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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 21 Luglio 2016 ore 14,00
Paragrafo n. 4
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2016-03450
AUTORIZZAZIONE ALLA COSTITUZIONE DI PEGNO SULLE AZIONI IREN S.P.A. DI PROPRIET? DELLA SOCIET? "FSU S.R.L." E AL RILASCIO DELLA LETTERA DI PATRONAGE. Delibera
Interventi
"Autorizzazione alla costituzione di pegno sulle azioni IREN S.p.A. di proprietà
della società "FSU S.r.l." e al rilascio della lettera di patronage"

VERSACI Fabio (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc.
201603450/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 19 luglio 2016, avente per
oggetto:

"Autorizzazione alla costituzione di pegno sulle azioni IREN S.p.A. di proprietà
della società "FSU S.r.l." e al rilascio della lettera di patronage"

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola, per l'illustrazione, alla Sindaca.

SINDACA
Ringrazio i Capigruppo che hanno concesso la possibilità di trattare questa proposta
di deliberazione con urgenza oggi in Aula. In parte la proposta di deliberazione è già
stata discussa in Conferenza dei Capigruppo, però penso sia utile per l'Aula
ripercorrerla velocemente, poi ovviamente sono a disposizione per eventuali richieste
di approfondimento.
La proposta di deliberazione è oggetto di votazione del Consiglio Comunale perché
chiede al Consiglio Comunale di autorizzare la costituzione di pegno sulle azioni di
IREN e di rilasciare una lettera di patronage. Per comprendere l'operazione bisogna
tornare un po' indietro nel tempo.
Come sapete FCT, che è una nostra finanziaria, partecipa in FSU, che è composta per
il 50% dal Comune di Torino e per il 50% dal Comune di Genova. Nel 2006 il
Comune di Torino rilasciò una lettera di patronage per perfezionare un'operazione
straordinaria affinché FSU potesse contrarre un mutuo e comprare per 230 milioni di
Euro, che era il valore del mutuo, le azioni di AEM dalla Città di Torino. Quindi
FSU acquista AEM e grazie a questa lettera di patronage del Comune di Torino viene
completata l'operazione. Poi AEM è diventata IRIDE, che è diventa IREN, insomma
il percorso è stato lungo e ci sono state molte operazioni straordinarie.
Un anno dopo, nel 2007, FSU stipula un derivato con Goldman Sachs proprio su
circa il 50% del valore di questa operazione di mutuo, quindi su un sottostante di
circa 107 milioni di Euro; questo derivato trasforma in parte il mutuo da variabile in
fisso.
Nel 2012 FSU fa un accordo di ristrutturazione della parte residua del debito e
trasforma il debito da pagamento previsto in tre tranche a un finanziamento bullet,
che prevedeva un'unica scadenza nel 2021.
Arriviamo a ottobre 2015 dove il vecchio Consiglio Comunale, anche alla luce della
Legge di Stabilità, decide di approvare una deliberazione in cui si fa un'analisi di
tutte le partecipate della Città di Torino e, sulla base delle partecipate e anche degli
indirizzi dati dalla Legge di Stabilità, deve decidere quali sono le partecipate da cui è
necessario uscire e quali invece sono le partecipate in cui bisogna rimanere.
Per quanto riguarda FSU, il soggetto di cui stiamo trattando oggi, la linea guida che è
stata definita è quella della exit strategy, quindi la scelta è di uscire da FSU. Pertanto
viene avviato un percorso di scissione che ovviamente è ancora in fase di
progettazione, che però è la strategia di uscita che è stata definita dalla Città di
Torino per procedere in tal senso, come definito dalla Legge di Stabilità.
Arriviamo quindi ad oggi, giugno 2016. Questa proposta di deliberazione chiede di
costituire un pegno sulle azioni IREN e di rilasciare la lettera di patronage per
permettere una nuova ristrutturazione di questo debito. Sostanzialmente si va ad
estinguere l'attuale finanziamento bullet e lo si trasforma in un mutuo con durata di
10 anni a un tasso dell'1.60 (che non è tanto diverso dal tasso precedente), quindi da
tasso variabile passiamo a tasso fisso, e si chiude il derivato, quindi si elimina una
fonte di rischio. Questo è il motivo per cui oggi siamo qui, anche perché riteniamo
praticamente impossibile riuscire nel 2021 a sostenere il rientro di un finanziamento
bullet.
Ci sembra quindi più corretto (tra l'altro questa è un'operazione che è stata già
imbastita negli ultimi mesi della Consiliatura precedente) avviare un percorso più
prudente che ci permette di chiudere il derivato, di passare al tasso fisso e di
rinegoziare affinché non ci si trovi nel 2021 a dover rientrare di una parte davvero
consistente, perché il finanziamento bullet prevede una scadenza unica nel 2021, e
non essere in grado di sostenerla, e soprattutto non arrivare nel 2021 a dover
rinegoziare con meno forza contrattuale un debito in scadenza.
La proposta di deliberazione in realtà non chiede un'autorizzazione in senso stretto
sull'operazione finanziaria che farà FSU, ma chiede di autorizzare alla lettera di
patronage, che è la stessa che c'era precedentemente, e a procedere con un pegno
sulle azioni IREN, che ci tengo a sottolineare non hanno alcun impatto sulla
governance; tant'è che - come è scritto - per quanto riguarda le azioni IREN, il pegno
può essere esercitato solo in casi molto rilevanti e comunque non inciderebbe sul
diritto di voto e, quindi, sulla governance da parte della Città di Torino.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al Consigliere Morano.

