| Interventi |
| LAVOLTA Enzo (Vice Presidente Vicario) Grazie Presidente. Ma, stiamo assistendo, da un anno e mezzo, ormai, ad una forma nuova di democrazia recitativa, in cui, non solo come nei casi più clamorosi, a livello internazionale, come quello di Trump, si evita l’intermediazione dei corpi sociali, di tutti coloro i quali hanno qualcosa da dire, con un rapporto diretto con le comunità, che si vorrebbe, in qualche modo, rappresentare e guidare. Una forma di democrazia recitativa, nella quale, più voci recitano delle parti, senza sapere, effettivamente, né l’oggetto, né conoscere il canovaccio e senza neanche sforzarsi di capire, di trasmettere un senso rispetto all’azione di governo. Questa democrazia recitativa che, ovviamente, io ho solo abbozzato, ma nel corso delle prossime settimane proverò a comprendere meglio, a definire meglio, trova sintesi in provvedimenti come questi, in dibattiti come quello che stiamo, a cui stiamo assistendo, per cui, il Consigliere Carretto, che ringrazio per l’intervento che ha fatto, non è neanche in grado di ammettere cosa è successo. Che cosa è successo? È successo che la Compagnia San Paolo, che contribuisce ad alcune azioni, alcune politiche dell’Amministrazione, ha detto “cara Città di Torino, noi non siamo più disponibili a dare risorse, soldi, a enti strumentali, finché non ci dite, finché non li riorganizzate questi enti, e non ci dite quali sono le vostre priorità, quali sono le finalità che volete perseguire”. È successo, durante questo dibattito, che questa Città non ha fornito priorità, e adesso spiegherò perché, ma si è accontentata di subire una scelta, che è quella della Compagnia di San Paolo. Non mi risulta che ci sia stata una ferma obiezione, o ci sia stata la volontà di costruire un percorso, tant’è vero che nella democrazia recitativa, l’attore Damiano Carretto ci dice “questo è l’inizio di un percorso, vedremo, andremo avanti per approssimazioni successive”. Io credo alla buona fede, perché è un interprete, è un attore, una comparsa, assolutamente inconsapevole, quindi io credo alla sua buona fede. Faccio, però, fatica a credere che ci sia una progettualità, perché c’è un’assoluta distanza, direi, siderale, tra le parole che ascoltiamo nei convegni, nei seminari, del Professor Montanari, e poi l’attuazione di alcuni provvedimenti, di alcune scelte politiche. Perché, siccome non ho molto tempo, faccio un esempio concreto. Credo che il Professor Montanari, in più di un’occasione, il Vice Sindaco Montanari, in più di un’occasione, abbia voluto raccontare e testimoniare in coerenza con la campagna elettorale, quanto è importante che sia, per questa Amministrazione, promuovere interventi di efficienze energetiche, di efficientamento energetico del patrimonio pubblico e privato. Bene, abbiamo appena approvato una delibera, pochi minuti fa, che dice, sostanzialmente a un concessionario impianto sportivo, sappi, che noi vogliamo che tu porti avanti un intervento di efficientamento energetico. Bene, uno dei soggetti che oggi si chiude, viene abolito, che è la Fondazione Torino Smart City, che, da un certo punto di vista, guardate, è meglio così, è meglio chiuderlo, perché avrebbe voluto dire continuare a tenere alta l’attenzione su temi internazionali, avrebbe voluto dire fare lo sforzo di essere presenti in reti internazionali, come Eurocities, avrebbe voluto dire continuare a lavorare su attività di partenariato, con enti strumentali di altre Città europee, confrontarsi con Fraunhofer Institute, con tutti quegli altri istituti e centri di ricerca che, a livello europeo, portano avanti, con attenzione, il tema dell’innovazione, in particolare, dell’innovazione sociale. Un’ambizione troppo alta per questa Amministrazione, è bene chiuderla quella Fondazione, io sono d’accordo. Ma tra i tanti soggetti, perché, tanto, uno strumento, o lo usi, oppure è meglio metterlo da parte, soprattutto se ha dei costi da sostenere, però, al di là dell’ambizione, dei temi dell’innovazione, un po’ troppo alti per questa Amministrazione, c’era una cosa molto banale e pratica che faceva la Fondazione Torino Smart City, che era lo svolgimento di un’attività prevista, a supporto, di uno dei più importanti strumenti che la Città di Torino ha a disposizione, nel perseguire quegli obiettivi di efficientamento energetico del patrimonio, pubblico e privato. Questo strumento ha un nome e un cognome, si chiama Allegato Energetico Ambientale. Si chiama Allegato, perché è allegato, fisicamente, al regolamento edilizio della Città di Torino. Che cosa faceva la Fondazione Torino Smart City? Grazie a delle professionalità importanti, a dei tecnici, dei professionisti, faceva una cosa che la Città di Torino, da sola, non può fare, cioè, monitorava, validava, certificava, controllava le pratiche energetiche edilizie che i professionisti costruttori proponevano all’Amministrazione. Vi faccio un esempio, il centro direzionale Lavazza, molto efficiente, dal punto di vista energetico, ma questo vale anche per la ristrutturazione di casa mia, di un