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Estratto dal verbale della seduta di Mercoledì 23 Novembre 2016 ore 09,00
Paragrafo n. 2

Adunanza aperta su: "Giornata Mondiale vittime della strada".
Interventi
"Giornata Mondiale vittime della strada"
Minuto di silenzio in memoria delle vittime della strada

VERSACI Fabio (Presidente)
Buongiorno a tutti. Chiedo ai Colleghi di prendere posto.
Saluto le Autorità presenti e le ringrazio per essere qui. Questo è un Consiglio
straordinario su un tema assai caro e importante.
Volevo ringraziare, ovviamente, tutto il Consiglio e la Conferenza dei Capigruppo che
hanno permesso di svolgere questo Consiglio con decisione unanime.
Ringrazio anche la presenza del dottor Jean Todt, inviato speciale dell'ONU per la
sicurezza stradale, del dottor Sticchi Damiani, Presidente dell'ACI, e del dottor
Guccione, Presidente della Fondazione Luigi Guccione.
Facciamo questo Consiglio perché, come sapete, l'ONU ha istituito nel 2005 ogni terza
domenica di novembre la Giornata Mondiale per il ricordo delle vittime della strada.
Proprio per questo abbiamo deciso di fare questo Consiglio, per dare un segnale.
Abbiamo anche la presenza della Regione Piemonte, che ringrazio, nelle vesti
dell'Assessore Ferraris; il Presidente Chiamparino si scusa perché non può essere
presente.
La parola all'Assessore Ferraris per un intervento.

FERRARIS Giovanni Maria (Assessore Regione Piemonte)
Grazie, Presidente. Autorità, gentili signore e gentili signori, un cordiale benvenuto a
tutti voi.
Un ringraziamento particolare lo rivolgo alla Sindaca di Torino, Chiara Appendino, e al
Presidente del Consiglio Comunale di Torino, Fabio Versaci, per aver rivolto
l'apprezzato invito alla Regione Piemonte, che oggi mi onoro di rappresentare per
questa iniziativa che, si diceva prima, è un'iniziativa prima in Italia in un Consiglio
Comunale, in occasione della Giornata Mondiale in ricordo delle vittime della strada.
Mi è gradita l'occasione per portare a tutti voi il saluto del Presidente della Regione
Piemonte, Onorevole Sergio Chiamparino, che non può essere presente, ma che
sicuramente, come tutti noi, condivide le finalità di questa giornata.
Saluto, inoltre, gli illustri ospiti qui presenti e, in particolare, il Presidente della FIA e
inviato speciale dell'ONU per la sicurezza stradale, Jean Todt; il Presidente nazionale
dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani; il Presidente della Fondazione Luigi Guccione
Onlus, Giuseppe Guccione; i membri della Giunta qui presenti, i signori e le signore
Consiglieri Comunali che saranno chiamati tra breve a votare una mozione
sull'argomento di oggi e saluto anche l'Associazione Italiana Familiari Vittime della
Strada, nella persona del Presidente della Sezione di Torino, Giuseppe Santagada, per il
suo impegno a tutela della prevenzione della vita umana.
In Italia, come in gran parte dei Paesi economicamente più sviluppati, gli incidenti
stradali sono tra le principali cause di morte, primato questo che diventa assoluto nella
fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Si parla a livello nazionale per il solo anno
2015 di 3.149 vittime, di cui 282 sono giovani dai 20 ai 24 anni, e di 246.050 feriti, per
un totale di 2.173.892 incidenti stradali con lesioni a persone. Secondo le previsioni
delle più autorevoli organizzazioni internazionali impegnate nello studio di tali
tematiche, l'incidenza della mortalità causata da comportamenti umani tenderà
purtroppo ad aumentare, in particolare relativamente all'incidentalità stradale. Infatti
l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2030 questa salirà al quinto posto
nella classifica delle cause di morte rispetto al nono occupato nel 2012.
Gli incidenti stradali sono il risultato dell'interazione complessa di molteplici fattori,
riconducibili ai comportamenti umani, alle caratteristiche del veicolo, alle condizioni
delle infrastrutture e del contesto territoriale, oltre che alla situazione climatica. Per
affrontare queste tematiche occorre partire dal presupposto e dalla consapevolezza che
un problema così complesso e interdisciplinare debba essere affrontato con un
approccio che tenga conto di tutte queste componenti e di tutti i soggetti che possono
contribuire a dare un utile sostegno. Non esistono facili soluzioni, ma percorsi articolati
e complessi da attuarsi attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti,
collocandolo all'interno di un più ampio quadro educativo e didattico che interessi
diversi soggetti istituzionali e non, a partire dalla famiglia, la scuola, le istituzioni, gli
enti locali e l'associazionismo. Un processo educativo che non deve essere inteso solo
come trasmissione di norme e informazioni che regolano la circolazione, ma soprattutto
come vera e propria educazione alla convivenza civile degli utenti sulla strada. La
sicurezza deve diventare quindi uno stile di vita di tutti noi, da adottarsi ogni giorno in
ogni circostanza, perché il suolo pubblico è un luogo sociale in cui trascorriamo parte
della nostra vita, il nostro vero patrimonio comune che appartiene a tutti noi. Scendere
in strada e iniziare a camminare è il modo più naturale e consueto per iniziare la
giornata e arrivare a scuola e al proprio posto di lavoro, come ho fatto questa mattina
anch'io venendo qua.
La sicurezza stradale non riguarda quindi soltanto coloro che guidano un veicolo, ma
tutti noi e chiama in gioco diverse componenti che dovrebbero concorrere in modo
sinergico a realizzare un fine comune, ovvero rendere il cittadino un soggetto
equilibrato e consapevole, capace di adottare comportamenti sicuri e corretti grazie alla
comprensione delle regole ed alla necessità di apprenderle ed applicarle. Solo
accettando il concetto che la strada, in quanto pubblica, soggiace a determinate leggi e
soprattutto impone prudenza e rispetto nei confronti di se stessi, degli altri e
dell'ambiente circostante si può sperare in una riduzione degli incidenti e in una
mobilità realmente sostenibile.
Ma in questo senso c'è ancora molto da fare. Infatti, si sta diffondendo sempre più
l'esigenza di non limitarsi a rispettare passivamente un regolamento, ma di sforzarsi in
prima persona per cambiare le cose. È proprio questo uno dei temi fondamentali della
giornata di oggi: la speranza che attraverso l'impegno comune si possa contribuire al
cambiamento delle abitudini negative degli automobilisti e di tutti i fruitori e attori dello
spazio pubblico.
"Ricordare per cambiare", non è uno slogan, bensì una richiesta concreta che le
associazioni dei familiari delle vittime della strada portano avanti da anni e che la
Regione Piemonte condivide e alla quale si ispira nel progettare iniziative in tal senso.
Tutti concetti sui quali è basata la programmazione contenuta nel Piano Regionale della
Sicurezza Stradale, che il nostro Ente ha già adottato nel lontano 2007 per mettere in
atto le strategie della Comunità Europea e del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale,
un documento che viene costantemente implementato ed aggiornato ogni anno mediante
il programma triennale di attuazione, cui spetta il compito di individuare le priorità di
intervento e stimare le risorse necessarie e il programma di azione annuale.
Il programma attuale, 2016-2018, prevede importanti interventi, progettati tenendo
conto della complessità e della interdisciplinarietà della materia, anche in relazione al
costante mutamento delle abitudini di vita della nostra società, in particolare dei
giovani, delle innovazioni tecnologiche e del mutare della percezione dei fenomeni
collegati. Grande importanza viene posta al monitoraggio dell'incidentalità stradale, alle
campagne informative regionali, all'educazione alla sicurezza stradale nelle scuole.
A tal proposito ritengo opportuno ricordare il recente impegno per un progetto rivolto a
tutti gli studenti, che prevede un concorso a premi, appositi corsi di aggiornamento per i
formatori, corsi nelle classi tenuti dal Corpo di Polizia Stradale - che ringrazio della
presenza -, eventi itineranti nelle province e altre numerose iniziative, senza contare i
corsi di educazione stradale rivolti ai bambini delle scuole elementari, utilizzando il più
giusto strumento della bicicletta e l'interpretazione della sicurezza stradale anche per i
pedoni.
Per quanto riguarda le infrastrutture, particolare attenzione viene rivolta alla messa in
sicurezza della rete urbana ed extraurbana. Occorre infatti ricordare che l'incidentalità
stradale si conferma un fenomeno prettamente urbano, considerato che circa il 73% dei
sinistri avviene nei centri abitati, quindi risulta prioritario intervenire in tal senso.
