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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Sono state presentate dal Consigliere Ghiglia due richieste di comunicazioni, per le quali è richiesta la risposta del Sindaco. La prima richiesta di comunicazioni è relativa alla possibilità di portare a Torino una succursale del Museo Guggenheim, in modo da poter consentire alla città un salto di qualità nel settore turistico. Di fronte a questa richiesta, la Giunta si è dichiarata indisponibile, non tanto perché non abbia disponibilità a dare comunicazioni, ma rispetto al fatto che, a suo dire, non c'è nulla da comunicare. In ogni caso, come sempre, e a norma di Regolamento, il Consigliere Ghiglia avrà a disposizione un minuto per illustrare le motivazioni che lo hanno condotto a richiedere le comunicazioni. Una seconda richiesta di comunicazioni urgenti, a cui è chiamato a rispondere il Sindaco, ci è pervenuta, sempre dal Consigliere Ghiglia, in merito al possibile trasferimento dell'azienda Thyssen Krupp. "La fuga da Torino di numerose aziende", scrive il Consigliere Ghiglia, "che impiegano centinaia di lavoratori verso altre zone italiane, è un dato preoccupante, un problema che necessita, al più presto, di soluzioni e strategie per il futuro del nostro territorio". A questa richiesta, la Giunta si è detta disponibile a concedere le comunicazioni. Di conseguenza, al termine delle comunicazioni, che saranno fornite dal Vicesindaco, ogni Gruppo avrà a disposizione cinque minuti per eventuali considerazioni o repliche. Prima di dare la parola al Vicesindaco per le comunicazioni, darei la parola al Consigliere Ghiglia, per l'illustrazione della sua richiesta di comunicazioni in merito alla vicenda del Museo Guggenheim a Torino. La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Noi, che abbiamo fatto una nota in cui scrivevamo "Forza Guggenheim", saremmo i principali sponsor e i principali artefici di una festa popolare, perché, finalmente, a Torino, arriverebbe qualcosa di valido, di importante e soprattutto che si manterrebbe da sé. Faremo un'altra manifestazione... SINDACO (Intervento fuori microfono). GHIGLIA Agostino Non voleva essere una manifestazione di massa, Sindaco. Non facciamo manifestazioni; noi facciamo quello riusciamo, voi fate quello che potete: ognuno sta nel suo e riesce a star bene così. Saremmo contenti arrivasse il Guggenheim a Torino, ma vorremmo che non fosse l'ennesima bufala, perché lei stesso, Sindaco, più volte, ha annunciato che sarebbero dovute arrivare cose meravigliose in questa città e ne ricordo due per brevità: Expo 2015 e l'Hermitage (scippatoci dalla potentissima città di Ferrara, che in una lotta con Torino è arrivata prima). SINDACO (Intervento fuori microfono). GHIGLIA Agostino Finché nelle interviste il Sindaco dice "forse", va tutto bene! Poi, se l'Hermitage non ci viene assegnato, non è più colpa sua e non ha mai detto che sarebbe stato collocato a Torino! Il Sindaco può replicare, perché ho ancora gli articoli e sa che voglio sempre che parli, mentre lui sta sempre zitto! Presidente, si figuri se non voglio che il Sindaco parli! CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Consigliere Ghiglia, termini il suo intervento. GHIGLIA Agostino Volevamo, quindi, soltanto evitare che il Museo Guggenheim fosse l'ennesima bufala mal venduta o "finto subita" ai danni della città. Se, però, non avete altre notizie, speriamo che il Museo arrivi davvero, perché potremmo dire che arriva indipendentemente da voi e questo sarebbe il secondo elemento positivo dell'operazione. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Vicesindaco, per le comunicazioni sulla Thyssen Krupp. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) La questione Thyssen Krupp si pone da sempre; basterebbe vedere, in questi anni, quante volte la III Commissione ha ricevuto la delegazione dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali su questo tema per molte ragioni, ma accanto a queste c'è sempre stata quella di fondo sulla possibilità di tenuta dello stabilimento. Per non ripercorrere tutto il passato, riprenderò alcune considerazioni alla fine. Parto, invece, da ciò che ha mosso la richiesta di comunicazioni, ossia dalle dichiarazioni della Thyssen Krupp, nell'incontro di giovedì scorso a Terni con le Organizzazioni Sindacali sul piano industriale, all'interno del quale prevede la chiusura dello stabilimento torinese entro 15 mesi, a partire dal mese in corso. Siccome la Thyssen Krupp ha sempre detto "Noi pensiamo ai lavoratori", ha anche proposto un piano sociale che prevede di avere (i numeri, come sempre, in un negoziato che si deve aprire, sono tutti da discutere) la possibilità di trasferimento di circa 250 lavoratori a Terni e di 70 lavoratori a Milano e di fare un progetto di sostegno per una ricollocazione a livello territoriale per gli altri. Ovviamente, ci sono due questioni che, in quel tavolo, sono state messe in discussione da parte delle Organizzazioni Sindacali e che credo vadano considerate in questa sede. La prima è che si ritiene inaccettabile un piano industriale con la caratteristica di concentrare a Terni non soltanto la parte di colata, ma anche quella dei laminatoi, presente come lavorazione essenzialmente su Torino, e, accanto a questo, la proposta di un piano sociale che preveda, a Terni o a Milano (non stiamo parlando di Torino e Chivasso, Chivasso e Pinerolo, o Chivasso e Carmagnola), la possibilità di ricollocazione di gran parte dei lavoratori oggi in organico alla Thyssen Krupp. Ricordo soltanto che i lavoratori interessati sono 400 e con un'età media molto bassa: sono poco più che trentenni, in quanto, in questi anni, per Thyssen Krupp, era un punto fondamentale (pur essendo lo stabilimento una fase finale all'interno del processo produttivo e staccato dalla lavorazione