangono tagliati fuori, proprio perché qualche furbo, come quello di stamattina, s'insinua all'interno della graduatoria), e pure che gli Uffici, rispetto a vicende di tal genere (magari, su indicazione della Giunta e dell'Assessore), sporgessero denuncia nei confronti di questi cittadini, che non solo frodano gli altri - è un problema fra privati, in questo caso -, ma anche lo stesso Comune; infatti, nella vicenda di Lo.C.A.Re. di questo cittadino, per esempio, il Comune ha pagato tutte le spese della morosità.
Ebbene, a distanza di due anni, come se nulla fosse, questo caso viene presentato in Commissione.
Non voglio fare un parallelismo con Piancone, ma, probabilmente, occorre che, su queste vicende, l'Amministrazione riconsideri più attentamente i criteri di valutazione o, quantomeno, vi presti un po' più d'attenzione, per non perdere credibilità rispetto alla rappresentanza che ha sulla cittadinanza, quindi, a quest'importante dato della democrazia.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Ringrazio il Vicesindaco per le sue dettagliate risposte, che, però, non sono sufficienti a dare la necessaria, indispensabile chiarezza su quanto accade in questa città in merito al recupero di persone, di ex detenuti... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Non lo so; magari, si tratta dei sostenitori di Morgando, che vengono a festeggiare, oppure di quelli di Susta, che vengono a protestare! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Chiedo scusa, Presidente, sono stato provocato.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'ho capito, tuttavia...

RAVELLO Roberto Sergio
Credo che sia legittimo manifestare di fronte al Municipio.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Certamente; volevo semplicemente invitarla a rimanere in argomento.

RAVELLO Roberto Sergio
Certo che lei è strano, però! Invita me a rimanere in argomento e non riprende i Consiglieri di maggioranza, che mi provocano, mi stuzzicano!

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Per i Consiglieri di maggioranza, è tutto fuori verbale, mentre lei, che parla a verbale, deve attenersi al tema del suo intervento.

RAVELLO Roberto Sergio
In tal caso, chiedo scusa, Presidente.
Quindi, non abbiamo ottenuto risposte sufficienti a fare chiarezza sulle politiche dell'Amministrazione per il recupero di ex detenuti e, fra l'altro, per particolari tipi di reato. È pur vero che, ormai, ci si possa aspettare di tutto, da quest'Amministrazione; oggi, c'è un po' di tensione, non solo per i risultati del primo Congresso del Partito Democratico, ma anche per il fatto che, all'ordine del giorno, è stata calendarizzata una mozione sulle narcosalas.
Per combinazione, oggi, si parla anche di qualcosa di altrettanto grave, precisamente, del fatto che la Città sia andata incontro, in qualche modo, abbia aiutato (togliendo comunque qualcosa, di quel poco che ha, ai cittadini onesti e perbene che le si rivolgono per avere un'abitazione o un sostegno, insomma, degli aiuti) un ex terrorista, che, evidentemente, dal carcere non ha tratto l'esperienza necessaria alla redenzione.
Mi è risultato difficile, in quest'occasione, non pensare ad altri episodi collegati, che, comunque, contribuiscono a dare un po' il senso e la misura dell'approccio di questa Città nei confronti di coloro i quali hanno avuto un percorso simile a quello del signor Piancone.
Voglio semplicemente fare quattro esempi: recentemente, un ex brigatista è venuto a presentare un suo libro in un centro sociale - occupato - della Città; un po' più lontano nel tempo, un altro ex brigatista - un fanatico come Scalzone - è venuto a tenere una lezione, sempre in un centro sociale, in un immobile occupato abusivamente e di proprietà della Città, inneggiando e facendo l'apologia della lotta armata; poco più di un anno fa, un ex terrorista è stato invitato alla Fiera del Libro a presentare una sua opera; un ex terrorista lavora come staffista da un membro della Giunta torinese, precisamente dal Vicesindaco, e ciò fu anche argomento di una passata interrogazione.
Ebbene, questi esempi, ai quali si aggiunge quello del signor Piancone, a mio avviso, dipingono uno scenario inquietante circa il rapporto che la Città ha instaurato nei confronti di ex brigatisti, ex terroristi, insomma, di persone che hanno combattuto - impugnando anche le armi e sottraendo vite umane - contro lo Stato e, da quello stesso Stato, ottengono ciò che esso non riesce a garantire a tutti: casa, lavoro, sostegni economici ed assistenza. Questo è il dato, a mio avviso, sconvolgente!
Perciò, spero che, finalmente, quest'Amministrazione si ravveda e, vista l'esperienza tratta dagli atti del signor Piancone e da ciò che questi ha avuto dalla Città, colga l'occasione per dare un definitivo taglio al rapporto con chi, anche contro quest'Amministrazione e, comunque, contro lo Stato Italiano e tutti i suoi organismi, ha combattuto e fatto del male!