MORANO Alberto
Ci viene chiesto di approvare in via d'urgenza una proposta di deliberazione che
appare ed è irricevibile per numerosi motivi. In sostanza si dovrebbe autorizzare FSU
a rifinanziare un debito di circa 154 milioni di Euro, nascente in parte da un
finanziamento di Intesa, scadente nel 2021, come ricordato dal Sindaco, in parte per
esposizione per derivati, con un nuovo finanziamento scadente nel 2026,
rimborsabile in 10 anni, ma a fronte della concessione in pegno di azioni IREN da
parte di FSU, forma di garanzia al pegno che non è prevista dagli articoli 206 e 207
del TUEL, e poi c'è anche il rilascio di una lettera di patronage.
A riguardo, ci viene detto (si veda la pagina 3 della proposta di deliberazione) che il
rifinanziamento sarebbe prodromico ad un'operazione di scissione di FSU,
operazione che consentirebbe ai soci pubblici di ottemperare ad obblighi di
razionalizzazione introdotti dal comma 611 dell'articolo 1 della Legge di Stabilità
del 2015.
Se così è, e cioè se il rifinanziamento e la scissione consentono alla Città di Torino di
adempiere a obblighi di Legge, non si capisce perché per ottemperare a un risultato
imposto in senso lato dalla Legge si debba concedere a Intesa Sanpaolo il pegno su
tutte le azioni IREN detenute da FSU. Infatti, Intesa dovrebbe comunque prestare il
consenso alla scissione, essendo tenuta a consentire il rispetto della Legge da parte di
FSU.
Ci viene poi anche detto che il rifinanziamento è nell'interesse della Città perché
consentirebbe di azzerare l'esposizione di FSU per derivati, esposizione che per
quanto di competenza di FCT, socio al 50% di FSU, potrebbe in realtà essere
azzerata utilizzando parte del ricavato della vendita da parte di FCT di 14 milioni di
azioni di risparmio IREN, dalla stessa detenute; operazione recentemente autorizzata
dalla Giunta e che agli attuali valori di Borsa porterebbe nelle casse di FCT circa 20
milioni di Euro.
A noi in realtà pare che l'operazione del finanziamento sia dettata sicuramente dalla
necessità di prorogare la scadenza del mutuo Intesa Sanpaolo, che in considerazione
dei dividendi medi distribuiti negli ultimi 5 anni da IREN non sarebbe comunque
ripagabile utilizzando i dividendi per intero, perché nel 2021, se anche ogni anno se
ne pagasse un poco, resterebbe un debito di una trentina di milioni.
Se così è e se noi ipotizziamo una costanza di dividenti IREN e una costanza di
partecipazione detenuta dalla Città in IREN, il rimborso del finanziamento sarebbe in
dieci anni più che garantito dal semplice flusso dei dividendi di IREN, perché, se si
conferma il trend degli ultimi cinque anni, il flusso ragionevolmente atteso darebbe
un incasso di una volta e mezzo il finanziamento.
Per questi motivi non ci sembra che l'operazione, così com'è strutturata, tuteli gli
interessi della Città e soprattutto non si comprende perché la Città dovrebbe
concedere in pegno 425 milioni di azioni IREN del valore complessivo, ai valori di
Borsa di oggi, di circa 600 milioni e poi dovrebbe anche rilasciare ad Intesa una
lettera di patronage, che è impropriamente definita lettera debole, ma che, in realtà,
debole non è e lo vedremo tra breve.
Queste sono considerazioni di carattere generale che, a nostro parere, rendono
irricevibile la deliberazione, perché in contrasto con gli interessi della Città.
Nello specifico, entrando nell'esame senza andare nel dettaglio, FSU ha sottoscritto
un patto parasociale con gli altri soci di IREN depositato in CONSOB, che contiene,
tra le tante previsioni - se voi l'avete letto, altrimenti ne ho una copia a disposizione -
, un sindacato di blocco, in forza del quale FSU si è impegnata a non vendere
partecipazioni IREN per tre anni. La sottoscrizione del pegno di azioni IREN
configura una violazione del patto parasociale, quindi espone la Città a una
