| Interventi |
| MENSIO Federico Grazie, Presidente. Ci troviamo oggi a discutere di una delibera che riguarda la realizzazione di un'opera su un'area particolare, come una storia che viene da lontano e che senza voler scendere molto nei particolari però è bene fare chiarezza su come oggi siamo qui a discutere di questo atto. Verso la metà del 2015 la Giunta Comunale, in particolare l'allora Assessore all'Urbanistica propone al Consiglio Comunale la realizzazione di un supermercato nelle zone comprese tra la via Sant'Ambrogio e Sant'Antonino, utilizzando la famosa o famigerata Legge 106, ovvero quella Legge che permette, cito testualmente, "la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare". In effetti quell'area, via Sant'Ambrogio-via Sant'Antonino, presenta quelle caratteristiche e la richiesta prevede la costruzione di una piastra commerciale sulla superficie disponibile di circa 8.000 metri quadri. Tuttavia ne vengono concessi solo 4.000, ma per non perdere, come ci è stato più volte rammentato, gli altri 4.000 metri quadri di superficie con lo stesso medesimo atto, per la prima volta nella storia della Città, si dà l'interesse pubblico affinché quei 4.000 vengano delocalizzati su un'altra area cosa che sì è prevista dalla Legge, ma non è assolutamente obbligatoria. Tuttavia ci preme evidenziare che l'area scelta per l'atterraggio non presenti proprio le caratteristiche previste dalla Legge. Si tratta, infatti, di un'area privata a parco, area per di più che si trova di fronte ad un mercato cittadino di una zona già abbondantemente servita da strutture commerciali analoghe. Vengono fatte numerose discussioni in Circoscrizione e in Comune sempre cercando di tranquillizzare tutti, ma la verità di cosa si volesse edificare in quel luogo era ben chiaro a tutti i Consiglieri che hanno votato favorevolmente quel provvedimento: una struttura commerciale misto alimentari di 2.500 metri quadri, e anche come sarebbe stata realizzata dal punto di vista architettonico avendo allegato a quella delibera - allegato 30 per vostra informazione - il progetto preliminare. Comunque, (audio disturbato) quindi si dava per assodato che sarebbe stato costruito un supermercato con tanto di manifesto interesse pubblico nella delocalizzazione, ma un modo un po' più (audio disturbato) non ci si prese contestualmente l'onere di approvare il Permesso di Costruire, demandando a successivo provvedimento, punto 3 della delibera. Vale la pena di ribadirlo, un voto sul suolo, solo sul Permesso di Costruire. Infatti, i proponenti a fine dicembre 2015 presentarono il Permesso di Costruire sulla base della delibera di Consiglio, quella di cui sopra, che aveva già deliberato l'interesse pubblico dell'atterraggio della capacità edificatoria, (audio disturbato) anche dalla convenzione notarile, ad ottenere il 30/12/2015, punto 19, ovvero a tutti gli effetti un contratto tra Comune e privato, un contratto tra le parti; in caso di revoca per sopravvenuti motivi di interesse pubblico la normativa vigente, comunque ricordo, prevede un indennizzo. Il Permesso di Costruire rimase quindi sospeso (audio disturbato) delle elezioni comunali 2016 perché forse la precedente Maggioranza in Consiglio non si volle accollare l'onere di approvare un progetto che, probabilmente, sotto elezioni poteva creare qualche ripercussione. Già, perché in una lettera che aveva come oggetto "domanda di autorizzazione di media struttura di vendita in corso Brunelleschi angolo via Bardonecchia" l'allora Assessore al Commercio chiedeva in data 4 marzo, evidenziava in data 4 marzo 2016 all'allora Assessore all'Urbanistica i problemi che potevano derivare dall'insediamento della struttura nei confronti del mercato, sottolineando come ultima frase che "pertanto allo stato attuale non ci sono gli elementi per valutare positivamente la richiesta in