siderurgica principale) che questo fosse uno stabilimento non più interessante per il gruppo. Infatti, ricordiamo tutti che, tre anni fa, a fronte dell'incendio di uno dei quattro laminatoi, ci fu il ripristino totale del laminatoio danneggiato. L'altra considerazione, che credo vada fatta, è in rapporto al mercato. Thyssen è leader negli acciai speciali. Tutta la parte di Terni e di Torino si chiama AST (Acciai Speciali Terni), per cui, da quando Thyssen Krupp ha rilevato l'insieme degli stabilimenti, Torino dipende da Terni. Per quanto riguarda gli acciai speciali, nel mercato, il rincaro molto consistente della materia prima (il nichel) ha comportato e comporta qualche problema, nel senso che, in molti casi, si sta lavorando e si sta pensando a materiali con minore contenuto di acciaio speciale e più ferrosi, pur mantenendo un elevato grado di inossidabilità, caratteristica, anche se non unica, degli acciai speciali. In quale contesto si può inquadrare il discorso di Thyssen Krupp? Indubbiamente, non è di oggi il fatto che Thyssen Krupp, pur avendo avuto, da sempre, rapporti con la Città, sia per l'area in cui è collocata (dove ha comportato problematicità), sia per altre situazioni, sia per i buoni rapporti che esistevano, ha sempre posto il problema del costo dell'energia e il problema del non collegamento ferroviario dell'area. Un'altra questione - sempre tenuta in considerazione dalla Città - posta da Thyssen Krupp, in questi anni, riguarda le aree occupate dai cinque capannoni dell'ex ILVA (che si vedono percorrendo Corso Regina), che non sono mai stati riaperti dopo i fatti alluvionali. L'unica vera possibilità (nonché preoccupazione condivisa) della Città era quella di evitare di utilizzare quelle aree in senso non industriale, perché ciò avrebbe, sicuramente, compromesso la possibilità dello stabilimento Thyssen Krupp di proseguire la sua attività. Quindi, a parte gli argomenti su cui la Città poteva agire ed ha agito (ed è stato riconosciuto anche dall'Azienda), su altre due questioni era oggettivamente molto difficile farlo, anche se io ed il Sindaco, nell'ultimo incontro avuto con il nuovo Amministratore Delegato, Dottor Espenhahn, abbiamo presentato qualche proposta. Ad esempio, abbiamo proposto di verificare se non fosse interessante, per loro, entrare in società con IRIDE per la prevista costruzione della centrale di cogenerazione Nord (con funzioni anche di teleriscaldamento). La Thyssen Krupp ha risposto che, a differenza del passato (e si tratta di un comportamento tenuto non soltanto in questo Paese, ma in tutti gli stabilimenti del mondo, con un atteggiamento abbastanza simile a quello assunto da Michelin, per citare un altro Gruppo che ha alcune problematicità, seppure diverse da questa), c'è la loro indisponibilità a compartecipare nella produzione dell'energia e a sottoscrivere contratti, in questa direzione, per lunghi periodi. Questo è uno dei motivi della riduzione degli impianti siderurgici in Italia, accanto a quella complessiva in Europa. Se consideriamo ciò che sta a monte della siderurgia e delle fonderie, constatiamo che si tratta di un settore critico non soltanto nel nostro Paese, ma anche in Francia ed in Germania (in questo Paese, forse, un po' meno, visto che, dal punto di vista dei costi, se ne fa carico il sistema bancario tedesco, che sostiene l'insieme dei gruppi): avendo i grandi gruppi deverticalizzato e fatto uscire le fonderie dalle loro holding, la situazione è comune a tutti. Sicuramente questo settore a forte consumo energetico soffre i prezzi italiani dell'energia e il fatto che noi, in larga parte, la produciamo bruciando gas. Nel merito della valutazione - e torno all'incontro avuto, venerdì mattina, con i lavoratori e le rappresentanze sindacali di Thyssen Krupp -, non c'è ombra di dubbio che questo piano non possa essere accettato, perché non presenta né una soluzione industriale, né una soluzione sociale. Per quanto riguarda la situazione sociale, infatti, per la stragrande maggioranza dei lavoratori non è agibile un trasferimento di centinaia e migliaia di chilometri, perché significa sradicare le loro famiglie dal territorio; il piano, poi (è questo il punto di partenza), non è accettabile dal punto di vista industriale, pur partendo dalla considerazione che Thyssen Krupp, oggi, in Italia non disinveste, ma investe significativamente. Il vero problema è che l'investimento è tutto su Terni, in vista del ricongiungimento del ciclo produttivo tra colata e laminatoi: progetto che, dal punto di vista industriale, si può capire, ma che si capisce meno per il fatto che, in questi anni (e, sicuramente, nel decennio passato), questo equilibrio non c'è stato e, nonostante questo, Thyssen Krupp non ha perso quote di mercato, né si trova in difficoltà finanziarie per questo motivo. Sostanzialmente, il problema sta tutto nella tecnologia utilizzata. Il motivo per cui lo stabilimento di Torino diventa inutilizzabile è dovuto al fatto che, mentre oggi i laminatoi di Terni non sono assolutamente competitivi con quelli torinesi, con quell'investimento si farà il salto tecnologico, si avrà una riduzione di mercato (dovuta a quanto ho detto) e il perfezionamento della colata continua permetterà di mettere in ciclo la colata con i laminatoi. Per questa ragione, non siamo d'accordo con il piano industriale che, a nostro avviso, potrebbe essere riequilibrato. In ogni caso, siccome non ci siamo mai sottratti, né come parti sindacali, né come Città, a tutte le questioni che sono sorte (e non sono state poche) negli ultimi anni nella storia di questa città e abbiamo sempre gestito le crisi, questi aspetti saranno evidenziati nell'incontro che avremo nei prossimi giorni. Ho, infatti, sentito l'Amministratore Delegato per l'Italia Dottor Espenhahn e il Direttore delle Risorse Umane Dottor Ferrucci, i quali mi hanno riconfermato