Torino ha già pagato molto; non voglio ricordare quanto è accaduto nei tristi anni di piombo, comunque, ha pagato un pesante tributo, purtroppo, anche di sangue, nella lotta del terrorismo.
Credo che abbia già dato più di quanto dovuto e che non sia giusto offrire un esempio di questo tipo, né nei confronti delle vittime del terrorismo e dei loro familiari, né dei torinesi perbene, di quegli onesti cittadini che, con fatica, pagano un affitto e che, tra mille difficoltà, magari, si rivolgono a questa Città, alla Commissione Emergenza Abitativa, per avere una casa.
Penso che sia davvero giunto il momento di considerare il passato, quando questo ha significato la lotta armata, il terrorismo, chiudendo definitivamente le porte a quanti, invece, con questo passato, non le ha chiuse!
Mi rendo conto che non sia facile, quando gli esempi citati dimostrano che c'è un certo approccio culturale nei confronti di quel passato.
Chiedo che davvero si consideri quanto accaduto di recente come l'ultimo degli esempi ai quali questa Città dovrà assistere.
Chiedo anche, al Vicesindaco, alla Giunta ed a tutto il Consiglio Comunale, di condannare con fermezza tutto ciò che finora la Città ha fatto per aiutare chi abbia commesso reati di terrorismo.
Questo è quanto ci aspettiamo non solo noi, come Consiglieri di Alleanza Nazionale, ma anche tutti i cittadini.
È ciò che ci si attende da un'Amministrazione ragionevole, seria e che sappia distinguere tra chi, giustamente, debba ricevere un aiuto o un sostegno, e chi, invece, abbia commesso errori tanto gravi per i quali non potrà essere perdonato ed esser messo sullo stesso piano di coloro i quali non hanno agito come lui.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Lonero.

LONERO Giuseppe
Intervengo, Presidente, perché la risposta del Vicesindaco a quest'interpellanza non è soddisfacente, anzi, è addirittura fuorviante, per certi aspetti, perché, al di là della puntualità - direi, quasi scolastica - con la quale ha risposto alle domande poste nell'interpellanza, in realtà, non ci ha dato gli elementi più importanti per fornire risposte adeguate a quanti, fuori da quest'Aula, ci chiedono spiegazioni.
Si domandano: perché le Pubbliche Amministrazioni (in generale, per non arrivare a scomodare lo Stato) coccolano così tanto chi delinque, a fronte e in dispregio dei cittadini comuni e onesti, che lavorano, non delinquono, pagano le tasse, cercano di educare i propri figli e, purtroppo, a volte, fanno fatica a trovare un posto di lavoro, una casa, ad inserirsi degnamente nella società?
Che cosa possiamo rispondere alle persone che, fuori da quest'Aula, ci pongono simili domande e che si sentono considerate cittadini di serie B, a fronte di terroristi che vengono trattati in questa maniera?
Ho omesso "ex" terroristi, perché non dimentichiamo che, poiché parliamo del signor Piancone, questi non si è mai dissociato, né tanto meno pentito; quindi, devo presumere che, ancora oggi, rifarebbe gli stessi atti scellerati che ha compiuto qualche anno fa.
Che cosa possiamo dire alle persone che, fuori da quest'Aula, si sentono considerate cittadini di serie B, nei confronti di chi ha numerosi omicidi sulle spalle e ha perpetrato delitti gravissimi contro la società?
Ebbene, dopo la risposta all'interpellanza, non abbiamo avuto ulteriori elementi da poter fornire a queste persone, in risposta ai loro dubbi e quesiti.
Non li abbiamo avuti; quindi, continueremo a non sapere perché le Pubbliche Amministrazioni si ostinino a trattare tanto bene (anzi, meglio) queste persone, al punto da trovar loro un lavoro, una casa e da metterle in semilibertà dopo pochi anni di galera, nonostante i numerosi delitti commessi!
Noi questi elementi non li abbiamo avuti, Presidente e Vicesindaco. E sono convinto che non li avremo mai, anche presentassimo, in tutti i Consigli, un'interpellanza di questo genere, su questi argomenti. Perché, evidentemente, la scelta politica, non soltanto di quest'Amministrazione, ma di tutte le Amministrazioni di sinistra, è quella di favorire queste persone, perché solamente attraverso il favore rivolto a queste persone e a questi delinquenti, si può perpetrare una sorta di disagio sociale, che va a vantaggio di certe categorie che, inevitabilmente, sono sicuramente tutte di sinistra. Mi dispiace dirlo, ma, purtroppo, registriamo a malincuore che, volutamente, la risposta a questa interrogazione è scolastica.
Il Vicesindaco ha eseguito il compitino che gli è stato chiesto, ma non ci sono stati forniti elementi di valutazione di più ampio respiro.