responsabilità. Questa violazione è talmente chiara che pure nel term sheet del
finanziamento proposto da Intesa Sanpaolo si prevede che la sottoscrizione del pegno
debba essere preventivamente autorizzata da tutti i soci sottoscrittori del patto.
Poi - e questa è una considerazione un po' più complessa - la costituzione del pegno
di azioni IREN precluderà tra tre anni, durata dei patti parasociali delle società
quotate, alla FSU, alla società che derivi dalla scissione di rinnovare il patto
parasociale senza il consenso di Intesa Sanpaolo, creditore pignoratizio, e non
sembra che sia nell'interesse della Città per garantire un finanziamento che i flussi
dei dividendi già sufficientemente garantiscono concedere a Intesa Sanpaolo, di fatto,
un diritto di veto sulla gestione della partecipazione. Poi vi sono dei minimalia,
perché nel patto parasociale e nel contrasto tra patto parasociale e pegno ci sono
alcune clausole del pegno proposto che sono in palese contrasto e che non potrebbero
essere firmate senza opportune modifiche.
Segnalo anche che Intesa Sanpaolo richiede la costituzione di pegno non di 425
milioni di azioni come si propone, ma la costituzione di pegno di un importo di
azioni che sia in valore, da controllare ogni mese, pari a una volta e mezza l'importo
del finanziamento, per cui di nuovo non si comprende perché il pegno dovrebbe
essere costituito sulla totalità delle azioni.
In relazione alla lettera di patronage, ci tengo a segnalare che la Città di Torino, in
uno degli obblighi assunti in questa lettera, si impegna a fare in modo che
nell'Amministrazione della FCT e della FSU siano sempre seguiti criteri di più
oculata gestione, in modo che FSU possa sempre adempiere ad ogni obbligazione
assunta nei confronti di Intesa Sanpaolo, in seguito alla concessione del
finanziamento.
Questo obbligo non è quello che si configura come un patronage debole, perché è
una promessa del fatto del terzo, che espone la Città di Torino a responsabilità
nell'ipotesi in cui FSU non venga gestita secondo questi principi. Quindi, non è
corretto considerare la lettera di patronage come una lettera debole, perché la stessa
comporta alcuni obblighi in capo alla Città.
Infine, in relazione al finanziamento, viene allegato alla deliberazione il solo term
sheet nel quale stranamente non sono elencati gli impegni che FSU andrebbe ad
assumere di natura contrattuale ed economico-finanziaria, i cosiddetti parametri che
devono essere rispettati, con la sottoscrizione del finanziamento; non è dato quindi
conoscere gli effettivi obblighi che FSU va ad assumere nei confronti di Intesa
Sanpaolo, oltre al rimborso del finanziamento.
Non è dato poi sapere se, nel contratto di finanziamento, Intesa presta sin da ora il
consenso alla scissione, perché se Intesa non presta sin da ora il consenso alla
scissione non si può dire che questa operazione è necessaria per addivenire alla
scissione. Devo dire che leggendo l'atto di pegno si precisa all'articolo 3.2 che, in
caso di scissione di FSU, salvo che Intesa Sanpaolo non si sia avvalsa della facoltà di
recesso, con ciò implicitamente prevedendo che in caso di scissione Intesa Sanpaolo
può recedere dal finanziamento, ciascuna delle società assumerà una quota parte.
Dalla lettura dell'atto di pegno sembra emergere esattamente l'opposto di quanto ci è
stato prospettato.
Per tutti questi motivi, riteniamo che questa operazione di finanziamento, strutturata
in questo modo, non risponda agli interessi della Città, forse risponde agli interessi di
Intesa Sanpaolo, forse risponde agli interessi di Intesa Sanpaolo di avere una voce in
capitolo nella gestione della partecipazione IREN, ma non tutela il bene comune
della Città.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al Consigliere Rosso.