Un aspetto fondamentale poi del nostro Piano pluriennale è rappresentato dall'esigenza
di promuovere l'attività di formazione verso le figure professionali delle
Amministrazioni Pubbliche responsabili della sicurezza stradale, i nostri operatori di
Polizia Locale - e saluto il Comandante della Polizia Locale di Torino -, al fine di
migliorare la loro capacità di gestione di tale materia. Si tratta di avviare la formazione
professionale basata sulla ricerca, selezione e trasmissione degli aspetti più avanzati in
tema di prevenzione dell'incidentalità stradale tra gli operatori, che, a vario titolo,
possono contribuire alla sicurezza. Proprio in questo caso abbiamo appena approvato in
Giunta Regionale il programma di formazione regionale degli operatori di Polizia
Locale, che contiene corsi dedicati alla sicurezza stradale.
Grande rilevanza riveste, inoltre, l'attività di sorveglianza e promozione della salute.
L'intensa vita notturna della nostra società, soprattutto quella più giovane, rappresenta
un fenomeno della modernità legato al divertimento, ma anche una delle principali sfide
per la salute pubblica. L'elevato consumo di alcolici e di sostanze stupefacenti può
portare, infatti, ad adottare comportamenti particolarmente gravi per l'incolumità dei
cittadini.
In questo periodo sto andando personalmente ad incontrare gli studenti degli ultimi anni
negli istituti superiori per sensibilizzare i nuovi maggiorenni al concetto della
responsabilità e del rispetto di se stessi e del prossimo, donando loro anche un Etilotest,
tutta attività di prevenzione quest'ultima che non prevede alcuna uscita per le finanze
pubbliche.
Sempre in questa direzione si rende ancora necessario attivare progetti specifici che
prevedano la presenza costante di operatori esperti, psicologi, educatori professionali
nei luoghi del divertimento in orario serale/notturno, al fine di trasmettere la
consapevolezza dei rischi e dei danni che tali comportamenti possono causare.
Purtroppo la scarsità di risorse finanziarie ad ogni livello istituzionale ha notevolmente
limitato sino ad oggi l'attuazione di numerose iniziative potenzialmente efficaci e di
sicuro interesse. Si tratta quindi di un'impresa ardua, anche se i dati più recenti elaborati
e diffusi da IRES Piemonte, il nostro centro di ricerca regionale, relativi all'anno 2015
mostrano come si registri un positivo ridimensionamento del fenomeno incidentale. È
una buona notizia che valorizza l'impegno e la professionalità dei tanti soggetti
impegnati in questa difficile sfida, in controtendenza rispetto al contesto europeo che
pare avere interrotto il percorso virtuoso di miglioramento delle condizioni di sicurezza
sulle strade.
Complessivamente nel 2015 in Piemonte è calato del 2,7% il numero degli incidenti
stradali, che rimangono comunque attestati a 11.128; è calato anche il numero dei
deceduti del 7,2%, che purtroppo sono comunque 246, e anche quello dei feriti, che si
attestano a 16.271 casi, ovvero l'1,1% in meno dell'anno precedente. Con un
decremento delle vittime del 25% rispetto al 2010, il Piemonte è in linea con il percorso
previsto per il conseguimento dell'obiettivo europeo di dimezzamento delle vittime
entro il 2020, argomento che mi sembra tratti anche la vostra mozione in Consiglio
Comunale.
Sono dati incoraggianti che premiano la progettualità e la perseveranza, che però, al di
là di statistiche e dati, non devono farci dimenticare che ogni singola vittima rappresenta
un'irreparabile tragedia umana, causata troppo spesso da comportamenti scorretti, frutto
di abitudini che è possibile modificare. Molte di queste vittime sono purtroppo giovani,
una categoria per la quale suona un campanello di allarme, poiché le cifre sono quasi
raddoppiate passando dai 15 nel 2014, ai 29 nel 2015 qui in Regione; un dato che deve
preoccuparci e deve stimolarci nel proseguire ed intensificare la nostra azione di
prevenzione.
Ringrazio, quindi, tutti i presenti ed il Consiglio Comunale tutto per l'attenzione e
l'impegno in favore della sicurezza sulle nostre strade, auspicando che questi lavori
contribuiscano realmente a costruire fruitori più responsabili dello spazio pubblico.
Grazie.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al dottor Jean Todt.

TODT Jean (Inviato speciale ONU per la sicurezza stradale)
Sindaca Chiara Appendino, Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci,
Assessore Regionale Giovanni Ferraris, Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell'ACI,
Giuseppe Guccione, Presidente della Luigi Guccione Foundation, signore, signori, cari
amici, buongiorno. È un onore e un gran piacere per me essere qui a Torino come
inviato speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale.
Nell'ambito della Giornata Mondiale del ricordo delle vittime della strada, che è stata
osservata domenica scorsa 20 novembre, mi preme sottolineare l'importanza del nostro
impegno collettivo a favore della sicurezza stradale.
Ogni anno 1.25 milioni di persone perdono la vita in incidenti stradali nel mondo e 50
milioni di persone sono ferite, classificandola tra le prime dieci cause di morte in tutto il
mondo. Inoltre, gli incidenti stradali uccidono i nostri giovani e le generazioni future,
essendo la principale causa di morte a livello globale per coloro che hanno un'età
compresa tra i 15 e i 29 anni. In Italia più di 3.500 persone muoiono ogni anno sulle
strade e più o meno 17.000 rimangono ferite gravemente con conseguenze per le
famiglie.
Gli incidenti stradali non sono solo un problema di salute o di diritti umani, si tratta
anche di una questione più ampia di sviluppo sostenibile, in particolare in quanto
assistiamo ad una rapida evoluzione della motorizzazione e dell'urbanizzazione in tutto
il mondo. A settembre dello scorso anno per la prima volta le vittime della strada sono
state incluse negli obiettivi di sviluppo sostenibile globale. Con l'obiettivo di sviluppo
sostenibile 3.6 si intende dimezzare il numero globale di morti e feriti a seguito di
incidenti stradali entro il 2020, mentre con l'obiettivo di sviluppo sostenibile 11.2 si
tratterà di fornire accesso a sistemi di trasporto sicuri, convenienti, accessibili e
sostenibili per tutti.
Tutti noi qui abbiamo intensificato i nostri sforzi per dimezzare i numeri degli oltre
3.500 morti sulle strade ogni anno e contribuire a questi obiettivi globali; tuttavia si
tratta ben più di una questione di numeri, dobbiamo attribuire il massimo valore alla
tutela di ogni vita umana. La Giornata Mondiale del ricordo delle vittime della strada ci
rammenta che dobbiamo adoperarci per ottenere risultati migliori e credo proprio che ne
siamo capaci.
Qui voglio dare un saluto e un ringraziamento particolare al mio amico Giuseppe
Guccione, per quello che lui sta facendo con la sua Fondazione e anche con tutta
l'assistenza di Angelo Sticchi Damiani, come Presidente dell'ACI e membro del Senato
della FIA.
A differenza di molte altre malattie, il vaccino ce l'abbiamo: leggi più forti,
applicazione ferrea delle leggi, educazione, infrastrutture più sicure e di qualità, veicoli
più sicuri e assistenza post incidenti e questa mozione è assolutamente cruciale qui in
Italia e spero che consentirà altre mosse in questo senso. Non dobbiamo mai
dimenticare che ogni decesso sulla strada è un decesso di troppo.
Vorrei adesso ringraziare di nuovo tutti e anche la Sindaca della sua presenza e vorrei
chiedervi di osservare un momento di silenzio, per ricordare le persone che hanno perso
la vita sulla strada e i loro cari. Grazie.
(Il Consiglio osserva un minuto di silenzio)
Per chiudere la mia presentazione voglio di nuovo insistere sul fatto che oggi stiamo
vivendo in questo bellissimo posto un momento storico per fare evolvere e dare
un'attenzione maggiore sulla sicurezza stradale in Italia, che dovrà servire anche nel
mondo e, nella mia responsabilità di inviato speciale del Segretario Generale delle
Nazioni Unite, mi aiuterà molto e vi ringrazio.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al dottor Sticchi Damiani Angelo, Presidente dell'ACI.

