2004542/02
Torino, 24 maggio 2000
INTERPELLANZA
Oggetto: CONTENUTI E TARGET DEL PROGETTO ITACA PRESSO L’ISTITUTO FERRANTE APORTI.
I sottoscritti consiglieri
AVENDO CONSTATATO
Durante una visita al carcere minorile Ferrante Aporti:
- che vi è grande preoccupazione tra gli agenti di Polizia Penitenziaria che si sentono esposti alla violenza e ai ricatti dei detenuti più aggressivi,;
- che in generale i detenuti interpretano la permanenza nell’istituto di correzione come negoziato quotidiano nel quale l’Agente di Polizia, e lo Stato in generale, e il detenuto sono su un piano di parità ;
- che tale situazione privilegia un gruppo minoritario tra i detenuti, che si caratterizza per estrema aggressività e nei confronti degli agenti e, particolarmente, nei confronti di altri detenuti i quali, stanchi di subire violenze (pare anche di carattere sessuale), hanno richiesto di essere collocati in auto-isolamento;
- che, paradossalmente, proprio i detenuti più violenti fruiscono di ampi spazi di libertà, libertà intesa anche come licenza di distruggere le attrezzature e le strutture (che poi comunque vengono automaticamente sostituite);
- che i programmi educativi e le attività finanziate e dal ministero e dal comune sono prevalentemente rivolti proprio ai detenuti più aggressivi;
- che non è dato di vedere l’effetto positivo di questi programmi, se si considera la differenza abissale di stile di vita tra i detenuti violenti, che "frequentano" i programmi, e le vittime, che in isolamento conducono uno stile di vita assolutamente esemplare e in pieno accordo con le guardie;
INTERPELLANO
Il sindaco e il competente assessore
- quali siano i contenuti dei progetti educativi dentro l’istituto, e con quali modalità vengono selezionate e ammessi i minori;
- come giustifichino la paradossale situazione per cui i violenti, sotto l’occhio vigile degli educatori, continuano indisturbati a delinquere, mentre gli altri detenuti vedono ridotti i loro spazi di libertà e chiedono agli agenti l’isolamento come unica salvaguardia dalle violenze dei compagni;
- se questa situazione, segnalata in tempi non sospetti dal personale di polizia penitenziaria, fosse nota agli educatori e se siano mai pervenuti all’amministrazione elementi di informazione dai responsabili del progetto ITACA, eventualmente prima di questa seconda rivolta ad opera del solito gruppo;
- se non ritengano opportuno, alla luce di questa situazione, intervenire per chiedere, a tutela della sicurezza degli agenti e della maggioranza dei detenuti, il trasferimento dei pochi soggetti violenti presso una struttura più adatta;
- se non ritengano più opportuno riconsiderare le modalità di ammissione dei detenuti ai programmi educativi, modalità che oggi sembrano privilegiare e promuovere comportamenti violenti e prevaricatori, chiedendo ragione ai responsabili del progetto ITACA di un insuccesso clamoroso che non a caso si è voluto passare sotto silenzio.
Ferdinando VENTRIGLIA
Agostino GHIGLIA
Giorgio CAVALLO