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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo alla discussione congiunta dell'interpellanza n. mecc. 200704313/02, presentata in data 27 giugno 2007, avente per oggetto: "Stabilizzazione delle insegnanti di religione delle scuole dell'infanzia municipali" e dell'interpellanza n. mecc. 200704583/02, presentata in data 6 luglio 2007, avente per oggetto: "Stabilizzazione delle insegnanti di religione cattolica delle scuole dell'infanzia del Comune di Torino" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Chiedo ai Consiglieri Angeleri ed Olmeo se è possibile ottenere dall'Assessore un'unica risposta, trattandosi del medesimo argomento; successivamente sarà offerta ad entrambi la possibilità di intervenire per replicare, eventualmente, a quanto relazionato dall'Assessore. La parola all'Assessore Saragnese. SARAGNESE Luigi (Assessore) Com'é noto, con la Legge Finanziaria del 2007 si è avviato un processo che permette la regolarizzazione di quei rapporti di lavoro a tempo determinato che, negli ultimi anni, hanno assunto dimensioni molto significative negli Enti Locali. In particolare, in alcuni settori dell'Amministrazione, fra cui i Servizi Educativi, sono notevolmente incrementati i rapporti di lavoro a tempo determinato, soprattutto come effetto, da una parte, del blocco delle assunzioni, che ha costretto Amministrazioni ed Enti Locali a sopperire alle esigenze del personale con la stipula di rapporti di lavoro a tempo determinato, e, dall'altra, dei numerosi pensionamenti che, non potendo essere sostituiti da rapporti di lavoro a tempo indeterminato, hanno provocato un incremento del numero di persone assunte a tempo determinato. Ricordo che, trattandosi di istituzioni educative (asili nido e scuole dell'infanzia), l'entità del personale occorrente è determinato dalla legge stessa e non si può derogare. Attraverso un accordo fra le organizzazioni sindacali aziendali e la Giunta Comunale e grazie ad una deliberazione del 12 giugno, si è giunti a dare concretezza a quanto previsto dalla Finanziaria e a quantificare, sulla base delle esigenze dei servizi e delle disponibilità finanziarie, il numero dei lavoratori ai quali applicare la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, immettendo in ruolo, in sostanza, questo personale. Per quanto riguarda la Divisione dei Servizi Educativi, si tratta di 116 persone che, avendo i requisiti di legge, saranno destinate (hanno formalmente assunto servizio oggi stesso) a coprire gli organici dei nidi e delle scuole dell'infanzia comunali sulla base di una specifica graduatoria, elaborata tenendo conto delle pregresse anzianità di servizio e degli incarichi svolti. In questo modo, abbiamo applicato quanto disposto dalla Legge Finanziaria, in particolare il comma 588 della Legge 296/2006, e quanto disposto dalla circolare interpretativa predisposta dall'ANCI, successivamente al varo della Legge Finanziaria. Ricordo quali sono i requisiti fissati dalla Legge Finanziaria stessa. E' necessario che il personale sia in servizio, a tempo determinato, da almeno tre anni, anche non continuativi, che consegua tale requisito in virtù dei contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006, che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della Legge Finanziaria e che sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o, comunque, previste dalla legge. Quest'ultimo requisito si coniuga con la condizione della relazione necessaria tra assunzione e posti in organico, cioè con i requisiti previsti dalle norme nazionali e di settore per la copertura di quei posti specifici. Dunque è evidente che, per svolgere la funzione di insegnante di scuola dell'infanzia o di educatore di asilo nido, i candidati debbano possedere, oltre ai requisiti di anzianità prima richiamati, anche gli specifici richiesti titoli professionali. Per quanto riguarda gli insegnanti delle scuole dell'infanzia, l'abilitazione all'insegnamento per le scuole materne paritarie è prevista dalla Legge 62/2000, articolo 1, comma 4, lettera G; mentre, per gli educatori di nidi, ci si riferisce ai regolamenti regionali, alla norma di legge n. 3 del 1973 e al DGR del 2003. Questi sono stati i presupposti che hanno determinato le condizioni per trasformare il rapporto di lavoro: naturalmente, tutti i 116 candidati che sono stati assunti hanno dovuto dimostrare di esserne in possesso e sono stati, per questo motivo, stabilizzati. Per quanto riguarda gli insegnanti di religione cattolica delle scuole dell'infanzia, la prima questione che voglio precisare è che l'obbligo per gli Enti Locali