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| "DPCM recante la nuova definizione dei LEA - Riconoscimento del diritto all'assistenza tutelare alla persona nell'ambito delle cure domiciliari" "Attività domiciliari di assistenza tutelare alla persona all'interno dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e copertura della Regione Piemonte" VERSACI Fabio (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 201603865/002, presentata dai Consiglieri Grippo, Carretta, Tisi, Foglietta e Canalis in data 31 agosto 2016, avente per oggetto: "DPCM recante la nuova definizione dei LEA - Riconoscimento del diritto all'assistenza tutelare alla persona nell'ambito delle cure domiciliari". e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201603975/002, presentata dai Consiglieri Buccolo, Russi, Imbesi e Paoli in data 9 settembre 2016, avente per oggetto: "Attività domiciliari di assistenza tutelare alla persona all'interno dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e copertura della Regione Piemonte". VERSACI Fabio (Presidente) Siccome il tema è lo stesso, io procederei in questo modo: prima farei illustrare la proposta di mozione alla Consigliera Grippo per cinque minuti; dopodiché farei illustrare la proposta di ordine del giorno alla Consigliera Buccolo, sempre per cinque minuti. Comunico che è stato presentato anche un emendamento sulla proposta di mozione presentata dalla Consigliera Grippo. La parola alla Consigliera Grippo, per cinque minuti. GRIPPO Maria Grazia Presidente, se lei ha un po' di tolleranza sui tempi, visto che è una discussione congiunta, cercherei magari di fare anche una dichiarazione di voto rispetto alla proposta di ordine del giorno presentata dai Colleghi. L'iter di approvazione del nuovo DPCM sui Livelli Essenziali di Assistenza ormai è, come sapete, alle battute finali; manca il parere delle Commissioni Salute di Camera e Senato. Questo significa che si arriverà al nuovo Decreto nell'arco di un mese, massimo due; Decreto che sostituirà completamente quello vigente in materia, che - voglio ricordarlo - è del novembre 2001. Questi tempi molto stretti mi avevano indotta, già due settimane orsono, a richiedere una procedura d'urgenza per la discussione del mio atto di indirizzo, procedura d'urgenza che mi è stata negata e che ha prodotto sostanzialmente due fatti: il primo, che c'è stato un doppio passaggio in Commissione, che è sembrato più un voler tenere in ostaggio anziché un momento di dibattito; il secondo, più veritiero, il dare la possibilità alla maggioranza di produrre un proprio documento sul tema, che è quello che vediamo oggi all'ordine del giorno. Il tema è noto, cerco di sintetizzarlo: riguarda il riconoscimento pieno del diritto all'assistenza tutelare nell'ambito delle cure domiciliari riservate ai malati cronici non autosufficienti, un riconoscimento che non sarà pieno affatto se passerà il testo di DPCM per come è adesso. Infatti, se il testo rimarrà tale, in futuro il Servizio Sanitario Nazionale sarà tenuto a rimborsare solamente quelle prestazioni di assistenza tutelare di tipo professionale; quindi, sarà escluso ogni rimborso, anche forfettario, a vantaggio di quelle famiglie che, in modo diretto oppure indiretto, quindi tramite l'aiuto di un assistente familiare, ma pur sempre con la supervisione del personale sanitario, abbiano intenzione di occuparsi o si stiano già occupando del proprio congiunto malato cronico non autosufficiente presso il proprio domicilio. Una scelta di questo genere - l'avevo già detto in Commissione, cerco di ripeterlo brevemente - porterebbe due conseguenze secondo me altrettanto odiose: la prima, quella di abbandonare a loro stesse famiglie che, pur di tenere a casa il proprio malato e quindi non ricoverarlo, hanno scelto di farsi carico di maggiori oneri e soprattutto di sottrarre tempo al lavoro e cambiare l'organizzazione della propria vita; secondo, un altro abbandono, altrettanto grave, quello dell'idea che l'assistenza domiciliare sia una valida alternativa al ricovero in RSA, valida sia per il paziente e per i suoi familiari, perché non costringe il paziente a lasciare la propria casa, ma valida anche per il Sistema Sanitario, perché è decisamente meno onerosa. Questa è un'impostazione che ha trovato una concordia istituzionale straordinaria; voglio ricordare che solamente la scorsa settimana in Consiglio Regionale sono state votate all'unanimità due mozioni (una prodotta dal Partito Democratico e l'altra presentata dal Movimento 5 Stelle) che