STICCHI DAMIANI Angelo (Presidente Nazionale ACI)
Buongiorno a tutti. Mi unisco a Jean nel salutare e ringraziare il Sindaco Appendino, il
Presidente del Consiglio Comunale Versaci e l'Assessore Ferraris, qui presenti in
rappresentanza dell'Amministrazione Comunale e dell'Amministrazione Regionale su
un tema così delicato e così importante che, come si diceva prima, forse per la prima
volta al mondo vede un Consiglio Comunale monotematico; grazie per questa
opportunità.
Cercherò di essere quanto meno ingegnere, come sono, e di dare quanti meno numeri
possibili, per cercare di trarre delle conseguenze e trarre delle decisioni, perché, come
ha detto prima Jean, ogni decesso avvenuto sulla strada è un decesso di troppo, però a
volte sembra dimenticarsi di tutto questo, sembra che si crei un certo fatalismo per cui è
una delle cose a cui siamo rassegnati e questo è l'errore più grande.
I dati che sono stati già ricordati hanno evidenziato nel 2015 un'inversione di tendenza
molto pericolosa: abbiamo avuto per la prima volta dal 2001 un aumento dei morti in
Italia, dopo tanti anni in cui i morti erano costantemente diminuiti; è un segnale che va
assolutamente non sottovalutato. I nostri dati 2016, che ovviamente non sono completi,
mancano ancora quelli delle polizie locali, ma insomma i dati nazionali ci confortano,
sembra che il 2016 stia andando meglio e che questa interruzione del trend positivo sia
soltanto legata al 2015.
Ci sono però alcune considerazioni da fare, è vero, sostanzialmente, se guardiamo il
periodo 2000-2015, in 15 anni si sono ridotti moltissimo gli incidenti, i morti e i feriti.
Non siamo lontanissimi dagli obiettivi, il primo l'abbiamo mancato non per molto,
2000-2010 siamo arrivati al 42%, invece che al 50% di diminuzione; il dato 2010-2020
probabilmente potremmo ancora coglierlo, ma ci sono questioni che, secondo me,
vanno viste con molta attenzione, soprattutto quando si parla nel Consiglio Comunale di
una delle più importanti Città d'Italia, la Capitale dell'Automobile e, voglio ricordare,
qui a Torino è nato l'Automobile Club d'Italia 112 anni fa, quindi è una Città che ha
una grande importanza su questo tema, proprio perché qui è nato e cresciuto il
motorismo e qui è nata e cresciuta la mobilità.
Sappiamo che ormai il numero dei morti tra le aree urbane e le aree extraurbane si è
praticamente eguagliato, cioè significa che la metà dei morti sono nelle aree urbane.
Questo è un dato veramente inaccettabile perché, senza cadere nel fatalismo di prima, si
immagina che su una strada, dove le velocità mediamente sono più alte, i rischi sono
maggiori, ma che in città le utenze deboli o le utenze dolci, la mobilità dolce, come
viene chiamata, cioè i pedoni e i ciclisti, debbano morire perché non siamo riusciti, tutti
quanti, a creare delle condizioni di assoluta sicurezza per loro, questo è un fatto, ripeto,
inaccettabile.
Voglio ricordare che in questo momento in Italia ci sono delle leggi molto efficaci sulla
progettazione e sulla realizzazione delle strade. Io sono un ingegnere stradale e conosco
bene la materia, noi abbiamo una normativa (parliamo delle nuove strade, ovviamente)
veramente fatta molto bene, ma non esiste una normativa per la progettazione delle
strade urbane. Non esistono delle regole per cui quando si realizza un nuovo quartiere,
non voglio dire altro, ma anche quando si può ancora intervenire su un'area, soprattutto
quelle periferiche, non ci sono delle norme, tutto viene lasciato all'intuizione del
progettista, dell'urbanista, ma non ci sono regole precise. Questo non va bene, perché
vediamo che poi, alla fine, dove avvengono queste morti nelle città? Avvengono
soprattutto nelle aree periferiche, dove le velocità sono fatalmente più alte rispetto a
quelle del centro, perché nel centro le auto vanno piano, ma avvengono anche perché
molto spesso gli attraversamenti pedonali non sono sufficientemente illuminati,
soprattutto di notte e soprattutto nelle giornate di pioggia, quelle giornate dove ci sono
condizioni climatiche esterne sicuramente peggiori.
Noi abbiamo fatto degli studi come Automobile Club Italia, abbiamo proposto che ci
siano delle norme per la progettazione di queste strade, abbiamo proposto delle norme
per gli attraversamenti pedonali e abbiamo fatto delle pubblicazioni. Noi diciamo che
quantomeno in periferia, dove la zona non è illuminata, bisognerebbe creare degli occhi
di gatto lampeggianti, che non è una cosa costosissima, per cui l'automobilista sa di
notte al buio che si sta avvicinando a un attraversamento pedonale dove potrebbe esserci
un pedone che sta per attraversare e rallenta, perché gli automobilisti non sono così,
come a volte immaginiamo, delle persone incoscienti e non in grado di capire perché in
preda ai fumi dell'alcol o, peggio ancora, della droga, sono persone normali che hanno
dei figli e hanno attenzione per queste cose. Dobbiamo aiutarli, dobbiamo cercare di
ridurre, per esempio, gli incroci a 90° e in periferia, dove avvengono gli scontri, il
famoso urto laterale che crea la morte anche sulle automobili, perché anche sulle
automobili muoiono in città, e inserire dove possibile delle rotatorie, perché l'urto non
sia a 90°, ma a 60°, a 45°, che è molto meno grave perché non c'è l'urto della testa
contro il montante dell'auto; dobbiamo lavorare perché nelle città la mortalità arrivi a
zero.
Non è pensabile che in un momento, forse anche di crisi, io non lo so, in cui c'è stato un
forte aumento dell'uso della bicicletta, molta gente andava a piedi forse anche per un
calcolo, debba essere più esposto. Io vi do dei dati che mi hanno veramente colpito.
Pensate che nel 2000 noi avevamo in Italia (i dati si riferiscono ai morti più feriti) circa
22.000 e nel 2015 sono poco meno, 21.000 e rotti, meno 1,2%. I ciclisti erano 12.377 e
nel 2015 sono stati 17.000, più 38%, ma rispetto a un dato che dice che morti e feriti
totali dal 2000 al 2015 è stato meno 32%, quindi a fronte di una diminuzione di un terzo
dei morti e dei feriti, i ciclisti hanno avuto un aumento del quasi 40%. Questo non è
possibile, questo significa che ci sono responsabilità da parte di tutti noi, noi per primi,
noi ci sentiamo responsabili perché evidentemente non siamo abbastanza bravi a
convincere chi deve assumere delle decisioni in questo senso per prendere decisioni
drastiche e importanti. Devo dire che non è solo un problema italiano, se questo ci può
consolare, accade anche in Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti, ma non ci consola.
C'è un altro dato, secondo uno studio dell'Organizzazione Inglese Transport Research
Laboratory l'esposizione a rischio delle diverse modalità di trasporto sono: l'automobile
pari a 3,1 morti per ogni miliardo di passeggeri/chilometro, il ciclista 44,6 morti per
ogni miliardo di passeggeri/chilometro, il pedone 54,2 morti ogni miliardo di
passeggeri/chilometro; sono dati agghiaccianti.
Credo che sia veramente importante, ripeto, noi come Automobile Club d'Italia,
insieme alla Commissione Sicurezza Stradale dell'Ordine degli Ingegneri della
Provincia di Roma e all'Associazione Italiana per l'Ingegneria del Traffico e dei
Trasporti (AIIT) stiamo lavorando sulle linee guida. Le forniremo tutte, diremo al
Governo, alle Regioni e ai Comuni quali sono secondo noi le linee guida per progettare,
riprogettare, modificare le infrastrutture stradali nelle città, parliamo soltanto di città in
questo momento. Noi avremo ad aprile - spero anche nella presenza di Jean Todt - la
riunione mondiale degli ingegneri del traffico a Roma, saranno ospitati presso
l'Automobile Club Italia proprio perché vogliamo dibattere questo problema a livello
mondiale in Italia.
Un altro elemento importante è l'età: purtroppo vediamo che il 25% dei morti in Italia
(parliamo di automobilisti) avviene nei primi quattro anni di patente e anche questo è un
dato contro cui ci stiamo battendo. Mi spiego meglio, in Italia c'è una normativa molto
rigorosa, peraltro recepita dalla normativa europea, per cui per guidare le moto ci sono
tre livelli di patente, se uno non ha superato una serie di esami non può arrivare a
guidare quelle famose super moto che sappiamo peraltro essere pericolosissime.