la loro disponibilità a discuterne. Sicuramente, poi, da parte degli Enti Locali (e dunque anche da parte della Città di Torino), questi aspetti saranno evidenziati anche nell'incontro, assolutamente necessario, che è stato richiesto in sede ministeriale (se non si fanno incontri in sede ministeriale quando accadono queste cose, non si capisce più quali debbano essere gli incontri che si devono richiedere). Dichiarando, da parte nostra, la non accettabilità di questo piano, cercheremo di usare gli incontri per fare due proposte: anzitutto, la proposta di cambiare il piano nel senso del riequilibrio; in secondo luogo, la proposta di mettere sul tavolo ipotesi alternative, che siano affrontabili e discutibili, su cui non faremo mancare la nostra disponibilità, se richiesta, e mettendo in atto tutti gli strumenti di cui disponiamo per creare quel giusto consenso che è necessario per affrontare processi di ristrutturazione molto complessi come questo. Per noi la salvaguardia di attività produttive e la continuità delle condizioni dei lavoratori rimangono il punto fondamentale su cui attestare non solo quanto detto dal Sindacato, ma anche - credo - la posizione di questa Città. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Voglio ringraziare il Vicesindaco per la sua disponibilità a svolgere, oggi, questo dibattito, così come richiesto dal Gruppo di Alleanza Nazionale. Vorrei subito esordire, dicendo che abbiamo chiesto il dibattito non per innescare qualche tipo di polemica (non ce ne sarebbe motivo, visto che, evidentemente la Giunta e il Sindaco non c'entrano nulla), ma perché - e penso che il Sindaco, forse, poi, replicherà, se lo riterrà opportuno - siamo un po' preoccupati. Abbiamo, infatti, la sensazione che la nostra città soffra di un male oscuro, che, in un modo o nell'altro, ci sta portando via molte cose, per un motivo o per un altro, per utilità industriali o per scelte imprenditoriali. Tante cose ci vengono portate via e tante cose vanno ad esaurimento o in dissoluzione, ma mi pare che noi, fino ad oggi, non abbiamo gli strumenti per recuperare, cioè per compensare ciò che sta andando via e non torna più. Il fatto che la Thyssen Krupp si sposti (anche per la "storicità", tra virgolette, dello stabilimento) è simbolicamente grave e si accompagna, tanto per rimanere ai tempi più recenti, alle crisi della Bertone e della Pininfarina, alla crisi pesante (che sembra irreversibile) dell'indotto auto e anche alla crisi che (per carità, immagino che nessuno ipotizzasse che quella fosse la soluzione), in un certo senso, ha portato alla scelta di creare TNE per il rilancio dell'automotive e per il mantenimento della produzione. Ricordo i dibattiti che facemmo all'epoca (circa un anno e mezzo o due anni fa) e ricordo anche la nostra contrarietà, ma non è questo il punto della situazione. Il rilancio industriale e produttivo; Torino ancora capitale della meccanica, con un'industria importante e pesante sul territorio cittadino; non solo qualche cervello, ma anche, vivaddio, le braccia di tanti lavoratori che producono e rimangono sul territorio della città: tutto questo non c'è più! Il caso della Thyssen Krupp rappresenta l'ennesimo problema di questa città, a cui noi, sinceramente, vorremmo che qualcuno cominciasse a fornire delle risposte. È chiaro che il Sindaco non possa fare molto, però, forse, rispetto a quanto affermato dal Vicesindaco, potrebbe preoccuparsi un po' di più. Vicesindaco, ovviamente l'azienda propone di "deportare" 260-270 lavoratori a Terni, ma questi non lo accetteranno mai, lo sappiamo benissimo: sarebbe uno sradicamento dalle loro storie, dalle loro famiglie, dal luogo della loro nascita e lei ha detto, giustamente, che non può essere considerato accettabile come piano industriale. Il fatto che, a mio avviso, dovrebbe preoccuparci è che la Thyssen Krupp si trasferisca a Terni, non in Cambogia o in Cina (la Cambogia è diventata la parente povera della Cina, perché vi si fanno le produzioni ancora più sottocosto). Se la giustificazione è che, investendo a Terni, i laminatoi di Terni diventeranno più utili, più nuovi, più moderni (poi, lei ha parlato del ciclo dell'acciaio), questo ci preoccupa ugualmente, perché non hanno investito a Torino! Assessore, non penso che il vero problema sia la distanza dal collegamento ferroviario; sicuramente sarà esistito, ma ciò non ha impedito decenni di produzioni in quel sito. Non ci sono dei "j'accuse" da lanciare nei vostri confronti, però consentitemi di dire che, a fronte di tutte queste crisi, che stanno invadendo il nostro territorio e che, a nostro avviso, sono il sintomo di un male di questa città, che sta perdendo e difficilmente guadagna, al di là degli auspici (che vediamo anche su La Stampa di oggi) a tornare a sognare, ci sono i sogni e c'è la realtà. La realtà è che perdiamo costantemente posti di lavoro in determinati settori produttivi. Poi, c'è chi spera in un domani luminoso, ci speriamo tutti, però siamo preoccupati per il presente: il rincaro del nichel e il costo dell'energia toccano Torino come Terni! C'è qualcosa che non va ed è per questo che vorremmo qualche risposta in più, qualche preoccupazione in più e qualche attività in più nei confronti di questa fabbrica, che sarebbe l'ennesimo pezzo perduto da questa città. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Innanzitutto sono dispiaciuto per come si sta evolvendo questa situazione, soprattutto perché, come ha detto giustamente il Vicesindaco, è una fabbrica con lavoratori di un'età decisamente giovane rispetto a tante altre fabbriche. Vorrei sottoporvi due considerazioni; in primo luogo una mia osservazione riguardo a questa maggioranza (che, ormai, gestisce la Città da diversi anni) e, poi, una richiesta, sempre alla maggioranza e alla Giunta. Mi sembra che questo sia uno dei diversi casi che ci sono e vi sono passati un po' sopra la testa; la mia non vuole essere una critica, ma una constatazione. Probabilmente, mi permetto di dire, gli anni olimpici ci hanno e vi hanno un po' distratto rispetto ad altri problemi. Sono assolutamente convinto e certo che il Vicesindaco e il Sindaco si impegneranno, come hanno già fatto ricevendo i Sindacati e le maestranze (mi permetto di dire: vorrei ben vedere non fosse accaduto!), per cercare di risolvere questo problema. Probabilmente, ed è questo che contesto, si poteva fare qualcosa prima! In certi casi, "seguire" (mi permetto di dirlo mettendolo fra virgolette) queste aziende sarebbe più utile, rispetto a cercare, poi, di andare a parare il colpo nel momento in cui è sicuramente troppo tardi. La richiesta che volevo fare (come ha già accennato giustamente il Vicesindaco) è che dovete pretendere che il Governo, comunque, intervenga in qualche maniera. A livello lavorativo, di questo passo, diventeremo una zona quasi svantaggiata d'Italia e non vorrei che la situazione peggiorasse ulteriormente. Il Governo ha il dovere e l'obbligo di intervenire in questa situazione, come hanno fatto, negli anni passati, tutti i Governi (di qualsiasi colore politico fossero), anche per situazioni meno gravi. Oltretutto questa società non è fallita; al contrario, implementa e ingrandisce i suoi impianti e la sua produzione in un'altra località italiana (appunto, a Terni). Per questo motivo chiedo al Vicesindaco ed al Sindaco di impegnarsi e pretendere da parte del Governo un intervento a favore di questi lavoratori e, in generale, della produzione della città di Torino. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Ritengo che le crisi industriali che si stanno verificando nella nostra città non siano il frutto o la conseguenza della disattenzione dell'Amministrazione Comunale, quanto del cinismo (concedetemi questo termine) di imprenditori miopi, che hanno il solo obiettivo di coltivare i propri interessi, sganciati dalle questioni sociali, quasi considerandosi neutri rispetto ai processi sociali. Nel momento in cui un'impresa come la Thyssen Krupp annuncia questa chiusura, affermando che, comunque, non sono previsti licenziamenti, ma solamente trasferimenti a Milano e in altre parti d'Italia, in particolare a Terni, credo lo faccia con un'ondata di egoismo. Vorrei ricordare che cosa è accaduto a Terni, qualche anno fa, in occasione della minaccia della chiusura dell'acciaieria Terni: l'intera città si è mobilitata. Ed è proprio così che dovremmo comportarci, al di là di quanto potranno fare il Sindaco e la Giunta. A questo punto, è necessario coinvolgere la popolazione rispetto a questi processi di chiusura delle industrie, che non sono dovuti a crisi, ma a processi di delocalizzazione che non credo siano sempre giustificati. Per quanto riguarda questa vicenda, l'annuncio della Thyssen Krupp, dal mio punto di vista, è veramente inaccettabile, perché non c'è una crisi del settore e ritengo che tutta la città, non solo attraverso le Istituzioni, debba lanciare messaggi molto chiari ai lavoratori. I lavoratori non sono oggetti che si possono spostare a seconda degli interessi di questo o quell'imprenditore! Quindi, all'opposizione dico che ci sono logiche strane ed incredibili di imprenditori che quando devono coltivare i propri interessi chiudono gli occhi di fronte alle questioni sociali. Dal mio punto di vista, questo è il problema. L'imprenditoria è sganciata dalle regole, quindi non è un problema dire ai lavoratori di spostarsi a Milano o a Terni! Lo diceva anche il Presidente dell'AMMA; cinicamente, il Presidente dell'AMMA diceva che è una scelta giusta da parte di quell'impresa! Evidentemente, si è abituati a considerare i lavoratori come ingranaggi che possono essere spostati a seconda dei propri comodi. Ripeto, non siamo di fronte ad una crisi industriale, ma siamo di fronte ad una ristrutturazione del settore, che capisco possa essere complesso e difficile, ma credo che ci siano altre proposte e mi pare che, nel suo intervento, il Vicesindaco abbia messo in evidenza la posizione dell'Amministrazione. Mi pare che, rispetto a questo caso, l'Amministrazione abbia detto che la proposta della Thyssen Krupp sia inaccettabile. Credo che anche l'opposizione debba prendere atto di questa presa di posizione; inoltre, penso sia assolutamente necessaria un'unità di fondo su come affrontare i problemi, perché la Bertone, la Thyssen Krupp e la Michelin sono l'altra faccia della medaglia rispetto al ritorno della FIAT in questa città. È come se l'industria torinese viaggiasse a due velocità diverse: da una parte, la FIAT, che sta tornando ad essere competitiva e si sta riaffermando anche su scala internazionale, e dall'altra, invece, queste imprese, che rappresentano un importante patrimonio storico dell'industria torinese, che andrebbero difese con molta determinazione da parte di tutti e non avallando processi di delocalizzazione messi in atto dagli imprenditori, come alcuni settori dell'opposizione stanno facendo. Mi pare che, rispetto a questa vicenda, l'Amministrazione sia stata tempestiva; abbiamo già discusso in Commissione un'interpellanza dei Comunisti Italiani ed abbiamo ascoltato le RSU, dimostrando la nostra volontà di affrontare il problema in quella sede. Ricordo che tre anni fa la Thyssen Krupp non chiuse i battenti dopo l'incendio, grazie al fatto che l'Amministrazione comunale pose determinate questioni: quindi, se la fabbrica è ancora attiva è grazie anche all'intervento del Comune di Torino. Penso che sia necessario dimostrare solidarietà concreta a tutti i lavoratori, perché ne hanno proprio bisogno, e credo che il modo di dimostrare questa solidarietà sia una mobilitazione da parte della popolazione di Torino, proprio come tre anni fa fece la Città di Terni. Penso, inoltre, che anche i Ministri del Lavoro Damiano e il Ministro delle Attività Produttive Bersani debbano assumere la questione industriale di Torino come uno dei più importanti tra i loro impegni. Infine, penso che, quando chiudono fabbriche come queste, non sia soltanto un problema torinese, ma una questione nazionale; per questo motivo, penso che la nostra Amministrazione debba sollecitare un tavolo a livello ministeriale, dove poter discutere della crisi di questa azienda, per risolverla positivamente in nome e per conto dei lavoratori e della città di Torino. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Buttiglione. BUTTIGLIONE Rocco Credo che il problema della Thyssen Krupp di Torino vada inquadrato all'interno di una situazione generale dell'industria siderurgica. Sebbene mi manchino alcuni elementi, perché non conosco in dettaglio la situazione torinese, non sarei d'accordo sul giudizio di una difficoltà generalizzata della siderurgia. È vero che i prezzi delle materie prime, soprattutto del rottame, sono fortemente aumentati, ma è anche vero che il consumo di acciaio si è largamente diffuso, inoltre vi è una ripresa di diversi e importanti settori merceologici dell'acciaio. Se oggi il lamierino meccanico non ha più sbocchi (almeno come possiamo farlo noi in Italia), invece, nel settore dell'inossidabile e in altri settori dell'acciaio, il mercato è in forte espansione. Ho trattato personalmente la crisi di Terni e ricordo che allora ci fu uno sforzo corale; il Presidente del Consiglio ne parlò con il Cancelliere Schroeder, sollecitando un aiuto per trovare un'adeguata soluzione. Scrissi una lettera all'ex Cancelliere Helmut Kohl, ricordando che, a suo tempo, la scelta di Thyssen Krupp come acquirente per l'acciaio italiano fu determinata dalla convinzione che il Cancelliere Kohl espresse sull'importanza del contesto all'interno del quale l'impresa è situata: una città amica è un vantaggio competitivo di straordinaria importanza per un'impresa che ha tanti problemi e che crea anche tanti incomodi (diciamolo fra di noi) come ne crea il settore siderurgico. Cercammo allora di individuare le economie esterne che la città potesse offrire all'azienda e cercammo anche di affrontare alcune criticità di carattere nazionale. La prima è il costo dell'energia: nel caso di Terni, puntammo sulla centrale per l'autoconsumo; non so se le dimensioni aziendali di Torino rendano pensabile una soluzione del genere. Penso, d'altro canto che, anche se non fosse possibile creare una centrale di autoconsumo per la Thyssen Krupp, esiste comunque il problema per diverse aziende energivore, che lasciano l'Italia, Consigliere Ghiglia, perché hanno bisogno di molta energia per andare avanti, perché in Italia sostengono costi insopportabili per assicurarsela . C'è il problema di un piano energetico nazionale che non funziona e di tante centrali che sono state progettate, nessuna delle quali, però, è stata realizzata, a causa, lasciatemelo dire, di opposizioni in larga misura interne all'attuale maggioranza di Governo. E, tuttavia, a livello semplicemente comunale, è possibile pensare ad un consorzio di imprese energivore che costruiscano una centrale per l'autoconsumo, magari non solo la Thyssen Krupp, ma tutte insieme? Inoltre, esiste il problema del trasporto: l'altra criticità che individuammo allora riguardava il trasporto, perché esistono forti volumi di trasporto legati sia all'approvvigionamento di materiale, sia all'esportazione del prodotto. In conclusione, non sono convinto che non se ne possa discutere più approfonditamente e, forse, trovare una soluzione con un intervento volto a fissare quanto la Città potrà fare e il clima di relazioni che questa potrebbe garantire con un inserimento amichevole, nel suo contesto, di una produzione che comporta problemi, ripeto, per il tessuto urbano. Certamente, è necessaria una grande mobilitazione che deve coinvolgere anche il Governo nazionale, sia perché, per quanto riguarda l'energia, se potessimo dire che, fra quattro o cinque anni, la situazione in Italia sarà effettivamente differente, potrebbe essere interessante, perché i costi di delocalizzazione sono pesanti: un'azienda non accetta la delocalizzazione a cuor leggero. Siamo in grado di offrire queste garanzie? Possiamo pensare a qualcosa sul territorio piemontese? Possiamo far pressione sul Governo, perché affronti organicamente il problema a livello nazionale? Concludo, dicendo che non sono così convinto che la situazione sia così intrattabile, come forse potrebbe sembrare a prima vista. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Siamo molto addolorati per la situazione che si sta creando in questa città, in cui tra circa due anni, 3.000 operai potrebbero aver perso il posto di lavoro. Questa è una preoccupazione grande, perché il cuore di una nazione è rappresentato dal settore produttivo e non dal terziario, quindi il fatto che si deprivi ulteriormente la città della parte produttiva, creerà un depauperamento del ceto medio e di tutta la popolazione e tutto ciò ci preoccupa molto. Questo depauperamento porterà ad una ulteriore diminuzione della sicurezza della città. Quindi, agire a livello della difesa dell'industria e della produzione significa anche fare prevenzione nei confronti della delinquenza e della sicurezza, perché 3.000 persone disoccupate potrebbero prendere strade che, magari, possono sconfinare nell'illegalità. Riconosco che l'Amministrazione abbia fatto degli sforzi, che non erano a mia conoscenza (e ringrazio, a tal proposito, il Vicesindaco, per aver fatto presente la cosa in questa comunicazione): è stato proposto alla fabbrica di interfacciarsi con IRIDE, perché il problema della produzione di energia è molto importante; probabilmente, una sinergia con quest'ultima avrebbe potuto salvare sia posti di lavoro sia attività produttive. Io ritengo, però, che