definirei intellettualmente oneste nelle premesse e analoghe nel dispositivo e che sostanzialmente sostengono quanto sto dicendo. Inoltre, è notizia di oggi che, a seguito di questo pronunciamento unanime del Consiglio Regionale del Piemonte, la Presidenza ha ritenuto di portare, in sede di Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Regionali, la posizione del Piemonte, che è stata votata all'unanimità. Quindi, questa posizione che sto esprimendo adesso è la posizione della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Regionali. Quando io ho presentato il mio atto di indirizzo in Commissione, anche l'Assessore si era detto d'accordo nell'impostazione e persino nelle premesse; purtroppo non ho avuto la stessa entusiastica accoglienza della maggioranza, succede. Direi, però, che francamente trovo triste che su un tema del genere l'unica posizione divisiva sia quella del Comune di Torino. Sarei venuta in Aula a chiedere di riscrivere un testo congiunto, così come avevo fatto in Commissione, ponendo tutta una serie di opzioni, perché a me e ai miei Colleghi interessa il risultato, non ci si divide sui bisogni delle famiglie, non ci si divide sull'esigibilità del diritto. Tra le opzioni che avevo proposto c'era anche quella che oggi viene accettata dal Consigliere Russi, emendando parte della premessa del mio testo. Credo che sia soltanto naturale aver scelto, da parte nostra, un atto di indirizzo che impegni l'Amministrazione su un tema che la riguarda direttamente. Ricordo, invece, che scegliere un ordine del giorno significa dire che i servizi sociosanitari non sono materia di competenza del Comune, ma francamente poi non mi metto a fare il processo alle intenzioni. Quindi, anche alla luce del fatto che siamo disponibili ad accogliere l'emendamento del Consigliere Russi, chiedo con forza di poter impegnare con il mio atto di indirizzo l'Amministrazione, affinché mandi un segnale forte all'indirizzo del Parlamento, e quindi del Governo, per poter condizionare in questo ultimo lasso di tempo le scelte che ci riguardano. Chiedo scusa, Presidente, ora concludo. Per quanto riguarda la proposta di ordine del giorno della maggioranza, io avevo richiesto di evitare in premessa che ci fosse un inutile processo - inutile in questa fase - all'attuale Amministrazione Regionale, ma non entro nemmeno nel merito, che lo meriti o non lo meriti. È inutile oggi un processo all'Amministrazione Regionale attuale e a quella passata; questo è un aspetto. Il secondo aspetto è che si fa riferimento alla Legge 10 del 2010, che va a rafforzare un dettato del DPCM del novembre del 2001 che rischia di scomparire. Quindi, è inutile chiedere oggi l'attuazione della Legge 10 del 2010, se rischiamo di perdere l'addentellato giuridico al quale essa si incardina. Per questa ragione io devo comunicarle che non parteciperemo al voto della proposta di ordine del giorno. VERSACI Fabio (Presidente) La parola, per l'illustrazione della proposta di ordine del giorno, alla Consigliera Buccolo. BUCCOLO Giovanna Come avete ben compreso, il tema all'ordine del giorno riguarda appunto i nuovi LEA e il riconoscimento del diritto all'assistenza tutelare nell'ambito delle cure domiciliari. È un tema particolarmente sentito da questa Amministrazione, che ne ravvisa anche l'urgenza e l'importanza in termini di attuazione, anche alla luce degli ultimi avvenimenti, della Conferenza Stato-Regioni, del fatto che sono state presentate le due mozioni anche in Regione che sono passate e che da alcuni mesi è in discussione la bozza del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sull'individuazione dei nuovi LEA, nel cui testo era previsto che le cure domiciliari fossero integrate da prestazioni di aiuto infermieristico e di assistenza tutelare professionale e che, quindi, andrebbero ad escludere tutte le prestazioni non professionali, quindi non riconoscendo ai familiari un contributo economico minimo e sono costretti pertanto ad accollarsi ulteriori spese. Il concetto dei LEA, Livelli Essenziali d'Assistenza, era stato introdotto con il Decreto Legislativo n. 502 nel 1992, che stabiliva proprio che il Sistema Sanitario Nazionale indicasse i livelli essenziali uniformi di assistenza, definiti poi dal Piano Sanitario Nazionale. Il DPCM del 2001 ha poi posto a carico e definito una copertura del costo del 50% alla Regione, quindi erogato dalla Regione, e il restante 50% al comparto assistenziale e quindi strettamente legato al tema dell'integrazione sociosanitaria. Nel febbraio 2010 la