che sono gestori di queste scuole consiste nel garantire alle famiglie, che espressamente lo richiedano, tale insegnamento, prevedendo che lo stesso insegnamento sia impartito da apposito personale che, per la nostra Città, è annualmente indicato dalla Curia Metropolitana. In questo senso, ricordo che l'intesa tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana (in realtà, le intese sono due: quella del 14/12/1985 e quella del 13/6/1990) prevede esclusivamente l'obbligo per le scuole materne di impartire per gli allievi che se ne avvalgono sessanta ore di insegnamento annuale pro capite e che, pertanto, il numero di insegnanti ed, eventualmente, il numero settimanale di ore di insegnamento svolte dalle singole insegnanti può variare in relazione alle domande pervenute, cioè a quanti genitori chiedono di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica per i propri figli. In sostanza, la norma non prevede né, tanto meno, precostituisce la costituzione di una pianta organica e di una specifica figura professionale definibile come insegnante di religione cattolica, stante che le norme concordatarie sono pienamente rispettate già con l'attivazione dell'insegnamento, cioè con l'impegno dell'ente gestore (in questo caso dell'Amministrazione Comunale) di assicurare l'insegnamento della religione cattolica. Soccorrono a questa tesi la condizione della relatività, tra virgolette, del loro insegnamento e - cosa che, nella fattispecie, configura, in qualche modo, una non stabilità - una precarietà delle cattedre annualmente da assegnare, al punto che le stesse cattedre, di anno in anno, variano, in crescita o in diminuzione, nel numero di ore, a seconda delle domande dei genitori. Quindi è una precarietà, ma molto relativa, perché, anche in forza di una sentenza della Corte Costituzionale del 1999, non può dirsi assoluta, dal momento che l'incarico annuale degli insegnanti di religione cattolica si intende confermato qualora permangano le condizioni ed i requisiti prescritti. Pertanto, non vi è alcuna discriminazione nei confronti degli insegnanti di religione cattolica che, anzi, nei loro contratti a tempo determinato fruiscono della retribuzione anche nei periodi di sospensione dell'attività didattica (luglio ed agosto), cosa che non avviene per tutti gli altri insegnanti con contratti a tempo determinato, per i quali non è prevista la retribuzione estiva (gli altri insegnanti di scuola dell'infanzia con contratti a tempo determinato percepiscono la retribuzione fino al 30 giugno). Infine, va rilevato che anche nelle scuole statali la figura dell'insegnante di religione cattolica è stata sempre confinata nella specie del contratto a tempo determinato e questo fino a tempi molto recenti (fino al 2003), quando la Legge 186 ha previsto la costituzione del ruolo specifico di insegnante di religione cattolica (con dei limiti: per esempio, la Legge prevede che l'organico sia fissato in relazione al 70% dei posti presenti sul territorio) e, per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, l'insegnamento della religione cattolica può essere affidato anche a personale docente di ruolo ritenuto idoneo. Quindi, la Legge stessa determina lo stato giuridico degli insegnanti della religione cattolica nelle scuole statali di ogni ordine e grado, non estendendone l'efficacia agli Enti Locali. Non esistendo un'analoga o equivalente disposizione di legge per gli Enti Locali (e il Decreto Legislativo 165 vieta esplicitamente l'applicazione di contratti di altri comparti a quello degli Enti Locali), risulta che nessun Comune italiano abbia sinora previsto nelle proprie piante organiche la specifica figura. È chiaro che, per quanto ci riguarda, resta la disponibilità e l'impegno dell'Amministrazione Comunale a mantenere aperta una contrattazione su tutti gli aspetti che riguardano il personale (compreso quello in questione), ma queste sono le linee generali alle quali ci siamo attenuti per determinare la nostra scelta. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Olmeo. OLMEO Gavino Grazie, Assessore, per la sua risposta che, purtroppo, considero in più punti contraddittoria. Innanzitutto, qui non è in discussione il fatto che la Città rispetti o meno la normativa dell'Intesa riguardo all'ora di religione, perché la Città la rispetta e non c'è alcun problema da questo punto di vista. Nell'interpellanza non ho contestato questo, ma continuo ed insisto nel contestare un atteggiamento indubbiamente discriminatorio nei confronti delle docenti - sono tutte donne - di religione delle scuole dell'infanzia del Comune di Torino che si ritrovano in una condizione diversa da quella delle loro colleghe che, da un numero di anni eguale o addirittura inferiore al loro, insegnano presso le scuole dell'infanzia del Comune di Torino. Le une e le altre sono abilitate regolarmente per svolgere il loro ruolo educativo, ma oggi passano di ruolo le insegnanti della scuola dell'infanzia municipale abilitate a fare l'insegnante generico di scuola dell'infanzia municipale, mentre ciò non avviene per le insegnanti di religione cattolica che sono abilitate per l'insegnamento nelle scuole dell'infanzia municipali. Al limite, il problema poteva essere rappresentato dalla mancanza di un ruolo specifico di istruttore pedagogico di insegnamento della religione cattolica e considero l'ultimo periodo della risposta dell'Assessore come una porta aperta in tal senso, cioè valutare come poterlo introdurre, ma non ho dubbi sul fatto che vada introdotto, pena voler discriminare queste insegnanti che da anni lavorano in condizioni spesso discriminatorie, perché non si capisce per quale ragione, ad esempio, siano state assunte oggi e non il primo settembre, come sarebbe dovuto avvenire in maniera adeguata; ad ogni modo stiamo parlando di insegnanti a tempo determinato che, come ha detto l'Assessore, hanno una continuità di incarico salvo diverse indicazioni, ma se queste non vi sono e da anni continuano ad insegnare non si capisce per quale ragione non debbano avere gli stessi benefici degli altri insegnanti. Inoltre, al danno si aggiunge la beffa, perché vi sono alcune insegnanti che insegnano religione nelle scuole dell'infanzia municipali e che hanno conseguito l'abilitazione per insegnare nella scuola materna, alle quali non è stato consentito di poter far parte delle 116 unità e non se ne capisce la ragione; la motivazione riportata dal geometra Revelli nelle lettere di risposta è stata quella di sostenere che in questi anni, di fatto, non abbiano insegnato nella scuola materna, perché hanno insegnato religione, che è una cosa a sé stante. Dato che sono state e continuano ad essere insegnanti a tempo determinato del Comune di Torino, non si capisce per quale ragione queste insegnanti non possano avere le stesse possibilità degli altri insegnanti, pur con tutte le prove selettive necessarie, come è successo per gli insegnanti di religione della scuola statale. Assessore (al di là del fatto che lei abbia utilizzato il termine "confinato", che ritengo assolutamente sgradevole, riguardo alle modalità con le quali avvenivano i contratti degli insegnanti di religione nella scuola statale), le ricordo che l'Intesa del 1984, mi pare, prevedeva che nel termine stabilito di due anni, lo Stato avrebbe dovuto provvedere ad istituire il ruolo degli insegnanti di religione, ma lo Stato si è dimostrato inadempiente nei confronti dell'Intesa, perché vi ha provveduto soltanto nel 2003. La nostra è una situazione simile, in quanto nessuno fa problemi al Comune di Torino, perché prima della scorsa Legge Finanziaria non vi erano le condizioni per poter fare tutto questo; con l'ultima Finanziaria le condizioni c'erano, ma anche se dessimo per assunto che queste non ci fossero, all'interno del personale della parte educativa del Comune di Torino non è mai stata istituita la funzione di istruttore pedagogico ed insegnante di religione. Dobbiamo ragionare su come istituirla e poi procedere con un concorso per stabilizzare gli insegnanti che da anni insegnano religione, perché se tutto questo non viene fatto è assolutamente discriminatorio! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Assessore, mi spiace che, ancora una volta, malgrado il susseguirsi delle interpellanze, non si sia manifestato favorevolmente neanche un suo autorevole membro di maggioranza. A questo punto, non posso certo farlo io! Ma non per partito preso, piuttosto per le parole udite in quest'Aula. Voglio altresì sottolinearle che se 16 Consiglieri, ovvero, un terzo del Consiglio Comunale (e tra questi, ripeto, un autorevole membro della maggioranza) presentano una, anzi, due interpellanze su questa vicenda, qualche domanda rispetto alla visione burocratica e interpretativa delle Leggi, bisognerebbe porsela (ovviamente, questa rimane una mia opinione). Nella risposta dell'Assessore ho sentito lo scricchiolio delle dita che si infrangevano sui vetri e sugli specchi, perché è evidente una sorta di discriminazione. Esistono insegnanti di serie A e insegnanti di serie B; questi ultimi sono quelli di religione. Questo è il dato che ha sottolineato, anche chiaramente, il Presidente della Commissione Cultura di questo Consiglio Comunale, ma glielo sottolineiamo anche noi, unitamente ai colleghi Tronzano, Carossa