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| "Ricollocazione Ospedale Oftalmico" "Salvaguardia dell'Ospedale Oftalmico fino a individuazione di una nuova funzionale sede nella costruenda Città della Salute" "No alla chiusura dell'Ospedale Oftalmico". PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo al dibattito sul tema della "Ricollocazione Ospedale Oftalmico", il quale - vi ricordo - è congiunto con la proposta di mozione n. mecc. 201503886/002, presentata dal Consigliere D'Amico in data 4 settembre 2015, avente per oggetto: "Salvaguardia dell'Ospedale Oftalmico fino a individuazione di una nuova funzionale sede nella costruenda Città della Salute". e la proposta di ordine del giorno n. mecc. 201505247/002, presentata dai Consiglieri Tronzano e D'Amico in data 2 novembre 2015, avente per oggetto: "No alla chiusura dell'Ospedale Oftalmico". PORCINO Giovanni (Presidente) Ricordo che ogni Consigliere avrà dieci minuti per intervenire. La parola al Consigliere D'Amico. D'AMICO Angelo Oggi ci troviamo a discutere questa brutta pagina della sanità cittadina. La richiesta, come tutti avete avuto modo di vedere nella mia mozione, è che la Città intervenga presso la Regione, affinché si possa rivedere il piano aziendale redatto e che l'Ospedale Oftalmico possa restare nella sua sede attuale ed, eventualmente, prevedere un suo spostamento totale nella futura costruenda Città della Salute. Prima di entrare nel merito della mozione, vorrei citare alcuni numeri legati a questo Ospedale, per dare poi anche le motivazioni per le quali sono contrario a che questo ospedale venga spostato, come previsto da una deliberazione regionale. L'Ospedale Oftalmico, innanzitutto, è mono-specialistico, unico in Piemonte per quanto riguarda l'oftalmologia ed è aperto 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. È dotato di cinque sale operatorie, operative dalle ore 8.00 del mattino fino alle 19.30 del pomeriggio. Nel 2014 sono stati effettuati quasi 13.000 interventi chirurgici, il tasso delle infezioni rispetto al dato mondiale, che è dello 0,07%, per l'Oftalmico, dove siamo molto più bassi, è allo 0,03%. Questo quindi denota anche la professionalità che c'è all'interno di quelle sale. I passaggi nel pronto soccorso sono stati, nel 2013, 52.000, ma posso dire che nel 2014 e nel 2015 il dato non si è discostato di molto, hanno sempre comunque superato i 50.000 passaggi. Le prestazioni ambulatoriali di oculistica per esterni nell'anno 2013 sono state 54.892 e anche in questo caso i dati sono uguali per quanto riguarda il 2014 e il 2015. All'interno dell'Ospedale Oftalmico vi è una sinergia tra medici, operatori e infermieri, è un ospedale che funziona in maniera egregia. Sempre per dare ancora brevemente alcuni dati per poi entrare nel merito, nel 2015 sono stati effettuati 16.336 interventi chirurgici, di cui 7.000 interventi vitreali per la maculopatia, 6.300 cataratte, chirurgia retinica circa 1.126, trapianti di cornea 210, chirurgia del glaucoma 83, tumori 229 e via discorrendo; 51.400 passaggi e oltre 70.000 prestazioni ambulatoriali effettuate. Presidente, a noi pare una cosa veramente anomala che questo ospedale venga diviso, così come previsto, creando di fatto quello che noi chiamiamo, magari in maniera molto volgare, uno spezzatino, perché è previsto lo smembramento e il trasferimento di questo ospedale in due luoghi della Città ed, esattamente, un trasferimento presso l'Ospedale Giovanni Bosco e uno presso la Città della Salute. Tra l'altro, il pronto soccorso verrebbe a mancare, creando un grave danno. È vero che poi il pronto soccorso potrebbe essere ribaltato su questi altri due luoghi, però rendiamoci conto che oggi i pronto soccorso sono già intasati, se noi aggiungiamo all'Ospedale Giovanni Bosco e al pronto soccorso della Città della Salute questo ulteriore aumento di utenza, sicuramente il numero delle ore in cui gli utenti dovranno sostare all'interno di questi pronto soccorso aumenta in maniera esponenziale. Gli ospedali mono-specialistici, a differenza di quanto afferma l'Assessore Saitta, sono un'eccellenza piemontese: l'Ospedale Oftalmico è considerato non soltanto un'eccellenza piemontese, non soltanto un'eccellenza nazionale, ma un'eccellenza europea. Ho avuto modo di assistere a diversi dibattiti in questo periodo che si sono succeduti proprio a tutela e difesa di questo ospedale e in uno di questi convegni è intervenuto un luminare dell'oftalmologia che opera in Svizzera, facendoci comprendere che, se si continuerà ad andare su questa strada, si commetterà un gravissimo errore. È già successo anche per la Città di Roma: inizialmente anche per l'Ospedale Oftalmico di Roma era stato previsto uno smembramento tipo questo che si vuole oggi praticare a Torino, dopodiché quando si è compreso l'errore, la Giunta Regionale è ritornata a sedersi al tavolo a livello nazionale, chiedendo che questa loro scelta iniziale fosse rivista e potesse rimanere nel luogo dove oggi si trova ancora. Un'altra delle motivazioni per cui siamo contrari a questo spostamento è l'utilizzo delle risorse pubbliche. Negli ultimi anni all'interno dell'Ospedale Oftalmico sono stati investiti circa 15 milioni di Euro per rinnovare le sale, per migliorare l'ambiente, anche se dal di fuori non si direbbe, ma per chi ha avuto l'opportunità di entrare, si tratta di uno degli ospedali forse con le migliori condizioni interne, quindi appare anomalo che dopo un intervento di circa 15 milioni di Euro adesso si debba fare in modo che tutto ciò venga smembrato. È vero che alcuni Colleghi, magari della maggioranza, potranno affermare che questo nostro intervento è tardivo e che comunque quanto fatto dalla Giunta Chiamparino non sia nient'altro che un proseguimento di un provvedimento fatto dalla Giunta precedente di centrodestra, ma che ci debba essere una risistemazione per quanto riguarda la sanità pubblica tutti quanti siamo d'accordo. È vero che la Giunta Regionale precedente aveva stabilito ciò con una deliberazione ed è altrettanto vero - se vogliamo parlare di atti certi - che un emendamento, votato a maggioranza, stabilì che l'Oftalmico si potesse trasferire, ma soltanto in blocco - quindi, tutta la struttura ospedaliera -, nella costruenda Città della Salute. Questo avrebbe un senso, perché così si potrebbero spostare tutte quelle che sono le attività specialistiche all'interno di questo Ospedale, riconducendole in un luogo nuovo e, magari, più accessibile agli utenti. A mio modo di vedere, fino a che ciò non avverrà appare veramente sbagliato smembrare e dividere questo Ospedale. Alcune delle sedi che erano state individuate e che, subito dopo, sono state messe da parte, in effetti non erano sedi in cui questo Ospedale poteva stare. Per quanto riguarda l'utilizzo e lo spreco del denaro pubblico, oltre agli investimenti già realizzati all'interno di questo Ospedale, nel momento in cui si dovrà trasferire dovranno essere create delle nuove sale operatorie, perché non possiamo permettere che si faccia un intervento oculistico in una sala chirurgica nella quale, magari due ore prima, sono stati effettuati interventi alle emorroidi (mi perdoni il termine). Quindi, si dovranno costruire delle nuove sale, con un ulteriore costo per la collettività. Dato che questo Ospedale esiste da parecchi anni ed ha anche una funzione sociale fondamentale per la Città, riteniamo che non si debba fare questo spostamento e nella proposta di mozione chiedo soltanto che l'Amministrazione di questa Città intervenga presso la Regione Piemonte affinché venga rivisto il piano sanitario regionale e che si preveda eventualmente uno spostamento di questo Ospedale, ma esclusivamente nel momento in cui verrà creata la nuova Città della Salute, in blocco, mostrando quindi contrarietà all'attuale scelta operata dall'Assessore Regionale alla Sanità. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Con il Consigliere D'Amico ci stiamo occupando di questa vicenda (non da soli, ovviamente) ed in Regione anche parte della stessa maggioranza vede con preoccupazione le intenzioni dell'Assessore Saitta. In Regione, il nostro Partito è sicuramente coeso e compatto per cercare di limitare i danni, ovvero lasciare l'Oftalmico in via Juvarra, e, naturalmente, i Partiti contano, ma, secondo me, contano di più le quasi 100.000 firme che sono state raccolte dai cittadini. Non ho un'opinione positiva sul referendum sull'acqua pubblica; credo che l'acqua debba rimanere pubblica, ma ritengo che la gestione possa essere assunta dai privati nel caso in cui vi siano le condizioni. A mio giudizio, però, il referendum è sacro, cioè, se viene votato da oltre il 50% dei cittadini italiani, anche Forza Italia (che, magari, ha idee non collimanti con il quesito sull'acqua positivamente votato dai cittadini) se ne deve fare una ragione e pertanto, anche nel caso in cui dovesse andare a governare, dovrà tenere in considerazione il fatto che il cittadino italiano si è espresso su quel tema. Quindi, collego il referendum alla raccolta firme: non è un aspetto così ufficiale come un referendum, ma, oggettivamente, 100.000 firme non sono poche. Le 100.000 firme che chiedono di tenere l'Oftalmico in quella posizione sono un decimo della popolazione torinese e non possono non essere tenute in considerazione. Quindi, dico anche ai Consiglieri della maggioranza, che oggi voteranno con noi - speriamo positivamente - la proposta di ordine del giorno e la proposta di mozione, che non possiamo non tenere conto di questo dato, che, secondo me, sta in cima a tutte le nostre valutazioni. Quelle 100.000 firme, potrebbero anche essere di più (sono solo questioni organizzative, perché chiunque conosca l'Oftalmico sa che non può e non deve essere smembrato), non possono non essere tenute in considerazione. Dopodiché, è chiaro che facciamo anche dei ragionamenti più tecnici. Sono convinto che la mono-specialistica sia un valore aggiunto e non un elemento negativo per la Sanità. Credo che avere dei presidi ospedalieri che abbiano il loro core business in alcune branche della specialità sanitaria sia determinante e l'Oftalmico dovrebbe, a mio e a nostro giudizio, diventare l'hub regionale sull'oftalmologia, sull'oculistica e su tutto quello che riguarda le patologie dell'occhio. Il terzo dato riguarda la mobilità passiva. Lo dico anche a beneficio delle Consigliere che si occupano molto di questo tema (come le Consigliere Centillo e Genisio): la mobilità passiva è un elemento drammatico; secondo me, con la DGR 1-600 abbiamo penalizzato un po' troppo la Sanità privata convenzionata ed abbiamo spostato molto sulla Sanità Pubblica, addirittura tralasciando e cancellando alcune esperienze private che andavano benissimo insieme al pubblico. Questo non sarà positivo nel tempo, perché stanno aumentando le liste d'attesa nei pronto soccorso ed anche la mobilità passiva. La mobilità passiva significa che i costi verranno caricati sulla stessa Regione Piemonte, perché chiaramente, andando a farsi curare fuori, non si crea un valore aggiunto, ma una penalizzazione. Quindi, secondo me, la branca specialistica o la mono-specialità e la mobilità attiva (cioè, attirare in Piemonte altre persone che possono essere curate all'Oftalmico) sono due capisaldi che, chiunque faccia politica non solo amministrativa, ma anche legislativa, dovrebbe tenere in considerazione. Inoltre, perché trasferire l'Oftalmico e spezzettarlo, come diceva il Consigliere D'Amico, in via Cherasco ed in altre zone? Non è assolutamente possibile; le strutture che abbiamo visto in via Cherasco ed in altre parti della città non sono adeguate e dobbiamo dirlo con chiarezza all'Assessore Saitta: secondo noi, trasferire l'Oftalmico e spezzettarlo in diversi posti penalizza le grandi specializzazioni e le grandi professionalità che esistono all'interno dell'Ospedale. Abbiamo cinque sale operatorie in funzione dalle ore 8.00 alle ore 14.00, due sale operatorie in funzione dalle ore 14.00 alle ore 19.30 ed abbiamo una sala disponibile 24 ore su 24 per le emergenze. Pensate che cosa significa per i pazienti che hanno problemi agli occhi avere un presidio così importante, determinante, funzionante ed organizzato all'interno della città di Torino. Se lo dovessimo spezzettare, tutto questo rischierebbe di essere vanificato in men che non si dica; rischiamo di disperdere professionalità e di sperperare denaro. Come ha detto anche il Consigliere D'Amico, questo Ospedale è stato recentemente ristrutturato con impianti all'avanguardia e pertanto, secondo noi, un'azione di trasferimento (come vorrebbe fare l'Assessore Saitta) prima che sia conclusa la Città della Salute è un grave errore strategico e non tattico. Questo è quanto mi premeva dire, perché altre cose sono state dette, con grande capacità, dal Consigliere D'Amico. Al tempo stesso, Presidente, vorrei leggere l'impegnativa della proposta di ordine del giorno che ho firmato con il Consigliere D'Amico: "(…) Impegna il Sindaco a chiedere alla Regione Piemonte: 1) di prevedere il mantenimento dell'Ospedale Oftalmico in via Juvarra con l'attuale articolazione sanitaria, indispensabile per garantire le prestazioni oggi offerte; 2) di prevedere il trasferimento del suddetto Presidio nella sua totalità in locali idonei a garantire le prestazioni soltanto dopo la costruzione della Città della Salute". È chiaro che la competenza è della Regione, sappiamo che tocca a loro decidere, ma penso che la Città di Torino ed il Sindaco (che è anche il Sindaco Metropolitano e, quindi, ha una visione complessiva di tutto quello che accade a Torino e nella sua provincia) non possano esprimere un voto contrario ad una proposta di ordine del giorno di questo genere: innanzitutto, per rispetto, come dicevo all'inizio, delle 100.000 firme che sono state raccolte e, poi, per evitare che un patrimonio sanitario così importante storicamente e così pregnante per questa città possa essere reso sostanzialmente inutile per coloro che hanno delle patologie all'occhio. Pertanto, invito i Consiglieri di maggioranza a votare a favore sia della proposta di ordine del giorno, sia della proposta di mozione. Vorrei inoltre sottolineare che non vi è alcuna volontà di mettere delle bandierine. Ci stiamo occupando di questo tema da anni, non siamo arrivati adesso ad occuparcene, come invece fa qualcun altro per ragioni - pur legittime - elettorali; noi ce ne occupiamo da sempre anche in Regione, con il Consigliere Vignale, e pertanto pensiamo che possano e debbano essere approvate la proposta di ordine del giorno e la proposta di mozione, perché consentono di garantire le 100.000 persone che hanno firmato e che la Città di Torino continui ad avere un presidio all'avanguardia nel campo dell'oculistica. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Vorrei iniziare il mio intervento con una battuta infelice (mi autodenuncio); dico ai Colleghi che mi hanno preceduto che, ovviamente, anche noi siamo d'accordo affinché venga approvata - noi la voteremo, lo anticipo - questa proposta di ordine del giorno, ma avrei voluto togliermi un sassolino prima della fine della tornata amministrativa e questo atto me ne ha dato l'opportunità. Vorrei inoltre dire ai Colleghi che anche noi la sottoscriviamo. La battuta infelice è che, se per caso dovesse cadere la Giunta Chiamparino, probabilmente poi ci sarebbe un atteggiamento completamente diverso da parte della maggioranza. Mi spiego: ricordo molto bene le vicende che vi furono per il Valdese. Quando vi furono le manifestazioni per il Valdese, alla guida della Regione Piemonte c'era Cota e vi fu una manifestazione in piazza Madama Cristina in cui venne scaricata tutta la rabbia sulla possibilità di chiusura del Valdese, tant'è che, impropriamente, partecipai anche io e fui dalla parte di chi protestava, nonostante io fossi di centrodestra e la Giunta Regionale fosse governata da Cota. A volte, la coerenza ti impone però di stare anche nei posti, tra virgolette, "sbagliati" e, secondo me, quella era un'occasione, per cui anche io partecipai con le Consigliere della maggioranza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ci fu una condivisione. Ma che cosa è avvenuto nel frattempo? La Giunta Cota è caduta, ci sono state le elezioni, ha vinto Chiamparino e del Valdese non se ne è più parlato. Ricordo la rabbia e la veemenza in quella piazza, dopodiché vinse Chiamparino e si chiuse il capitolo. Aggiungo che vi fu ancora una manifestazione, non ricordo come si chiamava, circa un anno e mezzo fa, dopo che, ormai, il problema del Valdese non esisteva più, e vi fu una provocazione da parte di alcuni medici che continuavano ancora a lottare, mentre tutti gli altri non si vedevano più. Telefonai ad uno (non dico il nome per una questione di correttezza) e mi disse che dovevamo vederci e parlare perché erano cambiate delle cose ed io gli risposi maliziosamente che probabilmente era cambiato il Presidente della Regione Piemonte. Scusate se ho fatto questa polemica… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ovviamente, Consigliera Centillo, non era riferito assolutamente a lei, perché lei non poteva venire alla seconda manifestazione e lo ha giustificato anche in maniera chiara; quindi, non era riferito a lei e le posso dare atto che quella vicenda l'ha sempre condotta con coerenza, ma ciò non vale per tutti. Vorrei sottolineare nuovamente il nostro voto favorevole e chiudo il mio intervento con la stessa battuta: speriamo che, in questi giorni, cadrà la Giunta Chiamparino, perché sicuramente cambierà di conseguenza l'atteggiamento sulla chiusura dell'Oftalmico. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Il Consigliere Liardo è sempre troppo morbido, perché credo che, invece, questa sia una vera e propria ipocrisia politica da parte del Partito Democratico, che, quando è all'opposizione, lancia campagne contro la chiusura di qualsiasi cosa e, il giorno dopo che inizia a governare, si va invece ad appiattire; anzi, ha criticato la Riforma Sanitaria della Giunta Regionale precedente, dopodiché ha iniziato a dire che era in linea con quella Riforma. Vorrei vedere gli stessi fenomeni che, oggi, albergano la maggioranza in Consiglio Regionale che, prima, puntavano il dito parlando male della Sanità e della Riforma Sanitaria, mentre, adesso, schiacciano i bottoni a testa bassa, in maniera quasi da somari. Ci vorrebbe un po' di coerenza. Sono dell'idea che gli ospedali non li fanno le mura, ma le persone che ci lavorano, e se per il Valdese si parlava di trasferire tutta la struttura ad un chilometro e mezzo, adesso invece si parla di dividere completamente, andando anche a togliere il pronto soccorso e distruggendo - come diceva prima il Consigliere D'Amico - un'eccellenza europea. L'Assessore Saitta prima lancia la pietra e poi dice che, fino alle elezioni, non si tocca, come per paura di andare a perdere i voti e tutto quel consenso che magari orbita intorno ad alcuni Sindacati che vivono all'interno delle strutture sanitarie e che, quando gli fa comodo, scendono in piazza, alzano il dito e si lamentano, mentre, quando non gli fa comodo, stanno zitti, anche loro a testa bassa come fanno quei Consiglieri Regionali di maggioranza, che erano gli stessi all'opposizione qualche anno fa. Noi sosteniamo pienamente e fortemente questa proposta di ordine del giorno e questa proposta di mozione e chiediamo che vi sia un impegno di coerenza. Ribadisco che non sono dell'idea che siano importanti i muri degli ospedali, ma che questi possano lavorare. Se esiste una struttura che può accogliere completamente ed esattamente come è oggi l'Oftalmico di Torino, credo che non vi sia alcun problema di logistica territoriale per nessuno, perché è importante continuare quell'eccellenza e tenerla viva, facendola funzionare. Quando una persona vuole farsi curare, vuole farlo con il migliore e non da quello vicino a casa, però, se oltre a metterlo lontano, lo dividono, si tolgono le sale operatorie, si toglie il pronto soccorso e si vanno a dividere gli staff che, negli anni, si sono consolidati ed hanno lavorato bene, allora quello diventa certamente un vero e proprio problema. In quest'Aula abbiamo fatto tante battaglie: ricordo, da parte dalla maggioranza, numerose IV Commissioni e numerosi Consigli per parlare della Riforma Sanitaria della Giunta Regionale precedente, per cui chiedo la stessa coerenza di quando prima si lamentavano; continuate a farlo, magari in maniera meno forte, perché capisco che oggi governate e non potete dare addosso con toni accesi al vostro Presidente Regionale, però credo che nel voto ci debba essere la coerenza delle persone. A quelle 100.000 persone faremo vedere chi votava determinati atti due anni fa e chi li vota oggi, per fargli fare il confronto; io votai la mozione della Consigliera Centillo per far rimanere tutta la struttura del Valdese - esattamente la stessa - anche nel luogo dove sarebbe stata ospitata successivamente e, quindi, non ho nulla da nascondere, però prenderemo chi votava determinati atti due anni fa e vedremo chi vota contro oggi. Lo faremo vedere a quelle 100.000 persone. È facile fare i fenomeni in campagna elettorale, perché siamo abituati alle promesse che poi non si mantengono. Oggi ci sarà una votazione, prenderemo i verbali, li distribuiremo ed ognuno ci metterà la faccia. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio In realtà, riconoscendomi appieno negli interventi dei Consiglieri del centrodestra che mi hanno preceduto, ci tenevo a portare un ulteriore elemento a conoscenza della Sala Rossa, perché, effettivamente, il dibattito sull'Ospedale Oftalmico è avvenuto prevalentemente in Consiglio Regionale. Io ho avuto l'occasione di vedere lì la piega che ha preso ed è ancora, forse, più ridicola ed ipocrita di quella che è stata disegnata da chi mi ha preceduto della Lega Nord e di Forza Italia. All'italiana, i cittadini sono piuttosto abituati al fatto che, quando si capovolgono i fronti maggioranza ed opposizione, cambino per magia le posizioni anche su tematiche così importanti e strategiche come la sopravvivenza, la chiusura o il trasferimento di una struttura sanitaria del peso dell'Oftalmico, ma, dall'altra parte, il paradosso è che almeno su quella posizione cambiata ci dovrebbe essere coerenza o unanimità. Invece, il paradosso è che c'è stata un'assemblea pubblica proprio affianco all'Oftalmico, in cui la Giunta ha disertato come al solito - Giunta Regionale intendo -, l'Assessore Saitta così come le Direzioni e, dall'altra parte, invece, la maggioranza era rappresentata dal Presidente del Consiglio, Laus, che, però, intendiamoci, non fa parte della Giunta, ma non è proprio un personaggio di secondo piano della maggioranza in Regione. In quel contesto, ricordo che era piena estate, io ho potuto - penso come tutti i cittadini che erano lì presenti - ascoltare le garanzie assolute del fatto che il centrosinistra in Consiglio Regionale avrebbe fatto cambiare idea a Saitta e avrebbe salvato l'Oftalmico. Dopo questo è arrivato l'ennesimo voltafaccia assoluto, in cui dopo quegli impegni e dopo quelle promesse prese, dopo gli applausi strappati, è arrivata la conferma della Giunta di chiudere l'Oftalmico. Perché dico chiudere e non trasferire? Perché l'Oftalmico lo stanno chiudendo, non lo stanno trasferendo. La nuova struttura dove dovrebbe essere collocato è grande un decimo e quindi è assolutamente ovvio che non possa essere mantenuto il servizio nelle stesse quantità e con la stessa qualità con cui viene garantito al momento. La struttura che adesso viene chiusa è stata recentemente rimessa a posto con un investimento pesantissimo di finanziamenti pubblici della Regione e diventa, quindi, ancora a maggior ragione, più insensato che si vada di fatto a privarla di quella vocazione sanitaria che aveva, perché si tratta di centinaia di migliaia di euro di investimento per l'ammodernamento delle strutture dell'attuale sede. Dall'altra parte, il coinvolgimento del Consiglio in questo percorso è stato assolutamente zero: non c'è stato un sopralluogo nella struttura nuova, non c'è stata un'illustrazione dei numeri, dei costi di trasferimento, della riorganizzazione, c'è solo un grande ed enorme punto interrogativo. Noi in un primo momento, come Consiglieri di opposizione, pensavamo, temevamo, come spesso accade, che la Giunta tenesse per sé questi dati e che cercasse semplicemente di non mettere a conoscenza gli avversari di queste informazioni. Poi, ci siamo dovuti rendere conto che è molto peggio, perché non ne hanno la più pallida idea nemmeno loro; loro hanno deciso la chiusura di una struttura, promettono e millantano il trasferimento in una nuova, che è un miraggio, e non hanno minimamente idea di quali siano i costi, di quale sia la logistica e di quale sia la riorganizzazione. Non è che non ce lo dicono perché non vogliono dircelo, non ce lo dicono perché non lo sanno, eppure lo hanno deciso, come mai? Domandiamocelo e diamoci una risposta. Sappiamo tutti, perché bisogna anche essere onesti con noi stessi, che la Sanità regionale è stata di fatto commissariata da diverso tempo dal Governo. È la prima competenza, di fatto, delle Regioni; Regioni che, ormai, hanno potestà autonoma legislativa praticamente quasi su niente (le poche cose su cui le Regioni fanno le Leggi vengono impugnate dal Governo in Corte Costituzionale) e quindi è un'autonomia tramontata e uccisa dai governi centrali, però la Sanità piemontese, per problemi di Bilancio, è stata commissariata dal famigerato tavolo Massicci, di fronte al quale i vari Assessori alla Sanità, i diversi che hanno visto ricoprire questo incarico nella Giunta Cota e l'attuale Assessore Saitta, vanno di fatto col cappellino in mano a