Non ci sono stati forniti elementi di valutazione politica, ma, probabilmente, da questa assenza di elementi, ricaviamo spunti per una lotta politica che continueremo a perpetrare, a vantaggio della gente comune, a vantaggio delle persone oneste, dei cittadini onesti, che non vogliono delinquere, eppur non volendo delinquere, ritengono lo stesso di avere diritto ad un lavoro, ad una casa, ad una vita dignitosa per loro e per le loro famiglie.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
È rientrato in Aula il Consigliere Carossa. Vuole intervenire lo stesso, ancorché in ritardo?
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
La ringrazio per avere ricordato a tutti quanti che ero in ritardo. Se voi non faceste di tutto per trasformare Torino in un esempio negativo, in Italia, io non mi sarei trovato fuori con i militanti di tutti i Partiti della minoranza a protestare contro le "sale del buco". Ecco perché sono in ritardo e la colpa è vostra!
Non voglio dilungarmi assolutamente su questo, anche perché, in quanto ultimo ad intervenire, sicuramente, chi mi ha preceduto, avrà già detto tantissime cose.
Chiedo solamente, non riferendomi alla battuta su Torino come esempio negativo (lo dico riguardo alle "stanze del buco"), che la nostra città (è un invito) possa diventare un esempio positivo. Perché non possiamo provare a ragionare? Questo sarebbe un nostro dovere. Vostro, naturalmente, che comandate, ma anche nostro, come schieramento di minoranza. Si può provare a ragionare sull'apertura di un dibattito sul miglioramento di questa Legge? Le dico solamente una cosa, Vicesindaco: lei ha fornito diversi dati e sicuramente ha ragione quando sostiene che tutto è stato fatto rispettando la Legge (vorrei ben vedere!), però, vorrei chiederle se si sente a posto e se, invece, non intenda provare a far modificare questa Legge riguardo, per esempio, al fatto che un ex terrorista, mai pentito, abbia fatto il bidello in una scuola.
Le chiedo, Vicesindaco, che, marginalmente, è responsabile di ciò, come intenda venire a capo di quanto è successo a questi ragazzini, verso i quali abbiamo un dovere ben preciso. Si sono ritrovati, di punto in bianco, un bidello gentile (lo hanno detto sui giornali: "Dov'é Jerry?"), premuroso e attento. Le ricordo come tutti i terroristi, quando venivano catturati, erano poi vicini di casa, compagni di lavoro nelle fabbriche, lavoratori totalmente integerrimi. Gente che, magari, non partecipava nemmeno troppo alle azioni sindacali. Gente assolutamente al di sopra delle parti.
Come giustifichiamo il buon Jerry? Come spieghiamo a questi bambini che il buon Jerry, invece, era un assassino? Un assassino mai pentito, un "ex" terrorista mai pentito (quindi un ex, tra virgolette). Uno che, se la pistola non gli si fosse inceppata, avrebbe di nuovo assassinato un poliziotto, o un Carabiniere! È questo il danno che abbiamo fatto ed è su questo che dovremmo ragionare veramente, se vogliamo fare qualcosa di costruttivo e positivo per la nostra nazione.
Vicesindaco, non entro nel merito del tentativo (giusto o meno) di reinserire i carcerati, detenuti anche per questo tipo di delitti. Riterrei giusto e doveroso, però, che tutti quanti entrassimo in questo dibattito sugli ex terroristi che sono reinseriti con mansioni così a contatto con i giovani, così a contatto con i cittadini!
Potrebbe essere positivo, Vicesindaco, reinserire questi ex detenuti con mansioni quale quella del giardiniere, o, come si chiamava una volta, dello stradino!
Dico questo non perché voglia imporre un lavoro più o meno duro, ma perché queste professioni non prevedono il contatto con dei ragazzi. Dobbiamo fare questo ragionamento, dovremmo partire proprio da questo caso negativo per trasformarlo in qualcosa di positivo.
Da quando sono Consigliere Comunale di minoranza, Vicesindaco, il problema che mi è stato presentato più frequentemente, dai torinesi, è quello della casa, un bisogno assolutamente primario.
Sapere che tante persone non hanno un'abitazione, perché non possono permettersela, perché il Comune non può dargliela e poi scoprire che un ex terrorista mai pentito, invece, ha un bell'alloggio nuovo, questo non mi sembra corretto. Su questo, di nuovo, dovremmo ragionare per provare a modificare qualcosa.
Ribadisco che non voglio essere troppo duro; possiamo ragionare se sia il caso di continuare con questa Legge e con il discorso del reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro e nella società, però, a mio parere, dobbiamo provare a stabilire delle regole nuove. Bisognerebbe ripartire da questa brutta esperienza capitata alla Città di Torino, probabilmente solo così riusciremo, come dicevo prima, a trasformare un fatto negativo in un fatto positivo.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Galasso.

GALASSO Ennio Lucio
Durante il dibattito mi è sovvenuta la lettura di un articolo pubblicato nella pagina culturale del "Secolo d'Italia", credo oltre 40 anni fa, che citava lo studioso Rodinò, il quale affrontava il tema della redenzione dei delinquenti.