e tutti i Consiglieri dell'opposizione che hanno sottoscritto questa interpellanza. Anche io sono rimasto colpito dalla risposta; ad un certo punto, lei sostiene che lo Stato obbliga l'Amministrazione a garantire l'insegnamento dell'ora di religione. Ci mancherebbe ancora che quest'ora venga eliminata! Alcune forze politiche presenti in questo Consiglio Comunale, probabilmente, ritengono che questo possa essere, addirittura, un segnale forte nei confronti di altre realtà culturali e religiose presenti nella società torinese. Ma, visto che è un obbligo, nella nostra interpellanza non abbiamo né chiesto, né sottolineato che siate tenuti a farlo. Ci mancherebbe! Lo diamo per scontato. Questa sua risposta nei nostri confronti è ridondante. Noi chiediamo solamente che vengano rispettate le Leggi e che, in qualche modo, Presidente Olmeo, anche all'interno della Commissione, si ragioni per individuare il percorso di stabilizzazione di questi insegnanti che avrebbero dovuto ricevere la nomina dal 1 settembre (per carità, l'hanno avuta a decorrere dalla data di oggi, 10 settembre, ma avrebbero dovuto averla prima). Perché queste docenti devono vivere nella incertezza, nella precarietà, in una situazione di disagio non soltanto lavorativo, ma anche psicologico? Ci sono realtà che, invece, hanno diritto allo stesso trattamento dettato dalle Leggi Nazionali e per le quali abbiamo trovato una soluzione, perché questo non è possibile anche per loro? Qual è il motivo? Non vedo, se non in una presa di posizione politica precostituita, questo ragionamento. Non vado oltre, perché è davvero chiaro che la Legge Finanziaria 2007 prevedeva in toto la stabilizzazione del personale precario, quindi, è inutile andare a rileggere quanto, tra l'altro, abbiamo segnalato nell'interpellanza, che abbiamo doviziato di particolari proprio per semplificare la risposta dell'Assessore. A questo punto, vista anche la risposta del Consigliere Olmeo, che ha proposto (concordi anche noi dell'opposizione) di cercare di stabilizzare anche le insegnanti di religione, chiedo che questa interpellanza venga necessariamente ed obbligatoriamente discussa in sede di Commissione per meglio verificare quale possa essere l'iter percorribile per avviare questa giusta e corretta regolarizzazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Di fronte a questa richiesta, l'Assessore Borgogno che, come tutti sapete, è Assessore al Personale, chiede di poter esprimere anche il suo parere in merito. La parola all'Assessore Borgogno. BORGOGNO Giuseppe (Assessore) Interverrò brevemente, soltanto per una testimonianza. Noi ci siamo limitati ad applicare le norme. Io, poi, non escludo affatto che si possa aprire una discussione, in Commissione, con le Organizzazioni Sindacali, per cercare di capire se esista una via diversa da quella indicata dalle norme. Non ci sono insegnanti di serie A e insegnanti di serie B; esistono docenti che - recita il testo della Finanziaria - in origine hanno tenuto una prova selettiva ed altri no. Ci sono insegnanti che hanno lavorato per almeno 36 mesi (anche non continuativi, negli ultimi 5 anni) ed altri no. Ci sono docenti che hanno l'abilitazione all'insegnamento in generale, non specifico per questa materia, e altri no. Il problema della stabilizzazione, come dicono le norme, sta nella coesistenza di tutti e tre questi elementi. Un conto è dire che vogliamo continuare la discussione per capire se esiste una possibile soluzione - e noi siamo disponibili a vederla - , altro è dire che non abbiamo applicato le norme, ovvero, che le abbiamo applicate in modo discrezionale, perché è una bugia. Inoltre, sia chiaro che ho detto che "si può discutere", perché (questo lo abbiamo ripetuto più volte) è un po' difficile che su una materia delicata come questa e senza che nelle altre città italiane, effettuata la verifica, esistano dei precedenti che ci aiutino a trovare una soluzione e che l'Amministrazione possa fare una scelta unilaterale (dato che questa è la tipica materia di concertazione). É evidente che se sarà riaffrontata la questione, bisognerà farlo attraverso una concertazione con le Organizzazioni Sindacali. In sintesi, spero sia chiaro che abbiamo applicato interamente le norme; non siamo affatto indisponibili a discutere e non è immaginabile, perché di nuovo le norme ci "ostacolano", che tutto ciò possa essere fatto senza la concertazione. Fin qui ci siamo mossi esattamente all'interno delle possibilità che ci erano offerte. Decidere di istituire il profilo dell'insegnante di religione non è una decisione che possiamo assumere in 3 o 4 persone. L'argomento va discusso, perché