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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 8 Ottobre 2007 ore 14,00
Paragrafo n. 6
INTERPELLANZA 2007-05976
?CAMPO NOMADI DI STRADA DEL PORTONE? PRESENTATA DAI CONSIGLIERI COMUNALI RAVELLO, GHIGLIA, VENTRIGLIA E GALASSO IN DATA 14 SETTEMBRE 2007.
Interventi

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200705976/02, presentata in data 14 settembre 2007, avente per oggetto:
"Campo nomadi di Strada del Portone"

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Rispondono gli Assessori Borgogno e Borgione.
La parola all'Assessore Borgogno.

BORGOGNO Giuseppe (Assessore)
Per quanto riguarda la questione di Strada del Portone, risponderò alla parte di mia competenza, mentre, per quella posta in generale, riferirà dopo l'Assessore Borgione.
Mi risulta che il parcheggio citato nell'interpellanza sia completamente funzionante, perché, da quanto ho potuto ricostruire, forse, gli interpellanti facevano riferimento ad un gruppo di Camminanti Siciliani, i quali sarebbero giunti in città - così pare - nell'imminenza della morte di un congiunto, ricoverato presso un ospedale torinese, peraltro allontanatisi senza che si rendesse necessario alcun particolare tipo d'intervento.
Tuttavia, ciò mi consente di dire che, attorno a questo tema, si usa - spesso semplificando e, talvolta, a sproposito - il termine "nomadi" per definire categorie di persone fra loro molto diverse.
In questo caso, mi pare che si trattasse effettivamente di un gruppo di persone dedite al nomadismo, cioè, che girano in vari luoghi del nostro Paese e, forse, anche di altri Paesi europei.
Però, non c'entra nulla con un fenomeno, in generale, legato all'arrivo massiccio (in particolare, dalla Romania, mentre queste non erano neppure persone di origine rumena, per intenderci) di un gran numero di persone, le quali, spesso, non si possono definire nomadi. Si tratta di persone, con caratteristiche spesso diverse, le quali si stanziano in un luogo, trovano sistemazioni di fortuna (anche in prossimità di campi cosiddetti "di nomadi") e svolgono attività che, ancorché irregolari, sono legali (per esempio, alcune donne fanno le badanti, mentre certi uomini fanno i muratori e quant'altro); insomma, il fenomeno che abbiamo di fronte è molto complesso.
Per il problema di questi gruppi, come citato nell'interpellanza, posso semplicemente ripetere la mia opinione, perché l'ho già espressa diverse volte: mi sembra utile che la nostra Città si doti di campi di transito, ossia di luoghi nei quali queste carovane di persone, che arrivano, possano trovare una sistemazione, per un certo periodo, per poi proseguire nei percorsi che hanno previsto; questo, secondo me, permetterebbe di separare due fenomeni, fra loro molto diversi, e di governare meglio una situazione piuttosto complessa.
Poi, sul resto, parlerà l'Assessore Borgione, perché ne ha specifica delega; tuttavia, relativamente al secondo punto, di fronte alle dimensioni che ha assunto il fenomeno in generale (infatti, si tratta di un fenomeno migratorio molto consistente, riguardante praticamente tutta l'Europa meridionale), secondo la mia personale opinione, il problema non consiste negli sgomberi, come viene detto nell'interpellanza, perché, interpretato in questo modo, diventa un puro gioco a ping-pong fra un Comune e l'altro e fra una situazione e l'altra, che lascia il tema intatto. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che, spesso, in questo genere di problemi sono coinvolti anche bambini, minori e persone anziane, quindi, si tratta di una questione molto delicata.
Il problema, semmai, è darsi delle politiche, che riguardano - credo -, a livello nazionale, il Parlamento ed il Governo, nonché il rapporto con il Governo rumeno, e, a livello locale, politiche che non devono interessare ogni Città o ogni Comune che provi a spostare altrove il proprio problema, ma dev'essere anzi un lavoro di concertazione, di governo comune, almeno, di area metropolitana, rispetto ad un fenomeno che - piaccia o no - esiste, va affrontato e governato.
Ritengo che ciò non possa essere realizzato attraverso gli sgomberi, mentre la questione è ben diversa per quanto riguarda il contrasto alle attività illecite e criminose, che talvolta si concentrano dentro questi fenomeni.
Innanzitutto, bisogna poter governare un simile fenomeno, attraverso politiche da adeguare ad una situazione nuova, che è mutata, in quanto la Romania appartiene all'Unione Europea, il flusso migratorio è molto aumentato negli ultimi mesi e, quindi, occorrono pure strumenti nuovi per affrontare quella che qualcuno definisce un'emergenza, mentre io ritengo che non bisognerebbe trattarla come tale, bensì come un problema che esiste e va affrontato in quanto tale.
Poi, se si governa meglio il fenomeno, forse, sarà anche più semplice contrastare i fatti e le attività illecite ed illegali che talvolta stanno dentro questo problema; invece, il fatto che si mescoli tutto, senza analizzare un fenomeno con caratteristiche nuove e senza farsi carico dei vari problemi che ciò implica, limitandosi ad evocare gli sgomberi, francamente, mi pare assolutamente insufficiente, inadeguato al momento ed una semplificazione persino pericolosa, la quale rischia d'innescare fenomeni che, anziché farcene comprendere l'origine e permetterci d'intervenire efficacemente, potrebbero pure provocare qualche problema a soggetti particolarmente deboli.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola all'Assessore Borgione.

