| Interventi |
| "Giornata Mondiale vittime della strada" Minuto di silenzio in memoria delle vittime della strada VERSACI Fabio (Presidente) Buongiorno a tutti. Chiedo ai Colleghi di prendere posto. Saluto le Autorità presenti e le ringrazio per essere qui. Questo è un Consiglio straordinario su un tema assai caro e importante. Volevo ringraziare, ovviamente, tutto il Consiglio e la Conferenza dei Capigruppo che hanno permesso di svolgere questo Consiglio con decisione unanime. Ringrazio anche la presenza del dottor Jean Todt, inviato speciale dell'ONU per la sicurezza stradale, del dottor Sticchi Damiani, Presidente dell'ACI, e del dottor Guccione, Presidente della Fondazione Luigi Guccione. Facciamo questo Consiglio perché, come sapete, l'ONU ha istituito nel 2005 ogni terza domenica di novembre la Giornata Mondiale per il ricordo delle vittime della strada. Proprio per questo abbiamo deciso di fare questo Consiglio, per dare un segnale. Abbiamo anche la presenza della Regione Piemonte, che ringrazio, nelle vesti dell'Assessore Ferraris; il Presidente Chiamparino si scusa perché non può essere presente. La parola all'Assessore Ferraris per un intervento. FERRARIS Giovanni Maria (Assessore Regione Piemonte) Grazie, Presidente. Autorità, gentili signore e gentili signori, un cordiale benvenuto a tutti voi. Un ringraziamento particolare lo rivolgo alla Sindaca di Torino, Chiara Appendino, e al Presidente del Consiglio Comunale di Torino, Fabio Versaci, per aver rivolto l'apprezzato invito alla Regione Piemonte, che oggi mi onoro di rappresentare per questa iniziativa che, si diceva prima, è un'iniziativa prima in Italia in un Consiglio Comunale, in occasione della Giornata Mondiale in ricordo delle vittime della strada. Mi è gradita l'occasione per portare a tutti voi il saluto del Presidente della Regione Piemonte, Onorevole Sergio Chiamparino, che non può essere presente, ma che sicuramente, come tutti noi, condivide le finalità di questa giornata. Saluto, inoltre, gli illustri ospiti qui presenti e, in particolare, il Presidente della FIA e inviato speciale dell'ONU per la sicurezza stradale, Jean Todt; il Presidente nazionale dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani; il Presidente della Fondazione Luigi Guccione Onlus, Giuseppe Guccione; i membri della Giunta qui presenti, i signori e le signore Consiglieri Comunali che saranno chiamati tra breve a votare una mozione sull'argomento di oggi e saluto anche l'Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada, nella persona del Presidente della Sezione di Torino, Giuseppe Santagada, per il suo impegno a tutela della prevenzione della vita umana. In Italia, come in gran parte dei Paesi economicamente più sviluppati, gli incidenti stradali sono tra le principali cause di morte, primato questo che diventa assoluto nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Si parla a livello nazionale per il solo anno 2015 di 3.149 vittime, di cui 282 sono giovani dai 20 ai 24 anni, e di 246.050 feriti, per un totale di 2.173.892 incidenti stradali con lesioni a persone. Secondo le previsioni delle più autorevoli organizzazioni internazionali impegnate nello studio di tali tematiche, l'incidenza della mortalità causata da comportamenti umani tenderà purtroppo ad aumentare, in particolare relativamente all'incidentalità stradale. Infatti l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2030 questa salirà al quinto posto nella classifica delle cause di morte rispetto al nono occupato nel 2012. Gli incidenti stradali sono il risultato dell'interazione complessa di molteplici fattori, riconducibili ai comportamenti umani, alle caratteristiche del veicolo, alle condizioni delle infrastrutture e del contesto territoriale, oltre che alla situazione climatica. Per affrontare queste tematiche occorre partire dal presupposto e dalla consapevolezza che un problema così complesso e interdisciplinare debba essere affrontato con un approccio che tenga conto di tutte queste componenti e di tutti i soggetti che possono contribuire a dare un utile sostegno. Non esistono facili soluzioni, ma percorsi articolati e complessi da attuarsi attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti, collocandolo all'interno di un più ampio quadro educativo e didattico che interessi diversi soggetti istituzionali e non, a partire dalla famiglia, la scuola, le istituzioni, gli enti locali e l'associazionismo. Un processo educativo che non deve essere inteso solo come trasmissione di norme e informazioni che regolano la circolazione, ma soprattutto come vera e propria educazione alla convivenza civile degli utenti sulla strada. La sicurezza deve diventare quindi uno stile di vita di tutti noi, da adottarsi ogni giorno in ogni circostanza, perché il suolo pubblico è un luogo sociale in cui trascorriamo parte della nostra vita, il nostro vero patrimonio comune che appartiene a tutti noi. Scendere in strada e iniziare a camminare è il modo più naturale e consueto per iniziare la giornata e arrivare a scuola e al proprio posto di lavoro, come ho fatto questa mattina anch'io venendo qua. La sicurezza stradale non riguarda quindi soltanto coloro che guidano un veicolo, ma tutti noi e chiama in gioco diverse componenti che dovrebbero concorrere in modo sinergico a realizzare un fine comune, ovvero rendere il cittadino un soggetto equilibrato e consapevole, capace di adottare comportamenti sicuri e corretti grazie alla comprensione delle regole ed alla necessità di apprenderle ed applicarle. Solo accettando il concetto che la strada, in quanto pubblica, soggiace a determinate leggi e soprattutto impone prudenza e rispetto nei confronti di se stessi, degli altri e dell'ambiente circostante si può sperare in una riduzione degli incidenti e in una mobilità realmente sostenibile. Ma in questo senso c'è ancora molto da fare. Infatti, si sta diffondendo sempre più l'esigenza di non limitarsi a rispettare passivamente un regolamento, ma di sforzarsi in prima persona per cambiare le cose. È proprio questo uno dei temi fondamentali della giornata di oggi: la speranza che attraverso l'impegno comune si possa contribuire al cambiamento delle abitudini negative degli automobilisti e di tutti i fruitori e attori dello spazio pubblico. "Ricordare per cambiare", non è uno slogan, bensì una richiesta concreta che le associazioni dei familiari delle vittime della strada portano avanti da anni e che la Regione Piemonte condivide e alla quale si ispira nel progettare iniziative in tal senso. Tutti concetti sui quali è basata la programmazione contenuta nel Piano Regionale della Sicurezza Stradale, che il nostro Ente ha già adottato nel lontano 2007 per mettere in atto le strategie della Comunità Europea e del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale, un documento che viene costantemente implementato ed aggiornato ogni anno mediante il programma triennale di attuazione, cui spetta il compito di individuare le priorità di intervento e stimare le risorse necessarie e il programma di azione annuale. Il programma attuale, 2016-2018, prevede importanti interventi, progettati tenendo conto della complessità e della interdisciplinarietà della materia, anche in relazione al costante mutamento delle abitudini di vita della nostra società, in particolare dei giovani, delle innovazioni tecnologiche e del mutare della percezione dei fenomeni collegati. Grande importanza viene posta al monitoraggio dell'incidentalità stradale, alle campagne informative regionali, all'educazione alla sicurezza stradale nelle scuole. A tal proposito ritengo opportuno ricordare il recente impegno per un progetto rivolto a tutti gli studenti, che prevede un concorso a premi, appositi corsi di aggiornamento per i formatori, corsi nelle classi tenuti dal Corpo di Polizia Stradale - che ringrazio della presenza -, eventi itineranti nelle province e altre numerose iniziative, senza contare i corsi di educazione stradale rivolti ai bambini delle scuole elementari, utilizzando il più giusto strumento della bicicletta e l'interpretazione della sicurezza stradale anche per i pedoni. Per quanto riguarda le infrastrutture, particolare attenzione viene rivolta alla messa in sicurezza della rete urbana ed extraurbana. Occorre infatti