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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 19 Settembre 2016 ore 14,00
Paragrafo n. 20
MOZIONE 2016-03865
(MOZIONE N. 70/2016) "DPCM RECANTE LA NUOVA DEFINIZIONE DEI LEA - RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALL'ASSISTENZA TUTELARE ALLA PERSONA NELL'AMBITO DELLE CURE DOMICILIARI" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GRIPPO ED ALTRI IN DATA 31 AGOSTO 2016.
Interventi
"DPCM recante la nuova definizione dei LEA - Riconoscimento del diritto
all'assistenza tutelare alla persona nell'ambito delle cure domiciliari"
"Attività domiciliari di assistenza tutelare alla persona all'interno dei nuovi Livelli
Essenziali di Assistenza e copertura della Regione Piemonte"

VERSACI Fabio (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 201603865/002,
presentata dai Consiglieri Grippo, Carretta, Tisi, Foglietta e Canalis in data 31 agosto
2016, avente per oggetto:

"DPCM recante la nuova definizione dei LEA - Riconoscimento del diritto
all'assistenza tutelare alla persona nell'ambito delle cure domiciliari".

e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201603975/002, presentata dai
Consiglieri Buccolo, Russi, Imbesi e Paoli in data 9 settembre 2016, avente per
oggetto:

"Attività domiciliari di assistenza tutelare alla persona all'interno dei nuovi Livelli
Essenziali di Assistenza e copertura della Regione Piemonte".

VERSACI Fabio (Presidente)
Siccome il tema è lo stesso, io procederei in questo modo: prima farei illustrare la
proposta di mozione alla Consigliera Grippo per cinque minuti; dopodiché farei
illustrare la proposta di ordine del giorno alla Consigliera Buccolo, sempre per
cinque minuti.
Comunico che è stato presentato anche un emendamento sulla proposta di mozione
presentata dalla Consigliera Grippo.
La parola alla Consigliera Grippo, per cinque minuti.

