| Interventi |
| ARTESIO Eleonora Grazie. Il termine "decoro urbano" riferito a queste situazioni che sono comparse sui quotidiani nella settimana scorsa, è attribuito evidentemente in ragione di una indulgenza rispetto al tema dei DASPO urbani e rispetto alle modalità con le quali la questione è stata raccontata sugli organi di informazione. Credo che la complessità del tema non possa corrispondere evidentemente alla sola accezione del decoro urbano. Partirei dall'inizio. Abbiamo letto in questa settimana che il servizio nasce all'interno dell'organizzazione del Comando dei Vigili Urbani ed era attivo fin dal 2015, poi abbiamo letto dalle dichiarazioni del neo comandante del Corpo di Polizia Municipale che saranno 20 anni che si effettuano questi interventi, che sono caratterizzati prevalentemente come questioni di igiene ambientale a cui i Vigili Urbani danno supporto; poi abbiamo letto una dichiarazione dell'Assessore alle Politiche Sociali, che dichiara di non essere informata di questi procedimenti, salvo accertamenti da realizzarsi in seno alla Giunta e in seno alla struttura. Con la sua risposta assumiamo il fatto che l'operazione è in capo al Comando di Polizia Municipale e che il Comando di Polizia Municipale opera in forma bisettimanale attraverso le metodiche che lei ha descritto, allora... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Opera una volta a settimana, nelle metodiche da lei descritte. Allora, questa è la prima informazione che assumiamo; il commento allo stato delle cose. Allora, appare evidente che esistano, in tutte le Amministrazioni, delle procedure volte a conservare la pulizia dei luoghi. È altrettanto evidente che in queste situazioni specifiche gli interventi di rimozione e di pulizia non coinvolgono l'abbandono di materiali e di cose, ma coinvolgono la presenza di persone e quindi non può essere un intervento esclusivamente di carattere ambientale. È ovvio che non essendo un intervento di questa natura, è un intervento che prevede la collaborazione delle competenze sociali e la collaborazione delle competenze sociali, evidentemente, non può essere improvvisata; non basta leggere un documento nel quale si comunica l'elenco delle sedi di ricovero e di ospitalità notturna, evidentemente va condotto da coloro che hanno la professionalità per farlo, cioè una professionalità relazionale sul piano sociale. È ovvio che la competenza relazionale è anche dei Vigili Urbani, ma non esisterebbero professioni sociali se non esistesse una squisitamente dedicata alle relazioni con queste particolari condizioni sociali. Quindi il primo tema è: come comunica il Comando di Polizia Municipale con l'organizzazione dei Servizi Sociali? Questo mi pare il primo tema, perché forse se avvenissero in modo compreso le varie procedure che lei, Assessore, ha elencato, non rileggeremmo sui giornali che la persona viene addirittura informata da uno dei condomini sul fatto che si stanno asportando le carte, i cartoni, le coperte, il giaciglio, così come abbiamo letto sui giornali. Se le persone fossero state preventivamente avvertite o avrebbero cercato la soluzione nell'elenco delle opportunità messe a disposizione, oppure, avrebbero provveduto a trasferirsi per non incorrere in quel tipo di comportamenti adottati sia dall'AMIAT, sia dal Comando di Polizia Municipale. Quindi, il tema è che ci sembra essere mancata una comunicazione tra le due competenze che intervengono su questa questione. Terza ed ultima questione, sulla quale concludo, è quella delle alternative, perché abbiamo già discusso in questo Consiglio, nella settimana scorsa, il tema dell'emergenza freddo. Abbiamo ricevuto una serie di informazioni; io faccio presente soltanto una questione, che gli altri colleghi hanno già approfondito: esiste un tema di riorganizzazione dei posti letto nei ricoveri notturni; esiste un tema dei servizi a bassa soglia, dove la bassa soglia, evidentemente, contempla che le persone che accedano siano accolte per come sono, per il tempo in cui vogliano permanere e non siano necessariamente disponibili all'inserimento in un circuito di inclusione sociale. La loro prima preoccupazione è di ripararsi da un rischio immediato; la prima preoccupazione di una società civile sarebbe proteggerli da quel rischio immediato. Allora, siamo sicuri che sulla bassa soglia ci sia la potenzialità sufficiente? Siamo sicuri che se domani le persone, che sono state contattate nell'altra tipologia di intervento, quella della Polizia Municipale, decidessero di rivolgersi ai servizi a bassa soglia, troverebbero l'accoglienza necessaria anche solo dal punto di vista numerico? A me sembra che la questione abbia bisogno di una regia e di un governo più condivisi tra la dimensione sociale e la dimensione del controllo del territorio e che questo governo condiviso non debba vedere, come vittime della mancata condivisione, i diretti interessati, come abbiamo letto, ma neanche le professionalità dell'ente perché le professionalità dell'ente, in questa vicenda, risultano tutte umiliate: una quelle sociali, per non essere state attori, anzi essere risultati un elemento di contraddittorietà; la Boa Urbana Mobile porta le coperte, la Polizia Municipale le sottrae, e dall'altro lato, umiliate, perché diventano, come dire, gli esecutori di ordini di cui fino a questa risposta non sapevamo nemmeno l'origine. |