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| "Nuova linea ferroviaria Torino-Lione - Espressione della contrarietà della Città di Torino e atto di indirizzo all'Amministrazione" VERSACI Fabio (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di mozione n. mecc. 201605736/002, presentata dai Consiglieri Malanca, Paoli, Ferrero, Unia, Giacosa, Versaci, Imbesi, Carretto, Curatella, Iaria, Albano, Amore, Azzarà, Buccolo, Chessa, Giovara, Fornari, Gosetto, Sganga, Mensio, Montalbano, Russi, Sicari e Tevere in data 1° dicembre 2016, avente per oggetto: "Nuova linea ferroviaria Torino-Lione - Espressione della contrarietà della Città di Torino e atto di indirizzo all'Amministrazione". VERSACI Fabio (Presidente) I tempi per l'illustrazione sono cinque minuti, un Consigliere per Gruppo, e tre minuti a Consigliere. La parola alla Consigliera Paoli. Può intervenire per 5 minuti. PAOLI Maura Al di là delle sterili polemiche, questa è una giornata storica e sono molto emozionata di essere qui dopo la stracciante vittoria del "no" al referendum, che sancisce la volontà del popolo italiano di non avere un capo e di proteggere la nostra Costituzione e la democrazia. Ci accingiamo ora ad esprimere il nostro "no" alla nuova linea Torino-Lione. Innanzitutto, come già accennato prima dal nostro Capogruppo, vorrei esprimere il rammarico che provo a non aver potuto discutere questa proposta di mozione dopo un approfondito confronto con dei tecnici, che, con dei dati, ognuno per la sua parte, avrebbe messo a confronto le posizioni del "sì" e quelle del "no". Invece non avete voluto il confronto. Nonostante le lacrime di coccodrillo che ora riversate, avete avuto la vostra possibilità e l'avete rifiutata. Capisco l'imbarazzo di chi ha negato questa possibilità votando contro la nostra proposta di Consiglio aperto, perché non deve essere facile sostenere una posizione ideologica. I sostenitori del "sì" probabilmente non sapevano chi invitare, o magari hanno avuto paura che i tecnici pro TAV non sarebbero riusciti a sostenere le loro ragioni in un confronto democratico. Meglio buttarla in caciara tra politici. È davvero un peccato, perché, se avessimo discusso con i tecnici, avremmo potuto vedere a confronto le fantasiose ipotesi di previsione del flusso delle merci dei proponenti, che giustificano l'opera, con i dati reali dei flussi e delle nuove direttrici di traffico delle merci e come il progetto non le tenga in considerazione. Avremmo avuto modo di vedere quanto ci sta costando e quanto costerà l'intera opera, i corridoi europei abbandonati, i contributi europei che si dimezzano e soprattutto i benefici, quali e quando. Avremmo finalmente capito a che punto siano i lavori e perché non esista un progetto definitivo, ma solo uno preliminare, finora non approvato dal CIPE; o, ancora, la capacità di trasporto della nuova linea messa a confronto con la linea esistente. Sarebbe stato interessante ed istruttivo, e invece niente. Dopo la conferenza stampa, con cui abbiamo presentato la proposta di mozione, ci è stato detto che il luogo del confronto è l'Osservatorio Tecnico, sapendo bene, però, che l'Osservatorio non ha il compito di discutere e valutare l'opera in quanto tale, ma solo di considerarne le modalità di realizzazione, tanto da richiedere, a partire dal 2010, una dichiarazione preventiva da parte delle Amministrazioni che debbono esservi rappresentate, di non contrarietà all'opera, quindi mentendo sapendo di mentire, perché sanno perfettamente che l'Osservatorio è un salotto per chi ha già deciso che quell'opera si farà e per questo noi oggi ne usciamo. Un'altra cosa che in questi giorni si sente ripetere come un mantra, forse detto per autoconvincersi, è che l'uscita di Torino dall'Osservatorio non vale niente, è un contentino politico, e il TAV si farà comunque. Vorrei dire a questi signori di guardarsi dall'ignorare il dissenso, perché il dissenso è democrazia e avere ignorato per 25 anni le opposizioni e le ragioni del popolo valsusino non dà diritto a continuare ad ignorarle, perché quelle ragioni ora sono entrate nelle Istituzioni. Questa volta non le potranno far tacere facendosi scudo con le Forze dell'Ordine, né etichettandoci come terroristi o facinorosi. Questa volta dovrete discuterne e spiegare a noi e ai cittadini tutti perché, in un progetto che si chiama "Nuova Linea Torino-Lione", l'opinione di Torino non valga niente. Vorrei concludere il mio intervento esprimendo solidarietà alle Forze dell'Ordine, costrette dall'assenza della politica, che ha privato il Paese di una vera discussione democratica sul TAV nell'incapacità di ascoltare il dissenso, a militarizzare una valle intera. Esprimo solidarietà a quegli uomini e a quelle donne, tra le Forze dell'Ordine, che sono consapevoli che vessare il popolo valsusino, e chiunque altro esprima dissenso, non è loro compito. Esprimo solidarietà anche a quegli uomini e a quelle donne, tra le Forze dell'Ordine, che credono di fare il proprio dovere in difesa dello Stato, e invece difendono solo una classe politica che li sacrifica, mettendo a rischio la loro salute, tra amianto e lacrimogeni tossici, vietati in tutta Europa, solo per loschi interessi economici. Auguro a quelle persone, a quei cittadini che non sono mai stati al cantiere a Chiomonte, che non hanno visto le piante e gli alberi secolari soffocare sotto le polveri, non hanno visto i vigneti abbandonati e le falde prosciugarsi, ma soprattutto non hanno visto l'albero che urla, la roccia a forma di indiano e le caverne neolitiche, che fino a pochi anni fa facevano di Chiomonte un bell'esempio di tutela e valorizzazione, nonché uno dei più importanti siti archeologici e museali del Piemonte, auguro a loro di vederlo un giorno. In particolare, esprimo solidarietà al popolo valsusino e all'intero Movimento No TAV, che resiste da 25 anni, tramandando la storia di una lotta, che è diventata per tutta Italia il simbolo della lotta per la democrazia e per la partecipazione. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Rosso. Può intervenire per 5 minuti. ROSSO Roberto Anche per me questa è una bella giornata per la vittoria del "no", ma voi avete dichiarato in tutte le sedi e in ognuno di questi momenti che volevate difendere la democrazia rappresentativa. Poi negate il fatto che un Parlamento, alla quasi unanimità, si possa esprimere a favore di un'opera non secondo le vostre intenzioni. In questi mesi ci sono state tante contraddizioni che voi avete realizzato, dai soldi dell'acqua pubblica presi e prelevati per altro scopo, ai centri commerciali, gli oneri di urbanizzazione spostati dalla spesa in conto capitale alla spesa corrente e così via. È chiaro che probabilmente ci voleva un contentino, qualcuno di voi sarà un po' scontento, bisogna dare ogni tanto i circenses che davano gli imperatori romani ai loro sudditi, e questo probabilmente vi tranquillizzerà. Eravate gente venuta a fare la rivoluzione, ha fatto la conservazione del programma del Partito Democratico, probabilmente oggi avete bisogno di qualche contentino e di qualche caramella. Ho visto questa mozione ed ha dell'incredibile, perché questa è una Regione che si impose all'attenzione del mondo, a metà dell'Ottocento, grazie al fatto che fece tre grandi opere: il Frejus, la Torino-Genova e il Canale Cavour. Ebbene, ciascuna di quelle tre opere, con i vostri occhi, era in partenza insufficiente ed inefficace, perché lo sviluppo dei traffici tra Torino e Genova fu derivante dallo sviluppo della ferrovia tra questi due centri, lo sviluppo dei traffici con la Francia fu enormemente sviluppato grazie al Traforo del Frejus, oltre al fatto che addirittura per il Canale Cavour si cambiò la geografia dei luoghi attraverso la coltivazione del riso, che altrimenti prima era confinata a poche lande territoriali. Io capisco tutto questo. Ho letto la proposta di mozione: ci sono alcune cose in cui vanno affermate le vostre legittime opinioni, e quindi mi sembra legittimo che voi le affermiate, però ci sono due punti - il punto 3 e il punto 6, mi sembra di ricordare - che sono stupidi e dannosi, perché uscire dall'Osservatorio, come ha detto prima la Consigliera Paoli, è proprio soltanto il contentino che si dà senza poter neppure negoziare quelle contropartite che voi volete avere. Mettetevi d'accordo con voi stessi, la vostra coscienza, la vostra intelligenza: la Sindaca Appendino sui giornali dichiara che vuole alcune compensazioni derivanti dalla TAV, e le mette nel piano dei sei miliardi per Torino e per la Regione Piemonte; poi dice che non vuole compensazioni, o almeno voi dite che non volete la compensazione al punto 6 di questa proposta di deliberazione. Mettetevi d'accordo con voi stessi, perché è davvero difficile seguirvi su quello che volete fare. Ci sarà pure la possibilità di avere un comportamento unitario, anche se si è legittimamente contrari alla TAV, come voi siete. Credo che sarebbe indispensabile maturare, per i vostri cittadini e per questa città, una serie di benefici che possono ricadere da quello che voi considerate un danno; anche il risarcimento del danno è ammesso dal Codice Civile in questo scopo. Perché togliersi dall'unico Tavolo in cui potevate contrattare le ricadute per Torino? Perché non trattare, ad esempio? Delrio ce l'ha spiegato in diverse occasioni, sono stati recuperati due miliardi e mezzo su quattro per la realizzazione delle opere in corso sull'Alta Velocità in superficie, due miliardi e mezzo; perché non andarli a contrattare per fare, ad esempio, due linee di Metropolitana - costerebbero altrettanto - sul territorio della Città di Torino? Perché non fare queste cose normali? Perché non farle con i risparmi, tenendo tutte le vostre opinioni legittime, facendole vedere, se un giorno riuscirete a guadagnarvi la fiducia degli italiani per andare a decidere in Parlamento, ma facendo in modo che Torino possa avere una ricaduta positiva? A questo punto è veramente difficile capire che non in Italia, perché capisco che in Italia ci possano essere persone che dicono che il tratto Rotterdam-Genova è più importante della Torino-Lione, c'è più traffico di merci, c'è una disponibilità maggiore in questo tratto, quello che passa dal Sempione o che passerà, invece, dal Piemonte dal Gottardo, ma questa è una cosa che può dire una persona di Bologna, una di Caltanissetta, una di Canicattì, ma è difficile capire che lo dica uno di Torino, una città emarginata provincialmente dalla nostra geografia, che ha l'occasione di avere il grande sbocco su Parigi, Torino-Parigi in tre ore, una differenza siderale rispetto ai rapporti che oggi abbiamo con la Francia. Io ogni tanto vado a Roma e vedo la differenza che c'è stata grazie all'Alta Velocità nei rapporti tra Torino e Roma, è cambiato addirittura il modo di spostarsi: prima era l'aereo, adesso è il treno. Per Parigi sarebbe ancora diverso, perché non ci sono le intertappe di Firenze e Bologna, sarebbe ancora più interessante, sarebbe ancora più decisivo poter sfruttare questa linea e voi dite di no. Io non entro nel merito di questo, dico che, anche se avete le vostre convinzioni, legittime quanto volete, nemmeno contrattate le cose utili per questa Città. Perché la Sindaca si rifiuta di negoziare con un Governo il risarcimento di quello che lei considera un danno? Su questo veramente mi chiederei il perché anche delle vostre granitiche certezze. Almeno questo passaggio cercate di farlo, lo dico alla Sindaca; ho visto che ha trattato due di questi sei miliardi per il Piemonte, ma davvero, signora Sindaca, cerchi di fare in modo che almeno una quota dei soldi che vengono risparmiati dall'Alta Velocità possano tornare e rientri nell'Osservatorio almeno per questa ragione, per fare in modo che ciò che può essere recuperato per Torino venga fatto. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Consigliera Ferrero. Può intervenire per tre minuti. FERRERO Viviana Io oggi rivendico di essere la prima Consigliera donna della Val di Susa in Sala Rossa e lo dico con grandissimo orgoglio, lo dico a nome di tutti quelli che in Valsusa hanno lavorato, e continuano a farlo, per far comprendere agli italiani che il TAV è un'opera tanto inutile quanto dannosa. Una battaglia che dura con tenacia da 25 anni e che è partita da una lotta di territorio, per arrivare a comprenderne il significato più ampio di quello di un modello di sviluppo. Ci servono treni veloci o puntuali? Ci servono grandi opere infrastrutturali, in una situazione di crisi e gravissimo debito pubblico? L'irrazionalità economica di questa opera si è palesata in 25 anni, dove mai nessuna banca o investitore privato si è fatto avanti per partecipare all'investimento. E noi, nella difesa del territorio, grazie a quella continua agorà, che sono stati i presidi in Valle, siamo cresciuti. Abbiamo aperto gli occhi all'informazione distorta, abbiamo studiato carte e documenti, abbiamo approfondito i tracciati dei treni, ci siamo confrontati con i cugini francesi, abbiamo fatto controinformazione, ogni volta riequilibrando con la forza della verità e usando i mezzi che avevamo a disposizione, le marce, le