ricordare che l'incidentalità stradale si conferma un fenomeno prettamente urbano, considerato che circa il 73% dei sinistri avviene nei centri abitati, quindi risulta prioritario intervenire in tal senso. Un aspetto fondamentale poi del nostro Piano pluriennale è rappresentato dall'esigenza di promuovere l'attività di formazione verso le figure professionali delle Amministrazioni Pubbliche responsabili della sicurezza stradale, i nostri operatori di Polizia Locale - e saluto il Comandante della Polizia Locale di Torino -, al fine di migliorare la loro capacità di gestione di tale materia. Si tratta di avviare la formazione professionale basata sulla ricerca, selezione e trasmissione degli aspetti più avanzati in tema di prevenzione dell'incidentalità stradale tra gli operatori, che, a vario titolo, possono contribuire alla sicurezza. Proprio in questo caso abbiamo appena approvato in Giunta Regionale il programma di formazione regionale degli operatori di Polizia Locale, che contiene corsi dedicati alla sicurezza stradale. Grande rilevanza riveste, inoltre, l'attività di sorveglianza e promozione della salute. L'intensa vita notturna della nostra società, soprattutto quella più giovane, rappresenta un fenomeno della modernità legato al divertimento, ma anche una delle principali sfide per la salute pubblica. L'elevato consumo di alcolici e di sostanze stupefacenti può portare, infatti, ad adottare comportamenti particolarmente gravi per l'incolumità dei cittadini. In questo periodo sto andando personalmente ad incontrare gli studenti degli ultimi anni negli istituti superiori per sensibilizzare i nuovi maggiorenni al concetto della responsabilità e del rispetto di se stessi e del prossimo, donando loro anche un Etilotest, tutta attività di prevenzione quest'ultima che non prevede alcuna uscita per le finanze pubbliche. Sempre in questa direzione si rende ancora necessario attivare progetti specifici che prevedano la presenza costante di operatori esperti, psicologi, educatori professionali nei luoghi del divertimento in orario serale/notturno, al fine di trasmettere la consapevolezza dei rischi e dei danni che tali comportamenti possono causare. Purtroppo la scarsità di risorse finanziarie ad ogni livello istituzionale ha notevolmente limitato sino ad oggi l'attuazione di numerose iniziative potenzialmente efficaci e di sicuro interesse. Si tratta quindi di un'impresa ardua, anche se i dati più recenti elaborati e diffusi da IRES Piemonte, il nostro centro di ricerca regionale, relativi all'anno 2015 mostrano come si registri un positivo ridimensionamento del fenomeno incidentale. È una buona notizia che valorizza l'impegno e la professionalità dei tanti soggetti impegnati in questa difficile sfida, in controtendenza rispetto al contesto europeo che pare avere interrotto il percorso virtuoso di miglioramento delle condizioni di sicurezza sulle strade. Complessivamente nel 2015 in Piemonte è calato del 2,7% il numero degli incidenti stradali, che rimangono comunque attestati a 11.128; è calato anche il numero dei deceduti del 7,2%, che purtroppo sono comunque 246, e anche quello dei feriti, che si attestano a 16.271 casi, ovvero l'1,1% in meno dell'anno precedente. Con un decremento delle vittime del 25% rispetto al 2010, il Piemonte è in linea con il percorso previsto per il conseguimento dell'obiettivo europeo di dimezzamento delle vittime entro il 2020, argomento che mi sembra tratti anche la vostra mozione in Consiglio Comunale. Sono dati incoraggianti che premiano la progettualità e la perseveranza, che però, al di là di statistiche e dati, non devono farci dimenticare che ogni singola vittima rappresenta un'irreparabile tragedia umana, causata troppo spesso da comportamenti scorretti, frutto di abitudini che è possibile modificare. Molte di queste vittime sono purtroppo giovani, una categoria per la quale suona un campanello di allarme, poiché le cifre sono quasi raddoppiate passando dai 15 nel 2014, ai 29 nel 2015 qui in Regione; un dato che deve preoccuparci e deve stimolarci nel proseguire ed intensificare la nostra azione di prevenzione. Ringrazio, quindi, tutti i presenti ed il Consiglio Comunale tutto per l'attenzione e l'impegno in favore della sicurezza sulle nostre strade, auspicando che questi lavori contribuiscano realmente a costruire fruitori più responsabili dello spazio pubblico. Grazie. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al dottor Jean Todt. TODT Jean (Inviato speciale ONU per la sicurezza stradale) Sindaca Chiara Appendino, Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci, Assessore Regionale Giovanni Ferraris, Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell'ACI, Giuseppe Guccione, Presidente della Luigi Guccione Foundation, signore, signori, cari amici, buongiorno. È un onore e un gran piacere per me essere qui a Torino come inviato speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale. Nell'ambito della Giornata Mondiale del ricordo delle vittime della strada, che è stata osservata domenica scorsa 20 novembre, mi preme sottolineare l'importanza del nostro impegno collettivo a favore della sicurezza stradale. Ogni anno 1.25 milioni di persone perdono la vita in incidenti stradali nel mondo e 50 milioni di persone sono ferite, classificandola tra le prime dieci cause di morte in tutto il mondo. Inoltre, gli incidenti stradali uccidono i nostri giovani e le generazioni future, essendo la principale causa di morte a livello globale per coloro che hanno un'età compresa tra i 15 e i 29 anni. In Italia più di 3.500 persone muoiono ogni anno sulle strade e più o meno 17.000 rimangono ferite gravemente con conseguenze per le famiglie. Gli incidenti stradali non sono solo un problema di salute o di diritti umani, si tratta anche di una questione più ampia di sviluppo sostenibile, in particolare in quanto assistiamo ad una rapida evoluzione della motorizzazione e dell'urbanizzazione in tutto il mondo. A settembre dello scorso anno per la prima volta le vittime della strada sono state incluse negli obiettivi di sviluppo sostenibile globale. Con l'obiettivo di sviluppo sostenibile 3.6 si intende dimezzare il numero globale di morti e feriti a seguito di incidenti stradali entro il 2020, mentre con l'obiettivo di sviluppo sostenibile 11.2 si tratterà di fornire accesso a sistemi di trasporto sicuri, convenienti, accessibili e sostenibili per tutti. Tutti noi qui abbiamo intensificato i nostri sforzi per dimezzare i numeri degli oltre 3.500 morti sulle strade ogni anno e contribuire a questi obiettivi globali; tuttavia si tratta ben più di una questione di numeri, dobbiamo attribuire il massimo valore alla tutela di ogni vita umana. La Giornata Mondiale del ricordo delle vittime della strada ci rammenta che dobbiamo adoperarci per ottenere risultati migliori e credo proprio che ne siamo capaci. Qui voglio dare un saluto e un ringraziamento particolare al mio amico Giuseppe Guccione, per quello che lui sta facendo con la sua Fondazione e anche con tutta l'assistenza di Angelo Sticchi Damiani, come Presidente dell'ACI e membro del Senato della FIA. A differenza di molte altre malattie, il vaccino ce l'abbiamo: leggi più forti, applicazione ferrea delle leggi, educazione, infrastrutture più sicure e di qualità, veicoli più sicuri e assistenza post incidenti e questa mozione è assolutamente cruciale qui in Italia e spero che consentirà altre mosse in questo senso. Non dobbiamo mai dimenticare che ogni decesso sulla strada è un decesso di troppo. Vorrei adesso ringraziare di nuovo tutti e anche la Sindaca della sua presenza e vorrei chiedervi di osservare un momento di silenzio, per ricordare le persone che hanno perso la vita sulla strada e i loro cari. Grazie. (Il Consiglio osserva un minuto di silenzio) Per chiudere la mia presentazione voglio di nuovo insistere sul fatto che oggi stiamo vivendo in questo bellissimo posto un momento storico per fare evolvere e dare un'attenzione maggiore sulla sicurezza stradale in Italia, che dovrà servire anche nel mondo e, nella mia responsabilità di inviato speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, mi aiuterà molto e vi ringrazio. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al dottor Sticchi Damiani Angelo, Presidente dell'ACI. STICCHI DAMIANI Angelo (Presidente Nazionale ACI) Buongiorno a tutti. Mi unisco a Jean nel salutare e ringraziare il Sindaco Appendino, il Presidente del Consiglio Comunale Versaci e l'Assessore Ferraris, qui presenti in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale e dell'Amministrazione Regionale su un tema così delicato e così importante che, come si diceva prima, forse per la prima volta al mondo vede un Consiglio Comunale monotematico; grazie per questa opportunità. Cercherò di essere quanto meno ingegnere, come sono, e di dare quanti meno numeri possibili, per cercare di trarre delle conseguenze e trarre delle decisioni, perché, come ha detto prima Jean, ogni decesso avvenuto sulla strada è un decesso di troppo, però a volte sembra dimenticarsi di tutto questo, sembra che si crei un certo fatalismo per cui è una delle cose a cui siamo rassegnati e questo è l'errore più grande. I dati che sono stati già ricordati hanno evidenziato nel 2015 un'inversione di tendenza molto pericolosa: abbiamo avuto per la prima volta dal 2001 un aumento dei morti in Italia, dopo tanti anni in cui i morti erano costantemente diminuiti; è un segnale che va assolutamente non sottovalutato. I nostri dati 2016, che ovviamente non sono completi, mancano ancora quelli delle polizie locali, ma insomma i dati nazionali ci confortano, sembra che il 2016 stia andando meglio e che questa interruzione del trend positivo sia soltanto legata al 2015. Ci sono però alcune considerazioni da fare, è vero, sostanzialmente, se guardiamo il periodo 2000-2015, in 15 anni si sono ridotti moltissimo gli incidenti, i morti e i feriti. Non siamo lontanissimi dagli obiettivi, il primo l'abbiamo mancato non per molto, 2000-2010 siamo arrivati al 42%, invece che al 50% di diminuzione; il dato 2010-2020 probabilmente potremmo ancora coglierlo, ma ci sono questioni che, secondo me, vanno viste con molta attenzione, soprattutto quando si parla nel Consiglio Comunale di una delle più importanti Città d'Italia, la Capitale dell'Automobile e, voglio ricordare, qui a Torino è nato l'Automobile Club d'Italia 112 anni fa, quindi è una Città che ha una grande importanza su questo tema, proprio perché qui è nato e cresciuto il motorismo e qui è nata e cresciuta la mobilità. Sappiamo che ormai il numero dei morti tra le aree urbane e le aree extraurbane si è praticamente eguagliato, cioè significa che la metà dei morti sono nelle aree urbane. Questo è un dato veramente inaccettabile perché, senza cadere nel fatalismo di prima, si immagina che su una strada, dove le velocità mediamente sono più alte, i rischi sono maggiori, ma che in città le utenze deboli o le utenze dolci, la mobilità dolce, come viene chiamata, cioè i pedoni e i ciclisti, debbano morire perché non siamo riusciti, tutti quanti, a creare delle condizioni di assoluta sicurezza per loro, questo è un fatto, ripeto, inaccettabile. Voglio ricordare che in questo momento in Italia ci sono delle leggi molto efficaci sulla progettazione e sulla realizzazione delle strade. Io sono un ingegnere stradale e conosco bene la materia, noi abbiamo una normativa (parliamo delle nuove strade, ovviamente) veramente fatta molto bene, ma non esiste una normativa per la progettazione delle strade urbane. Non esistono delle regole per cui quando si realizza un nuovo quartiere, non voglio dire altro, ma anche quando si può ancora intervenire su un'area, soprattutto quelle periferiche, non ci sono delle norme, tutto viene lasciato all'intuizione del progettista, dell'urbanista, ma non ci sono regole precise. Questo non va bene, perché vediamo che poi, alla fine, dove avvengono queste morti nelle città? Avvengono soprattutto nelle aree periferiche, dove le velocità sono fatalmente più alte rispetto a quelle del centro, perché nel centro le auto vanno piano, ma avvengono anche perché molto spesso gli attraversamenti pedonali non sono sufficientemente illuminati, soprattutto di notte e soprattutto nelle giornate di pioggia, quelle giornate dove ci sono condizioni climatiche esterne sicuramente peggiori. Noi abbiamo fatto degli studi come Automobile Club Italia, abbiamo proposto che ci siano delle norme per la progettazione di queste strade, abbiamo proposto delle norme per gli attraversamenti pedonali e abbiamo fatto delle pubblicazioni. Noi diciamo che quantomeno in periferia, dove la zona non è illuminata, bisognerebbe creare degli occhi di gatto lampeggianti, che non è una cosa costosissima, per cui l'automobilista sa di notte al buio che si sta avvicinando a un attraversamento pedonale dove potrebbe esserci un pedone che sta per attraversare e rallenta, perché gli automobilisti non sono così, come a volte immaginiamo, delle persone incoscienti e non in grado di capire perché in preda ai fumi dell'alcol o, peggio ancora, della droga, sono persone normali che hanno dei figli e hanno attenzione per queste cose. Dobbiamo aiutarli, dobbiamo cercare di ridurre, per esempio, gli incroci a 90° e in periferia, dove avvengono gli scontri, il famoso urto laterale che crea la morte anche sulle automobili, perché anche sulle automobili muoiono in città, e inserire dove possibile delle rotatorie, perché l'urto non sia a 90°, ma a 60°, a 45°, che è molto meno grave perché non c'è l'urto della testa contro il montante dell'auto; dobbiamo lavorare perché nelle città la mortalità arrivi a zero. Non è pensabile che in un momento, forse anche di crisi, io non lo so, in cui c'è stato un forte aumento dell'uso della bicicletta, molta gente andava a piedi forse anche per un calcolo, debba essere più esposto. Io vi do dei dati che mi hanno veramente colpito. Pensate che nel 2000 noi avevamo in Italia (i dati si riferiscono ai morti più feriti) circa 22.000 e nel 2015 sono poco meno, 21.000 e rotti, meno 1,2%. I ciclisti erano 12.377 e nel 2015 sono stati 17.000, più 38%, ma rispetto a un dato che dice che morti e feriti totali dal 2000 al 2015 è stato meno 32%, quindi a fronte di una diminuzione di un terzo dei morti e dei feriti, i ciclisti hanno avuto un aumento del quasi 40%. Questo non è possibile, questo significa che ci sono responsabilità da parte di tutti noi, noi per primi, noi ci sentiamo responsabili perché evidentemente non siamo abbastanza bravi a convincere chi deve assumere delle decisioni in questo senso per prendere decisioni drastiche e importanti. Devo dire che non è solo un problema italiano, se questo ci può consolare, accade anche in Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti, ma non ci consola. C'è un altro dato, secondo uno studio dell'Organizzazione Inglese Transport Research Laboratory l'esposizione a rischio delle diverse modalità di trasporto sono: l'automobile pari a 3,1 morti per ogni miliardo di passeggeri/chilometro, il ciclista 44,6 morti per ogni miliardo di passeggeri/chilometro, il pedone 54,2 morti ogni miliardo di passeggeri/chilometro; sono dati agghiaccianti. Credo che sia veramente importante, ripeto, noi come Automobile Club d'Italia, insieme alla Commissione Sicurezza Stradale dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e all'Associazione Italiana per l'Ingegneria del Traffico e dei Trasporti (AIIT) stiamo lavorando sulle linee guida. Le forniremo tutte, diremo al Governo, alle Regioni e ai Comuni quali sono secondo noi le linee guida per progettare, riprogettare, modificare le infrastrutture stradali nelle città, parliamo soltanto di città in questo momento. Noi avremo ad aprile - spero anche nella presenza di Jean Todt - la riunione mondiale degli ingegneri del traffico a Roma, saranno ospitati presso l'Automobile Club Italia proprio perché vogliamo dibattere questo problema a livello mondiale in Italia. Un altro elemento importante è l'età: purtroppo vediamo che il 25% dei morti in Italia (parliamo di automobilisti) avviene nei primi quattro anni di patente e anche questo è un dato contro cui ci stiamo battendo. Mi spiego meglio, in Italia c'è una normativa molto rigorosa, peraltro recepita dalla normativa europea, per cui per guidare le moto ci sono tre livelli di patente, se uno non ha superato una serie di esami non può arrivare a guidare quelle famose super moto che sappiamo peraltro essere pericolosissime. In Italia, invece, c'è una norma per cui un ragazzo dopo un anno