chiedere di sbloccare i singoli fondi in cambio di tutta una serie di impegni mantenuti. L'impressione, quantomeno di chi adesso vi parla, è che in realtà al tavolo Massicci non chiedano razionalizzazione, non chiedano riorganizzazione, non chiedano efficientamento, ma chiedano gli scalpi, chiedano le chiusure, chiedano semplicemente di abbattere ciò che c'è, senza minimamente dare delle garanzie di riorganizzare ciò che invece andrebbe salvato. Qual è la grande colpa politica? Che chi viene eletto in Regione Piemonte dovrebbe andare a Roma a difendere l'istanza del territorio, a difendere quello che è il servizio dei cittadini e a difendere il lavoro di chi opera in quel settore e non, invece, a portare lo scalpo inchinato solo per portare a casa che cosa? Lo sblocco dei fondi per le assunzioni dei 500-600 infermieri, che continuiamo a sentirci promettere ad ogni spron battuto; assunzioni su cui si è già aperto il litigio tra Giunta e Sindacati per decidere quali saranno i criteri; assunzioni che, per questo litigio, non ho timore a denunciare che il forte rischio è che sia semplicemente un'operazione clientelare. Allora, si vanno a chiudere gli ospedali, si va a non dare la minima garanzia di dove si trasferiscono i servizi, si va a non ascoltare istanze di assemblee partecipatissime e di un intero territorio, tutto questo per cosa? Per portare a casa delle assunzioni clientelari? Se davvero fosse così, sarebbe veramente una vergogna. Io, però, concludo con un auspicio. Io non so, sinceramente, come finirà la votazione di questo atto di indirizzo, che, evidentemente, qualora fosse approvato, sarebbe la posizione della Città di Torino nei confronti della Regione Piemonte. È un momento comunque importante, per cui ringrazio i Colleghi di averlo organizzato, però mi rimane una curiosità. Noi abbiamo già visto qui in Consiglio Comunale, in questo ultimo periodo (non intendo sempre, ci sono stati dei momenti anche lontani dalle elezioni in cui questa maggioranza ha dato degli orientamenti diversi dalla maggioranza dello stesso colore che è in Regione, lo dico per onestà intellettuale), che ultimamente si stanno andando a toccare dei capitoli piuttosto delicati, su cui il Consiglio Comunale vota e, poi, però, a questo punto, vorremmo vedere l'azione di pressing del Sindaco Fassino nei confronti del Presidente Chiamparino, perché abbiamo appena votato la sopravvivenza delle residenze universitarie dell'ex MOI per evitare il raddoppio di quell'occupazione. Lì in Consiglio Regionale io ho presentato quella mozione ed è stata bocciata e qui l'hanno presentata i Moderati ed è stata approvata. Domanda: il Sindaco Fassino andrà da Chiamparino a dirgli che deve fare diversamente? La domanda di oggi: se oggi passa questo atto di indirizzo - perché qui stiamo tutti andando ad elezioni -, che cosa succede? Poi, il Sindaco Fassino va dal Presidente Chiamparino a dire di non toccare l'Oftalmico? Io a questa domanda vorrei una risposta dalla maggioranza. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo È chiaro che io mi ritrovi negli interventi dei miei Colleghi della minoranza, però ci tenevo a fare un passo in avanti, cioè bisogna che ci chiariamo. Qual è il futuro e quali sono le strategie di politica sanitaria che si vogliono adottare in Piemonte? Lo dico, perché la riflessione che io ho fatto è la seguente: il Consiglio Comunale di Torino, rispetto a quelle che sono le eccellenze e gli ospedali tutti che ricadono sul proprio territorio, si pone nei confronti dell'Amministrazione Regionale chiedendosi: "Cosa faccio? Mi reinvento una strategia ed una politica sanitaria nuova, o difendo quella che c'è adesso?". Mi spiego meglio. Il cittadino torinese ha da sempre a che fare con strutture che sono considerate, chiamiamole, mono-branca; abbiamo parlato della senologia, del Valdese, parliamo dell'Oftalmico per tutte le malattie che hanno a che fare con gli occhi e con l'oculistica, se uno decide di rivolgersi ad un ospedale dermatologico va al San Lazzaro, se uno ha grandi traumi si rivolge al CTO. Quindi, il cittadino torinese ha dei punti di riferimento. Vogliamo reinventarci (destra o sinistra, non mi interessa chi governa) una nuova strategia per la riduzione dei costi, perché bisogna avere rigore nella spesa? Allora, parliamo di Area Metropolitana e cerchiamo di dare un indirizzo per quanto riguarda la Città di Torino dove ci sia un ospedale a Sud, uno a Nord, uno che prenda la vallata della Val di Susa e uno in centro a Torino, però dev'essere un ospedale in cui un paziente, qualsiasi sia la patologia da cui è affetto, entra, viene curato ed esce, senza essere trasferito. Allora, con grande coraggio chi amministra questa Città deve farsi sentire nei confronti dell'Amministrazione Regionale, per un motivo molto semplice, perché solo in questo modo può non difendere e può esimersi dal difendere le eccellenze e le peculiarità che ogni ospedale che ho citato prima, in qualche modo, difende. Io credo che siamo un po' ad un bivio. È evidente, ormai il 75% dei Bilanci Regionali viene assorbito dalla Sanità stessa, però è il momento di fare delle scelte. Io credo che la Città della Salute non sia l'unica scelta per Torino. Abbiamo visto, per esempio, la polemica che c'è stata anche sulle emodinamiche: trovate naturale che ci debbano essere una emodinamica alle Molinette e una al Mauriziano, ad un chilometro di distanza? È un problema di territorio ed è un problema di strategia. Io chiedo a questa Amministrazione Comunale, perché mi pare che la nostra visione sia quantomeno unanime su questo, di scegliere uno dei due modelli: o difendiamo gli ospedali che, da sempre, si sono occupati delle malattie, in questo caso, degli occhi e, quindi, l'Ospedale Oftalmico, o altrimenti reinventiamo il sistema, ma l'Amministrazione Comunale di Torino oggi deve prendere una posizione chiara nei confronti della Regione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Consigliera Appendino. APPENDINO Chiara Molto è stato già detto prima di me dai Colleghi di opposizione e, quindi, in realtà, penso di potermi unire tranquillamente ai ragionamenti che sono stati fatti. Anche io, come diceva il Consigliere D'Amico all'inizio, ho appreso degli ottimi risultati raggiunti nel 2015. Veniva citato l'elemento del risparmio di Euro 1.700.000,00, ma ricordiamoci anche quali sono gli eccellenti risultati proprio prodotti dall'Ospedale stesso in termini di interventi chirurgici: circa 16.000 rispetto ai 14.600 circa dell'anno precedente. Inoltre, come diceva il Consigliere Tronzano e altri Consiglieri: i passaggi di pronto soccorso hanno superato i 50.000 accessi; le prestazioni ambulatoriali di oculistica sono state circa 58.000; il Centro di Riabilitazione Visiva ha effettuato 8.308 prestazioni; la radiologia circa 26.000 prestazioni; la diabetologia 25.000 prestazioni; la medicina 8.000, la cardiologia 9.800. Perché questo elenco? Perché è evidente che la valenza che ha questo luogo e questo Ospedale è veramente da difendere. L'Ospedale Oftalmico è uno dei maggiori centri in Italia per la diagnostica e la terapia medico chirurgica della retina e trapianto di cornea e noi abbiamo il dovere come cittadini, ancor prima che come amministratori, di difendere questo valore aggiunto del nostro territorio. Non penso assolutamente che la sua chiusura e questo dubbioso e quanto meno molto poco chiaro Piano Regionale Sanitario possa portare ad un risparmio, anzi, penso che, come diceva il Consigliere Marrone (condivido l'analisi che ha fatto), ci siano grossi dubbi, sia un piano di logistica che non corrisponde ad una logica complessiva di riorganizzazione e penso che, in realtà, si stia rimandando ad un futuro delle scelte che oggi non si ha il coraggio di fare per dire veramente le cose come stanno. Penso che gli ospedali mono-specialistici siano un valore aggiunto e alcuni Paesi d'Europa ne hanno parecchi; ad esempio in Svezia, in Inghilterra, esistono proprio ospedali oftalmologici specialistici, se non erro addirittura nel Lazio si sta procedendo anche con un ospedale mono-specialista. Quindi, penso che sia un valore, come diceva il Consigliere Tronzano, e come tale quindi va riconosciuto e va difeso. Per quanto riguarda le firme, io penso che, molto spesso, tutti noi amministratori diciamo che è importante la partecipazione, molto spesso diciamo che è importante l'ascolto nei confronti dei cittadini e, molto spesso, diciamo che i cittadini devono partecipare alle decisioni della cosa pubblica; 100.000 firme sono veramente tante e devono imporre alle Amministrazioni, al Comune ed alla Regione, di fermarsi e di ragionare. Se, poi, c'è un distacco sempre più forte tra la politica, le istituzioni e i cittadini, se c'è una mancanza di fiducia nei confronti delle politiche che portano avanti gli amministratori, maggioranza ed opposizione che siano, se c'è una forma di sfiducia forte nei confronti dell'amministratore perché si pensa che non persegua gli interessi comuni, questo è anche dovuto al fatto che, a forme di partecipazione forti come questa, una raccolta firme così imponente, le risposte non arrivano. Allora, io mi unisco ovviamente ai Consiglieri di opposizione, anch'io sosterrò questi atti e li voterò e anch'io auspico che il Sindaco Fassino, nel caso in cui ovviamente passasse questo atto, e in generale le forze di maggioranza di quest'Aula facciano a loro volta pressione nei confronti della Regione, perché evidentemente appartengono alla stessa forza politica e ancora di più, oltre alla posizione è importante che la maggioranza ed il Sindaco stesso vada da Chiamparino e faccia sentire la sua voce a fianco di quella dei 100.000 cittadini che già hanno fatto molto in questi mesi e hanno fatto sentire la loro voce. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Io non entro nel merito tecnico, poi saranno i Colleghi che più di me si occupano di questioni riguardanti il sistema sociosanitario, la Sanità in generale, il Piano sociosanitario a discutere delle vicende nel merito e, ovviamente, l'Assessore poi spiegherà esattamente qual è la posizione dell'Amministrazione. Visto che, però, siamo tutti qui e siamo venuti questa mattina per un Consiglio straordinario, vorrei fare due annotazioni politiche. Comprendo che ci siano anche dei cittadini che è giusto che sappiano come stanno le cose, non soltanto in modo demagogico e populista, ma guardando ai fatti e alla storia. Allora, guardiamo i fatti e, poi, risponderà anche la Consigliera Appendino per quanto riguarda l'irresponsabilità amministrativa di chi annuncia delle cose in campagna elettorale e, dopo, quando va a governare, ne fa altre, ma ne avrò anche per lei. Torniamo alle questioni che riguardano il Piano sociosanitario approvato dalla Regione nel 2012. Faccio presente che nel 2012 la Regione Piemonte, governata da Cota, e nella Giunta sedevano Monferino, Vignale, Pichetto, Porchietto (lo dico al Consigliere D'Amico perché li conosce bene, essendo del suo schieramento politico), approva un Piano sociosanitario in Consiglio, frutto di un accordo nazionale, che prevede la cancellazione di quell'Ospedale. L'Assessore Monferino... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). PORCINO Giovanni (Presidente) Scusi, Consigliere Cassiani, la interrompo. Allora, così non può funzionare; per cortesia, il pubblico è tenuto a rimanere in silenzio e ad astenersi da manifestazioni di assenso o dissenso. Per favore, così è previsto. CASSIANI Luca Dobbiamo anche dividere tra il pubblico che ascolta e quello che fa, invece, da claque a qualcuno dei Consiglieri. Detto questo, le scelte amministrative che si fanno quando si governa non si possono, poi, disconoscere quando si sta all'opposizione, perché questo è ridicolo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere D'Amico, ho ascoltato lei, ho ascoltato il Consigliere Liardo, mi faccia finire per favore. Nel 2012, Monferino fa quelle scelte, che qui non voglio discutere, perché, secondo me, quella Giunta ha veramente provocato lo sfascio politico della Sanità piemontese, ma non voglio discuterlo in questa sede, perché sarebbe troppo facile sparare sulla Croce Rossa, è stata mandata via dalla Magistratura e sarebbe troppo semplice, non voglio veramente approfittare di questo. Non voglio fare né demagogia, né populismo, a differenza di qualcun altro, però dico che se una Giunta Regionale in carica fa una scelta che viene poi confermata da un'altra Giunta, o hanno sbagliato tutte e due, e mi sta bene, Consigliere D'Amico, potete dire: "Sì, hanno sbagliato Cota, Monferino, la Giunta con Vignale, Porchietto e Pichetto - attuali Consiglieri di opposizione -, hanno sbagliato all'epoca e abbiamo sbagliato anche noi adesso", questo mi potrebbe star bene, sarebbe un discorso di coerenza politica, non demagogico, né populista. Ma se quando facevate voi queste scelte di chiusura andavano bene e adesso, che vengono confermate da un'altra Giunta, vanno male, allora siamo nel ridicolo. Poi può venire qualcuno qui, fare l'applauso, prendere 10 voti in più, ma non è questo il tema, è che bisogna avere senso della responsabilità amministrativa. Mi rivolgo anche alla Consigliera Appendino. Io capisco perfettamente che siamo in campagna elettorale, c'è bisogno di visibilità politica, ci sono i giornalisti, va tutto bene, è legittimo e ci stiamo tutti a questo gioco; però attenzione, non è che il Sindaco Pizzarotti prima della campagna elettorale dice che non deve accendere l'inceneritore e ci fa una campagna elettorale sopra, e poi quando va al governo, il primo giorno dice: "Devo accenderlo" e a quel punto lì non è demagogia e populismo. Bisogna assumersi le responsabilità politiche, bisogna essere seri. Se io dico che non accendo l'inceneritore, non lo accendo, se no sono un pagliaccio. Se dico che chiudo l'Ospedale quando governo, poi non è che quando vado all'opposizione, invece, lo devo tenere aperto, perché così, a due mesi dalle elezioni, i cittadini dicono: "Che bello". Io non voglio entrare nel merito della questione dal punto di vista tecnico, ma politicamente, abbiate pazienza, è ridicolo che si debbano tenere atteggiamenti diversi a seconda che si stia in maggioranza o in opposizione. Lo dico al Centrodestra, che governava all'epoca; e Monferino, dopo aver chiamato altri Assessori - c'è stata una certa successione di Assessori e qualcuno purtroppo ha avuto delle vicende giudiziarie gravi - è entrato in una vicenda non so con quali danni o con quali risoluzioni dei problemi, perché il Tavolo Massicci non se lo è inventato la Giunta Chiamparino; e quello che è successo a Roma - ed è stato stabilito con un rientro, perché abbiamo una serie di svariati miliardi di debito rispetto alla Sanità piemontese, che ha un buco enorme - non se lo è inventato l'ex Sindaco e attuale Presidente della Regione, il Governatore Chiamparino. Quindi dobbiamo essere seri. Se domani mattina decidiamo che una Giunta fa un percorso amministrativo, si chiama continuità dell'azione amministrativa. Non è che, se uno dice che quella roba lì va fatta e si inizia a costruire, poi arriva un altro e dice di no perché lo decide un'altra Giunta. C'è una questione di responsabilità politica. Responsabilità politica vuol dire che quando uno fa delle scelte e governa e poi fa l'opposizione, quelle scelte valgono per tutti. Non è che, a seconda di chi fa una cosa, lo si costruisce o non lo si costruisce. Il grattacielo della Regione può essere giusto o sbagliato che sia, ha iniziato a costruirlo la Bresso, l'ha continuato Cota, lo termina Chiamparino. Che cosa facciamo, adesso arriva qualcuno e lo fa tirare giù perché non gli piace? Si chiama serietà nel rispetto delle condizioni amministrative. Questo è il tema politico. Domani mattina, se io dovessi andare all'opposizione - lo dico anche alla Consigliera Appendino -, io sono preparatissimo, guardate, non c'è problema, in politica ci sta governare e anche fare l'opposizione, mi è capitato in tante occasioni, mi auguro che non capiti, sono certo che non capiterà... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In Circoscrizione con lei, Consigliere Liardo. Quando c'era lei. C'era Forza Italia che governava. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Liardo, non si preoccupi. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Abbiamo perso le elezioni nella Circoscrizione 5 nel 1997. Forse lei non si ricorda, ma io c'ero e perdemmo delle elezioni amministrative nella Circoscrizione 5. Io facevo il Capogruppo dell'opposizione, PDS, '97. Io la memoria ce l'ho, ma lasciamo perdere. Detto questo, Consigliere D'Amico, venendo a lei, che reputo una persona seria, tranne quando fa queste campagne, che sono - immagino - giustamente di carattere politico e propagandistico (siamo a due mesi dalle elezioni e ci sta), però le richiamo solo una questione: chieda a Vignale cosa votò quando c'era il Piano socio-sanitario in Giunta con Cota e con Monferino; glielo chieda e poi venga qui a dirmelo, perché bisogna essere seri. Se domani mattina governasse Morano, o Napoli, o Appendino io non verrei qui a dire cose diverse rispetto a quelle che ho sempre sostenuto, che devo cambiare i musei o altro, perché in politica la coerenza è una virtù che va assolutamente affermata, che si sia in maggioranza o in minoranza. PORCINO Giovanni (Presidente) Ha chiesto di intervenire il Consigliere Carbonero. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non c'è fatto personale, sono considerazioni politiche. La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Il Consigliere Cassiani ha detto la parola più importante che poteva dire, che è "serietà". Quando si portano avanti certi argomenti amministrativi che sono di importanza collettiva, cioè quando tutta una città può essere coinvolta in determinate scelte, una maggioranza amministrativa che sia seria si dovrebbe presentare compatta su quei banchi, e invece siete in 10, in 10 su 26; onore a chi c'è chiaramente, ci mancherebbe, però questa è la dimostrazione di quanto questa Città se ne impippi di quelle che sono le richieste dei propri concittadini. È la dimostrazione lampante. La serietà è questa: il fatto di non esserci. Quando c'è da approvare un Piano Regolatore o quando c'è da approvare una deliberazione urbanistica, siete sempre tutti compatti, insistete tutti fino all'ultimo momento per farla passare e siete belli pesanti e massicci. Adesso siete in 10. Questa è la dimostrazione della serietà e dell'interesse che questa maggioranza e questa Giunta amministrativa hanno verso i propri concittadini, cioè non gli interessa assolutamente niente; una volta risolti i propri interessi, i propri affari, i propri finti ideali, eccoli qui. Sulla coerenza di continuità, di cui parlava prima sempre il Consigliere Cassiani, voglio ricordare che durante la Giunta Cota avevate detto che avreste cambiato completamente tutto, che quello che stava facendo era completamente sbagliato: non avete cambiato una virgola, perché probabilmente quello che si stava facendo era giusto, ma voi, per fare i vostri spot elettorali, come sempre fate, avete attaccato a mille e poi avete continuato un qualcosa che in qualche modo doveva essere perseguito per rendere efficiente la Sanità in Piemonte. Quindi non avete fatto assolutamente niente di nuovo. Allora, prima di parlare di coerenza e di serietà, guardate i banchi vuoti e poi fate questo discorso. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Consigliera Centillo. Per favore, rimaniamo in silenzio e consentiamo alla Collega di intervenire. CENTILLO Maria Lucia Al netto di questi numeri - però vedo che anche al banco dell'opposizione non c'è proprio il pienone -, il Consiglio si sta svolgendo e nessuno si è tirato indietro rispetto ad una vostra richiesta, quindi siamo qui. Io sono per discutere nel merito, per discutere dell'Ospedale Oftalmico, così come ci avete chiesto, in un contesto però un po' più ampio, che è quello della Sanità pubblica. Dico subito che la collocazione territoriale, gli investimenti fatti sull'Oftalmico, i dati di produttività quali-quantitativa e soprattutto la presenza del Pronto Soccorso non sono in discussione e non possiamo pensare che vengano dilapidati. Partendo da questo assunto, io credo che però dobbiamo collocare le posizioni, ricostruendo anche un po' di verità, perché alcuni passaggi non sono stati così precisi rispetto alla storia. Devo dire alla Consigliera Appendino che, invece, sulla questione ospedale mono-specialistico le tendenze scientifiche vanno in un'altra direzione, che è quella di non privilegiare l'ospedale mono-specialistico, che era tipico del secolo scorso, ma di collocare in una logica di rete le esperienze mono-specialistiche e quelle cosiddette "di eccellenza", affinché, per esempio, nel caso dell'Oftalmico per gli interventi sull'occhio, non ci sia la fabbrica delle cataratte, cosa che si poteva in qualche modo pensare. Non è così. Dietro all'esperienza dell'Oftalmico ci sono tante altre caratteristiche, tra cui, per esempio sulla traumatologia, quella di poter intervenire laddove ci sono tutte le specialità. Se è vero che il CTO ha bisogno del settore oculistico, è vero che il settore oculistico ha bisogno anche di altre specialità per poter dare il massimo. Quindi, io credo che nella logica del territorio vada affrontata questa scelta, mettendo l'Ospedale Oftalmico, a mio parere, nella giusta collocazione, che è quella della Città della Salute. Questa è la situazione a regime. Secondo me, però, dobbiamo fare qualche piccolo passo indietro. Innanzitutto, se noi consideriamo la salute un bene primario e l'accessibilità ai servizi un elemento di uguaglianza, dove l'universalismo è fondamentale, e questi tre principi sono miei, della mia area politica, della mia coalizione, non so se tutta l'opposizione si riconosce in questi principi. Allora dobbiamo sapere che il Fondo Sanitario Nazionale cuba circa 111 miliardi e che ad oggi la quota pro capite è di 2.000 Euro, che è molto più bassa di quella che è negli altri Paesi europei; per cui io credo che bisognerebbe fare anche una battaglia comune, che è quella di aumentare i fondi dedicati alla Sanità. Per tenere insieme i dati economici e di qualità, io credo che bisognerebbe superare la logica dei Piani di rientro, cosa che la Regione Piemonte sta facendo, ma che ancora ci porta ad avere una serie di problemi legati ai Piani di rientro. Voglio precisare - e qui vorrei ricostruire una delle verità non dette - che il Piano di rientro e la scelta di chiudere l'Ospedale Oftalmico appartengono alla scelta della Giunta Cota, e che su questa come su altre deliberazioni la Giunta Chiamparino, nonostante l'opposizione anche della Città di Torino su certi argomenti, sta reggendo il punto dell'impegno della continuità amministrativa sul Piano di rientro. Vi faccio un esempio, vi ricordo il nostro ricorso al TAR fatto nei confronti della deliberazione Cota sulla domiciliarità: abbiamo vinto al TAR, la Regione ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la vittoria del Comune di Torino e noi siamo stati sempre su questa posizione. Siete voi che, invece, a seconda della situazione, state da una parte piuttosto che dall'altra. Detta questa cosa dei Piani di rientro, c'è un altro aspetto che mi sembra importante tenere presente: collegandolo alle quote non così adeguate del Fondo Sanitario Nazionale, l'OCSE ha lanciato recentemente tre allarmi per l'Italia; vi ricordo che l'OCSE ha sempre detto che il nostro era il secondo Sistema Sanitario al mondo per efficienza. L'allarme che viene dato dall'OCSE è che c'è una diminuzione della qualità e dei rischi sull'aspettativa di vita, tant'è che cominciamo a pensare che l'aspettativa di vita non potrà essere continuamente allungata, ci sono dei ritardi tecnologici nel nostro sistema e c'è un blocco del turn-over che ci sta mettendo nella condizione di far fatica a reggere i servizi e a dare servizi universali adeguati. Anche in questo caso la situazione dell'Oftalmico va letta in una logica di sistema. Quarta questione. In Italia si spendono circa 10 milioni per la cura dei pazienti non autosufficienti e dobbiamo trovare le risorse per poter dare le risposte, quindi la riorganizzazione e la razionalizzazione dei servizi conta anche in questo senso. Il Piemonte poi ha il 72% delle strutture costruite nel periodo antecedente al 1940 e la sicurezza stessa nelle strutture è minata sia dal sovraffollamento in Pronto Soccorso, sia dalla vetustà delle strutture. Quindi - scusate se voglio fare queste premesse -, il tutto ci lascia in qualche modo riflettere su una sorta di criticità che oggi esiste nella relazione tra Titolo Quinto - che affida al regionalismo determinate competenze -, regionalismo e governance; per cui io penso che noi dovremmo riflettere onestamente e trasversalmente su come rimettere in sesto un sistema che così sta facendo emergere delle criticità. Detto questo, c'è ancora una cosa che io vorrei ricordare. Diceva bene il Consigliere Liardo, che è stato l'unico dell'opposizione che, nonostante facesse parte di un certo tipo di collocazione politica, sul Valdese si è dato un gran da fare, andando controcorrente. Sul Valdese noi ancora oggi stiamo pagando le conseguenze di un ospedale chiuso, un ospedale sul quale si sono continuati a fare gli investimenti da chiuso, un ospedale dove la rete dei servizi che erano stati messi in campo ancora non è stata compensata, e lì le mozioni che avevamo approvato davano alla Vicesindaco l'impegno di fare in modo che le prestazioni, i servizi, il know-how, ma anche proprio i percorsi che stavano dietro al Valdese non venissero distrutti. Io ricordo la discussione qui con il Sindaco, le discussioni con la