lo sforzo dell'Amministrazione della Città di Torino, assieme, indubbiamente, a quello della Regione (perché non penso che la sola Città abbia risorse sufficienti) debba imporsi in modo molto più deciso. Perché a Terni l'energia costa meno che in Piemonte? Ce la siamo mai posta questa domanda? La Thissen aveva già richiesto energia a minor costo, che ha ottenuto a Terni e non a Torino; quindi, l'azione, della Città e della Regione, deve essere combinata. Ma a che livello? In primo luogo, a livello governativo, perché bisogna insistere che tutti i nostri parlamentari facciano pressione, affinché l'attività produttiva di questi 3000 operai venga, se non difesa, per lo meno riconvertita. Secondariamente, bisognerà agire, dando un senso di innovazione alla politica. Mi riferisco all'intervento del Consigliere Buttiglione: mancano le energie e perché, allora, non attirare, magari sempre nella sede di Corso Regina, della Thissen-Krupp, investimenti per allestire un'azienda che produca energia fotovoltaica che, con 150 milioni di Euro, sarebbe possibile realizzare? Per promuovere queste innovazioni, basterebbe un Consorzio di 15 imprenditori. Ricordo che, ad esempio, una ditta di elettronica, la Sharp, ha costruito una fabbrica, in Giappone, ad assoluta indipendenza energetica, fatta con pannelli fotovoltaici, con risparmio energetico, con costruzioni particolari che fanno sì che non abbiano bisogno di energia per produrre cellule fotovoltaiche e schermi TV. Questa innovazione nella proposta che l'Amministrazione ha rivolto a tutto il mondo imprenditoriale, sia italiano che straniero, potrebbe portare attività produttive diverse e riconversione di attività produttive nell'ottica dell'ambiente. L'ultima cosa che vorrei anche far notare è questa: come l'attuale posizione di questa fabbrica sia situata in un luogo molto particolare, ai limiti di un parco. Non vorremmo mai che, dismessa la fabbrica, venissero fatte speculazioni su questo territorio. Quel sito non potrà cambiare destinazione d'uso: o a parco, o a nuova fabbrica, ma di tipo sostenibile. Inviterei, veramente, il Sindaco, la Giunta e, per quanto possibile, anche l'Amministrazione Regionale, a fare un giro di richieste (su scala nazionale, anche attraverso il Politecnico) per attrarre (com'é stato fatto, ad esempio, per la Motorola) altri complessi produttivi ecosostenibili (e penso proprio ad una fabbrica di produzione fotovoltaica, che non esiste in Italia). Con tutti gli incentivi che questo Ministero dell'Ambiente ha offerto per l'utilizzo dei tetti fotovoltaici, qui in Italia, non c'è una fabbrica che produca questo tipo di energia. Bisogna importarla dagli Stati Uniti, dalla Spagna, dalla Germania, o dall'Unione Sovietica. Bisogna cercare di incoraggiare anche gli investitori stranieri, affinché vengano a riconvertire l'attività industriale che, purtroppo, devo registrare, cesserà completamente entro 15 mesi. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Penso che i Consiglieri Gallo Domenico e Buttiglione abbiano ragione, pur avendo affrontato la questione da diversi punti di vista. Questo, Consigliere Gallo, a dimostrazione che non c'è nessuna volontà di strumentalizzare una situazione, che è molto seria (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, ma voglio dire, in generale, da parte dell'opposizione. Non voglio aggiungere altro. Mi pare che il Vicesindaco, durante la relazione, sia stato esaustivo; si è anche calato in un tecnicismo che, devo dire, non conosco. Mi pare, però, che i due punti importanti siano: il primo, una grande mobilitazione, non soltanto dei lavoratori e delle Istituzioni, ma anche dell'opinione pubblica (e penso che, in questo senso, dovremmo cominciare a fare tutti insieme). Secondo punto: un intervento nei confronti di qualsiasi Governo e lo dico senza polemica, ma volendo fare, qui, un ragionamento molto cinico. I Consiglieri Buttiglione e Zanolini hanno approfondito i termini dei problemi energetici e dell'acciaio, nel nostro Paese. Io porto avanti, invece, se mi permettete, un discorso ancora più terra terra. Ritengo che si debba fare di tutto e di più, affinché il Governo garantisca la presenza della Thissen-Krupp a Torino. Poi, in una fase successiva, si valuteranno le modalità di compartecipazione tra la Città e il Governo. L'importante è che, mi permetto di dire, si inverta una tendenza che vedeva zone di crisi, sempre in altre aree del Paese. A mio avviso, Torino non è ancora in una situazione di emergenza, ma sono state citate dai Consiglieri la vicenda Bertone, poi la Michelin e la Thissen-Krupp, che danno segnali di preoccupazione. Il Governo deve intervenire (la dico, di nuovo, in modo molto banale) e garantirci che rimanga l'insediamento di Torino. Questo deve fare il Governo; un Governo che, peraltro, ha un Ministro del Lavoro, che è un torinese (lo dico soltanto perché sia più completo il quadro della situazione). Penso che si debba andare in questa direzione mettendo in conto, Consigliere Gallo, che, sul cinismo industriale, verso il quale potrei anche essere d'accordo con lei, non ci possiamo fare nulla. Può fare un Governo che, a livello nazionale, come è già stato raccontato prima, ha anche aiutato l'insediamento di Terni, che può dare delle compensazioni. Mi permetto, poi, di dire che credo sia eccessivo sostenere che siamo di fronte ad aziende in crisi e ad un'azienda che va benissimo (mi sia permessa questa digressione). La FIAT, forse, ha fatto il giro di boa e sta procedendo in un'altra direzione. Tuttavia, sarei cauto nel dire, Consigliere Gallo, che la FIAT va bene e che siamo di fronte a scenari illuminati: io sono un po' perplesso. Aggiungo: anche se gli scenari sono illuminati, non lo è altrettanto la dirigenza (mi permetta, Vicesindaco) nei confronti di una solidarietà che una città, che vuole riscattarsi, dovrebbe