assemblee ed internet. In Valle di Susa sono passati gli esponenti della cultura italiana, da Dario Fo a Giuletto Chiesa, Imposimato, Erri De Luca, Vattimo e tanti ancora, e intanto siamo diventati una comunità. Abbiamo creato un'economia solidale, abbiamo creato la rete degli imprenditori etici della Val di Susa, Etinomia, con una piattaforma comune tra le realtà italiane che operano con la società civile per costruire dal basso un percorso sinergico di economia sostenibile nel nome della concretezza. Abbiamo creato un'utopia, che era la Libera Repubblica della Maddalena, che ci fu spazzata via dalle ruspe, una trincea al malaffare. Un esperimento di democrazia, una forza partecipativa mai vista. Il Movimento No TAV è la madre di tanti no, la madre del diniego ai soprusi perpetuati contro i territori, il diniego alla devastazione, sapere di dire con forza "no" e motivarlo. Non abbiamo mai spesso di credere che un giorno il buonsenso avrebbe vinto. Siamo stati una speranza, con vicende alterne di vittorie e di sconfitte, con un continuo tentativo di delegittimarci, di farci passare per terroristi, frange violente di anarchia. Quando io arrivai a Torino 10 anni fa, mi chiedevano: "Sei un No TAV e sei una persona perbene?" e io dicevo: "Sì, sono una persona perbene e mi sono informata". A questo proposito, io ho le 150 ragioni del No TAV, scritte da Mario Cavagna, che regalerò ai Consiglieri presenti in Sala. Una prepotenza inaudita per scoraggiare l'opposizione. Aveva lavorato contro di noi con una campagna mediatica di accettazione dell'opera, senza precedenti, portata avanti come opera strategica, un'opera calata dall'alto, senza sostenibilità né ambientale, né economica. Siamo tutti No TAV e difendiamo il bene comune. Non siamo più fisici, ma virtuali per la difesa del territorio, per la difesa della nostra economia, per la difesa degli investimenti per il futuro, che non sono treni veloci, ma scuole, cultura e saperi profondi. Chi non lotta per qualcosa ha comunque perso. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. Può intervenire per 5 minuti. RICCA Fabrizio In questa giornata storica, in cui il popolo, come è stato detto, si rivolta ai poteri forti e combatte la deriva autoritaria, ci troviamo una deriva autoritaria in Consiglio Comunale, dove nessuno aveva detto di non fare il Consiglio aperto (tra parentesi, sottolineo che avevo votato a favore del Consiglio aperto), era stato solo proposto di farlo tra due settimane. Poi io capisco che qui c'è bisogno di dare il contentino agli amici che ci fanno le campagne elettorali, capisco che bisogna accontentare il più possibile, almeno, forse è la prima volta che siete coerenti da quando siete seduti in questo Consiglio Comunale, perché è la prima volta che fate qualcosa che avete detto che avreste fatto. Detto questo, vi ricordo che, per ammissione stessa del Sindaco, una delle prime parole che disse sulla TAV è: "Non è mia competenza, il Comune non può far niente". Bene, allora qui stiamo perdendo tempo, perché, se non può fare niente, e le chiedete addirittura di rifiutare le opere di compensazione e i soldi per le opere, mi viene da pensare, a parte il capire qual è il danno erariale, se questo davvero succederà, e, in secondo luogo, come vi ponete, perché siete stati chiari ieri sera: volete governare il Paese. Bene, volete governare il Paese così, senza confronto? Senza mettervi nella condizione di poter discutere perché avete fretta di far fare festa a quelli che sono qui fuori? Io dico che ognuno ha le sue priorità. Il referendum di ieri ci ha insegnato una cosa importante: che tante volte il nostro pensiero può non essere quello di tutti, può essere che magari qualcuno abbia un'idea differente dalla nostra e io credo che i torinesi non vi abbiano votato per dire "sì" o "no" alla TAV, i torinesi vi hanno votato per risolvere i problemi di Torino. Al ballottaggio (perché vi ricordo che avete preso 10 punti dal PD al primo turno, questo è sempre bene sottolinearlo quando la boria sale e quando l'arroganza vince sul buonsenso) chi vi ha sostenuto, che non vi ha votato al primo turno, non l'ha fatto per la TAV, l'ha fatto per opporsi a Westinghouse e poi sappiamo come è finita, per lo zoo e sappiamo come è finita, per l'acqua e sappiamo come è finita. È per questo che la gente vi ha votato al ballottaggio. Poi voi chiaramente ridete, ma questa sarà la vostra Westinghouse bis, perché voglio vedere, se il Governo deciderà che l'opera si farà, voi cosa andrete a dire alla gente qui fuori, perché gli avete fatto di nuovo una promessa, gli avete fatto credere che uscendo dall'Osservatorio qualcosa possa cambiare. Non cambierà niente. Io sono convinto che, dopo tanto dibattito, dopo tanto parlare, dopo tanti Consigli Comunali aperti, dopo tanti Consigli di Circoscrizione aperti, dopo tanti dibattiti pubblici, i torinesi vogliano poter dire la loro una volta per tutte, dire: "Siamo d'accordo" o "Non siamo d'accordo alla TAV". Noi oggi avremmo potuto discutere anche di questo, ma la vostra arroganza e la vostra boria non ve l'hanno concesso, perché la proposta di deliberazione che sarebbe stata oggi in Consiglio Comunale per chiedere un referendum cittadino non è stata portata avanti. Questo sarebbe stato sicuramente un grande altissimo segno di voler essere democratici, di mettersi nella condizione di far scegliere a chi c'è fuori, non a quelli con le bandiere, a tutti gli altri 900.000 torinesi che vivono Torino e che subiranno questa scelta, di poter esprimere la loro idea. Non entro nel merito "sì", "no", qui nessuno deve convincere nessuno, siamo tutti grandi e vaccinati, abbiamo tutti la nostra idea e non credo neanche che un Consiglio Comunale aperto con gli esperti... mi permetta, noi sappiamo chi invitare, non è che li avete solo voi gli esperti, abbiamo fatto anche dei nomi, ma forse non ve li hanno detti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Forse non ve li hanno detti. VERSACI Fabio (Presidente) Non facciamo un dialogo, per cortesia. RICCA Fabrizio Detto questo, la possibilità di far scegliere c'era, la democrazia è bellissima e ce l'ha dimostrato il referendum per l'uscita dall'Unione Europea, sicuramente un esercizio di democrazia molto più complicato rispetto a un referendum sulla TAV. Ieri con il referendum costituzionale abbiamo visto il popolo che decide e sceglie, nonostante una pressione mediatica. Se voi siete così tanto convinti che la TAV sia sbagliata, bene, allora scendiamo tutti in piazza, facciamo campagna elettorale, chiediamo ai cittadini torinesi se intendono uscire dall'Osservatorio per la TAV oppure no. Questa è l'unica cosa che può fare la Città di Torino. Vi ricordo che voi rappresentate, in termini di voto puro a voi, il 30% dei torinesi e io non sono sicuro che l'altro 70% sia favorevole o contrario. È per questo che io ho deciso di poterglielo chiedere. Quindi, quello che chiedo - so che è una richiesta che cadrà nel vuoto, ma ormai siamo abituati - è di sospendere questa proposta di mozione, di portare in votazione la mia richiesta di referendum per far scegliere ai torinesi, e non a 24 Consiglieri del Movimento 5 Stelle, se uscire o meno dall'Osservatorio. A quel punto, se i torinesi diranno: "Bene, usciamo", io starò zitto, mi siederò al mio posto e vi guarderò uscire dall'Osservatorio, perché voi governate. Questo, però, è un tema su cui voi non avete competenza, ve lo ricordo, voi non avete alcun tipo di competenza, chiedetelo ai torinesi. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Consigliera Sganga. Può intervenire per tre minuti. SGANGA Valentina Mentre ascoltavo i miei Colleghi, ripensavo a tutti i discorsi che sono stati fatti in oltre 20 anni, discorsi che forse sono passati anche in quest'Aula e tra questi muri, le ragioni del "no" e le non ragioni del "sì", ripeto, non ragioni, perché da un lato abbiamo assistito ad una serie infinita di argomentazioni basate su evidenze scientifiche, e dall'altro solo una serie di artifici retorici: la modernità, l'Europa, lo sviluppo, le grandi opere. Ora non scenderò nel merito di questo, ma delle conseguenze che ha avuto tutta questa azione di mistificazione della realtà, questo tentativo di giustificare a posteriori una scelta già assunta, quella, appunto, di fare l'opera, questa creazione di una post verità. Questa propaganda dozzinale per anni ha prodotto una cesura, una divisione senza precedenti tra lo Stato e una parte del suo territorio, un territorio che ora giustamente non si fida più di nessuno, forse non si fida neanche di noi che questa lotta l'abbiamo vissuta e la rivendichiamo sulla strada. Attualmente vi sono migliaia di fascicoli aperti, alcuni riguardano persino dei settantenni che sono condannati a stare a casa agli arresti domiciliari, quindi non sono solo giovani dei centri sociali, come alcuni hanno sempre raccontato nella loro post verità. Tutto questo per cosa? Tutti gli scontri, le bagarre, i procedimenti giudiziari, i ragazzi sul traliccio, i nasi rotti, gli arresti, per cosa? Per un'opera che non si sta nemmeno costruendo, per un tunnel che si sta scavando con il cucchiaino. Allora, alla luce di tutto ciò - ed è questo il nodo fondamentale -, cosa significa oggi per la Città di Torino uscire dall'Osservatorio Tecnico? Non è soltanto una questione di ribadire la nostra contrarietà, la contrarietà della nostra forza politica all'opera, non è un contentino, come qualcuno diceva prima in quest'Aula, perché, se fosse solo questo, io non estenderei l'invito a votare la nostra proposta di mozione anche alle minoranze che sono qui presenti. Non è solo questo, uscire dall'Osservatorio oggi significa uscire da una palude istituzionale e civile. Uscire dall'Osservatorio oggi significa rinsaldare la fiducia tra un territorio e lo Stato, rinsaldare la fiducia tra un territorio e le Istituzioni, tra un territorio e le Forze dell'Ordine, tra un territorio e la Magistratura. Questo significa uscire dall'Osservatorio. Allora, uscire dall'Osservatorio - come ricordava giustamente la mia Collega Paoli - significa finalmente attraversare il conflitto, significa non aver paura di confrontarsi con esso, oppure qualcuno qui dentro forse pensa che una conflittualità così grande possa andare avanti all'infinito. Concludo rinnovando il nostro sì ad uscire dall'Osservatorio e come primo passo per ricucire i rapporti con il territorio, con quella comunità, comunità a cui prima di chiudere vorrei dire una cosa, che è una premessa necessaria per il superamento della conflittualità: io a quella comunità, alla Valsusa, a nome delle Istituzioni che in quest'Aula rappresento, vorrei chiedere scusa per tutto ciò che le è stato fatto in questi 25 anni. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Napoli. Può intervenire per cinque minuti. NAPOLI Osvaldo Io inizio dalla non risposta del Sindaco alla mia interrogazione precedente sull'inciucio e nella sua non risposta. Quasi tutti gli interventi decisi nell'Osservatorio relativi al nodo di Torino, quindi della TAV, sono sati ricompresi nel Patto per il Piemonte a Torino sottoscritto anche dal Sindaco Appendino, che, in modo perlomeno curioso, vuole i soldi della TAV da una parte, ma dice: "No TAV" dall'altra parte. Mi sembra quasi il Sindaco di Susa, che, quando non era Sindaco, diceva che avrebbe respinto i soldi delle opere connesse e oggi riceve 4 milioni di Euro, pari a 8 milioni delle vecchie Lire, che gli vanno bene perché va a ristrutturare una parte del Comune di Susa. Vedete, è chiaro a tutti che questa mozione vale zero, è pura carta straccia, perché l'Alta Velocità andrà comunque avanti, piaccia o meno a voi e al Sindaco Appendino. La mozione è uno specchietto per le allodole, buona, per dire, per la purezza grillina, è salva, ma purtroppo la realtà va in un'altra direzione. Siamo di fronte ad un'insopportabile presa in giro della buonafede dei torinesi. Il Sindaco Appendino continua a fuggire dalla realtà, ma la realtà la insegue e prima o poi, normalmente, presenta sempre i conti. Adesso leggo una lettera che riceverà il Sindaco, fatta dal Presidente dell'Osservatorio Foglietta con il sottoscritto, quindi in maniera unitaria. Ve la leggo, perché, da una parte sono le risposte che do a qualcuno, in modo particolare a chi arriva dalla Val di Susa. "Tre mesi orsono il Sindaco si è impegnata per un dibattito scientifico, senza pregiudizi ideologici sulla nuova linea Torino-Lione. Un mese fa ha nominato una Commissione, composta esclusivamente da tecnici No TAV valsusini. Nessun contatto è stato preso con gli Uffici, né con Foglietta, per dare inizio ad un confronto convenuto il 1° settembre 2016 e che avrebbe dovuto essere preliminare all'assunzione delle scelte di Torino in merito all'Osservatorio. Se le ragioni delle Commissioni di esperti sono quelle contenute nella vostra mozione, possiamo dire che la scientificità e anche solo l'oggettività lasciano molto a desiderare", l'ha detto qualcuno che mi ha preceduto. "Per questo invito il Sindaco Appendino a rispondere almeno a quattro domande. La prima: nel cappello introduttivo alla mozione si dice che il traffico mercantile