BORGIONE Marco (Assessore)
Aggiungo soltanto alcune considerazioni di natura più generale, perché si fa riferimento anche ad altri campi nomadi abusivi, sparsi per la città.
La questione è più complessa di come, inevitabilmente, può essere descritta ed ha una valenza che richiede un inquadramento più generale: non esistono, infatti, soluzioni ottimali in tasca ad un'Amministrazione locale che possano risolvere una situazione così complicata, anche perché la presenza non è univoca, nel senso che, generalmente, si parla di campi nomadi abusivi, ma - penso che lo sappiano sia il Consigliere, sia il Consiglio, sia la Giunta - non è esattamente la situazione che troviamo in tutte le aree occupate senza autorizzazione da persone che non sono nomadi (ma che arrivano, probabilmente, dalla Romania e che non hanno attività nomade).
Collegare lo sgombero di Strada del Portone alla situazione degli altri campi sparsi per la città sembra quasi, implicitamente, chiedere uno sgombero a tutto campo, cosa che non avviene a Torino, ma che non avviene neanche nelle altre città italiane che stanno affrontando la tematica non soltanto in termini di presidio del territorio da parte della Polizia, ma anche di ricerca di soluzioni sociali e lavorative.
Bisogna ricordare che a Roma vi è una situazione ben peggiore e che nemmeno a Milano, dove il colore dell'Amministrazione è diverso, si procede in termini di sgombero coatto, manu militari.
Si sta cercando, quindi, di separare gli insediamenti relativi alla popolazione nomade Rom rumena, serba, bosniaca e croata dagli insediamenti di persone che, invece, nomadi non sono; si sta anche cercando di dividere coloro che si fermano temporaneamente sul territorio e che svolgono attività nomade (e che, quindi non hanno una stanzialità sul territorio) da coloro che, invece, non hanno alcun mezzo (né una roulotte, né un'automobile, né un camper) e vivono nelle baracche che si costruiscono con materiale di fortuna.
È un lavoro che stiamo cercando di intraprendere a livello sovracomunale, ma soprattutto a livello sovranazionale, per capire con le autorità rumene (e questo sarà l'oggetto della missione diplomatica che avverrà la prossima settimana con Sindaco e Prefetto a Bucarest e a Bacau) se sia possibile attivare collaborazioni tra Governi, anche perché abbiamo capito esserci, da parte della Romania, una certa disponibilità (sia di interesse, sia di risorse) a tentare collaborazioni con gli altri Stati della Comunità Europea.
L'argomento è, quindi, oggetto di quotidiane riflessioni; essendo le soluzioni non univocamente condivise da tutti, stiamo cercando la strada migliore per venirne a capo.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ravello.