avere. Nel caso Bertone, la FIAT ha pensato esclusivamente agli affari propri (scusatemi questa espressione), invece di aderire a ipotesi che avrebbero potuto risolvere il problema già due, o tre mesi fa. Noi sappiamo qual è la vicenda della Bertone. Io penso (questa è la mia opinione) che la FIAT non ci abbia messo molto del suo, per trovare una soluzione, e abbia preferito lasciare Bertone in quelle condizioni. Mi sarei aspettato un atteggiamento diverso, da un'azienda che tutti, ne siamo consapevoli, sta procedendo verso una ripresa che dovrebbe anche condividere con un indotto, che è sempre stato schiacciato da questa presenza industriale. Definire l'azienda Bertone un indotto, forse è eccessivo, comunque, anche nel mondo del design e dello stile, si è vissuti sulla FIAT. E oggi mi pare che la ripresa di quest'ultima (sono contento, mi auguro che questo recupero prosegua e non sia un bluff, come alcuni altri rilanci vissuti in passato) debba essere generosa e riguardare anche altre aziende. C'entra poco con la Thissen, ma mi sono permesso di dialogare con il Collega Gallo. Per quanto riguarda la Thissen-Krupp, chiederei al Sindaco e al Vicesindaco (sono convinto che siano d'accordo) di essere molto efficaci nella direzione di questa pressione, nei confronti del Governo. Non esistono più due Italie nel campo elettivo e amministrativo (anche le elezioni dimostrano che non ci sono due Italie). Non esistono più due Italie, in generale, non esiste più un'attenzione relativa soltanto ad alcune zone dell'Italia. Non voglio fare un discorso leghista, però, se questo Governo dimostrerà attenzione anche nei nostri confronti, penso che ciò sarà importante per mantenere 250 dipendenti che, ha ragione il Consigliere Gallo, piuttosto che essere trasferiti a Milano, o a Terni, perderebbero il proprio posto di lavoro. Io dico: poco conta l'età anagrafica, non perché, la scorsa settimana, si sia tenuto il dibattito sugli over 60! Mi spiace che siano giovani, avrei la stessa sensibilità se fossero meno giovani. Sono 250 persone che rischiano di perdere il posto di lavoro, perché vengono trasferite, o deportate - come ha detto giustamente il Consigliere Ghiglia - in altre località. Penso ci debba essere una mobilitazione di tutta la città e una forte pressione nei confronti del Governo. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Ferraris. FERRARIS Giovanni Maria Ringrazio il Vicesindaco per la risposta, che, però, mi fa riflettere su una questione importante, cioè su quanto, talvolta, proprio la politica risulti in difficoltà, quasi inerme, come se non avesse armi alternative di fronte alle scelte decise dall'industria o dall'impresa; quindi, è amaro verificare quest'impotenza. Secondo qualcuno, questa situazione si sarebbe potuta prevedere; io non lo credo, ma, perlomeno, si sarebbe potuto incoraggiare a non portare avanti quella che è poi stata la scelta e la decisione assunta dall'industria. Sforzi ne sono stati fatti, secondo me, ma, se la politica cede, oggi, accettando inerme, in qualche modo, la scelta di quest'industria, corriamo il rischio che essa conti veramente poco; su questo, vorrei che l'Amministrazione si sforzasse al massimo - qualcuno ha invocato i tavoli di lavoro ministeriali ed interministeriali -, anche stimolando un piano industriale condiviso, a livello locale, attraverso le associazioni di categoria dell'industria, rappresentate per esempio dall'Unione Industriale, o da Confindustria, a livello nazionale, perché la politica deve riconoscerlo. Però, dobbiamo anche saper offrire di più alle imprese produttive, perché vi è il rischio che questo disegno di smobilitazione dell'industria sia proprio una risposta all'attuale, ancora carente, presenza d'infrastrutture importanti, che, in qualche modo, possono stimolare l'arrivo di nuove imprese o la riconversione di quelle esistenti; poi, non bisogna pensare solo alle infrastrutture, ma anche ad offerte urbane di mobilità, che sia non soltanto sostenibile per i cittadini, ma anche utile per quanti operano e producono. Un altro aspetto, su cui ritengo importante riflettere, è quello dei tempi, per stimolare quest'ondata - se riusciamo - di nuove industrie o di mantenimento delle attuali, cercando cioè di offrire procedure amministrative, burocratiche ed urbanistiche sempre più snelle e veloci, in grado di stare nei tempi previsti dalle aziende, che si aspettano tempi più rapidi, poiché loro non hanno la difficoltà, di cui risente invece la Pubblica Amministrazione, di una macchina più grossa, che, peraltro, è opportuno esista, perché opera i necessari controlli, mentre loro possono effettuarli direttamente. Chiedo al Vicesindaco di continuare a giocare tutte le carte possibili; tutti i Consiglieri ne hanno "tirate" fuori tante e ritengo necessario provarci. Evidentemente, non possiamo sostituirci alle scelte di un'impresa che va via; però, possiamo cercare, con queste esperienze negative - spero non per la Thyssen Krupp -, di comprendere quanto importanti siano le strategie che il Sindaco tiene a condividere con la classe politica, ma che devono essere condivise con la classe industriale, quella imprenditoriale. Infine, pensando a quell'area, tanto interessante ed appetibile, nell'ipotesi che dovesse venire abbandonata, come ha ricordato anche il Consigliere Zanolini, risulta fondamentale recuperarla e pensare ad una riconversione veloce, per non lasciarla al degrado, da un lato, e per cercare, dall'altro, di farla diventare attraente per nuove attività produttive o, comunque, insediative. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la replica, al Sindaco. SINDACO Mi premeva replicare, innanzitutto, perché volevo condividere la preoccupazione espressa da tutti coloro i quali sono intervenuti, poi, anche per dire che ho tratto un sospiro di sollievo, perché è la prima volta, in sei anni, in cui avviene un fatto negativo, senza che risulti colpa mia (o, perlomeno, non prevalentemente) e, quindi, non ho potuto fare a meno di rilevarlo con soddisfazione. Oggettivamente, il fatto trascende le possibilità d'intervento immediate, almeno da parte dell'Amministrazione Comunale, ma credo che quest'ultima, come peraltro abbiamo rilevato in altre discussioni, non sia rimasta passiva e non abbia sottovalutato il problema, ma, anzi, si sia impegnata, lavorando attivamente su tutti i casi che sono stati citati in quest'Aula. Tralascerei la questione della FIAT, perché non vorrei riprenderla; infatti, sarebbe troppo facile dimostrare quanto il ruolo da noi svolto fra il 2004 ed il 2005 abbia permesso di contribuire (certamente, non in parte preponderante) al rilancio di competitività dell'Azienda, che, naturalmente, come tutte le aziende, ha giocato le sue carte sui mercati. Quindi, essendo quello dell'auto, probabilmente, il mercato più difficile, competitivo e globalizzato, insieme a quello della telefonia, le incognite sono sempre dietro l'angolo; tuttavia, un conto è affrontarle da una posizione di forza, un altro è affrontarle da una posizione di debolezza, e penso che, su questo, il nostro lavoro si possa vedere e sia riconosciuto. Per quanto riguarda il Vicesindaco, ritengo che non occorra chiedergli di seguire maggiormente la questione Thyssen Krupp, anzi, forse, bisognerebbe chiedergli di riprendere fiato, perché credo che, in questi ultimi sei mesi, abbia vissuto più con le rappresentanze sindacali della Bertone, della Thyssen Krupp e della Michelin che con sua moglie. A parte la battuta (che, comunque, rappresenta una realtà), vorrei ringraziare il Consigliere Buttiglione per i suoi suggerimenti, alcuni dei quali, forse, si può cercare di utilizzare in una proposta complessiva da avanzare al Governo; tuttavia, riferendomi alla questione della Centrale, vorrei precisare che, come ha già detto il Vicesindaco, tempo fa, avevamo addirittura proposto alla Thyssen Krupp un patto societario per la costruzione della Centrale Torino Nord (che, com'è noto, deve sostituire la centrale di generazione delle Vallette) e di entrare esattamente in questa logica, cioè di costruire una condizione di favore energetico, in quanto socio dell'attività produttiva; a tale proposito, però, la proprietà ci aveva risposto di non essere interessata ad entrare in operazioni societarie di produzione energetica, né a Torino né a Terni. Inoltre, bisogna considerare (nessuno l'ha citato, eccetto il Vicesindaco) che, a Terni, fino al 2010, la Thyssen Krupp gode ancora del cosiddetto décalage, cioè un accordo europeo (credo che il Consigliere Buttiglione lo conosca bene), il quale prevede che, laddove si "schiudano" impianti siderurgici, vi sia un contributo, riconosciuto in termini di sconto sul costo dell'energia, che, quindi, rende competitivo e vantaggioso produrre, per scongiurare la riduzione dei siti siderurgici; però, a Torino ciò è avvenuto prima che l'accordo europeo esistesse, perciò non siamo nella possibilità di usufruirne. Aggiungo che la questione, che si apre con lo stabilimento di Corso Regina Margherita, non riguarda solamente Torino, poiché non dobbiamo dimenticare che (due o tre anni fa, mi pare), quando scoppiò la crisi a Terni, era in discussione l'intero impianto, e Torino sembrava essere quello che residuava, in una strategia che puntava a concentrare, negli stabilimenti tedeschi, soprattutto, a livello europeo, la produzione di acciai speciali. Pertanto, credo che il problema non stia cambiando significativamente e che, in prospettiva, esista qualche rischio per l'intera presenza della Thyssen Krupp in Italia. Ritengo altresì che gli stessi Sindacati ne siano consapevoli, come pure gli Amministratori di Terni; quindi, questo dà anche forza e mette in condizione di sostenere una richiesta d'incontro presso il Governo, in modo da affrontare il problema della presenza di Thyssen Krupp nel Sistema Italia. Informalmente, peraltro, ho avuto modo di farlo già venerdì sera, incontrando il Ministro Bersani a Piacenza (dove, peraltro, partecipavo ad un'iniziativa elettorale, nella quale abbiamo anche vinto, sebbene questo adesso non c'entri nulla), dal quale ho ricevuto rassicurazioni sul fatto che, sia riguardo alla Thyssen Krupp sia riguardo alla Michelin (perché anche in quel caso abbiamo sollecitato il Governo), vi sarà presto un incontro alla presenza del Ministro: questo mi sembra il necessario segnale politico da dare. Quindi, anche per quanto riguarda la pressione sul Governo, credo si possa dire che questo sia il livello giusto, perché la questione di Thyssen Krupp va affrontata nel suo insieme, non soltanto come questione torinese, ma come questione che si apre a Torino e che riguarda la presenza dell'intero gruppo siderurgico sul territorio italiano. Concordo con il Consigliere Buttiglione sul fatto che vi siano spazi di trattativa e aggiungo che siamo disponibilissimi a discutere con i vertici di Thyssen Krupp per valutare se, per rimanere a Torino, vi sono condizioni specifiche che possano interessare l'azienda; per essere più chiaro, se è possibile facilitare operazioni, simili a quelle messe in atto con la FIAT, che possano accompagnare un processo e ridurne l'entità per governarlo meglio. Nell'incontro che abbiamo avuto con la parte imprenditoriale e sindacale abbiamo fatto sapere che siamo disponibili a discutere questa ipotesi; ritengo che ci siano spazi per la trattativa, che sono da valutare sia a livello governativo sia nell'incontro che avremo qui. Colgo l'occasione per ringraziare il Vicesindaco, che sta seguendo questo caso (così come tutti gli altri casi di crisi ancora aperti, anche quelli che non insistono direttamente sulla nostra città) con la competenza che gli deriva da tanti anni di intelligente militanza sindacale. |