ROSSO Roberto
Il Consigliere Morano ha esposto magistralmente le varie ragioni per cui obiettare su
questa deliberazione, però ce n'è una dirimente nelle tante che ha elencato: perché
migliorando la qualità di un mutuo ed eliminando il derivato, Intesa Sanpaolo, come
chiesto anche dalla Legge, così come per il Comune di Torino, pretende ciò che
prima non pretendeva. Qui siamo a pochi giorni dall'elezione di una nuova
maggioranza in questo Comune, fino a ieri questo mutuo era erogato a una diversa
maggioranza che riusciva ad ottenere la stessa condizione di mutuo, anzi più
pericolosa, senza esposizione per il Comune, senza dazione e impegno da parte del
Comune. Ora non vorrei che ci fosse una mala interpretazione di quello che sta
succedendo, però è abbastanza incredibile che a distanza di pochi giorni si arrivi alla
condizione in cui il Comune di Torino conferisce in pegno, lo diceva prima il
Consigliere Morano, quasi tre volte quanto richiesto dalla Legge, che è richiesto da
Intesa Sanpaolo, che era una volta e mezza l'esposizione e quindi poteva tenersi per
sé una quota importante di queste azioni, non riusciamo a capire perché le deve dare
in pegno tutte per 600 milioni.
La seconda è: c'è una qualche ragione per cui la Sindaca e la maggioranza ritengono
oggi di peggiorare in modo così consistente l'esposizione del Comune di Torino,
dando la completezza delle azioni in pegno alla società Intesa Sanpaolo, con tutte le
conseguenze che il Consigliere Morano evidenziava?
Piacerebbe capire a me e credo anche a molti altri qual è la ragione per cui nel
ricontrattare, come richiesto dalla Legge, un qualcosa che era molto debole dal punto
di vista finanziario, prevedendo un derivato, si arrivi non soltanto a migliorare e
bonificare questo aspetto, ma addirittura a dare in pegno quattro volte ciò che era
richiesto dal mutuatario.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Almeno oggi posso guardare in faccia la maggioranza, mentre li vedo diventare parte
integrante del Sistema Torino, perché ci sembra che la proposta di deliberazione
evidenzi per tabulas, in modo chiaro e inoppugnabile, l'esistenza di questo sistema e
provo a spiegarvelo così.
Il Comune di Torino designa i propri rappresentanti in Compagnia di San Paolo, tra
cui il Presidente Profumo che il Sindaco ha provato a far finta di rimuovere, sapendo
perfettamente che non poteva; la Compagnia di San Paolo concorre a nominare i
vertici di Intesa Sanpaolo; Intesa Sanpaolo finanzia il Comune di Torino o le sue
partecipate a condizione di favore per Intesa Sanpaolo. È vero che Intesa Sanpaolo
non esercita i diritti amministrativi in relazione a dette azioni, ma fra tre anni alla
scadenza del patto sarà in grado di influenzare in modo sostanziale il rinnovo o meno
del detto patto parasociale. Tutto quanto procede con la benedizione del PD e del
Movimento 5 Stelle. Ora, mentre per quanto riguarda il PD non avevamo dubbi nel
vedere questo silenzio, perché chiaramente è una deliberazione imbastita prima dalla
vecchia Giunta a maggioranza PD, è incredibile vedere come oggi il silenzio del
Gruppo di maggioranza in questa stanza va ad accettare l'ingresso vero e proprio
all'interno del "Sistema Torino", mani e piedi, anche con il dito, quello con cui
schiaccerete sì.
Cosa si poteva fare? Perché uno cerca di capire quale poteva essere una strada
alternativa a quanto proposto dal Sindaco quest'oggi. L'ha detto molto bene prima il
Consigliere Morano, io provo a sintetizzarlo: bastava prendere tempo e sostituire il
finanziamento di Intesa Sanpaolo con un finanziamento concesso da un'altra banca
meno coinvolta con la Città; negoziare con Intesa Sanpaolo il rifinanziamento del
debito di FSU pattuendo termini, condizioni e garanzie equilibrati che tutelino la
Città e non consegnino in modo subdolo e mascherato ad Intesa Sanpaolo la titolarità
e la gestione della partecipazione in IREN.
Quanto precede ci fa trovare la paradossale situazione per cui il Presidente di IREN,
Profumo, ora Presidente di Compagnia di San Paolo, azionista di Intesa Sanpaolo,
può, per il tramite del pegno delle azioni di IREN concesso ad Intesa Sanpaolo,
continuare ad esercitare influenza e moral suasion su IREN. Tutto ciò alla faccia del
rinnovamento e del cambiamento promesso dal Movimento 5 Stelle.
Sindaco, mi aspettavo qualcosa di più, soprattutto alla luce delle sue dichiarazioni sul
Presidente di Compagnia di San Paolo, Profumo, il primo giorno in cui si è insediata;
questa deliberazione è la rappresentazione di quanto dicevamo in campagna
elettorale, cioè che lei è esattamente uguale all'ex Sindaco Fassino, solamente più
giovane e di un altro genere.
Per questo motivo, il Consigliere Morano ed io voteremo in maniera contraria.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola alla Sindaca.