di patente, sappiamo che la patente è l'inizio di un percorso formativo alla guida, è solo l'inizio, dopo un anno, indipendentemente se in quell'anno avrà guidato per 500 km, 5.000 km o che so io gli viene concesso di guidare qualunque tipo di automobile, comprese le super car. Noi abbiamo depositato presso la Commissione Trasporti del Senato referente al Codice della Strada proprio un emendamento in questo senso: abbiamo detto che non è possibile, dobbiamo creare un sistema per essere certi che questo ragazzo ha maturato l'esperienza per guidare una macchina, ma anche la maturità per guidare macchine così potenti. Noi abbiamo fatto una proposta che è di buonsenso, diciamo che un ragazzo per poter superare e passare a un altro livello di automobile deve superare un esame. Non è sufficiente un anno, non è un discorso di periodo, un anno, due anni, tre anni, deve superare degli esami che, ovviamente, devono essere fatti nei centri di guida sicura, ci può essere un livello base e poi anche un livello più alto per poter arrivare alle super car. Noi abbiamo peraltro diviso il primo livello a 70 KW, il secondo livello a 147 KW e il terzo livello oltre i 147 KW, mi sembra un fatto normale. Non mi sembra straordinario dire che dobbiamo essere certi che questi ragazzi siano in grado di guidare queste macchine, perché purtroppo molto spesso gli incidenti che colpiscono quel famoso 25% dei morti avvengono con macchine particolarmente performanti. Altro tema, la vetustà del nostro parco circolante. Che fare? Noi abbiamo una vetustà di dieci anni mediamente del nostro parco circolante, questo è un problema di salute perché inquiniamo le città, inquiniamo i territori, ed è un problema di sicurezza. Una macchina di dieci anni è sicuramente obsoleta dal punto di vista tecnologico, in dieci anni si fanno passi da gigante nella tecnologia e soprattutto è una macchina usurata. Bene, noi vorremmo che si creassero dei meccanismi per cui, ferme restando le auto storiche o quelle che hanno delle possibilità di diventare auto storiche, quindi una lista, che noi chiamiamo lista chiusa, dove mettere le auto che per tipologia, per rarità, per numero di esemplari costruiti, possano essere considerate a breve auto di interesse storico e collezionistico, tutte le altre macchine devono essere rottamate, perché fanno danni alla salute e all'incolumità. Un altro discorso importante nei Comuni, selezionando come avviene già, si crea ma non soltanto nel centro, bisogna essere probabilmente anche più rigorosi nel resto. I dati del Piemonte - è vero - sono sicuramente migliori rispetto ai dati nazionali. Abbiamo ricordato che ci sono stati 55,86 morti ogni milione di abitanti rispetto a 56,51 della media nazionale, e anche i feriti sono 3.700 invece dei 4.000. Il Comune di Torino, i morti per milione di abitanti sono 53 e quindi anche questo è un valore che va bene rispetto alla media nazionale, però dei 33 morti nella Città di Torino, 13, circa il 40%, sono pedoni e sono il 40% rispetto al Piemonte, quando Torino ha un 20% di popolazione rispetto all'interno Piemonte. Quindi anche a Torino c'è purtroppo un problema di pedoni. Famiglie delle vittime della strada: noi abbiamo accolto con entusiasmo, se la parola è idonea, ma con molta solidarietà la richiesta del dottor Giuseppe Guccione per creare tutte le condizioni per essere vicini alle famiglie delle vittime della strada. Sono convinto che sia un dovere sociale e l'Automobile Club Italia, che è molto attento al sociale, ha ritenuto giusto che proprio nella nostra sede, nella nostra galleria, peraltro intestata al Principe Caracciolo di Castagneto, che è stato uno dei più grandi Presidenti dell'Automobile Club Italiana, ci fosse una sede che oggi inaugureremo a Roma per questo, proprio perché si ricordi questo problema, perché ci sia la possibilità di assistere queste famiglie. Sono convinto che se questo fenomeno socialmente fosse più conosciuto, più vissuto, più ripetuto e ci fosse veramente la paura, la preoccupazione per i nostri figli, per i nostri nipoti, per quelli che verranno dopo di noi, tutti quanti faremmo di più per evitare che questa mattanza continui. Grazie. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al dottor Giuseppe Guccione. GUCCIONE Giuseppe (Presidente della Fondazione Luigi Guccione) Sindaca Appendino, Presidente Versaci, Assessora Lapietra, Presidenti dei Gruppi Consiliari, vi ringrazio per aver accettato l'invito a convocare questa importante riunione del Consiglio Comunale, il primo Consiglio Comunale al mondo di una grande Città a fare un Consiglio Comunale dedicato. Ci sono 70-80 piccoli Consigli Comunali, alcune Città, anche minori, che hanno recepito la Giornata Mondiale del ricordo, ma nell'ambito di un Consiglio Comunale in cui si discuteva di tutto; questo è un Consiglio Comunale importante per questo motivo, perché avete dedicato alle vittime della strada la vostra intera mattinata, dei cittadini che sono venuti, di quelli che ascoltano in streaming il vostro Consiglio Comunale. Vorrei leggervi alcune dichiarazioni di familiari di vittime che hanno postato la loro firma su una raccolta di firme che abbiamo messo su change.org per chiedere al Governo e al Parlamento di varare una legge per l'assistenza alle vittime, una legge che è dovuta da 34 anni, da quando una Deputata del Partito Comunista Italiano, Rossana Rossanda, propose un emendamento alla Camera alla riforma delle assicurazioni, vincolando il 10,50 della RCA Auto, il contributo sanitario, all'assistenza alle vittime: 1982-2016, sono 34 anni che ancora non si sa come vengono impiegati questi fondi. Noi abbiamo fatto degli accessi agli atti alle Regioni, non alla vostra, ma ad altre Regioni, al MEF, al Ministero della Salute: il MEF dà la responsabilità alle Regioni, le Regioni danno la responsabilità al MEF e al Ministero della Salute, non vengono rendicontati, così come dice la legge, in entrata e in uscita due miliardi di Euro che ogni anno l'assicurazione di Sticchi Damiani, la mia e di voi tutti vanno in questo calderone e non si sa che fine fanno. Più di 16.000 persone hanno già firmato in un mese questa petizione per chiedere al Governo e al Parlamento di fare questa legge. Io mi sono letto in una notte 2.000 di queste firme, è un fare faticoso, non ho parlato per tutto il giorno successivo, non mi venivano le parole, non uscivano le parole dopo aver letto questo: "Ho perso i miei due unici figli in un incidente stradale, Katia Paravia", "La violenza del conflitto stradale ha strappato alla vita due meravigliose persone come mamma e papà. Siamo stati lasciati soli ad affrontare questo immenso dolore, senza la possibilità di avvalerci di una struttura che assista i familiari di vittime della strada, sia per sbrigare le pratiche burocratiche che per dare sostegno psicologico, per elaborare al meglio la grave perdita che un evento del genere può provare". Sono tutte dichiarazioni che costituiscono un programma politico di che cosa è la violenza stradale e la morte sulla strada. Non tanti documenti, basta leggere la voce delle vittime per capire qual è il portato di dolore e la vittimizzazione che sopportano i familiari, che sono anche qui questa mattina, anche grazie al disinteresse delle istituzioni, dello Stato, in particolare del Parlamento, dei Governi. Noi abbiamo visto quanti sono i Governi, gli ultimi, che non hanno risposto alle nostre istanze: Berlusconi 3, Berlusconi 4, Monti, Letta, Prodi 2; sono tutti Governi ai quali ci siamo rivolti per chiedere queste cose e vorrei fare qui un esempio preciso. Ringrazio molto l'inviato speciale dell'ONU e anche l'ingegner Sticchi Damiani perché noi abbiamo intrapreso… lo posso anche dire che quando ci siamo conosciuti a settembre 2015 ci fu una riunione della nostra Federazione Europea, noi contestammo la sua elezione a inviato speciale, non perché non rispettassimo la persona e il portato professionale di Jean Todt, ma perché rappresentante della Federazione Internazionale dell'Automobile e quindi di una parte di questo conflitto stradale, insieme con gli altri. Quando noi ci incontrammo a Bruxelles ci fu questo dibattito molto forte. Io le chiesi - si ricorderà - tre cose: se lei vuole rappresentare anche le ferite che noi ci portiamo sulla pelle, sulla