Questo esordio per chiarire che vi è sempre stata da parte nostra un'attenzione affinché il cittadino che ha percorso le vie della delinquenza possa venire, poi, recuperato per un corretto vivere civile nella società. Evidentemente, però, è necessario rispettare alcuni canoni: intanto, la società e le Istituzioni debbono porsi correttamente in questo raffronto, ma, soprattutto, debbono cogliere quello che è il dato pregiudiziale per il percorso successivo, cioè un rinsavimento, una resipiscenza, quello che, oggi, viene comunemente chiamato un "pentimento". Si tratta, quindi, di dare la sensazione di una coscienza che, una volta sopita, ora si desta per ripercorrere le strade del corretto vivere civile. Il soggetto di cui parliamo non ha mai inviato questo segnale e, ciononostante, ha potuto godere di tutti gli accorgimenti e, persino, i privilegi che sono negati al cittadino corretto e sano.
Insisto su questo argomento, perché mi viene in mente un altro episodio, ma vorrei precisare che non è mia intenzione sollevare alcuna polemica: nel 1992-1993, i ragazzi di Azione Giovani andarono a manifestare davanti al Parlamento utilizzando lo slogan: "Arrendetevi, siete circondati", ci fu una protesta formale in Parlamento, proprio dell'attuale Presidente Napolitano, perché questo comportamento ledeva l'onore e l'onorabilità delle Istituzioni.
Di fronte ad una ferita così grave, che è sale sulle ferite che costoro hanno già procurato, non solo vi è inerzia e disattenzione, ma, addirittura, un compiacimento ed un coinvolgimento che, debbo dire, ci preoccupa molto. La nostra preoccupazione deriva dal fatto che non si è pensato ad alcun accorgimento, non c'è stata alcuna sapienza nell'aiutarlo, se proprio fosse stato meritevole di aiuto, perché, come diceva giustamente il Consigliere Carossa, questo soggetto è stato collocato nel luogo in assoluto meno indicato (in presenza di bambini e ragazzi in un momento delicato per la loro formazione, ai quali abbiamo offerto dei simboli e dei modelli che, invece, sono da cancellare).
Negli Anni Settanta è stato pubblicato un libro di Tessandori ("BR. Imputazione: banda armata"), nel quale si affrontava proprio il tema dello stile e della delicatezza con cui i terroristi si propongono: intanto, è una strategia per non destare attenzione e preoccupazione e, poi, per conquistare consensi o, comunque, ammirazione, in quanto si ergono a modello di chi vuole sovvertire le Istituzioni. Se le Istituzioni, di fronte ad una situazione del genere, sono non solo distratte, ma, per certi versi, complici, diventa obiettivamente pericoloso.
Dobbiamo riflettere su questo aspetto ed ho notato, con piacere, che il Capogruppo Giorgis ha chiesto di intervenire, perché ritengo che su una vicenda di questo genere dobbiamo assumerci la nostra responsabilità intellettuale. In questa sede, non stiamo deliberando nulla di significativo, però è importante una presa di posizione che sia chiaramente una condanna quando si affrontano vicende simili. Infatti, è necessario tener presente che i terroristi, sul loro percorso di attacco alle Istituzioni, hanno mietuto vittime innocenti, indifese ed assolutamente estranee al gioco delle Istituzioni, e questo costituisce un motivo in più di disdoro.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
A seguito della risposta puntuale del Vicesindaco, non era mia intenzione intervenire. Infatti, a mio parere, è stata fornita una risposta molto precisa, equilibrata e per nulla reticente, affrontando uno per uno i punti sollevati nell'interpellanza.
Purtroppo, nonostante le risposte equilibrate e puntuali del Vicesindaco, in quest'Aula sono emerse una serie di considerazioni che, personalmente, ritengo preoccupanti; infatti, dietro a questa facile retorica nei confronti del terrorismo, intravedo il rischio di un reale imbarbarimento dei principi basilari del nostro stare insieme. Mi riferisco a principi basilari ed aspetti elementari, che dovrebbero appartenere alla pre-politica e sui quali dovremmo convenire tutti.