non è sufficiente dire che si istituisce il profilo; quest'ultimo va normato giuridicamente; va sostenuto, appunto, sul piano giuridico. Vi sembra che noi potremo inventarci qualcosa che poi, il giorno dopo, viene buttato nel cestino? Mi sembrerebbe davvero una sciocchezza. Perdonatemi, poi, l'amarezza, ma devo dirlo: la Città di Torino, nell'arco di un anno, ha stabilizzato 670 dipendenti. Vi informo che in numero assoluto, oltre che relativo, siamo la città italiana che ha stabilizzato di più e lo abbiamo fatto nonostante le difficoltà di Bilancio, nonostante la Legge Finanziaria stabilisca che dobbiamo risparmiare l'1%, rispetto al 2004, sul personale (ed entra nel merito del Patto di stabilità interna). Ma noi abbiamo operato una scelta politica per due ragioni: in primo luogo, perché, come abbiamo scritto nel programma, tentare di superare la precarietà del lavoro lo riteniamo un dovere; secondariamente, perché è interesse dell'Amministrazione valorizzare e mantenere professionalità maturate in questa Amministrazione. Capisco che non fa notizia, perché fanno molto più notizia altre cose, ma è un anno che andiamo avanti, abbiamo stabilizzato 670 persone. È giusto, quindi, discutere di quello che manca per completare un percorso e se sarà necessario interverremo per completarlo. Mi amareggia - non tanto personalmente, ma credo che debba amareggiare tutti noi - che tutte le volte che procediamo a colpi di 100, 200, 300, adesso 116 stabilizzazioni, il Consiglio Comunale, giustamente, se ne occupa per dire quello che manca, senza però riconoscere il grande successo, non politico del centrosinistra che la Città ha ottenuto nella battaglia contro la precarietà. Sarebbe bello che qualcuno dicesse, almeno una volta, che non è stato fatto questo o quell'altro, ma che la maggior parte della strada è stata fatta. Tuttavia, tornando all'argomento, come ho detto, siamo disponibili a discutere, ma, innanzitutto, non sono immaginabili atti unilaterali, perché è una strada di concertazione, in secondo luogo non basterebbe un'espressione pura del Consiglio Comunale, perché poi la concertazione va fatta, infine ci siamo limitati ad applicare le norme, così come ci sono state consegnate dalle leggi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La discussione è conclusa. CAROSSA Mario (Intervento fuori microfono). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Nessuno fa comizi, semplicemente dà delle risposte. Consigliere, non le ho dato la parola, quindi quello che dice non rimane a verbale. La parola, per la replica, all'Assessore Saragnese. SARAGNESE Luigi (Assessore) Solo due precisazioni con riferimento alle osservazioni fatte, in particolare, dal Consigliere Angeleri. Ribadisco che non mi sono affatto arrampicato sugli specchi, ma ho cercato di sostanziare gli argomenti che ci hanno mosso, utilizzando il riferimento alle norme vigenti. Non si può far finta che non esistano queste norme, né si possono fare trucchi verbali - non c'è alcun intendimento offensivo in questo - cioè, non si può, per esempio dire che abilitazione è uguale a idoneità. L'abilitazione è un titolo conseguito a seguito di un esame di Stato. L'idoneità, per esempio, all'insegnamento della religione cattolica, è un titolo rilasciato dalla Curia, che ha valore e significato assolutamente non discutibile, ma non è l'abilitazione. Dunque, massima disponibilità a discutere con tutte le Organizzazioni Sindacali - fra le quali mi sembra ci sia anche qualche parere differente - in un quadro che vede la Città di Torino discutere di un tema come questo con le città dell'ANCI e con le Organizzazioni Sindacali anche a livello nazionale. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Mi pare evidente, dalle risposte fornite sia dall'Assessore Saragnese che dalle integrazioni svolte dall'Assessore Borgogno, che i termini della questione necessitino di un approfondimento, in relazione alle possibilità concrete dell'effettivo inserimento in pianta organica del personale in questione, per le motivazioni ripetute dagli Assessori. Qualora venisse accolta la richiesta di riprendere la discussione dell'interpellanza in Commissione, ovviamente verrà inviata in I Commissione, perché il Personale si discute in quella sede. Non è un problema assegnare l'interpellanza in Commissione, ma penso che, per fare una discussione più seria (questo è un consiglio che posso esprimere nei confronti degli estensori dell'interpellanza), anziché portare in Commissione di nuovo la discussione dell'interpellanza, si possa portare la discussione in merito ad un atto deliberativo vero e proprio, che può essere una proposta di