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| "Autorizzazione alla costituzione di pegno sulle azioni IREN S.p.A. di proprietà della società "FSU S.r.l." e al rilascio della lettera di patronage" VERSACI Fabio (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 201603450/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 19 luglio 2016, avente per oggetto: "Autorizzazione alla costituzione di pegno sulle azioni IREN S.p.A. di proprietà della società "FSU S.r.l." e al rilascio della lettera di patronage" VERSACI Fabio (Presidente) La parola, per l'illustrazione, alla Sindaca. SINDACA Ringrazio i Capigruppo che hanno concesso la possibilità di trattare questa proposta di deliberazione con urgenza oggi in Aula. In parte la proposta di deliberazione è già stata discussa in Conferenza dei Capigruppo, però penso sia utile per l'Aula ripercorrerla velocemente, poi ovviamente sono a disposizione per eventuali richieste di approfondimento. La proposta di deliberazione è oggetto di votazione del Consiglio Comunale perché chiede al Consiglio Comunale di autorizzare la costituzione di pegno sulle azioni di IREN e di rilasciare una lettera di patronage. Per comprendere l'operazione bisogna tornare un po' indietro nel tempo. Come sapete FCT, che è una nostra finanziaria, partecipa in FSU, che è composta per il 50% dal Comune di Torino e per il 50% dal Comune di Genova. Nel 2006 il Comune di Torino rilasciò una lettera di patronage per perfezionare un'operazione straordinaria affinché FSU potesse contrarre un mutuo e comprare per 230 milioni di Euro, che era il valore del mutuo, le azioni di AEM dalla Città di Torino. Quindi FSU acquista AEM e grazie a questa lettera di patronage del Comune di Torino viene completata l'operazione. Poi AEM è diventata IRIDE, che è diventa IREN, insomma il percorso è stato lungo e ci sono state molte operazioni straordinarie. Un anno dopo, nel 2007, FSU stipula un derivato con Goldman Sachs proprio su circa il 50% del valore di questa operazione di mutuo, quindi su un sottostante di circa 107 milioni di Euro; questo derivato trasforma in parte il mutuo da variabile in fisso. Nel 2012 FSU fa un accordo di ristrutturazione della parte residua del debito e trasforma il debito da pagamento previsto in tre tranche a un finanziamento bullet, che prevedeva un'unica scadenza nel 2021. Arriviamo a ottobre 2015 dove il vecchio Consiglio Comunale, anche alla luce della Legge di Stabilità, decide di approvare una deliberazione in cui si fa un'analisi di tutte le partecipate della Città di Torino e, sulla base delle partecipate e anche degli indirizzi dati dalla Legge di Stabilità, deve decidere quali sono le partecipate da cui è necessario uscire e quali invece sono le partecipate in cui bisogna rimanere. Per quanto riguarda FSU, il soggetto di cui stiamo trattando oggi, la linea guida che è stata definita è quella della exit strategy, quindi la scelta è di uscire da FSU. Pertanto viene avviato un percorso di scissione che ovviamente è ancora in fase di progettazione, che però è la strategia di uscita che è stata definita dalla Città di Torino per procedere in tal senso, come definito dalla Legge di Stabilità. Arriviamo quindi ad oggi, giugno 2016. Questa proposta di deliberazione chiede di costituire un pegno sulle azioni IREN e di rilasciare la lettera di patronage per permettere una nuova ristrutturazione di questo debito. Sostanzialmente si va ad estinguere l'attuale finanziamento bullet e lo si trasforma in un mutuo con durata di 10 anni a un tasso dell'1.60 (che non è tanto diverso dal tasso precedente), quindi da tasso variabile passiamo a tasso fisso, e si chiude il derivato, quindi si elimina una fonte di rischio. Questo è il motivo per cui oggi siamo qui, anche perché riteniamo praticamente impossibile riuscire nel 2021 a sostenere il rientro di un finanziamento bullet. Ci sembra quindi più corretto (tra l'altro questa è un'operazione che è stata già imbastita negli ultimi mesi della Consiliatura precedente) avviare un percorso più prudente che ci permette di chiudere il derivato, di passare al tasso fisso e di rinegoziare affinché non ci si trovi nel 2021 a dover rientrare di una parte davvero consistente, perché il finanziamento bullet prevede una scadenza unica nel 2021, e non essere in grado di sostenerla, e soprattutto non arrivare nel 2021 a dover rinegoziare con meno forza contrattuale un debito in scadenza. La proposta di deliberazione in realtà non chiede un'autorizzazione in senso stretto sull'operazione finanziaria che farà FSU, ma chiede di autorizzare alla lettera di patronage, che è la stessa che c'era precedentemente, e a procedere con un pegno sulle azioni IREN, che ci tengo a sottolineare non hanno alcun impatto sulla governance; tant'è che - come è scritto - per quanto riguarda le azioni IREN, il pegno può essere esercitato solo in casi molto rilevanti e comunque non inciderebbe sul diritto di voto e, quindi, sulla governance da parte della Città di Torino. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Morano. MORANO Alberto Ci viene chiesto di approvare in via d'urgenza una proposta di deliberazione che appare ed è irricevibile per numerosi motivi. In sostanza si dovrebbe autorizzare FSU a rifinanziare un debito di circa 154 milioni di Euro, nascente in parte da un finanziamento di Intesa, scadente nel 2021, come ricordato dal Sindaco, in parte per esposizione per derivati, con un nuovo finanziamento scadente nel 2026, rimborsabile in 10 anni, ma a fronte della concessione in pegno di azioni IREN da parte di FSU, forma di garanzia al pegno che non è prevista dagli articoli 206 e 207 del TUEL, e poi c'è anche il rilascio di una lettera di patronage. A riguardo, ci viene detto (si veda la pagina 3 della proposta di deliberazione) che il rifinanziamento sarebbe prodromico ad un'operazione di scissione di FSU, operazione che consentirebbe ai soci pubblici di ottemperare ad obblighi di razionalizzazione introdotti dal comma 611 dell'articolo 1 della Legge di Stabilità del 2015. Se così è, e cioè se il rifinanziamento e la scissione consentono alla Città di Torino di adempiere a obblighi di Legge, non si capisce perché per ottemperare a un risultato imposto in senso lato dalla Legge si debba concedere a Intesa Sanpaolo il pegno su tutte le azioni IREN detenute da FSU. Infatti, Intesa dovrebbe comunque prestare il consenso alla scissione, essendo tenuta a consentire il rispetto della Legge da parte di FSU. Ci viene poi anche detto che il rifinanziamento è nell'interesse della Città perché consentirebbe di azzerare l'esposizione di FSU per derivati, esposizione che per quanto di competenza di FCT, socio al 50% di FSU, potrebbe in realtà essere azzerata utilizzando parte del ricavato della vendita da parte di FCT di 14 milioni di azioni di risparmio IREN, dalla stessa detenute; operazione recentemente autorizzata dalla Giunta e che agli attuali valori di Borsa porterebbe nelle casse di FCT circa 20 milioni di Euro. A noi in realtà pare che l'operazione del finanziamento sia dettata sicuramente dalla necessità di prorogare la scadenza del mutuo Intesa Sanpaolo, che in considerazione dei dividendi medi distribuiti negli ultimi 5 anni da IREN non sarebbe comunque ripagabile utilizzando i dividendi per intero, perché nel 2021, se anche ogni anno se ne pagasse un poco, resterebbe un debito di una trentina di milioni. Se così è e se noi ipotizziamo una costanza di dividenti IREN e una costanza di partecipazione detenuta dalla Città in IREN, il rimborso del finanziamento sarebbe in dieci anni più che garantito dal semplice flusso dei dividendi di IREN, perché, se si conferma il trend degli ultimi cinque anni, il flusso ragionevolmente atteso darebbe un incasso di una volta e mezzo il finanziamento. Per questi motivi non ci sembra che l'operazione, così com'è strutturata, tuteli gli interessi della Città e soprattutto non si comprende perché la Città dovrebbe concedere in pegno 425 milioni di azioni IREN del valore complessivo, ai valori di Borsa di oggi, di circa 600 milioni e poi dovrebbe anche rilasciare ad Intesa una lettera di patronage, che è impropriamente definita lettera debole, ma che, in realtà, debole non è e lo vedremo tra breve. Queste sono considerazioni di carattere generale che, a nostro parere, rendono irricevibile la deliberazione, perché in contrasto con gli interessi della Città. Nello specifico, entrando nell'esame senza andare nel dettaglio, FSU ha sottoscritto un patto parasociale con gli altri soci di IREN depositato in CONSOB, che contiene, tra le tante previsioni - se voi l'avete letto, altrimenti ne ho una copia a disposizione - , un sindacato di blocco, in forza del quale FSU si è impegnata a non vendere