In Italia, invece, c'è una norma per cui un ragazzo dopo un anno di patente, sappiamo
che la patente è l'inizio di un percorso formativo alla guida, è solo l'inizio, dopo un
anno, indipendentemente se in quell'anno avrà guidato per 500 km, 5.000 km o che so
io gli viene concesso di guidare qualunque tipo di automobile, comprese le super car.
Noi abbiamo depositato presso la Commissione Trasporti del Senato referente al Codice
della Strada proprio un emendamento in questo senso: abbiamo detto che non è
possibile, dobbiamo creare un sistema per essere certi che questo ragazzo ha maturato
l'esperienza per guidare una macchina, ma anche la maturità per guidare macchine così
potenti. Noi abbiamo fatto una proposta che è di buonsenso, diciamo che un ragazzo per
poter superare e passare a un altro livello di automobile deve superare un esame. Non è
sufficiente un anno, non è un discorso di periodo, un anno, due anni, tre anni, deve
superare degli esami che, ovviamente, devono essere fatti nei centri di guida sicura, ci
può essere un livello base e poi anche un livello più alto per poter arrivare alle super car.
Noi abbiamo peraltro diviso il primo livello a 70 KW, il secondo livello a 147 KW e il
terzo livello oltre i 147 KW, mi sembra un fatto normale. Non mi sembra straordinario
dire che dobbiamo essere certi che questi ragazzi siano in grado di guidare queste
macchine, perché purtroppo molto spesso gli incidenti che colpiscono quel famoso 25%
dei morti avvengono con macchine particolarmente performanti.
Altro tema, la vetustà del nostro parco circolante. Che fare? Noi abbiamo una vetustà di
dieci anni mediamente del nostro parco circolante, questo è un problema di salute
perché inquiniamo le città, inquiniamo i territori, ed è un problema di sicurezza. Una
macchina di dieci anni è sicuramente obsoleta dal punto di vista tecnologico, in dieci
anni si fanno passi da gigante nella tecnologia e soprattutto è una macchina usurata.
Bene, noi vorremmo che si creassero dei meccanismi per cui, ferme restando le auto
storiche o quelle che hanno delle possibilità di diventare auto storiche, quindi una lista,
che noi chiamiamo lista chiusa, dove mettere le auto che per tipologia, per rarità, per
numero di esemplari costruiti, possano essere considerate a breve auto di interesse
storico e collezionistico, tutte le altre macchine devono essere rottamate, perché fanno
danni alla salute e all'incolumità. Un altro discorso importante nei Comuni,
selezionando come avviene già, si crea ma non soltanto nel centro, bisogna essere
probabilmente anche più rigorosi nel resto.
I dati del Piemonte - è vero - sono sicuramente migliori rispetto ai dati nazionali.
Abbiamo ricordato che ci sono stati 55,86 morti ogni milione di abitanti rispetto a 56,51
della media nazionale, e anche i feriti sono 3.700 invece dei 4.000. Il Comune di
Torino, i morti per milione di abitanti sono 53 e quindi anche questo è un valore che va
bene rispetto alla media nazionale, però dei 33 morti nella Città di Torino, 13, circa il
40%, sono pedoni e sono il 40% rispetto al Piemonte, quando Torino ha un 20% di
popolazione rispetto all'interno Piemonte. Quindi anche a Torino c'è purtroppo un
problema di pedoni.
Famiglie delle vittime della strada: noi abbiamo accolto con entusiasmo, se la parola è
idonea, ma con molta solidarietà la richiesta del dottor Giuseppe Guccione per creare
tutte le condizioni per essere vicini alle famiglie delle vittime della strada. Sono
convinto che sia un dovere sociale e l'Automobile Club Italia, che è molto attento al
sociale, ha ritenuto giusto che proprio nella nostra sede, nella nostra galleria, peraltro
intestata al Principe Caracciolo di Castagneto, che è stato uno dei più grandi Presidenti
dell'Automobile Club Italiana, ci fosse una sede che oggi inaugureremo a Roma per
questo, proprio perché si ricordi questo problema, perché ci sia la possibilità di assistere
queste famiglie. Sono convinto che se questo fenomeno socialmente fosse più
conosciuto, più vissuto, più ripetuto e ci fosse veramente la paura, la preoccupazione per
i nostri figli, per i nostri nipoti, per quelli che verranno dopo di noi, tutti quanti faremmo
di più per evitare che questa mattanza continui. Grazie.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al dottor Giuseppe Guccione.

GUCCIONE Giuseppe (Presidente della Fondazione Luigi Guccione)
Sindaca Appendino, Presidente Versaci, Assessora Lapietra, Presidenti dei Gruppi
Consiliari, vi ringrazio per aver accettato l'invito a convocare questa importante
riunione del Consiglio Comunale, il primo Consiglio Comunale al mondo di una grande
Città a fare un Consiglio Comunale dedicato.
Ci sono 70-80 piccoli Consigli Comunali, alcune Città, anche minori, che hanno
recepito la Giornata Mondiale del ricordo, ma nell'ambito di un Consiglio Comunale in
cui si discuteva di tutto; questo è un Consiglio Comunale importante per questo motivo,
perché avete dedicato alle vittime della strada la vostra intera mattinata, dei cittadini che
sono venuti, di quelli che ascoltano in streaming il vostro Consiglio Comunale.
Vorrei leggervi alcune dichiarazioni di familiari di vittime che hanno postato la loro
firma su una raccolta di firme che abbiamo messo su change.org per chiedere al
Governo e al Parlamento di varare una legge per l'assistenza alle vittime, una legge che
è dovuta da 34 anni, da quando una Deputata del Partito Comunista Italiano, Rossana
Rossanda, propose un emendamento alla Camera alla riforma delle assicurazioni,
vincolando il 10,50 della RCA Auto, il contributo sanitario, all'assistenza alle vittime:
1982-2016, sono 34 anni che ancora non si sa come vengono impiegati questi fondi. Noi
abbiamo fatto degli accessi agli atti alle Regioni, non alla vostra, ma ad altre Regioni, al
MEF, al Ministero della Salute: il MEF dà la responsabilità alle Regioni, le Regioni
danno la responsabilità al MEF e al Ministero della Salute, non vengono rendicontati,
così come dice la legge, in entrata e in uscita due miliardi di Euro che ogni anno
l'assicurazione di Sticchi Damiani, la mia e di voi tutti vanno in questo calderone e non
si sa che fine fanno.
Più di 16.000 persone hanno già firmato in un mese questa petizione per chiedere al
Governo e al Parlamento di fare questa legge. Io mi sono letto in una notte 2.000 di
queste firme, è un fare faticoso, non ho parlato per tutto il giorno successivo, non mi
venivano le parole, non uscivano le parole dopo aver letto questo: "Ho perso i miei due
unici figli in un incidente stradale, Katia Paravia", "La violenza del conflitto stradale ha
strappato alla vita due meravigliose persone come mamma e papà. Siamo stati lasciati
soli ad affrontare questo immenso dolore, senza la possibilità di avvalerci di una
struttura che assista i familiari di vittime della strada, sia per sbrigare le pratiche
burocratiche che per dare sostegno psicologico, per elaborare al meglio la grave perdita
che un evento del genere può provare". Sono tutte dichiarazioni che costituiscono un
programma politico di che cosa è la violenza stradale e la morte sulla strada.
Non tanti documenti, basta leggere la voce delle vittime per capire qual è il portato di
dolore e la vittimizzazione che sopportano i familiari, che sono anche qui questa
mattina, anche grazie al disinteresse delle istituzioni, dello Stato, in particolare del
Parlamento, dei Governi.
Noi abbiamo visto quanti sono i Governi, gli ultimi, che non hanno risposto alle nostre
istanze: Berlusconi 3, Berlusconi 4, Monti, Letta, Prodi 2; sono tutti Governi ai quali ci
siamo rivolti per chiedere queste cose e vorrei fare qui un esempio preciso. Ringrazio
molto l'inviato speciale dell'ONU e anche l'ingegner Sticchi Damiani perché noi
abbiamo intrapreso… lo posso anche dire che quando ci siamo conosciuti a settembre
2015 ci fu una riunione della nostra Federazione Europea, noi contestammo la sua
elezione a inviato speciale, non perché non rispettassimo la persona e il portato
professionale di Jean Todt, ma perché rappresentante della Federazione Internazionale
dell'Automobile e quindi di una parte di questo conflitto stradale, insieme con gli altri.