è in costante calo dal 2002; nonostante questo, nel 2014 hanno varcato i confini italo- francesi tra Ventimiglia e il Bianco 2,6 milioni di tir. Il Sindaco considera irrilevante un tale numero e un tale volume? Ed è favorevole o contraria al trasferimento di una parte considerevole di questo traffico dalla strada alla ferrovia? Punto 2: nel 2014 sono transitati al confine italo-francese oltre 40 milioni di tonnellate di merci, ovvero più di quanto transitato ai confini svizzeri, 38 milioni. Il Sindaco considera questa, la realizzazione dei 129 chilometri di tunnel di base sui due assi del Sempione e del Gottardo, una follia assai più grave di quella italiana? Punto 3: il Sindaco si è chiesto perché in Svizzera, dove già oggi il 69% delle merci viaggia su rotaie, siano state decise tali opere? I tecnici No TAV le hanno spiegato che tra Italia e Francia la percentuale è, invece, del 9% contro il 69%? E ciò per limiti strutturali della vecchia linea, che determina costi e tempi di trasporto molto più svantaggiosi di quelli stradali e delle linee ferroviarie moderne? Le hanno spiegato che, se l'Italia sovvenzionasse il traffico merci nella medesima misura della Svizzera e provvedesse ai nuovi indispensabili adeguamenti della linea storica, in materia di sicurezza spenderebbe in pochi anni esattamente l'equivalente del costo a suo carico per la realizzazione del tunnel di base? L'Unione Europea si è posta l'obiettivo di un trasferimento del 30% di merci su rotaia entro il 2030, in seconda fase del 2050...", però, siccome il tempo passa - anche se ho parlato 5 minuti e 45, me lo ricordo perché ho guardato, Presidente -, vado a rispondere ad alcune cose e quindi tralascio. "Una mozione in cui si cerca di trovare giustificazioni riguardo all'uscita non dalla TAV, come erroneamente si continua a dire, ma dall'Osservatorio per l'asse ferroviario Torino-Lione (poi depositerò sicuramente quanto detto), l'unico luogo di confronto per definire, progettare e realizzare gli interventi nuovi e di adeguamento della linea esistenti necessari per aumentare la capacità e la prestazione dell'asse ferroviario Torino-Lione". Rispondo alla Consigliera Paoli. Mentire sapendo di mentire, lei è una signora e non lo dico, però dovrei capovolgere, ma non lo faccio per correttezza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quindi, vede che non l'ho detto esattamente, ha detto lei. Lei ha detto una cosa inesatta. VERSACI Fabio (Presidente) Consigliere Napoli, la invito a concludere. NAPOLI Osvaldo Allora glielo leggo e finisco. "Ricordo ancora che è falso, estremamente falso sostenere che la partecipazione all'Osservatorio costituisce un vincolo per le Amministrazioni. Il DPCM dice il 9 gennaio 2010 e gli allegati tecnici trasmessi da Regione e Provincia al Governo per la sua redazione, citati esplicitamente nel decreto, recitano inequivocabilmente questo: 'I Comuni che parteciperanno alla determinazione delle rappresentanze territoriali devono dichiarare la volontà di partecipare al processo di definizione della migliore progettazione preliminare possibile dell'opera, alla conseguente valorizzazione del territorio nel rispetto del calendario europeo, fermo restando - ed ecco qui la risposta - che l'adesione ai lavori dell'Osservatorio lascia comunque le Amministrazioni aderenti di poter, in maniera discrezionale, esprimersi sulla progettazione preliminare'". Io mi chiedo, quando andrà in discussione il passaggio ad Orbassano e Settimo e rientrerà nel Comune di Torino, chi nel Comune di Torino rappresenterà gli interessi. Nessuno. Complimenti! VERSACI Fabio (Presidente) Consigliere Napoli, il suo tempo a disposizione è terminato. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Colleghi, visto che presiedo io l'Aula, chiedo di non intervenire, intervengo io, se no quando scade il tempo tolgo la parola a tutti e finiamo così. La parola alla Consigliera Imbesi. Ha facoltà di intervenire per tre minuti. IMBESI Serena Io, da cittadina, prima che da Consigliera Comunale, penso che ognuno debba informarsi su quello che accade sul proprio territorio; più ci informiamo e più la nostra mente ha la possibilità di aprirsi. Un giorno, durante una marcia di protesta sull'opera in oggetto, acquistai un libro che parlava proprio della storia del TAV, un libro a cui hanno partecipato diversi autori. Voglio leggere brevemente il primo di questi scritti che mi ha colpito e che condivido: "Detesto i tuttologi, coloro che ostentano e sfoggiano competenze su tutto, che presumono di sapere e di poter discorrere e descrivere con cognizione di causa su qualsiasi argomento. Ho accettato l'invito a scrivere questa breve nota perché leggendo ha arricchito la mia conoscenza sulla vicenda TAV e anche perché mi è piaciuto il suo modo di narrare, qualità che si è un po' persa e che per un vecchio cronista come me rimane fondamentale per chi vuole comunicare. Ho incontrato l'Alta Velocità per la prima volta nella mia attività giornalistica 35 anni fa, luglio 1971. Mi trovavo in Giappone per un'inchiesta sui sopravvissuti ai bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki, nell'anniversario del grande macello. I colleghi del quotidiano 'Akata', al quale mi appoggiavo, mi invitarono all'inaugurazione della linea ferroviaria ad alta velocità Tokio-Osaka: 600 chilometri, tempo di percorrenza due ore e un quarto. Stupendo! Queste le mie conoscenze sul TAV ad un anno, quando alla redazione di 'Narcomafie' è giunto un ampio servizio sulle battaglie in corso da 15 anni della Valsusa. L'antica curiosità del cronista mi ha spinto a cercare di ricostruire tutta la storia dell'Alta Velocità in Italia, non dal punto di vista tecnico-scientifico, ma politico, amministrativo, legale ed etico. Sono partito dai primi atti compiuti dal Governo Craxi per giungere ai nostri e ne ho scoperte di tutti i colori. Qualcuno mi accuserà di essere rimasto un inguaribile berlingueriano o un cretino moralista, non importa, ma, come scriveva il compianto Paolo Labini, non può esserci separazione tra etica e politica. Leggendo montagne di carte per documentarmi, mi sono fatto questa convinzione: la storia dell'Alta Velocità in Italia è molto più affine a un'associazione a delinquere, piuttosto che a un'impresa che interessa lo Stato. Ecco perché mi permetto di suggerire non solo ai comitati No TAV, ma a tutte le persone pulite, favorevoli e contrarie alla nuova ferroviaria, una petizione popolare per chiedere alle nuove Camere una Commissione di inchiesta parlamentare, per smascherare tutti coloro che in questi 15 anni hanno partecipato alla grande abbuffata TAV. Si tratta di un problema nazionale, non solo della Valsusa". L'autore di questo testo è Diego Novelli, ex Sindaco di Torino. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Consigliera Artesio. Ha facoltà di intervenire per 5 minuti. ARTESIO Eleonora Ho votato a favore della convocazione del Consiglio aperto per una ragione utile allo svolgimento del giusto confronto e per una ragione di merito sulla convinzione per la quale le decisioni della politica e delle Istituzioni debbano avvenire sulla base di un principio semplice e ragionevole: fare le opere se, quando e dove servono. Per la mia posizione personale politica e per quella dei Gruppi politici che rappresento attraverso Torino in Comune, negli anni, attraverso la partecipazione al movimento popolare di Val di Susa, attraverso il confronto con le informazioni di carattere scientifico e tecnico, attraverso il dibattito nelle Istituzioni, ci siamo convinti e abbiamo sostenuto che questa opera non serve, non serve dove è stata progettata, non serve ora e non servirà mai. Quindi, da questo punto di vista, voglio ripercorrere la coerenza istituzionale con la quale abbiamo sostenuto queste ragioni non adesso, non sulla base di questa mozione, ma nel tempo. Comincio dalle prese di posizione del Gruppo consiliare della Federazione della Sinistra, che ho rappresentato in Regione Piemonte; proseguo con la mozione presentata, tra quelle delle forze politiche che sostengono Torino in Comune, che hanno rappresentanza istituzionale, in modo particolare voglio ricordare la mozione di SEL del maggio 2013, che aveva il seguente oggetto di impegno: "impegna il Governo a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell'Unione Europea, affinché, anche in considerazione della grave crisi economica del nostro Paese, venga accertato che l'asse 6 non è previsto dall'Europa ad alta velocità e ponga in essere ogni atto di competenza teso ad abbandonare definitivamente il progetto della nuova linea Torino-Lione". Voglio ricordare la proposta di Legge per la costituzione di una Commissione Parlamentare d'inchiesta sul progetto Torino-Lione, che ha come primo firmatario l'Onorevole Giorgio Airaudo, candidato Sindaco per la nostra lista per la Città di Torino. Voglio concludere con gli emendamenti presentati da Sinistra Italiana al recente disegno di Legge del marzo 2016 sulla ratifica dell'accordo Italia-Francia. Fin qui la coerenza politica. Adesso le ragioni di merito. Alcune sono state già illustrate e le voglio ricordare con parole non mie, ma con quelle che hanno costruito la mia convinzione. Fin dal 2012 circa 400 professori, ricercatori e professionisti accreditati hanno pubblicato un appello al Presidente del Consiglio, in allora Mario Monti, per chiedere un ripensamento del progetto della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Per le ragioni già citate dagli altri Consiglieri, contenute nella mozione, rispetto all'andamento della domanda di trasporto merci e passeggieri, non si tratta di sminuire il valore assoluto annuale, si tratta di guardare, nella successione temporale, qual è il trend ed è un trend in diminuzione. La seconda ragione che qui voglio sottolineare è il rapporto costi-benefici, che dovrebbe essere una di quelle questioni che, superando gli approcci ideologici e i temi, consentono di fare delle valutazioni oggettive. A fronte di una diminuzione del traffico merci e a fronte dei costi ambientali e territoriali che la realizzazione dell'opera comporterebbe, siamo anche davanti ad una valutazione fondata di assenza di vantaggi economici per il Paese, fatti salvi quelli di tipo turistico-economico che altri Colleghi che rappresentano altre Amministrazioni, invece, si attendono. Solo un dato: considerato 100 il costo dell'opera nel 1991, nel 2006 quel costo era pari a 623 Euro. Io non sto qui a dire quali siano le ragioni, esplicite o implicite, della lievitazione dei costi, voglio solo dire che economia racconta che nelle fasi di crisi economica, quali le nostre, la realizzazione di grandi opere civili con lunghi tempi di realizzazione, a questi livelli di costi, non è una misura anticiclica. Le misure anticicliche, che consentono lo sviluppo dell'economia e il rilancio dell'occupazione, sono quelle che intervengono con minore intensità di capitale, con maggiore diffusione territoriale e quindi intervengono sulla mobilità ordinaria, sugli interventi relativi al traffico dalle aree metropolitane dei pendolari, che regolano, cioè, la dimensione di prossimità dell'ambiente e la relazione nello spazio su percorrenze brevi e senza interventi che strutturalmente agiscono sul contesto. Terza ragione: quella di carattere ambientale-sanitario. Esiste una vasta letteratura scientifica, nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all'effetto serra da parte dell'Alta Velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l'operativa delle infrastrutture. Quindi, non abbiamo nemmeno un contributo - che veniva prima ricordato - alla riduzione dell'inquinamento e dell'impatto ambientale. Ne consegue che le ragioni di questa mozione mi trovano, evidentemente, su posizioni di condivisione. L'uscita dall'Osservatorio è un atto, evidentemente, di responsabilità e di forza, di cui chiederemo conto, come Consiglio Comunale, ma che io comprendo e che in questa fase condivido, perché, checché se ne dica, l'Osservatorio Torino-Lione, condotto con le migliori intenzioni da parte di coloro che lo conducono - e su questo non entro nel merito - non ha avuto un compito di mediazione e di sintesi delle posizioni in campo, ma ha un compito di determinazione dell'esecuzione delle opere. Lo stesso fatto prima citato dell'intervento degli Enti Locali sulla progettazione preliminare significa che si è coinvolti non sul "se" fare l'opera, ma sul "come" fare l'opera. Quindi, da questo punto di vista, nel merito condivido la mozione che è stata presentata. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. Ha facoltà di intervenire per 5 minuti. LO RUSSO Stefano Noi non ci accodiamo al coro di chi ritiene questa una mozione priva di conseguenze, perché questa è una mozione che invece le conseguenze le ha, sono molto serie e sono conseguenze che danneggiano la Città di Torino. La scelta della Sindaca Appendino e della maggioranza 5 Stelle di questa Amministrazione Comunale è una scelta che, in realtà, produce un danno certo alla Città, questo è il vero dato politico e amministrativo, perché l'Osservatorio Tecnico, che nasce proprio sulla scorta dei primi elementi di criticità emersi all'inizio del progetto della Torino-Lione, aveva e continua ad avere esattamente lo scopo di concertare territorialmente come limitare gli impatti della Torino-Lione, come sinergizzare gli interventi derivanti dall'Alta Velocità con gli interventi infrastrutturali connessi e, sotto questo profilo, aveva, proprio nella partecipazione dei Comuni, l'esigenza di trovare un Tavolo in cui si discutesse sotto il profilo tecnico, tant'è vero che si chiama Osservatorio Tecnico. Invece, la decisione oggi unilaterale assunta dai Consiglieri del Movimento 5 Stelle, che - lo ricordava il Consigliere Ricca - sono numericamente così numerosi in quest'Aula non perché rappresentano un'analoga proporzione di elettori della Città di Torino, ma in virtù di un meccanismo elettorale, che ha moltiplicato per tre i loro seggi rispetto, ad esempio, alla forza politica che qui io rappresento, che ha preso sostanzialmente lo stesso numero di voti. Quindi, in realtà, vi è una sostanziale sovradimensione della rappresentanza consiliare rispetto alla più generale partecipazione civica cittadina. Questo atteggiamento, che viene in qualche modo imputato all'attuale minoranza consiliare del Comune, e cioè di essere i custodi del verbo, mi pare che possa trovare un'analoga determinazione nel verbo No TAV, un verbo che in questi anni ha, di fatto, impostato un'azione sulla base di una motivazione, anche rispettabile, ma in molti casi ideologica, sul tema della non esigenza di avere infrastrutture di trasporto di particolare rilevanza, una motivazione che è stata basata su dati scientifici, peraltro, onestamente, di modesto e dubbio valore. Questo non lo dice il Capogruppo del Partito Democratico, lo dice la Comunità Scientifica Internazionale, perché, a differenza di quello che voi sostenete, in moltissimi casi la Comunità Scientifica Internazionale, che parla di impatti ambientali e di gallerie, non ha rilevato, a mia informazione... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). VERSACI Fabio (Presidente) Per cortesia, non si parla fuori microfono. LO RUSSO Stefano Però, se invece mi fate vedere i contesti scientifici in cui questo è emerso, sono contento di ricredermi, tutta questa sorta di terrorismo psicologico in ordine alla presenza di amianto negli scavi, in ordine all'impatto sugli acquiferi e sulle falde idriche sotterranee, in ordine agli impatti trasportistici, non c'è evidenza scientifica. Tant'è vero che giustamente i tecnici, che sono stati altresì identificati - alcuni sono anche miei personali stimabili colleghi -, vengono identificati come tecnici No TAV, non come tecnici, e lo dice la parola stessa, un tecnico No TAV; conseguentemente, a mio modo di vedere, non è in questi termini svilente la funzione tecnica, perché il tecnico parte su evidenze scientifiche. Evidenze scientifiche che, sulla base di quello che sta avvenendo nell'esecuzione del cunicolo esplorativo della Maddalena, ahimè, cari Colleghi Grillini, non ci sono. I monitoraggi stanno dimostrando in maniera scientifica che tutta questa sorta di terrorismo psicologico, che è stato fatto negli anni, rispetto all'impatto ambientale, di fatto non c'è, smontando pezzo per pezzo i supporti, i presupposti cosiddetti "scientifici" dei tecnici No TAV. In virtù di questo verbo, andate a rileggervi, per favore, il passaggio del Vangelo di Luca al capitolo 18, versetti 9 e 14, in cui trovate... VERSACI Fabio (Presidente) Scusi, Consigliere, la fermo un attimo. Colleghi, non potete fare così ogni volta che qualcuno dice qualcosa. LO RUSSO Stefano ...la distinzione che passa tra il fariseo e il pubblicano, rileggetevela con attenzione e con calma, e vedete il giudizio che viene espresso rispetto al comportamento dell'uno e al comportamento dell'altro. Questo tipo di azione ha, in realtà, costruito quell'humus culturale pericolosissimo, su cui sono stati sprangati negli anni decine e decine di Poliziotti, di Carabinieri e di Finanzieri, che sono stati giustificati da atteggiamenti come il vostro. È proprio questo humus culturale o sottoculturale, in molti casi, che, in virtù di una sedicente democrazia, di una sedicente autonomia dei territori, che però poi non trova concretezza nelle rappresentanze democratiche, ha giustificato le peggiori nefandezze nei confronti delle Forze dell'Ordine e mi fa sorridere anche un po' indignare, per certi versi, il fatto che qui si abbia la spudoratezza di venire ad esprimere solidarietà nei confronti delle centinaia di uomini e donne che hanno garantito un cantiere di una galleria. VERSACI Fabio (Presidente) La invito a concludere. LO RUSSO Stefano Signori, hanno garantito un cantiere di una galleria e si sono beccati di tutto e di più per anni, nella stessa seduta in cui si propone, danneggiando la città - e di questo, Sindaca Appendino, lei, non i Consiglieri 5 Stelle, lei è la responsabile politica -, togliendo la Città di Torino dall'unico Tavolo in cui legittimamente e coerentemente si poteva verificare tecnicamente l'esito delle opere connesse. Questo è un danno che lei avalla politicamente alla città di Torino ed è per questo che il Partito Democratico, che ovviamente voterà contro la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle, si ritiene assolutamente dispiaciuto - glielo dico con questa franchezza - che lei, nella sua veste istituzionale di Sindaca, fino ad oggi le riconosco, seguita con una netta separazione tra funzione politica e funzione istituzionale, con il voto di questa sera, con il suo voto favorevole, con l'operazione politica che lei ha messo in campo, mi dispiace, ma da stasera dovrà cambiare anche il nostro giudizio. Lei rilegga le critiche che le sono arrivate e ci rifletta su. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Carretta. Ha facoltà di intervenire per tre minuti. CARRETTA Domenico Mi scuso subito con i Colleghi, ma poi dovrò lasciare l'Aula, perché avevo preso un impegno, dico subito Asproni, così... stavo scherzando. A me ha fatto piacere sentire citare qui in Aula dalla Vicepresidente una persona che stimo, uno scritto come quello di Diego Novelli. Anche io odio i tuttologi, anche io odio chi non approfondisce, chi non studia la materia, ma odio allo stesso modo e comunque ho un certo distacco verso la falsa retorica, il moralismo, l'eroismo che ho sentito oggi in Aula. Veramente abbiamo raggiunto delle vette inarrivabili. Non entro nel merito della questione TAV, anche perché la mozione non ci dice di entrare nel merito, io non ne avrei le competenze, non ho la capacità, ho visto dei sorrisi quando venivano scambiate accuse su quelli che sono i danni, io non ho la capacità di entrare nel merito, e soprattutto non ho la voglia di farlo in questa Aula. Quello che stiamo decidendo con una mozione è l'uscita dall'Osservatorio, una mozione ad orologeria, una mozione che è stata studiata per essere presentata il giovedì, il giorno dopo il Bilancio, il giorno dopo la realtà. Bisognava creare un qualcosa - visto che l'avete richiamato più volte parlando di Bilancio -, bisognava ricreare un mondo virtuale, che, in un certo senso, continuasse a far sognare il popolo che vi ha sostenuto. Allora allontaniamoci un attimo dal reale, allontaniamoci da Asproni, allontaniamoci da Westinghouse, allontaniamoci dalla SMAT e parliamo di TAV. E dove lo facciamo? Lo facciamo - cosa gravissima, Presidente del Consiglio - in un'Aula, in una sede istituzionale. Scusi, Presidente, quello che le chiedo è che lei deve essere anche il mio Presidente, le darà fastidio, ma io ho delle idee, svolgo un lavoro e ho delle idee diverse dalle sue. Io non posso tollerare di vedere il Presidente del Consiglio che sventola una bandiera, qualsiasi essa sia. Questa volta era No TAV, poteva essere Sì TAV, ma questa cosa davvero non va bene. Lei lo può fare tranquillamente in altre sedi, ma non nella veste di Presidente del Consiglio, non in una sede istituzionale. Tanto la mozione che si sta votando è una mozione che molti hanno indicato come contentino. Io direi qualcos'altro, era un qualcosa per distogliere l'attenzione. Però, come diceva il Capogruppo Lo Russo, alla fine ci sarà un danno: noi usciremo dall'Osservatorio. E allora cosa facciamo? Io mi appello al buonsenso del Sindaco e mi appello a quello che è il buonsenso dei Consiglieri della Città Metropolitana, che so che in queste ore hanno depositato una mozione per chiedere al Sindaco di restare, in veste di Presidente della Città Metropolitana, nell'Osservatorio, perché noi siamo affezionati alla figura del Sindaco Appendino. Non vogliamo quindi privarci delle sue idee, non vogliamo privarci di quello che sarà il suo contributo. Quindi, sperando che ciò che esce dalla porta rientri dalla finestra, speriamo che ci sia più buonsenso nei Consiglieri della Città Metropolitana di quello dimostrato oggi qui in Sala Rossa. VERSACI Fabio (Presidente) Consigliere Carretta, le rispondo subito. Mi è stata sollevata questa problematica in Conferenza dei Capigruppo e ho chiesto scusa per la leggerezza, perché quando sbaglio sono pronto ad ammettere i miei errori. Infatti, oggi sono qui a presiedere questo atto senza intervenire in Aula e, se l'ho offesa, mi dispiace, me ne scuso, non capiterà più. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lei ha detto che sono anche il suo Presidente, lo so benissimo, infatti mi sono scusato in Conferenza dei Capigruppo, può sentire la registrazione se vuole. La parola alla Consigliera Tevere. Ha facoltà di intervenire per tre minuti. TEVERE Carlotta Abbiamo ascoltato l'intervento della Consigliera Artesio e ufficialmente la invitiamo a sottoscrivere la nostra mozione. Mozione che, tra le altre cose, al punto n. 10 impegna la Sindaca e la Giunta a "riaffermare l'alto valore democratico della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini come impegno determinato, continuativo, responsabile e non violento". Partecipazione e coinvolgimento che certamente sono mancati nella vicenda legata al TAV, a nostro parere, com'è noto, un'opera inutile, dai costi spropositati, ma soprattutto un'opera imposta. Imposta da una politica sorda, una politica tristemente sempre più avversa al confronto, che ha scelto di non consultare le popolazioni interessate dalla realizzazione del TAV. Le recenti condanne del 17 novembre 2016 - 38 per l'esattezza - sono proprio il risultato di quanto detto. È stata emessa un'altra volta una sentenza prettamente politica, che, ancora una volta, non riconosce alla protesta la sua corretta funzione sociale. La repressione è certamente la strada più facile per chi si allontana sempre di più dai cittadini, una soluzione tesa ad alimentare imprudentemente un clima di tensione. L'articolo n. 21 della nostra bella Costituzione riconosce a tutti i cittadini il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. L'intento delle innumerevoli manifestazioni del Movimento No TAV era proprio questo, manifestare semplicemente la contrarietà all'opera ed esprimere la rabbia e la frustrazione complessiva nell'essere stati ignorati e nel non riuscire a vedere riconosciute o quantomeno valutate le proprie ragioni. A mio modesto parere, ritengo che debba essere dato valore alla lotta messa in atto dal Movimento e, parallelamente, debbano essere presi in considerazione i comportamenti di chi, pur rappresentando lo Stato, con le sue azioni abbia contribuito ad aumentare questo clima di tensione. Anche per questo motivo riteniamo, pertanto, che il Comune di Torino debba uscire dall'Osservatorio. In chiusura di questo mio brevissimo intervento, a nome del Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, colgo l'occasione per manifestare la nostra solidarietà ai 38 cittadini recentemente condannati. VERSACI Fabio (Presidente) Ho ancora iscritto a parlare... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Napoli, le chiedo di non intervenire fuori microfono. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non intervenga fuori microfono! Capogruppo Napoli, non intervenga fuori microfono. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Capogruppo Napoli, il rispetto degli altri passa anche da queste cose. Non le permetto di parlare fuori microfono. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il rispetto di tutti, quando ci sono delle regole, passa anche dal rispettare le regole. Se lei non è iscritto a parlare, non parla fuori microfono. L'educazione è la base per il rispetto della democrazia. È iscritta a parlare la Consigliera Albano. La parola al Consigliere Rosso. ROSSO Roberto Qui si può dire di tutto ed è legittimo avere tutte le opinioni del mondo, però... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sull'ordine dei lavori, perché non si possono regolare i lavori in questo modo. Quando una persona, come la Consigliera Tevere, arriva a prendere la parte dei condannati... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). VERSACI Fabio (Presidente) Allora, chi si permette di parlare... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). No, è una vergogna alzarsi e gridare così, come fate voi. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). |