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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 18 Dicembre 2017 ore 14,00
Paragrafo n. 29
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2017-05357
ASSOCIAZIONE URBAN CENTER METROPOLITANO: MODIFICHE STATUTARIE E PIANO OPERATIVO ED ECONOMICO-FINANZIARIO IN ATTUAZIONE DELLE LINEE OPERATIVE SULLA RAZIONALIZZAZIONE DI ALCUNI ENTI NO PROFIT PARTECIPATI DALLA CITT?. APPROVAZIONE.
Interventi
LAVOLTA Enzo (Vice Presidente Vicario)
Grazie Presidente. Ma, stiamo assistendo, da un anno e mezzo, ormai, ad una forma
nuova di democrazia recitativa, in cui, non solo come nei casi più clamorosi, a livello
internazionale, come quello di Trump, si evita l’intermediazione dei corpi sociali, di
tutti coloro i quali hanno qualcosa da dire, con un rapporto diretto con le comunità, che
si vorrebbe, in qualche modo, rappresentare e guidare. Una forma di democrazia
recitativa, nella quale, più voci recitano delle parti, senza sapere, effettivamente, né
l’oggetto, né conoscere il canovaccio e senza neanche sforzarsi di capire, di trasmettere
un senso rispetto all’azione di governo. Questa democrazia recitativa che, ovviamente,
io ho solo abbozzato, ma nel corso delle prossime settimane proverò a comprendere
meglio, a definire meglio, trova sintesi in provvedimenti come questi, in dibattiti come
quello che stiamo, a cui stiamo assistendo, per cui, il Consigliere Carretto, che ringrazio
per l’intervento che ha fatto, non è neanche in grado di ammettere cosa è successo. Che
cosa è successo? È successo che la Compagnia San Paolo, che contribuisce ad alcune
azioni, alcune politiche dell’Amministrazione, ha detto “cara Città di Torino, noi non
siamo più disponibili a dare risorse, soldi, a enti strumentali, finché non ci dite, finché
non li riorganizzate questi enti, e non ci dite quali sono le vostre priorità, quali sono le
finalità che volete perseguire”. È successo, durante questo dibattito, che questa Città
non ha fornito priorità, e adesso spiegherò perché, ma si è accontentata di subire una
scelta, che è quella della Compagnia di San Paolo. Non mi risulta che ci sia stata una
ferma obiezione, o ci sia stata la volontà di costruire un percorso, tant’è vero che nella
democrazia recitativa, l’attore Damiano Carretto ci dice “questo è l’inizio di un
percorso, vedremo, andremo avanti per approssimazioni successive”. Io credo alla
buona fede, perché è un interprete, è un attore, una comparsa, assolutamente
inconsapevole, quindi io credo alla sua buona fede. Faccio, però, fatica a credere che ci
sia una progettualità, perché c’è un’assoluta distanza, direi, siderale, tra le parole che
ascoltiamo nei convegni, nei seminari, del Professor Montanari, e poi l’attuazione di
alcuni provvedimenti, di alcune scelte politiche. Perché, siccome non ho molto tempo,
faccio un esempio concreto. Credo che il Professor Montanari, in più di un’occasione, il
Vice Sindaco Montanari, in più di un’occasione, abbia voluto raccontare e testimoniare
in coerenza con la campagna elettorale, quanto è importante che sia, per questa
Amministrazione, promuovere interventi di efficienze energetiche, di efficientamento
energetico del patrimonio pubblico e privato. Bene, abbiamo appena approvato una
delibera, pochi minuti fa, che dice, sostanzialmente a un concessionario impianto
sportivo, sappi, che noi vogliamo che tu porti avanti un intervento di efficientamento
energetico. Bene, uno dei soggetti che oggi si chiude, viene abolito, che è la Fondazione
Torino Smart City, che, da un certo punto di vista, guardate, è meglio così, è meglio
chiuderlo, perché avrebbe voluto dire continuare a tenere alta l’attenzione su temi
internazionali, avrebbe voluto dire fare lo sforzo di essere presenti in reti internazionali,
come Eurocities, avrebbe voluto dire continuare a lavorare su attività di partenariato,
con enti strumentali di altre Città europee, confrontarsi con Fraunhofer Institute, con
tutti quegli altri istituti e centri di ricerca che, a livello europeo, portano avanti, con
attenzione, il tema dell’innovazione, in particolare, dell’innovazione sociale.