oggetto". In data 6 aprile 2016, una seconda Commissione dove si discuteva la petizione per non delocalizzare la Superficie Lorda di Pavimento dell'intervento originario, gli ufficio tecnici del Comune, ed in particolare il dottor Cortese, fu chiaramente espresso che la decisione di localizzare era ben chiara perché a precisa domanda se si poteva scegliere di non delocalizzare la risposta fu positiva, ovvero che la scelta spettava al Consiglio Comunale e sempre nella stessa seduta si ricordava che erano assai probabili delle penali se si fosse revocato il provvedimento. Ad un certo punto, poi, i popoletti ricorrono al TAR per avere risposta alla loro richiesta di fine 2015, il TAR quindi dà ragione a loro, intima a questo consesso in merito al progetto con limitatissimo margine di discrezionalità in capo al Consiglio Comunale. Giudizio che si basa anche sul fatto che era già stato rilasciato un parere di massima favorevole in data 4 aprile 2016, cioè due giorni prima della discussione della petizione, eccoci arrivati ad oggi. In questi anni, in più riprese, nei Consigli di Circoscrizione, nelle sedute di Commissione in Comune, non ultima quella di due settimane fa, ci siamo sentiti ripetere un'altra, "che si può scegliere di fare dietrofront perché è nostra facoltà", dimenticando però che ciò causerebbe con altissime probabilità un danno erariale per la Città stimato in non meno 1,5 milioni di euro, anche perché il valore di quel terreno forse anche in forza di un interesse pubblico già espresso, anche come ha ribadito la sentenza del TAR e con atto già votato, è probabilmente cresciuto rispetto ad analoghe aree cittadine. Si potrebbe non votare perché non c'è interesse pubblico a costruire un supermercato in quell'area cosa invece già stabilita dal 2015, già detto più volte prima, e ribadita dalla sentenza del Tribunale amministrativo, ribadita dalla sentenza del Tribunale Amministrativo. Il Consiglio non si dovrebbe esprime come stiamo facendo sul Permesso di Costruire, cosa ribadita sia dalla delibera del 2015 e sia dalla sentenza che lei cita, cito: "il progetto presentato dai ricorrenti dovrà essere esaminato dal Consiglio Comunale". Si potrebbe costruire una RSA o un'altra struttura non commerciale dimenticando che nella delibera del 2015 è chiaramente indicata la tipologia di struttura commerciale M- SAM 4, nota misto alimentare, fatto peraltro desumibile anche dal famoso allegato 30. Si potrebbe fare una variante urbanistica ex post per bloccare il tutto dimenticando che sarebbe assai probabile oggetto di ricorso e che comunque inutile considerato che la Legge 106 prevede la deroga alle prescrizioni dei piani regolatori. Siamo liberi di fare tutto ciò, il Consiglio è sovrano, ci viene spesso ricordato, noi in qualità di Maggioranza potremmo fare tutto ciò; già ma perché allora nel 2015 la Maggioranza in essere non ha deciso di non delocalizzare? Perché sapendo che si sarebbe edificato un supermercato non si è voluto verificare la delibera lasciando aperte altre possibilità? Perché è stato accettato l'allegato di progetto preliminare proprio di un supermercato se le intenzioni erano altre? Perché non si è revocata in allora la delibera? Come mai la lettera dell'Assessore al Commercio è rimasta evidentemente lettera morta? Come mai è stato dato parere di massima favorevole? E soprattutto perché il Consiglio non si è mai espresso in tempo utile tra il 31/12/2015 e il 6 aprile 2016? Diciamocelo francamente, è facile fare i profeti ora, è facile cercare di far cadere le scelte su altri cercando di sbolognare i problemi che si sono creati in allora. Un famoso adagio si adatta bene a questa situazione paradossale: "del senno di poi sono piene le fosse" Quindi, in forza di quanto sinora espresso siamo oggi chiamati obbligatoriamente dal TAR ad esprimerci con questa delibera, grazie, Presidente. |