Mi sembra triste dover ricordare che chi ha scontato una pena ed ha pagato il proprio debito con la giustizia è, in tutto e per tutto, un cittadino che gode dei diritti che gli altri cittadini, che non hanno commesso reati, si vedono riconosciuti dalle nostre leggi e dalla Costituzione. Allo stesso modo, mi suscita una certa tristezza dover ricordare che la nostra Costituzione, come tutte le Costituzioni europee, attribuisce alla pena una funzione rieducativa e di reinserimento sociale. Oggi, nel 2007, dover ribadire ancora questo concetto è, secondo me, motivo di tristezza. Ad esempio, le considerazioni del Capogruppo della Lega Nord, Carossa, se sviluppate in tutte le loro più banali conseguenze, potrebbero portare, nel futuro, di fronte ad una coda al pronto soccorso o alla somministrazione di terapie sanitarie necessarie ed essenziali, a distinguere tra chi si è comportato bene e chi si è comportato male. Probabilmente, il Consigliere Carossa ritiene ingiusto dover curare chi si è macchiato di crimini efferati. Ritengo che, se dovessimo arrivare a discutere di questo argomento, significherebbe che saremmo piombati, di nuovo, in un momento molto triste. Infatti, non si tratta neanche di discutere se Tizio, che ha commesso il reato più odioso, abbia o meno il diritto di condurre una vita dignitosa; si tratta di discutere di chi ha saldato persino con la giustizia il proprio debito.
L'unico dato un po' positivo che è emerso nel corso di questi interventi (ma non voglio sollevare per fatto personale), veramente molto preoccupanti, è che si afferma che la casa è un diritto fondamentale.
Per fortuna che si riconosce che la casa è un diritto fondamentale! Ma allora, se è un diritto fondamentale, cerchiamo di riconoscere tale diritto alle persone in quanto tali!
Capogruppo Carossa, almeno in Aula, abbia la cortesia e l'educazione di lasciar parlare gli altri Consiglieri, così come fanno parlare lei.
Sono terrorizzato al pensiero che lei, Capogruppo Carossa, possa trovarsi, un giorno, ad amministrare questa città. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Vorrei sperare di sollevare un po' di indignazione, se qualcuno ci ascolta, nel distinguere tra cittadini comuni e cittadini che hanno commesso reati e ne hanno pagato il prezzo con la giustizia: anche quest'ultimi sono cittadini comuni che hanno diritto a condizioni dignitose, anche durante il periodo in cui scontano la pena.
È questo che distingue la società civile da quella società che spero di non avere mai la ventura di vedere, perché una delle grandi fortune che hanno quelli che hanno la mia età è di non aver vissuto gli anni precedenti alla Costituzione, ed io spero proprio di non doverli vedere e di accontentarmi delle letture che ho fatto. Certo è che, Capogruppo Carossa, con la responsabilità che, nel nostro piccolo, abbiamo, se continuiamo a cavalcare quest'ondata di qualunquismo, di livore e di odio che c'è nella nostra società, forse anche quelli della mia generazione corrono qualche rischio.
Concludo con una considerazione, ringraziando in particolare la Giunta, nella persona del Vicesindaco Dealessandri e dell'Assessore alla Casa Tricarico, per aver saputo - di questo ero assolutamente certo, ma lo voglio dichiarare pubblicamente - resistere, senza il minimo tentennamento, senza la minima preoccupazione, a questa ondata di qualunquismo e di antipolitica, che li avrebbe, probabilmente, portati a commettere atti profondamente incivili, se avessero discriminato.
Voglio ricordare che il Ministro Castelli si dimostrò ben più civile del nostro Capogruppo della Lega Nord, perché, nel tempo in cui si decisero queste misure, come Ministro di Grazia e Giustizia diede il via libera sia alla contribuzione, sia all'esecuzione di questa legge, che proviene da quella cultura che, da Gozzini in poi, ha portato il nostro Paese a diventare più civile.
Ringrazio la Giunta, perché ha saputo resistere, senza tentennamenti, a questa ondata di qualunquismo, perché ci sono qualunquismo e preoccupazione seria laddove si mettono in contrapposizione i legittimi diritti dei cittadini che aspettano una casa e coloro che quella casa l'hanno ottenuta, pur essendosi, in precedenza, macchiati di qualche crimine, oppure essendosi, in precedenza, macchiati di qualche atto politicamente, moralmente o giuridicamente riprovevole.

CAROSSA Mario
Assassini. Assassini.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Consigliere Carossa, la invito a mantenere un atteggiamento corretto in Aula.

GIORGIS Andrea
Concludo questo intervento, dopo aver ringraziato la Giunta per il coraggio e la coerenza che io so essersi manifestata in molti altri atti, perché, di fronte a questo genere di insinuazioni e di fronte ad un'opinione pubblica che, anche in maniera comprensibile, potrebbe lamentare, di fronte ad una carenza di risorse che c'è ed è oggettiva, l'applicazione distorta di elementari principi di civiltà, perché quando le risorse sono molto scarse diventa ancora più difficile accettare un sacrificio dei propri diritti, e se questo sacrificio dei propri diritti trova un qualche appiglio di carattere demagogico, come è l'aver fatto accedere alla procedura, secondo le regole, anche chi ha pagato il proprio conto con la giustizia, allora io dico che per fortuna che c'è un'Amministrazione che ha saputo tenere la barra dritta, applicare le regole secondo principi di civiltà e rispondere in maniera equilibrata ad un attacco che ha sfiorato quasi il profilo personale.