Direttrice, dottoressa Borgarello, mi ricordo le discussioni con l'Assessore Monferino, come è stato chiuso quell'ospedale è ancora oggi una ferita aperta e i servizi non sono stati ancora ricollocati. Vedo che nascono Breast Unit a destra e a sinistra, ne contiamo tre, dopodiché le donne continuano ad essere insoddisfatte del percorso, e io mi riferisco anche all'interessante intervista lasciata dal Responsabile della Rete Oncologica, dottor Bertetto, su come è andata. Quindi io dico: attenzione a come si chiudono gli ospedali. Ammesso che l'Oftalmico si debba chiudere, e in realtà non si chiude, ma va trasferito, la modalità con cui va trasferito non deve mettere in precarietà quell'esperienza che è patrimonio dei cittadini e degli operatori che ci lavorano. Per cui io credo che si debba puntare al trasferimento presso la Città della Salute. I locali del Dermatologico oggi non sono adeguati. Secondo me rimane aperta la questione se serva o non serva potenziare il Giovanni Bosco di una struttura di oculistica, e io penso di sì, perché quel territorio avrebbe bisogno di una struttura di oculistica, ma questo non compete a noi discuterlo oggi, perché noi abbiamo un altro ruolo. Io personalmente sono disponibile a provare a trovare sui due atti - che poi sono uguali, per cui non capisco perché uno l'avete chiamato mozione e l'altro l'avete chiamato ordine del giorno, evidentemente dovevate fare così - una mediazione che dia alla Vicesindaco e al Sindaco l'impegno di discutere con la Regione affinché intanto siano parte attiva nella discussione, perché a oggi mi risulta che nessuno abbia coinvolto la Città di Torino per poter andare in questa direzione. Poi non ho capito perché questa discussione la facciamo qui e non l'abbiamo fatta in Commissione, dove avremmo potuto sentire i tecnici e avere delle risposte di merito in più. Dopodiché, io personalmente sono dell'idea di trovare un punto di mediazione, prima di tutto ricostruendo però la verità storica, e la verità storica è che non nasce da Chiamparino questa roba qui, ma dal centrodestra in Regione, con Cota e Monferino; in secondo luogo, non scrivendo sull'impegnativa quello che c'è scritto, ma dando al Sindaco e alla Giunta la possibilità di trattare nell'interesse dei cittadini, in coerenza con quello che negli anni abbiamo sempre detto: no alla difesa dei muri, ma sì alla difesa delle prestazioni e delle esperienze, sapendo che comunque i locali di via Juvarra dell'Oftalmico, che ci sia l'oculistica o meno - così come per il Valdese - sono posti su cui sono stati fatti grossi investimenti, sono piazzati in territori dove sarebbe necessario non disperdere quello che è il servizio che viene fatto, anche perché chiudere l'Oftalmico, cancellarlo o regalarlo al privato significa regalare al privato anche prestazioni e servizi. Per quanto mi riguarda, la privatizzazione della Sanità strisciante, che sta avvenendo a livello nazionale, non solo a livello regionale, è una cosa che non mi trova d'accordo. CASSIANI Luca (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere D'Amico. D'AMICO Angelo Devo parlare alla Presidenza, quindi mi rivolgo a lei, ma di riflesso mi rivolgo anche alla Consigliera Centillo, ma giusto sull'ordine dei lavori per far comprendere un po' meglio quella che è stata la storia di questa vicenda. Se è pur vero quello che viene detto dal Consigliere Cassiani e dalla Consigliera Centillo, quindi che questo provvedimento nasce dalla Giunta Cota e dall'Assessore Monferino, però dobbiamo ricordare tutti gli atti che furono poi presentati e discussi in quel frangente. Guardate, non l'ho portato dietro, ma me lo sono fatto trasmettere adesso velocemente dalla mia assistente al Gruppo: il 3 aprile 2012 passa in Regione l'emendamento che salva l'ospedale di via Juvarra, plauso del Consigliere Regionale Laus, che ringrazia quella parte di maggioranza che si è opposta a questo provvedimento, presentando un emendamento che recita esattamente così nel Piano Sociosanitario, che l'ospedale di via Juvarra resterà nella sua attuale sede fino alla nuova costruzione della costruenda Città della Salute. Siamo al 3 aprile 2012, quindi se è vero che questo provvedimento nasce con una Giunta di Centrodestra, è pur vero che una parte di quella maggioranza di Centrodestra si è opposta a questo provvedimento, nella persona del Consigliere Regionale citato dal Consigliere Cassiani ed altri. Questo è un atto certo (se vuole venire nel mio ufficio le faccio vedere la copia dell'emendamento), che fu votato da maggioranza ed opposizione; c'è anche un comunicato stampa di un suo Collega Regionale, il Consigliere Laus, che plaude a quel Gruppo della maggioranza che si è opposto a questo provvedimento. Quindi, se ci deve essere continuità da parte della Giunta di centrosinistra, che sia continuità su tutto, anche su quell'emendamento che è parte integrante del piano sociosanitario. L'emendamento dice che l'ospedale Juvarra dovrà restare nella sua sede attuale fino alla nuova costruzione delle Città della Salute. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola alla Consigliera Cervetti. CERVETTI Barbara Ingrid Io non volevo intervenire, però è necessaria un po' di coerenza, altrimenti non si capisce più niente del nostro modo di fare politica. Leggo, come inciso, il titolo de La Stampa del 9 marzo 2012: "Scatta la protesta di medici e malati. 'Cota, giù le mani dall'Oftalmico'". Io non entro nel merito, perché è la Regione che deve entrare nel merito, perché sennò ci mettiamo a parlare di politiche nazionali, europee, regionali, che sono le politiche che non competono a noi che facciamo gli Amministratori comunali. Ma se vogliamo vivere di slogan e di titoli di giornali, vorrei che agli atti venisse messo anche questo titolo; quindi, vorrei che ci fosse coerenza da parte di chi oggi difende l'Oftalmico, mentre nel 2012 diceva che era possibile chiuderlo. Ripeto, non entro nel merito dell'Ospedale Oftalmico, perché non è nostro compito, chiedo solo alla classe politica di questa Sala Rossa di evitare di continuare a strumentalizzare argomenti che non appartengono ai Consiglieri della Sala Rossa. Rimaniamo nel nostro territorio, sugli argomenti che ci competono, perché sennò fuori di qui creiamo confusione e arriviamo poi a lotte inesistenti di chi dice bravi voi e cattivi voi. Noi non siamo né bravi né cattivi, semplicemente con questo argomento non c'entriamo niente. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola alla Consigliera Genisio. GENISIO Domenica Condivido in parte, non totalmente, quello che hanno detto i miei Colleghi di Gruppo. Faccio semplicemente un'aggiunta rispetto a tutto quello che ho sentito questa mattina e negli anni scorsi in Commissione. Qual è l'obiettivo principale che abbiamo noi Amministratori? Ha ragione la Consigliera Cervetti quando dice che non siamo noi che legiferiamo, ma qualche indicazione ai livelli superiori possiamo anche darla. Il nostro obiettivo principale, come Amministratori, è quello di non diminuire la quantità e in particolare la qualità della risposta, che non ci sia dispersione di posti di lavoro, che ci sia un incremento nell'utilizzo delle nuove tecnologie e un forte investimento, che ci siano servizi di base sul territorio, in modo da non far spostare i cittadini da una parte all'altra, oppure è quello di salvare modelli di organizzazione sanitaria (perché sono 30 anni che si cerca di modificare l'assetto e la localizzazione di presidi ospedalieri), di sedi di ambulatori? Sono trent'anni, forse anche di più, che tutto si ferma sistematicamente per interessi non legati alla qualità della risposta e alla risposta che metta in sicurezza la salute dei cittadini, ma per salvare dei presidi che risultano essere un punto forte di governo di interessi diversi da quello della salute dei cittadini. Io questo lo lascio a verbale, sarà uno dei miei ultimi interventi in Consiglio Comunale, ma sono troppi anni che un ospedalino piccolo non si chiude perché il Sindaco, il Parroco, i cittadini, i Consiglieri non lo vogliono chiudere. Io ho preso i pomodori in faccia quando si diceva di chiudere qualche realtà laddove si rischiava la vita, perché non c'era il personale sanitario, non c'era il personale parasanitario, non c'erano gli strumenti idonei, quando riuscivamo a far girare un povero cittadino che era caduto in bicicletta perché non c'era un pronto soccorso che lo riceveva. E non metto in ballo Giunta di sinistra, di centrosinistra o di centrodestra, perché questi episodi sono successi con tutte le Giunte, di ogni colore politico. Io ho lavorato 30 anni in Regione Piemonte e sono 30 anni che quando si fanno i piani sociosanitari una delle ultime preoccupazioni è quella della qualità della risposta di salute ai cittadini, ma si difende il presidio del territorio. L'Ospedale Oftalmico è mezzo vuoto, abbiamo speso centinaia di migliaia di Euro... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). C'è una parte chiusa. Abbiamo speso i soldi per ristrutturare, si spendono soldi alle Molinette, al Maria Adelaide, all'Amedeo di Savoia, da tutte le parti. Abbiamo bisogno di ospedali nuovi se vogliamo anche garantire la qualità della vita; nuovi e facilmente raggiungibili, non mantenere un presidio su quel posto, perché se tolgo il presidio chissà cosa succede. Io difesi la qualità della risposta e anche il Partito Democratico la difese, non tutti insieme, perché ognuno ha le sue peculiarità e visioni politiche anche in materia di sanità. Ma ricordiamoci che gli ospedali mono-specialistici sono già cancellati dal modello ospedaliero internazionale e anche italiano, non sarà più possibile averlo. Il Tavolo Massicci così aveva già decretato da tre anni. Nessuno si sollevò, se non qualcuno, contro la chiusura dell'Oftalmico proposta da Roma. Nelle altre Regioni hanno rifatto la riorganizzazione della rete ospedaliera. Un conto è diminuire le prestazioni e lasciare a casa il personale, un conto è organizzarle diversamente in una sede più idonea e organizzata. Forse l'attuale collocazione all'ex Dermatologico non sarà la migliore, non lo so, andrete magari a verificare. Ma certo è che avere la divisione e la specialistica in oculistica sia nella Città della Salute, sia al Giovanni Bosco, dove non c'è e magari ce ne sarebbe bisogno, può essere una risposta più idonea. Questo è il modello di rete ospedaliera a cui dobbiamo tendere, non fare le battaglie populiste per tenere in piedi un presidio e non per salvare i posti di lavoro, le prestazioni e la qualità. In Piemonte avevamo 250 strutture complesse in eccesso rispetto a quello che hanno già avuto come ridimensionamento le altre Regioni; ce lo ricordiamo o non ce lo ricordiamo? Ci passiamo sempre sopra quando ci conviene, perché un conto è lasciare a casa personale, chiudere e allungare le liste d'attesa, o non incrementare prestazioni qualificate; un conto è spostare di sede l'erogazione delle prestazioni di servizio. Allora, cari Colleghi, chiediamoci cosa vogliamo. Qual è il nostro interesse: la salute dei cittadini o salvare l'erogazione di prestazioni, ancorché qualificate, in quella sede? Bene, io la battaglia per tenere aperto un presidio che costa, che è da rimodernare, personalmente non la faccio; la faccio fino in fondo per portare la qualità delle prestazioni tecnologiche al massimo livello in uno dei qualsiasi ospedali del territorio torinese. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Non farò polemica, lo prometto; voglio solo specificare che la proposta di ordine del giorno - lo dico alla Consigliera Centillo e alla Consigliera Genisio - dice sostanzialmente le stesse cose. Cioè noi diciamo di non chiudere l'Oftalmico fin quando non sarà pronta la Città della Salute, che è sempre stata la posizione anche in Regione, oltre all'emendamento che citava il Consigliere D'Amico. Lo voglio solo sottolineare perché mi sembra corretto, non credo ci sia difficoltà su questo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola alla Vicesindaco. TISI Elide (Vicesindaco) Io credo sia necessario riportare alcune considerazioni, perché come Città, fin dal 2012, cioè fin dalla stesura del Piano Sociosanitario approvato in Regione, che conteneva una serie di indicazioni non solo sull'Oftalmico, ma sulla rete degli ospedali torinesi, noi abbiamo avuto una posizione molto chiara, che era sostanzialmente quella di chiedere assolute garanzie per i nostri cittadini, affinché non ci fosse un depauperamento dei livelli del servizio di assistenza sanitaria sulla città. Questo lo voglio ricordare perché è stata una posizione coerente, poi declinata nelle varie situazioni, sia con la Giunta Cota, sia con l'attuale Giunta; tant'è che come sapete noi sul Valdese prendemmo una posizione molto chiara rispetto proprio alla richiesta di garanzie di prestazioni; la criticità fu proprio relativa alla continuità di presa in carico delle persone, che fu il vero grande elemento di difficoltà che le persone che erano seguite al Valdese registrarono. Ora io credo che sull'Oftalmico abbiamo il dovere di chiedere che non ci sia un depauperamento del livello qualitativo e quantitativo dei servizi sanitari assistenziali che vengono garantiti sulla città. Ed è evidente che questa posizione, ma potrei citare come ultimo atto la Conferenza sociosanitaria che abbiamo fatto a gennaio di quest'anno, in cui abbiamo proprio chiesto che ci fosse, come dire, quella che nel Piano sociosanitario... mi spiace ricordarlo qui, non vuole essere pretestuoso, ma è così: l'Oftalmico era definito come struttura da ricollocare, poi ce n'erano altri che erano da chiudere. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, era prevista la ricollocazione delle attività e il superamento della sede fisica, poi confermata da due deliberazioni successive della Giunta Regionale. Tutto questo è avvenuto tra aprile 2012 e dicembre 2013. Peraltro questi impegni che la Regione Piemonte assunse allora, diventarono parte integrante del Piano di rientro della Sanità piemontese. Quindi, è evidente che noi ci dobbiamo muovere dentro questa impostazione, ovviamente chiedendo che non ci sia una riduzione delle prestazioni. Poi, come diceva qualcuno, è evidente che dobbiamo fare anche una valutazione di tipo sanitario, perché ci possono essere delle qualità di prestazioni che attengono anche alla possibilità dei professionisti di lavorare in strutture più complesse e di poter lavorare in sinergia tra professionisti, per esempio per degli esiti derivanti da patologie oftalmiche che hanno altri tipi di implicazioni. Il fatto di stare all'interno di una struttura più complessa può essere un elemento di vantaggio, ma questo è chiaro che non può essere una valutazione né che fa un politico, né - consentitemi, senza polemica - che si può fare via web, perché sono i professionisti del settore che ci possono dire qual è il livello di qualità prestazionale che può diventare un valore aggiunto nello stare in una struttura più complessa. Oggi, Città della Salute (scusate se lo dico qui) non è un luogo fisico, è una complessità di luoghi e di prestazioni; quindi, quando pensiamo alla Città della Salute dobbiamo anche dirci che cosa intendiamo, perché se intendiamo un edificio, vuol dire che stiamo descrivendo cosa possono diventare le Molinette; se pensiamo a una complessità di prestazioni, credo che stiamo pensando invece a un livello di quantità e qualità di prestazioni per i nostri cittadini. Io credo che a questa Amministrazione Comunale, a questa Giunta in particolare, si debba il riconoscimento dell'onestà intellettuale con cui ha agito in questi anni nei confronti della Regione, di qualunque colore fosse, nel momento in cui si trattava di difendere i servizi e le prestazioni dei nostri cittadini. Lo ha già ricordato anche la Consigliera Centillo, noi non solo abbiamo fatto azioni politiche, ma quando è stato necessario abbiamo anche fatto azioni amministrative, a prescindere da chi stava dall'altra parte; credo che questo ci vada riconosciuto. Nel caso del Valdese, non credo neanche che ci sia bisogno di una mozione che impegni la Giunta, perché la Giunta è già impegnata in un'interlocuzione con la Regione su questi temi; lo fa attraverso la Conferenza sanitaria e attraverso un dialogo politico tra i vertici dei due Enti. È altrettanto vero che ci stiamo muovendo, questo va detto, dentro quel piano e quell'accordo che era stato fatto anni fa, e che auspicabilmente la nostra Regione Piemonte deve riuscire a superare, perché, altrimenti, le discussioni che facciamo in questa Sala rischiano di essere viziate da piani di rientro e da impegni assunti nel 2012 e nel 2013, non solo con il Ministero della Salute, ma anche con il Ministero delle Finanze, impedendoci di fare delle scelte libere. Io credo che questo vada considerato, come pure vada considerato l'impegno di questa Amministrazione per garantire queste prestazioni e questi livelli ai nostri cittadini. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Mi comunicano gli Uffici che il Consigliere Ricca ha aggiunto la propria firma sia sulla proposta di mozione, che sulla proposta di ordine del giorno. |