Regione Piemonte ha approvato la Legge Regionale n. 10, che dà una definizione precisa delle cure domiciliari, e all'articolo 5 ne dà una definizione anche in termini di contributi economici. Infatti, tra questi contributi economici rientrano i contributi destinati ai familiari per rendere economicamente sostenibile l'impegno di cura del proprio congiunto, o comunque del proprio familiare. Preso atto che in Regione Piemonte ci sono attualmente 30.000 persone non autosufficienti, non prese in carico dal Sistema Sanitario Nazionale, di cui 10.000 solo a Torino, e che invece queste persone hanno il diritto esigibile alle indifferibili prestazioni di cura sociosanitarie, anche grazie alla Legge 833 del 1978, tuttora vigente. Vorrei ricordare anche l'articolo 32 della nostra Costituzione, perché abbiamo ancora una Costituzione e forse è bene che ogni tanto ce ne ricordiamo. Premesso che la Regione Piemonte in realtà non ha mai attuato la Legge 10 del 2010, perché gli assegni di cura alle famiglie venivano erogati solo ad una parte delle famiglie in caso di prestazioni professionali e quindi venivano escluse tutte le altre prestazioni. Nel 2012 il fondo per le non autosufficienze non è stato finanziato. Nel 2013 la Regione Piemonte ha messo in discussione questi interventi, e quindi le ASL - che poi sono quelle che autorizzano gli interventi - hanno smesso di farlo e quindi il sistema sociosanitario è stata la realtà più aggredita. Da sempre esiste questa tendenza, che vuole negare e non riconoscere la condizione del malato e operare una sorta di slittamento verso le prestazioni assistenziali, quindi rimanere poi nel mero comparto assistenziale. Si prevedono queste soluzioni temporanee a cui far fronte, anche con difficoltà. Queste sono state le premesse e le cause che hanno portato associazioni di famiglie a fare un ricorso al TAR Piemonte. Avverso a questa sentenza la Regione Piemonte ha promosso un ricorso al Consiglio di Stato, forse anche per paura di rischiare di alterare gli equilibri del bilancio della Sanità, con conseguenze anche per l'uscita dal piano di rientro; quindi, ha promosso questo ricorso al Consiglio di Stato, definendo queste prestazioni extra LEA, pertanto non tenute ad essere erogate con il fondo sanitario. In realtà le cure a domicilio - credo che su questo siamo tutti d'accordo - non solo comportano una condizione di vita migliore per l'assistito, ma anche una migliore gestione delle risorse pubbliche sanitarie; infatti sono meno onerose per il Servizio Sanitario Nazionale rispetto alle prestazioni professionali e si riduce anche il rischio di istituzionalizzazione, perché, se si restringe l'intervento solo alle prestazioni professionali si garantisce anche meno copertura e quindi più persone richiedono anche il ricovero. Quindi, oltre a un costo maggiore, nel budget della spesa mensile si avrà anche una copertura assistenziale bassissima da parte dei Comuni. Pertanto, con questa proposta di ordine del giorno noi chiediamo di inserire nei nuovi LEA e riconoscere nell'ambito delle cure domiciliari le prestazioni non professionali, prevedendo un contributo minimo forfetario alle prestazioni rese 24 ore su 24 con il fondo del Servizio Sanitario Nazionale e assicurare pertanto il sostegno finanziario, anche se le aspettative in tal senso, viste anche le ultime dichiarazioni del Premier Renzi, sono non del tutto rosee. Infine, chiediamo alla Regione Piemonte di farsi carico della propria parte di competenza di copertura del 50%, e di rispettare ancora la Legge 10 del 2010 attualmente vigente. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Capogruppo Rosso. ROSSO Roberto L'illustrazione che è stata fatta mi sembra molto convincente - anche da parte della Consigliera Grippo -, nonostante le due Consigliere che hanno parlato abbiano dichiarato l'astensione al voto, perché è evidente che in Italia funziona meglio ciò che può essere affidato alle famiglie, anziché all'Istituzione che ricovera un soggetto. Ciò nonostante - sembra incredibile, ma questo non succede -, siamo in uno Stato in cui si fanno marchette da 80 Euro a favore di chi non ne ha necessariamente bisogno, si spendono in questo modo 10 miliardi di Euro l'anno e non si presta il soccorso a quelle 30.000 persone che sono in queste condizioni. Sembra una follia, però questo è evidente ed è chiaro. Credo che la colpa non sia, come diceva la Consigliera Grippo, della sola Regione, che deve cercare di barcamenarsi in un Bilancio non facile da gestire, però credo che debba, anche