| Interventi |
| TRESSO Francesco Sì, grazie, Vice Sindaco. Ma, il quadro che ne emerge non è poi di tutta questa normalità, come lei ci ha raccontato perché, provo a riassumere brevemente quella che è stata la vicenda di Urban Lab, che ha caratterizzato anche un po' questo primo periodo - fin da subito devo dire - anche l'attività della Giunta e siccome è un po' paradigmatico anche di quello che è stato il modo di operare di quello che tutto sommato è, anche in altre circostanze, abbiamo visto, un modus operandi da parte della Giunta. Perché vede, Vice Sindaco, lei da subito ci ha detto che aveva manifestato l'intenzione di rivedere la funzione di quest'ente accorpando in Urban Center l'attività di Torino Internazionale, di Torino Smart City e Fondazione Contrada, e fin qui nulla da eccepire, anche perché questo era in ottemperanza a quello che erano i dettami della Legge Madia che chiedeva di ridimensionare il numero delle partecipate in base a criteri di ottimizzazione e in più si è detto che si voleva anche rivedere un po' la funzione dell'ente, e ricordo che in merito anche al destino e al sistema di lavoro di Urban Center - io lo chiamo ancora Urban Center secondo la precedente denominazione - erano state anche proposte due mozioni che comunque richiamavano, in estrema sintesi, al concetto di partecipazione, di poter aver un luogo di confronto e di procedere anche alla definizione operativa cercando di coinvolgere il più possibile risorse che nella città operano e che possono avere a pieno titolo, diciamo, possibilità di esprimere le loro visioni sulle trasformazioni della città. Poi tutto rimane un po' sotto traccia - e io lo avevo già anche segnalato in precedenti interventi - che anche sui temi che la città stava affrontando, primo fra questi la Variante al Piano Regolatore, proprio Urban Center avrebbe potuto comunque essere proprio un luogo di confronto e discussione per elaborare delle visioni strategiche che tutto sommato avrebbero potuto coinvolgere anche più confronti e più voci nel dare quest'impostazione, questa visione, a supporto anche di quello che la città stava facendo. A fine anno poi ci viene proposta, di fretta, una delibera, come lei ha citato, in cui si definiscono le modifiche statutarie di Urban Center, la nascita di Urban Lab e viene allegato un piano operativo ed economico, finanziario, un po' generico, che di fatto non chiarisce - o meglio si fatica a comprendere - le finalità e le modalità operative. Peraltro, la nuova struttura di questa gestione di Urban Center risulta piuttosto allargata, perché come lei ci ha richiamato è costituita da un'assemblea, da un Presidente, da un Consiglio Direttivo, con un proprio Direttore, oltre a questo advisory board. Quindi è una struttura articolata, complessa, che sicuramente si prefigge anche di allargare il campo di azione, non il campo operativo. Questo a fronte, però, di una diminuzione di risorse, perché io ho guardato i dati, per esempio, di quanto i due soci, Comune di Torino e Compagnia di San Paolo, hanno stanziato sulle precedenti realtà che costituiscono il nuovo Urban Lab e sono scesi, dal 2015 al 2017, rispettivamente per il socio Comune di Torino e il socio Compagnia di San Paolo del 41 e del 25%. Quindi. in sostanza temo stiamo richiamando delle situazioni che, purtroppo, abbiamo già visto anche in altri ambienti; mi ricordo, per esempio, quello che è successo con la Fondazione Torino Musei: si assegna al Presidente un compito anche di maggiore rilievo, con un campo operativo anche più allargato e intanto gli tagliamo le risorse. Quindi, anche questo è un meccanismo che non ci è molto chiaro. La delibera viene approvata poco prima di Natale, tra l'altro, appunto, dovendo anche..., già era stato fatto presente che comunque mancava un assenso da parte del socio di riferimento, della Compagnia di San Paolo. Lei poi ci dice che è stato trasmesso; comunque ad oggi non ci è ancora dato di sapere se la Compagnia abbia recepito il piano industriale, lo abbia avvallato, e poi nel periodo vacanziero esce - con sette giorni di tempo per presentare la candidatura - il bando che assegna questa figura; anche, comunque, una figura importante, in un ruolo di governo di un ente che al pari di molte altre città italiane, non solo italiane, indirizza, aiuta e supporta l'attività dell'Amministrazione in questo campo. Allora, ecco, poi lei ci dice che comunque è una prassi di non lasciare troppo tempo, che comunque i tempi non erano perentori. Però, ci è sembrato, che la cosa sia un po' sfuggita di mano e che anche le procedure non siano state proprio un esempio di cristallinità, se vogliamo dire, di trasparenza, nei percorsi e nell'applicazione dei percorsi partecipati, che tanto sono stati declamati. Quindi, io prendo atto di quanto lei ci ha oggi raccontato, ritengo che continua ad essere, per esempio, è anche complicato capire l'operatività del Presidente in assenza e di aver già designato il comitato direttivo, questo advisory board la cui funzione, di nuovo, a me non è proprio estremamente chiara. Ho sentito, oggi, che comunque è intenzione dell'Amministrazione fare dei nuovi bandi - non si capisce quando - quindi anche l'operatività, poi di tutto il complesso di questo Urban Lab, viene ad essere un pochino monco nel momento in cui c'è solo un presidente, ma ancora non è stato designato il resto della struttura, ecco, che la compone. Credo che sia opportuno, al più presto so che ci sarà una Commissione, in cui potremo confrontarci col direttore di Urban Lab, ma sicuramente su questo sarà opportuno avere un ulteriore approfondimento non appena il Presidente sarà designato anche per capire un poco, davvero, le modalità operative, le tempistiche che ci si prefigge e quali siano i ruoli che Urban Lab deve rivestire nell'ottica di questa dichiarata volontà di partecipazione e di offrire un luogo di scambio e di confronto reale all'Amministrazione che non sia solo invece un ambiente in cui viene semplicemente richiamato quello che l'Amministrazione sta facendo, ma che sia un luogo anche in nome della terzietà che più volte è stata richiamata. |