ordine del giorno, di mozione o un atto di indirizzo che, in qualche modo, impegni l'Amministrazione o inviti a fare o a non fare certe cose. Dopodiché, non ci sono problemi se pensate che sia più opportuno riprendere la discussione dell'interpellanza in I Commissione; credo che dipenda dagli estensori dell'interpellanza decidere di chiudere la discussione in merito all'interpellanza e riaprirla nei termini di una discussione che, in qualche modo, impegni l'Amministrazione. La parola al Consigliere Olmeo. OLMEO Gavino Sono d'accordo con il Presidente sul fatto che la I Commissione sia competente sul tema. Inoltre, ritengo che un approfondimento in tempi brevi in Commissione su una faccenda che - in questo concordo perfettamente con quanto detto dall'Assessore Borgogno - di fatto, sottende ad un necessaria attività di concertazione con le forze sindacali, rappresentative dei lavoratori, rischia di essere uno strumento inutile. Se si invia l'interpellanza in I Commissione e il Presidente della I Commissione fra 15, 20 giorni convoca una Commissione su questo tema, ci ritroveremo nuovamente a ripetere le stesse cose, ossia: "Se sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norma di legge". Sono norme scritte all'interno della Legge Finanziaria, quindi, si potevano anche, eventualmente, tentare di applicare. Sono d'accordo sull'analisi fatta dall'Assessore Borgogno e ritengo quanto detto dall'Assessore stesso utile e produttivo per arrivare ad una soluzione che non sia discriminatoria. La Giunta, che ha tutta la competenza che non ha il Consiglio riguardo ai temi del Personale, intesa, in questo caso, come concertazione fra due Assessori - perché ricordo a lei Presidente che la parte che riguarda il Personale del Sistema Educativo gode di una forte autonomia da parte di quella Divisione, quindi le operazioni sono da fare assolutamente in forma concertata, porti avanti questa concertazione e comunichi in Commissione i risultati, mi auguro, fortemente positivi di questa attività di concertazione! Ripeto, se ci trovassimo in I Commissione fra 20 giorni, ci ritroveremo nuovamente a ricordare esattamente le stesse posizioni odierne. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Non voglio replicare all'Assessore, perché non era in discussione il numero dei precari che oggi non sono più precari in questo Comune. Quindi, su questo, nessuno discute. Lei riconosce una legittimità di una scelta politica, legittima e auspicabile, perché più persone riusciamo a far uscire dalla precarietà e più siamo contenti; non c'è qualcuno più contento dell'altro. Lei, però, deve ammettere che la scelta politica è anche quella che abbiamo sentito nella risposta dell'Assessore Saragnese. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Vorrei solo sapere quale scegliete tra le due alternative che vi ho proposto. ANGELERI Antonello Mi può anche stare bene il ragionamento fatto dal Consigliere Olmeo; datemi solo i tempi, perché se si parla di 6 anni non mi sta bene. Se ci diamo un tempo certo, per cui, entro quella data parte un lavoro di concertazione da parte dell'Assessore e si verifica la possibilità, siamo d'accordo anche noi. Non vorremmo vedere i famosi tempi "a babbo morto". CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Qui nessuno ragiona "a babbo morto", anche perché "babbo", tradotto dal siciliano, vuol dire una cosa diversa da quella che pensa lei. Vorrei sapere se l'interpellanza va inviata in I Commissione sotto forma di discussione, in maniera tale che vi mettiate d'accordo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lei la ritiene discussa. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Le ripeto, i tempi li concordate in altre sedi, altrimenti non andiamo più avanti! ANGELERI Antonello Volevo sentire la risposta dell'Assessore Borgogno. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Consigliere Angeleri, non le ho dato la parola! BORGOGNO Giuseppe (Assessore) (Intervento fuori microfono). CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Se vogliamo riaprire il dibattito... ANGELERI Antonello No, voglio i tempi! Sono contento della risposta che mi ha dato, ma vorrei sapere, in aggiunta, i tempi che ci possiamo dare su questo pick end. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Quindi, l'interpellanza presentata dal Consigliere Angeleri ed altri sarà calendarizzata in I Commissione e, in quella sede, si potranno decidere le modalità ed i tempi con i quali eventualmente proseguire la discussione, mentre dichiaro conclusa la trattazione dell'interpellanza presentata dal Consigliere Olmeo. Le interpellanze sono discusse. |