SINDACA
Innanzitutto, probabilmente il Consigliere Morano non ha letto bene la proposta di
deliberazione o, magari, non mi sono spiegata bene io: il legame con l'operazione
straordinaria che riguarda FSU è dettato dal fatto che, come lei sicuramente sa,
bisogna andare a rinegoziare una forma di finanziamento; mi pare che su questo
siamo d'accordo, perché mi sembra di aver capito che anche lei abbia detto che è
necessario rinegoziare un finanziamento bullet nel 2021 per non mandare al collasso
FSU. Se siamo d'accordo su questo presupposto, capirà che, nel momento in cui FSU
dovrà andare in corso ad una scissione - perché, probabilmente, dovrà andare in
corso ad una scissione -, rinegoziare una forma di finanziamento in seguito ad
un'operazione finanziaria di scissione diventa ancora più complesso rispetto a quanto
è già stato in questa occasione. Ricordo all'Aula che questa proposta di deliberazione
dovrà essere approvata anche dal Comune di Genova, perché, evidentemente, siamo
50 e 50 e deve esserci un percorso condiviso.
Farlo adesso (visto che, tra l'altro, tra qualche giorno dovrebbe uscire un Decreto che
riprende e, probabilmente, risolleciterà il tema delle dismissioni di alcune forme di
partecipate che non sono ritenute essenziali), ci tutela dall'andarci ad imbarcare in
una situazione di rifinanziamento di un mutuo (o, comunque, di un'operazione di
debito) molto complessa, per cui l'urgenza è dettata da un motivo di razionalità e dal
cercare di fare un percorso che sia il più semplice possibile. La lettera di patronage è
esattamente la stessa rispetto a quella precedente e, quindi, non cambia nulla.
Per quanto riguarda il pegno ed il tema IREN, anche in questo caso non si va a
toccare e ad intaccare quelli che sono i suoi equilibri.
Credo che questa sia un'operazione positiva che deve essere fatta nell'interesse e
nella tutela dell'ente in un'ottica di medio-lungo periodo, perché andiamo a chiudere
un derivato e, quindi, un rischio; onestamente, credo che, in un momento come
questo, un derivato sottoscritto nel 2007 debba essere chiuso e, quindi, lo chiudiamo.
Andiamo a rifinanziare con un tasso fisso (1,6, che è un buon tasso) un'operazione
che ci permette di dilazionare il debito in 10 anni e, quindi, di non trovarci nel 2021 a
dover rientrare; si tratta di rate costanti in 10 anni e mi sembra che sia un giusto e
corretto modo di operare nell'ottica della visione di medio periodo. Andiamo a farlo
adesso, senza imbarcarci in un momento (che potrebbe essere tra qualche anno o
onestamente anche solo qualche mese) in cui ci sarà un'operazione straordinaria in
corso. Quindi, credo che sia nell'interesse della Città portare avanti questa proposta
di deliberazione; non penso che c'entri assolutamente nulla con il "Sistema Torino",
perché, evidentemente, si tratta di fare un'operazione di rifinanziamento e di
ristrutturazione di un debito molto complessa che non riguarda solo la Città di
Torino, ma anche la Città di Genova. L'abbiamo fatto in fretta, è stato fatto in questi
giorni, e quindi chiedo all'Aula di approvarla per far sì che si possano mantenere gli
equilibri della Città di Torino, di FSU, portando poi avanti un'operazione
straordinaria che riguarderà evidentemente sia la Città di Torino, che il Comune di
Genova.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Morano.