GRIPPO Maria Grazia
Presidente, se lei ha un po' di tolleranza sui tempi, visto che è una discussione
congiunta, cercherei magari di fare anche una dichiarazione di voto rispetto alla
proposta di ordine del giorno presentata dai Colleghi.
L'iter di approvazione del nuovo DPCM sui Livelli Essenziali di Assistenza ormai è,
come sapete, alle battute finali; manca il parere delle Commissioni Salute di Camera
e Senato. Questo significa che si arriverà al nuovo Decreto nell'arco di un mese,
massimo due; Decreto che sostituirà completamente quello vigente in materia, che -
voglio ricordarlo - è del novembre 2001.
Questi tempi molto stretti mi avevano indotta, già due settimane orsono, a richiedere
una procedura d'urgenza per la discussione del mio atto di indirizzo, procedura
d'urgenza che mi è stata negata e che ha prodotto sostanzialmente due fatti: il primo,
che c'è stato un doppio passaggio in Commissione, che è sembrato più un voler
tenere in ostaggio anziché un momento di dibattito; il secondo, più veritiero, il dare
la possibilità alla maggioranza di produrre un proprio documento sul tema, che è
quello che vediamo oggi all'ordine del giorno.
Il tema è noto, cerco di sintetizzarlo: riguarda il riconoscimento pieno del diritto
all'assistenza tutelare nell'ambito delle cure domiciliari riservate ai malati cronici
non autosufficienti, un riconoscimento che non sarà pieno affatto se passerà il testo
di DPCM per come è adesso. Infatti, se il testo rimarrà tale, in futuro il Servizio
Sanitario Nazionale sarà tenuto a rimborsare solamente quelle prestazioni di
assistenza tutelare di tipo professionale; quindi, sarà escluso ogni rimborso, anche
forfettario, a vantaggio di quelle famiglie che, in modo diretto oppure indiretto,
quindi tramite l'aiuto di un assistente familiare, ma pur sempre con la supervisione
del personale sanitario, abbiano intenzione di occuparsi o si stiano già occupando del
proprio congiunto malato cronico non autosufficiente presso il proprio domicilio.
Una scelta di questo genere - l'avevo già detto in Commissione, cerco di ripeterlo
brevemente - porterebbe due conseguenze secondo me altrettanto odiose: la prima,
quella di abbandonare a loro stesse famiglie che, pur di tenere a casa il proprio
malato e quindi non ricoverarlo, hanno scelto di farsi carico di maggiori oneri e
soprattutto di sottrarre tempo al lavoro e cambiare l'organizzazione della propria
vita; secondo, un altro abbandono, altrettanto grave, quello dell'idea che l'assistenza
domiciliare sia una valida alternativa al ricovero in RSA, valida sia per il paziente e
per i suoi familiari, perché non costringe il paziente a lasciare la propria casa, ma
valida anche per il Sistema Sanitario, perché è decisamente meno onerosa. Questa è
un'impostazione che ha trovato una concordia istituzionale straordinaria; voglio
ricordare che solamente la scorsa settimana in Consiglio Regionale sono state votate
all'unanimità due mozioni (una prodotta dal Partito Democratico e l'altra presentata
dal Movimento 5 Stelle) che definirei intellettualmente oneste nelle premesse e
analoghe nel dispositivo e che sostanzialmente sostengono quanto sto dicendo.
Inoltre, è notizia di oggi che, a seguito di questo pronunciamento unanime del
Consiglio Regionale del Piemonte, la Presidenza ha ritenuto di portare, in sede di
Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Regionali, la posizione del Piemonte, che
è stata votata all'unanimità. Quindi, questa posizione che sto esprimendo adesso è la
posizione della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Regionali.
Quando io ho presentato il mio atto di indirizzo in Commissione, anche l'Assessore
si era detto d'accordo nell'impostazione e persino nelle premesse; purtroppo non ho
avuto la stessa entusiastica accoglienza della maggioranza, succede. Direi, però, che
francamente trovo triste che su un tema del genere l'unica posizione divisiva sia
quella del Comune di Torino.
Sarei venuta in Aula a chiedere di riscrivere un testo congiunto, così come avevo
fatto in Commissione, ponendo tutta una serie di opzioni, perché a me e ai miei
Colleghi interessa il risultato, non ci si divide sui bisogni delle famiglie, non ci si
divide sull'esigibilità del diritto. Tra le opzioni che avevo proposto c'era anche
quella che oggi viene accettata dal Consigliere Russi, emendando parte della
premessa del mio testo. Credo che sia soltanto naturale aver scelto, da parte nostra,
un atto di indirizzo che impegni l'Amministrazione su un tema che la riguarda
direttamente. Ricordo, invece, che scegliere un ordine del giorno significa dire che i
servizi sociosanitari non sono materia di competenza del Comune, ma francamente
poi non mi metto a fare il processo alle intenzioni.
Quindi, anche alla luce del fatto che siamo disponibili ad accogliere l'emendamento
del Consigliere Russi, chiedo con forza di poter impegnare con il mio atto di
indirizzo l'Amministrazione, affinché mandi un segnale forte all'indirizzo del
Parlamento, e quindi del Governo, per poter condizionare in questo ultimo lasso di
tempo le scelte che ci riguardano.
Chiedo scusa, Presidente, ora concludo. Per quanto riguarda la proposta di ordine del
giorno della maggioranza, io avevo richiesto di evitare in premessa che ci fosse un
inutile processo - inutile in questa fase - all'attuale Amministrazione Regionale, ma
non entro nemmeno nel merito, che lo meriti o non lo meriti. È inutile oggi un
processo all'Amministrazione Regionale attuale e a quella passata; questo è un
aspetto.
Il secondo aspetto è che si fa riferimento alla Legge 10 del 2010, che va a rafforzare
un dettato del DPCM del novembre del 2001 che rischia di scomparire. Quindi, è
inutile chiedere oggi l'attuazione della Legge 10 del 2010, se rischiamo di perdere
l'addentellato giuridico al quale essa si incardina. Per questa ragione io devo
comunicarle che non parteciperemo al voto della proposta di ordine del giorno.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola, per l'illustrazione della proposta di ordine del giorno, alla Consigliera
Buccolo.