carne, nell'animo, se vuole rappresentare me, se vuole rappresentare noi, deve rappresentare anche le nostre istanze, se vuole essere ambasciatore di tutti. Si ricorderà. Tre cose dissi, primo: "Il prossimo 15 novembre - l'anno scorso, era la Giornata Mondiale - lei faccia una dichiarazione pubblica e riconosca i diritti e si faccia carico dei diritti delle vittime". Fu un discorso molto duro, lo so; insieme a questo dissi: "Quando va in visita dai Capi di Stato e di Governo porti questi diritti e dica ai Governi e dica ai Parlamenti che le vittime aspettano questo riconoscimento, la legge dell'assistenza innanzitutto, la legge sui risarcimenti in secondo luogo e anche un giusto processo all'interno delle aule dei tribunali". Lei prese questi impegni. Poi andammo via, passò il 15 novembre e io non vidi nulla in televisione, anzi vidi Bataclan quando ci furono i morti nella sua Parigi; poi passò il 16 e non vidi nulla; poi il 17 guardavo un telegiornale - non guardo mai la televisione - e vidi il camion con tutti i piloti di Formula Uno a Interlagos con le bandiere francesi in lutto per Bataclan, però poi il telecronista disse: "Non sono stati ricordati solo i morti di Bataclan, ma anche le vittime della strada" e vidi lo striscione della nostra Federazione Europea, Wall of Remembrance, il muro della memoria. Dietro quello striscione c'era lei, c'era Bernie Ecclestone e c'erano tutti i piloti di Formula Uno. Io penso che questo sia stato un atto formidabile sul piano politico, se tutti i politici avessero fatto a distanza di due mesi, dopo che io ebbi quel dibattito molto duro con lei, nei confronti di un'organizzazione piccola che non ha potere politico, che non ha potere economico, dopo il dibattito di Bruxelles ritorna a casa e continua a fare le sue cose; no, lei, nonostante Bataclan, ha preso una posizione molto forte, anche rischiando direttamente nei confronti dell'opinione pubblica, come successe perché la attaccarono indegnamente per questo motivo. La seconda cosa è la legge di assistenza alle vittime. Io chiedo a tutti voi oggi e lo chiedo a lei, a Sticchi Damiani, alla Sindaca Appendino, a Maria Lapietra, a Versaci e a tutti i Consiglieri Comunali, se voi condividete la proposta di legge per l'assistenza alle vittime firmatela su change.org e lasciate un vostro messaggio. Io controllo, ma Maria Lapietra l'ha già fatto. Firmatela, perché il vostro è un messaggio potente nei confronti dell'opinione pubblica, è un messaggio potente anche verso il Governo; il Presidente del Consiglio ha scritto per dire che oggi non può venire a Roma alla presentazione, ma ha mandato un messaggio formale, che è anche quello un atto politico e noi ritorneremo alla carica anche con lui dopo questa giornata. Vorrei dire solo un'altra cosa, per non rubare altro spazio, che Torino - anche grazie al suo impegno - può essere, come ho detto in una dichiarazione, un nuovo inizio di questa stagione di politica di sicurezza stradale, di mobilità dolce, sostenibile. Ha fatto bene a ricordare quella nuova risoluzione che vede le vittime nella mobilità sostenibile o come anche nella risoluzione sempre del Parlamento Europeo che inserisce le vittime della strada nelle vittime di reato finalmente; sono cose importanti. Torino però può diventare anche non un laboratorio, perché non mi piacciono queste definizioni, però un punto in cui uomini e donne di diverso livello di impegno si possano mettere qui per vedere come combattere questa violenza stradale e come riorganizzare le città, sia nel trasporto pubblico sia nel trasporto privato, nelle reti materiali e immateriali, il lavoro, le relazioni, come liberare dalla violenza stradale le città. Con chi possiamo farlo? Con gli amici dell'Associazione Italiana Familiari Vittime delle Strada; senz'altro. Con chi? Con i pedoni e i ciclisti e le loro associazioni; senza dubbio. Con Feder Camminacittà, con la Fiab, con Salvaiciclisti. Con chi possiamo farlo anche? Con le reti civiche, Malasosta qui, Vivinstrada a Roma. Con chi? Con tutti possiamo farlo, ma dobbiamo farlo anche con chi rappresenta l'industria automobilistica e chi rappresenta politicamente anche gli automobilisti, qui è più difficile. Questo lavoro che proponiamo è molto difficile, perché abbiamo gli amministratori, abbiamo la società, abbiamo l'impresa, abbiamo le istituzioni internazionali. Le cose facili sono facili, non vale la pena impegnarsi perché usciamo e ci mettiamo d'accordo; è più difficile fare un accordo di questo tipo, però noi siamo chiamati per i nostri figli e per i nostri nipoti a costruire questa città intelligente del futuro e ce la danno tre cose: l'eCall pubblico che a marzo del 2018… anche noi in Italia siamo indietro con l'ACI, stiamo lavorando con il MEF perché recuperino i ritardi. L'eCall pubblico è il numero unico che entrerà in vigore a marzo del 2018 sulle emergenze, il 112 in tutta Europa, non solo in Italia; la guida autonoma: e chi meglio delle case automobilistiche, con chi dobbiamo parlare sulla guida autonoma? Con la Sindaca Appendino no, perché è un'amministratrice brava, ma non è una proprietaria di case automobilistiche; dobbiamo parlare con FCA, dobbiamo parlare con le altre case automobilistiche; dobbiamo parlare con la FIA, dobbiamo parlare con l'Automobile Club. Questo modello, nato in Italia, di un centro di assistenza pubblico, che inaugureremo questo pomeriggio, ma che apriremo il 1° gennaio, deve diventare un modello negli altri Paesi europei per quanto ci riguarda, ma anche nel resto del mondo. Farebbe bene Jean Todt a promuovere anche fuori dall'Europa questo modello, noi lo aiuteremo. Noi siamo qui - questo dicevamo mentre salivamo le scale - per fare squadra, lei ha lavorato in Ferrari e sa meglio di me che cosa significa, ma anche noi nelle nostre case, se c'è una famiglia unita, se c'è una squadra all'interno della famiglia le difficoltà diventano meno dure, meno difficili e noi questo lavoro dobbiamo farlo in Italia, in Europa e fuori dall'Europa; questo è l'obiettivo che vi proponiamo. Iniziamo subito: a giugno dell'anno prossimo perché non facciamo un convegno internazionale qui con sei Città europee, con le tre Città italiane (Roma, Milano, Napoli) e Torino come capofila e una città extraeuropea, New York, per mettere a punto le diverse esperienze che ci sono nel contesto internazionale, grazie anche all'intervento dell'ONU e dell'OMS, con il coinvolgimento attivo di queste due organizzazioni internazionali, e Torino diventa un lavoro in progressione sul ridisegnare il volto umano della nuova Città Intelligente e per creare quello che è auspicabile, un nuovo rinascimento nelle aree urbane italiane ed europee. Penso che questo noi possiamo farlo da subito e possiamo farlo mettendo la nostra onestà, il nostro impegno gratuito come organizzazioni di vittime e mettendo a disposizione le competenze sociali che abbiamo, chiedendo a voi un aiuto ulteriore rispetto a questa mattina. Firmate la petizione per chiedere la legge di assistenza alle vittime e lavoriamo insieme da qui a giugno per creare questa occasione di dibattito mondiale qui a Torino, la Città che ha dato vita all'Automobile Club, ma anche la Città che ha dato vita all'automobile e anche la Città che può diventare la Città delle utenze vulnerabili che diventano protagoniste insieme al Comune di una nuova città a misura d'uomo, a misura di bambino, a misura di disabile, perché questo è l'obiettivo prioritario per noi. Vi ringrazio. VERSACI Fabio (Presidente) Passiamo agli interventi dei Consiglieri. La parola alla Consigliera Amore. AMORE Monica Buongiorno a tutti. Oggi è la Giornata Mondiale in ricordo delle vittime della strada. Sono felice di far parte di questa Amministrazione e sono felice che per la prima volta a Torino, attraverso il Consiglio Comunale, si svolge proprio il dibattito per sensibilizzare questa problematica, anche perché le vittime delle strada sono sempre più in aumento. Tutto questo sinceramente mi tocca personalmente, perché era il 21 febbraio del 2007, ero una trasportata, ero seduta dietro, lato passeggero, eravamo in quattro in macchina, stavamo percorrendo una strada regionale quando un ragazzo di 29 anni ha invaso la corsia opposta e ci ha preso in pieno. Io sono rimasta incastrata nelle lamiere, la