sottotetto, di una mansarda, propone alla Città di Torino un intervento di efficientamento energetico. Il nostro regolamento, anzi, il nostro allegato regolamento edilizio, consente di avere degli sconti sugli oneri urbanizzazione. Più tu sei virtuoso, meno consumi, dal punto di vista energetico, più io, Torino, Città di Torino, riconosco consapevolmente quello sforzo. Dove sta la consapevolezza? Sta nel fatto che, perlomeno, quel progetto lo prendo in mano, lo vaglio, lo controllo. Bene. La Fondazione Torino Smart City faceva questo lavoro per la Città di Torino, 4.000, mi corregga se sbaglio, più di 4.000 pratiche energetiche edilizie controllate, ogni anno, più di 4.000. Sapete che cosa è successo nell’ultimo anno? Dal 1° gennaio 2017, questa Città, la Città di Torino, credo, inconsapevolmente, non voglio credere che ci sia stato un input politico del Professor Montanari, ha smesso di controllare le pratiche energetiche edilizie, cioè, uno strumento che consentiva all’operatore privato di essere incentivato nello svolgere attività di efficientamento energetico, tramite il controllo puntuale di quelle pratiche. Non viene più fatto. Questo cosa vuol dire? Che gli operatori hanno smesso di presentare i progetti? No, fortunatamente, un po’ meno di prima. Qualcuno continua a presentarli questi progetti, ma l’epilogo dell’iter amministrativo che consentiva di quantificare lo sconto sugli oneri di urbanizzazione, a seguito di una verifica tecnica, che, ripeto, dal primo gennaio non viene più fatta, sapete a chi è assegnata? All’autocertificazione del privato. Cioè, io privato, voglio efficientare la mia mansarda, vado in Comune, presento il progetto, chiedo lo sconto sugli oneri e non è più il Comune, come una volta, che quantifica lo sconto in base al progetto che viene esaminato. No, basta una mia autocertificazione, per cui, se io chiedo lo sconto del, dico delle cifre a caso, del 20%, io autocertifico che il mio intervento, le prestazioni energetiche, interventi di efficientamento energetico, che vado a promuovere, sostanzialmente, meritano un riconoscimento della Città di Torino, che, a differenza del passato, il riconoscimento non è più consapevole, perché non c’è più un tecnico incaricato dalla Città di Torino a controllare. Questo succede nella democrazia recitativa, in cui la comparsa Damiano Carretto ci spiega che è stato fatto un bel lavoro con la Compagnia San Paolo, questo succede, che si stanno uccidendo, chiudendo, delle attività utili alla promozione del nostro territorio, nel silenzio assordante di tutti. Perché, guardate, secondo voi, si lamenta un costruttore a fronte del fatto che viene meno un controllo, da parte della Città di Torino, se può autocertificare che fa un intervento di efficientamento energetico che gli produce uno sconto? Ma certo che non si lamenta. Oddio, ci sono dei tecnici che, invece, vedevano nella Fondazione Torino Smart City, un soggetto a cui telefonare e chiedere delle informazioni e poter riorientare i proprio progetti. Ma tutto questo non viene più fatto, dal 1° gennaio 2017. Quindi, c’è una distanza siderale, Vice Sindaco, tra le cose che sentiamo da lei nei convegni, e quello che si pratica in questa Amministrazione, quindi, ben venga questa delibera. Si chiuda la Fondazione Torino Smart City, perché, tanto, la Compagnia di San Paolo aveva detto alla Città di Torino, lo aveva detto anche già precedentemente “Cercate di aggregare”, no? “Cercate di compattare tutti questi soggetti che sono tanti, che sono frammentati, sono tanti enti frammentati che vanno in direzioni molto diverse”. Devo riconoscere, lo aveva detto alla precedente amministrazione, l’avrà detto anche a questa. Il punto è, ma che cosa si fa di questo nuovo soggetto? Il Presidente Damiano Carretto ci dice “Vedremo”, per approssimazioni successive, insomma, la SPA, questa fantomatica democrazia recitativa, ci accontentiamo, oggi, con questa delibera, di recepire un’indicazione della Compagnia di San Paolo. Non sappiamo qual è la direzione di marcia, ovviamente, ci riempiranno la testa di tante fantasiose suggestioni che poi, però, concretamente, si scontrano col fatto che la Città di Torino continua a ridurre attività e servizi. Quindi, ben venga questa delibera, si chiuda la Fondazione Torino Smart City, perché, tanto, era uno strumento che non veniva più utilizzato, non si partecipa più a molti importanti reti internazionali, e di questo mi dispiaccio, per la Città di Torino. La Fondazione Torino Smart City ci aveva accompagnato nel percorso che aveva consentito all’istituzione Commissione Europea, di riconoscere Torino tra le capitali europee dell’innovazione, su temi importanti legati anche all’innovazione sociale, questo non avverrà più. Perché? Perché non c’è ambizione, non c’è visione, non c’è strategia, quindi, ben venga la riduzione dei costi, sì, ben venga la riduzione dei costi, perché, tanto, i costi sostenuti sarebbero inutili e vanificabili da un’inerzia e da una, diciamo, democrazia recitativa, che ormai caratterizza questa nostra Amministrazione. |