attraverso i Consiglieri Comunali del Partito Democratico impegnati in questa Sala, arrivare al livello governativo. Siccome è lo stesso partito, non è che sono due partiti diversi, non ci si può dividere, non ci si può dichiarare d'accordo qui e poi, laddove si decide, dichiararsi in contrasto, cioè ci deve essere una coerenza di fondo che consente a chi osserva, a chi contesta, a chi consulta - come ha fatto la Consigliera Grippo, giustamente e in modo benemerito - e a chi decide - cioè a Renzi e i suoi - di avere una politica conseguente e coerente, perché è assurdo che si possano giocare due parti. Io da ragazzino sono entrato in un partito della paleo repubblica, che era la Democrazia Cristiana, e ricordo che il Partito Comunista aveva una posizione contraddittoria, contraria in generale a tutto ciò che significava assistenza domiciliare e assistenza familiare. Per questo devo ringraziare ancora oggi la Consigliera Grippo che, invece, pur derivando per le costole, almeno solo parzialmente, da quel partito, tiene una posizione sussidiaria, coerente con quella che è l'impostazione nuova della Costituzione. Mi auguro che sia questo Consiglio Comunale, sia soprattutto i responsabili politici del Partito Democratico di quest'Aula sollecitino il loro capo nazionale ad avere atteggiamenti diversi da quelli che in questo momento tiene, perché - torno a ripetere - non è possibile sprecare 10 miliardi all'anno, nelle modalità con cui lui li spreca, e poi non provvedere alle persone che hanno così evidentemente bisogno di essere assistite. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Capogruppo Artesio. ARTESIO Eleonora Spiegherò in separata sede, per non sottrarre minuti al mio intervento, la differenza tra il volontariato familiare e l'esigibilità del diritto delle cure domiciliari in lungoassistenza, di cui parliamo oggi forse perché c'è stata una storia dei diritti praticata da alcune forze politiche nel tempo passato. Vengo, però, al contenuto odierno della nostra discussione. Io credo che debbano essere ringraziate le Consigliere del Partito Democratico, che per prime hanno attivato questa discussione presso il Consiglio Comunale, e credo lo abbiano fatto nella piena convinzione di un Consiglio Comunale che, nel tempo e con maggioranze diverse, ha sempre trovato su queste tematiche una propria unanimità. In ultimo, l'approvazione, da parte del Comune di Torino, di un ordine del giorno che ha aderito alla petizione popolare per il riconoscimento delle prestazioni sociosanitarie domiciliari. Quindi, è pienamente condivisibile la preoccupazione, alcuni dati sono già stati citati; venendo alla realtà storica, sono 5.400 gli assegni di cura domiciliare a Torino e, laddove venisse meno la compartecipazione al 50% del Servizio Sanitario Nazionale e ci occupassimo non del diritto alle cure esigibili, ma dei malati poveri e indigenti, solo il 5% ne avrebbe ancora diritto e soprattutto, come veniva ricordato nell'intervento della Consigliera Buccolo, a causa delle liste di attesa che si sono prodotte - 30.000 in tutto il Piemonte -, dal 2013 sono stati praticamente azzerati i nuovi inserimenti in cure domiciliari in lungoassistenza, sicché coloro che a casa seguono il proprio familiare, o la persona che riesce a costruire un progetto di cure domiciliari per se stessa, assumono a proprio onere tutte le spese relative. Quindi, io credo che la condivisione e la preoccupazione ci accumunino tutti. Francamente, di fronte ad una situazione così lampante, sono stupita delle modalità con le quali arriviamo a questa discussione. Ne ho chiesto conto anche in Commissione e mi è stato spiegato che, trattandosi di materia di competenza nazionale - i LEA - e regionale - le leggi regionali rispetto al piano sociosanitario -, non si sarebbe dovuta assumere una mozione, ma un ordine del giorno verso i due Enti competenti. Bene Consiglieri, per una coincidenza del nostro calendario dei lavori, pochi minuti fa, su una materia ben più distante dalla gestione diretta del Comune, che è quella dell'applicazione della direttiva Bolkestein, che discende dalla legislazione europea, che è stata adottata a livello nazionale, su cui si è pronunciata la Conferenza Unificata, su cui direttamente il Comune non ha competenza, perché può gestire i mercati, ma non l'applicazione della direttiva Bolkestein, noi abbiamo fatto una mozione che impegna la Sindaca ad attivarsi presso il Governo. Sulle cure domiciliari in lungoassistenza degli anziani, su cui per norma il Comune di Torino ha