Mi riferisco al Vicesindaco Dealessandri, che, nel definire quelli che sono i propri collaboratori, si è visto, in qualche modo, accusare di una velata, di una scarsa sensibilità nei confronti di quel dramma che è stato il terrorismo e nei confronti di ciò che il terrorismo ha prodotto nel nostro Paese.
Credo di non aver bisogno di ricordare quanto si sia condannato, con le parole e con i fatti, il terrorismo, e credo che a questa meschina accusa non si debba neanche rispondere.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Credo che, negli interventi dei Colleghi dell'opposizione - che, peraltro, condivido in toto - non ci siano attacchi alle singole persone, ma a fatti.
Capisco anche che, in questi casi, si possano avere delle defaillances, quando ci si trova di fronte a situazioni particolari non volute o dovute a fatti che non dipendono dalla politica amministrativa.
Partirei, però, da questo concetto, per cercare di arrivare a parlare di qualcosa su cui tutti noi possiamo impegnarci, cioè la condivisione dei lavori. Noi non vogliamo attaccare il Vicesindaco Dealessandri, l'Assessore Tricarico o le singole persone, vogliamo cercare di discutere, affinché questo tipo di situazione non si verifichi nuovamente: a mio giudizio, è questo che intendevano dire i Colleghi Consiglieri nei loro interventi. Non volevano assolutamente andare sul fatto personale nei confronti della politica, volevano soltanto cercare di portare la discussione ad un livello tale per evitare, in futuro, il verificarsi di episodi di questo genere.
In questo caso, infatti, a mio giudizio, si è sempre lì, al limite tra il senso di sicurezza, legalità e giustizia ed il senso di solidarietà, a metà tra perdono e recupero.
In questo momento, per quanto riguarda la nostra parte politica, stiamo dando la priorità assoluta al senso di legalità e di giustizia ed è lì che vogliamo arrivare.
Se oggi alla politica viene chiesta una fedina penale intonsa per poter accedere agli incarichi pubblici, così, a nostro giudizio, dev'essere per i benefici pubblici e chi accede a questi benefici dovrebbe, perlomeno, non essersi macchiato di atti assolutamente barbarici, come possono essere gli atti di terrorismo.
In questo senso, chiedo alla Giunta, al Sindaco e al Vicesindaco una riflessione attenta, affinché questi problemi, in particolare quello sollevato dal Consigliere Carossa, cioè il problema della casa, vadano affrontati in modo che il cittadino comune sia privilegiato in questo senso. Ritengo che, per coloro che si macchiano di atti (anche se scontati nella pena, Consigliere Giorgis) così gravi come quello di terrorismo o di omicidio, l'accesso ai benefici pubblici debba essere assolutamente regolamentato o, perlomeno, riverificato.
Tutto questo non per essere un Paese incivile, ma per essere un Paese degno, dignitoso, reale, in sintonia con ciò che oggi chiede la gente: è su questo aspetto che vogliamo porre l'attenzione.
Questo esempio, a nostro giudizio, calza bene anche per le narcosale, di cui parleremo stasera. Come Città di Torino, a mio giudizio, ci stiamo qualificando o squalificando, a seconda della parte politica, a causa di alcuni passi in avanti che non sono assolutamente in sintonia con le reali esigenze della città e dei cittadini. L'apertura delle narcosale o l'assegnazione della casa pubblica ai terroristi sono due elementi che qualificano Torino non come una città dotata di buonsenso e in sintonia con il cittadino, ma come una città che si occupa di qualcosa che, oggettivamente, non è una priorità per la città stessa.
È per questo motivo che chiediamo al Presidente, al Sindaco, al Vicesindaco, alla Giunta e ai Consiglieri di maggioranza una riflessione attenta, non per accusare qualcuno, ma perché un simile episodio, nel futuro, non si verifichi più.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Gallo Domenico.

GALLO Domenico
Rinnovo la solidarietà agli Assessori Dealessandri e Tricarico, soprattutto per l'equilibrio che hanno dimostrato in una discussione che, francamente, sentiti gli interventi di alcuni Consiglieri dell'opposizione, ritengo non comprensibile.
Stiamo discutendo di una legge dello Stato, che, in questo momento, i Colleghi stanno mettendo in discussione: diversamente, non si comprendono le ragioni del loro intervento. Forse, siamo arrivati al punto che l'unico strumento utilizzato da alcuni Consiglieri o Gruppi, in una questione tanto importante come la droga, è la propaganda politica, ma una propaganda di basso profilo (infatti, abbiamo assistito a diverse sceneggiate, nelle scorse settimane, anche in Commissione).
Detto questo, va bene anche lo spettacolo, ma la propaganda su questioni così drammatiche rappresenta un modo di far politica davvero incomprensibile.