Quando noi ci incontrammo a Bruxelles ci fu questo dibattito molto forte. Io le chiesi -
si ricorderà - tre cose: se lei vuole rappresentare anche le ferite che noi ci portiamo sulla
pelle, sulla carne, nell'animo, se vuole rappresentare me, se vuole rappresentare noi,
deve rappresentare anche le nostre istanze, se vuole essere ambasciatore di tutti.
Si ricorderà. Tre cose dissi, primo: "Il prossimo 15 novembre - l'anno scorso, era la
Giornata Mondiale - lei faccia una dichiarazione pubblica e riconosca i diritti e si faccia
carico dei diritti delle vittime". Fu un discorso molto duro, lo so; insieme a questo dissi:
"Quando va in visita dai Capi di Stato e di Governo porti questi diritti e dica ai Governi
e dica ai Parlamenti che le vittime aspettano questo riconoscimento, la legge
dell'assistenza innanzitutto, la legge sui risarcimenti in secondo luogo e anche un giusto
processo all'interno delle aule dei tribunali". Lei prese questi impegni. Poi andammo
via, passò il 15 novembre e io non vidi nulla in televisione, anzi vidi Bataclan quando ci
furono i morti nella sua Parigi; poi passò il 16 e non vidi nulla; poi il 17 guardavo un
telegiornale - non guardo mai la televisione - e vidi il camion con tutti i piloti di
Formula Uno a Interlagos con le bandiere francesi in lutto per Bataclan, però poi il
telecronista disse: "Non sono stati ricordati solo i morti di Bataclan, ma anche le vittime
della strada" e vidi lo striscione della nostra Federazione Europea, Wall of
Remembrance, il muro della memoria. Dietro quello striscione c'era lei, c'era Bernie
Ecclestone e c'erano tutti i piloti di Formula Uno.
Io penso che questo sia stato un atto formidabile sul piano politico, se tutti i politici
avessero fatto a distanza di due mesi, dopo che io ebbi quel dibattito molto duro con lei,
nei confronti di un'organizzazione piccola che non ha potere politico, che non ha potere
economico, dopo il dibattito di Bruxelles ritorna a casa e continua a fare le sue cose; no,
lei, nonostante Bataclan, ha preso una posizione molto forte, anche rischiando
direttamente nei confronti dell'opinione pubblica, come successe perché la attaccarono
indegnamente per questo motivo.
La seconda cosa è la legge di assistenza alle vittime. Io chiedo a tutti voi oggi e lo
chiedo a lei, a Sticchi Damiani, alla Sindaca Appendino, a Maria Lapietra, a Versaci e a
tutti i Consiglieri Comunali, se voi condividete la proposta di legge per l'assistenza alle
vittime firmatela su change.org e lasciate un vostro messaggio. Io controllo, ma Maria
Lapietra l'ha già fatto. Firmatela, perché il vostro è un messaggio potente nei confronti
dell'opinione pubblica, è un messaggio potente anche verso il Governo; il Presidente del
Consiglio ha scritto per dire che oggi non può venire a Roma alla presentazione, ma ha
mandato un messaggio formale, che è anche quello un atto politico e noi ritorneremo
alla carica anche con lui dopo questa giornata.
Vorrei dire solo un'altra cosa, per non rubare altro spazio, che Torino - anche grazie al
suo impegno - può essere, come ho detto in una dichiarazione, un nuovo inizio di questa
stagione di politica di sicurezza stradale, di mobilità dolce, sostenibile. Ha fatto bene a
ricordare quella nuova risoluzione che vede le vittime nella mobilità sostenibile o come
anche nella risoluzione sempre del Parlamento Europeo che inserisce le vittime della
strada nelle vittime di reato finalmente; sono cose importanti. Torino però può diventare
anche non un laboratorio, perché non mi piacciono queste definizioni, però un punto in
cui uomini e donne di diverso livello di impegno si possano mettere qui per vedere
come combattere questa violenza stradale e come riorganizzare le città, sia nel trasporto
pubblico sia nel trasporto privato, nelle reti materiali e immateriali, il lavoro, le
relazioni, come liberare dalla violenza stradale le città.
Con chi possiamo farlo? Con gli amici dell'Associazione Italiana Familiari Vittime
delle Strada; senz'altro. Con chi? Con i pedoni e i ciclisti e le loro associazioni; senza
dubbio. Con Feder Camminacittà, con la Fiab, con Salvaiciclisti. Con chi possiamo
farlo anche? Con le reti civiche, Malasosta qui, Vivinstrada a Roma. Con chi? Con tutti
possiamo farlo, ma dobbiamo farlo anche con chi rappresenta l'industria automobilistica
e chi rappresenta politicamente anche gli automobilisti, qui è più difficile.
Questo lavoro che proponiamo è molto difficile, perché abbiamo gli amministratori,
abbiamo la società, abbiamo l'impresa, abbiamo le istituzioni internazionali. Le cose
facili sono facili, non vale la pena impegnarsi perché usciamo e ci mettiamo d'accordo;
è più difficile fare un accordo di questo tipo, però noi siamo chiamati per i nostri figli e
per i nostri nipoti a costruire questa città intelligente del futuro e ce la danno tre cose:
l'eCall pubblico che a marzo del 2018… anche noi in Italia siamo indietro con l'ACI,
stiamo lavorando con il MEF perché recuperino i ritardi. L'eCall pubblico è il numero
unico che entrerà in vigore a marzo del 2018 sulle emergenze, il 112 in tutta Europa,
non solo in Italia; la guida autonoma: e chi meglio delle case automobilistiche, con chi
dobbiamo parlare sulla guida autonoma? Con la Sindaca Appendino no, perché è
un'amministratrice brava, ma non è una proprietaria di case automobilistiche; dobbiamo
parlare con FCA, dobbiamo parlare con le altre case automobilistiche; dobbiamo parlare
con la FIA, dobbiamo parlare con l'Automobile Club.
Questo modello, nato in Italia, di un centro di assistenza pubblico, che inaugureremo
questo pomeriggio, ma che apriremo il 1° gennaio, deve diventare un modello negli altri
Paesi europei per quanto ci riguarda, ma anche nel resto del mondo. Farebbe bene Jean
Todt a promuovere anche fuori dall'Europa questo modello, noi lo aiuteremo. Noi
siamo qui - questo dicevamo mentre salivamo le scale - per fare squadra, lei ha lavorato
in Ferrari e sa meglio di me che cosa significa, ma anche noi nelle nostre case, se c'è
una famiglia unita, se c'è una squadra all'interno della famiglia le difficoltà diventano
meno dure, meno difficili e noi questo lavoro dobbiamo farlo in Italia, in Europa e fuori
dall'Europa; questo è l'obiettivo che vi proponiamo.
Iniziamo subito: a giugno dell'anno prossimo perché non facciamo un convegno
internazionale qui con sei Città europee, con le tre Città italiane (Roma, Milano, Napoli)
e Torino come capofila e una città extraeuropea, New York, per mettere a punto le
diverse esperienze che ci sono nel contesto internazionale, grazie anche all'intervento
dell'ONU e dell'OMS, con il coinvolgimento attivo di queste due organizzazioni
internazionali, e Torino diventa un lavoro in progressione sul ridisegnare il volto umano
della nuova Città Intelligente e per creare quello che è auspicabile, un nuovo
rinascimento nelle aree urbane italiane ed europee. Penso che questo noi possiamo farlo
da subito e possiamo farlo mettendo la nostra onestà, il nostro impegno gratuito come
organizzazioni di vittime e mettendo a disposizione le competenze sociali che abbiamo,
chiedendo a voi un aiuto ulteriore rispetto a questa mattina.
Firmate la petizione per chiedere la legge di assistenza alle vittime e lavoriamo insieme
da qui a giugno per creare questa occasione di dibattito mondiale qui a Torino, la Città
che ha dato vita all'Automobile Club, ma anche la Città che ha dato vita all'automobile
e anche la Città che può diventare la Città delle utenze vulnerabili che diventano
protagoniste insieme al Comune di una nuova città a misura d'uomo, a misura di
bambino, a misura di disabile, perché questo è l'obiettivo prioritario per noi. Vi
ringrazio.

VERSACI Fabio (Presidente)
Passiamo agli interventi dei Consiglieri.
La parola alla Consigliera Amore.

AMORE Monica
Buongiorno a tutti. Oggi è la Giornata Mondiale in ricordo delle vittime della strada.
Sono felice di far parte di questa Amministrazione e sono felice che per la prima volta a
Torino, attraverso il Consiglio Comunale, si svolge proprio il dibattito per sensibilizzare
questa problematica, anche perché le vittime delle strada sono sempre più in aumento.