MORANO Alberto
Il punto non è sull'opportunità o meno del rifinanziamento, ma sull'opportunità o
meno della concessione in pegno di 420 milioni di azioni. Questo è qualcosa che, se
lo si legge in relazione al patto parasociale ed ai diritti che si attribuiscono ad Intesa
Sanpaolo, non corrisponde all'interesse della Città. Non contesto il rifinanziamento:
spostare a 10 anni un finanziamento è corretto e prevederne il rimborso a rate è
corretto, perché i flussi dei dividendi garantiscono pienamente questo rimborso del
finanziamento, ma quello che non è corretto è costituire un pegno che attribuisce ad
Intesa Sanpaolo un diritto di veto sulla ricostituzione. Quando nel 2018 questo pegno
scadrà e, poi, quando scadrà di nuovo nel 2021, il rinnovo del pegno presupporrà
sempre il consenso di Intesa Sanpaolo, perché il pegno, se si ristabilisce il sindacato
di blocco ed il divieto di vendita, impatta sulla trasferibilità delle azioni costituite in
pegno e, quindi, Intesa Sanpaolo dovrà dire sì o no e questa è una limitazione dei
diritti dell'azionista.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Napoli.

NAPOLI Osvaldo
Il mio intervento sarà molto breve. Rispetto a quanto anticipato dal Sindaco, cioè che
a giorni dovrebbe uscire un Decreto per quanto riguarda tutta la problematica delle
partecipate e collegate in qualche maniera, personalmente, come Gruppo di Forza
Italia, lo attendo per poi decidere, anche a livello parlamentare, a chi compete
ottemperare. Vorrei dire anche un'altra cosa: quando sento parlare di Intesa Sanpaolo
in continuazione - lo dico anche ai miei Colleghi di centrodestra -, io non credo che
sia il diavolo della Città di Torino. Sotto un certo aspetto, vedendo anche altre
situazioni bancarie in Italia oggi, Intesa Sanpaolo dovrebbe essere una mosca bianca
rispetto a tante altre banche che ritengo stiano passando delle sofferenze notevoli; di
conseguenza, potrebbe anche essere, tra virgolette, un "piccolo orgoglio" per la Città
di Torino. È ovvio che dobbiamo fare le giuste critiche, ma, per quanto riguarda il
metodo Torino ed il resto, non ci ho mai creduto e nemmeno ci credo. È ovvio che,
per quanto riguarda il pegno, vi sono alcune problematiche e, quindi, mi asterrò al
momento della votazione di questa proposta di deliberazione.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola alla Sindaca.