partecipazioni IREN per tre anni. La sottoscrizione del pegno di azioni IREN configura una violazione del patto parasociale, quindi espone la Città a una responsabilità. Questa violazione è talmente chiara che pure nel term sheet del finanziamento proposto da Intesa Sanpaolo si prevede che la sottoscrizione del pegno debba essere preventivamente autorizzata da tutti i soci sottoscrittori del patto. Poi - e questa è una considerazione un po' più complessa - la costituzione del pegno di azioni IREN precluderà tra tre anni, durata dei patti parasociali delle società quotate, alla FSU, alla società che derivi dalla scissione di rinnovare il patto parasociale senza il consenso di Intesa Sanpaolo, creditore pignoratizio, e non sembra che sia nell'interesse della Città per garantire un finanziamento che i flussi dei dividendi già sufficientemente garantiscono concedere a Intesa Sanpaolo, di fatto, un diritto di veto sulla gestione della partecipazione. Poi vi sono dei minimalia, perché nel patto parasociale e nel contrasto tra patto parasociale e pegno ci sono alcune clausole del pegno proposto che sono in palese contrasto e che non potrebbero essere firmate senza opportune modifiche. Segnalo anche che Intesa Sanpaolo richiede la costituzione di pegno non di 425 milioni di azioni come si propone, ma la costituzione di pegno di un importo di azioni che sia in valore, da controllare ogni mese, pari a una volta e mezza l'importo del finanziamento, per cui di nuovo non si comprende perché il pegno dovrebbe essere costituito sulla totalità delle azioni. In relazione alla lettera di patronage, ci tengo a segnalare che la Città di Torino, in uno degli obblighi assunti in questa lettera, si impegna a fare in modo che nell'Amministrazione della FCT e della FSU siano sempre seguiti criteri di più oculata gestione, in modo che FSU possa sempre adempiere ad ogni obbligazione assunta nei confronti di Intesa Sanpaolo, in seguito alla concessione del finanziamento. Questo obbligo non è quello che si configura come un patronage debole, perché è una promessa del fatto del terzo, che espone la Città di Torino a responsabilità nell'ipotesi in cui FSU non venga gestita secondo questi principi. Quindi, non è corretto considerare la lettera di patronage come una lettera debole, perché la stessa comporta alcuni obblighi in capo alla Città. Infine, in relazione al finanziamento, viene allegato alla deliberazione il solo term sheet nel quale stranamente non sono elencati gli impegni che FSU andrebbe ad assumere di natura contrattuale ed economico-finanziaria, i cosiddetti parametri che devono essere rispettati, con la sottoscrizione del finanziamento; non è dato quindi conoscere gli effettivi obblighi che FSU va ad assumere nei confronti di Intesa Sanpaolo, oltre al rimborso del finanziamento. Non è dato poi sapere se, nel contratto di finanziamento, Intesa presta sin da ora il consenso alla scissione, perché se Intesa non presta sin da ora il consenso alla scissione non si può dire che questa operazione è necessaria per addivenire alla scissione. Devo dire che leggendo l'atto di pegno si precisa all'articolo 3.2 che, in caso di scissione di FSU, salvo che Intesa Sanpaolo non si sia avvalsa della facoltà di recesso, con ciò implicitamente prevedendo che in caso di scissione Intesa Sanpaolo può recedere dal finanziamento, ciascuna delle società assumerà una quota parte. Dalla lettura dell'atto di pegno sembra emergere esattamente l'opposto di quanto ci è stato prospettato. Per tutti questi motivi, riteniamo che questa operazione di finanziamento, strutturata in questo modo, non risponda agli interessi della Città, forse risponde agli interessi di Intesa Sanpaolo, forse risponde agli interessi di Intesa Sanpaolo di avere una voce in capitolo nella gestione della partecipazione IREN, ma non tutela il bene comune della Città. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Rosso. ROSSO Roberto Il Consigliere Morano ha esposto magistralmente le varie ragioni per cui obiettare su questa deliberazione, però ce n'è una dirimente nelle tante che ha elencato: perché migliorando la qualità di un mutuo ed eliminando il derivato, Intesa Sanpaolo, come chiesto anche dalla Legge, così come per il Comune di Torino, pretende ciò che prima non pretendeva. Qui siamo a pochi giorni dall'elezione di una nuova maggioranza in questo Comune, fino a ieri questo mutuo era erogato a una diversa maggioranza che riusciva ad ottenere la stessa condizione di mutuo, anzi più pericolosa, senza esposizione per il Comune, senza dazione e impegno da parte del Comune. Ora non vorrei che ci fosse una mala interpretazione di quello che sta succedendo, però è abbastanza incredibile che a distanza di pochi giorni si arrivi alla condizione in cui il Comune di Torino conferisce in pegno, lo diceva prima il Consigliere Morano, quasi tre volte quanto richiesto dalla Legge, che è richiesto da Intesa Sanpaolo, che era una volta e mezza l'esposizione e quindi poteva tenersi per sé una quota importante di queste azioni, non riusciamo a capire perché le deve dare in pegno tutte per 600 milioni. La seconda è: c'è una qualche ragione per cui la Sindaca e la maggioranza ritengono oggi di peggiorare in modo così consistente l'esposizione del Comune di Torino, dando la completezza delle azioni in pegno alla società Intesa Sanpaolo, con tutte le conseguenze che il Consigliere Morano evidenziava? Piacerebbe capire a me e credo anche a molti altri qual è la ragione per cui nel ricontrattare, come richiesto dalla Legge, un qualcosa che era molto debole dal punto di vista finanziario, prevedendo un derivato, si arrivi non soltanto a migliorare e bonificare questo aspetto, ma addirittura a dare in pegno quattro volte ciò che era richiesto dal mutuatario. VERSACI Fabio (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Almeno oggi posso guardare in faccia la maggioranza, mentre li vedo diventare parte integrante del Sistema Torino, perché ci sembra che la proposta di deliberazione evidenzi per tabulas, in modo chiaro e inoppugnabile, l'esistenza di questo sistema e provo a spiegarvelo così. Il Comune di Torino designa i propri rappresentanti in Compagnia di San Paolo, tra cui il Presidente Profumo che il Sindaco ha provato a far finta di rimuovere, sapendo perfettamente che non poteva; la Compagnia di San Paolo concorre a nominare i vertici di Intesa Sanpaolo; Intesa Sanpaolo finanzia il Comune di Torino o le sue partecipate a condizione di favore per Intesa Sanpaolo. È vero che Intesa Sanpaolo non esercita i diritti amministrativi in relazione a dette azioni, ma fra tre anni alla scadenza del patto sarà in grado di influenzare in modo sostanziale il rinnovo o meno del detto patto parasociale. Tutto quanto procede con la benedizione del PD e del Movimento 5 Stelle. Ora, mentre per quanto riguarda il PD non avevamo dubbi nel vedere questo silenzio, perché chiaramente è una deliberazione imbastita prima dalla vecchia Giunta a maggioranza PD, è incredibile vedere come oggi il silenzio del Gruppo di maggioranza in questa stanza va ad accettare l'ingresso vero e proprio all'interno del "Sistema Torino", mani e piedi, anche con il dito, quello con cui schiaccerete sì. Cosa si poteva fare? Perché uno cerca di capire quale poteva essere una strada alternativa a quanto proposto dal Sindaco quest'oggi. L'ha detto molto bene prima il Consigliere Morano, io provo a sintetizzarlo: bastava prendere tempo e sostituire il finanziamento di Intesa Sanpaolo con un finanziamento concesso da un'altra banca meno coinvolta con la Città; negoziare con Intesa Sanpaolo il rifinanziamento del debito di FSU pattuendo termini, condizioni e garanzie equilibrati che tutelino la Città e non consegnino in modo subdolo e mascherato ad Intesa Sanpaolo la titolarità e la gestione della partecipazione in IREN. Quanto precede ci fa trovare la paradossale situazione per cui il Presidente di IREN, Profumo, ora Presidente di Compagnia di San Paolo, azionista di Intesa Sanpaolo, può, per il tramite del pegno delle azioni di IREN concesso ad Intesa Sanpaolo, continuare ad esercitare influenza e moral suasion su IREN. Tutto ciò alla faccia del rinnovamento e del cambiamento promesso dal Movimento 5 Stelle. Sindaco, mi aspettavo qualcosa di più, soprattutto alla luce delle sue dichiarazioni sul Presidente di Compagnia di San Paolo, Profumo, il primo giorno in cui si è insediata; questa deliberazione è la rappresentazione di quanto dicevamo in campagna elettorale, cioè che lei è esattamente uguale all'ex Sindaco Fassino, solamente più giovane e di un altro genere. Per questo motivo, il Consigliere Morano ed io voteremo in maniera contraria. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Sindaca. SINDACA Innanzitutto, probabilmente il Consigliere Morano non ha letto bene la proposta di deliberazione o, magari, non mi sono spiegata bene io: il legame con l'operazione straordinaria che riguarda FSU è dettato dal fatto che, come lei sicuramente sa, bisogna andare a rinegoziare una forma di finanziamento; mi pare che su questo siamo d'accordo, perché mi sembra di aver capito che anche lei abbia detto che è necessario rinegoziare un finanziamento bullet nel 2021 per non mandare al collasso FSU. Se siamo d'accordo su questo presupposto, capirà che, nel momento in cui FSU dovrà andare in corso ad una scissione - perché, probabilmente, dovrà andare in corso ad una scissione -, rinegoziare una forma di finanziamento in seguito ad un'operazione finanziaria di scissione diventa ancora più complesso rispetto a quanto è già stato in questa occasione. Ricordo all'Aula che questa proposta di deliberazione dovrà essere approvata anche dal Comune di Genova, perché, evidentemente, siamo 50 e 50 e deve esserci un percorso condiviso. Farlo adesso (visto che, tra l'altro, tra qualche giorno dovrebbe uscire un Decreto che riprende e, probabilmente, risolleciterà il tema delle dismissioni di alcune forme di partecipate che non sono ritenute essenziali), ci tutela dall'andarci ad imbarcare in una situazione di rifinanziamento di un mutuo (o, comunque, di un'operazione di debito) molto complessa, per cui l'urgenza è dettata da un motivo di razionalità e dal cercare di fare un percorso che sia il più semplice possibile. La lettera di patronage è esattamente la stessa rispetto a quella precedente e, quindi, non cambia nulla. Per quanto riguarda il pegno ed il tema IREN, anche in questo caso non si va a toccare e ad intaccare quelli che sono i suoi equilibri. Credo che questa sia un'operazione positiva che deve essere fatta nell'interesse e nella tutela dell'ente in un'ottica di medio-lungo periodo, perché andiamo a chiudere un derivato e, quindi, un rischio; onestamente, credo che, in un momento come questo, un derivato sottoscritto nel 2007 debba essere chiuso e, quindi, lo chiudiamo. Andiamo a rifinanziare con un tasso fisso (1,6, che è un buon tasso) un'operazione che ci permette di dilazionare il debito in 10 anni e, quindi, di non trovarci nel 2021 a dover rientrare; si tratta di rate costanti in 10 anni e mi sembra che sia un giusto e corretto modo di operare nell'ottica della visione di medio periodo. Andiamo a farlo adesso, senza imbarcarci in un momento (che potrebbe essere tra qualche anno o onestamente anche solo qualche mese) in cui ci sarà un'operazione straordinaria in corso. Quindi, credo che sia nell'interesse della Città portare avanti questa proposta di deliberazione; non penso che c'entri assolutamente nulla con il "Sistema Torino", perché, evidentemente, si tratta di fare un'operazione di rifinanziamento e di ristrutturazione di un debito molto complessa che non riguarda solo la Città di Torino, ma anche la Città di Genova. L'abbiamo fatto in fretta, è stato fatto in questi giorni, e quindi chiedo all'Aula di approvarla per far sì che si possano mantenere gli equilibri della Città di Torino, di FSU, portando poi avanti un'operazione straordinaria che riguarderà evidentemente sia la Città di Torino, che il Comune di Genova. VERSACI Fabio (Presidente) La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Morano. MORANO Alberto Il punto non è sull'opportunità o meno del rifinanziamento, ma sull'opportunità o meno della concessione in pegno di 420 milioni di azioni. Questo è qualcosa che, se lo si legge in relazione al patto parasociale ed ai diritti che si attribuiscono ad Intesa Sanpaolo, non corrisponde all'interesse della Città. Non contesto il rifinanziamento: spostare a 10 anni un finanziamento è corretto e prevederne il rimborso a rate è corretto, perché i flussi dei dividendi garantiscono pienamente questo rimborso del finanziamento, ma quello che non è corretto è costituire un pegno che attribuisce ad Intesa Sanpaolo un diritto di veto sulla ricostituzione. Quando nel 2018 questo pegno scadrà e, poi, quando scadrà di nuovo nel 2021, il rinnovo del pegno presupporrà sempre il consenso di Intesa Sanpaolo, perché il pegno, se si ristabilisce il sindacato di blocco ed il divieto di vendita, impatta sulla trasferibilità delle azioni costituite in pegno e, quindi, Intesa Sanpaolo dovrà dire