Tutto questo sinceramente mi tocca personalmente, perché era il 21 febbraio del 2007,
ero una trasportata, ero seduta dietro, lato passeggero, eravamo in quattro in macchina,
stavamo percorrendo una strada regionale quando un ragazzo di 29 anni ha invaso la
corsia opposta e ci ha preso in pieno. Io sono rimasta incastrata nelle lamiere, la ragazza
che era seduta accanto a me è morta, il mio amico che stava guidando la macchina è
morto, il ragazzo che ci è venuto addosso è morto, la ragazza che era seduta davanti a
me nell'impatto è stata sbalzata fuori, io sono stata in coma per 13 giorni.
Quando ero in coma i dottori ai miei familiari dicevano che probabilmente sarei rimasta
vegetale, che probabilmente perdevo la memoria, che probabilmente non mi risvegliavo
dal coma, perché non rispondevo ai comandi quando tentavano di svegliarmi, ma tutto
questo non è stato permesso e oggi dico grazie, oggi per me veramente è una giornata
speciale essere qui per raccontare la mia testimonianza, per cercare di dare un
messaggio a tutte le persone che si mettono alla guida, a tutti gli esseri umani.
Nell'incidente ho riportato la frattura dell'acetabolo, frattura pluriframmentaria
scomposta del femore destro, oggi sono piena di titanio, posso dire che sono bionica. Le
persone che hanno perso la vita in quell'incidente erano molti giovani, la ragazza seduta
accanto a me aveva solo 24 anni. Per me è stata molto dura, la riabilitazione è stata
lunghissima perché ci ho messo quasi tre anni per tornare a camminare: sono stata sulla
sedia a rotelle, ho iniziato con il girello, ho lasciato il girello e ho camminato con due
stampelle, ho lasciato una stampella, ho continuato a camminare con una stampella, mi
sembrava di essere ritornata bambina, tutto è stato molto difficile, ma ce l'ho fatta.
La cosa che voglio dire è che quando si guida non bisogna essere incoscienti, quando si
guida bisogna essere responsabili, quando si guida bisogna essere prudenti, quando si
guida non bisogna usare il telefonino, perché il telefonino causa distrazione e la
macchina, se non viene usata con coscienza, può essere un'arma da guerra. L'appello
che oggi faccio a tutti è di rispettare le regole, rispettare le strade, rispettare la vita
perché basta un attimo per spezzare una vita. Più rispetto per se stessi, più rispetto per il
prossimo, perché la vita è un dono prezioso e siamo tutti responsabili. Mi riferisco agli
adulti, a noi grandi che dovremmo tornare all'origine, insegnando i valori della vita,
ritornando ai principi. Grazie.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al Consigliere Tresso.

TRESSO Francesco
Voglio innanzitutto esprimere gratitudine alla Consigliera Amore per questa sua
testimonianza, non è facile esternare in pubblico situazioni così intime e così personali,
credo che sia stato però uno sforzo importante e, da parte nostra, c'è il pieno
apprezzamento.
Ringrazio anche il Presidente del Consiglio per aver colto l'occasione di questo spunto
di riflessione importante per la Città intera su un tema molto significativo ed attuale
qual è quello che oggi proponiamo.
A livello di Consiglio Comunale sono sicuro che ci impegneremo per mantenere alta e
ferma la condanna per i comportamenti impropri nella conduzione delle vetture: sono
stati richiamati, appunto, l'utilizzo dei cellulari, la guida in stato di ebbrezza, potremmo
operare applicando correttamente la cartellonistica, il controllo stradale, ma io credo che
l'azione più concreta che potremmo esplicare per contrastare questo drammatico
problema sarà proprio quello di promuovere e favorire, con tutti gli strumenti in nostro
possesso, l'insegnamento dell'educazione stradale.
L'entrata in vigore del nuovo Codice della Strada già nel 1992 auspicava
l'insegnamento dell'educazione stradale in tutte le scuole di ogni ordine e grado, ivi
comprese le scuole materne. L'articolo 2 mette bene in evidenza come per strada si
debba intendere l'area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli
e degli animali. Ora, se già 25 anni fa era espressa chiaramente la necessità di estendere
la conoscenza del Codice Stradale anche a chi non direttamente aveva la necessità di
guidare un mezzo e di prendere la patente, sempre più diventa un imperativo categorico
oggi questo desiderio, come poi si evince anche dalla normativa successiva e da quella
che ha introdotto le sostanziali modifiche del nostro Codice.
Ritengo quindi che questa materia didattica e l'educazione stradale da impartire ai più
giovani, a quelli che saranno domani gli automobilisti, che comunque in tutti i modi
sfrutteranno la strada in maniera più diretta, sia un aspetto fondamentale proprio per
indirizzare i corretti comportamenti da adottare. Solo se riusciamo a trasmettere e a far
comprendere che la strada, in quanto pubblica, soggiace a determinate leggi e
soprattutto impone prudenza e rispetto nei confronti di se stessi, degli altri e
dell'ambiente, si può auspicare una riduzione degli incidenti e lavorare per una mobilità
più sostenibile. L'educazione stradale parte dunque dalla conoscenza dei segnali stradali
sicuramente, ma per arrivare a spiegare il modo in cui la collettività si è data delle
regole, per usufruire di un bene comune e capire questo concetto può fare di ogni utente
un vero cittadino nel senso più nobile di questo termine.
Infine, sottolineo come i dati che già prima sono stati richiamati dall'Assessore Ferraris,
drammatici, in cui si capisce come anche gli incidenti stradali rappresentano una delle
maggiori cause di morte per i giovani tra i 15 e i 24 anni e anche gli stimoli, ho trovato
molto interessanti, che ci ha proposto Giuseppe Guccione, ci richiamano a come la
perdita di una persona, che rappresenta un evento doloroso e inevitabile nella vita di
tutti noi, assume dei caratteri ancora più drammatici se pensiamo appunto alle morti
improvvise, inaspettate, traumatiche. Non di rado la sofferenza dei sopravvissuti, questo
è stato detto chiaramente, non trova accoglienza nelle persone vicine e nei servizi
sanitari, così oltre al trauma della perdita questi individui rischiano di cadere anche in
un profondo senso di isolamento e di abbandono, che porta disagio e anche a patologie.
Ritengo quindi che sia fondamentale lavorare per fornire solidarietà e sostegno umano.
Nel contempo dobbiamo adoperarci a livello di Consiglio Comunale con tutti gli
strumenti in nostro possesso per contrastare il fenomeno dell'incidentalità stradale. Mi
auguro quindi che la mozione che oggi firmiamo sia il primo passo di un percorso
concreto di sensibilizzazione e di impegno per la Città di Torino per favorire una
modalità maggiormente responsabile e consapevole e, riprendendo gli stimoli concreti e
molto interessanti che ci ha fornito Giuseppe Guccione, sappiamo essere come Città, in
questo senso, una città veramente innovativa. Grazie.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola alla Consigliera Ferrero.

FERRERO Viviana
Ringrazio tutte e tutti di essere qui a condividere con noi questo momento che
comunque è una riflessione. Ringrazio in particolare due donne, che sono la nostra
Sindaca Chiara Appendino e la nostra Assessora Maria Lapietra, perché questo è un
momento veramente importante, anche grazie a loro.
Chiedo scusa a chi troverà inopportuno il racconto della mia storia, ma io ho cercato di
dare un senso al gravissimo incidente del 18 ottobre di mio marito. Il bicchiere mezzo
pieno, la tessera che manca per dare un senso a tanto dolore, una testimonianza per dare
voce a chi voce non ha, per chi oggi con me questa esperienza l'ha vissuta. Io non
parlerò di numeri, non ci sono solo i morti, non ci sono i feriti, ci sono i traumatizzati
gravi e le loro famiglie, gli amici, la società, quella società che si inceppa ogni volta
sull'evento, quelli che rimangono con il loro immenso dolore. Un incidente così
svoltola il tempo, è come se il gomitolo della tua vita di colpo perdesse di consistenza e
il filo ricadesse un po' di qua e un po' di là; allora devi riprendere in mano i tuoi giorni
e dare una progressione precisa, attuare quelle procedure che ti permettano di
sopravvivere oltre alla quotidianità.
In ospedale il tempo non passa, perdi il senso del tempo e c'è tanto dolore, sei al piano
dove passeggia la morte, dove il grande macchinista decide di staccare un vagone
piuttosto di un altro. Maledette strade insicure dicevo, correre di meno, pensare di più,
una vita che deve rallentare per gustare ogni attino.