RAVELLO Roberto Sergio
Devo dire che, in questa occasione, sono rimasto particolarmente colpito dalla risposta dell'Assessore Borgogno.
Al di là del fatto che, a quanto ci consta, l'occupazione abusiva del parcheggio del cimitero è realmente avvenuta (non è vissuta soltanto nella nostra immaginazione), onestamente, Assessore, non le so dire - ma questo avrebbe dovuto essere lei a dirlo con chiarezza e con certezza - ad opera di chi sia stata effettuata, se dai Camminanti Siciliani o dai Rom.
Se lei, però, ha avuto modo di leggere con attenzione il testo dell'interpellanza, ha anche potuto notare che non abbiamo fatto alcun riferimento esplicito all'etnia degli occupanti, ma ci siamo riferiti esclusivamente al problema.
Indipendentemente dall'origine degli occupanti, il problema è esistito, è stato particolarmente sentito dalla popolazione ed è stato prontamente risolto dall'Amministrazione che, secondo quanto riportato dagli organi di stampa cittadina, è intervenuta per lo sgombero immediatamente dopo la presentazione di questa interpellanza.
Sono lieto di credere nelle coincidenze e sono convinto che si sia trattato di una coincidenza: ho appreso con soddisfazione la notizia dello sgombero (sgombero che, peraltro, è avvenuto). Evidentemente, se si è intervenuti per sgomberare e riportare alla normalità una situazione che, di normalità, ne aveva poca, l'Amministrazione ha ritenuto che fosse doveroso farlo.
Quello che più mi ha colpito è il resto dell'intervento, come sempre molto interessante e motivo di stimolo per ampi dibattiti e più approfondite discussioni che, purtroppo, non si possono limitare ad un confronto testa a testa, battuta a battuta, nella discussione delle interpellanze.
Devo dire, però, che mi ha preoccupato, e non poco, l'approccio descritto dall'Assessore Borgogno circa le intenzioni dell'Amministrazione nel far fronte ad un problema che, oggettivamente, è sempre più sentito. Mi aspetto, infatti, che l'atteggiamento di un Assessore che ne ha la competenza, in una città come Torino (che di campi nomadi ne ha - a mio avviso - più che a sufficienza), possa essere l'esatto contrario di quello secondo cui sono pericoloso io, che chiedo lo sgombero, invece che il campo nomadi.
Questo è il senso delle sue parole, Assessore: lei ha descritto, infatti, le evocazioni di sgombero come pericolose (sarà divertente andare a rileggere il resoconto). Di conseguenza, mi sento un soggetto pericoloso per la mia comunità, nel momento in cui non evoco gli sgomberi, ma semplicemente li auspico o li chiedo.
Ho sempre avuto idea - e credo che questa idea sia abbastanza condivisa dai cittadini torinesi - che fosse più pericoloso un campo nomadi, ancor più se abusivo, piuttosto che chi ne chiede lo sgombero.
Allora, se l'idea di questa Amministrazione è che io sia più pericoloso di un campo nomadi abusivo, effettivamente immagino che ci sia qualcosa che non va: non tanto in me, che mi faccio portavoce di un malessere, quanto nell'Amministrazione che, evidentemente, ha un approccio deviato nei confronti di un problema oppure è soggiogata da un'impostazione culturale caratterizzata da un eccessivo solidarismo.
Nessuno dimentica che, intorno ai campi nomadi, siano essi abusivi o regolari, purtroppo, c'è un substrato di sfruttamento, di malessere sociale e di disagio: nessuno lo dimentica. Pur chiedendo lo sgombero, Alleanza Nazionale ed io non abbiamo mai chiesto che l'Amministrazione non si facesse carico del malessere e del disagio sociale che ruota attorno ai campi nomadi; abbiamo semplicemente, sempre e costantemente, ritenuto che la priorità fosse quella di mantenere un livello di decenza e di rispetto delle norme intorno a queste aree.
Sentir dire che è pericoloso chiedere gli sgomberi (Assessore, la vedo poco convinto, ma questo è ciò che lei ha detto), è drammaticamente preoccupante da parte di questa Amministrazione.
Non approfondisco oggi, perché non voglio tediarla oltre, il tema dei campi transito: si tratta sicuramente di un'idea interessante, su cui si può discutere, ed è sicuramente qualcosa in più rispetto a quanto fatto finora dall'Amministrazione.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola all'Assessore Borgogno, per una breve replica.

BORGOGNO Giuseppe (Assessore)
Anzitutto, ho detto prima - e ripeto - che quanto riferito in questa sede è esattamente ciò che mi è capitato di dire in ogni occasione in cui si è discusso dell'argomento, compresa la Commissione, dove ho sempre detto che, non avendo io questa delega (per fortuna sua, forse, Consigliere Ravello, non ce l'ho), questo è il mio punto di vista, cioè il punto di vista che ho riportato in tutte le situazioni in cui si è discusso dell'argomento.
Non ho affatto detto che lei è pericoloso; dico soltanto che, a fronte di un flusso migratorio che pare riguardare circa 1.000 persone (e forse qualcosa di più) che, ogni giorno, arrivano in Italia, molte delle quali non sono quelle che immagina lei, Consigliere Ravello (cioè persone di dotate di roulotte o camper), ma sono persone, invece, che finiscono a vivere nei pressi dei campi nomadi, in baracche che si autocostruiscono, e che non compiono attività illegali o criminali, ma svolgono lavori forse irregolari ma non illeciti (è questa la novità del fenomeno), mettere tutto insieme è pericoloso. Se, infatti, non si fa un'analisi e non si danno risposte selettive, se si mischia tutto quanto, si rischia di produrre effetti negativi nei confronti delle fasce deboli e si rischia di dare la risposta sbagliata ad un problema che ha caratteristiche e complessità molto importanti.
Altro è contrastare l'illegalità e la criminalità che, talvolta, sono connesse con l'insieme del fenomeno.
È più semplice portare a compimento questo lavoro se, innanzitutto, se ne comprende la complessità e poi se ci si dota di una politica e si prova ad intervenire su un fenomeno molto vasto e diffuso. Così facendo, diventa anche più facile svolgere quel tipo di intervento.
Non è possibile attuare la politica degli sgomberi. Che cosa potrebbe succedere? Un'altra città si ritroverebbe ad avere lo stesso problema. O insieme ci si dà una politica ed un quadro di interventi, almeno su scala metropolitana, altrimenti il fenomeno, naturalmente, è destinato a crescere nel tempo e, fisiologicamente, ad essere affrontato con strumenti inadeguati.
Ritengo che, per le attuali caratteristiche del fenomeno, lo strumento dello sgombero, come lei lo ha qui definito, Consigliere Ravello, sia inadeguato, perché il problema è ben più complesso.
Per quanto riguarda la vicenda di Strada del Portone, si trattava, come ho detto, di Camminanti Siciliani e non c'è stato alcuno sgombero. Semplicemente, qualcuno ha detto loro che non si può stare in un parcheggio. Queste persone, allora, sono andate via; non è stato come lei pensa. È più chiaro, adesso?

RAVELLO Roberto Sergio
(Intervento fuori microfono).

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
L'interpellanza è discussa.
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