sì o no e questa è una limitazione dei diritti dell'azionista. VERSACI Fabio (Presidente) La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Napoli. NAPOLI Osvaldo Il mio intervento sarà molto breve. Rispetto a quanto anticipato dal Sindaco, cioè che a giorni dovrebbe uscire un Decreto per quanto riguarda tutta la problematica delle partecipate e collegate in qualche maniera, personalmente, come Gruppo di Forza Italia, lo attendo per poi decidere, anche a livello parlamentare, a chi compete ottemperare. Vorrei dire anche un'altra cosa: quando sento parlare di Intesa Sanpaolo in continuazione - lo dico anche ai miei Colleghi di centrodestra -, io non credo che sia il diavolo della Città di Torino. Sotto un certo aspetto, vedendo anche altre situazioni bancarie in Italia oggi, Intesa Sanpaolo dovrebbe essere una mosca bianca rispetto a tante altre banche che ritengo stiano passando delle sofferenze notevoli; di conseguenza, potrebbe anche essere, tra virgolette, un "piccolo orgoglio" per la Città di Torino. È ovvio che dobbiamo fare le giuste critiche, ma, per quanto riguarda il metodo Torino ed il resto, non ci ho mai creduto e nemmeno ci credo. È ovvio che, per quanto riguarda il pegno, vi sono alcune problematiche e, quindi, mi asterrò al momento della votazione di questa proposta di deliberazione. VERSACI Fabio (Presidente) La parola alla Sindaca. SINDACA Se le preoccupazioni del Consigliere Morano sono quelle espresse, la invito a rivalutare il suo voto, perché, visto che mi sembra che condivida l'operazione per quanto riguarda la necessità di rifinanziare - e ribadisco che l'operazione imbastita ha dei dati positivi -, il pegno non significa che stiamo dando ad Intesa Sanpaolo le nostre azioni, ma significa che, evidentemente, in casi rilevanti - quindi, non è che, domani, Intesa Sanpaolo avrà le azioni - può esserci questo pegno. Come ho detto nel mio primo intervento, questo pegno non modifica gli assetti di governance e non modifica la possibilità della Città di Torino di esercitare il proprio voto. Addirittura, nel contratto - appena possibile ve ne forniremo una copia - si dice che Banca non può intervenire per quanto riguarda la scelta sulla scissione e, quindi, non c'è alcuna delega sulla governance e sulle scelte politiche che ci saranno sulle nostre partecipate. Quindi, come Città di Torino, mi sento di tranquillizzarla in tal senso e, anzi, la invito a rivalutare il suo voto, visto che, dal mio punto di vista e anche per come è strutturata la proposta di deliberazione, non vi è alcun motivo per questa sua preoccupazione. VERSACI Fabio (Presidente) La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Consigliere Napoli, non è un problema che riguarda Intesa Sanpaolo, perché nessuno ce l'ha con questa banca, ma bisogna capire quanto Intesa Sanpaolo sia legata a questa Città, oltre che al passato di questa Città. Si poteva semplicemente scegliere un altro soggetto, escludendo il pegno, con cui andare a rifinanziare; in quel caso avremmo espresso un voto diverso. Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, per chi ha fatto una campagna elettorale contro (perché la campagna elettorale contro l'ha fatta la maggioranza e non questi Gruppi Consiliari, così come non l'ha fatta chi governava prima, perché, avendoci lavorato, non avrebbe avuto senso e comunque noi non la vediamo come il diavolo), nel segno della rottura, della discontinuità e del cambio che la Città chiede - anche a fronte di quelle che erano state le promesse elettorali -, sono convinto che andando a scegliere un altro soggetto si poteva sicuramente fare un'operazione diversa. Detto questo, confermo il voto contrario e, poi, vedremo come proseguirà questa operazione. VERSACI Fabio (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione: presenti 35, astenuti 5, favorevoli 27, contrari 3. La proposta di deliberazione è approvata. VERSACI Fabio (Presidente) Pongo in votazione l'immediata eseguibilità del provvedimento: presenti 29, favorevoli 27, contrari 2. L'immediata eseguibilità è concessa. VERSACI Fabio (Presidente) (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere, lo dica a verbale. La parola al Consigliere Napoli. NAPOLI Osvaldo Chiedo scusa, ma la mia era un'astensione, come ho dichiarato durante la dichiarazione di voto. VERSACI Fabio (Presidente) Ne prendiamo atto per il verbale. |