Ho cercato in cento giorni di racconti di guardare oltre il gravissimo incidente di mio
marito, ho cercato di dare un senso in questo anno, dopo tre mesi di ospedale, tre mesi
di day hospital, tre mesi di farmaci, tre mesi di depressione strutturale, noi siamo
arrivati qui oggi come dei naufraghi. Ho cercato di dare un senso a ogni singolo giorno,
ogni scalino che era un dolore e ogni volta un dolore diverso; solo quando puoi perdere
quello che hai ti accorgi del valore che ha.
Io a questo sogno di mobilità sostenibile, di città a piedi, di città in bicicletta con i mezzi
pubblici ci voglio ancora credere. Lo dobbiamo fare tutti insieme, ognuno con le proprie
competenze, con le proprie capacità. Smetterla di essere solo ciclisti o pedoni o
automobilisti, ognuno chiuso e fermo nella propria gabbia, ma cercare di essere anche
pedoni e ciclisti quando siamo in automobile. Ho pensato a dare un senso a questo
racconto, a queste storie. Io questo incidente l'ho chiamato "una svista di Dio". Noi
siamo in tanti qui in questo momento ad aver provato questo dolore, ci ritroviamo
addirittura sulla base di questo dolore e questo è il momento in cui però anche le
Istituzioni devono davvero dare una risposta; quindi ringrazio tutti di questo momento.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola alla Consigliera Artesio.

ARTESIO Eleonora
Grazie, Presidente e grazie a tutti gli intervenuti, credo che il calore di questa Sala stia
trasmettendo non soltanto la nostra partecipazione, ma anche il nostro impegno.
Vorrei brevemente concentrarmi sul principio di responsabilità che deve informare i
comportamenti delle istituzioni che certo possono dare, ed è importante, evidenza
pubblica alla loro solidarietà e alla loro empatia, ma devono soprattutto assumere dei
compiti per il futuro. Mi soffermerò esattamente sul modo con il quale, a mio parere,
dovremmo interpretare la mozione che presto approveremo e che ci impegna per il
futuro.
Insieme al signor Santagada e all'Associazione che rappresenta, che con grande animo e
con grande ostinazione avvicina tutte le Istituzioni per sensibilizzarle, abbiamo
condiviso momenti della programmazione sociosanitaria di questa Regione e abbiamo
condiviso tanti momenti successivi di definizione di una comprensione che dovrebbe
sempre orientare le scelte delle Pubbliche Istituzioni sui determinanti di salute;
all'interno dei determinanti di salute, esattamente, l'esposizione al rischio dell'incidente
stradale e la gestione in termini di prevenzione e in termini di continuità di cura e di
assistenza sulle, purtroppo ancora presenti, conseguenze. Quando le pubbliche
istituzioni si rendono conto di dovere e potere intervenire - si chiamano determinanti
non a caso - si interviene su quei fattori per riuscire a prevenire conseguenze
indesiderate e indesiderabili, quando ci si rende conto bisogna poi adottare strumenti
operativi.
Sono qui per suggerirne uno: nel definire, appunto, gli atti di programmazione sanitaria
che competono anche alle istituzioni come quelle della Città di Torino, che concorrono
attraverso la conferenza di programmazione sanitaria a definire gli indirizzi delle
politiche di tutela della salute, dovremmo introdurre un indicatore che in altre parti
d'Europa è ormai quasi una prassi consolidata, non una burocrazia che ne farebbe
perdere il senso, ma una procedura vincolante, cioè la Valutazione di Impatto sulla
Salute, l'acronimo VIS. Impegniamoci a dare corso e attuazione alla mozione che
approveremo, ad adottare negli atti che sono di nostra responsabilità, in particolare
quelli dell'organizzazione urbanistica e dell'organizzazione del traffico, l'indicatore
VIS, la Valutazione di Impatto sulla Salute.
Sembra semplice assumere questo impegno. È un'altra storia quando di progetto in
progetto occorre costituire quegli organi di monitoraggio che sappiano misurare e
quindi far prevenzione, esattamente gli impatti sulla salute. È un'altra storia introdurre
un impegno della politica e della struttura amministrativa a ricercare un altro elemento
di controllo, un altro indicatore e attendere i tempi di quella valutazione per approvare i
progetti nella fretta e nella furia che abbiamo sempre come Amministrazioni di fare
tutto e subito, dentro alle scadenze che ci sono date e che incombono anche per
disposizioni di altra natura.
Seconda indicazione operativa che vorrei proporre è quella di rendere trasparente,
almeno per noi, la destinazione di quelle risorse, di quelle entrate vincolate, ad esempio
la destinazione delle entrate derivanti dalle sanzioni del Codice della Strada che
vengano riversate in misura di sicurezza rispetto all'aumento della qualità e della
percorribilità della nostra viabilità in sicurezza e complementariamente, perché certo
desidereremmo che la prevenzione non ci metta più nelle condizioni di dover parlare
dell'incidentalità, dell'invalidità e purtroppo della morte, ma, in modo complementare,
tutto il tema che qui è stato ricordato e che è ricordato soprattutto nella nostra mozione
dell'assistenza alle vittime è un tema che impegna la componente dell'organizzazione
giudiziaria, il sistema dei risarcimenti. Non esistono evidentemente risarcimenti morali,
ma è un dovere quello del riconoscimento pubblico e della società dei danni reparabili
che sono stati patiti dalle vittime e dai loro familiari e il sistema di continuità
assistenziale. Anche qui il momento dell'emergenza è il momento tragico, ma
paradossalmente è il momento della concentrazione di tutti gli interventi, al massimo
livello della possibilità degli interventi: l'emergenza della sanità, l'emergenza dei corpi
di sicurezza stradale, è il momento - come si dice nel linguaggio delle politiche
sociosanitarie - dell'acuzie, in cui convergono le eccellenze al massimo grado degli
investimenti, quasi sempre almeno questo dovrebbe avvenire.
Il momento più difficile è quello di conservare quell'intensità di attenzione e di cure nel
dopo, nella continuità e questo tocca anche noi, perché nei casi di invalidità
l'accessibilità della Città torna ad essere una nostra responsabilità: la percorribilità della
Città senza barriere architettoniche, la capacità di gestire interventi domiciliari che
allevino nel periodo della continuità delle cure il carico delle famiglie, quindi tutte
quelle forme di sensibilità che ancora una volta diamo spesso per scontate, ma che,
invece, scontate non sono e come non lo siano ce lo ricordano tutti loro, che patiscono
le conseguenze delle nostre indifferenze o distrazioni, o impossibilità a dare continuità
come si dovrebbe alle nostre responsabilità.
Quindi ringrazio tutti i convenuti per le testimonianze e per gli impegni e spero che
questa responsabilità che oggi condividiamo riusciremo a tenerla chiaramente nella
nostra mente e nella nostra volontà ragionando su ogni atto amministrativo che
assumiamo.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola all'Assessora Lapietra.

LAPIETRA Maria (Assessora)
Buongiorno a tutti. Ringrazio innanzitutto i nostri illustri ospiti, perché la loro presenza
qui oggi per noi ha veramente un grande valore; ringrazio i tecnici presenti qui in Aula
che lavorano ogni giorno per trovare soluzioni al fine di rendere le strade sempre più
sicure; ringrazio gli interventi dei nostri Consiglieri, ma soprattutto ringrazio Giuseppe
Guccione, perché, a volte, da un grande dolore nasce veramente una grande forza e
questa grande forza ci ha portato qui oggi a commemorare le vittime della strada.
Commemorare però non significa solo ricordare o commuoversi, perché io in questo
momento sono veramente commossa, ma commemorare significa anche iniziare un
percorso e qui oggi vogliamo veramente iniziare un percorso.
Come si diceva prima, oggi è un momento storico perché qui inizia un percorso. Per
questo vorrei parlare di azioni concrete, pratiche che questa Amministrazione vuole
portare avanti nei prossimi anni. Io sono qui con il dovere di prendere decisioni
drastiche, come si diceva prima, a favore della sicurezza stradale e con la fortuna di
avere una Sindaca, un Consiglio e una Giunta che mi supportano in queste decisioni.