BUCCOLO Giovanna
Come avete ben compreso, il tema all'ordine del giorno riguarda appunto i nuovi
LEA e il riconoscimento del diritto all'assistenza tutelare nell'ambito delle cure
domiciliari.
È un tema particolarmente sentito da questa Amministrazione, che ne ravvisa anche
l'urgenza e l'importanza in termini di attuazione, anche alla luce degli ultimi
avvenimenti, della Conferenza Stato-Regioni, del fatto che sono state presentate le
due mozioni anche in Regione che sono passate e che da alcuni mesi è in discussione
la bozza del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sull'individuazione dei
nuovi LEA, nel cui testo era previsto che le cure domiciliari fossero integrate da
prestazioni di aiuto infermieristico e di assistenza tutelare professionale e che, quindi,
andrebbero ad escludere tutte le prestazioni non professionali, quindi non
riconoscendo ai familiari un contributo economico minimo e sono costretti pertanto
ad accollarsi ulteriori spese.
Il concetto dei LEA, Livelli Essenziali d'Assistenza, era stato introdotto con il
Decreto Legislativo n. 502 nel 1992, che stabiliva proprio che il Sistema Sanitario
Nazionale indicasse i livelli essenziali uniformi di assistenza, definiti poi dal Piano
Sanitario Nazionale.
Il DPCM del 2001 ha poi posto a carico e definito una copertura del costo del 50%
alla Regione, quindi erogato dalla Regione, e il restante 50% al comparto
assistenziale e quindi strettamente legato al tema dell'integrazione sociosanitaria.
Nel febbraio 2010 la Regione Piemonte ha approvato la Legge Regionale n. 10, che
dà una definizione precisa delle cure domiciliari, e all'articolo 5 ne dà una
definizione anche in termini di contributi economici. Infatti, tra questi contributi
economici rientrano i contributi destinati ai familiari per rendere economicamente
sostenibile l'impegno di cura del proprio congiunto, o comunque del proprio
familiare.
Preso atto che in Regione Piemonte ci sono attualmente 30.000 persone non
autosufficienti, non prese in carico dal Sistema Sanitario Nazionale, di cui 10.000
solo a Torino, e che invece queste persone hanno il diritto esigibile alle indifferibili
prestazioni di cura sociosanitarie, anche grazie alla Legge 833 del 1978, tuttora
vigente.
Vorrei ricordare anche l'articolo 32 della nostra Costituzione, perché abbiamo ancora
una Costituzione e forse è bene che ogni tanto ce ne ricordiamo.
Premesso che la Regione Piemonte in realtà non ha mai attuato la Legge 10 del 2010,
perché gli assegni di cura alle famiglie venivano erogati solo ad una parte delle
famiglie in caso di prestazioni professionali e quindi venivano escluse tutte le altre
prestazioni. Nel 2012 il fondo per le non autosufficienze non è stato finanziato. Nel
2013 la Regione Piemonte ha messo in discussione questi interventi, e quindi le ASL
- che poi sono quelle che autorizzano gli interventi - hanno smesso di farlo e quindi il
sistema sociosanitario è stata la realtà più aggredita. Da sempre esiste questa
tendenza, che vuole negare e non riconoscere la condizione del malato e operare una
sorta di slittamento verso le prestazioni assistenziali, quindi rimanere poi nel mero
comparto assistenziale. Si prevedono queste soluzioni temporanee a cui far fronte,
anche con difficoltà.
Queste sono state le premesse e le cause che hanno portato associazioni di famiglie a
fare un ricorso al TAR Piemonte. Avverso a questa sentenza la Regione Piemonte ha
promosso un ricorso al Consiglio di Stato, forse anche per paura di rischiare di
alterare gli equilibri del bilancio della Sanità, con conseguenze anche per l'uscita dal
piano di rientro; quindi, ha promosso questo ricorso al Consiglio di Stato, definendo
queste prestazioni extra LEA, pertanto non tenute ad essere erogate con il fondo
sanitario.
In realtà le cure a domicilio - credo che su questo siamo tutti d'accordo - non solo
comportano una condizione di vita migliore per l'assistito, ma anche una migliore
gestione delle risorse pubbliche sanitarie; infatti sono meno onerose per il Servizio
Sanitario Nazionale rispetto alle prestazioni professionali e si riduce anche il rischio
di istituzionalizzazione, perché, se si restringe l'intervento solo alle prestazioni
professionali si garantisce anche meno copertura e quindi più persone richiedono
anche il ricovero. Quindi, oltre a un costo maggiore, nel budget della spesa mensile si
avrà anche una copertura assistenziale bassissima da parte dei Comuni.
Pertanto, con questa proposta di ordine del giorno noi chiediamo di inserire nei nuovi
LEA e riconoscere nell'ambito delle cure domiciliari le prestazioni non professionali,
prevedendo un contributo minimo forfetario alle prestazioni rese 24 ore su 24 con il
fondo del Servizio Sanitario Nazionale e assicurare pertanto il sostegno finanziario,
anche se le aspettative in tal senso, viste anche le ultime dichiarazioni del Premier
Renzi, sono non del tutto rosee.
Infine, chiediamo alla Regione Piemonte di farsi carico della propria parte di
competenza di copertura del 50%, e di rispettare ancora la Legge 10 del 2010
attualmente vigente.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al Capogruppo Rosso.