Non c'è rispetto delle Istituzioni, come è stato dimostrato oggi con il grido "assassini, assassini!" (e, Presidente, la prego di prendere atto di come si è agito in quest'Aula); manca il senso dello Stato quando un Consigliere interviene in questi termini di fronte ad un intervento equilibrato del Collega Giorgis, il quale metteva soltanto in evidenza il fatto che una persona che ha espiato la pena ha il diritto di avere l'opportunità di un inserimento sociale. Francamente, sono esterrefatto!
Rispondo al Consigliere Carossa di guardare in casa propria, alle azioni di alcuni suoi Colleghi che sono stati condannati per atteggiamenti simili ad atti di terrorismo.
Più volte, il Collega Carossa si è permesso di parlare sulle questioni del terrorismo come se noi fossimo fiancheggiatori del terrorismo! Quindi il Vicesindaco, in qualche senso, sarebbe un fiancheggiatore dei terroristi!
Lo trovo veramente un modo incredibile di fare politica e credo che la propaganda sia legittima, ma che questa abbia un limite: siamo di fronte alla Legge n. 381 che dà la possibilità, a persone che hanno avuto problemi, di reinserirsi nella società. Ricordo che, all'interno delle categorie svantaggiate, non ci sono soltanto gli ex detenuti, gli ex terroristi, ma ci sono alcolisti, tossicodipendenti, soggetti disabili, persone che hanno difficoltà ad essere avviate al lavoro. Senza questa Legge, migliaia e migliaia di persone non avrebbero possibilità. E poiché stiamo parlando di questa Legge, che ha dato possibilità anche ad un ex o attuale terrorista (io non lo so) di essere inserito in graduatoria per ottenere la casa, mi chiedo cosa c'entri l'Amministrazione Comunale!
C'è stato un incidente di percorso che semmai chiamerebbe in causa la Magistratura, perché io non so cosa facesse il signor Piancone nei momenti di semilibertà. Magari lo sapete voi! Magari avreste potuto aiutarci denunciando insieme a noi il fatto che il signor Piancone continuasse a fare il rapinatore e il terrorista.
Sono scandalizzato dal comportamento del Consigliere Carossa, ma anche di qualche altro Collega che ha fatto passaggi molto delicati nel suo intervento, anzi vergognosi!
In conclusione, ricordo l'atteggiamento equilibrato dei due Assessori che, di fronte a queste provocazioni, hanno mantenuto la calma. Quindi, siamo con loro contro queste becere accuse, questa becera propaganda, perché questa è propaganda, non politica!

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Vicesindaco, per la replica.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
Ho cercato di rispondere alle questioni che mi sono state poste nell'interpellanza, fornendo degli strumenti, nel caso in cui il Consiglio volesse riflettere. Ne tirerò fuori alcuni, si potrebbero fare molte considerazioni.
Nell'interpellanza non si chiedeva un commento politico, tanto meno un dibattito sul terrorismo, o su come questo è stato affrontato. Avendo vissuto quegli anni in prima fila e, spero comprensibilmente, per l'intera comunità del territorio torinese, dalla parte giusta (molto spesso, mi è toccato fare commemorazioni e organizzare manifestazioni), io non avrei nessun problema a discuterne. Non credevo, però, che si volesse discutere di questo argomento, ma che si volesse capire come si affrontano queste situazioni.
Anzitutto, nessuno ha dato la casa a questo signore; abbiamo detto che aveva i requisiti e quindi una cooperativa gli ha assegnato una casa.
Secondo, è sempre una cooperativa che gli ha dato il lavoro, non la Città di Torino. Noi non abbiamo assunto nessuno e non aveva bisogno di nessuna certificazione da parte del Comune per accedere a quel lavoro.
Ho detto semplicemente che abbiamo applicato la Legge, ma non solo. È stato detto che sarebbe più utile dare più spazio agli altri e meno a queste persone. A parte che, su questo, valgono tutte le considerazioni che facevano sia il Consigliere Giorgis che il Consigliere Gallo, cioè il fatto che la legge definisce uno stato di diritto per ciascuno di noi, in qualsiasi situazione si trovi. Quindi, come ho detto, un ex detenuto, nel momento in cui ha pagato il suo debito, non ha più diritto a rientrare nella Legge n. 381; fa parte del 30% solo se è in condizioni di semilibertà, cioè tra coloro che la Legge vuole favorire.
Inoltre, si dice che in questo modo si favoriscono queste persone. Ma la Legge ha esattamente questo fine: favorire quelle persone! Con questa Legge si vogliono favorire proprio quelle persone che sono maggiormente in difficoltà, creando una serie di categorie. Semmai si potrebbe discutere sul fatto che ne abbiamo allargato la fascia.