Un’ambizione troppo alta per questa Amministrazione, è bene chiuderla quella
Fondazione, io sono d’accordo. Ma tra i tanti soggetti, perché, tanto, uno strumento, o lo
usi, oppure è meglio metterlo da parte, soprattutto se ha dei costi da sostenere, però, al
di là dell’ambizione, dei temi dell’innovazione, un po’ troppo alti per questa
Amministrazione, c’era una cosa molto banale e pratica che faceva la Fondazione
Torino Smart City, che era lo svolgimento di un’attività prevista, a supporto, di uno dei
più importanti strumenti che la Città di Torino ha a disposizione, nel perseguire quegli
obiettivi di efficientamento energetico del patrimonio, pubblico e privato. Questo
strumento ha un nome e un cognome, si chiama Allegato Energetico Ambientale. Si
chiama Allegato, perché è allegato, fisicamente, al regolamento edilizio della Città di
Torino. Che cosa faceva la Fondazione Torino Smart City? Grazie a delle
professionalità importanti, a dei tecnici, dei professionisti, faceva una cosa che la Città
di Torino, da sola, non può fare, cioè, monitorava, validava, certificava, controllava le
pratiche energetiche edilizie che i professionisti costruttori proponevano
all’Amministrazione. Vi faccio un esempio, il centro direzionale Lavazza, molto
efficiente, dal punto di vista energetico, ma questo vale anche per la ristrutturazione di
casa mia, di un sottotetto, di una mansarda, propone alla Città di Torino un intervento di
efficientamento energetico. Il nostro regolamento, anzi, il nostro allegato regolamento
edilizio, consente di avere degli sconti sugli oneri urbanizzazione. Più tu sei virtuoso,
meno consumi, dal punto di vista energetico, più io, Torino, Città di Torino, riconosco
consapevolmente quello sforzo. Dove sta la consapevolezza? Sta nel fatto che,
perlomeno, quel progetto lo prendo in mano, lo vaglio, lo controllo. Bene. La
Fondazione Torino Smart City faceva questo lavoro per la Città di Torino, 4.000, mi
corregga se sbaglio, più di 4.000 pratiche energetiche edilizie controllate, ogni anno, più
di 4.000. Sapete che cosa è successo nell’ultimo anno? Dal 1° gennaio 2017, questa
Città, la Città di Torino, credo, inconsapevolmente, non voglio credere che ci sia stato
un input politico del Professor Montanari, ha smesso di controllare le pratiche
energetiche edilizie, cioè, uno strumento che consentiva all’operatore privato di essere
incentivato nello svolgere attività di efficientamento energetico, tramite il controllo
puntuale di quelle pratiche. Non viene più fatto. Questo cosa vuol dire? Che gli
operatori hanno smesso di presentare i progetti? No, fortunatamente, un po’ meno di
prima. Qualcuno continua a presentarli questi progetti, ma l’epilogo dell’iter
amministrativo che consentiva di quantificare lo sconto sugli oneri di urbanizzazione, a
seguito di una verifica tecnica, che, ripeto, dal primo gennaio non viene più fatta, sapete
a chi è assegnata? All’autocertificazione del privato. Cioè, io privato, voglio efficientare
la mia mansarda, vado in Comune, presento il progetto, chiedo lo sconto sugli oneri e
non è più il Comune, come una volta, che quantifica lo sconto in base al progetto che
viene esaminato. No, basta una mia autocertificazione, per cui, se io chiedo lo sconto
del, dico delle cifre a caso, del 20%, io autocertifico che il mio intervento, le prestazioni
energetiche, interventi di efficientamento energetico, che vado a promuovere,
sostanzialmente, meritano un riconoscimento della Città di Torino, che, a differenza del
passato, il riconoscimento non è più consapevole, perché non c’è più un tecnico
incaricato dalla Città di Torino a controllare. Questo succede nella democrazia
recitativa, in cui la comparsa Damiano Carretto ci spiega che è stato fatto un bel lavoro
con la Compagnia San Paolo, questo succede, che si stanno uccidendo, chiudendo, delle
attività utili alla promozione del nostro territorio, nel silenzio assordante di tutti. Perché,
guardate, secondo voi, si lamenta un costruttore a fronte del fatto che viene meno un
controllo, da parte della Città di Torino, se può autocertificare che fa un intervento di
efficientamento energetico che gli produce uno sconto? Ma certo che non si lamenta.
Oddio, ci sono dei tecnici che, invece, vedevano nella Fondazione Torino Smart City,
un soggetto a cui telefonare e chiedere delle informazioni e poter riorientare i proprio
progetti. Ma tutto questo non viene più fatto, dal 1° gennaio 2017. Quindi, c’è una
distanza siderale, Vice Sindaco, tra le cose che sentiamo da lei nei convegni, e quello
che si pratica in questa Amministrazione, quindi, ben venga questa delibera. Si chiuda
la Fondazione Torino Smart City, perché, tanto, la Compagnia di San Paolo aveva detto
alla Città di Torino, lo aveva detto anche già precedentemente “Cercate di aggregare”,
no? “Cercate di compattare tutti questi soggetti che sono tanti, che sono frammentati,
sono tanti enti frammentati che vanno in direzioni molto diverse”. Devo riconoscere, lo
aveva detto alla precedente amministrazione, l’avrà detto anche a questa. Il punto è, ma
che cosa si fa di questo nuovo soggetto? Il Presidente Damiano Carretto ci dice
“Vedremo”, per approssimazioni successive, insomma, la SPA, questa fantomatica
democrazia recitativa, ci accontentiamo, oggi, con questa delibera, di recepire
un’indicazione della Compagnia di San Paolo. Non sappiamo qual è la direzione di
marcia, ovviamente, ci riempiranno la testa di tante fantasiose suggestioni che poi, però,
concretamente, si scontrano col fatto che la Città di Torino continua a ridurre attività e
servizi. Quindi, ben venga questa delibera, si chiuda la Fondazione Torino Smart City,
perché, tanto, era uno strumento che non veniva più utilizzato, non si partecipa più a
molti importanti reti internazionali, e di questo mi dispiaccio, per la Città di Torino. La
Fondazione Torino Smart City ci aveva accompagnato nel percorso che aveva
consentito all’istituzione Commissione Europea, di riconoscere Torino tra le capitali
europee dell’innovazione, su temi importanti legati anche all’innovazione sociale,
questo non avverrà più. Perché? Perché non c’è ambizione, non c’è visione, non c’è
strategia, quindi, ben venga la riduzione dei costi, sì, ben venga la riduzione dei costi,
perché, tanto, i costi sostenuti sarebbero inutili e vanificabili da un’inerzia e da una,
diciamo, democrazia recitativa, che ormai caratterizza questa nostra Amministrazione.

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