ROSSO Roberto
L'illustrazione che è stata fatta mi sembra molto convincente - anche da parte della
Consigliera Grippo -, nonostante le due Consigliere che hanno parlato abbiano
dichiarato l'astensione al voto, perché è evidente che in Italia funziona meglio ciò
che può essere affidato alle famiglie, anziché all'Istituzione che ricovera un soggetto.
Ciò nonostante - sembra incredibile, ma questo non succede -, siamo in uno Stato in
cui si fanno marchette da 80 Euro a favore di chi non ne ha necessariamente bisogno,
si spendono in questo modo 10 miliardi di Euro l'anno e non si presta il soccorso a
quelle 30.000 persone che sono in queste condizioni. Sembra una follia, però questo
è evidente ed è chiaro.
Credo che la colpa non sia, come diceva la Consigliera Grippo, della sola Regione,
che deve cercare di barcamenarsi in un Bilancio non facile da gestire, però credo che
debba, anche attraverso i Consiglieri Comunali del Partito Democratico impegnati in
questa Sala, arrivare al livello governativo. Siccome è lo stesso partito, non è che
sono due partiti diversi, non ci si può dividere, non ci si può dichiarare d'accordo qui
e poi, laddove si decide, dichiararsi in contrasto, cioè ci deve essere una coerenza di
fondo che consente a chi osserva, a chi contesta, a chi consulta - come ha fatto la
Consigliera Grippo, giustamente e in modo benemerito - e a chi decide - cioè a Renzi
e i suoi - di avere una politica conseguente e coerente, perché è assurdo che si
possano giocare due parti.
Io da ragazzino sono entrato in un partito della paleo repubblica, che era la
Democrazia Cristiana, e ricordo che il Partito Comunista aveva una posizione
contraddittoria, contraria in generale a tutto ciò che significava assistenza domiciliare
e assistenza familiare. Per questo devo ringraziare ancora oggi la Consigliera Grippo
che, invece, pur derivando per le costole, almeno solo parzialmente, da quel partito,
tiene una posizione sussidiaria, coerente con quella che è l'impostazione nuova della
Costituzione.
Mi auguro che sia questo Consiglio Comunale, sia soprattutto i responsabili politici
del Partito Democratico di quest'Aula sollecitino il loro capo nazionale ad avere
atteggiamenti diversi da quelli che in questo momento tiene, perché - torno a ripetere
- non è possibile sprecare 10 miliardi all'anno, nelle modalità con cui lui li spreca, e
poi non provvedere alle persone che hanno così evidentemente bisogno di essere
assistite.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola alla Capogruppo Artesio.