SINDACA
Se le preoccupazioni del Consigliere Morano sono quelle espresse, la invito a
rivalutare il suo voto, perché, visto che mi sembra che condivida l'operazione per
quanto riguarda la necessità di rifinanziare - e ribadisco che l'operazione imbastita ha
dei dati positivi -, il pegno non significa che stiamo dando ad Intesa Sanpaolo le
nostre azioni, ma significa che, evidentemente, in casi rilevanti - quindi, non è che,
domani, Intesa Sanpaolo avrà le azioni - può esserci questo pegno. Come ho detto nel
mio primo intervento, questo pegno non modifica gli assetti di governance e non
modifica la possibilità della Città di Torino di esercitare il proprio voto. Addirittura,
nel contratto - appena possibile ve ne forniremo una copia - si dice che Banca non
può intervenire per quanto riguarda la scelta sulla scissione e, quindi, non c'è alcuna
delega sulla governance e sulle scelte politiche che ci saranno sulle nostre
partecipate.
Quindi, come Città di Torino, mi sento di tranquillizzarla in tal senso e, anzi, la
invito a rivalutare il suo voto, visto che, dal mio punto di vista e anche per come è
strutturata la proposta di deliberazione, non vi è alcun motivo per questa sua
preoccupazione.

VERSACI Fabio (Presidente)
La parola, per la dichiarazione di voto, al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Consigliere Napoli, non è un problema che riguarda Intesa Sanpaolo, perché nessuno
ce l'ha con questa banca, ma bisogna capire quanto Intesa Sanpaolo sia legata a
questa Città, oltre che al passato di questa Città. Si poteva semplicemente scegliere
un altro soggetto, escludendo il pegno, con cui andare a rifinanziare; in quel caso
avremmo espresso un voto diverso. Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, per chi ha
fatto una campagna elettorale contro (perché la campagna elettorale contro l'ha fatta
la maggioranza e non questi Gruppi Consiliari, così come non l'ha fatta chi
governava prima, perché, avendoci lavorato, non avrebbe avuto senso e comunque
noi non la vediamo come il diavolo), nel segno della rottura, della discontinuità e del
cambio che la Città chiede - anche a fronte di quelle che erano state le promesse
elettorali -, sono convinto che andando a scegliere un altro soggetto si poteva
sicuramente fare un'operazione diversa. Detto questo, confermo il voto contrario e,
poi, vedremo come proseguirà questa operazione.

VERSACI Fabio (Presidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di
deliberazione:
presenti 35, astenuti 5, favorevoli 27, contrari 3.
La proposta di deliberazione è approvata.

VERSACI Fabio (Presidente)
Pongo in votazione l'immediata eseguibilità del provvedimento:
presenti 29, favorevoli 27, contrari 2.
L'immediata eseguibilità è concessa.

VERSACI Fabio (Presidente)
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere, lo dica a verbale. La parola al
Consigliere Napoli.

NAPOLI Osvaldo
Chiedo scusa, ma la mia era un'astensione, come ho dichiarato durante la
dichiarazione di voto.

VERSACI Fabio (Presidente)
Ne prendiamo atto per il verbale.
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