ragazza che era seduta accanto a me è morta, il mio amico che stava guidando la macchina è morto, il ragazzo che ci è venuto addosso è morto, la ragazza che era seduta davanti a me nell'impatto è stata sbalzata fuori, io sono stata in coma per 13 giorni. Quando ero in coma i dottori ai miei familiari dicevano che probabilmente sarei rimasta vegetale, che probabilmente perdevo la memoria, che probabilmente non mi risvegliavo dal coma, perché non rispondevo ai comandi quando tentavano di svegliarmi, ma tutto questo non è stato permesso e oggi dico grazie, oggi per me veramente è una giornata speciale essere qui per raccontare la mia testimonianza, per cercare di dare un messaggio a tutte le persone che si mettono alla guida, a tutti gli esseri umani. Nell'incidente ho riportato la frattura dell'acetabolo, frattura pluriframmentaria scomposta del femore destro, oggi sono piena di titanio, posso dire che sono bionica. Le persone che hanno perso la vita in quell'incidente erano molti giovani, la ragazza seduta accanto a me aveva solo 24 anni. Per me è stata molto dura, la riabilitazione è stata lunghissima perché ci ho messo quasi tre anni per tornare a camminare: sono stata sulla sedia a rotelle, ho iniziato con il girello, ho lasciato il girello e ho camminato con due stampelle, ho lasciato una stampella, ho continuato a camminare con una stampella, mi sembrava di essere ritornata bambina, tutto è stato molto difficile, ma ce l'ho fatta. La cosa che voglio dire è che quando si guida non bisogna essere incoscienti, quando si guida bisogna essere responsabili, quando si guida bisogna essere prudenti, quando si guida non bisogna usare il telefonino, perché il telefonino causa distrazione e la macchina, se non viene usata con coscienza, può essere un'arma da guerra. L'appello che oggi faccio a tutti è di rispettare le regole, rispettare le strade, rispettare la vita perché basta un attimo per spezzare una vita. Più rispetto per se stessi, più rispetto per il prossimo, perché la vita è un dono prezioso e siamo tutti responsabili. Mi riferisco agli adulti, a noi grandi che dovremmo tornare all'origine, insegnando i valori della vita, ritornando ai principi. Grazie. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Tresso. TRESSO Francesco Voglio innanzitutto esprimere gratitudine alla Consigliera Amore per questa sua testimonianza, non è facile esternare in pubblico situazioni così intime e così personali, credo che sia stato però uno sforzo importante e, da parte nostra, c'è il pieno apprezzamento. Ringrazio anche il Presidente del Consiglio per aver colto l'occasione di questo spunto di riflessione importante per la Città intera su un tema molto significativo ed attuale qual è quello che oggi proponiamo. A livello di Consiglio Comunale sono sicuro che ci impegneremo per mantenere alta e ferma la condanna per i comportamenti impropri nella conduzione delle vetture: sono stati richiamati, appunto, l'utilizzo dei cellulari, la guida in stato di ebbrezza, potremmo operare applicando correttamente la cartellonistica, il controllo stradale, ma io credo che l'azione più concreta che potremmo esplicare per contrastare questo drammatico problema sarà proprio quello di promuovere e favorire, con tutti gli strumenti in nostro possesso, l'insegnamento dell'educazione stradale. L'entrata in vigore del nuovo Codice della Strada già nel 1992 auspicava l'insegnamento dell'educazione stradale in tutte le scuole di ogni ordine e grado, ivi comprese le scuole materne. L'articolo 2 mette bene in evidenza come per strada si debba intendere l'area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali. Ora, se già 25 anni fa era espressa chiaramente la necessità di estendere la conoscenza del Codice Stradale anche a chi non direttamente aveva la necessità di guidare un mezzo e di prendere la patente, sempre più diventa un imperativo categorico oggi questo desiderio, come poi si evince anche dalla normativa successiva e da quella che ha introdotto le sostanziali modifiche del nostro Codice. Ritengo quindi che questa materia didattica e l'educazione stradale da impartire ai più giovani, a quelli che saranno domani gli automobilisti, che comunque in tutti i modi sfrutteranno la strada in maniera più diretta, sia un aspetto fondamentale proprio per indirizzare i corretti comportamenti da adottare. Solo se riusciamo a trasmettere e a far comprendere che la strada, in quanto pubblica, soggiace a determinate leggi e soprattutto impone prudenza e rispetto nei confronti di se stessi, degli altri e dell'ambiente, si può auspicare una riduzione degli incidenti e lavorare per una mobilità più sostenibile. L'educazione stradale parte dunque dalla conoscenza dei segnali stradali sicuramente, ma per arrivare a spiegare il modo in cui la collettività si è data delle regole, per usufruire di un bene comune e capire questo concetto può fare di ogni utente un vero cittadino nel senso più nobile di questo termine. Infine, sottolineo come i dati che già prima sono stati richiamati dall'Assessore Ferraris, drammatici, in cui si capisce come anche gli incidenti stradali rappresentano una delle maggiori cause di morte per i giovani tra i 15 e i 24 anni e anche gli stimoli, ho trovato molto interessanti, che ci ha proposto Giuseppe Guccione, ci richiamano a come la perdita di una persona, che rappresenta un evento doloroso e inevitabile nella vita di tutti noi, assume dei caratteri ancora più drammatici se pensiamo appunto alle morti improvvise, inaspettate, traumatiche. Non di rado la sofferenza dei sopravvissuti, questo è stato detto chiaramente, non trova accoglienza nelle persone vicine e nei servizi sanitari, così oltre al trauma della perdita questi individui rischiano di cadere anche in un profondo senso di isolamento e di abbandono, che porta disagio e anche a patologie. Ritengo quindi che sia fondamentale lavorare per fornire solidarietà e sostegno umano. Nel contempo dobbiamo adoperarci a livello di Consiglio Comunale con tutti gli strumenti in nostro possesso per contrastare il fenomeno dell'incidentalità stradale. Mi auguro quindi che la mozione che oggi firmiamo sia il primo passo di un percorso concreto di sensibilizzazione e di impegno per la Città di Torino per favorire una modalità maggiormente responsabile e consapevole e, riprendendo gli stimoli concreti e molto interessanti che ci ha fornito Giuseppe Guccione, sappiamo essere come Città, in questo senso, una città veramente innovativa. Grazie. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Consigliera Ferrero. FERRERO Viviana Ringrazio tutte e tutti di essere qui a condividere con noi questo momento che comunque è una riflessione. Ringrazio in particolare due donne, che sono la nostra Sindaca Chiara Appendino e la nostra Assessora Maria Lapietra, perché questo è un momento veramente importante, anche grazie a loro. Chiedo scusa a chi troverà inopportuno il racconto della mia storia, ma io ho cercato di dare un senso al gravissimo incidente del 18 ottobre di mio marito. Il bicchiere mezzo pieno, la tessera che manca per dare un senso a tanto dolore, una testimonianza per dare voce a chi voce non ha, per chi oggi con me questa esperienza l'ha vissuta. Io non parlerò di numeri, non ci sono solo i morti, non ci sono i feriti, ci sono i traumatizzati gravi e le loro famiglie, gli amici, la società, quella società che si inceppa ogni volta sull'evento, quelli che rimangono con il loro immenso dolore. Un incidente così svoltola il tempo, è come se il gomitolo della tua vita di colpo perdesse di consistenza e il filo ricadesse un po' di qua e un po' di là; allora devi riprendere in mano i tuoi giorni e dare una progressione precisa, attuare quelle procedure che ti permettano di sopravvivere oltre alla quotidianità. In ospedale il tempo non passa, perdi il senso del tempo e c'è tanto dolore, sei al piano dove passeggia la morte, dove il grande macchinista decide di staccare un vagone piuttosto di un altro. Maledette strade insicure dicevo, correre di meno, pensare di più, una vita che deve rallentare per gustare ogni attino. Ho cercato in cento giorni di racconti di guardare oltre il gravissimo incidente di mio marito, ho cercato di dare un senso in questo anno, dopo tre mesi di ospedale, tre mesi di day hospital, tre mesi di farmaci, tre mesi di depressione strutturale, noi siamo arrivati qui oggi come dei naufraghi. Ho cercato di dare un senso a ogni singolo giorno, ogni scalino che era un dolore e ogni volta un dolore diverso; solo quando puoi perdere quello che hai ti accorgi del valore che ha. Io a questo sogno di mobilità sostenibile, di città a piedi, di città in bicicletta con i mezzi pubblici ci voglio ancora credere. Lo dobbiamo fare tutti insieme, ognuno con le proprie competenze, con le proprie capacità. Smetterla di essere solo ciclisti o pedoni o automobilisti, ognuno chiuso e fermo nella propria gabbia, ma cercare di essere anche pedoni e ciclisti quando siamo in automobile. Ho pensato a dare un senso a questo racconto, a queste storie. Io questo incidente l'ho chiamato "una svista di Dio". Noi siamo in tanti qui in questo momento ad aver provato questo dolore, ci ritroviamo addirittura sulla base di questo dolore e questo è il momento in cui però anche le Istituzioni devono davvero dare una risposta; quindi ringrazio tutti di questo momento. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Consigliera Artesio. ARTESIO Eleonora Grazie, Presidente e grazie a tutti gli intervenuti, credo che il calore di questa Sala stia trasmettendo non soltanto la nostra partecipazione, ma anche il nostro impegno. Vorrei brevemente concentrarmi sul principio di responsabilità che deve informare i comportamenti delle istituzioni che certo possono dare, ed è importante, evidenza pubblica alla loro solidarietà e alla loro empatia, ma devono soprattutto assumere dei compiti per il futuro. Mi soffermerò esattamente sul modo con il quale, a mio parere, dovremmo interpretare la mozione che presto approveremo e che ci impegna per il futuro. Insieme al signor Santagada e all'Associazione che rappresenta, che con grande animo e con grande ostinazione avvicina tutte le Istituzioni per sensibilizzarle, abbiamo condiviso momenti della programmazione sociosanitaria di questa Regione e abbiamo condiviso tanti momenti successivi di definizione di una comprensione che dovrebbe sempre orientare le scelte delle Pubbliche Istituzioni sui determinanti di salute; all'interno dei determinanti di salute, esattamente, l'esposizione al rischio dell'incidente stradale e la gestione in termini di prevenzione e in termini di continuità di cura e di assistenza sulle, purtroppo ancora presenti, conseguenze. Quando le pubbliche istituzioni si rendono conto di dovere e potere intervenire - si chiamano determinanti non a caso - si interviene su quei fattori per riuscire a prevenire conseguenze indesiderate e indesiderabili, quando ci si rende conto bisogna poi adottare strumenti operativi. Sono qui per suggerirne uno: nel definire, appunto, gli atti di programmazione sanitaria che competono anche alle istituzioni come quelle della Città di Torino, che concorrono attraverso la conferenza di programmazione sanitaria a definire gli indirizzi delle politiche di tutela della salute, dovremmo introdurre un indicatore che in altre parti d'Europa è ormai quasi una prassi consolidata, non una burocrazia che ne farebbe perdere il senso, ma una procedura vincolante, cioè la Valutazione di Impatto sulla Salute, l'acronimo VIS. Impegniamoci a dare corso e attuazione alla mozione che approveremo, ad adottare negli atti che sono di nostra responsabilità, in particolare quelli dell'organizzazione urbanistica e dell'organizzazione del traffico, l'indicatore VIS, la Valutazione di Impatto sulla Salute. Sembra semplice assumere questo impegno. È un'altra storia quando di progetto in progetto occorre costituire quegli organi di monitoraggio che sappiano misurare e quindi far prevenzione, esattamente gli impatti sulla salute. È un'altra storia introdurre un impegno della politica e della struttura amministrativa a ricercare un altro elemento di controllo, un altro indicatore e attendere i tempi di quella valutazione per approvare i progetti nella fretta e nella furia che abbiamo sempre come Amministrazioni di fare tutto e subito, dentro alle scadenze che ci sono date e che incombono anche per disposizioni di altra natura. Seconda indicazione operativa che vorrei proporre è quella di rendere trasparente, almeno per noi, la destinazione di quelle risorse, di quelle entrate vincolate, ad esempio la destinazione delle entrate derivanti dalle sanzioni del Codice della Strada che vengano riversate in misura di sicurezza rispetto all'aumento della qualità e della percorribilità della nostra viabilità in sicurezza e complementariamente, perché certo desidereremmo che la prevenzione non ci metta più nelle condizioni di dover parlare dell'incidentalità, dell'invalidità e purtroppo della morte, ma, in modo complementare, tutto il tema che qui è stato ricordato e che è ricordato soprattutto nella nostra mozione dell'assistenza alle vittime è un tema che impegna la componente dell'organizzazione giudiziaria, il sistema dei risarcimenti. Non esistono evidentemente risarcimenti morali, ma è un dovere quello del riconoscimento pubblico e della società dei danni reparabili che sono stati patiti dalle vittime e dai loro familiari e il sistema di continuità assistenziale. Anche qui il momento dell'emergenza è il momento tragico, ma paradossalmente è il momento della concentrazione di tutti gli interventi, al massimo livello della possibilità degli interventi: l'emergenza della sanità, l'emergenza dei corpi di sicurezza stradale, è il momento - come si dice nel linguaggio delle politiche sociosanitarie - dell'acuzie, in cui convergono le eccellenze al massimo grado degli investimenti, quasi sempre almeno questo dovrebbe avvenire. Il momento più difficile è quello di conservare quell'intensità di attenzione e di cure nel dopo, nella continuità e questo tocca anche noi, perché nei casi di invalidità l'accessibilità della Città torna ad essere una nostra responsabilità: la percorribilità della Città senza barriere architettoniche, la capacità di gestire interventi domiciliari che allevino nel periodo della continuità delle cure il carico delle famiglie, quindi tutte quelle forme di sensibilità che ancora una volta diamo spesso per scontate, ma che, invece, scontate non sono e come non lo siano ce lo ricordano tutti loro, che patiscono le conseguenze delle nostre indifferenze o distrazioni, o impossibilità a dare continuità come si dovrebbe alle nostre responsabilità. Quindi ringrazio tutti i convenuti per le testimonianze e per gli impegni e spero che questa responsabilità che oggi condividiamo riusciremo a tenerla chiaramente nella nostra mente e nella nostra volontà ragionando su ogni atto amministrativo che assumiamo. VERSACI Fabio (Presidente) La parola all'Assessora Lapietra. LAPIETRA Maria (Assessora) Buongiorno a tutti. Ringrazio innanzitutto i nostri illustri ospiti, perché la loro presenza qui oggi per noi ha veramente un grande valore; ringrazio i tecnici presenti qui in Aula che lavorano ogni giorno per trovare soluzioni al fine di rendere le strade sempre più sicure; ringrazio gli interventi dei nostri Consiglieri, ma soprattutto ringrazio Giuseppe Guccione, perché, a volte, da un grande dolore nasce veramente una grande forza e questa grande forza ci ha portato qui oggi a commemorare le vittime della strada. Commemorare però non significa solo ricordare o commuoversi, perché io in questo momento sono veramente commossa, ma commemorare significa anche iniziare un percorso e qui oggi vogliamo veramente iniziare un percorso. Come si diceva prima, oggi è un momento storico perché qui inizia un percorso. Per questo vorrei parlare di azioni concrete, pratiche che questa Amministrazione vuole portare avanti nei prossimi anni. Io sono qui con il dovere di prendere decisioni drastiche, come si diceva prima, a favore della sicurezza stradale e con la fortuna di avere una Sindaca, un Consiglio e una Giunta che mi supportano in queste decisioni. Per questo vorrei parlare proprio di questioni tecniche. Quello che ci impegneremo a fare nei prossimi anni sarà studiare misure per migliorare la sicurezza stradale e integrarla nella pianificazione e nella progettazione delle infrastrutture; promuovere un approccio per affrontare la pianificazione, ponendo particolare attenzione agli utenti vulnerabili; adottare, implementare e rinforzare politiche e misure per promuovere la sicurezza pedonale e ciclabile; porre particolare attenzione alla sicurezza dei motociclisti; promuovere come priorità su tutte le altre azioni giornate che spieghino le tematiche riguardanti la sicurezza della salute a tutte le classi scolastiche e creare una struttura che riesca a valutare - come ci indicava prima la Consigliera Artesio, che ringrazio - veramente con degli indicatori i benefici delle azioni che verranno implementate nei prossimi anni, includendo gli indicatori che riguardano l'impatto sull'ambiente, sull'economia, sulla coesione sociale, sulla qualità della vita, sull'accessibilità e soprattutto sulla sicurezza e sulla salute; promuovere nuove tecnologie per ampliare i servizi di trasporto condiviso, sviluppando relazioni chiare e trasparenti tra Pubblica Amministrazione e privati, ed infine, ma non ultimo, coordinare al meglio l'attività di pianificazione della mobilità sostenibile con la pianificazione urbana e urbanistica. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Sindaca. SINDACA Grazie, Autorità presenti, grazie all'Assessore Ferraris - che adesso è andato via, ma ha rappresentato la Regione -, grazie al Presidente Sticchi Damiani, al Presidente Guccione e al Presidente Jean Todt, oggi presenti. Grazie all'Assessora Lapietra, a tutti i Capigruppo e a tutti i Consiglieri che hanno voluto fare oggi questo Consiglio Comunale nell'ambito delle giornate di tutti, che sono, ciascuno per i propri impegni, davvero sempre molto complesse e trovare il tempo spesso davvero è un investimento. Credo che oggi questo Consiglio Comunale, questa maggioranza, questa opposizione, i Capigruppo e la Giunta abbiano investito del tempo per cercare di costruire un futuro migliore. Io parto da qui, credo che siamo tutti oggi davvero orgogliosi del fatto che la Città di Torino, questo Comune, al di là della forza politica che ciascuno di noi rappresenta qui oggi, in modo congiunto e unanime sia la prima Città che decide di dedicare un Consiglio aperto a un tema tanto importante qual è quello delle vittime della strada. Come si diceva questo non è un punto di arrivo, è un punto di partenza. Credo che dagli interventi fatti oggi, dai Consiglieri di maggioranza e di opposizione, dai nostri ospiti, dalla Giunta siano arrivati molti spunti su cui dovremo evidentemente ragionare nei prossimi mesi. Il problema è complesso, lo diceva anche l'Assessore Ferraris. È chiaro che riguarda molti ambiti di intervento: riguarda l'educazione; riguarda la manutenzione delle strade; riguarda immaginare e progettare le nostre aree della Città con un'ottica diversa, con un paradigma diverso; riguarda il ripensare i veicoli, perché la tecnologia ci porta, da un lato, la possibilità di sperimentare nuovi strumenti come la guida automatica, come avere degli autoveicoli più sicuri, però, dall'altro, ci pone anche dei rischi nuovi che dobbiamo affrontare, ad esempio, come si diceva, l'utilizzo dei telefoni alla guida, in particolare per i giovani, è una nuova tecnologia che in qualche modo ci porta a dover ragionare anche su nuovi interventi per quanto riguarda la sicurezza. Credo quindi che la politica comunale, insieme a quella regionale e statale e alla Magistratura anche possono incidere in modo importante sulla sicurezza stradale. Noi dobbiamo lavorare per ridurre il numero di incidenti, mettendo in sicurezza le strade, incentivando una mobilità diversa, una mobilità nuova, come diceva anche l'Assessora Lapietra, che sia anche consapevole. Questo significa lavorare sull'educazione, sulla sensibilizzazione della cittadinanza, significa affrontare evidentemente questi nuovi rischi di cui accennato prima. Abbiamo il dovere di fare il massimo per assicurare interventi il più possibile tempestivi, per limitare i danni provocati dagli incidenti - e siamo già in una fase successiva - e ancora abbiamo il dovere, e in particolare la Magistratura, di appurare le eventuali responsabilità degli incidenti e garantire alle vittime e ai loro cari giustizia in tempi brevi, svolgendo indagini accurate. Abbiamo il dovere di garantire assistenza morale e anche fisica, vicinanza alle persone che hanno subito questi incidenti, che vivono - come peraltro dicevano le persone, che ringrazio, per gli interventi fatti in prima persona - momenti davvero difficili; noi abbiamo il dovere di stargli vicino. Non voglio ripercorrere i numeri perché credo che siano stati già detti anche per quanto riguarda la nostra Città. La Città di Torino ha subito, anche da quando io sono Sindaca, incidenti mortali e credo che noi oggi dobbiamo ricordare tutte le persone e le famiglie che hanno vissuto momenti così complicati. Qui vorrei collegarmi a un tema che, in parte, abbiamo già discusso, però credo che anche questo faccia parte del cambio di paradigma che dobbiamo tutti assumerci la responsabilità di attuare: il rispetto delle regole e, in particolare, del Codice della Strada è sovente percepito come un qualcosa di inutile, anzi forse un qualcosa di fastidioso. C'è una percezione, non in tutti ovviamente, però in alcune persone che vivono la città che si possa violare il Codice della Strada senza problemi o conseguenze. Credo che è proprio dal rispetto delle regole che la sicurezza possa essere garantita; è proprio il rispetto degli altri, degli automobilisti, dei pedoni, dei ciclisti, che ciascuno di noi deve avere nel momento in cui guida, nel momento in cui passeggia per la Città, nel momento in cui con la bici va su una pista ciclabile e solo da questo rispetto delle regole possiamo garantire una maggiore sicurezza a tutti. Questo significa anche attuare politiche che sono coraggiose. Si chiedeva giustamente di avere coraggio nelle politiche. Molto spesso alcune politiche sono coraggiose, ma non portano consenso, almeno non nell'immediato, ma credo che dobbiamo avere tutti il coraggio di portare avanti politiche che possano essere lungimiranti, di medio periodo, magari nel breve non vengono comprese perché non si vedono gli effetti subito. Noi questo coraggio ce l'abbiamo, credo che lo abbiamo dimostrato anche oggi con questo Consiglio Comunale. Una comunità può crescere solo se si parte dal rispetto reciproco delle persone e delle regole, in tutti gli ambiti di convivenza. Qui vorrei anche ringraziare in particolare le Forze dell'Ordine e la Polizia Municipale che ogni giorno lavorano sul territorio proprio per questo rispetto delle regole. Trovo aberrante - permettetemi la parola - che qualcuno che è a servizio della Città o comunque una Forza dell'Ordine venga addirittura aggredito quando cerca di far rispettare le regole; credo che dobbiamo condannare questi atti e stare vicino a chi davvero ogni giorno, nelle fatiche quotidiane, cerca semplicemente di tutelare la sicurezza della nostra comunità. Noi lavoriamo perché queste commemorazioni siano sempre meno e lavoriamo per essere tutti più sicuri. Condivido quanto si diceva prima: non abituiamoci al fatto che gli incidenti stradali siano un dato di fatto, siano un qualcosa di normale che può avvenire con quotidianità; dobbiamo lavorare affinché questo non sia normale, anzi dobbiamo proprio lavorare cambiando approccio. Ringrazio la Consigliera Amore che ha posto un tema per me fondamentale, ma anche altri, che l'auto è uno strumento di trasporto, l'auto, la moto, lo diceva anche l'Assessore Lapietra, ma può essere anche un'arma. Allora se partiamo da qui, se partiamo da questo cambio di paradigma, cambiamo approccio su tutto: cambiamo approccio sulla guida, cambiamo approccio sul disegno del territorio, cambiamo approccio sull'educazione, cambiamo approccio sulla comunicazione; io credo che la società sia matura per questo. Ciascuno di noi ha le sue responsabilità e credo che anche grazie ad associazioni presenti sul territorio, che ogni giorno si battono proprio per il rispetto delle regole, per la sensibilizzazione si possa davvero continuare un lavoro che è già iniziato, ma che oggi, più che mai, credo necessiti di un vero cambio di paradigma. Quindi noi ci assumeremo le nostre responsabilità e credo che questo sia un punto di partenza. Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e grazie a tutti coloro che ci aiuteranno in questo percorso. |