ARTESIO Eleonora
Spiegherò in separata sede, per non sottrarre minuti al mio intervento, la differenza
tra il volontariato familiare e l'esigibilità del diritto delle cure domiciliari in
lungoassistenza, di cui parliamo oggi forse perché c'è stata una storia dei diritti
praticata da alcune forze politiche nel tempo passato.
Vengo, però, al contenuto odierno della nostra discussione. Io credo che debbano
essere ringraziate le Consigliere del Partito Democratico, che per prime hanno
attivato questa discussione presso il Consiglio Comunale, e credo lo abbiano fatto
nella piena convinzione di un Consiglio Comunale che, nel tempo e con maggioranze
diverse, ha sempre trovato su queste tematiche una propria unanimità. In ultimo,
l'approvazione, da parte del Comune di Torino, di un ordine del giorno che ha
aderito alla petizione popolare per il riconoscimento delle prestazioni sociosanitarie
domiciliari.
Quindi, è pienamente condivisibile la preoccupazione, alcuni dati sono già stati citati;
venendo alla realtà storica, sono 5.400 gli assegni di cura domiciliare a Torino e,
laddove venisse meno la compartecipazione al 50% del Servizio Sanitario Nazionale
e ci occupassimo non del diritto alle cure esigibili, ma dei malati poveri e indigenti,
solo il 5% ne avrebbe ancora diritto e soprattutto, come veniva ricordato
nell'intervento della Consigliera Buccolo, a causa delle liste di attesa che si sono
prodotte - 30.000 in tutto il Piemonte -, dal 2013 sono stati praticamente azzerati i
nuovi inserimenti in cure domiciliari in lungoassistenza, sicché coloro che a casa
seguono il proprio familiare, o la persona che riesce a costruire un progetto di cure
domiciliari per se stessa, assumono a proprio onere tutte le spese relative.
Quindi, io credo che la condivisione e la preoccupazione ci accumunino tutti.
Francamente, di fronte ad una situazione così lampante, sono stupita delle modalità
con le quali arriviamo a questa discussione. Ne ho chiesto conto anche in
Commissione e mi è stato spiegato che, trattandosi di materia di competenza
nazionale - i LEA - e regionale - le leggi regionali rispetto al piano sociosanitario -,
non si sarebbe dovuta assumere una mozione, ma un ordine del giorno verso i due
Enti competenti.
Bene Consiglieri, per una coincidenza del nostro calendario dei lavori, pochi minuti
fa, su una materia ben più distante dalla gestione diretta del Comune, che è quella
dell'applicazione della direttiva Bolkestein, che discende dalla legislazione europea,
che è stata adottata a livello nazionale, su cui si è pronunciata la Conferenza
Unificata, su cui direttamente il Comune non ha competenza, perché può gestire i
mercati, ma non l'applicazione della direttiva Bolkestein, noi abbiamo fatto una
mozione che impegna la Sindaca ad attivarsi presso il Governo. Sulle cure
domiciliari in lungoassistenza degli anziani, su cui per norma il Comune di Torino ha
una competenza diretta, che è quella delle materie sociosanitarie e, in modo
particolare, la gestione dei servizi sociosanitari, di cui le cure domiciliari sono la
parte più rilevante, noi riteniamo di non dover impegnare la Sindaca e la Giunta, ma
di formulare inviti, sollecitazioni, preoccupazioni, proposte, premure. Non capisco,
Colleghi, questo non lo capisco davvero, se non con un - mi auguro non sia così -
elemento di valutazione schiettamente politica di essere i soli promotori di un atto su
questo argomento, oppure - e questo mi preoccuperebbe molto - un atteggiamento
meno autorevole nei confronti di un'Amministrazione Regionale con la quale magari
non si vuole avere un contenzioso immediatamente, su una materia così sensibile,
magari proprio a ridosso della scadenza delle convenzioni tra il Comune e le ASL.
Quindi, io non posso che dispiacermi del metodo che è stato seguito, delle differenze
che si sono prodotte. Il merito mi trova sempre d'accordo, perché stiamo parlando di
situazioni di sofferenza e di dolore e di diritti violati, quindi tutto ciò che contrasta
questa situazione di disagio e di sofferenza non può che trovarmi d'accordo. Nel
merito mi riconosco in entrambi i documenti.
Davvero trovo che la mozione avesse tutta la forza, oltre che la ragione della storia e
l'annuncio della continuità di un impegno, da meritare l'adesione di tutto il
Consiglio.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al Consigliere Russi.