Per questo vorrei parlare proprio di questioni tecniche. Quello che ci impegneremo a
fare nei prossimi anni sarà studiare misure per migliorare la sicurezza stradale e
integrarla nella pianificazione e nella progettazione delle infrastrutture; promuovere un
approccio per affrontare la pianificazione, ponendo particolare attenzione agli utenti
vulnerabili; adottare, implementare e rinforzare politiche e misure per promuovere la
sicurezza pedonale e ciclabile; porre particolare attenzione alla sicurezza dei
motociclisti; promuovere come priorità su tutte le altre azioni giornate che spieghino le
tematiche riguardanti la sicurezza della salute a tutte le classi scolastiche e creare una
struttura che riesca a valutare - come ci indicava prima la Consigliera Artesio, che
ringrazio - veramente con degli indicatori i benefici delle azioni che verranno
implementate nei prossimi anni, includendo gli indicatori che riguardano l'impatto
sull'ambiente, sull'economia, sulla coesione sociale, sulla qualità della vita,
sull'accessibilità e soprattutto sulla sicurezza e sulla salute; promuovere nuove
tecnologie per ampliare i servizi di trasporto condiviso, sviluppando relazioni chiare e
trasparenti tra Pubblica Amministrazione e privati, ed infine, ma non ultimo, coordinare
al meglio l'attività di pianificazione della mobilità sostenibile con la pianificazione
urbana e urbanistica.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola alla Sindaca.

SINDACA
Grazie, Autorità presenti, grazie all'Assessore Ferraris - che adesso è andato via, ma ha
rappresentato la Regione -, grazie al Presidente Sticchi Damiani, al Presidente Guccione
e al Presidente Jean Todt, oggi presenti. Grazie all'Assessora Lapietra, a tutti i
Capigruppo e a tutti i Consiglieri che hanno voluto fare oggi questo Consiglio
Comunale nell'ambito delle giornate di tutti, che sono, ciascuno per i propri impegni,
davvero sempre molto complesse e trovare il tempo spesso davvero è un investimento.
Credo che oggi questo Consiglio Comunale, questa maggioranza, questa opposizione, i
Capigruppo e la Giunta abbiano investito del tempo per cercare di costruire un futuro
migliore.
Io parto da qui, credo che siamo tutti oggi davvero orgogliosi del fatto che la Città di
Torino, questo Comune, al di là della forza politica che ciascuno di noi rappresenta qui
oggi, in modo congiunto e unanime sia la prima Città che decide di dedicare un
Consiglio aperto a un tema tanto importante qual è quello delle vittime della strada.
Come si diceva questo non è un punto di arrivo, è un punto di partenza. Credo che dagli
interventi fatti oggi, dai Consiglieri di maggioranza e di opposizione, dai nostri ospiti,
dalla Giunta siano arrivati molti spunti su cui dovremo evidentemente ragionare nei
prossimi mesi.
Il problema è complesso, lo diceva anche l'Assessore Ferraris. È chiaro che riguarda
molti ambiti di intervento: riguarda l'educazione; riguarda la manutenzione delle strade;
riguarda immaginare e progettare le nostre aree della Città con un'ottica diversa, con un
paradigma diverso; riguarda il ripensare i veicoli, perché la tecnologia ci porta, da un
lato, la possibilità di sperimentare nuovi strumenti come la guida automatica, come
avere degli autoveicoli più sicuri, però, dall'altro, ci pone anche dei rischi nuovi che
dobbiamo affrontare, ad esempio, come si diceva, l'utilizzo dei telefoni alla guida, in
particolare per i giovani, è una nuova tecnologia che in qualche modo ci porta a dover
ragionare anche su nuovi interventi per quanto riguarda la sicurezza. Credo quindi che
la politica comunale, insieme a quella regionale e statale e alla Magistratura anche
possono incidere in modo importante sulla sicurezza stradale.
Noi dobbiamo lavorare per ridurre il numero di incidenti, mettendo in sicurezza le
strade, incentivando una mobilità diversa, una mobilità nuova, come diceva anche
l'Assessora Lapietra, che sia anche consapevole. Questo significa lavorare
sull'educazione, sulla sensibilizzazione della cittadinanza, significa affrontare
evidentemente questi nuovi rischi di cui accennato prima. Abbiamo il dovere di fare il
massimo per assicurare interventi il più possibile tempestivi, per limitare i danni
provocati dagli incidenti - e siamo già in una fase successiva - e ancora abbiamo il
dovere, e in particolare la Magistratura, di appurare le eventuali responsabilità degli
incidenti e garantire alle vittime e ai loro cari giustizia in tempi brevi, svolgendo
indagini accurate. Abbiamo il dovere di garantire assistenza morale e anche fisica,
vicinanza alle persone che hanno subito questi incidenti, che vivono - come peraltro
dicevano le persone, che ringrazio, per gli interventi fatti in prima persona - momenti
davvero difficili; noi abbiamo il dovere di stargli vicino.
Non voglio ripercorrere i numeri perché credo che siano stati già detti anche per quanto
riguarda la nostra Città. La Città di Torino ha subito, anche da quando io sono Sindaca,
incidenti mortali e credo che noi oggi dobbiamo ricordare tutte le persone e le famiglie
che hanno vissuto momenti così complicati.
Qui vorrei collegarmi a un tema che, in parte, abbiamo già discusso, però credo che
anche questo faccia parte del cambio di paradigma che dobbiamo tutti assumerci la
responsabilità di attuare: il rispetto delle regole e, in particolare, del Codice della Strada
è sovente percepito come un qualcosa di inutile, anzi forse un qualcosa di fastidioso.
C'è una percezione, non in tutti ovviamente, però in alcune persone che vivono la città
che si possa violare il Codice della Strada senza problemi o conseguenze. Credo che è
proprio dal rispetto delle regole che la sicurezza possa essere garantita; è proprio il
rispetto degli altri, degli automobilisti, dei pedoni, dei ciclisti, che ciascuno di noi deve
avere nel momento in cui guida, nel momento in cui passeggia per la Città, nel
momento in cui con la bici va su una pista ciclabile e solo da questo rispetto delle regole
possiamo garantire una maggiore sicurezza a tutti.
Questo significa anche attuare politiche che sono coraggiose. Si chiedeva giustamente di
avere coraggio nelle politiche. Molto spesso alcune politiche sono coraggiose, ma non
portano consenso, almeno non nell'immediato, ma credo che dobbiamo avere tutti il
coraggio di portare avanti politiche che possano essere lungimiranti, di medio periodo,
magari nel breve non vengono comprese perché non si vedono gli effetti subito. Noi
questo coraggio ce l'abbiamo, credo che lo abbiamo dimostrato anche oggi con questo
Consiglio Comunale. Una comunità può crescere solo se si parte dal rispetto reciproco
delle persone e delle regole, in tutti gli ambiti di convivenza.
Qui vorrei anche ringraziare in particolare le Forze dell'Ordine e la Polizia Municipale
che ogni giorno lavorano sul territorio proprio per questo rispetto delle regole. Trovo
aberrante - permettetemi la parola - che qualcuno che è a servizio della Città o
comunque una Forza dell'Ordine venga addirittura aggredito quando cerca di far
rispettare le regole; credo che dobbiamo condannare questi atti e stare vicino a chi
davvero ogni giorno, nelle fatiche quotidiane, cerca semplicemente di tutelare la
sicurezza della nostra comunità.
Noi lavoriamo perché queste commemorazioni siano sempre meno e lavoriamo per
essere tutti più sicuri. Condivido quanto si diceva prima: non abituiamoci al fatto che gli
incidenti stradali siano un dato di fatto, siano un qualcosa di normale che può avvenire
con quotidianità; dobbiamo lavorare affinché questo non sia normale, anzi dobbiamo
proprio lavorare cambiando approccio.
Ringrazio la Consigliera Amore che ha posto un tema per me fondamentale, ma anche
altri, che l'auto è uno strumento di trasporto, l'auto, la moto, lo diceva anche
l'Assessore Lapietra, ma può essere anche un'arma. Allora se partiamo da qui, se
partiamo da questo cambio di paradigma, cambiamo approccio su tutto: cambiamo
approccio sulla guida, cambiamo approccio sul disegno del territorio, cambiamo
approccio sull'educazione, cambiamo approccio sulla comunicazione; io credo che la
società sia matura per questo.
Ciascuno di noi ha le sue responsabilità e credo che anche grazie ad associazioni
presenti sul territorio, che ogni giorno si battono proprio per il rispetto delle regole, per
la sensibilizzazione si possa davvero continuare un lavoro che è già iniziato, ma che
oggi, più che mai, credo necessiti di un vero cambio di paradigma. Quindi noi ci
assumeremo le nostre responsabilità e credo che questo sia un punto di partenza.
Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e grazie a tutti coloro che ci aiuteranno in
questo percorso.
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