una competenza diretta, che è quella delle materie sociosanitarie e, in modo particolare, la gestione dei servizi sociosanitari, di cui le cure domiciliari sono la parte più rilevante, noi riteniamo di non dover impegnare la Sindaca e la Giunta, ma di formulare inviti, sollecitazioni, preoccupazioni, proposte, premure. Non capisco, Colleghi, questo non lo capisco davvero, se non con un - mi auguro non sia così - elemento di valutazione schiettamente politica di essere i soli promotori di un atto su questo argomento, oppure - e questo mi preoccuperebbe molto - un atteggiamento meno autorevole nei confronti di un'Amministrazione Regionale con la quale magari non si vuole avere un contenzioso immediatamente, su una materia così sensibile, magari proprio a ridosso della scadenza delle convenzioni tra il Comune e le ASL. Quindi, io non posso che dispiacermi del metodo che è stato seguito, delle differenze che si sono prodotte. Il merito mi trova sempre d'accordo, perché stiamo parlando di situazioni di sofferenza e di dolore e di diritti violati, quindi tutto ciò che contrasta questa situazione di disagio e di sofferenza non può che trovarmi d'accordo. Nel merito mi riconosco in entrambi i documenti. Davvero trovo che la mozione avesse tutta la forza, oltre che la ragione della storia e l'annuncio della continuità di un impegno, da meritare l'adesione di tutto il Consiglio. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Russi. RUSSI Andrea Intanto volevo dire che la dichiarazione di non partecipazione al voto è la dimostrazione che era impossibile lavorare su un testo che fosse completamente condiviso, perché per noi alcune premesse sono doverose, e di conseguenza ringrazio la Presidenza di Commissione per l'iter che è stato seguito. In merito all'emendamento, devo dire che noi riconosciamo la validità e l'importanza degli impegni che questa mozione propone all'Amministrazione cittadina; non riconosciamo, però, le peculiarità del modello che voi prendete ad esempio, che è il modello Piemonte, che negli anni purtroppo ha spostato la sfera delle cure domiciliari da un ambito sanitario, e dunque di diritto alle cure, a un ambito assistenziale, e dunque alla discrezionalità nel concederle. Come è noto a tutti, infatti, il Piemonte a guida PD si è apertamente schierato contro la copertura delle prestazioni di assistenza tutelare, cioè non professionale e con fondi sanitari, addirittura ricorrendo al Consiglio di Stato - come ha detto anche precedentemente il mio Collega - contro la sentenza del TAR n. 156 del 14 gennaio 2015, che aveva affermato che le prestazioni non professionali di assistenza tutelare alla persona rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza. Il Consiglio di Stato ha poi sostanzialmente ribaltato la sentenza del TAR, affermando che i contributi economici riguardanti le prestazioni di assistenza tutelare alla persona, fornite da familiari e terze persone, agli anziani colpiti da patologie invalidanti e da non autosufficienza, non rientrino tra gli interventi obbligatoriamente a carico del Servizio Sanitario e che essi, essendo extra LEA, possano essere invece erogati con assoluta discrezionalità dalle ASL e/o dai Comuni e dalle Regioni non in piano di rientro. Peccato, appunto, che la Regione Piemonte, essendo in piano di rientro, abbia un'estrema difficoltà nell'erogarli. A Roma poi il Governo, sempre a guida Partito Democratico, non inserisce nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza tali prestazioni non professionali fornite direttamente dai familiari o tramite ricorso alle badanti. Che lo stesso PD provi oggi a modificare con una mozione quello che stanno facendo i suoi Ministri e quello che hanno fatto i suoi Assessori in Regione, ne evidenzia soltanto l'incoerenza, per non dire la schizofrenia politica, dunque è giusta la richiesta, ma è impossibile prendere a modello un esempio che ha fatto di tutto per negare il diritto all'assistenza domiciliare. Detto ciò, faccio anche una dichiarazione di voto e quindi, anche per rispondere alla giusta polemica della Consigliera Artesio, noi siamo favorevoli ad entrambi gli atti, se questo verrà emendato con l'emendamento proposto. Quindi, siamo favorevoli sia alla proposta di mozione, sia alla proposta di ordine del giorno e quindi di uscire da quest'Aula, se emendato e se il Partito Democratico accetterà l'emendamento e non lo ritirerà, con una mozione e un ordine del giorno approvati. VERSACI Fabio (Presidente) Grazie, Consigliere. Io non ho altri interventi. |