RUSSI Andrea
Intanto volevo dire che la dichiarazione di non partecipazione al voto è la
dimostrazione che era impossibile lavorare su un testo che fosse completamente
condiviso, perché per noi alcune premesse sono doverose, e di conseguenza ringrazio
la Presidenza di Commissione per l'iter che è stato seguito.
In merito all'emendamento, devo dire che noi riconosciamo la validità e l'importanza
degli impegni che questa mozione propone all'Amministrazione cittadina; non
riconosciamo, però, le peculiarità del modello che voi prendete ad esempio, che è il
modello Piemonte, che negli anni purtroppo ha spostato la sfera delle cure
domiciliari da un ambito sanitario, e dunque di diritto alle cure, a un ambito
assistenziale, e dunque alla discrezionalità nel concederle.
Come è noto a tutti, infatti, il Piemonte a guida PD si è apertamente schierato contro
la copertura delle prestazioni di assistenza tutelare, cioè non professionale e con
fondi sanitari, addirittura ricorrendo al Consiglio di Stato - come ha detto anche
precedentemente il mio Collega - contro la sentenza del TAR n. 156 del 14 gennaio
2015, che aveva affermato che le prestazioni non professionali di assistenza tutelare
alla persona rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza. Il Consiglio di Stato ha poi
sostanzialmente ribaltato la sentenza del TAR, affermando che i contributi economici
riguardanti le prestazioni di assistenza tutelare alla persona, fornite da familiari e
terze persone, agli anziani colpiti da patologie invalidanti e da non autosufficienza,
non rientrino tra gli interventi obbligatoriamente a carico del Servizio Sanitario e che
essi, essendo extra LEA, possano essere invece erogati con assoluta discrezionalità
dalle ASL e/o dai Comuni e dalle Regioni non in piano di rientro. Peccato, appunto,
che la Regione Piemonte, essendo in piano di rientro, abbia un'estrema difficoltà
nell'erogarli. A Roma poi il Governo, sempre a guida Partito Democratico, non
inserisce nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza tali prestazioni non professionali
fornite direttamente dai familiari o tramite ricorso alle badanti.
Che lo stesso PD provi oggi a modificare con una mozione quello che stanno facendo
i suoi Ministri e quello che hanno fatto i suoi Assessori in Regione, ne evidenzia
soltanto l'incoerenza, per non dire la schizofrenia politica, dunque è giusta la
richiesta, ma è impossibile prendere a modello un esempio che ha fatto di tutto per
negare il diritto all'assistenza domiciliare.
Detto ciò, faccio anche una dichiarazione di voto e quindi, anche per rispondere alla
giusta polemica della Consigliera Artesio, noi siamo favorevoli ad entrambi gli atti,
se questo verrà emendato con l'emendamento proposto. Quindi, siamo favorevoli sia
alla proposta di mozione, sia alla proposta di ordine del giorno e quindi di uscire da
quest'Aula, se emendato e se il Partito Democratico accetterà l'emendamento e non
lo ritirerà, con una mozione e un ordine del giorno approvati.

VERSACI Fabio (Presidente)
Grazie, Consigliere. Io non ho altri interventi.
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