Il Regolamento n. 307 non ha introdotto solo le categorie della Legge n. 381, così come le ho riferite, ma ha introdotto anche gli altri livelli di criteri (cosiddetti CEE) che riguardano sostanzialmente tutti coloro che hanno difficoltà date dalla disoccupazione. Quindi, fino a quando non c'è stato il Regolamento n. 307 la Legge n. 381, riguardava persone disabili o tossicodipendenti, alcolisti ed ex detenuti, ma grazie al Regolamento n. 307 approvato dal Consiglio Comunale, abbiamo allargato questa fascia anche alle donne in difficoltà e alle persone che perdono il lavoro e che per lungo tempo si trovano in disoccupazione. Quindi, se gli interventi miravano a fare questa cosa, in realtà, si è già corretto.
Nessuno di noi (questa ne è la dimostrazione) ha inteso favorire qualcuno al posto di un altro: dal punto di vista dell'applicazione è dimostrato che non è così. Tuttavia, come non prendere in considerazione il fatto che, al limite, si potrebbe discutere se oggi questo strumento sia sufficiente in rapporto alla necessità di reinserimento, considerando il fatto che, per fortuna, sul nostro territorio non ci sono più ex terroristi, anche perché la stagione si è conclusa dal punto di vista dei processi, per cui nessun ex detenuto si trova più in quella condizione. Questo era l'ultimo dei casi per queste ragioni
Semmai bisogna discutere sul fatto che su 276 aventi diritto solo 5 sono detenuti, ma come ho già detto, si utilizzano anche altri strumenti. Quindi, quello che non viene fatto esattamente con l'applicazione della Legge n. 381 e del Regolamento n. 307 del Consiglio Comunale viene fatto attraverso la Legge Regionale n. 45 e con i POR, cioè i finanziamenti europei, che sono finalizzati al reinserimento lavorativo, tra i quali alcuni molto specifici.
D'altra parte, faccio questa considerazione: se noi non pensiamo al reinserimento e al recupero, che soluzione c'è per la nostra società? Nessuna! Anzi, credo che dovremmo discutere se facciamo abbastanza per il reinserimento ed il recupero di queste persone. Questo a prescindere dalla questione particolare degli ex terroristi (o terroristi, come sono stati definiti).
Per questa ragione, non credo che la Città di Torino, dal punto di vista delle esperienze, si possa definire sicuramente la migliore, ma sicuramente è una delle esperienze fatte in maniera assolutamente equilibrata che ha provato a dare una risposta alle categorie deboli.
Infine, per riprendere il caso ricordato dal Consigliere Giorgis, la concessione della semilibertà non è dovuta ad una decisione della Città, ma ad una decisione presa da parte del Governo nella persona del Ministro Castelli (semmai ce la dovremmo prendere con lui per aver concesso la semilibertà!). Per questa ragione, credo che dobbiamo discutere rispetto all'insieme di come queste situazioni si affrontano. In conclusione, mi sento di fare un paio di riflessioni sul modo di affrontare il problema nel suo insieme.
Per quanto riguarda la prima, in realtà, nel passato abbiamo assistito ad un fenomeno terroristico fortissimo e ad una reazione importante da parte delle forze politiche della società civile, che ha condotto ai processi e, di conseguenza, alle condanne; l'utilizzo di questi strumenti ha fatto in modo che non vi siano stati ritorni negativi.
I fatti citati dal Consigliere Ravello non rientrano nei casi di reinserimento lavorativo e recupero svolti su questo territorio e, per quanto riguarda quel che è avvenuto sul nostro territorio, la nostra Amministrazione ha stigmatizzato e preso le distanze da chi è andato fuori dalle righe.
Vorrei chiedere un chiarimento al Consigliere Ravello (che faceva riferimento ad altri casi): quando una persona ha saldato il suo debito ed è avvenuta la reintroduzione dal punto di vista della cittadinanza (riacquisendo tutti i diritti), perché dovremmo spiegare il motivo per cui ha ottenuto i suoi diritti? Spiegatemi voi perché non dovrebbe avere i suoi diritti! Per quale motivo devo essere io a dimostrarlo? Non mi voglio dilungare su questa discussione, anche perché il Consigliere non è presente, ma volevo comunque precisare che questo è il mio parere.
C'é stato il periodo della lotta (alla quale ho partecipato), il periodo delle condanne, il periodo in cui si sono scontate le pene e, adesso, è il momento della riconciliazione. È così in tutti i Paesi che provano a venir fuori da pagine tristi e buie, per cercare di ricreare una condizione, non solo di civiltà, ma di comunità.
Per rispondere al Consigliere Ravello mi sono riferito a questi fatti, proprio per far comprendere che la vicenda del signor Piancone è diversa. Si tratta della storia di un uomo che non ce l'ha fatta, che non è rientrato in un percorso di reinserimento, del quale, comunque, ha potuto beneficiare, come è normale che sia, visto che il nostro Paese - e di questo dobbiamo andare fieri - è uno Stato di diritto e siamo tenuti a rispettare la legge; è questo che ci rende in condizione e in forza di poter, non solo discutere, ma anche giudicare.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Dichiaro conclusa la discussione dell'interpellanza generale.
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